I suoceri, le nuore e i generi.

Chapter 8 - Mi scopo mio suocero.

è bellissimo! Come si fa a non desiderare una simile meraviglia dentro il proprio ventre?

P
pennabianca

11 months ago

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Mi chiamo Paola, ho 25 anni e da tre sono sposata con Michele, che ha la mia stessa età. Bionda, capelli lunghi, di media statura, fisico sodo, terza di seno e fondoschiena invidiabile: sono considerata una bella ragazza. Prima di conoscere e sposare Michele, abitavo in un’altra città. Lui venne per un concerto ed io lavoravo nel bar vicino allo stadio. Ci siamo conosciuti e da subito lui mi ha corteggiato. Io, all’inizio, non ero molto interessata a stare con lui, anche perché abitava in una città distante alla mia, e poi, diciamocela tutta, ero già una bella puttanella. Il cazzo non mi mancava e ne prendevo tanto, con molta disinvoltura. Mi piaceva sentirmi riempire e poi inondare da una bella mazza e questo, per me, era molto importante. Michele era dolce, simpatico e anche ben messo fra le gambe, ma io ero abituata a scoparmi due maschi quarantenni, che mi sfondavano, a volte anche insieme, e mi lasciavano appagata e distrutta: dopo l'amplesso con loro, per due o tre giorni, restavo assolutamente soddisfatta dalle loro instancabili verghe. Così, tra una cosa e l’altra, ci ritrovammo fidanzati e, dopo circa sei mesi, mi invita a conoscere la sua famiglia. Un po’ titubante ho accettato. Mi ha portato nella sua azienda agricola e lì ho conosciuto Maria, sua madre, una bella donna, molto simpatica e solare, poi Luigi, suo fratello di due anni più giovane e poi Piero, suo padre. Devo riconoscere che, quando quest'ultimo mi ha dato la mano e mi ha guardato dritto negli occhi, mi son sentita scrutata fin nel profondo dell’anima. Un bel maschio, con un bellissimo e divertente carattere, sempre allegro, dalla battuta pronta e, a volte, maliziosa. Abituato a lavorare in campagna, ho subito notato le braccia forti, il fisico tonico, le spalle larghe, grandi mani da lavoratore. Moro, con gli occhi azzurri, capii subito da chi li aveva ereditati Michele, il mio moroso. Ne sono subito rimasta affascinata. Mi sentivo illanguidire, da quanto mi piaceva star in sua compagnia. Così, nel tempo, ho cominciato a frequentare la famiglia durante i soliti pranzi, cene, ricevimenti e fine settimana, in cui mi trasferivo a casa sua. Con Piero vi era sempre un bel rapporto, ma anche con gli altri elementi della famiglia e, una sera, Maria, mia suocera, mi chiese di restare per sempre in quella casa.

«Perché non vi sposate? Qui il posto non manca. Potete ristrutturare la casa adiacente a questa e ricavarne un vostro appartamento. Io e mio marito non vi saremo d’impaccio, perché con Luigi resteremo in questa parte della proprietà e così avrò il piacere di averti sempre in questa casa. Mi piaci molto ed anche gli altri ti vogliono bene, quindi, se tu ne vuoi a mio figlio e a noi, che aspetti?»

Già due giorni prima, ne avevamo parlato io e Michele e anche lui mi aveva chiesto di sposarlo. Inoltre la prospettiva di veder sempre Piero, mi intrigava molto, anche se lui non aveva mai fatto nulla di sconveniente nei miei riguardi, anzi, mi trattava sempre con molto rispetto, mi ha fatto decidere ad accettare. Fu un bel matrimonio. Molti invitati e tanta allegria. Una bella luna di miele, in cui Michele mi ha scopato davvero tanto ed in ogni buco. Con lui ero stata quasi sincera quando mi aveva chiesto di sposarlo, informandolo che mi ero divertita a sufficienza prima di lui, ma che, a partire dal mio fidanzamento con lui, mentendo, ero stata sempre fedele. A lui non era importato più di tanto, anzi mi scopava sempre con ardore e molto piacere. Tornati dal viaggio di nozze, ho iniziato la mia vita con loro e, devo ammettere, si è rivelata subito molto bella. Maria, più che una suocera, è da subito diventata un’amica e complice.

«Ragazza mia, loro sono in tre e maiali, del resto come tutti gli uomini; quindi, se non uniamo le nostre forze, ci sottomettono ed io non voglio!»

Cosi scherzava allegramente, rivolgendosi al resto della famiglia. Ho anche notato che, in più occasioni, qualche scopata extra se la concedeva e lei mi aveva confidato che serviva a render sempre vivo il rapporto con suo marito.

«Piero è troppo dotato. Quando mi scopa, specie in culo, mi resta aperto per due giorni e me lo sento bruciare a lungo. Se mi capita di scopare qualche altro uccelletto, lo faccio perché mi piace sentirlo dietro, ma il suo non lo reggo più!»

Sentire che era anche ben messo, illanguidiva non poco la mia fantasia su di lui. Ero tentata, ma indecisa. Se lui avesse frainteso, ne sarebbe derivato un bel casino ed avrebbe rovinato l’armonia della famiglia, e questo non mi andava per niente di rischiare. Un giorno, Michele, Luigi e Maria erano assenti. Tutti e tre erano andati a scegliere il vestito da sposo per Luigi, che fra due mesi avrebbe convolato a nozze con Lisetta, una bella sgualdrinella, che ho avuto l’impressione non piacesse troppo a Piero. Non mi era chiaro bene il motivo, ma ho notato che, con lei, ha sempre avuto dei modi un po’ burberi. Ero stata in paese a far la spesa per il pranzo del giorno dopo, quando, cioè, sarebbero stati presenti anche i genitori di Lisetta. Quando son tornata, ho trovato la casa avvolta nel silenzio. Faceva caldo ed ho immaginato che Piero potesse essersi trattenuto nei campi. Ho sistemato le cose in frigo e poi mi son ritirata in camera mia. Ho deciso di farmi una doccia, prima di pranzo. Ho preso i vestiti di ricambio e son entrata decisa in bagno. Lì ho trovato Piero, con l'asciugamani in vita e chino, a testa in giù, ad asciugarsi i capelli. Si è sollevato e mi ha visto.

«Scusami, Piero! Non pensavo fossi in casa e che facessi la doccia!»

Ero imbarazzata e non riuscivo a staccar lo sguardo da lui. Aveva il torso nudo, bellissimo, le spalle larghe ed era massiccio, imponente come figura e decisamente tonico. Ho abbassato lo sguardo per non fissarlo, ma son rimasta colpita dalla sagoma del suo pene, che si profilava al di sotto dell'asciugamani: era enorme! Di cazzi ne ho presi e visti tanti, ma credo di non averne mai visto uno così! Si accorse che lo guardavo stupita. Ero inebetita. Non riuscivo né a dir qualcosa né tantomeno a ritornare sui miei passi. Ero lì immobile, che lo fissavo! Lui ha fatto un sorriso e poi se ne è uscito con una delle sue battute.

«Cosa c’è? Non ne hai mai visto uno? Uno, sicuramente sì! Quello di mio figlio, anche se mi risulta che, prima di lui, ne hai sicuramente assaggiati diversi e di diversa misura.»

Ho cercato di replicare.

«Veramente non è proprio la stessa cosa. Voglio dire che, sì, ne ho visti e anche presi, non lo nego, ma come quello che sembra celarsi sotto il telo, no, di sicuro!»

Lui si è girato verso di me ed ha ironizzato ancora.

«Capisco che son vecchio e, quindi, non sono un bello spettacolo!»

L’ho guardato stupita ed ho replicato seria alla sua affermazione.

«Direi proprio il contrario! Sei più giovane tu, di tanti altri giovani che ho conosciuto!»

Lui mi ha fissato, senza aver compreso.

«In che senso? Non capisco?»

Mi son resa conto che ero già un lago fra le cosce e, per non rischiare, non sapendo come avrebbe reagito, ho cercato di tagliar corto.

«Lasciamo perdere! Meglio non trattare certi argomenti! Credo di averti già importunato anche troppo.»

Lui invece sembrava davvero interessato a proseguire il discorso.

«E perché mai dovremmo lasciar perdere? Siamo entrambi maturi e vaccinati. Ok, io più vecchio di te lo son di sicuro, ma, dopotutto, hai 25 anni e sicuramente una certa esperienza te la sei già fatta, quindi continua.»

Ho fatto un profondo respiro e poi ho deciso che volevo rischiare. Sentivo i miei umori colare fra le gambe e non ho capito più nulla.

«Forse dopo quello che ti dico non sarà più come prima, ma non posso più tacere. Sono innamorata di tuo figlio, ma, fin quando non ti ho conosciuto, non ero così convinta di voler stare con lui. Poi, dopo che ti ho conosciuto, mi son accorta che ero affascinata da te. Sei un bell'uomo e volevo in ogni caso viverti vicino. Per cosa? Non lo so! Cioè lo so, ma è meglio che non te lo dico! Tutt'ora subisco il tuo fascino. In più, adesso che ti trovo in bagno, bello, pulito, profumato, a torso nudo, con l'asciugamano in vita, sotto cui si cela qualcosa di estremamente notevole, mi sento colare fra le cosce in modo pazzesco!»

Lui sorride lusingato dal complimento e si schermisce.

«Ma dai! Non ci credo! Ero convinto che mio figlio avesse preso tutti i miei pregi e, forse, anche qualche difetto!»

Ora lo scruto in modo diverso e mi son resa conto che ha deciso di star al gioco. Fin dove ci spingeremo, non ne ho idea, ma anche lui vuol giocare.

«Non mi fraintendere, Michele è ben messo e mi fa godere, ma io non credo di aver mai visto quello che mi sembra esser nascosto sotto l’asciugamani.»

Lui cambia espressione. Mi sembra più serio e questo m'impensierisce.

«Non ti sembra? Quindi non sei certa di quello che stai vedendo?»

Ribatto decisa.

«Certo che non son sicura, è nascosto sotto il telo? Forse vedendolo allo scoperto, potrei esser certa!»

Lui ha sorriso ed io mi sono avvicinata a lui, fissandolo negli occhi con una certa malizia. Ci siamo fissati un attimo e, in quel preciso momento, ho capito che mi voleva, come io volevo lui. L’ho baciato posando una mano sull'asciugamani e subito ho avvertito qualcosa di estremamente duro e grosso. Mi son staccata e l’ho fissato, aspettando una sua reazione, che è subito arrivata. È stato lui a baciarmi di nuovo e ho sentito quel membro crescere ancora.

«Ma... non smette mai di crescere? Già mi sembra enorme!»

«Penso sia già al suo massimo splendore. Ti avverto: se lo vuoi, poi te lo prendi tutto, così com'è. È grosso e non tutte lo vogliono, nemmeno tua suocera, a volte, lo prende tutto, quindi pensaci bene, sei ancora in tempo per fermarti ed uscire dal bagno. Non è successo nulla e non ne parleremo più!»

L’ho fissato, mentre sentivo colare un fiume fra le mie cosce. Rifiutare una simile meraviglia? Assolutamente no! Lo avrei preso anche se avrei corso il rischio di farmi sventrare. Lo volevo e basta! Mi son avvicinata e mi son inginocchiata davanti a lui. Ho posato le mani sulla sagoma dell'asciugamani. Mi sembrava di ferro, durissimo e tanto, ma tanto, grande. Curiosa ho sciolto il nodo ed il telo è caduto ai suoi piedi: allora ho potuto ammirare il cazzo più grande e più bello che abbia mai visto in tutto il suo splendore. Incantata da tanta esuberanza, ho portato la mano sull'asta.

«È bellissimo! Come si fa a non desiderare una simile meraviglia dentro il proprio ventre?»

Lui è rimasto in silenzio e mi osservava, mentre io mi son avvicinata ancor di più ed ho preso a strusciare le labbra lungo la canna. Oltre ad esser duro e lungo, era pure grosso. Aveva le vene in rilievo, come scolpite, e la cappella, rosa, era lucida e molto invitante. Ho appoggiato le labbra su di essa, senza alcuna reticenza né preoccupazione ad apparire troppo sfrontata. Ero assalita dalla voglia di assaggiarlo. Lui ha annuito e sorriso. Ho aperto la bocca e l’ho fatto scivolar dentro, riuscendo a succhiare solo la cappella e poco più dell'asta: di più non ne entrava. Al contatto con quella carne dura e pulsante, ho avuto un'ondata di piacere che mi ha inzuppato il perizoma. Ho cominciato a praticargli la più bella fellatio della mia vita. Lui mi assecondava con i movimenti del bacino, abbandonandosi al piacere che gli donava la mia bocca. Dopo essersi gustato la mia bocca, mi ha sollevato e, senza dir nulla, mi ha condotto in camera da letto. In un attimo ero nuda, lui si è disteso supino e mi ha invitato a cavalcarlo. Gli son salita sopra, non vedevo l'ora di averlo dentro di me. Ero talmente bagnata che sarebbe entrato subito, ma era troppo grosso e, per prudenza, lo feci scivolare dentro di me, pian piano. Nessun cazzo mi aveva mai dilatato a quel modo, ma volevo godermelo tutto.

«Sì, mi sfonda, ma è bellissimo!»

Mi riempiva tutta. Mi è sembrato di esser sverginata di nuovo. Lui mi ha lasciato abituare alla sua notevole dimensione e, quando ha capito che ero ben piantata su di lui, ha sollevato le mani e si è impossessato dei miei seni, ne ha stretto i capezzoli fra le dita, facendomi gemere ancor di più. Ha inarcato le gambe e mi dava dei colpi dal basso che mi facevano sobbalzare e, nel ricadere, quel mostro mi arrivava fin dentro l’utero.

«Sì, mi uccidi ma è bellissimo! Piero, vengo! Dai, non ti fermare! Ora vengo!»

Lui mi ha spostato di lato. Ha preso a sfondarmi, continuando a torturare i miei seni. La sua voce tradiva il piacere che provava.

«Fantastica! Sei la prima donna che lo prende tutto, senza urlare di dolore! Mi fa impazzire scoparti così forte! Dai, godi, che mi piace sentirti vibrare di piacere.»

Mi son girata e l’ho baciato. Ha risposto infilando la sua lingua dentro la mia bocca, in un bacio davvero carico di passione. Ho avuto un ennesimo orgasmo, finché anche lui è giunto all’apice. Mi ha dato ancora qualche affondo duro e deciso e poi è esploso dentro di me.

«Paola, Paola sto sborrando! Ti vengo dentro!»

Al sentirlo contrarre i muscoli e poi riversare dentro il mio ventre una marea bollente di sperma, mi ha fatto godere ancora una volta. Siamo rimasti abbracciati e poi mi sono sfilata da lui. Ho sentito colare un'ingente quantità di liquido e lui mi ha guardato in faccia serio.

«Posso fidarmi di te? Mi prometti che questo resterà il nostro segreto? Ma, soprattutto, non vorrei che Michele abbia a lamentarsi di te. Se poi ti è piaciuto, lo rifaremo, ma sempre rispettando quanto ti ho appena detto.»

L’ho guardato seria e convinta di quello che stavo per dirgli.

«Devo esser sincera? Allora devi sapere che non avrei mai messo in discussione l’armonia della famiglia per scopare con te. Ora che è successo e che mi hai fatto impazzire, a maggior ragione farò di tutto affinché le cose scorrano nella massima tranquillità. Sono sempre a tua disposizione, ogni volta che avrai voglia di me, ma non farò nulla per render tuo figlio infelice, tranne che scoparmi suo padre.»

È cominciata così la nostra storia. Con Lisetta ho scoperto più in là che lei ci aveva provato con Piero, prima di mettersi con Luigi e questa cosa a lui non era piaciuta per niente. Col tempo, lei ha rinunciato a scoparsi Piero, che, invece, mi monta regolarmente e sfonda divinamente in ogni mio orifizio.

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