Arroganze e prevaricazioni

Chapter 3 - Arroganze e prevaricazioni 3 - A - Nicoletta 3

Nicoletta e sua figlia Laura si dnno il cambio nel letto e nel cuore di Marco

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geniodirazza

1 year ago

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Arroganze e prevaricazioni 3 - A - Nicoletta 3

Quando si sveglia, Nicoletta va in cucina e trova Marco che ha preparato il caffè; si siede con lui a berlo; nota una terza tazza e guarda lui con aria interrogativa; in quel momento arriva Laura e la madre è sorpresa.

“Ma non dovevi arrivare stasera!?”

“Sono arrivata ieri sera, ero in camera mia e ti ho sentito!”

“Ah, va bene hai sentito un litigio; e allora?”

“Mamma, sei un poco fuori di testa; spero che riesci ancora a ragionare; sei in totale errore e rischi grosso.”

“Perché mai?”

“Perché io fra tre mesi ho deciso che sceglierò con chi stare.”

“Come, non vuoi stare con tua madre?”

“Che lavoro fai? Che reddito hai? Hai un alloggio? Sei in grado di assicurarmi che completerò gli studi universitari? Chi ha pagato finora i miei studi, chi mi mantiene e chi mi ha mantenuto? Se Marco mi accetta ancora in casa sua, se mi fa usare l’appartamento che mi ha comprato in città, se mi paga ancora le tasse e i libri, io sto con lui; non ti fare illusioni; i tuoi pruriti di figa possono solo uccidere il mio futuro; ti è tutto chiaro, cara mammina?”

“Quindi il potere dei soldi vince ancora?”

“Soprattutto se lo si usa per fare del bene alla vedova di un caro amico ed all’orfana di lui per farla crescere al meglio; non so ancora quale fastidio abbiano dato a te quei soldi che sperperi senza criterio e rubi pericolosamente.”

“Io non rubo niente!”

“Ah, no? E chi ti da il diritto di usare un conto senza neppure farlo sapere al titolare?”

“Lui dice di amarmi e quindi me lo deve!”

“E tu rispondi sbattendogli in faccia le corna che gli fai con individui più squallidi di te!”

“Ragazze, calmatevi e ragioniamo. Nico, fra me e te è finita; fra tre mesi Laura sceglierà che fare, comunque vadano le cose, devi decidere il tuo destino; devi trovarti un lavoro e un alloggio perché, se non ti accoglie uno dei tuoi amanti, vai sotto i ponti o a battere su un marciapiede; non esagero; ti parlo di un’ipotesi realistica; non hai mai lavorato, non sai fare niente, non hai un curriculum, non hai specializzazioni; devi cercarti un lavoro umile.

Devi trovare anche una casa dove alloggiare tu da sola, se Laura resta con me, o tu e tua figlia, se la porti via come minacci da cinque anni, da quando pensi di farmi cornuto e ti comporti solo da troia; per quanto riguarda il denaro che mi rubi, i conti li faremo in un altro momento e non saranno a tuo favore; ti ho amato da prima che ti sposassi ed ho continuato ad amarti, anche quando non l’hai più meritato; la legge dice che si deve mantenere una moglie, non una compagna.

Ho fatto soldi e li ho usati per fare il meglio, anche per correggere gli errori che Alberto aveva commesso prima di morire; ho messo le mie energie al servizio tuo e di tua figlia; tu invece pretendi di avere diritto su tutto quello che è mio e non hai la più vaga idea di quanto sia assurda la tua pretesa; Laura ha ragione, stai male e sragioni; ti prego di tornare in te e di fare alcune cose che ti possono ancora salvare.”

“Cosa comanda di fare il potente padrone?”

“Laura, cerca di ragionare e decidi cosa farai; tua madre ha ancora il delirio di onnipotenza che l’acceca.”

“Mamma, ti accorgi che dici cose insensate?”

“Si; più me ne accorgo, più carico il peso; sto male; ma sto peggio quando me lo sbattete in faccia. Marco, cosa potrei fare per arginare la frana?”

“Se ti impegni a leggere le frasi con la serenità della logica, parlo; se rischi di falsare anche la verità, meglio che sto zitto.”

“No, parla; non dirò niente.”

“Posso ancora aiutarti e farti dare un lavoro nelle mie fabbriche; posso farti assegnare una casa tra quelle che faccio costruire per i miei operai; se esci dalla logica dell’oppressione e capisci che voglio aiutarti, ti indico con chi parlare per avere un lavoro e una casa; poi deciderai che fare; se continui a volere la guerra contro un oppressore, posso solo annunciarti che la sconfitta sarà pesante per te e per tanti altri.”

“Mi cacci via adesso o aspetti che Laura decida?”

“Non ho aperto io la questione; è stata tua figlia che ti ha invitato a discutere; grazie Laura, so che lo fai per salvare tua madre dalla rovina, comunque ti sono grato perché aiuti a fare chiarezza. Quando vorrai, deciderai tu; ho resistito cinque anni; tre mesi sono ancora sopportabili. Buongiorno.”

“Mamma, hai capito bene sull’orlo di quale burrone ti sei messa?”

“Anche se lo avessi capito, cambierebbe qualcosa?”

“Allora che farai?”

“Per ora vado avanti; quando ci sarà il terremoto, vedremo chi si salva.”

“Mamma, tutti, tranne che tu; mi dispiace, ma non riesco a farti ragionare; o sei gelosa, o sei suicida, insomma, non stai bene con la testa.”

“Lo amo, imbecille tu e lui; lo adoro; avrei voluto che si dedicasse a me e non alla figlia dell’amico morto; volevo che mi riservasse tenerezze, attenzioni; ho provato a tradirlo per vendetta; ho sbagliato e non so più tornare indietro. Morirò? Benissimo! Andrò a fare la puttana? Bene così; ormai non torno indietro; volevo il suo amore e ho perso tutto.”

“Mamma, l’amore si da, e anche gratis, non lo si impone, non lo si richiede a forza; anche lui ti ama; sta sopportando cose che qualunque tribunale condannerebbe a vita; mi dispiace; peggio per te, io voglio vivere, voglio laurearmi, non rinuncio al benessere che Marco mi garantisce; quando ti caccerà, resterò con lui; può darsi anche che prenderò il tuo posto nel suo letto, e non farò i tuoi errori.”

“Buono per te, figlia mia; io continuerò la mia vendetta fino al tuo compleanno; poi sarà quello che dio vorrà; se è destino che debba finire male, mi arrendo al destino, non a un uomo che non mi ha saputo amare.”

I tre mesi per il compleanno di Laura sono febbrili per tutti; Nicoletta non è ancora riuscita a decidere cosa fare della sua vita e resta ferma sulle sue pessime abitudini; sua figlia le ha comunicato che non intende passare neppure i fine settimana presso di lei e rinuncia a tornare dalla città; in definitiva, trova anche più comodo avere per se tutta la casa da giovedì a domenica, visto che il compagno sparisce anche lui per lo stesso periodo senza lasciare indicazioni di quello che fa e di dove va.

Vive in un limbo che sarebbe del tutto incomprensibile ad una persona normale, visto che è sola, lasciata a se stessa ma libera di scialare perché Marco non controlla le sue carte di credito e lei va a pranzo e a cena fuori ogni giorno, spesso in compagnia di amanti; trovandosi a fare le corna, con l’angoscia che da un momento all’altro il terremoto le farà piovere tutto addosso, lascia ogni remora e vive una decina di fine settimana in assoluta anarchia.

Neanche per un attimo pensa ad una storia tra sua figlia e il compagno, sicché non la sfiora neppure una vaga idea di quello che realmente avviene, e cioè che Marco il giovedì passa in ufficio la mattinata ma ad ora di pranzo monta in macchina e va ad incontrare sua figlia nell’appartamento che le ha messo a disposizione in città e che ormai è diventato quasi ufficialmente il loro particolare nido d’amore.

Nella stragrande maggioranza dei casi, l’impegno è uscire dalla città e dirigersi ai laghi, ai monti o alle città d’arte, fermarsi per l’intero week end e godersi la natura e le bellezze monumentali; al tempo stesso utilizzano alberghi raccolti e dolcissimi per dare sfogo alle loro voglie d’amore che esplodono dopo anni di preparazione e dopo vicende anche molto dolorose che hanno segnato la loro storia.

Poche volte, in quei mesi, specialmente quando capitano giornate particolarmente brutte e piovose, che invitano a starsene chiusi al tepore del riscaldamento e al caldo delle coperte, si fermano nel nido d’amore tutto il tempo, facendosi consegnare pranzo e colazione da un apposito servizio, e trascorrono le giornate e le notti a scopare; Laura vuole imparare e praticare tutto quanto è possibile nel sesso; Marco la segue docilmente e le insegna tutto quello che sa.

La prima cosa che Laura chiede è l’inculata che era rimasta sospesa sin dal loro primo incontro; lui le spiega di cosa si tratti e le illustra anche le difficoltà che presenta far penetrare il cazzo nel canale rettale, previa un’ottima preparazione; poiché nel genere è autentico maestro, le prepara il forellino leccandolo a lungo, al punto di sentirlo spontaneamente dilatato al massimo prima di utilizzare il gel; usa le dita in numero progressivo per penetrare e ruotare, per consentire la massima dilatazione.

Quando unge ano, canale rettale e cazzo con il gel apposito, scelto anche per le proprietà di leggera capacità anestetizzante che possiede naturalmente, è chiaro che la voglia della ragazza è al punto massimo della potenza; spingere la mazza fino in fondo comporta solo qualche leggero intoppo ed una sosta quando forza lo sfintere; alla fine Laura si sente nel corpo una mazza di oltre venti centimetri che sembra spaccarla in due e che invece le provoca un immenso calore sessuale in tutto il corpo.

Le pratiche a pecorina sono quasi naturale conseguenza; la ragazza coglie così in concreto quello che significa quando le sue amiche dicono che sono state scopate così da sconosciuti in un bagno, contro un albero o contro il cofano di un’auto; il piacere che le dà la mazza quando entra in figa e le palle che sbattono contro il ventre è immenso; quando lui le spinge nel culo il pollice di una mano o le dilata il buco spesso con due dita, la sua goduria diventa incommensurabile.

Marco le insegna a cavalcare all’amazzone, faccia a faccia, quando la bacia o prende contemporaneamente in mano i capezzoli e li titilla per accentuare il piacere dell’orgasmo; oppure, di spalle, quando lui si dedica alla schiena e al culo con lascive carezze e penetrazioni nell’ano di dita diverse, provocandole intensi orgasmi; quando si siede sullo stomaco e stringe il cazzo fra i seni, la lascia un poco disorientata; poi coglie a volo, si fa spingere il cazzo in bocca e pratica insieme spagnola e pompino.

Divertendosi molto a confrontare le abitudini di generazioni, la invita alla masturbazione e al pompino sempre più elaborati, ricordandole che sono le pratiche più diffuse e semplici nei bagni e nel carsex; lei avverte una nota di preoccupazione perché ha già osservato molto spesso le amiche sparire nei bagni e tornare gioiose per aver fatto una sega, un pompino o averlo preso in figa a pecorina; la stessa scena ha visto nei cortili dell’Università.

Capisce che il gap generazionale a quel punto gioca a sfavore di Marco, che teme che lei possa lanciarsi in quel genere di piacere e diventare per lui un’amante improponibile, specie se impara a farlo alle sue spalle e contro di lui; non è in grado di garantire che così non sarà, perché forse qualcosa dalla madre ha ereditato e l’idea di qualche cornetto irrilevante non le dispiace molto; per il momento, vive ancora l’ansia dell’amore unico e fedele.

La vigilia del suo ventesimo compleanno cade, per fortunata coincidenza, di giovedì; Marco l’avvisa che sarà lei, stavolta, a venire da lui, in abito da sera, e che le offrirà una cena degna dell’occasione; si trovano alla stazione, monta in macchina con lui e vede che si dirige ad un hotel a qualche chilometro di distanza; deve aver predisposto tutto perché gli assegnano un tavolo a breve distanza dalla reception.

Vede comparire sua madre, all’improvviso, con accanto un signore più o meno della sua età; l’atteggiamento è, inequivocabilmente, quello di una coppia di amanti clandestini; guarda Marco e si sente bloccare il cuore; Nicoletta sta passando alla reception una carta di credito Marco la blocca a voce.

“Nico, che fai? Paghi con una mia carta di credito?”

“Marco, che ci fai qua tu?”

“Festeggio i venti anni di Laura … direttore, come fa lei ad accettare una carta di credito senza verificare la titolarità?”

“Lei chi è, scusi?”

Esibisce un documento di identità e lo invita a controllare sia la titolarità della carta che l’elenco dei soci di maggioranza.

“Oh, mio dio, mi scusi ingegnere, non sapevo che lei fosse socio di maggioranza; la signora sono anni che paga con questa carta di credito … “

”E lei non si è mai preso la briga di avvertirmi; mi stampi la lista delle somme addebitate su questa carta nei cinque anni passati e l’elenco dei beneficiari, insieme a quello della signora … “

“Marco che significa tutto questo?”

“Avvocato, ti prendi tu la briga di spiegare?”

“Nico, questo è un furto; stai pagando, hai pagato sempre con soldi non tuoi; non è neppure tuo marito e non avete conti comuni; adesso Marco può denunciare te e tutti noi per furto continuato; il direttore è stato sorpreso a commettere irregolarità da un azionista di maggioranza; stai distruggendo sei famiglie, la tua, le nostre e quella del direttore.”

“Cosa vuoi farci, Nico, è la potenza della legge, questa, non del denaro; sei una ladra come i tuoi amanti e complici; come tali, finirete in galera.”

“Marco, scusa, da avvocato so avviare anche transazioni e pacificazioni; c’è una piattaforma su cui discutere, oltre allo scandalo e alla vergogna?”

“Non mi pare che la troia con cui ti accompagni abbia il senso della vergogna; sono cinque anni che non vi vergognate; io sono un imprenditore e sono ben abituato a trattare; so già cosa offrire; se sottoscrivo un documento in cui dichiaro di avere autorizzato la mia compagna ad usare liberamente la carta, il reato non sussiste e nessuno si fa male; io metto questo, sul tavolo; voi cosa potete proporre? Non pensare a figa per figa perché di figa non ho nessun bisogno; amo una donna e sono un compagno fedele, non come la tua amante in comproprietà con gli altri … “

“Cosa possiamo offrirti in alternativa alla denuncia?”

“Io sono un impresario, lavoro per azioni, per contratti, per commesse, per concorsi, per incarichi; se avete qualcosa di concreto, utile e equivalente al valore materiale e morale del danno che mi avete arrecato, sono disposto a discutere davanti a tecnici e responsabili.”

“Stai pensando all’Abruzzo?”

“Io penso spesso e volentieri all’Abruzzo; è una regione che amo e dove vorrei impiantare qualche interesse.”

“Puoi darmi un appuntamento?”

“A te non do neppure i calci che meriteresti; parla col mio ufficio; fai fissare una tavola di trattative e ne riparliamo. Addio.”

“Bene, io vado a casa.”

“Nico, quale casa?”

“La m … la tua; posso andarci?”

“Dammi la chiavi di casa; non ti ci voglio; ci entrerai solo con me o con Laura, dopo che avrai chiesto il permesso come qualunque mendicante.”

“Va bene, vado in centro, allora.”

“Con che cosa?”

“Con la macchina … tua.”

“Consegnami le chiavi e guai a te se la tocchi per errore. Forse il tuo amante può darti un passaggio a casa sua e ospitarti là … non puoi, eh? Sarà piacevole analizzare la cosa con l’avvocato tua moglie, sai?”

“Io vado; quando sarà fissato l’incontro sarai avvertito. Buonasera a tutti.”

“Io che faccio, ora?”

“Resti a cena con noi, mamma.”

“Laura! Sei qui?”

“Lo hai sentito, ha scelto il posto ideale per festeggiare il mio compleanno … “

“Ma non è domani?”

“Si, ma la cena l’abbiamo anticipata. Siediti e mangia con noi. Marco, tu permetti vero?”

“Certo; se festeggi anche con tua madre posso solo esserne contento. Ragazzo un altro coperto al tavolo.”

“Ingegnere, mi perdoni; se trovate un accordo e lei firma quel documento, la mia posizione risulta sanata.”

“Direttore, lei ha commesso una grave leggerezza; se firmo quel documento, il reato sparisce ma la sua leggerezza resta; forse me ne dimenticherò alla prossima riunione degli azionisti di maggioranza.”

“Direttore, non stia a preoccuparsi; Marco è un uomo generoso; la lezione era ai due bastardi e a mia madre in particolare; lei non corre nessun rischio, perché i pecoroni si piegheranno e lui la smetterà di recitare il ruolo del potente cattivo.”

“Signorina, mi permette di far preparare una torta speciale per il compleanno?”

“Certo; grazie … Mamma, hai sentito il terremoto? Chi c’è rimasto sotto?”

“A quanto pare, solo io!”

“No, ci siete rimasti in cinque; le quattro coppie scoppieranno, quando la cosa verrà a galla; il prezzo che pagheranno è milionario; capisci adesso che il tuo compagno non ti ha mai torto un capello, anche quando hai meritato di essere massacrata?”

“Sai fare davvero male, quando vuoi!”

“Non hai visto niente … “

“Marco, cosa vuoi dire?”

“Che siamo ancora all’interno dell’umanità; se volessi una vendetta sanguinosa le cose andrebbero assai peggio … “

“Puoi provare questa affermazione?”

Chiama un cameriere e gli da indicazioni; arriva al tavolo un signore distinto.

“Ingegnere, le porto gli omaggi del capo.”

“Grazie, Francesco, ricambi pure; ho bisogno di un listino per un oltraggio grave, che costi avrei?”

“Soluzione finale 100, viaggio in carrozzella 75, tatuaggi indelebili 50, ripassata dura 30 e ripassata ordinaria 10. Avete un’indicazione’”

“No, era solo curiosità mia. Grazie. Saluti al capo.”

“Un mafioso che parla di uccisioni, azzoppamenti, sfregi permanenti e cazzotti vari?”

“Tu quale sceglieresti, per te?”

“L’amore quanto vale?”

“Non è in listino; è dentro di noi.”

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