Chapter 2 - Arroganze e prevaricazioni 2 - A - Nicoletta 2
Nicoletta rompe gli schemi ma passa il testimone a sua figlia Laura
1 year ago
Arroganze e prevaricazioni 2 - A - Nicoletta 2
Per non renderlo ‘l’amante’ unico e alternativo, ha preso a scopare con un suo collega, Luigi, un piccolo imprenditore che gestisce l’attività con Evelina, la moglie energica e intelligente; da lui si prende le coccole e le tenerezze; non vale niente, a letto, come ha immediatamente dimostrato, anche per una dotazione ben misera che mai potrebbe dare il piacere che cerca; allora il gusto è quello della libidine mentale di passeggiare, carezzarsi, baciarsi e farsi mille moine prima di finire a letto.
Usa il suo pisello, non può definirsi altrimenti, per sollazzare con qualche titillamento il clitoride e l’ano, perché comunque il suo punto di forza è diventato l’inculata, nella quale Marco, ottimo insegnante, ha perfezionato la sua tecnica, dopo che i due insieme, il defunto marito e l’attuale compagno, avevano ‘aperto la strada’ sfondandole il retto ad appena diciassette anni, durante un memorabile falò in spiaggia, un’estate meravigliosa di un tempo dimenticato.
Comunque, al di là delle nostalgie, Luigi è l’amante che ha ridotto a piccolo slave dei suoi capricci e si fa guidare in posti nuovi e sconosciuti, allacciati come ragazzini, scambiandosi un’infinità di baci e di carezze; spesso cenano, a carico del ‘cornuto’ Marco e si concedono lunghe serate di titillamenti, dai quali ritorna sempre con uno strano senso di leggerezza, quasi che quegli incontri non pesassero sul palco delle corna che va facendo.
Il mercoledì è la giornata dedicata a Giuseppe, Beppe per gli amici, l’unico la cui mazza, sui diciotto centimetri al massimo dell’erezione, meriti una qualche attenzione; il limite è la rapidità di eiaculazione che rende ogni scopata una mezza avventura per intuire quando l’orgasmo si avvicina e deve intervenire a imprigionargli i coglioni per frenarlo ed indurlo a far durare un poco più a lungo le singole scopate; in compenso, è molto resistente ed è capace di scoparla anche quattro volte ad incontro.
Dei quattro è quello che meno la lascia disgustata per l’inutilità dell’avventura adulterina che potrebbe anche risparmiarsi se avesse il buonsenso e la calma per rendersi conto che sta combattendo una guerra senza nemici, sbagliata nei presupposti e nei metodi e soprattutto pericolosa per molti gravi errori che commette; Marco non ha nessuna delle colpe che gli attribuisce, è vittima di un ricatto biologico dettato dall’amore per sua figlia e viene trattato come pezza da piedi da individui miseri e indegni.
In questo senso il peggiore è l’amante del giovedì, Sandro, avvocato; dovrebbe essere in grado, se solo usasse un minimo di lucidità, di capire che, registrandosi col suo nome accanto alla signora che usa la carta di credito di un terzo con cui non ha nessun legame giuridico, commettono una frode passibile di gravi pene; ma anche lui, irretito nel fascino perverso di Nicoletta, non resiste alla tentazione di quel corpo giovane e tonico che gli chiede sesso a go go, senza rischi e senza contropartita.
Si limita a darle quello che vuole usando con gusto il cazzo per penetrare la bella signora in tutti i buchi, farglielo sentire dappertutto e godersela alla grande; neppure lo frena l’idea che sta tradendo un amico che non ha nei suoi confronti che benemerenze perché lo ha aiutato spesso a scegliere in qualche suo investimento; e non si preoccupa di sua moglie, avvocato anche lei, e penalista per di più, con la quale divide anche lo studio.
L’andazzo prosegue per anni; e Nicoletta neppure bada al fatto che, ormai, Laura non è più sotto la sua responsabilità, che è libera di scegliere di restare con Marco, al di là di qualunque certificato di anagrafe, e privarla quindi dello strumento di ricatto col quale tiene avvinto mani e piedi il compagno; la sua sicumera le proibisce di pensare che qualcosa possa svilupparsi in forme diverse da quelle che lei ha in mente.
Prosegue imperterrita, nella determinazione che solo quando Marco si inginocchierà ai suoi piedi e diventerà succubo della sua volontà, lei gli perdonerà di averla ingannata trascinandola con la figlia nella sua casa alla morte del marito; ha perso ormai ogni lucidità, non ha nessuno a cui rivolgersi per confessare le sue pene e si crogiola nella sua rabbia, facendola crescere ogni giorno, ad ogni incontro che lei stessa sa inutile e perverso.
E’ un giovedì qualsiasi e, come sempre, Nicoletta è fuori con l’avvocato col quale vivrà una nuova serata di sesso selvaggio; Marco è tornato dal lavoro e nella cucina vuota sta cercando di capire cosa deve fare per cenare da solo; Laura piomba in casa assolutamente inattesa; l’indomani non ha lezioni ed ha scelto di passare una giornata in più col suo amore, per coccolarselo al meglio; lo trova affranto in cucina; un sorriso lo illumina quando la vede.
“Marco, che ci fai qui triste e solitario? Mia madre dov’è? Dio, non mi dire che è con uno dei suoi amanti!”
“Non ci fare caso; ormai è così e ho abbracciato la croce. Non ho niente per farti da cena; vuoi che andiamo alla trattoria sotto casa e mangiamo qualcosa?”
“Andiamo pure a cenare; ma poi ti devo fare un discorso assai serio e lungo; questa situazione deve sciogliersi, prima o poi.“
Scendono nella piazza, vanno alla trattoria dove da anni vanno spesso a pranzo o a cena e passano un’oretta a farsi moine da eterni innamorati, sbocconcellando e scambiandosi cibo, sorseggiando vino e approfittandone per darsi piccoli baci casti e leggeri; che siano innamorati, appare evidente anche ai rari clienti distratti; che lui stia male e sia macerato da un dolore interno appare evidente alla ragazza che non apre il discorso in quella sede.
Quando vanno sopra, però, prepara il caffè, che bevono comunque anche la sera, e lo serve sul tavolo di cucina; invita lui a sedersi e decide che sia il momento della verità; sa che sua madre da anni ormai non è più fedele a Marco; lei evita gli incontri nel fine settimana, per non esporsi al rischio di farlo sapere a sua figlia, ma sa con certezza, da molti indizi evidenti, che ha uno o più amanti che incontra nel corso della settimana; gli chiede quello che sa.
Marco spiattella che Nicoletta ha almeno quattro amanti, che incontra settimanalmente, dal lunedì al giovedì, in un albergo che lui conosce benissimo; che, quello che è peggio, paga con la sua carta di credito conti che ammontano a centinaia di migliaia di euro; non conosce i motivi che l’hanno indotta a scegliere quel comportamento; sospetta che, ad un certo punto, si sia sentita parassita e mantenuta; per reazione ha accusato lui di prevaricazione.
Da qualche frase strappata qua e là, lei sembra convinta di essere stata raggirata sin dalla morte di Alberto; in questa nuova logica, Marco avrebbe strappato lei e Laura dalla casa del marito, divorata dalla banca per ipoteche non pagate, e le avrebbe condotte schiave nel suo dominio; il potere economico e sociale sarebbero l’arma contro cui lei combatte la sua rivolta al maschio prevaricatore; la figa è l’unico strumento di lotta ed usa quello per umiliarlo.
Laura è allucinata di fronte a questa strana follia lucida di sua madre, si rende conto che discorsi strani e deviati ascoltati al supermercato, al bar o nei circoli degli amici hanno convinto sua madre di essere vittima di una sorta di complotto per schiavizzarla a un maschio prevaricatore; qualche cosa però non le quadra e lo dice a Marco; in questi casi, che possono capitare, c’è sempre una gelosia per un’altra donna che sua madre non prospetta.
“Tua madre è gelosa di te; ha capito che da quando sei entrata in questa casa sei diventata per me la ragione di vita; si è andata convincendo che amo te al di sopra di tutto e che non le ho dato più peso; anche se ora ha sedimentato questa idea e quasi non ci pensa più, è evidente che la ‘nemica’ per lei sei stata sempre tu, da quando venivi nel letto per abbracciarmi, da bambina, a quando ti fai toccare per farmi sentire la seta dei tuoi reggiseni … “
“… Quindi, quando le ho detto che resto vergine per darmi tutta a te deve essere diventata una bestia feroce … “
“Le hai detto questo? Allora è chiaro che, se non ha dato di matto, ci è andata vicino! Ma tu davvero hai fatto questo?”
“E tu davvero sei così innamorato?”
“Poniti un’altra domanda. Perché sto sopportando da cinque anni questa situazione mentre potrei cacciarla fuori dalla mia vita senza colpo ferire?”
“Già … perché sopporti tutto questo?”
“Perché, se la caccio, rischio che ti porti con se; in pratica, se caccio via lei, rischio di cacciare anche te. E questo mi ucciderebbe, credimi … “
“Marco, ma sei pazzo? Se cacci la troia, io non mi muovo da qui nemmeno se arriva l’esercito. Non ho detto a caso che voglio che sia tu a rendermi femmina; io ti amo, ti ho amato sempre; adesso, tu dimentichi la tua infedele compagna, mi porti di là, nella camera degli ospiti, e mi fai fare l’amore, me ne fai fare tanto da compensare anni di pazienza e di sopportazione. Non ti è consentito dissentire e non ci sono argomentazioni contrarie che tengano; oggi conta solo che ti amo e che mi ami, che tu lo voglia o no!”
Lo sta conducendo per mano alla camera degli ospiti; lui la segue docile, titubante; esita molto; la ferma per un momento, cerca di spiegarle i suoi dubbi; ma Laura è ormai determinata; in certe cose, è tutta sua madre; ma anche i cromosomi di Alberto la muovono in quella direzione; era impossibile fermarlo quando aveva deciso, anche se rischiavano spesso, e molto; ed è forse la coscienza che è la figlia dell’amico a chiedergli amore che lo spinge ad essere lui ad avvolgerla nel primo vero, grande bacio.
Se lo scambiano appassionatamente, sulla soglia della camera; la prende in braccio e la va a depositare sul letto; di fronte allo sguardo interrogativo, le spiega che un’antica tradizione indicava quello come segno di rispetto alla vergine sposa; lei sorride e gli fa presente che la sua generazione quei gesti li consuma in un bagno, coi vestiti addosso e spesso di spalle, senza neppure guardarsi.
La spoglia sul letto, lentamente, con delicatezza e con amore, baciando ogni brandello del corpo che scopre; lei non sta ferma e spoglia lui, con voglia, con frenesia e ricambia baci e profonde leccate in ogni dove; quando scopre il seno possente, sodo, con le aureole dolci e i capezzoli appena emergenti, non resiste alla tentazione di prenderli in bocca, uno per volta, e succhiarli da affamato; sente i gemiti soffocati e dolci e sa che sta godendo.
Ma Laura non se ne sta supina; si attacca ai suoi capezzoli ben più netti e duri e li succhia con lo stesso ardore; sente che si eccita, avverte la mazza che si appoggia rigida alla figa e gode del suo stesso piacere; sa che lo sta facendo godere ed insiste; lui le sfila di colpo la gonna e lo slip, con una sola mossa, e si ferma incantato davanti alla figa vergine di lei, segnata da una sottile striscia di peli lasciata dopo la rasatura a decoro della fessura; il clitoride è nascosto tra le labbra.
Scende verso il ventre e comincia a leccare con passione; lei si sente sciogliere e si abbandona in attesa che lui le dia il piacere che si aspetta; la punta della lingua separa le grandi labbra, solletica le piccole e finalmente il clitoride affiora; lo prende nella bocca e lo succhia; l’urlo scatta dalla gola imprevedibile e irrefrenabile, si morde una mano per paura di avere svegliato l’edificio ma sente che il piacere le è esploso di colpo e l’ha inondata; cerca di rifarsi e si rivolge al pantalone per abbassarlo.
“Sta ferma; adesso ti rubo la verginità e ti do tutto l’amore del mondo; avrai tempo per imparare il sesso e l’amore; ora è il momento di decidere che ci apparteniamo; ti voglio più di quanto puoi credere.”
Si sfila insieme pantaloni e slip, senza spostare di molto il corpo da quello di lei, guida il cazzo che è una barra rovente di passione e lo dirige alla figa; trova l’accesso alla vagina e spinge; è vergine ed oppone una certa resistenza, ma la passione ha il sopravvento e la infila di colpo, fino all’utero; lei urla di piacere e, un poco, di dolore, perché il colpo è stato improvviso e violento; poi un calore intenso si spande per il corpo e sente la libidine sciogliere i dubbi e le incertezze.
La monta lentamente, dolcemente, seguendo i gemiti di passione che le scatenano la penetrazione e la copula; sente progressivamente il corpo aprirsi al piacere ed ha la sensazione di riceverlo tutto dentro; l’ama, davvero, e non ancora ha coscienza che davvero sono fusi insieme, che il sogno coltivato per tanti anni s’è realizzato nel cazzo che le riempie il ventre e la fa godere infinitamente; tra un bacio e l’altro, scherza.
“Secondo la tua generazione, adesso devo dirti che sono felice di essere tua?”
“Secondo i miei valori, adesso sono io che sono tuo; non vedi che è la mia mascolinità ad essere catturata nella tua femminilità? Io posso averti penetrata, ma chi mi tiene imprigionata sei tu.”
“Possiamo concludere che ci apparteniamo e che siamo fusi insieme?”
“Adesso sarebbe pericoloso venire dentro; per questo errore, nascesti tu … “
“Vuoi dire che mamma rimase incinta perché mio padre non si fermò e sborrò dentro?”
“Non te l’ha mai raccontato, tua madre?”
“No; ma tu che ne sai? Mica eri lì.”
“No, ero là vicino e Alberto mi disse tutto, subito dopo; fu anche una frecciata perché amavo Nicoletta e lui sapeva che avrei voluto esserci io al suo posto … “
“Quindi hai rischiato di essere sul serio mio padre?”
“Non è successo; per fortuna, aggiungo; altrimenti questo sarebbe un incesto … “
“Questo è amore; ce la fai a sborrare fuori?”
“Sì, senz’altro; ma forse il tuo piacere sarà dimezzato.”
“La metà di quello che ho provato mi basterebbe per una vita. Ti amo, lo sai?”
“Anch’io ti amo; quando starò per venire, ti avvertirò; se ne avrai bisogno, potrai aiutarti con le dita … “
“Non ci sarà bisogno, sto godendo già da adesso; quando uscirai per sborrare sul ventre urlerò che si sentirà in piazza … “
E’ così; quando avverte l’orgasmo montargli dai testicoli, lui avverte la ragazza che è già all’apice del godimento; quando lui si sfila di colpo e le scarica nell’ombelico uno tsunami di sborra, lei urla come un animale sgozzato e il suo piacere si diffonde per tutto l’edificio; si abbandona sul corpo di lei languido per l’orgasmo e, dopo qualche momento, prende a baciarla su tutto il viso; lei gli prende la testa e incolla le labbra in un bacio di immensa sensualità.
Lui si stacca e si stende supino accanto alla ragazza; lei, dopo un attimo, sgancia la mano che stringeva la sua e va in bagno a lavarsi sangue, sperma e umori dal corpo; lui fa lo stesso nel bagno di servizio; poi tornano a letto e si abbracciano con dolcezza; lei si accoccola languida contro il corpo dell’amato e deposita piccoli baci su tutto il petto, fin dove può senza spostarsi; il languore intenso suggerisce di non muoversi finché non avranno esaurito il piacere infinito che provano.
“Mi insegnerai tutto quello che c’è da sapere sull’amore?”
“Tutto quello che so; da sapere c’è tantissimo che non conosco; ma non tutto stanotte; questa è la nostra luna di miele, anche se voi la celebrate nei bagni; io l’ho consumata a letto, con la donna che amo più della vita e ti insegnerò quello che so, quando potremo vederci … “
“Già … bisogna inventarci qualcosa per eludere mamma, per non turbarla eccessivamente; se non vengo per i fine settimana, tu puoi raggiungermi in città; lì c’è un rifugio che può diventare nido d’amore … “
“Si; credo che tua madre, oggi come oggi, non si opporrebbe a nessuna tua assenza; le fa persino comodo; ed io posso senz’altro raggiungerti nel tuo alloggio universitario … “
“ … che tu hai comprato per me; quindi, non c’è niente da eccepire.”
“Si, ma possiamo anche fare qualche puntatina fuori città, andare in posti che ti piacciono …. Ci organizzeremo … l’importante è che ci amiamo, perché quello per me conta, amarti e sentirmi amato.”
“Quello lo avrai sempre; ti amo!”
Ricominciano; facendo appello anche a notizie apprese da amiche nei pettegolezzi e conversari all’Università, lei lo masturba a lungo e Marco reagisce resistendo alla pressione degli orgasmi; lui ricambia con ditalini dolcissimi e lei si lascia andare ad orgasmi anche rumorosi; lei gli fa notare che è in debito di un rapporto e accosta la bocca al cazzo; spetta a lei leccarlo ma non sa con esattezza cosa fare; si lascia guidare dolcemente e in breve gli fa un pompino meraviglioso.
Lui le succhia amorevolmente i capezzoli e la fa godere più volte; torna sulla figa e prende a leccarla; lei lo afferra per le ascelle se lo riporta sopra, prede in mano il cazzo e lo dirige alla vagina; ‘Ancora!’ suggerisce e lui la monta ancora; si ferma e le chiede se vuole provare da dietro, visto che ne ha parlato a proposito dei bagni; lei si sfila e si mette carponi; lui la penetra dolcemente e i gemiti di lei diventano il suono di una sirena ininterrotta, tanto sono frequenti.
La cavalca a lungo; quando sente che l’orgasmo è in arrivo, l’avverte, si sfila, deposita il cazzo sulle natiche e lascia esplodere la sborra; lei ha portato una mano sulla figa e gode; crollano l’uno sull’altro, esausti sul lenzuolo e stanno così aspettando che il respiro torni normale; quando si staccano, lui prende dal tavolino dei tovaglioli e pulisce il culo di lei dalla sborra; subito dopo, lei corre in bagno a lavarsi.
Prendono fiato e si sdraiano supini, vicini, tenendosi solo per mano, quasi ad evitare qualunque altra provocazione; l’orologio segna le due di notte; lui sa che da un momento all’altro Nicoletta farà ritorno dalla sua scopata del giovedì chiede a Laura come vuole regolarsi; lei ritiene che sia meglio non farle sapere che è già casa; puntualmente, la chiave gira nella porta e la donna entra con passo felpato; seguono i rumori in cucina e nel bagno.
Marco suggerisce a Laura di nascondersi dietro l’armadio; come aveva previsto, la compagna apre la porta e si affaccia in camera.
“E’ inutile che fai finta di dormire; lo so che sei sveglio e che mi stavi aspettando; vieni a letto con me?”
“Neanche se chiami l’esercito; da quanto non dormiamo insieme? Hai scopato bene?”
“Io si; tu ti sei masturbato bene?”
“Molte cose stanno cambiando; forse sarà bene che parliamo … “
“Se ti sei arreso e vuoi chiedermi perdono in ginocchio, si può fare … “
“E se invece ti stessi per distruggere?”
“Provaci; cornuto sei e cornuto resti.”
“Anche questo è da discutere; il concetto di cornuto impegna una parentela che non c’è; tu sei una troia che scopa con dei farabutti; io me ne fotto di te e dei tuoi amanti; ti avverto però che tra poco pagherai tutto, assai salato … “
“Ah sì? E perché?”
“Laura tra tre mesi avrà vent’anni; se decide di fare la fame con te, rinuncio anche a lei; se sceglie di stare con me la fame la vai a fare da sola.”
“Vedremo, vedremo, buonanotte.”
“Buongiorno; tu non torni mai prima dell’alba … “
“Vai al diavolo!”
Si allontana, sente che chiude la porta di camera; Laura torna sul letto con lui.
“Sta male; è fuori di testa; cosa credi che speri?”
“Forse in un miracolo; non vedo altre possibilità
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