Chapter 9 - Mia nuora si è fatta ingravidare da me.
Lui non riusciva a ingravidarmi ed io non volevo che potesse farlo uno sconosciuto.
11 months ago
Sono Dario, 55 anni, alto un po’ oltre la media, capelli brizzolati, occhi scuri, fisico asciutto e ben modellato da anni di duro lavoro in montagna. Vedovo da dieci anni, vivo e lavoro alle pendici di una delle zone montuose del nord. Ho una bella fattoria, con mucche, pecore ed altri animali. Ho un figlio, di nome Andrea, che si è laureato in architettura, e vive e lavora giù nel capoluogo, come architetto comunale. Lui vive in città e sale solo raramente su in montagna. Da tre anni è sposato con Anna, una gran bella donna. Entrambi molto impegnati nel lavoro (lei è medico di base), ma ancora non mi hanno regalato, nessun nipotino. Quando ho visto, per la prima volta, Anna son rimasto colpito dalla sua bellezza. Ho avuto dei dubbi su di lei penando che mio figlio è sempre impegnato con il suo lavoro e mi fa pensare che non presti troppa attenzione alla sua mogliettina. Lei, invece, mi sembra piuttosto “calda”, per non lanciarmi in qualcosa di più ardito. Ricordo di aver pensato che, se mio figlio avesse continuato così, lei gli avrebbe messo le corna, prima o poi. Circa due settimane fa, durante un fine settimana, son venuti in visita da me di venerdì sera, con l’intenzione di fermarsi fino al lunedì. La stagione era bella e il sole già riscaldava l’aria su in montagna. La mia fattoria è situata a ridosso di un piccolo costone roccioso, da cui sgorga una sorgente; è un posto tranquillo, con tanto verde intorno, e poi son riuscito a ricavare un piccolo laghetto, dove è possibile fare il bagno. Posto, quindi, perfetto per rilassarsi! Loro sono arrivati di sera e si son subito ambientati. Dopo due chiacchiere ed aver mangiato qualcosa, essendo stanchi per il duro giorno di lavoro, hanno deciso di andare a coricarsi. Una volta a letto ho subito notato una cosa strana: non ho sentito rumori provenire dalla loro stanza: per una giovane coppia, da poco sposati, era una cosa davvero insolita, tutto quel silenzio. Il sabato mattina, nel recarmi in cucina, mi trovo la bella Anna intenta a preparare la colazione. Indossava una mise alquanto succinta: una corta canotta priva di reggiseno, cosicché le sue tette avevano modo di sballottare in tutto il loro splendore. I capezzoli, turgidi, sembravano voler forare la maglietta. Ad un certo punto, si gira e si piega a 90 gradi, per cercare qualcosa in un cassetto; è in quel momento che mi mostra il suo magnifico culo, privo di mutande. Meno male che ero in canottiera, boxer e seduto a tavola, così ho potuto nascondere, anche se non facilmente, il cazzo duro sotto la tovaglia; modestia a parte, ho una verga un po’ al di sopra della media, specie in circonferenza. Insomma, mentre facciamo colazione, mio figlio riceve una telefonata, al termine della quale, ci informa che sarebbe dovuto tornare in città per lavoro e che, probabilmente, sarebbe rientrato in serata. Anna si offre di accompagnarlo, ma lui le risponde che non è il caso: può senz'altro restare. Vedo che si scambiano una bella occhiata d’intesa, poi lui se ne va. Io devo attendere alle mie incombenze, tipo: rigovernare il bestiame, che mi ha tenuto impegnato per circa due ore della mattinata. Finito di sistemare il bestiame, mi sono recato nel retro dell'abitazione e, quasi per caso, appena girato l’angolo che dà sul laghetto, trovo mia nuora distesa su un telo a prendere il sole, sdraiata a pancia in giù e completamente nuda. Sono rimasto come inebetito a guardarla per un po’. Ad un certo punto, lei si è accorta della mia presenza e si è voltata, mettendo in mostra due belle tette tonde e sode ed una fica da sballo, munita di un triangolino di peli molto ben curato, proprio come piace a me. Spudoratamente ha, iniziato ad accarezzarsi i capezzoli, mentre si inumidiva le labbra con la lingua. «Ciao, Dario, fa caldo, vero? Anche tu sei tutto sudato: perché non ti togli la canottiera? L’acqua del laghetto è bella fresca!» Visto che non reagisco, si alza e viene verso di me. Mi solleva la maglietta e me la sfila. Vede il mio petto duro e peloso e ci passa sopra la mano. «Che bel maschio, virile! Tuo figlio è completamente glabro, ed io, invece, adoro i maschi come te!» Dice questo mentre parla e si avvicinava di più a me, iniziando a strusciarsi contro il mio cazzo eretto. Mi son subito reso conto che, se avesse proseguito quell'approccio, saremmo approdati su un terreno molto scivoloso. «Sono tuo suocero, tuo marito è mio figlio: non posso fargli un torto simile.» Lei mi guarda con occhi da maliarda. «Ma non lo saprà mai, se non sarai tu a dirglielo.» Poi si è inginocchiata nuda davanti a me ed ha preso ad abbassarmi pantaloni e boxer. Appena libero, il mio uccello è balzato su con un’erezione come non ne avevo da tempo. Lo guarda estasiata. «Accidenti! Questo sì che è un bel cazzo! Tuo figlio è come te, ma ha poca resistenza; spero che tu, invece, mi farai godere tanto. Ne ho bisogno credimi, con lui non riesco a soddisfarmi.» Senza aggiungere altro, dolcemente me lo prende in mano e se lo mette in bocca, ingoiandolo fino alle palle. Ha iniziato così a farmi un pompino da favola ed il cazzo mi è diventato ancora più duro. Succhiava e leccava da favola. Gemeva a bocca piena.
«Huummmm…mi piace molto succhiare un bel cazzo come il tuo! Sono certa che le tue grosse palle sono piene di crema prelibata! Dai, fammi bere! Riempimi la bocca!» Ha continuato per un bel po’ in questo lavoro e, alla fine, le sono venuto in bocca; la troia ha ingoiato tutto, leccandosi pure le labbra. «Bevi, zoccola! Ingoiala tutta, che dopo ti chiavo!» Soddisfatto da quella bevuta, l’ho tirata su, e presa per un braccio e l’ho portata in camera, l’ho fatta stendere a gambe aperte e mi sono tuffato sulla sua figa profumata, iniziando a leccarla, mordicchiandole il clitoride ed infilandole due dita dentro. «…ooohhh! Sì! Ancora, vengo! Oddio, sei fantastico! Nessuno mi ha mai leccato così bene! Vengo!» è venuta con un sussulto ed è rimasta ad ansimare per mancanza di fiato. Il mio cazzo, nel frattempo, aveva ritrovato tutto il suo vigore e io, immediatamente, glie l’ho messo dentro, iniziando a spingerlo con forza fin alle palle. «Adesso ti sfondo, grandissima vacca!» Ho preso a pomparla, mentre lei delirava dal piacere. «Sì, dai, così! Bellissimo, non ti fermare! Non ti fermare, che vengo! Sì, mi fai godere!» L’ho fatta venire divere volte, poi l’ho messa a pecora e ho continuato a pomparla. Infine, stanco, ma con il cazzo ancora ben duro, mi sono sdraiato e mi sono fatto cavalcare in uno smorza candela da infarto: magnifiche quelle sue tette che ballavano davanti ai miei occhi. «Bellissimo! Dario, non ho mai goduto tanto in vita mia. È stato meraviglioso e non so quanti orgasmi ho avuto. Con tuo figlio non godo, come ho goduto con te!» Ho sollevato le mani ed ho afferrato quella meraviglia di seno, l’ho impastato e goduto fra le mani, fin quando lei, dopo un ennesimo orgasmo, mi ha chiesto di riempirle il ventre. «Vieni, ti prego. Ti voglio sentir dentro! Dai, innaffiami l’utero!» Ha preso a cavalcarmi con maggior vigore e, alla fine, mi son svuotato dentro di lei. Siamo rimasti per un po’ abbracciati, poi lei mi ha baciato, senza nascondere le lacrime di gioia che le avevano irrorato gli occhi. «Grazie, sei stato magnifico! Non ho fatto le corna a tuo figlio con te e nemmeno con altri, ma ero certa di potermi fidare di te nel lasciarmi andare e sentire che mi inondi il ventre: non ti ringrazierò mai abbastanza.»
L’ho guardata vistosamente sorpreso da quelle sue parole e, dopo esserci riposati un po’, abbiamo fatto la doccia assieme. Le ho lavato fica, culo e tette, mentre lei ricambiava lavandomi il torace ed il cazzo. Quell'operazione ci aveva di nuovo eccitati e, quando lei trovò sul suo cellulare un SMS del marito, con cui annunciava che non sarebbe riuscito a rientrare, ho visto che ha risposto al suo messaggio. Poi, senza aggiunger altro, si è di nuovo distesa sul letto a gambe aperte. «Dai, scopami ancora, per tutta la notte. Dai, che voglio sentire il calore del tuo seme, che mi scalda il ventre.» Non mi son fatto pregare e l’ho montata per altre tre ore. Le ho anche fatto il culo, ma lo schizzo finale lo ha voluto sempre nella fica. Il giorno dopo, quando è tornato mio figlio, lei lo ha abbracciato e baciato con passione. Ho notato uno sguardo, un cenno particolare del capo, che si sono scambiati fra loro, ma, in quel momento, non ne ho compreso il significato. Un mese dopo, son venuti a pranzo da me, ed allora ho capito tutto: mi hanno dato conferma ai miei sospetti. «Sono incinta! Grazie a te! Lui non riusciva a ingravidarmi ed io non volevo che potesse farlo uno sconosciuto. Volevo che fosse sangue del tuo sangue, per questo ho voluto farlo con te, con lui consapevole di ogni cosa.» Son rimasto alquanto stupito per il fatto che mio figlio avesse dei problemi e non me ne avesse parlato, ma anche contento per come si erano determinati. Forse, a saperlo prima, non mi sarei prestato, ma, così, mi può anche stare bene. Dal prossimo mese, lei verrà a rimpiazzare il medico di base nel nostro piccolo paese ed a vivere in casa mia, con la creatura che porta in grembo.
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