Follia di mezza estate.

Chapter 3 - un nuovo inizio

temo la rivalità di altre donne...

P
pennabianca

10 months ago

176 views2,339 words

Mentre Lucio raccontava di com’era riuscito a sverginare il sederino di Cinzia, Claudio ha continuato a masturbarmi, io, li ho segati lentamente, poi mi son infilata in bocca lo splendido palo di mio figlio. Lo succhio, lecco con devozione, mi gusto la sensazione che si prova nel sentire un membro indurirsi in bocca: stupenda! Mentalmente, mi preparo a riceverlo dentro, sto quasi per alzarmi, quando sentiamo dietro di noi dei passi. Dal piccolo sentiero che porta alla spiaggia, stanno scendendo tre persone: una ragazza bionda, un giovane esile e delicato, quasi timido e, dietro, un uomo alto, muscoloso, dell'età di circa cinquant’anni, capelli bianchi cortissimi. Per un momento sono infastidita dai nuovi arrivati; scendono passando davanti a noi, il giovane davanti, mentre l’uomo tiene la ragazza per mano; quando passa davanti a me, fa un cenno di saluto con il capo, poi si spostano a tre metri circa di distanza. Mentre il giovane si occupa di piantare l’ombrellone nella sabbia e stendere i teli, l'altro e la ragazza si spogliano per entrare in acqua. Non vedo il suo sesso: è girato di spalle, ma, appena in mare, comincia a masturbarla e lei geme di piacere. Poi gli si aggrappa al collo e lui la penetra. La donna gode, i suoi gemiti ed urla, arrivano fino a noi; il giovane rimasto sulla spiaggia si masturba, voltandoci le spalle. I miei maschi si eccitano di più; ho ripreso a masturbarli, li sento induriti mentre, insieme, ci godiamo lo spettacolo. Mi piego verso il membro di Carlo, glielo prendo in bocca, sempre tenendo il capo in modo che sia visibile dal mare. L’uomo se ne accorge, mi guarda interessato, lecco e succhio seguendo anche i loro movimenti. Smette di scopare la ragazza, escono dal mare ed ora posso vedere il suo cazzo di buone proporzioni, direi uguale a quello dei miei maschi, anzi, sicuramente Lucio è più grande in circonferenza. Distende la ragazza di spalle sul telo, le fa sollevare il culetto, afferrandola per i fianchi e torna a penetrarla. Lei gode, geme di piacere, lui la pompa con forza e impeto. Si ode il ciap/ciap del suo corpo che sbatte contro i candidi glutei della donna e si mischiano con i suoi gemiti di piacere. Ora si è tirata su, appoggia i gomiti sul telo, i suoi seni ondeggiano avanti/indietro, ad ogni affondo. Si gira, mi guarda, al che le faccio un inchino di compiacimento; continuo a tenere i miei membri in mano, li sento divenuti durissimi. Lui volge lo sguardo dall’altra parte.

«Brutto segaiolo smidollato, guarda come sbatto la troia di tua moglie. Guarda come gode, a farsi sbattere da un vero maschio.»

 Siamo lì e non possiamo non sentire quelle parole; Lucio e Carlo hanno un sussulto, mi guardano, li sento durissimi nelle mie mani. Il toro mi lancia un nuovo sguardo, rido compiaciuta, quello nota e sorride anche lui, allora rincara la dose con il ragazzo.

«Segaiolo bastardo, sei proprio fortunato! Striscia fino a quella splendida signora. Lecca, i suoi piedi. Supplicala, umilmente, di prestarti quelle due splendide mazze, per sfondare tutti i buchi di questa vacca che hai per moglie, per farglieli riempire di caldissima sborra! Vai, cane, striscia!»

A quelle parole, mi alzo in piedi; faccio loro cenno di restare distesi; lui striscia vicino a me.

«Signora, mi presterebbe i suoi maschi per mia moglie?»

Mi chiede tenendo la testa bassa. Il tizio lo rimprovera.

«Bastardo, segaiolo, porco, che non sei altro, come ti permetti? Ti ho ordinato di chiederlo umilmente. Se non stessi qui a sfondare questa cagna, ti punirei io stesso: cerca di esser umile, bastardo!»

Lui china di nuovo il capo e supplica.

«Signora, le chiedo umilmente di far scopare dai suoi maschi quella cagna di mia moglie.» Io sollevo un piede, lui lo lecca, di scatto lo porto sopra la sua testa, la spingo giù sulla sabbia. «Insolente, bastardo segaiolo, punirò io la tua mancanza di umiltà! Quanto a permettere che i miei cazzi sfondino la tua cagna, vedremo; intanto tu vai lì, vicino alla roccia e restaci. Se poi la scoperanno, sarà uno spettacolo per noi, non per te; tu non sei degno di guardare e non segarti, altrimenti ti strappo quel foruncolo che credi sia un cazzo! Va a cuccia, bastardo!» L’uomo sente le mie parole e il suo viso s’illumina di gioia; sprizza felicità da tutti i pori. Ci avviciniamo, io mi piego sulle gambe, apro le cosce davanti al viso della ragazza, afferro con rabbia e determinazione i suoi capelli, schiaccio il suo viso contro il mio clitoride.

«Cagna, leccami! Fammi sentire se sei degna di esser montata dai miei tori. Essi sono abituati bene! Fammi sentire come sai leccare!»

Le schiaccio il viso contro di me. Nonostante la scomoda posizione, comincia a leccarmi abbastanza bene. Sento subito che continua a tenere il labbro superiore schiacciato sul mio bottoncino, mentre con la lingua scorre lungo il solco. Sento il piacere arrivare deciso, potrei godere subito, ma non voglio darle questa soddisfazione; lascio che mi lecchi ancora, poi la stacco di colpo.

«Sei appena bravina, ma puoi migliorare molto; ora vediamo come te la cavi con un vero cazzo in bocca.»

 Mi sposto di lato, lui rimane piantato dentro di lei, mi osserva colmo di ammirazione. Lucio si avvicina, le pianta nella la bocca il suo durissimo membro, lei prende a succhiarlo.

«Leccalo bene, bagnalo, che poi te lo faccio piantare nel culo!»

Lo lavora con vera maestria, in poco tempo è ricoperto di saliva; lui si sfila, si stende supino, il suo membro svetta in alto, lei ci s’impala sopra. Lui le prende i glutei, li tende di lato, per aprire il buchetto, poi la spinge verso l’alto, invita mio figlio a penetrarla. Lucio si mette dietro di lei.

«Dai, spingiglielo dentro! Questa vacca adora prenderlo nel culo! Ama il dolore, quindi sfondala senza ritegno!»

Con l’altro piantato davanti, lui incontra una certa difficoltà nella penetrazione, poi, con un affondo deciso, entra tutto in lei, che grida. Carlo s’inginocchia davanti al suo viso, appoggia il glande fra le sue labbra, che lo ingoia subito.

«Dai, scopala in bocca! Prendile la testa fra le mani e spingiglielo tutto in gola, schizzaci dentro che deve bere tutto e tu, cornuto, vieni a vedere come ti sfondiamo la troia. che hai sposato.»

Rapidamente il giovane si avvicina, strige fra le mani un membro talmente minuto che il glande fuoriesce appena tra le dita della mano. Sento un moto d’invidia nei confronti di quella ragazza, che ora si sta godendo tre maschi veramente grossi. Osservo interessata; lei, con un abile movimento del collo, riesce a infilarsi in bocca i venti centimetri del cazzo di mio marito; seguo ogni movimento con curiosità. La ragazza è veramente brava, una perfetta pompinara, ingoia e succhia tutta l’asta, sia in entrata, che in uscita. A quel servizio, Carlo ha poco da resistere, aumenta il ritmo e le scarica in bocca tutta il seme accumulato, spingendovi dentro tutta la verga.

«Bevi che sborro!»

Lei lecca, succhia e ingoia tutto. Lo lascia veramente pulito. Lui si distende alla mia destra ed osserva i due che sbattono la femmina. Mi sfioro le labbra gonfie della vulva, il clitoride è gonfio, basterebbe poco per raggiungere l’orgasmo, ma decido di godermi tutto lo spettacolo. Ora è la volta di Lucio, le sfonda il culo con colpi fortissimi e, ad ogni affondo, il corpo della ragazza è spinto in alto; il tizio lo esorta a farcire il culo della ragazza.

«Dai, schizzale dentro anche tu, poi glielo darai in bocca, perché deve pulire tutto!»

Lucio affonda dentro di lei, sempre più velocemente, poi viene. Scarica le sue palle dentro di lei, poi se ne esce e presenta la verga davanti alla sua bocca per la pulizia, che avviene nell'immediato, senza che una sola goccia vada persa.

«Adesso completiamo l’opera!»

 Detto questo, l’uomo mette la ragazza di lato e prende a pomparla con colpi devastanti.

«Godi, troia, godi! Ti schizzo nel ventre il mio sperma caldo: t’ingravido!»

Noi tre ci guardiamo stupiti, ma la cosa che ci sorprende di più è lo sguardo estasiato del ragazzo, che ora si sega furiosamente. L’uomo la chiava sempre più velocemente, lei lancia uno sguardo colmo di felicità verso il giovane, che allunga una mano ed afferra quella della ragazza. Lui gode dentro di lei, che non si trattiene dall'invitarlo a spingerglielo più a fondo, nel ventre.

«Sborro, vacca, ti ingravido!»

 Urla lui.

«Sì, dai, vienimi dentro; spingimelo quanto più a fondo possibile: vengo!»

Nel medesimo istante, il giovane schizza appena tre goccioline di liquido dalla punta del suo misero cazzetto. Soddisfatti, torniamo al nostro ombrellone, per raccogliere le nostre cose e tornare a casa. L’uomo si avvicina e si presenta.

«Mi chiamo Gaston, sono un imprenditore in elettronica italofrancese, lei è Carole, mia figlia e lui è André, suo marito. Si amano tantissimo, ma lui non ha spermatozoi per fecondarla, quindi hanno deciso che debba esser io ad ingravidarla, se desidero un nipote, che poi non sarebbe tale, ma un figlio. In più sono anche due pazzi: amano tantissimo lui ad esser sottomesso e lei ad esser umiliata, in quanto ha tendenze sadomasochiste. Voi siete stati bravissimi. Tu sei stata fantastica! Ti sei inserita nel gioco alla perfezione, hai dominato lui in maniera stupenda; è molto che pratichi questo gioco?»

lo guardo e rido.

«Veramente è stata la prima volta!»

Lui rimane stupito.

«Fantastico, hai magistralmente interpretato il ruolo di femmina dominante. Sei una pietra preziosa, ma ancora grezza, che ha solo bisogno di esser trasformata in diamante. Ho uno yacht ancorato nel porto, mi piacerebbe rivedervi; questo è il mio cellulare satellitare, resterò in zona fino a domenica.»

Guardo i miei uomini e declino l’invito.

«Domani arriverà una coppia di persone a cui teniamo molto, quindi, come vedi, saremo già in cinque: troppi, non trovi?»

Lui mi osserva, ammirato.

 «Nessun problema. Sei una persona fantastica e, di certo lo è anche chi ti circonda, quindi, tre, cinque o quanti siate non sono un problema. Vi aspetto.»

Raccogliamo le nostre cose e torniamo a casa. Passando per il paese, vediamo che, sul lato opposto a dove siamo noi, dove la spiaggia è molto più grande, per quella sera è stata organizzata una festa, con falò sulla spiaggia, musica e pesce fritto. Per partecipare, basta fare un’offerta volontaria; decidiamo che la cosa ci sta bene; torniamo a casa, facciamo una doccia veloce, indosso il mio vestito a rete che, praticamente, non copre granché, ma me ne frego e andiamo alla festa a piedi, passando per la spiaggia. Quando arriviamo, la festa è già iniziata; mangiamo del pesce, poi ci spostiamo dove c’è la musica. Tamburi e chitarre, intonano ritmi esotici, sudamericani: riesco a coinvolgere Carlo. Al ritmo della samba, ci scateniamo a ballare. Sento chiaramente che si sta eccitando; aderisce al mio fondo schiena, mi eccito, sono ancor piena di voglia dopo il fantastico pomeriggio: ho voglia di godere. L’arrivo di un numerosissimo gruppo costringe a spostarci più verso la penombra; ci ritroviamo vicino alle barche della scuola di vela. La musica arriva, ma la notte, che è rischiarata dal falò, diventa più buia. Balliamo, guardo dov’è Lucio, lo vedo, che mi segue con lo sguardo; è appoggiato ad una barca, nelle vicinanze. Carlo comincia a farsi più audace, nonostante la presenza di molta gente; ora le sue mani accarezzano il mio corpo, mandandomi su di giri; ho voglia, sento chiaramente un bel palo premere contro il mio sedere, mi bagno. Decido di far sesso con lui, lo prendo per mano, passo davanti a Lucio, lui mi sorride: ha capito tutto, torniamo verso casa nostra. Giunti in prossimità, Lucio riceve una telefonata da Cinzia; mi manda un bacio e ci lascia soli; ci denudiamo e, immersi nel mare, prendiamo a coccolarci dolcemente. Baci, carezze, hanno il potere di scatenare tutta il mio desiderio. Afferro il palo di mio marito e lo porto alla bocca, lo succhio; lui mi masturba con due dita, ma è scomodo, mi giro, lo trascino a riva. Adagiati sul bagnasciuga, lui si distende su di me, mi penetra; lo sento fino in fondo, mi trasmette una scarica elettrica fortissima, esplodo nel piacere che ho represso fin dal pomeriggio; mi sconvolge, urlo, un orgasmo mi fa scaricare la forte eccitazione accumulata per tutto il giorno. Lui mi scopa lentamente, conosco questo suo modo di fare. È tremendo, mi lima con una calma devastante, senza fretta, mi provoca un orgasmo dietro l’altro, senza fine. Solo quando ho perso il conto di quante volte ho goduto, lui incolla la sua bocca alla mia e mi riempie la vagina con un lungo gemito.

«…mhmm...sborro! Ti amo.»

Lo sento mio; ho goduto tantissimo in questi giorni, ma nulla può sostituire il suo modo di farmi provare il piacere. Con tutti godo nel farmi scopare, ma con lui è amore fatto con il cuore, con la mente che comanda il mio corpo, solo con lui sono sua e, nonostante tutto il sesso, le situazioni eccitanti, ho sempre bisogno di un momento nostro, dove io mi sento totalmente amata. Rientrati in casa, Lucio è già a letto; Carlo fa una rapidissima doccia, poi tocca a me. Mentre scorre l’acqua, ripenso alle parole di Gaston.

‘sei una femmina dominante’, io? Quando mai?’

In questi tre giorni, ho lasciato il mio corpo alle voglie dei miei maschi, ho soddisfatto passivamente ogni loro desiderio; perciò, cosa sarebbe cambiato questo pomeriggio? Perché ho punito quel ragazzo con tanta cattiveria? Perché ho umiliato la femmina? Già, la femmina, ecco cos’ha scatenato il mio istinto crudele; la presenza di un’altra femmina, cui ho voluto ribadire che i maschi erano miei! Sono stato IO a permetterle di godere dei miei uomini. Certamente è stata la presenza di un’altra femmina. Esco dalla doccia, ancora bagnata vado a letto, m’infilo fra i miei uomini, che dormono già, appoggio il capo sul cuscino, penso:

‘un’altra femmina?

Domani arriva Cinzia, una femmina! Un'altra femmina…’

Mi abbandono al sonno.

Comments (0)

Please log in to leave a comment.

No comments yet. Be the first to comment!