Chapter 4 - Arroganze e prevaricazioni 4 - B - Marco 1
Ottavia ed Evelina fanno le vendette di Marco contro i loro mariti
1 year ago
Arroganze e prevaricazioni 4 - B - Marco 1
Nicoletta è rimasta inebetita; mai avrebbe ipotizzato che addirittura potesse essere a rischio la sua personale incolumità, se non addirittura la vita; le lacrime le gonfiano il cuore e il viso; ha bisogno di piangere, di urlare il suo pentimento, di ammettere la sua stupidità; la figlia se ne rende conto e l’accompagna al bagno, per farla sfogare sulla sua spalla; Marco resta impassibile ad aspettare che tornino; fa servire e versare il vino; le due si risiedono e Nicoletta è più rilassata.
“Marco, senza acrimonia e mettendo da parte per un momento i motivi di rancore, mi ripeti a chi devo rivolgermi per il lavoro?”
“Se provvedo io stesso, mi garantisci che non urlerai di nuovo alla prevaricazione?”
“No; è evidente che, se accetto il lavoro da te divento automaticamente una tua dipendente; sarei stupida a provare rancore per uno che è naturalmente il capo … “
Lui forma un numero e mette il vivavoce; rispondono al primo squillo.
“Buonasera, ingegnere; qualche problema?”
“No, Acampora, nessun problema; lei è a casa o ancora in ufficio?”
“Sono a casa ma il mio computer è connesso all’ufficio …. “
“Ricorda il quesito che le ho posto per un lavoro e un alloggio?”
“Si, quelli per la sua compagna, la signora Nicoletta; ho trovato un escamotage per assumerla come impiegata in un ufficio; lei mi ha detto che ha fatto qualche pratica in un laboratorio artigianale, nel passato; lo stipendio non è altissimo, sui mille euro, ma è il meglio che possiamo offrire; per l’alloggio, ho individuato un monolocale nell’ultimo blocco che lei ha fatto realizzare; il prezzo è altino, rispetto al contesto, ma è il più bello realizzato.”
“Nico, un lavoro da impiegata; tu stavi con Alberto alla guida del laboratorio; dovresti essere in grado di reggere e di farti valere, se ti impegni; lo stipendio è sui mille euro, un terzo di quello che pagavi qui all’hotel ogni volta; ci devi vivere per un mese; te la senti o rinunci?”
“A questo punto, meglio questo che un calcio in bocca, forse più meritato; ma mi preoccupa il costo dell’affitto; se è troppo alto, rischio la fame … “
“Acampora, va bene così, fissi l’assunzione come impiegata e fermi il monolocale; il prezzo dell’affitto lo scarichi sul mio conto personale, come spesa di rappresentanza. Domani mattina la signora si presenta al suo ufficio e lunedì comincia a lavorare. Grazie per la solerzia e la comprensione.”
“Grazie a lei, ingegnere; felicissimo di esserle utile.”
“Quindi, la nostra separazione è fatta; tu, Laura, cosa decidi? I privilegi all’Università non si toccano; quando vieni in città, vai a stare da lei?”
“No; mamma, mi dispiace; dove tu vedi un tiranno io vedo un uomo molto generoso; ti garantisce anche l’affitto; a me assicura che completerò l’Università; ci vedremo e ci saluteremo, ma io resto a casa di Marco; ci sono troppo affezionata!”
“E’ persino giusto che non paghi anche tu errori che ho commesso io; non considerarmi ancora una parassita; come reggo fino al primo stipendio? Non ho un centesimo … ?“
Marco fa cenno all’impiegato alla reception che si precipita al tavolo; gli chiede se può versargli dei contanti da caricare poi sul conto della cena; l’altro assicura che non ci sono problemi né limiti; si fa dare millecinquecento euro e li consegna alla compagna.
“Nico, non è una buonuscita né un compenso per gli anni d’amore vissuti; è un contributo per metterti in condizione di avviare la tua nuova vita; al di là di quello che è successo, so che hai un vero pallino per gli affari e che ti farai valere in fabbrica; spero che questa situazione andrà migliorando col tempo; spero anche che troverai un compagno col quale dare vita ad una nuova famiglia … “
Lei trattiene a stento le lacrime.
“Laura aveva ragione; stasera una luce ha squarciato il buio della mia follia; non voglio piangere sugli errori e sulle perdite; voglio solo dirti che ti amavo e ti amo ancora; voglio che sappia che non bisogno di uomini che mi calpestino o mi esaltino; non ho voglia di uomini; se ne incontrerò uno sarà, dio sa quando, l’unico che ho amato dopo Alberto. Grazie per quello che fai; non te ne pentirai, stavolta … “
“Lo so, cara; lo so bene; è stata una follia ma è durata cinque anni, gli stessi della nostra felicità; non riesco a mandare giù il rospo; non sono più innamorato di te, anzi sono innamorato come sempre di due donne; ora l’altra è più vicina a me; finché lei ci sarà, ti sarò amico come sono sempre stato, anche quando filavi con Alberto e piangevo in disparte ma non mollavo la nostra amicizia.”
“Due donne amate insieme? Quindi, quella che ha preso il mio posto nel tuo cuore, può essere solo Laura; figlia mia, è così?”
“Si mamma; te l’avevo confidato; è stato Marco a sverginarmi e voglio essere la sua donna, spero con esiti più felici del tuo.“
“Adesso lascia che vada a piangere da sola; questo è il vero terremoto che rade al suolo tutta la mia vita; cominciate a mangiare; io non so se riesco, a questo punto.”
Non riescono a gustarsi la delicata cena, con a tavola Nicoletta che per tutta la sera piange i suoi errori, le perdite e la rinuncia anche alla figlia che ora è altro da lei; nessuno dei due è in grado di sollevarle lo spirito di niente e devono accettare il tormento di una festa trasformata in funerale; il peggio viene quando Laura si mette alla guida dell’auto che sua madre ha sempre considerato un suo patrimonio e deve viaggiare con lei a fianco mentre ripensa ai momenti e versa nuove lacrime.
In casa, dopo una breve esitazione, Nicoletta si dirige alla camera degli ospiti e i due prendono possesso della camera da letto; fanno l’amore, a lungo; ma c’è tristezza, anche in loro, di fronte allo sfacelo di una vita brillante e gioiosa, nonostante gli errori, ed esposta ora ai dubbi della povertà e forse della solitudine.
La mattina presto, Nicoletta è in piedi e si prepara ad uscire; Marco, che si siede a fare colazione, la invita a stare serena; andrà con lui in fabbrica; non c’è bisogno che tanto platealmente la lasci sola, sempre che lei non continui a leggere ancora i fatti con gli occhiali della ribellione al padrone; lo rassicura che la sua è solo frenesia di operatività e, se a lui sta bene, vorrebbe continuare a mantenere l’amicizia di sempre, anche prima che lei sposasse l’amico; lui le stringe le braccia con affetto.
Avvertono Laura che torneranno per pranzo e che tutto sarà come era stato sempre nei week end; andrà via lunedì e possono usare quei due giorni per riappacificarsi quanto possono; Nicoletta si sbriga assai in fretta e decide di tornare in autobus a casa, dove sa che Laura si è immersa nello studio perché ha esami impegnativi a breve; le comunica rapidamente che da lunedì sarà impiegata a tutti gli effetti e che l’indomani andranno a vedere il monolocale non lontano dalla fabbrica.
Va in cucina e, per la prima volta dopo un tempo che sente infinito, si dedica ala preparazione del pranzo per loro tre; per loro, appronta le pietanze che sa amate infinitamente dalla ‘sua famiglia’ e vi mette tutto il cuore; ogni tanto si terge una lacrima che non sa dire se di rimpianto per quel che è stato o se di gioia per una soluzione almeno accettabile; specialmente l’amicizia che Marco le conferma ad ogni piè sospinto l’aiuta a credere che i nuvoloni forse passeranno.
In un momento di stasi per tutte e due, chiede alla figlia se si sente sicura delle sue scelte; Laura è decisa nel ritenere la migliore, la scelta che ha fatto; ma non le può nascondere che certo rigore logico di Marco talvolta l’imbarazza, nel confronto con la mentalità giovane dei suoi amici, più propensi a seguire l’istinto che il buonsenso; il gap dell’età è forte ed incide molto; spera di non farsi prendere la mano.
Nicoletta non può che farle presente che ha assistito dal vivo al suo fallimento; evitasse di fare lo stesso percorso, ricordasse che con Marco il fulcro vitale della convivenza sono la sincerità e la lealtà; la figlia non riesce a rassicurarla che non cederà al fascino del piccolo inganno, specie se sarà per episodi di scarso valore; assolutamente inutile ribadirle che lealtà e sincerità valgono per le piccole e grandi cose; teme che sua figlia stia per perdersi ma non può farci niente; è il suo sangue che urla, forse.
Il fine settimana passa tra piccole incombenze, prima fra tutte la presa di possesso, da parte di Nicoletta, del monolocale che le appare gradevole e idoneo; subito dopo il pranzo della domenica, lui trasporta la compagna alla nuova casa e la figlia alla stazione; per la prima volta avverte un senso di angoscia di fronte alla casa vuota; in cucina, Nicoletta ha lasciato la cena da passare al microonde, ma non ha nessuna voglia di pensare; crolla sulla poltrona.
Non riesce neppure a rilassarsi; il campanello di casa lo sveglia; va alla porta e, dallo spioncino, riconosce Ottavia, la moglie dell’avvocato; le apre in camicia e ciabatte; la accoglie con garbo e si scusa per la mise da riposo; lei è sicura e decisa, gli chiede un caffè e, mentre lo prepara, si toglie la giacca ed esibisce una vaporosa camicetta che lascia trasparire un reggiseno rosa su un seno prorompente e sodo.
Mentre prendono il caffè, squilla il telefonino; è Laura che lo avverte che è arrivata e tutto procede bene; sente rumori di fondo molto vivaci, chiede dov’è; quando la ragazza, parlando quasi con difficoltà, gli dice che è al bar con gli amici, capisce di colpo l’errore che ha commesso, cedendo all’entusiasmo per una ragazzina; quasi a confermare che la distanza è emersa tutta e di colpo, lei gli ribadisce che per un giovane il sesso è cosa leggera e facile; stacca la comunicazione e si dedica ad Ottavia.
Si è distesa sulla poltrona, ha tirato su la gonna e lui riesce a penetrare con lo sguardo fino al perizoma perso nelle pieghe del sesso; gli chiede se era la ragazzina di cui è innamorato; lui ribatte che è la figlia della ex compagna a cui è legato da antico affetto e che sta dimostrando assai meno amore di quanto sempre dichiarato; cominciano a beccarsi sul gap generazionale e sull’enormità dei quasi venticinque anni di differenza; non può che ammettere.
“Tu hai bisogno di una donna in grado di apprezzare valori come lealtà amicizia e passione … “
“Ma sai esattamente che cosa ha combinato sua madre … “
“Una rondine non fa primavera; se non cerchi l’amore eterno, hai molte frecce al tuo arco; sei assai appetibile per tantissime e mi piaci immensamente, ma non vivrei una vita matrimoniale con il rigore, con il buonsenso, con la logica indefettibile che usi normalmente; ti chiederei passione, trasporto, amore durante le ore trascorse insieme; poi amicizia, rispetto e correttezza.”
“Sei venuta per proporti per una sessione di grande amore?”
“Cosa te lo fa pensare?”
“Il bellissimo reggiseno che sottolinea un seno meraviglioso, una linea di gambe e di fianchi perfetta; un perizoma che è un invito a fare l’amore; se sei venuta a conoscere il vostro avversario, sei bene attrezzata per concupire, oltre che per conoscere.”
“E se anche fosse? Ti turba l’idea di armonizzare la logica ineccepibile con l’entusiasmo di una passione momentanea?”
“No; basta la chiarezza e tutto si fa possibile.”
“Mi manca la chiarezza?”
“No, hai quella ed anche il fascino; so che faremo l’amore, anche perché il momento è quello giusto; parliamo della vertenza prima o dopo?”
“Non c’è da parlare; ti porteranno le azioni e l’impresa in Abruzzo sarà tua; firmerai la liberatoria e non avranno paura di finire in galera; si stanno già separando e pagano in famiglia. Che c’è da valutare ancora?”
“Quanta chimica c’è tra noi, quanto amore sei disposta a dare e a ricevere, chi fa il primo gesto.”
Lei si alza, lo solleva in piedi, gli slaccia la camicia fino a scoprire il torso, lo avviluppa in un bacio sensualissimo, gli fa ruotare in bocca la lingua in tutte le direzioni e intanto gli passa le mani a palma larga su tutta la pelle finché artiglia i capezzoli e li stritola fra le dita; lui risponde sfilandole la camicetta e il reggiseno, si fionda sul seno e succhia avidamente i capezzoli grossi e duri di eccitazione; con l’altra mano le solleva la gonna e infila un dito in figa.
Mentre lui la masturba saporitamente, lei ha già aperto il pantalone ed ha tirato fuori il cazzo che si ferma ad ammirare quasi sorpresa; ‘Uhmm’ borbotta davanti allo spettacolo; si abbassa a terra e lecca la cappella; Marco vuole che la scopata sia degna della persona; la tira su e la guida dolcemente alla camera; la spinge a sedere sul bordo del letto, sfila insieme pantaloni e slip e le offre la mazza davanti agli occhi.
Lei cambia decisione e comincia a leccare dai testicoli, strappandogli gemiti di piacere; si dedica poi alla mazza e la percorre con la lingua in lungo e in largo, mentre con una mano la masturba per tenerla ritta e in tiro; appoggia la punta alle labbra e comincia a succhiarla dentro; si sente che ha familiarità con una mazza notevole, ma il maggiore spessore la induce a soste, movimenti e sforzi diversi dal solito; lui allunga una mano fra le cosce e le titilla il clitoride.
Gli orgasmi di lei sono continui e sempre più forti, sempre più densi e liquidi; arriva persino a squirtare; la fa spostare sul letto, le monta sopra a sessantanove e succhia anche lui clitoride e culo; si rovesciano finché lui, finito sotto, ha davanti il culo maestoso, con l’ano grinzoso e provato; lei affonda in gola il cazzo; blocca con le cosce il movimento in figa; poi si ferma, allenta la presa e lascia succhiare lui; vanno avanti a lungo; lei sborra in continuazione; lui regge il ritmo e non raggiunge l’orgasmo.
“Non so se sei d’amianto; adesso ti voglio dentro e gradirei che sborrassi; poi possiamo continuare all’infinito!”
Le sale addosso, si sistema con le ginocchia fra le sue, divarica le gambe e le solleva; entra di colpo nella figa spalancata e lei urla di piacere; si ferma e lascia che sia lei a succhiarlo dentro; ‘scopami maledetto’ gli urla e lui la cavalca a lungo con determinazione, potenza e dolcezza; lei sente di toccare i vertici di tutti i paradisi del godimento; quando avverte che non ha più niente da dare ed ha bisogno di sosta, stringe le cosce e lo cattura.
“Non so che diavolerie combini per resistere così; voglio la tua sborra dentro, te lo ripeto.”
“Non preferiresti che ti montassi a pecorina o che ti inculassi, per esempio?”
“Se questa è un’occasione unica e irripetibile, percorri tutti i sentieri del sesso e sborra quando vuoi, una sola volta; se questo è un momento divino che mi consentirai di ripetere ancora, allora scopami in figa come stai facendo e come sei grande a fare; le altre volte mi percorrerai tutto il corpo, dal culo alle tette alla bocca; ma mi farai godere, come minimo quanto in questo momento; sei un amante straordinario e ancora non capisco quella stupida … “
“Amore, posso chiamarti amore e sentirmi innamorato in questi momenti? … Amore, io ci sarò quando ne avrai bisogno; ti darò sempre questo amore; è quello che ti fa sembrare diversi meccanismi che sono unici e uguali a se stessi.”
“Amore mio, e te lo impongo, non devo consentirtelo; sarebbe vero se dietro un cazzo non ci fosse un uomo, e che uomo; dammi l’amore che senti; solo nelle ore in cui saremo fusi nel corpo mi dovrai chiamare solo amore e mi dovrai amare; io farò altrettanto; non voglio un amante a scadenze fisse; ma, nei momenti che ti cercherò, perché avrò bisogno del tuo amore, mi basterà sapere che ci sarai; adesso amami con tutto te stesso, cuore, cervello e corpo.”
Passano alcune ore a scopare come se fosse la prima volta per tutti e due; Marco dimentica Nicoletta, le corna, le lotte; dimentica anche Laura e la disillusione per l’evidente tradimento di anni di coccole e di amoreggiamenti; dimentica persino che tutto deriva dall’errore commesso sottovalutando il gap della differenza eccessiva di età; capisce che la sua strada è un’altra e si abbandona alla lussuria con Ottavia come a un’ancora di salvezza.
Quando si rivestono, perché lei deve tornare a casa, finalmente si siedono a parlare del tema che aveva spinto Ottavia, la trattativa con gli ex amanti della sua compagna; lei non ha funzioni ufficiali, ma, conoscendolo di fama, ha voluto mettere le carte in tavola per capire a cosa mirasse la sua richiesta; lo avverte anche che la storia ha scombussolato alcune famiglie; lei ha diviso lo studio da quello del marito per non farsi travolgere dallo scandalo; ma non l’ha cacciato.
Come ha dimostrato proprio in quell’occasione, si è ripresa invece la sua libertà e la sua vita; Evelina, la moglie di Luigi che con lui gestisce una fabbrica, l’ha presa peggio di tutte; vuole chiedere la separazione legale e uscire dall’attività, a costo di tornare a fare l’operaia; è quella che conosce meglio il progetto abruzzese, ha preparato un nutrito dossier ma gli altri, arroganti e ottusi, non l’hanno degnata.
Marco la ferma; all’incontro, quei signori gli cederanno le azioni che possiedono, un quarto per ciascuno, e lui diventerà unico proprietario; se, come Ottavia dice, Evelina ha un progetto che merita attenzione lui è disposto ad esaminarlo e, se va bene, affidare a lei il compito di Amministrazione, altro che tornare operaia; è in grado di farglielo sapere? E’ ovvio che nessuno deve sapere niente prima che la transazione sia conclusa felicemente; la donna si limita a fare un numero e mette il vivavoce.
“Ciao, Evelina, sono Ottavia … sono a casa di Marco; mi ha appena fatto fare l’amore da dio; gli ho parlato del tuo progetto; è fortemente interessato e vuole parlartene; te lo passo.”
“Ciao Evelina, io della transazione so solo che fra qualche giorno entrerò in possesso di un’azienda importante in una regione nuova … “
“Io ne conosco tutti i particolari e sono certa di poterla portare ad essere leader in Europa nel settore; ha già una promessa di contributo e contratti che aspettano la firma … “
“Se divento proprietario, tu accetti di trasferirti e amministrare per conto mio?”
“Non vuoi prima esaminare i miei castelli in aria?”
“Te lo avrei chiesto dopo; immagino che accetteresti; allora domani, all’intervallo del pranzo, vieni da me con le carte; poi aspetteremo che tutto venga ratificato dal notaio e, a quel punto, ti nomino Amministratore e realizziamo la tua utopia.”
“Ottavia, lo sai che sto per piangere?”
“Fallo domani, davanti a lui poi fatti asciugare le lacrime coi baci e fatti portare in paradiso. Io ci sono appena andata ed era la prima volta che tradivo mio marito … “
“Anche per me sarebbe … no, sarà la prima volta.
“Ragazze, ma io conto qualcosa per voi?”
“Tutto, Marco; e non sai cosa significhi sentirsi libere e realizzate; io so che tu ed Evelina ce la farete; tu vincerai un’altra scommessa, ma lei finalmente apparirà per come è brava.”
“Ma sei bella almeno come Ottavia?”
“No, lei è più bella di me, in assoluto; io faccio bene la mia parte … “
“ … ma hai il vantaggio di essere sognatrice; mi sta bene, il mix; se tutto procede, ti prometto una visita agli impianti al momento della presa di possesso; la possiamo fare insieme … “
“E faremo insieme anche altre cose!”
“Brava Evelina; vedrai che ce la farai; auguri, amica mia!”
“Grazie, Ottavia, a domani, Marco.”
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