Cantautore

Chapter 2 - Cantautore 2

La nascita di un artista

G
geniodirazza

1 year ago

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Cantautore 2

Cominciarono mesi durissimi, per Mario, straziato da un amaro senso di colpa e dall’ira contro sua moglie che non riusciva a ridurre a buonsenso un episodio ormai lontano e che non aveva inciso sui loro rapporti; rivolse le sue premure ad un’avvocatessa che aveva conosciuto, dalla quale apprese che era stata moglie di un avvocato da cui si era separata perché adultero incallito; tra l’altro, rivelò che, all’Università, l’aveva tradita anche con Chiara, che aveva vissuto una stagione di sesso forse non conclusa.

La notizia lo sconvolse, perché molti dubbi accantonati tornavano ad affacciarsi prepotenti; ebbe la certezza dell’infedeltà di sua moglie prima e dopo il matrimonio; anche la paternità genetica di Laura entrò in discussione; dovendo sottoporsi a controlli della prostata per piccoli problemi, chiese uno screening e il risultato lo prostrò per un tempo assai lungo; i suoi spermatozoi risultavano inadatti alla fecondazione e questo metteva in forse la paternità; ma a quel punto, la figlia era sua per vita vissuta.

Incontrava Nadia, l’avvocatessa, solo una o due volte a settimana; lei viveva e lavorava nel capoluogo; lui aveva intensificato, con Sabrina, il lavoro di ricerca sulla poesia con i suoi studenti e con quelli che, pur usciti dal liceo, lo frequentavano assiduamente; Laura si lamentò più volte di sua madre che teneva ormai atteggiamenti al limite della volgarità e che spesso si portava a casa l’avvocato suo amante che non esitava a girare dappertutto in mutande, con profonda noia della ragazza.

Un pomeriggio che trascorsero nel piccolo appartamento del padre, Laura gli confidò che in un diario che portava sempre gelosamente con se raccoglieva tutte le cose che la colpivano, compresi alcuni tentativi di componimento poetico di cui un poco si vergognava ma che le sarebbe piaciuto sottoporgli per avere il giudizio di una persona di qualità e di sicura esperienza.

“Ragazza mia, ‘mio padre’ e ‘oggettività’ nella stessa frase sono un ossimoro; non puoi sperare che, con l’amore che provo per te, io possa essere obiettivo nel giudizio. Sono felice e ansioso di leggere cose tue, ma non aspettarti un giudizio sereno; ti voglio troppo bene per sperarlo!”

“Io so che sei capace di essere spietato e obiettivo anche con tua figlia; se però tu non te la senti, a chi posso fare leggere i miei scritti per avere un parere?”

“Bada che Sabrina è una persona meravigliosa con cui ho una grande sintonia; lascia stare le stupidaggini che sono state dette su un incontro di amore adolescenziale, in macchina; nacque dall’empito per una meravigliosa serata di poesia; lei potrebbe leggere lucidamente; se neppure lei ti convince, ci sono giovani poeti e cantautori che possono benissimo fare questa cosa … “

“Papà, sai perfettamente che adoro Ogrò e la sua scrittura; conosco a memoria tutti i suoi testi; mi fanno impazzire; puoi fare leggere i miei tentativi ad Ogrò?”

“Se lo conoscessi, forse glielo chiederei; conosco Mario Rossi, mio ex studente, bravissimo poeta e che, per quel che ne so, si accompagna con la musica o almeno con la chitarra; se ci tieni, ti faccio parlare con lui.”

“Se ci tengo!?!? Tu hai voglia di scherzare. Te lo chiedo per favore; fai leggere i miei testi a questo tuo pupillo?”

“Stammi a sentire; c’è un localino assai simpatico, molto semplice, non di lusso come quelli che ama tua madre; si chiama ‘la taverna dei poeti’ perché giovani poeti e cantautori improvvisano serate di musica e di poesia; io ci vado spesso e mi aggrego, con Sabrina ti dico subito ad evitare equivoci; se vuoi, chiedi a tua madre di farti restare stanotte; andiamo a mangiare qualcosa alla taverna e aspettiamo a vedere chi viene; sceglierai a tua fiducia chi leggerà i tuoi scritti segreti.”

“Niente segreti; appena avrò avuto un parere esterno, leggerai tutto, anche l’intimo che nessuno conosce; siamo d’accordo?”

“Telefona a tua madre; tra poco si va, perché si cena presto, poi si guarda lo spettacolo.”

“Ciao, mamma; posso restare stanotte da papà? Vorremmo cenare insieme … Aspetta che chiedo ...Papà, mamma chiede se può cenare con noi … “

“Di’ a tua madre che non ho mai cacciato nessuno; mi fa piacere cenare con voi.”

“Okay, mamma; noi ci avviamo; sai dov’è? ... Bene, raggiungici.”

La taverna era quasi vuota, in prima serata; in un angolo, alcuni ragazzi accordavano le chitarre; salutarono affettuosamente il prof e guardarono con curioso interesse la ragazza che uno di loro conosceva come sua figlia.

“Laura, ti andrebbe una carbonara? La fanno stupendamente!”

“Va benissimo, per me; prendiamo un po’ di vino?”

“Anche gli alcoolici? Questo è traviamento di minori … “

“Senti, vecchio bacucco; in discoteca bevo anche qualche superalcolico …”

“Qualche?!?!”

“Smettila, papà; lo so che ti fidi e sai che puoi fidarti; ordina il vino e non rompere; questo è il mio diario … !

“E quello è il mio pupillo. Carlo, vieni un momento?”

“Ciao, prof; tu sei sua figlia?”

“Si, Laura; tu sei il cantautore di cui papà si fida?”

“Te l’ha detto lui? E’ vero, canto le mie poesie.”

“Io ho scritto alcune cose; volevo un giudizio tecnico dal tuo prof, ma lui teme che mio padre non sarebbe obiettivo … “

“Quindi passa a me la patata bollente di stroncarti … “

“Proprio così … “

“Dammi il quaderno e ordina la cena; prima che abbia finito di mangiare, prometto di darti una risposta.”

“Grazie, sei gentilissimo … “

“Sono solo il pupillo di tuo padre; l’hai detto tu … “

“Ma io sono innamorata di mio padre … “

“Perfetto; se saremo concordi, ti innamorerai anche del tuo fratellone putativo. Buon appetito.”

“Grazie, dolcissimo fratellone!”

Prima che avessero il tempo di ordinare, entrò Chiara, meravigliosa come sempre, leggermente stonata in quell’ambiente boheme; salutò il marito, baciò la figlia e si sedette compunta; chiese cosa mangiassero e rifiutò la carbonara per una insalata di stagione; mentre consumavano quanto richiesto, Laura fu attirata dal movimento dei ragazzi sul palco che si accordarono per cominciare a suonare; dopo poco si levarono note da lei immediatamente riconosciute.

“Papà, senti, questa è una canzone di Ogrò … “

“Devo desumere che ti piace … “

“A te no?”

“Certo, tutto quello che scrive Carlo mi piace a prescindere .. “

“Che stai dicendo? Carlo ed Ogrò sarebbero la stessa persona?”

“No; Ogrò è il titolo di un film che parla di un rivoluzionario spagnolo, non proprio raccomandabile; Carlo l’ha scelto come pseudonimo; non so se siano identici, ma spero che il mio ragazzo sia più ragionevole e dotato di buonsenso; ha pubblicato da poco un volume dei testi con un disco annesso; so che sta andando bene … “

“Bene!?!?! Papà, la smetti di farmi sorprese? E’ in testa a tutte le classifiche; Ogrò legge i miei scritti e tu mi prendi in giro?”

“No, amore mio; si tratta di subreptio, secondo il diritto canonico; non ti ho detto tutta la verità per lasciarti il piacere di scoprirla per conto tuo; Carlo leggerà i tuoi scritti, ti farà sapere e, dopo, li leggerò con più gusto anche io.”

Intanto avevano cambiato motivo e Laura era interdetta.

“Piccola, che ti succede? Non la conosci, questa? Meraviglia!!! C’è un brano di Ogrò che Laura non conosce … “

“Papà, tu sei pazzo e i tuoi alunni sono da manicomio; questo è un testo mio e lui lo sta cantando … Ti rendi conto cosa significa?”

“Significa che ha letto, che ha apprezzato e, col talento che ha, ci ha messo della musica intorno; lasciami ascoltare; se è piaciuta a lui, ho il dovere di apprezzarla … “

Laura era scattata come una pantera verso il palco; montò su e abbracciò il ragazzo che la guardava con occhi languidi mentre proseguiva nell’esecuzione; la tirò per un braccio vicino a se e la invitò a cantare insieme; lei colse il motivo e, ricordando a memoria il testo, cantò con lui; quando si spense l’ultima nota, i due si stavano abbracciando fra i complimenti degli altri giovani evidentemente contenti di quel che avevano suonato.

Rimasto solo a tavola con sua moglie, Mario volle fare chiarezza.

“Chiara, dobbiamo parlare a quattro occhi di qualcosa che sarebbe incauto portare in aula, con avvocati e giudici presenti.”

“No; non dovremmo nemmeno incontrarci e cenare insieme; quel che vuoi dirmi, deve passare per il mio avvocato!”

Non le rispose e le passò un documento che lei lesse.

“Oh, dio; che significa ‘sterile’?”

“Significa che ho una debolezza congenita che mi impedisce di riprodurre … “

“Che comporta questo?”

“Ci sei o ci fai? Questo documento dice che Laura non è mia figlia; testimonianze di compagni di studio dicono che al tempo dell’università eri l’amante del tuo avvocato, all’epoca promesso sposo di quella che sarebbe diventata sua moglie; accertamenti ulteriori dicono che la vostra relazione continua e che oggi disturba persino tua figlia. E’ lui il padre genetico?”

“Non è un problema che ti riguarda ... “

“Chiara, per favore, abbassa la cresta; con questa rivelazione, posso denunciarti per frode continuata; per sedici anni ho mantenuto come mia una tua figlia nata fuori del matrimonio. Se vuoi la guerra, hai già perso.”

Lei si allontanò a cresta ritta, ma solo per salvare la faccia; doveva telefonare ad Antonio prima di dare risposte; Laura era tornata da suo padre felice come una pasqua e non smetteva di abbracciarlo e di sbaciucchiarlo.

“Papà, mamma dov’è finita?”

“Sta telefonando al suo avvocato … “

“E’ successo qualcosa che devo sapere?”

“Qualcosa è successo ma forse dovrei tacertelo … “

“Senti, adesso più che mai ho bisogno di un riferimento vero e forte; anche se fosse qualcosa che mi potrebbe fare male, ti prego di usare quella lealtà che chiami sempre a fondamento dei rapporti … “

“Permettimi una piccola premessa; tu stai leggendo Fedro, conosci la favola del cane e dell’agnello?”

“Stai per dirmi che sei mio padre anche se mia madre mi ha concepito con un altro?”

“Si; sei veloce di intuizione! Ricordi le analisi per la prostata? Ho saputo che sono sterile dalla nascita; non posso averti concepito io; ho saputo che tua madre aveva sin dall’università un amante che ha mantenuto fino ad oggi. Voglio e devo dirti che mi sento ancora più tuo padre, ora che so di non poter avere figli miei; conta poco di chi fosse lo spermatozoo che ha vinto la corsa; ti ho sentito mia dal primo vagito e mi fermo a quello; il pregresso riguarda la mancanza di coscienza di tua madre … ”

“Ho letto Fedro; come al solito, usi la letteratura per insegnare la vita; io so, perché me ne hanno parlato, che mi hai cambiato i pannolini, preparato le pappe e cullata quando piangevo; so che mia madre si nascondeva dietro il suo impegnativo lavoro per non badare a me e alla casa; io so, perché c’ero, che aspettavo al cancello della scuola che mi venissi a prendere per fare i compiti insieme; so che mi hai seguito e protetto come un angelo custode per tutti questi anni.

So che sei mio padre, perché con te sto esaminando la scelta per l’università; so che amo la poesia perché tu ce la fai amare; so che scuoti il mondo perché io sia felice come stasera; tu sei mio padre, ad onta di qualunque evidenza scientifica; non ti azzardare a pensare di passare l’affidamento ad altri; se mia madre vuole farsi sbattere, perdonami papà ma a questo punto il bon ton mi offenderebbe, lo faccia lontano da me; io vengo a vivere con te, se mi accetti.”

“Non esasperare lo scontro; sta parlando con il suo avvocato che oltretutto è ben altro che quello; lascia che torni e comunichi le sue scelte; già manca di autostima; se la offendi, la distruggi.”

Chiara aveva chiuso la telefonata.

“Mario, ho parlato col mio avvocato; dice che è opportuno che io ritiri la richiesta di assegno per la figlia; in mancanza di questo, possiamo ritirare l’istanza e scegliere la separazione consensuale davanti a un giudice di pace, se vogliamo … “

“Che ti ha detto per vostra figlia?”

“Rifiuta ogni responsabilità; dice che potevo anche avere altri amanti e averla concepita con un altro … non sono riuscita a controbattere niente … sono stata più vigliacca di quel verme … per favore, non farmi altro male; sono al limite … “

“Chiara, nessun male; non ho voluto scatenare lo scandalo; cerca di capire che mi ha ucciso sapere che non sono in grado di concepire un figlio mio; per fortuna, l’amore di Laura mi riempie da sempre il cuore; ma devo attaccarmi a questo, se non voglio crollare perché impotente.”

“Non sei impotente; la sterilità è un’altra cosa; se consideri lo schifo di un vigliacco stallone che si nasconde dietro la viltà per nascondere la sua miseria, tu diventi ancora più immenso, più padre, più uomo vero; sono io che devo fare i conti con la mia incapacità di vedere le cose nella giusta luce.“

“Papà, mamma, smettetela di stracciarvi i panni; io stasera sono qui per provare la mia autostima; tu, mamma, non puoi demolirmi con i tuoi dubbi; e tu, papà, non azzardarti ancora una volta a dire che non hai figli; io sono tua figlia, anche per compromessi, ma tua figlia; la libreria è vostra figlia, la più delicata e difficile; l’avete costruita col sangue e l’avete allevata coi sacrifici e con l’amore; perché non la prendete a paradigma?”

“Perché la mia stupidità ha ucciso anche quella; la sto buttando via con l’acqua sporca, anzi con l’acqua che io ho sporcato e che non si recupera più … “

“Chiara, ma che dici? Che farai, se chiudi la libreria? Come vivrai?”

“Il mio ineffabile avvocato mi ha suggerito di chiedere lavoro a un istituto privato … “

“Tu devi essere pazza … Sai quali trattamenti schiavistici si praticano in quegli istituti, dove ti pagano una miseria per un lavoro massacrante? Sai che quel lavoro è male considerato ai fini dell’assegnazione di cattedre nelle scuole pubbliche? Se cominci adesso, con più di quindici anni di ritardo, non sarai mai stabilizzata.”

“Che posso fare in alternativa?”

“Continui con la libreria, ti inventi altre situazioni; è un pilastro della cultura cittadina, ormai; non puoi buttarla con l’acqua sporca … “

“Vedi, Mario, il problema è in questo; cosa mi sono mai inventata io? Fai finta di ignorare che c’eri tu, dietro ai progetti? E’ stato questo che mi ha fatto male, da sempre; all’apparenza ero io la padrona di casa, quella che reggeva tutto; per gli altri era automatico attribuirmi tutti i meriti, anche l’esibizionismo della bella signora che organizza; ma io sapevo che, senza di te, la recita si smontava; è stato per questo che ho cominciato ad odiarti.

Più ti amavo, più mi faceva rabbia la tua bravura, ti odiavo e ti umiliavo; anche la serata terribile del concepimento di Laura è nata così; ho voluto essere più realista del re, più furba di te e ti ho ingannato, per quindici anni; è criminale, non devi dirmelo tu; è da ragazzina non cresciuta; un certificato medico ha scoperto il gioco; come posso rimediare a tanti errori?”

“Non buttando il bambino con l’acqua sporca; se veramente hai voglia di recuperare, comincia a riparare il riparabile … “

“Perché fai lo gnorri? Per riparare, la prima cosa sarebbe rappezzare la separazione; se non sei con me, la libreria è un peso; se sei con me, possiamo sostenerla; sai bene che non frutta moltissimo; ma per fortuna c’era il tuo stipendio che ci garantiva e c’erano gli eventi; ma, per quelli, servivi tu; la tua moglie imbecille ha preteso la separazione perché una sera hai pomiciato con un’amica in macchina, come due ragazzini; ha ignorato che ti aveva affibbiato la figlia di un altro; si può riparare questa rottura?”

“Mamma, è certo che si può riparare; se tu la smetti con le corna, puoi anche chiedere a tuo marito una separazione in casa; viviamo insieme, mettete sotto un tappeto le colpe e la vita precedente; ricominciate da soci, da amici, da collaboratori ma dormite separati e non vi portate a casa gli amanti … è così difficile accettarlo?”

“Dopo avere toccato con mano quanto poco valgono gli amanti, preferisco votarmi alla clausura, se mio marito non vuole più darmi amore … “

“Ancora usi la tua intelligenza per giocare di fino e ribaltare le colpe? Non è tuo marito a negarti amore; tu non ne hai mai provato, perché assai prima di conoscerlo avevi dato tutto all’altro che non hai mai dimenticato né cacciato benché tutti ti dicessero che era un verme indegno, a cominciare dalla ex moglie che ha avuto il coraggio di cancellarlo.”

“Hai parlato anche con Nadia?”

“Mi ha detto molte cose; ma ho parlato con molte persone; prima, non pensavo neanche per un momento di indagare nella vita di mia moglie, perché me ne fidavo ciecamente; poi tutti gli altarini sono emersi e ci ho fatto la figura dell’imbecille cornuto e contento.”

“Papà, ti prego … “

“Laura, non è un giudizio; sono fatti puri e semplici … tu sai che non ho una relazione ma una storia importante; sì, sono abbastanza leale da dirlo; se si tratta di sopravvivenza economica, posso anche pensare di essere vicino a mia figlia che amo e accettare la separazione in casa; ma devo anche mantenere l’appartamento che abito da solo, per incontrare una donna e fare l’amore; la mia ineffabile signora che cosa ha in mente per se?”

“Masturbazione fino a consumarmi; sesso solitario e saffico, se necessario; tutto tranne il sesso maschilista; solo il tuo amore potrei accettare, per riuscire finalmente a dartene anche io; è vero che avevo riversato tutto il mio amore su un caprone, negli anni universitari, prima di conoscerti; poi lui era sparito, ti avevo incontrato e mi ero votata a te anima e corpo; purtroppo, come ti ho detto, si è insinuato il tarlo della inadeguatezza e del rancore che ha ucciso ogni mia dignità; ti chiedo ancora di tornare ad apparire una coppia; aiutami a rinascere, prima che sprofondi; tieniti tutti gli amori che vuoi.

Dammi solo il tuo talento per continuare a credere di essere centrale alla vita cittadina con la nostra figlia mongoloide, la libreria; sai, è proprio come una bimba incapace di muoversi, senza di noi; se la assistiamo, se la portiamo avanti, ci da soddisfazioni; se la lasciamo sola, muore; sulla paternità di una puoi dovere ricorrere a compromessi; ma la mongoloide è mia e tua, è solo nostra; riesci a sopportare una socia imbecille, per mantenere in vita la mongoloide che ci è costata lacrime e sangue?”

“Papà, visto che anche chiamarti papà è fasullo ma mi riempie di gioia, ricostruisci una parvenza di famiglia, fallo per me; anche questa sarà fasulla ma ci farà felici, almeno a sprazzi; prometti che ci penserai prima di decidere … “

“Non devo pensarci tanto; anche sul terreno concreto, non vedo molte alternative; la libreria non può dare da vivere a due persone; abbiamo sempre fatto aggio sul mio stipendio e sugli eventi in libreria; Chiara ha ragione; la figlia mongoloide è stata da sempre il cemento per unirci e il limite della resistenza; tornerò a casa con voi da separati; mi riservo di fare l’amore se e quando ne avrò bisogno, ma nell’appartamento piccolo; se il tempo dovesse guarire le ferite, vedremo.”

Era entrata Sabrina nel locale, ma visto il fervore dei colloqui, si era tenuta distante, salutò da lontano; quando si calmarono, Mario la prese in disparte e uscirono lasciando madre e figlia a godersi l’esibizione dei cantautori; con poche battute, comunicò all’amica innamorata tutto quel che era emerso dal colloquio con sua moglie.

“Perbacco, la signora che ti riempie di corna ti ha cacciato per una pomiciatina con me; avrei voglia di ricambiarla … “

“Tuo marito e i tuoi figli che c’entrano?”

“I miei figli sono perfetti per la loro generazione; il primo mi ha detto che sono stata stupida a farlo in macchina; se ti amo, e lui sa che io ti amo davvero, dovrei inventarmi i modi per dimostrartelo; il piccolo addirittura dice che, nel caso di una copula, una lavata un’asciugata e non è stata neanche usata; dice che faccio più corna amandoti castamente che copulando come dio comanda.

A mio marito ho spiegato per filo e per segno che avevamo realizzato un’entusiasmante serata di poesia, che stavi riaccompagnandomi a casa e che, sull’onda dell’euforia, ci siamo fermati al belvedere dove è successo qualcosa; ha preteso che gli raccontassi i particolari; forse qualche problema di identità sessuale ce l’ha, ma lo nasconde bene … “

“Quindi gli hai detto che ti ho baciato?”

“Amore, guarda che ricordi male; sono stata io a ficcarti in gola la lingua sbavando dalla voglia; fosse stato per te, sarei tornata a casa a bocca asciutta.”

“Io forse ricordo male, ma l’odore del tuo seno, quello che mi è arrivato dalla scollatura del vestito quando mi sono chinato su di te è ancora fisso nella memoria; posso garantire che sapevi di casa, di letto, di neonato, di sesso, di amore … “

“La smetti di eccitarmi? Dimentichi la mano che ravanava sul tuo pene da sopra l’armatura del vestito? O ricordi di più le tue dita che sfioravano il perizoma e mi afferravano il clitoride? Giuro che ho visto gli angeli con arpe e chiarine, quando mi hai fatto scoppiare l’orgasmo.”

“Capisci che è la prima volta che parliamo ricordando?”

“Perché tu non ci sei accanto a me, quando mi consumo la vagina masturbandomi; ogni gesto, ogni emozione di quella sera è dentro di me; quando sono da sola, rifaccio mille volte lo stesso percorso e godo come una scimmia.”

“Perché non ci abbiamo più provato?”

“La storia di tua moglie dimostra che siamo due imbecilli cornuti che si fanno scrupoli con chi non ne ha … “

“E se rubassimo qui pochi minuti per rinnovare quelle emozioni meravigliose?”

“Lo sai che si chiama sveltina? Io sono qui; ma stavolta, come da adolescenti, spetta a te svezzarmi all’amore in un androne … “

“’I ragazzi che si amano si baciano in piedi’; immagino che non devo recitarti io la poesia di Prévert; è possibile che dobbiamo incontrarci sul filo della poesia, sempre?”

“Ragazzo che vuole baciarmi, io sto aspettando … “

Il bacio che si scambiarono era da adolescenti eccitati; le mani correvano sulle natiche, sui seni, fra le cosce; le bocche salivavano a fiotti e i due si mangiavano le labbra famelici; Mario aveva già scoperto il seno matronale di lei e stava succhiando i capezzoli con una voglia provata solo anni prima; lei gemeva roteando gli occhi al cielo, mentre la vagina lasciava scorrere fiumi di orgasmo; lui aveva infilato una mano sotto il vestito e teneva stretta una natica fino a farla dolere; lei ricambiò afferrando il sesso.

Non smettevano di baciarsi, di leccarsi, di succhiarsi, di mordere il viso, le orecchie, la bocca; scoprivano il corpo dell’altro con un’ansia che solo da adolescenti si può provare perché il corpo amato è un mondo da scoprire; Mario portò alla bocca le dita umide degli orgasmi di lei, che si precipitò a catturare la lingua per riprendersi il suo sapore dalla bocca di lui; intanto, smanettava sul pantalone per arrivare a sentire in mano il sesso vibrante; la spinse nel portone e si appoggiarono a una parete.

Lei aveva tirato fuori il pene e lo manipolava nervosamente e scoordinatamente; lui stava ravanando sotto la falda fra le cosce che percorse con voglia libidinosa; raggiunse il perizoma, lo spostò e infilò due dita in vagina; massacrò il clitoride e la fece esplodere, soffocando nella bocca il grido di piacere; lei sembrava quasi svenire di lussuria; quando sentì che lui stava guidando il sesso alla vulva, sollevandole una gamba appoggiata al suo braccio, lo avvertì che non era protetta.

“Come preferisci che faccia?”

“Non ho mai bevuto lo sperma; se vuoi, mi faccio sverginare da te, qui stasera; se preferisci sacrifico il lato B, da dietro, a pecorina; l’ho già fatto, ma il tuo randello è particolarmente grosso e distruttivo … “

“Non siamo in condizione di praticare correttamente un coito anale; meglio prendermi la verginità orale .. “

“Mi possiedi in vagina fino al limite e scarichi l’orgasmo in bocca? Lo voglio … con tutta me stessa.”

Si montarono così, in piedi, con una gamba sollevata; poi lei lo bloccò, si sfilò, si girò e lo invitò a prenderla da dietro; con le mani alla parete, assunse una postura più adatta; lui la penetrò in vagina e sbatté più volte il ventre contro il sedere ampio e carnoso; il rumore dei corpi che si scontravano li eccitava da morire; lei raggiunse un orgasmo squassante e, soffocando l’urlo, glielo sussurrò; lui l’avvertì che stava per concludere; lei si girò di colpo, si abbassò e prese in bocca il fallo umido e fremente.

Lui esplose in un orgasmo violento; lei tenne ferma con forza la cappella contro l’ugola e accompagnò gli spruzzi con altrettanti orgasmi vaginali; erano sfiancati, rischiavano quasi di cadere ma si sostennero a vicenda; Mario l’abbracciò con tenerezza e schiacciò il corpo col suo; lei si sentì fusa in un solo amore; sparse mille dolci piccoli baci su tutto il volto, quasi a sentirlo più suo; dovevano rientrare e si fecero forza; avvertì che rientrava per prima, andava in bagno per rinfrescarsi un po’; lui dalla figlia.

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