Cantautore

Chapter 7 - Cantautore 7

La logica conclusione con la prevedibile concilizione degli opposti

G
geniodirazza

1 year ago

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Cantautore 7

Non era insolito, per Mario, ricevere notizie strane ed impreviste dai pupilli; Laura sicuramente aveva ereditato dalla madre la tendenza a fare senza riflettere la prima cosa che la intrigasse, in maniere e forme ben diverse dagli azzardi a cui lo aveva spesso costretto Chiara, ma anche con la stessa convinzione e imperatività; Carlo, da quando convivevano, si lanciava spesso e volentieri, come d’altronde avevo fatto lui con sua moglie, in avventure eccitanti.

Da quando erano partiti per quello strano giro per gli alberghi della riviera, più volte avevano accennato a situazioni particolari, ma si erano rivelati successi notevoli di cui rendevano conto in lunghissime telefonate; le ultime pressioni che avevano fatto, perché lui e Sabrina andassero al più presto nell’albergo dove avevano fatto base per stare un poco di tempo insieme, destarono una grande curiosità; avevano accettato di essere lì per il sabato, quando avevano la loro performance.

Ma le pressioni di Laura perché anticipassero al massimo l’arrivo li incuriosivano non poco; ne parlarono, lui e Sabrina e convennero che, se era comodo andare per presentare il volume, non era da buttare l’idea di allungare la vacanza e andare qualche giorno prima; considerato che li avevano avvertiti che era disponibile una camera per loro, Sabrina decise di verificare se fosse possibile prenotare per più giorni eventualmente a loro spese.

Dopo una convulsa serie di telefonate, appurò che avevano a disposizione addirittura una suite, se avessero voluto anche a tempo indeterminato, e che erano ospiti della proprietà per ogni esigenza; era perplesso; lo lusingava l’idea che il successo del libro spalancasse porte, ma non voleva che ci fosse dietro una solenne truffa; la compagna scherzosamente condannò la sua sfiducia nel prossimo, comunicò alla scuola la loro assenza e preparò le valigie; due ore dopo scendevano all’hotel.

L’accoglienza fu gradevole; chiamarono il proprietario che si precipitò ad accoglierci; Francesco era la persona che aveva organizzato il tour dei ragazzi e la sua conferenza; gli risultò simpatico e interessante; fece portare i bagagli in camera e li invitò a sedere a un tavolo con una bibita in attesa degli amici; fece una telefonata e si accomodarono ad un tavolo in ombra, vista la giornata particolarmente calda.

Il viavai era intenso, e solo di gente in costumi alquanto osé ed eleganti, visto che il retro dell’hotel dava direttamente sulla spiaggia; Sabrina sussurrò che avrebbe dovuto aggiornare il suo costume, ormai obsoleto per i tempi; la prese in giro garbatamente; vedeva il proprietario dialogare con varie signore che accennavano a lui; immaginò che fossero lettrici desiderose di conoscerlo; ma era ansioso di incontrare Laura e Carlo.

Avevano gli occhi fissi all’ingresso e non si accorsero che erano entrati dalla spiaggia; guardò con amore e con gioia Laura, davvero bellissima nel costume brasiliano che lasciava assai poco all’immaginazione; Carlo faceva benissimo la sua parte di compagno di una venere; poi il cuore gli si fermò e rimase inebetito; la donna bellissima, scultorea, giunonica, che dava la mano a sua figlia e teneva in braccio un bambino, era lei, Chiara, sei anni dopo e bella come sempre.

Scattarono in piedi simultaneamente, lui e Sabrina, e si lanciarono letteralmente verso di loro; il viso preoccupato di lei si aprì in un sorriso che, come sempre, illuminava tutto il corpo; istintivamente la strinse senza una parola; Sabrina quasi gliela strappò dalle mani per abbracciarla e baciarsi sulle guance; due lacrime scesero dagli occhi occhi dell’ex moglie, ma di gioia.

“Vi è piaciuta la sorpresa?”

Diede un buffetto amorevole a sua figlia, ed agitò il dito a rimprovero; ma c’era felicità in tutti; Chiara gli spiegò che Francesco era suo marito e che il piccolo era il loro bambino, ‘il mio fratellino’ ci tenne a precisare Laura; Sabrina e la sua ex si erano già lanciate a raccontare e spiegare; i ragazzi lo accompagnarono al tavolo ansiosi di raccontargli per filo e per segno il successo delle loro performance; Laura gli anticipò che Chiara doveva parlargli di lavoro; la guardò sorpreso.

“Non fare quella faccia; è una donna diversa, assai migliore di quel che ricordi … bada che è ancora innamorata di te e suo marito lo sa; non fare casini e pensa a Sabrina; la nuova Chiara deve interessarti solo come collaboratrice … “

L’arrivo di Francesco venne a sciogliere i dubbi; accennò brevemente al progetto di sua moglie, sua ex, di fondare in albergo un’associazione come quella a cui avevano dato vita loro; aggiunse che alla reception stavano aspettando alcune insegnanti ed una preside, sue ammiratrici, che volevano organizzarsi per dare vita al progetto; cercò con lo sguardo Sabrina per metterla a parte della cosa; gli fece cenno con la testa che sapeva e che era d’accordo; Laura si congratulò per l’intesa.

Di fatto, la compagna e l’ex moglie avevano deciso di spendere le poche ore prima del pranzo per fare shopping; Sabrina voleva un costume, dei sandali ed altri accessori per il mare, Chiara e Laura l’avrebbero accompagnata; Francesco suggerì alla moglie che i conti li mandassero all’albergo; Carlo lo avvertì che andava con lui a parlare con le signore; fu scelto il locale destinato ad auditorium, per non occupare i tavoli da preparare per il pranzo.

Dopo le presentazioni e gli smaccati complimenti, venne fuori che in settimana si poteva incontrarsi per gettare le basi dell’iniziativa; davvero c’era molta energia tra le volontarie che erano lì e che garantivano anche per altri che sarebbero stati presenti all’incontro; una ragazza che era con loro chiese a Carlo se era Ogrò; avutane conferma, chiese se voleva leggere alcune sue cose; un’insegnante disse che aveva alcune cartelle interessanti e che poteva, col tam tam di internet, convocarne altri.

Gli bastò consultarsi con Carlo con lo sguardo per decidere; dall’indomani mattina, dalle dieci a mezzogiorno, Sabrina e Carlo avrebbero incontrato i giovani e valutato con loro i lavori prodotti; si potevano far intervenire i musicisti, nel caso che qualcuno si volesse cimentare nella recita con accompagnamento; sarebbe stata la base per il progetto generale; Francesco, che non perdeva occasione, chiese se fosse possibile organizzare nei giorni successivi una serata, in hotel o sulla spiaggia, coi ragazzi scelti.

“Non perdi tempo, tu; in due giorni che siamo qua sei diventato un vulcano di proposte; per caso vuoi fare anche l’editore?”

“Carlo, quest’idea in testa a Chiara l’hai messa tu; ha deciso che il suo ruolo è di imprenditrice e vuole curare lei questa cosa; io la seguo anche all’inferno e le procuro il necessario per il viaggio; se voi decidete di essere con noi, lo sai che siete i benvenuti.”

“Aspettate un momento, voi! Mi state dicendo che la mia ex moglie capricciosa e avventata è diventata imprenditrice e tu vorresti farle prendere il posto di Alessio? Sarebbe sleale!”

“Mario, calmati; primo, la tua ex moglie ha confessato di avere fatto molti errori; da quando è diventata mia moglie, amministra l’attività con successo e mi è di grande aiuto; è ancora innamorata di una bambina mongoloide e vorrebbe farla rinascere qui con il vostro supporto, senza pestare calli; forse non ti rendi conto che il supporto ce lo stai già offrendo … “

“Caro Francesco, non intendevo affatto sminuire i talenti di Chiara; mi hanno detto che sai che c’è ancora amore tra noi, ma solo attraverso la letteratura e il ricordo di una figlia mongoloide che ora è mia e di Sabrina; felicissimi tutti, io, Carlo, Laura e Sabrina, di essere protagonisti con voi di questa avventura; ma fa parte del nostro gruppo anche Alessio che è editore di riferimento, anche se di nicchia; il mio romanzo è stato edito da lui; ti chiedevo solo che rapporti stabilite con lui.”

“Devi chiedere a Chiara; so che si è posta il problema, con Carlo, ed ha un’ipotesi di soluzione; parlane con lei; ti suggerirei di occuparti dell’Associazione, per competenza; appena possibile, ci mettiamo intorno a un tavolo e parliamo delle specificità.”

“Carlo, ma secondo te Chiara è così cambiata, oggi, che devo accettarla a occhi chiusi?”

“Sì, Mario; ha aperto gli occhi; è lucida, decisa e innamorata, del marito, del figlio, di sua figlia soprattutto; anche di te, per certi aspetti; ma è meravigliosa nell’organizzazione; se create tra voi una sinergia, andate molto più in alto che con la libreria; Francesco è un mostro, quando cerca sponsor; hanno già richiesto, ed ottenuto, che l’anno prossimo il Festival Nazionale della poesia si aprirà e si chiuderà qui, nell’auditorium a cui darete vita.”

“Cavoli! Punti al bersaglio grosso; allora, decidiamo che da domani Carlo, Laura e Sabrina selezionano giovani e testi; io, Chiara e Francesco gettiamo le basi dell’associazione e dell’editrice; poi in corso d’opera verifichiamo … “

Le signore, tornando dai negozi cariche di borse, vennero messe a parte delle determinazioni raggiunte; Sabrina garantì la sua collaborazione; Chiara chiese scusa per l’assenza, ma era perfettamente d’accordo; per la gioia, Laura abbracciò suo padre e baciò Carlo; Mario avvertì Chiara che dovevano chiarire tra di loro i rapporti con Alessio per non apparire sfruttatrice di un lavoro già esistente a danno di chi l’aveva fatto; lo rassicurò che tutto sarebbe andato per il meglio.

Per un attimo, il timore di un rigurgito di passione tra i due attraversò l’atmosfera; Laura pizzicò sua madre in un fianco e le minacciò un livido da obbligarla a rinunciare al costume, se non fosse rinsavita; lei afferrò per la vita il marito.

“Sai, Francesco, per un momento mi sono emozionata, all’idea che, dopo la figlia naturale, anche la mongoloide tornava da me; ma so che sei tu che me la riporti e la coccoli con me; ti da fastidio se ti dico che avrei voglia di fare tante capriole a letto con te, per la pienezza di entusiasmo?”

“Puoi aspettare fino a dopopranzo o affidiamo Valerio a una ragazza?”

“No, dopo pranzo andiamo a riposare ma non ti darò requie … Spero che il piano nobile, con tre suite occupate da ospiti rumorosi e vogliosi, non crei scandalo in piazza … “

Ne fecero, di rumore, le tre coppie, travolte da un’insperata evoluzione di progetti considerati irreali e risultati persino semplici; Francesco e Chiara diedero vita alla kermesse più intensa; la presenza in albergo di Mario eccitava la donna, anche se teneva a freno la fantasia; suo marito era decisamente scatenato all’idea che Chiara operasse un transfert mentre copulava con lui; arrivò a chiederle i particolari delle loro copule; ma dovette arrendersi all’idea che si erano amati molto, specie poeticamente.

Ricordando che la moglie aveva sottolineato che in lui c’era una componente del padre naturale di sua figlia, venne istintivamente indotto ad usare tutta la passione, la violenza e la forza che metteva nei loro amplessi; le sfilò solo l’abitino che copriva il costume, spostò laccetti ed aggredì la vagina con una penetrazione che riassumeva tutto il suo amore, tutto il desiderio e la violenza di un maschio possessivo; lei lo favorì aprendosi al piacere; Mario era ben lontano dai suoi pensieri mentre godeva.

Mentre si rilassavano tra una cavalcata e l’altra, sentirono urla quasi disumane che provenivano dalle altre abitazioni; Francesco ipotizzò che fosse Laura ad urlare, forse perché Carlo la stava penetrando analmente e con la stazza del suo membro la stava sfondando; Chiara scattò quasi spaventata dall’idea che sua figlia fosse stuprata con tanta violenza dal suo maschio; lui la derise e le chiese quanto aveva urlato nelle copule anali; lei confessò di non essersene mai resa conto.

Di colpo, lui infilò l’asta nel retto e forzò lo sfintere fin quasi a farle male; lei urlò, ma era piacere quello che esprimeva perché il fallo che percorreva, quasi delicatamente ma con forza, il canale rettale le dava al tempo stesso una sensazione di violento stupro e di amore infinito; i suoi gemiti si fecero sempre più dolci finché lo incitò urlando a sfondare, a farla godere; quando si adagiò contro le sue natiche, il marito le chiese se si era resa conto di avere interrotto la siesta sulle navi in lontananza; risero.

Per due ore si scatenarono nelle copule più varie e si diedero tanta di quella passione che ne uscirono con il corpo snervato e squassato dagli orgasmi, urlati a piena voce fin nella reception dove molti, che sapevano, sorrisero sornioni mentre rassicuravano gli ospiti che erano cose normali; Chiara non ebbe remore, né pudore, ad affermare che era l’amplesso più ricco, più vero, più passionale che avesse mai praticato e che era felice di essere sua moglie.

Nella suite a fianco, Mario mantenne il solito aplomb; ma il dubbio che qualche turbamento tra lui e Chiara avesse intaccato la fiducia della compagna lo indusse ad essere particolarmente intenso e forte negli assalti; copulò a lungo, complice anche la condizione di benessere in cui era piombato; soprattutto, però, si preoccupò di prestare la massima attenzione alle emozioni di Sabrina e ne seguì con ansia i numerosi orgasmi, quasi divertito dagli urli di lei che gareggiavano con quelli di Chiara.

Quando lei si rese conto che il compagno la stava quasi prendendo in giro paragonando le reazioni delle due donne, gli chiese se normalmente lui faceva urlare così tanto la ex moglie; le ribatté che non era nel suo stile cavalcare una donna per farla urlare; preferiva farla godere in silenzio e raggiungere l’orgasmo spesso senza quasi muoversi; mentre lo diceva, l’aveva presa per i seni e, da dietro, la aveva infilata in vagina lasciando che fosse il membro a gonfiarsi di passione e il canale vaginale a mungerlo.

Quando si sentì irrorare l’utero dallo sperma che lui espulse a fiotti, Sabrina confessò timidamente che era stata lei ad innescare la gara a distanza per superare Chiara anche nell’urlare il piacere; poi aveva ricordato che la ex moglie era stata svezzata e ingravidata da Antonio, che usava il sesso come un ariete e che era stato stupido gareggiare; ma, sorridendo, aggiunse che non era affatto male copulare con violenza e godere facendolo sapere a tutto il mondo.

Laura era al settimo cielo; l’armonia registrata tra sua madre, il suo ex marito e la sua compagna; l‘equilibrio tra i vari protagonisti del progetto tutto da elaborare; la coscienza che nasceva qualcosa che li univa al di là dei certificati, le dava un’infinita gioia che, come sempre, si trasferiva al sesso e la portava a desiderare di copulare come non aveva mai fatto col suo uomo, che a sua volta era in brodo di giuggiole per le prospettive di lavoro in un campo che amava e dove era dominatore.

Ne nacque una sessione amorosa dove veramente tutti i sentieri del piacere venivano percorsi e si caricavano di una passione sconfinata che ne esaltava l’oggettiva lussuria; la voglia di lei si fece infinita, il desiderio di Carlo di favorirne gli orgasmi le provocò punte di piacere che la facevano urlare come un agnello sgozzato, tanto da impressionare sua madre, a due appartamenti di distanza, e il padre putativo, che copulava nella suite a fianco.

Le ‘grandi manovre’ si protrassero a lungo; solo verso le cinque e mezza, Francesco decise di rinfrescarsi dalle battaglie amorose e di scendere al posto di lavoro; subito dopo chiamò Chiara e Mario per avvertirli che le persone con cui avevano parlato prima di pranzo erano di nuovo lì ed attendevano di scambiare ancora opinioni con loro; Mario un poco sbuffò perché si stava crogiolando nel piacere di starsene nudo a fianco alla compagna, altrettanto nuda, a giocherellare coi sessi.

Chiara scattò più rapidamente; quel progetto la vedeva grande protagonista e verificarne lo sviluppo rapido le dava fiducia ed energie per impegnarvisi con tutta se stessa; per prudenza, bussò alla porta di sua figlia e l’avvertì dell’evoluzione; anche i ragazzi erano molto tesi al nuovo progetto e si precipitarono in sala, dove una delegazione di studenti ed insegnanti aspettava di presentare l’ipotesi già elaborata per la nuova iniziativa.

Ci furono inevitabilmente le congratulazioni a Mario, per il romanzo, e a Carlo e Laura per le performance poetiche; si sedettero ad un tavolo e le competenze furono definite; a Chiara fu affidato il compito di strutturare l’associazione coordinandosi con i tre presidi presenti; a Francesco fu chiesto di ottemperare a tutti gli obblighi amministrativi per registrare l’iniziativa; a Mario chiesero suggerimenti operativi per ‘costruire’ un calendario annuale ed eventi speciali estivi.

In un’altra sala, Laura, Carlo e Sabrina parlavano con insegnanti e studenti esaminando moltissimi testi e facendo una dura selezione; furono fatti venire in tutta fretta i musicisti e alcuni brani furono proposti in musica; quando Francesco si affacciò per sentire lo stato dei lavori; Carlo gli comunicò che, sulla base della visione degli elaborati, la kermesse in spiaggia poteva anche prevedersi per una serata della settimana ultima del loro soggiorno; ulteriori approfondimenti non potevano che confermare.

Per l’ipotesi della edizione di un antologia, era un poco presto, ma si poteva parlarne anche con Alessio; Laura non perse l’occasione per celiare con il suo uomo al quale chiese a che punto fosse la sua scalata per sostituire il ‘prof’ nel ruolo di guida dei nuovi gruppi; lui la rimbeccò chiedendole se si sentiva già più forte di Sabrina, che sorrideva in un angolo sorniona; Francesco guardava ammirato quella strana congerie di padri, madri e figli deputati come un miracolo della natura; amò ancor più Chiara.

Nel corso di un pomeriggio, furono definite competenze, fissate scalette e fermati gli appuntamenti per le tornate successive; nei giorni seguenti, le mattinate e i pomeriggi furono frenetici; Mario più volte protestò per essere stato invitato al mare e vedersi costretto a lavorare; di fronte all’entusiasmo delle persone più care, girò tutto in burla e dichiarò, convinto, la sua felicità per vedere nascere la ‘gemella mongoloide’ che ancora teneva viva la fiammella dell’amore spirituale con l’ex moglie.

Per fine settimana, il progetto fu pronto; il sabato i ragazzi avevano una nuova performance e ci furono tutti, compreso Alessio, fatto correre a precipizio per partecipare agli atti costitutivi, con cui si definì anche la nascita di una editrice, diretta da Laura, consociata a quella di Alessio e in grado di proporre ex novo le edizioni che sarebbero state concordate, o di riproporre in una veste grafica più ricca ed ambiziosa opere già edite, prime fra tutte il romanzo di Mario e la raccolta di Ogrò e Laura.

La serata fu entusiasmante, oltre ogni attesa; Mario fu ‘costretto’ a dialogare con gente in abbigliamento estivo ma quasi tutte persone di buona qualità culturale, firmò autografi e subì decine di selfie con ragazze sue ammiratrici, con tanto di volume in mano, al punto che Francesco sibilò, quasi, all’orecchio di sua moglie che doveva bruciare i tempi per ristampare, nella versione che voleva graficamente molto importante, la storia delle pene dei due amanti.

Carlo, in sfida indiretta col suo prof, esibì tutta la sua verve di performer per strappare almeno in parte la scena a Mario; Laura fu tutta per lui, contro suo padre putativo che vedeva, con somma gioia, sbancare la scena con la sua affabulazione e con la qualità del racconto; furono Mario e Sabrina a presentare la serata e a spiegare la storia di Ogrò e del gruppo i giovani intorno a lui; annunciarono anche la nascita di un’organizzazione analoga sul territorio.

Chiara se ne stette in disparte, abbracciata a suo marito, e versò non poche lacrime alla performance di sua figlia che denunciava le sue colpe con la dolcezza di una cantautrice di classe; per celia, Sabrina le chiese se voleva fare da annunciatrice in costume da bagno; la picchiò affettuosamente sui seni e invitò una ragazza bellissima, reginetta di bellezza nella regione, a sostituirla; Mario le sorrise sornione e le mandò un bacio che Francesco fece finta di intercettare, geloso.

A fine serata, parteciparono alla cena che era stata allestita in loro onore; la grande abilità diplomatica di Francesco, favorita dall’eleganza dei modi di Mario e dal fascino indiscutibile delle loro donne, conseguì contatti di grande interesse; Laura non si risparmiò una frecciatina a sua madre e le sottolineò che, come le aveva detto la settimana precedente, assentarsi dalla cena sarebbe stato un errore gravissimo, imperdonabile per suo padre, come continuava ad indicare Mario; lei le sorrise con amore.

Il ritorno a casa con tre macchine ebbe il carattere della scampagnata in famiglia, nonostante l’ora tardissima; le tre suite furono ancora una volta sede precostituita per copule infinite, con entusiastica attività di tutti i protagonisti che celebravano così la materializzazione di un grande successo; il giorno seguente furono costretti tutti a poltrire a letto fin quasi ad ora di pranzo e tutti recavano chiari i segni di una ‘notte brava’ con tanto sesso e tanto amore.

La serata all’hotel, con la presentazione del romanzo, era prevista per la fine della seconda settimana; il sabato successivo era fissata una serata in altra località vicina; nei giorni che mancavano, riuscirono spesso a sbracarsi al sole, senza perdere di vista l’impegno a realizzare quanto prospettato con le signore della neonata associazione, che era già stata registrata; tutti si diedero una decisa frenata e cercarono di non trovarsi travolti dalla passione e dal sesso ogni giorno; ma copularono molto, tutti.

Sabrina si trovò un giorno da sola con Chiara sotto l’ombrellone e non resistette alla voglia di scandagliarne lo stato d’animo.

“Come ti senti, Chiara, in questa convulsione di amori, ex amori, odi viscerali e recuperi di affetti? Non sei sconvolta?”

“No, amica cara; con Francesco sto assai meglio di quanto dichiaro e di quel che può sembrare; è il mio uomo ed abbiamo un figlio che è la luce dei nostri occhi; se la tua domanda è più intrigante e si riferisce al tuo compagno, posso assicurarti che una fiammella è rimasta del nostro grande amore, come lui racconta; ma è qualcosa di puramente intellettuale, un sentimento dolce di nostalgia del passato e di impegno per il futuro.

Non sento il bisogno dei suoi baci, delle sue carezze, del suo sesso; per quelli, sono felice con mio marito; ma non posso nascondere a me stessa che saperlo consonante con me su certi progetti, su certe ipotesi, mi riempie di orgoglio, prima che di affetto; quella che sta nascendo qui è la copia della ‘figlia mongoloide’ della libreria; ma è tutt’altra cosa; ha l’imprinting di Mario, ma la struttura è mia e di Francesco; sono felice di avere ritrovato Mario, ma mi accontento di questo.”

“Vuoi dire che non desideri vederlo ancora o venire da noi per qualche manifestazione?”

“Sabrina, fissiamo qualche punto; sai che quest’hotel è una certezza; conosci la suite; sappi che quella è a vostra disposizione, tua, di Mario e dei tuoi figli, in qualunque momento dell’anno vogliate approfittarne per venirci a trovare; l’anno prossimo terremo qui la chiusura del festival; so che ci tenete molto; se venite a stare con noi il tempo che desiderate, fatelo anche senza avvertire; questo per quello che riguarda i vostri movimenti; per i miei, certo che mi piacerebbe tornare sul luogo del delitto.

Ma devo fare i conti con molte cose; e Mario c’entra come i cavoli a merenda; parti da un dato; Francesco non si schioda da qui nemmeno per andare a raccogliere oro a piene mani da una fonte miracolosa; lui è abituato a dirigere dalla sua scrivania un’ira di dio di cose senza fare un passo; dovrei venire da sola o, al massimo, con mio figlio; ma anche i miei movimenti sono vincolati all’hotel, perché partecipo notevolmente alla gestione.

In un periodo di ‘stanca’ dell’attività potrei fare un blitz, ma non mi va di correre per stare poche ore; pensare di andare in un albergo, da sola, mi fa tristezza; tu stai coi figli; da sola con Mario sarebbe un bel problema; non so se Laura potrebbe ospitarmi; se tu e il tuo uomo viveste insieme, sarebbe già più semplice; ma so che stai in casa coi figli all’università che ti raggiungono al fine settimana, se si ricordano; insomma, dovrei studiarmi tutto per bene, prima di decidere.”

“Scusami se ho avviato questo discorso, ma sento la voglia di rivelarti alcune cose; la prima è che Mario ha cominciato a scrivere un altro romanzo; se tu venissi da noi per qualche giorno, lo obbligheremmo a farti leggere per dire la tua; questo è il primo motivo per cui ti vorrei a casa nostra per qualche giorno; del suo nuovo lavoro siamo a conoscenza lui, io ed ora tu; se ti riuscisse di venire a trovarci, potremmo parlare della nuova pubblicazione; è chiaro che lui non ne sa niente.

L’altra cosa che devo confessarti è che, al ritorno a casa da questa vacanza, abbiamo deciso che andiamo a vivere insieme; lo faremo nella casa che fu vostra; Laura andrà ad occupare quella che ora è la mia casa; sarebbe tua figlia ad ospitare te, tuo figlio e tuo marito, se vi riuscisse di venire insieme; egoisticamente, è te che voglio vicina, nella nostra casa, nel suo studio; non mi preoccupo di eventuali pruriti o di ritorni di fiamma; sai come ci siamo amati per anni prima di uscire allo scoperto.

So che puoi amarlo letterariamente; io avevo un marito indegno; tu hai un marito favoloso; io fui cacciata da casa; Francesco ti ucciderebbe se tu parlassi di abbandonarlo; so che puoi venire a trovarci, salutare di nuovo la figlia mongoloide, nata vostra e divenuta ora ‘nostra’, anche tua dopo le alleanze editoriali, e vivere per una sera quell’atmosfera, senza nessun Antonio che venga a turbare i nostri equilibri; per questo, insisto con l’amica e con l’editrice perché venga ad aiutarmi a far tirare fuori il manoscritto.”

“Il discorso è diverso, specie se tu vai a stare col tuo compagno e mia figlia può ospitarci; ne parlo a Francesco e a novembre mi ritaglio almeno una settimana, per venire a rompervi l’anima nel freddo della città; non credo di doverti confessare quanta nostalgia ho dei miei posti; come minimo, vorrei andare alla taverna dei poeti, snodo vitale di tutta la nostra storia, se ancora esiste e fa quell’attività.”

“C’è, è molto vivace ed oggi Laura e Carlo ne sono soci di maggioranza; che stupida!, ho dimenticato di parlarti di un posto fondamentale; sai che fu lì che per la prima volta feci sesso con Mario?”

“Non era successo in auto, quella volta di cui parlò il giornale?”

“No, fu una serata di romanticismo poetico, quello di cui mi parlavi poco fa … “

“Insomma, tutto è cominciato da un equivoco?”

“Per me, quella sera fu più intensa e determinante di tante altre esperienze.”

Per fortuna, Laura arrivò in quel momento e pose fine alle confidenze; Chiara non seppe tacere.

“Che ne diresti se trovassi una settimana per venire a trovarti e cenare alla taverna dei poeti?”

“Dico che verremmo a prenderti per portarti in braccio, dopo il terremoto di questi giorni.”

“Carlo, sei sicuro di volerlo?”

“Se fosse necessario, ti cederei il mio posto nel letto di Laura, per averti a tavola con me e cantarti le ultime cose … “

“La smettete di emozionarmi, fuori e dentro lo spettacolo? Tra voi due, tuo padre e la sua compagna non fate che stendermi tappeti trionfali; non credo di meritarli; ma vorrei tanto rivedere la libreria, la taverna, casa vostra e tutto quello che appartiene a un passato doloroso ma dolcissimo.”

“Mamma, concorda con Francesco, organizzati e vieni; mi piacerebbe ripercorrere con te i nostri luoghi.”

“Francesco, giusto tu! Stavo valutando con Sabrina la possibilità di andare una settimana da mia figlia; in novembre posso assentarmi … “

“Vuoi andare da sola?”

“Ma tu abbandoneresti il posto di comando?”

“Se vai in pellegrinaggio, io ho il dovere di essere con te; o sarei di troppo, per le tue rimpatriate?”

“Non sei di troppo; sei solo uno stupido amore mio, se sei geloso … “

“Allora si va insieme, se per te va bene.”

“Mario, Sabrina mi ha detto che devo visitare il tuo studio perché hai qualcosa da farmi leggere. E’ vero che al ritorno decidi finalmente la convivenza con la tua donna?”

“Sabrina, sai essere molto odiosa, in certi momenti; che motivo avevi per parlare di certi segreti?”

“Due, amore mio; il primo è che, se vengo a stare con te, Chiara, Francesco e il bambino possono stare con Laura e Carlo senza andare in albergo, fanno famiglia se proprio vuoi; il secondo è che Chiara è anche la tua editrice di riferimento ed ha diritto di seguire lo sviluppo dei tuoi scritti, anche se sei così scorbutico; ma quello che domina su tutti è che l’amore letterario è altra cosa dall’amore astratto e dal sesso; lei è la persona più idonea a seguirti mentre scrivi. Laura, che ne dici?”

“Dico che mio padre può anche tenermi nascosti i suoi scritti; il problema è suo; io gli faccio leggere tutto, anche quello che so che non merita; a mamma non puoi nascondere niente, per il vostro passato e per il futuro editoriale. Mamma, Francesco, vi aspettiamo a casa nostra e non accetto rifiuti; vi voglio troppo bene!”

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