Follia di mezza estate.

Chapter 4 - cambiamenti profondi!

quante cose son cambiate, quante ne cambieranno nel tempo a venire....

P
pennabianca

10 months ago

174 views3,258 words

 

La mattina dopo, stiamo facendo colazione sotto il pergolato, nudi, tanto la spiaggia è deserta, quando improvvisamente compaiono due figure. Lui, alto, capelli neri, fisico asciutto, ma non palestrato, indossa dei pantaloni ed una camicia bianca di lino. Lei, più alta di lui, capelli biondi legati dietro la nuca, cosce splendide, indossa una mini che non nasconde nulla; sopra ha una camicia nera annodata appena sopra l’ombelico. Lucio si gira, la vede, urla:

«Amore, sei arrivata!»

Corre verso di lei, l'abbraccia, la solleva, fanno un giro mentre si baciano felici, cadono sulla sabbia, vedo che lei non indossa alcun tipo di intimo. Carlo, con un gesto della mano, invita l’uomo ad entrare, facciamo le presentazioni, lui mi guarda con interesse.

«Devo dire che le foto che ho visto non ti rendono giustizia: sei molto più bella di persona che ritratta.»

Accetto il complimento, vado in casa per ripreparare il caffè, entrando li vedo salire abbracciati: lei è proprio bella. Dalla finestra la vedo abbracciare Carlo, è spigliata, divertente, sa bene come muoversi, poi si gira, mi cerca; Lucio, con un cenno del capo, l'informa che sono dentro. La vedo in controluce, sulla porta; entra decisa, ha il nodo della camicia sciolto, i suoi seni fanno capolino. Si avvicina, si presenta con determinazione, decisa, sicura.

«Tu devi esser Rita; io sono Cinzia.»

Mi abbraccia, mi guarda negli occhi, poi, improvvisamente, incolla le sue labbra alle mie. Sento la sua lingua infilarsi nella mia bocca, un bacio dolcissimo; restiamo per qualche istante unite, è bellissimo. Il rumore del caffè pronto, ci riporta alla realtà. Ci guardiamo negli occhi, non servono parole, lei sorride:

«Era da tanto che desideravo conoscerti; Lucio ti adora e, da quando ti ho visto in certe foto, morivo dal desiderio per le tue labbra. Ho deciso che eri la persona giusta per completare quello che aveva iniziato mia madre. Desidero far felice Lucio, lo amo da morire. Ho bisogno di sentire una presenza femminile che mi guidi; non posso sbagliare con lui, quindi voglio esser tua allieva, amica o, se preferisci, schiava, ma degna di te.»

Mi sento lusingata e la metto a suo agio.

«Tranquilla, anch’io desidero aver la tua amicizia. Abbiamo tutto il tempo per conoscerci meglio, ora portiamo il caffè, poi vi faccio sistemare nella vostra camera.»

 

Dopo circa mezz’ora, ci stiamo preparando per andare al mare. Lucio l'ha informata della spiaggetta del giorno prima e lei desidera andarci. Quando esce dalla camera, indossa anche lei un pareo regalatole da mio figlio. A differenza del mio, è più corto e molto trasparente: un vero e proprio velo di cipolla, ma, addosso a lei, è un vero capolavoro. Partiamo con l’auto di Lucio, lei davanti con lui, io dietro, in mezzo a Claudio e Mario. Arrivati alla spiaggetta, notiamo subito tre auto nel parcheggio; bastano due passi nel sentiero e ci rendiamo conto che è piena: tre famiglie con prole; allora proseguiamo fino alla punta del promontorio, dove è posto un faro automatizzato. Appena sotto la casa del vecchio guardiano, notiamo una piccola, ma quasi invisibile insenatura, con una spiaggia di appena cinque metri, tranquilla, deserta, quasi invisibile: è nostra! Cinzia ed io lasciamo l’incombenza di sistemare ombrellone e teli ai maschietti, mentre noi due, nude, ci tuffiamo subito in mare. L’acqua fresca tonifica i nostri corpi; ci spingiamo fino alla fine della piccola insenatura e, tornando indietro, vedo spuntare all’orizzonte, la grossa sagoma di una barca. Quando arriviamo sulla spiaggia, mi rendo conto che Lucio non ha esagerato, quando ha affermato che il membro di Mario è pari ad una lattina di birra con, in più, il glande grosso come una pallina da golf. Avverto un lungo fremito fra le cosce, mi bagno al solo pensiero di averlo dentro. D'improvviso dalla grossa barca si stacca un tender e Gaston, con figlia e genero, sbarca in mezzo a noi, con tutta la sua irruente vitalità. Fatte le presentazioni, ci chiede cosa facciamo in quel posto così poco spazioso, ci offre di andare con la sua barca sino all’isola, dove ci sono spiagge più grandi e belle. Lucio obbietta che abbiamo l’auto e che non gli va di lasciarla tanto tempo nel parcheggio. Lui sorride, ci chiede dove si trovi casa nostra e, quando scopre che stiamo appena fuori dal paese, si offre di passar a prenderlo, se intende riportare a casa l’auto. Durante tutta la conversazione, non mi ha mai staccato gli occhi di dosso. È simpatico, ma gli si legge negli occhi, il desiderio di avermi, di piantare il suo membro dentro di me. La sua alterigia di maschio, sicuramente derivata dal fatto che, come imprenditore, è aduso a comandare, accende in me la sfida; non mi va di accettare passivamente la sua dominazione; non voglio farmi chiavare per il solo gusto di farlo; cercherò di rendergli la vita dura. Mi giro, chiedo il parere di tutti, sono d’accordo. Lucio e Cinzia partono con l’auto in direzione casa e, qui, lui gioca d’astuzia.

«Ci dobbiamo sbrigare a tornare a bordo; il tender non po’ portarci tutti: vado io che riavvio i motori, porto le signore, poi mando Carole a riprendervi.»

Intuisco subito la finezza del suo discorso, se manda la ragazza a prendere gli altri, io mi troverò da sola a bordo con lui.

 

Non mi fa paura, ma questo suo è un modo per umiliare Carlo ed affermare la sua superiorità di maschio dominante; non lo accetto.

«Se ci portate la nostra roba, io faccio una nuotata, Carlo, mi accompagni?»

Carlo sorride, ha capito la finezza della mia richiesta, mentre Gaston ha un impercettibile gesto di disappunto, ma non gli lascio il tempo di ribattere; mi tuffo in acqua, seguita da mio marito. Durante il viaggio, lui ci mostra la sua splendida barca. Tutti nudi, seduti su una poltroncina di vimini, Carole ci offre del thè freddo, lui sale sul ponte superiore e m’invita a raggiungerlo. Da sopra si vede l'intera conformazione del natante: la prua, la poppa ed entrambe le fiancate. Seduta su di uno sgabello, osservo lui che manovra la barca con assoluta padronanza, recuperiamo i ragazzi e poi rotta verso l’isola. Lucio e Cinzia si distendono davanti, si baciano molto intimamente, lei succhia mio figlio con estrema bravura, lui geme di piacere. Sotto di noi, Carole è affascinata dal membro di Mario, lo lecca, succhia e se ne infila metà in gola; sono stupita: come cavolo fa? Mentre con una mano sega Carlo, che guarda lei e me, Gaston scruta le situazioni che si stanno creando; è eccitato, il suo membro svetta duro a pochi centimetri dal mio viso, è chiaro che me lo sta offrendo: basterà che glielo prenda in bocca ed avrà vinto lui, ma, se invece lo ignoro, lui dovrà chiedermelo di succhiarlo e questo non è da maschio dominante.

«Certo che Carol si sta divertendo con il cazzo del tuo amico.»

Mi osserva per vedere la mia reazione a questa provocazione, poi si sporge un poco di sotto e, con un gesto che al momento non comprendo, ordina qualche cosa ad André, che sparisce sotto coperta, per tornare dopo poco, portando una strana sedia. E' di legno, a forma di X, dove le due parti che stanno sotto, hanno dei pioli di legno per aumentare la stabilità, oltre ad altri due altri pioli più in alto, di cui non comprendo l’utilizzo. Nelle due estremità superiori, di cui una più corta, ha due cuscini per sedersi. Sono incuriosita, ignoro volutamente il suo membro, che ora è a pochissimi centimetri dalla mia bocca; deve esser esasperante per lui la mia indifferenza.

«Sicuramente ti sarai eccitata nel vedere come una troietta si stia occupando di tuo marito e del tuo amico: penso che vorrai rendere la pariglia.»

Nel dire questo mi afferra per le gambe, mi apre e s’insinua dentro di me: sono stata penetrata di colpo, quasi senza rendermene conto.

«Ti scopo! Ti sfondo!»

 

È talmente eccitato che non si è reso conto che io, non solo non sono bagnata, ma ho mantenuto la mia mente concentrata su cose non erotiche, quindi, non ero nemmeno pronta. A quel grido si son girati tutti, io resto totalmente passiva, tutti mi guardano, lui mi pompa convinto di farmi godere, invece non ha raggiunto il fondo, perciò sento solo un membro che scorre fra le pareti della mia vagina. Si ferma di colpo, mio guarda, farfuglia incredulo.

«Ma… non sei eccitata? Forse che sei frigida? Non è possibile che…»

Ha capito di aver sbagliato. Mi libero un piede della presa delle sue mani, l’appoggio al suo torace, lo spingo via con forza e disprezzo.

«Questo è il meglio che sai fare? Tu saresti il toro da monta? Io sarei frigida? Ora ti farò vedere come gode Rita!»

Scendo di sotto, mi avvicino a Carlo, afferro Carol per i capelli.

«Leccami, fai quello che non ha fatto tuo padre!»

Lei si stacca da Mario, ma quando sta per eseguire l’ordine che le ho impartito, Cinzia sbuca da dietro.

«No, tu non sei degna, di lei! Tu continua a leccare papà, a lei ci penso io!»

S’inginocchia davanti a me e prende a passare la lingua lungo lo spacco della mia vulva. Subito comincio a bagnarmi; Gaston è sceso e mi osserva. Prendo il membro di Lucio, lo infilo in bocca, lo succhio, lecco, me lo gusto spingendolo dentro la gola; cercando di imitare Carol, riesco a farne entrare più della metà. La piccola mi sta leccando veramente alla grande, mi sento sciogliere in un orgasmo che non tarderà ad esplodere. Un lungo gemito esce dalla mia bocca. Guardo verso Mario, lo invito a sedersi su quella strana sedia. Quando lo vedo inginocchiarsi, capisco tutto. La schiena è appoggia al cuscino più alto, questo libera il bacino dell’uomo che potrà pomparmi a suo piacimento, mentre io dovrò semplicemente cavalcarlo. Vedo svettare il suo grosso palo, lucido di saliva, non resisto, mi abbasso e sussurro alla piccola:

«Amore, stammi vicina.»

Cinzia si sposta, mi alzo e scavalco Mario; ora ho il suo membro sotto di me, mi appoggio sul suo glande, lo sento forzare per entrare, una breve spinta e entra. Lo sento scivolare dentro di me, mi sembra di perder la verginità per la seconda volta. È enorme! Mi scorre lungo le pareti della vagina. Lo sento riempirmi e, infine sbattere sul fondo; vorrei urlare il mio piacere, ma la voce non emette alcun suono, resto solo a bocca aperta. Cinzia, posta di lato, ammira la mia impalata, mi accarezza il bottoncino, mi succhia un capezzolo, godo. Mi giro e, rivolta a lei, dico:

«Amore, lubrificami dietro.»

 

Lei sorride, s’inginocchia dietro di me, poi sputa, lecca e infila due dita dentro il mio culetto, che si rilassa a quel fantastico trattamento. Mi guardo intorno, Lucio è vicino a me, gli faccio cenno di offrirmi il suo palo da succhiare. Scambia una rapida occhiata con suo padre, poi si avvicina. Lo prendo in bocca, lecco e bagno quel palo di carne più che posso, poi sento, dietro, Cinzia che sta facendo un buon lavoro, mi giro ed invito mio figlio a prendermi

«Amore mio, dai, entrami dentro, sfonda tua madre, spaccami.»

Lui esita un momento, ma io lo guardo in maniera determinata; si mette dietro di me, Mario si ferma, mi solleva e sfila metà del suo palo, per agevolare l’introduzione di Lucio. Lo sento entrare, mi apre, sento lo sfintere dilatarsi, per un istante ho il terrore che possa lacerarsi, ma non lo fermo; Gaston osserva attento, sicuramente cerca di capire se ne sarò capace; io avverto del dolore, ma lo incito lo stesso.

«Amore, spingi, dai, non ti fermare, spaccami!»

Mi rilasso e lo sento scivolare dentro di me. Sono sconvolta, mi sento infilzata, piena, dilatata al massimo. Li sento restare fermi, mi danno il tempo di adattarmi alla loro presenza, comincio a sentire il piacere invadere ogni singola cellula del mio corpo; inizio un dolcissimo cammino verso l’orgasmo. Cinzia afferra un capezzolo, lo succhia, Mario l’altro, mi eccita tantissimo, e accrescono le sensazioni che provo. Carlo è sempre in piedi ad un passo da me, lo invito con uno sguardo ad avvicinare il suo palo alla mia bocca. Gaston è immobile davanti a me, eccitato, si sta facendo leccare da Carol, ma ignora le sue attenzioni, tutti i suoi sensi seguono il mio amplesso. Infilo in bocca il cazzo di mio marito, lo succhio, porto una mano al suo fianco, lo attiro verso di me, lui intuisce che voglio che mi scopi la bocca. Appoggia entrambe le mani sul mio capo, mi tiene ferma, incomincia a pomparmi; Lucio mi spacca dietro e Mario mi sfonda davanti: per me è un piacere sconvolgente. Succhio con forza, lecco, stringo il palo di Carlo in bocca, mi fa impazzire il piacere che ricevevo da tutti. Libero, per un momento la bocca, sento il bisogno di urlare quello che sto provando.

«Sfondatemi! Più forte! Fatemi morire! VENGO! Amore, inondami la bocca, ti voglio bere! Dai, scopami e schizzami in gola il tuo piacere!»

Ricomincio a succhiare e leccare Carlo, mi scateno in preda ad un delirio erotico, non m’ interessa più nulla: ho solo voglia di godere. Carlo, eccitato dalle mie parole, mi tiene ferma la testa e mi pompa velocemente, per, infine sborrare nella mia bocca. Mi scarica due spruzzi di seme bollente direttamente in gola, ma il terzo non lo ingoio, lo raccolgo in bocca, lecco tutto e pulisco fino all’ultima goccia, poi lo tolgo dalla bocca, con una mano invito Cinzia a girarsi e, quando lei mi guarda, incollo le mie labbra alle sue, travasando nella sua bocca tutto il nettare di cui è piena la mia. Un lungo gemito di piacere evidenzia la sorpresa che le ho riservato. Lecca tutto, mi succhia anche la lingua al fine di assaporare anche l’ultima goccia di seme che ancora ho in bocca. Mi stacco da lei, che torna a torturarmi il capezzolo. Mi giro, guardo Lucio che ancora mi lima il culo con perizia.

«Amore, sfonda il culo a questa troia di tua madre! Dai, spaccami il culo e inondami di seme, fino a farla uscire dalla bocca!»

Lui mi afferra per i fianchi, mi pompa all’impazzata. Mario si ferma, piantato tutto dentro di me: mi stanno facendo impazzire. Sento Lucio che, ad ogni affondo, striscia la sua verga sul cazzo di Mario; del resto le due verghe sono appena divise da una membrana tanto sottile che ho la sensazione che li abbia entrambi dentro lo stesso orifizio: davanti. Sono sconvolta, tremo di piacere, sono fuori di me; ho perso ogni riferimento di tempo e luogo, urlo soltanto, mentre li incito a sbattermi forte. Scuto il capo in preda ad una frenesia sessuale sconvolgente. Lucio ora è un toro scatenato, mi pompa con colpi devastanti, fortissimi, poi improvvisamente si ferma, immobile, sentendolo scaricare dentro di me il suo piacere. Un’ondata di calore, invade il mio intestino. Rimane immobile, poi, lentamente, si sfila. Sento come un vuoto, dietro; respiro a fatica, Cinzia mi lascia, Mario mi sorride, Gaston si avvicina, convinto che forse ora possa succhiare anche lui, ma insisto ad ignorarlo volutamente.

«Mario, ora tocca te, distruggimi!»

Mi solleva appena il bacino, poi comincia a pomparmi dal basso con colpi che mi devastano. Ad ogni affondo, sento tutta me stessa, spinta verso l’alto e, contemporaneamente riempita da quel cilindro enorme di carne; impazzisco, m’inarco, lui mi afferra e morde un capezzolo. Godo, urlo, lui è tremendo, mi devasta e fa godere in maniera unica. Poi anche lui mi scarica dentro il suo prezioso seme: si blocca di colpo dentro ed io impazzisco di nuovo.

«Tieni, senti come ti riempio?!»

Sfiniti, restiamo un momento immobili, nel silenzio rotto solo dal rumore dell’ancora, che André sta gettando per ormeggiare la barca, a poca distanza da una bellissima spiaggia. Mi tolgo da quel palo: è ancora in tiro, Carol ci si avventa, io lascio fare, lui resta immobile, mentre lei lo pulisce con la bocca. Mi siedo su di una poltroncina. Gaston ha l’aria di chi ha capito che ha commesso un grosso errore di valutazione. Cinzia e Carlo mi si avvicinano, la piccola si distende ai miei piedi e raccoglie con la lingua tutta la sbroda che cola dai miei buchi esageratamente dilatati. Mi sento fiera di me, guardo mio marito, mi bacia, sento il suo amore avvolgermi.

«Devo ancora far una cosa.»

Gli sussurro. Lui mi guarda, segue il mio sguardo rivolto a Gaston, mi sorride e annuisce con il capo. Mi alzo in piedi, mi avvicino a Gaston.

«Andiamo a fare un bagno?»

Lo prendo, per mano e, senza attendere la sua risposta, ci tuffiamo in acqua. Poche bracciate, siamo a riva. Ci sono dei massi molto grandi in quel punto della spiaggia, mi appoggio a uno dei più grandi, lo attiro a me, lo sego, mi abbasso e lo succhio; lui è al massimo dell'eccitazione, poi, mi alzo, mi appoggio alla roccia e mi lascio prendere. Sento subito che non riuscirò a godere, sono ancora troppo dilatata. Lo sfilo, mi abbasso e prendo a succhiarlo velocemente; lui non mi resiste, geme, mi afferra la testa, ma mi libero con uno strattone: no, voglio esser io a comandare il gioco! Lo sento irrigidirsi, poi mi schizza in bocca. Ingoio il primo schizzo, ma raccolgo nella bocca tutto il resto del suo piacere, poi, con decisione mi alzo, con la destra continuo a segarlo, mentre, con la sinistra, avvolgo il suo collo per tirarlo a me e baciarlo con fermezza. Cerca di divincolarsi, ma son più tenace di lui: lo serro a me, gli infilo la lingua nella sua bocca e condivido con lui la sua stessa sborra. Cerca per un momento di resistere, poi si arrende di colpo: mi bacia con trasporto, passione, la sua lingua insegue e succhia la mia.

«Sei una troia fantastica, darei tutte le mie ricchezze per aver una donna come te al mio fianco; ogni tuo desiderio sarebbe legge, per me.»

Lo guardo.

«Ho già tutto questo, e ancor di più.»

Lui sorride, scuote il capo, sconfitto.

«È vero, lui ha una grande fortuna ad averti e ne è fiero: si vede che ti ama.»

Torniamo a bordo, Carlo mi attende con un telo di spugna in mano, mi avvolge, mi abbraccia, mi bacia con trasporto.

«L’ho ammazzato!» è quanto gli dico, riferendomi a Gaston; lui ride di gusto. «Non ne avevo dubbi!»

La sera si torna alla spiaggia di casa nostra; ci salutano, Lucio e Gaston si scambiano i contatti, si sentiranno per motivi di lavoro. Dopo una veloce doccia, Lucio e Cinzia escono a cena da soli. Lei è splendida, indossa un vestitino nero elasticizzato, che non copre nulla; io sono molto stanca. Mario e Carlo si siedono sotto il pergolato, io mi distendo sul divanetto, sempre nuda. Li sento parlare dei ragazzi che già elaborano progetti di matrimonio.

«C’è un casale molto bello e grande sulla collina, dietro la città; potremmo acquistarlo, ristrutturarlo e ricavarne un bell’appartamento per i ragazzi, mentre noi potremmo vivere insieme; che ne dici Mario?»

Lui sembra molto interessato al progetto.

«Appena torniamo, lo voglio vedere; mettiamo insieme le nostre risorse e facciamo l’affare.»

Io li ascolto, sento la brezza che si alza dal mare, accarezzare il mio corpo; quante cose son cambiate, quante ne cambieranno nel tempo a venire, quante altre follie mi riserverà la vita? Non lo so, ma, per ora, lascio che il mio corpo, provi ancora dei brividi di piacere, all’idea di sentirmi dentro Mario: è una follia? ‘si...lo è ma…

 

 

Comments (0)

Please log in to leave a comment.

No comments yet. Be the first to comment!