Follia di mezza estate.

Chapter 2 - padre e figlio

Avete proprio tramato bene, alle mie spalle!

P
pennabianca

10 months ago

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Mi chiamo Rita e, quanto qui di seguito, è il prosieguo di come sia cambiata la mia vita dopo che ho scoperto come mio marito ha architettato il piano per infilare mio figlio nel nostro letto, oltre che dentro di me. Dopo una notte di grandi follie, all’alba mi sveglio; voltandomi a destra ed a sinistra, vedo che mi trovo in mezzo a Carlo e Lucio: non ho sognato, ho davvero goduto fra le braccia dei miei uomini. Psicologicamente sono sconvolta.

‘È una follia, che diavolo mi è preso? Non mi bastava Carlo? Forse che non mi son sempre sentita abbastanza appagata da ciò che facciamo insieme?’

Distendo le gambe, sento ancora la sbroda che mi è colata lungo le cosce, è seccata, devo farmi una doccia. Scivolo fuori dal letto, cercando di non svegliarli, ma Carlo mi afferra.

«Dove scappi, vieni qua!»

Sento le sue labbra sul collo. Mi fa morire esser baciata lì. Mi giro, trovo il suo membro ancora turgido, lo guardo sorpresa.

«Ma hai ancora voglia?»

«Di te, sempre!»

È la risposta di lui e, intanto, spinge il bacino verso l’alto. Ora ho davanti alla bocca il suo glande violaceo, quasi eccitato, lo infilo in bocca, lo succhio, lo eccito, lui geme di piacere. Lo sento crescere dentro la mia bocca, poi, di scatto, mi alzo e vado in bagno. M’insegue, viene dietro con me, seguito da Lucio, che si è svegliato per il trambusto. Mi rifugio dentro la doccia, ma loro vi si insinuano con me. L’acqua scorre sui nostri corpi, mi toccano, mi eccitano, è pazzesco. Ho goduto tanto per un'intera notte e, solo poche ore dopo, sento d'esser di nuovo pronta a farmi prendere ancora. «Ragazzi, basta! È stata una follia, ma ora dobbiamo far in modo di tornare con i piedi per terra.» Mi rivolgo loro con tono poco convincente; Carlo dà un’occhiata al figlio, che annuisce. «Per quale motivo dovremmo smettere? È piaciuto sia a noi che a te; quindi non vedo il motivo di fermarci ora.»

Mentre parla, continua a tenere due dita ben piantate dentro di me: sento il piacere tornare a scorrere nel mio corpo.

«Ho aspettato tutto questo tempo, sapessi quante seghe ti ho dedicato; ora? Voglio godermi il tuo corpo tanto desiderato.»

 

È quanto aggiunge Lucio. Sento i loro membri duri che premono contro il mio corpo. Insieme mi baciano sul collo, dietro la nuca, vado in estasi. Mi sento eccitata di nuovo, mi abbasso, trovo davanti al viso due splendide verghe, perfettamente in tiro. Le afferro, le sego, le porto alla bocca, cercando di infilarle dentro, ma è impossibile; sono troppo grosse. Mi viene sollevata la gamba sinistra in alto, poi, mi penetrano insieme, sia davanti che dietro. Avverto un po’ di bruciore; ho ancora i postumi della notte, ma voglio ignorarlo: ora desidero quei due cilindri di carne che mi trafiggono e mi portano subito a godere. Lucio, che sta dietro, mi afferra con forza i seni, li tira, li stringe, mi strappa il primo gemito di un intenso piacere. Stupita per la rapidità con cui godo, urlo il mio piacere. Carlo si ferma, piantato tutto dentro di me. Lascia che il figlio mi sbatta da dietro, mi regge, sento la gamba, su cui sono appoggiata, cedere, mentre Lucio m’infila dietro, con forza, il suo tremendo membro. Mi volto e gli chiedo di venirmi in bocca.

«Non schizzarmi dentro: ho voglia di sentirti in bocca.»

Lui comincia a pomparmi con una velocità pazzesca.

«Se è questo che vuoi, ti accontento subito.»

Mi sbatte ancora per un po', poi si sfila di colpo, mi costringe ad abbassarmi e due getti di cremoso seme, m’inondano la bocca. Succhio avidamente il nettare che sgorga da quel giovane corpo, poi mi rimetto in piedi e mi dedico a Carlo, ma lui mi ferma.

«No, lascialo così, voglio restare in tiro il più possibile; entro oggi troverò il momento per schizzarti dentro.»

Mi abbracciano, mi baciano, sento il loro amore avvolgermi. Mi stacco da loro, afferro i loro membri, uno per mano, poi li guardo negli occhi.

«Va bene, se proprio dobbiamo abbandonarci a questa follia, sia ben chiara una cosa: questi sono miei! Se devo farli assaggiare a qualche altra troia, voglio il diritto di decidere se mi va o no e, sia ben chiaro, giovanotto, che ti puoi divertire a farcire di sborra ogni buco del mio corpo, ma devi anche trovarti una brava ragazza per darmi dei nipotini.»

Lucio ride divertito, guarda il padre e si scambiano un cenno d’intesa.

«Nessun problema, ho già trovato la persona giusta, ma tu devi lasciarci la totale disponibilità del tuo corpo.»

Usciamo dalla doccia e, nudi, andiamo in cucina per la colazione; è subito evidente che dobbiamo rifornire il frigo.

«Andiamo insieme?»

Propone Carlo. Si vestono e quando lo faccio io, mi bloccano.

«No! Tu metti questo e... niente intimo!»

 

È quanto mi ordina Lucio, passandomi un pareo. Per un momento, resto basita: è troppo trasparente, lo avvolgo intorno al corpo, partendo da dietro, l’incrocio davanti, all’altezza dei seni, lo annodo dietro il collo. Quando mi guardo allo specchio, mi rendo conto che, da vicino, non copre nulla, è corto, arriva, appena a coprire metà coscia: se cammino facendo il passo troppo lungo, si scopre quasi tutta, seduta poi, si apre e mostra quasi la mia striscia di peli. Il primo posto dove mi portano è il mercato del pesce; un grosso capannone dietro il porto. Quando esco dall’auto, ho un attimo di esitazione, poi, decisa, li prendo sottobraccio e giro con loro fra le bancarelle. Sento gli sguardi addosso di molti maschi, loro mi lasciano di proposito da sola e, spesso, mi ritrovo a sentir persone che fingono di sbattere contro di me: per due volte ho sentito appoggiarsi dietro, in maniera spudorata, dei bozzi veramente grossi, desiderosi di entrare in contatto con il mio sedere. Acquistiamo del pesce e, quando siamo in fondo alla struttura, Carlo improvvisamente mi trascina dietro due pile di casse vuote, Lucio resta di guardia, e lì, a poca distanza da tanta gente che è lì in giro che parla, osserva, mi appoggia alle casse, mi gira e, sollevata la parte posteriore del pareo, m’infila di colpo il suo durissimo palo dentro. È eccitatissimo. Lo spinge con forza fino in fondo, mi strappa un lamento di piacere/dolore. Mordo un labbro per non urlare. La mia vulva, che, per effetto del gioco esibizionistico messo in atto, non smetteva di inumidirsi, ha un nuovo, e più valido motivo, di gocciolare: vengo pompata velocemente e sento il piacere arrivare all'istante, cerco di non urlare per non attirare l’attenzione. Mordo le labbra, ma un gemito mi esce. Lui, eccitato dalla situazione assolutamente insolita, è cotto.

«Se ti va di bere anche il mio seme, abbassati!»

Esce velocemente, mi abbasso e, giusto il tempo di aprir la bocca, subito lui ci infila la punta, scaricandovi dentro un getto di dolcissimo nettare. Bevo, succhio e ingoio tutto rapidamente; è davvero altissimo il rischio di esser scoperti, ma questo non ci spaventa, al contrario, ci eccita da morire. Velocemente ci ricomponiamo, giusto in tempo per non esser visti da uno che si avvicina per posare altre casse vuote; riprendo i miei maschi sotto braccio e ci allontaniamo contenti.

«La prossima volta, tocca a me!»

Protesta scherzosamente Lucio. Al super mercato, continuo a provocarli con pose volutamente oscene: mi piego, mi inchino o allungo, fino a mostrare il mio corpo ai loro sguardi, oltre a quelli che notano lo stano comportamento. Per tutto il resto del giorno è un continuo eccitarci a vicenda, ma l’apice lo raggiungiamo, la sera. Mi fanno vestire con un copricostume nero, di un tessuto che, in pratica, altro non è se non una rete. Ha due fasce che dovrebbero coprire i seni e l’inguine, ma è di una taglia minima, mi sta decisamente piccolo e, di fatto, copre poco o nulla. In auto mi siedo davanti con Lucio che guida, mentre Carlo, da dietro, continua a toccarmi: la cosa mi fa bagnare di continuo. Andiamo a cena in un ristorante lungo la costa; ci sediamo ad un tavolo leggermente defilato dal resto del locale, da due fioriere. Durante la cena, ho tenuto in mano i loro membri, segandoli. Fra una portata e l’altra, continuano a eccitarmi ancora di più, coperti dalla tovaglia. Quasi a fine cena, mi son chinata e gliel’ho preso in bocca ad entrambi, alternativamente. Per il ritorno, ero così eccitata che sono salita dietro, in auto, per farmi penetrare da mio figlio.

«Dai, ti voglio! Mettilo dentro! Fammi godere! Vienimi dentro!»

Carlo non è d’accordo.

«No: scopala, ma non farla venire e non sborrare nemmeno tu; tienila al limite del piacere.»

Mi ha sollevato una gamba in alto, sulla spalliera e mi ha scopato con una calma incredibile. Sentivo il palo di mio figlio spingersi dentro con un movimento lento, cadenzato, atto a farmi provare piacere, senza mai raggiungere l’orgasmo: estenuante! L’ho pregato e supplicato, ma lui niente! Inesorabile! Cercavo di muovermi, mi teneva per i fianchi stretta al suo corpo. Appena dentro casa, si son denudati in un attimo. Carlo mi ha sollevato e Lucio, da dietro, ha afferrato i miei glutei; un attimo dopo, ho sentito i loro pali durissimi aprirsi la strada dentro di me. Erano in piedi con me tra loro; mi sorreggevano, mi facevano scendere sulle loro nerchie, penetrandomi contemporaneamente. Ho finalmente cominciato a godere quell’orgasmo tanto desiderato, fino a che è esploso in me. Ho goduto finalmente. Sconvolta, mi son lasciata andare e, fortunatamente, ero ben sostenuta da loro che mi reggevano restando con i loro pali infilati dentro, sempre più in profondità. Ad un tratto, ho sentito che acceleravano il movimento, andando sempre più veloci a chiavarmi: anch'essi erano all’apice. Si son sincronizzati per godere insieme.

«Io ci sono e tu?»

«Eccomi: quando vuoi, ci sono!»

Mi hanno depositato velocemente a terra, mi son ritrovata davanti al viso le loro cappelle vermiglie ed umide dei miei umori. Ne presi uno per mano, aprii la bocca ed ebbi a ricevere quattro schizzi di crema intensa e odorosa. Sfiniti, ci siam trascinati dentro la camera e siam caduti sul letto, addormentandoci subito. Questa iperattività sessuale ed il conseguente continuo stato di eccitazione, stava mettendo a dura prova le nostre forze. Il giorno dopo, verso le dieci, ci ha svegliato la suoneria del cellulare di Lucio.

«Pronto, si? Davvero? Sei grande! Lo sapevo che, …certo, allora vieni giù? Come no? Quando? Domani? Sicura, domani? Promettilo! Sì, dai ho tante cose da raccontarti… sì, sono felici che vieni: ciao amore, a domani.»

Noi lo guardiamo, lui ci spiega.

«Era Cinzia, ha dato l’ultimo esame, ha preso trenta. Avevo invitato lei e suo padre a raggiungerci qui e lo faranno domani; non vi dispiace vero?»

Carlo sorride e mi guarda; io confermo compiaciuta il suo pensiero.

«Per niente! Finalmente vedrò chi è la ragazza che fa impazzire mio figlio. Mi devi ancora una spiegazione, chiaro?»

Sorride e mi promette di darmela. Ci vestiamo, ma, in pratica, io continuo ad indossare il solo pareo ed usciamo. Siamo andati al mercatino che si tiene al porto. Camminavo tra la gente completamente nuda, senza nessun problema. Lucio, eccitato dalla mia disinvoltura o sfrontatezza, mi ha appoggiato dietro il furgone di un venditore ed ha preteso un bel pompino veloce. L’ho succhiato e segato, sperando di non esser vista, ha schizzato soffocando un grido e inondandomi la bocca di caldo seme. Quando mi son tirata su, ho visto l’ambulante ridere: aveva visto tutto, ma io, con assoluta indifferenza, ho scelto un bellissimo pareo, l’ho preso e lui ha sorriso.

«No, niente soldi: è un regalo per te!»

Mi ha detto, lanciandomi un bacio con la mano. Il pomeriggio abbiamo preso l’auto e, scendendo lungo la costa, abbiamo trovato una spiaggetta solitaria: dieci metri di sabbia tutta per noi. Nudi, distesi al sole, mentre Carlo mi teneva la testa appoggiata al suo petto e mi accarezzava delicatamente i seni, il collo e giù, fino all’incavo delle cosce, Lucio mi ha messo al corrente della storia di Cinzia.

«Circa due mesi fa, mentre andavo a prendere del materiale, ho attraversato la zona universitaria ed ho visto Cinzia che saliva in auto con suo padre. L’abbraccio e il bacio che si erano dati, mi erano apparsi un po’ troppo intimi. Da tempo mi ero reso conto che, fra loro, vi era troppa complicità. Una sera, a casa loro, finsi di uscire con una scusa, ma rientrai in silenzio: li ho visti abbracciati a baciarsi, lui la stringeva e teneva una mano infilata sotto la mini. Qualche giorno dopo, ne ho parlato con lui, che mi ha consigliato di parlare con Cinzia, ma, prima, dovevo decidere se ero disposto a dividerla con suo padre. Ho chiesto a Carlo se lui avrebbe diviso te con un altro uomo. La sua risposta mi ha lasciato ancor più confuso.»

Mi giro, guardo Carlo in maniera molto interrogativa, lui ride.

 

«Se dovessi dividere tua madre con te, non ci sarebbero problemi: tu le vuoi bene quanto me, ma dovrebbe esser condotto come un gioco, privo di sentimento e tanto sesso.»

In quel momento gli ho risposto che mi sarebbe piaciuto poterti condividere con lui, ma era troppo preso da suoi problemi, e non mi ha compreso.

Forse i tempi non erano ancora maturi. Dopo qualche giorno - continua Lucio - riflettendo sulle parole di papà, mi resi conto di quello che lui mi aveva voluto dire. Se lui era disposto a dividere te con me, io potevo fare altrettanto con Cinzia e suo padre. L’ho chiamata e ci siamo visti; quando le ho detto che sapevo di lei e suo padre e che ero disposto a condividerla con lui, mi aspettavo che mi buttasse le braccia al collo, invece è arrossita e mi ha guardato con un’espressione adirata, era incazzatissima, ha girato i tacchi e se n'è andata. Sono tornato qui da voi e quella sera che lui si è segato con me ha preso corpo il nostro progetto; il resto lo sai. Quello che non sai, è che, sabato scorso, dopo che vi ho accompagnato al treno per venir qui, Cinzia, che da alcuni giorni aveva ripreso a sentirmi, mi ha invitato per cena a casa con suo padre. Quando mi son presentato, mi si è fermato il cuore. Mi ha aperto vestita con una mini che non copriva nulla, sul petto un foulard annodato fra schiena e collo, trasparentissimo: erano chiaramente visibili i suoi splendidi capezzoli. La cena si è rivelata molto divertente: Mario, suo padre, ginecologo di professione, è una persona colta e simpatica, poi, finito di mangiare, ci ha lasciati soli, con il pretesto di doveva fare una lunga telefonata. Lei mi ha abbracciato.

«Sei sempre dello stesso parere? Mi condivideresti con lui?»

Mi ha chiesto. Io ho confermato che non avevo cambiato idea; lei ha ripetuto ancora la domanda ed io ho ribadito ancora le mie intenzioni.

«Ti amo e se, per averti, devo condividerti con lui, non è un problema, ma solo se anche tu mi ami.»

A quelle parole lei si è inginocchiata davanti a me, mi ha aperto i pantaloni e, preso il mio cazzo in mano, ha cominciato a leccarlo, succhiarlo, infilarselo in gola. Ho cominciato a godere, era fantastica. Mi son eccitato da morire, ce l'avevo durissimo, la volevo, inoltre mi ero guardato e riguardato le tue foto, quindi avevo proprio voglia di scopare. In un attimo, mi ha fatto spogliare e sedere sul divano, poi si è denudata, mi è salita sopra e, guardandomi negli occhi, quasi a scrutarmi nell'animo:

«Ne sei sicuro? Lo vuoi? Pensaci bene, perché, dopo, non sarà più possibile tornare indietro. io ti amo.»

 

L’ho baciata e lei si è lasciata andare, impalandosi in me. Ha cominciato a gemere, mentre si lasciava chiavare dal mio cazzo; ha aperto la bocca, inarcato il corpo ed ha cominciato a venire.

«Amore, vengo! Oddio! Come mi sei mancato! Ti amo!»

Avevo i suoi seni a poca distanza dalla mia bocca, lei ha cominciato un frenetico su e giù, le ho stretto un capezzolo fra i denti, scaricando un po’ di rabbia per avermi tenuto tutto questo tempo a digiuno del suo corpo; lei ha continuato a godere. Dopo l’ennesimo orgasmo, si è piegata ed ha incollato le sue labbra alle mie. La sua lingua è entrata prepotentemente nella mia bocca, alla ricerca della mia, con cui ha intrecciato un vero e proprio duello, fatto di leccate, succhiate. Al distacco, ho avvertito che vi era anche un’altra presenza con noi; mi son girato e suo padre, nudo, era appoggiato alla spalliera del divano e ci osservava, masturbandosi; son rimasto inebetito dalle dimensioni del suo cazzo, non tanto per la lunghezza, quanto per la circonferenza, pari a una lattina di birra e, in cima, sfoderava un glande grosso come una pallina da golf. Un silenzio carico di completa tensione era calato nella stanza; io ho guardato lei negli occhi ed ho visto che era in attesa di un mio cenno di assenso: le ho sorriso.

«Che aspetti a prenderglielo in bocca! Dai, succhialo anche a lui!»

Lei ha sorriso, era quello che voleva sentir dire. Si è girata e l’ha preso in bocca; dopo un po' ci siamo trasferiti in camera ed abbiamo cominciato a prenderla assieme, nella posizione della pecorina: io ero dietro di lei e la chiavavo in fica, lui le era davanti e le scopava la bocca: lei urlava di piacere, poi ci siamo scambiati di posto: io davanti e lui in fica: lei ha avuto un orgasmo squassante. Il suo viso era sfatto dal piacere, poi lui ha preso a lubrificarle, con del gel, il fiorellino anale, mentre lei insisteva ad infilarsi il mio fallo in gola. Il padre le ha infilato prima un dito, poi due, sempre aggiungendo altro gel e lei gemeva. Lui mi ha chiesto di sverginarle il culo.

«Dai, Lucio, aprile il culo! Lì è vergine, il mio è troppo grosso, le farei troppo male, ma tu hai la giusta dimensione.»

A quelle parole, lei mi ha sorriso e mi ha invitato ad entrarle dentro da dietro.

«Dai, amore, prendimi dietro, sfondami; fammi impazzire!»

Mi sono posizionato dietro di lei, ed ho iniziato a penetrare dentro il suo culetto. L’ho afferrata per i fianchi ed ho cominciato a spingere; sentivo lo sfintere resistere, poi, di colpo, ha ceduto e son entrato per più della metà.

«Aaahhiii! Mi spacchi, ma non ti fermare! Infilamelo tutto, tutto dentro!»

L’ennesima spinta e sono entrato completamente in lei. Il suo corpo si è inarcato. «aahhhii! Tremendo! Mi sento sfondare le reni!»

 

Son rimasto fermo, per darle tempo per adattarsi. Mario era lateralmente a lei ed ha iniziato a toccarle il bottoncino.

«Resisti, amore, è come l’altra volta: un po’ di dolore, ma poi ti piacerà.»

Le massaggiava la vulva per procurarle piacere. Lei si è rilassata ed io ho preso a muovermi dentro di lei, che non faceva a meno di gemere:

«Sì, più forte! Più in fretta! Dai, che comincio a sentir piacere! Papà, mi fai morire se mi tocchi così! Dai, amore, fammi godere! Sborrami dentro!»

L’ho afferrata di nuovo per i fianchi, ho cominciato a pomparla velocemente: era quello che voleva. Scuoteva il capo a destra e sinistra, ma ha iniziato a godere per davvero.

«Sì, sfondami il culo! Dai, amore vienimi dentro…sto venendo! Vengo!»

A quel grido, non ho resistito. Ho preso a pompare l’ano con colpi tremendi, la dilatavo allo tremo, pompandola come un ossesso. Lei è venuta di nuovo. Ha gridato il suo piacere ed io le ho fatto subito eco: le son venuto nel culo! Lei ha sentito che le inondavo l'intestino ed ha goduto ancora. Sono rimasto un momento fermo, dentro di lei. Mi son girato verso suo padre e l’ho invitato a prendere il mio posto.

«Mario, dai, ora tocca te: dai, entra anche tu dentro questo ospitale culetto!»

Lui è rimasto un attimo perplesso, ha farfugliato una scusa.

«Cinzia, no, son troppo grosso, ti farei male, non insistere, non è il caso.»

Lei si è girata, fissandolo con occhi durissimi, di chi non ammetteva rifiuto.

«Ma che dici? Ora ti voglio dietro, rispetta il patto: quello che ha lui, spetta anche a te, quello che hai tu, lo deve avere anche lui, quindi, ora prendimi dietro.»

A quelle parole lui si è portato vicino a me, che ancora ero dentro di lei, ha lubrificato con altro gel il suo glande, ha atteso che io uscissi, poi si è messo al mio posto. Appoggiata la punta, ha preso a spingere. Vedevo il forellino, già dilatato da me, aprirsi a fatica. Lei soffriva, ma era intenzionata a non mollare.

«Dai, non ti fermare!»

L’ha afferrata per i fianchi, ha spinto dentro il bastone di carne, lo sfintere ha ceduto di colpo e lui è entrato tutto, sbattendo le palle sulla sua fica.

«Aahhhiiiiiii, come sei grosso! Mi spacchi, ma lo voglio tutto, dai, muoviti! Non ti fermare. Lucio, amore, vieni davanti che ti succhio: voglio che ti resti duro.»

Lui le pompava l’ano con colpi precisi, cadenzati, senza spinger dentro con forza, lei mi succhiava. Ha cominciato a godere di nuovo, poi, valutando che ero di nuovo in tiro, mi ha fatto una richiesta ben precisa.

 

«Adesso completiamo l’opera: dai, amore, prendimi davanti.»

Son rimasto basito, ho guardato Mario, ma lei ha insistito:

«Dai, che aspetti, prendimi davanti! Vi voglio dentro insieme, ora!»

Non sapevo che fare. Lui era dentro di lei e ritenevo cosa impossibile prenderla davanti. Ho cercato di dissuaderla.

«Amore, non è possibile, io non ho posto per entrarti davanti, dai, sii ragionevole.»

Si è girata, il suo viso era sudato, sfatto dal piacere/dolore provato, mi ha guardato con uno sguardo che non ammetteva repliche.

«O mi prendi davanti ora, o te ne vai via per sempre; decidi adesso!»

Mario l'ha presa e fatta distendere girata sul fianco destro; io le ho alzato la gamba e, in qualche modo, son riuscito ad entrare, non senza fatica in lei. Ha cominciato a godere subito, appena abbiamo iniziato a pomparla.

«Mi state squartando... ahhhhhh! È tremendo, ma mi piace: VENGO! Sì, più forte! Su, schizzatemi dentro, che sto per venire... vengo!»

La stavamo pompando con un ritmo incredibile. È quasi svenuta per il dolore/piacere che provava, poi ho percepito che lui aveva accelerato il ritmo, per, infine, piantarsi tutto dentro. A quel punto, ho schizzato anch'io. Le abbiamo riversato in corpo tutto il nostro piacere e lei ha goduto nel sentirsi riempire da entrambi. Sfiniti, sudati, lei era stremata, ma ha avuto la forza di abbracciarmi, baciarmi e stringermi a sé; aveva le lacrime agli occhi.

«Ti amo! Ti amo! Grazie, amore e grazie anche a te, papà: ho fra le mie braccia le due persone più importanti della mia vita.»

Ho fatto per andarmene, ma lei non ha voluto.

«Dove vai? A casa tua non c’è nessuno: io ti voglio qui.»

Per tutta la settimana, son rimasto con loro. Vedendomi telefonare sempre, ha voluto saperne il motivo. Il mercoledì, avevo raccontato tutto a papà, lei ha scambiato con lui quattro chiacchiere. La conversazione era allegra, scherzosa e, al momento dei saluti, lui le ha detto che era impaziente di far la sua conoscenza; lei ha risposto che non vedeva l’ora di conoscerlo più a fondo. La sera dopo, con il consenso di Carlo, ho mostrato sia a lei che a suo padre, le foto di te, contenute nel dischetto. Abbiamo passato la serata a scopare, mentre, sullo schermo, scorrevano le immagini di te, nuda. In particolare a Mario è piaciuta quella in cui eri sul divano, a cosce oscenamente aperte e ti apri la fica con le mani: ha tenuto ferma quella foto, fin quando non abbiamo raggiunto l’orgasmo tutti assieme. Il venerdì, Mario, ha parlato con papà, ed è stata sua l'dea di invitarlo ad assentarsi, per darmi più possibilità di successo con te. A sentirli parlare, sembravano vecchi amici, ha pure avanzato superbi complimenti per la splendida donna che sei; ha detto che era impaziente di conoscerti e papà l’ha invitato a venire a trovarci.»

Mi giro, guardo mio marito e mi viene spontaneo recriminare:

«Avete proprio tramato bene, alle mie spalle!»

Se la ridono, appoggio la testa al torace di mio figlio, mi sta masturbando, mentre io ho delicatamente segato i membri di loro due, che son diventati duri come l'acciaio. Rimugino, fra me e me, che Cinzia deve per forza esser una bella troietta e, con questo pensiero, mi chino per prendere in bocca il palo di mio figlio: dovrò star attenta, altrimenti non ce ne sarà più, per me. Mi vien da sorridere a quest’ultimo pensiero, poi mi lascio andare al piacere, che riprende a scorrere nel mio corpo.

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