Cantautore

Chapter 6 - Cantautore 6

Una lenta ma determinata ripresa

G
geniodirazza

1 year ago

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Cantautore 6

Quella prima esperienza nel tour fu un autentico trionfo; andarono con due macchine, in una i musicisti con gli strumenti e nell’altra la ‘famiglia allargata’, vale a dire Chiara Francesco e Valerio insieme a Carlo e Laura; la ragazza volle tenere in braccio il fratellino per tutto il percorso, quasi a prendere confidenza col consanguineo; Carlo scherzò più volte, ipotizzando un loro figlio, invece di un fratellastro; Laura lo picchiò scherzosamente e gli proibì il termine in ‘astro’.

Quando furono nella sala predisposta per il concerto, mentre i ragazzi preparavano gli strumenti, Francesco si premurò di avvertire Laura e Carlo che era certa la presenza, nel parterre della manifestazione, di noti produttori, dj ed esperti; Carlo scherzò che per una star come lui non era strano che si muovesse certa gente, per di più in panciolle e in vacanza; Chiara commentò con sua figlia che, a quelle condizioni, poteva anche mettere a frutto la notevole esperienza fatta con la libreria.

Nell’albergo di suo marito, poteva individuare una sala permanente per concerti e manifestazioni culturali; sapeva di insegnanti del locale liceo sostenitori dell’attività che Mario realizzava da anni nella loro città; forse poteva cercare il Mario del territorio o la Sabrina parallela per avviare un progetto di Associazione anche nell’hotel; in inverno, potevano dedicarsi ai giovani del territorio e, in estate, pensare a manifestazioni nazionali importanti.

“Mamma, per caso sei ancora invidiosa del talento di papà e pensi di imitarlo?”

“Stai zitta, viperetta; se ci fossero condizioni diverse, sai con quanta gioia cercherei di ricucire quegli anni meravigliosi a questi miei, oggi, da adulta e matura? Francesco è un bulldozer quando si tratta di affari e di soldi; ma la cultura non fa per lui.”

“Chiara, guarda che Mario e Sabrina ci lavorano da anni; io sono certo che tanti giovani nel territorio sono nella situazione in cui ero io prima di diventare Ogrò; sono certo che, se studi il territorio e prendi i giusti contatti, puoi fare un ottimo lavoro. Io credo che tu abbia imparato molto dal primo matrimonio; parlane con gli insegnanti più disponibili … “

“Mamma, Carlo ha ragione; i dati delle vendite dicono che papà ha nel territorio un buon successo; lui sarà qui a presentare il romanzo; se organizzi un incontro con dirigenti scolastici e insegnanti, sono certa che metti in relazione due cose tra le quali puoi collocarti come mediatrice, forse come editrice o impresaria; sai quante sorprese ti darebbero i giovani!”

“Laura, tua madre non è cambiata da quella che ti faceva rabbrividire coi vestitini da lap dance; non che mi comporti così, ma l’entusiasmo è lo stesso; tuo padre sa quanto cuore ci mettevo; se ci metto lo stesso spirito di avventura, forse vado a spaccarmi il muso, ma se mi va bene faccio decollare la ‘nuova libreria’ e posso avere più risultati di Alessio, perché posso avere il supporto dei soldi che Francesco sa spremere anche dai sassi; se ci aggiungi che tutti gli imprenditori turistici sono con lui … “

“Mamma, come minimo, sposti in estate e nel tuo albergo la cerimonia del Festival della poesia; sicuramente sarebbe una bella calamita turistica … “

“Credi che Mario accetterebbe di parlarne, se glielo proponete voi?”

“Mamma, anche se glielo metti davanti tu, è un piatto ghiotto; lui capirà subito che sei una donna diversa; crederà nel progetto e ti darà tutti gli aiuti che potrà.”

“Quando è previsto che arrivi?”

“Mi aveva parlato di sabato mattina o di venerdì pomeriggio … “

“Puoi chiedergli di anticipare a giovedì? Avrei tempo per digerire l’incontro e parlare di sogni e progetti … “

“Se proprio ci tieni tanto a incontrare il tuo grande amore, lo sfido a venire domani stesso per fare un po’ di mare con noi … “

“Io ne sarei felice … “

“Senti, mammina cara; stavolta non ti permetto di rompere vasi e lasciare agli altri i cocci; Mario significa anche Sabrina; Chiara vale anche Francesco e Valerio; io non ti consento di pensare al sogno infantile del grande amore uccidendo persone e assetti, sia ben chiaro … “

“Laura, amore mio; il mio futuro è qui, con mio marito e con mio figlio; l’amore per Mario è nel libro dei ricordi; tu eri per me viva, presente e ancora determinante; se puoi, prova a invitare tuo padre con la compagna per il tempo che vuoi; sei mia figlia e puoi anche usare le mie disponibilità come fossero tue … “

“E Francesco?”

“Chi mi chiama?”

“Ah, sei qui; sto pensando una cosa assurda; hai presente l’associazione che ha lanciato questi giovani? … Bene, sto pensando di organizzare qualcosa di simile anche da noi … “

“Perché sarebbe assurda?”

“Perché a noi manca un tassello importante, il mio primo marito, che di quella iniziativa è anima e mente … No, amore, non è vero che fossi io il pilastro; ti ho proposto un’iniziativa che già girava il mondo per conto suo; qui dovrei lavorare da sola e forse non sono in grado … “

“Stai pensando di incaricare Mario di una consulenza?”

“Mamma, questa non è una cattiva idea; incarichi papà di tenere un corso per operatori qui e prepari in sede il personale che ti serve; se vengono qualche giorno prima lui e Sabrina, fai qualche incontro coi docenti del territorio e vedrai che i talenti e i volontari vengono fuori … “

“Carlo, posso fare una domanda blasfema? Come si potrebbe ricavare vantaggi, non in soldi ma in attività e in immagine, da uno sforzo simile?”

“Una cosa l’ha già detta Laura a tua moglie; se riesci a fare spostare qui le cerimonie di apertura e di chiusura del Festival Nazionale di Poesia e Narrativa, diventi un’attrazione importante per un pubblico di media e alta cultura; se fate un’attività permanente, ci guadagna tutto il territorio come crescita culturale; se vengono fuori giovani come noi, capisci già che vantaggio ne avete; insomma, anche per tirare l’acqua al mio mulino, basta avere fantasia e inventiva, diventa una fonte di vantaggi.”

“Chiara, l’unico problema, se non ho capito male, è la paura di un ritorno di fiamma in te per il tuo primo marito? Sappi che questo è slegato dai fatti; può succedere dovunque e in qualsiasi momento; se lo fai venire per qualche giorno, ci chiariamo tutti, i dubbi passano e viviamo felici. Lo avvertite voi o lo chiamo io?”

“Io non posso, perché ancora non sa che sono qui e non voglio che lo sappia prima di essere costretto ad incontrarmi; solo Laura o Carlo possono invitare lui e Sabrina per qualche giorno; puoi ospitarli in albergo?”

“Laura, ti prego di chiedere a tuo padre se accetta l’ospitalità, per lui e per la sua compagna, per tutto il tempo che decide.”

“Mamma, io chiamo; incrocia le dita, se vuoi … “

“Francesco, se Mario viene prima, dobbiamo organizzare un incontro o anche un paio con tutti professori della zona; sei in grado di farlo?”

“So già che moltissimi hanno telefonato per prenotare credendo che ci siano biglietti da acquistare; si sta poco a fare una telefonata ai dirigenti e far passare parola; l’unica difficoltà è se sono fuori, in vacanza; ma proverò con tutti.”

La telefonata di Laura con la proposta di passare, con Sabrina, una settimana pagata di ferie nella località marina, con lei e con Carlo, colpì Mario per la stranezza; ma i suoi due pupilli lo avevano abituato a sorprese spesso strane; interpellò la  compagna e decisero che poteva andare bene; chiese della loro prima serata del tour e si assicurò che filava tutto liscio; sentiva che qualcosa bolliva, dietro l’offerta, ma non volle farci caso; promise che per fine settimana sarebbero stati da loro.

A metà pomeriggio, Francesco, preoccupato della serata inaugurale del tour, ricordò che dovevano prepararsi e obbligò Chiara a lasciare in pace sua figlia, che doveva recitare e cantare; si allontanò col bambino e si apprestò a vivere con emozione l’esordio, per lei, della figlia avanti al pubblico, dopo che si erano ritrovate; si aggirava fibrillando tra i tavolini del ristorante e la reception; incrociò al bar Carlo e lo guardò con occhi pieni di lacrime; lui colse la sua ansia, l’abbracciò e le sussurrò.

“Stai serena, mammina; Laura è forte e lo dimostrerà … “

“Lo so, che ha anche la forza del vostro amore; spero che abbiate una vita più semplice della mia … “

“Non abbandonarti alle lacrime e sii forte; ne ha bisogno … “

“Grazie, figlio mio … “

La serata risultò eccezionale; Francesco, assai attento a queste cose, colse commenti di elogio tra i discografici e gli editori presenti; si avvicinò a sua moglie e le comunicò che trovava fattibile quel percorso propositivo, per unire i vecchi costumi di lei e le esigenze nuove, sue, di spostare il baricentro dell’industria turistica verso progetti culturali; anche l’ipotesi di una iniziativa editoriale, bene organizzata, era praticabile e ricca di prospettive.

Quando Laura annunciò che avrebbe eseguito la parte dedicata al volume di Mario, aggiungendo, con un pizzico di perversione, che dedicava l’esecuzione alla protagonista della vicenda, presente in sala, si ritirò in un angolo, tra una pianta e il pianoforte, e si coprì gli occhi con lenti grosse e scure, per nascondere le lacrime che temeva sarebbero sgorgate; divorò la recitazione in musica dei versi che erano coltellate.

Ma si emozionò irresistibilmente quando esplose, alla fine, l’applauso incontenibile della sala; capì che sua figlia era altro da lei ed era stata educata da suo padre che l’anagrafe riconosceva legittimo anche se non era quello genetico; respinse indietro, assai nel profondo, la grinza di questa considerazione e si perse nella voce di Laura che cantava tutto il dolore provato; l’ultimo brano, a sorpresa, fu un inedito e narrava dell’abbraccio tra due donne che avevano sofferto, si erano ritrovate e si amavano senza limite.

Il pianto a dirotto la obbligò a nascondersi; andò ad abbracciare Laura e si limitò a stringerla, ricambiata.

“Quest’ultimo testo, quando lo hai scritto? Non c’è nella produzione nota.”

“L’ho scritto qui, vicino alla mia mamma; ti sono piaciuta?”

“Piaciuta?! Ti ho adorato come tutta la sala; sei meravigliosa ed hai emozionato anche i severi imprenditori; di che hai bisogno, adesso?”

“Anche se dovessi scandalizzarti, te lo dico lo stesso; ho bisogno di una notte d’amore col mio uomo! … “

“Più che sacrosanto! Se lo ritieni opportuno, saltiamo la cena collettiva e torniamo al vostro nido d’amore, posso chiamarlo così?”

“No; l’immenso mio padre mi ucciderebbe se saltassi un momento conviviale dove può succedere tutto; non vedi come sono agitati Carlo e Francesco, tra quei personaggi? Potrebbero nascere nuovi progetti, credimi; adesso bacio il mio fratellino e la mia mamma con tutto l’affetto del mondo, poi vado a recitare da primadonna, come mi compete; farò l’amore tutta la notte e domani poltriamo a letto tutto il giorno. Da quale dei tuoi due amori credi che abbia preso questa frenesia?”

“Tu sei in tutto figlia di Mario, il mio unico vero amore; Antonio, il mio amante, la cui volgarità avevi capito e rifiutato, non sarebbe stato capace di pensare ad una notte d’amore; tuo padre, invece, avrebbe cominciato a farti sentire il suo amore da quando si fosse seduto lì davanti, a bere le tue parole, per condurti nell’Eden per tutta la notte; non c’entrano più gli spermatozoi; sei sua figlia, in ogni fibra del corpo e dell’anima, credimi! Piuttosto, con Carlo come va a letto?”

“Dimentichi che è il pupillo di Mario? Sto già bagnandomi solo a stare con lui sul palco; figurati cosa succederà quando potrò sbatterlo sul letto e soffocarci di carezze, di amore e di copule violente … ”

“Anche di questo, mi sono privata, parlare a mia figlia col cuore in mano e provarne un piacere quasi fisico.”

“Mamma, in due giorni siamo arrivate ad essere così disinvolte; non vedi un futuro più sereno?”

La cena fu l’occasione per scambi, proposte e progetti vari; Carlo non poteva prendere impegni e rinviava tutto al momento in cui ci sarebbero stati Mario e Alessio, i veri responsabili, culturale ed editoriale; Francesco cercò informazioni che riportava ogni volta alle ipotesi formulate da Chiara e non esitò ad anticipare che prevedeva un’attività stabile di iniziative culturali per il loro hotel e per quelli che avessero aderito, suscitando il vivo interesse degli sponsor presenti.

Era piuttosto tardi, quando decisero di rientrare; Laura viaggiò letteralmente perduta nel suo Carlo; annunciò che aveva parlato con suo padre del successo della serata; lui aveva ipotizzato per il sabato seguente, alla tappa successiva del tour, l’arrivo con Sabrina; Chiara strinse con gioia il braccio di suo marito e lanciò un intenso sguardo d‘amore a sua figlia; Carlo commentò scherzando che ‘il divo’ avrebbe senz’altro oscurato il loro successo, ma che era felice di passare con loro qualche ora di relax.

Al momento di salutarsi per la notte, Chiara, baciando sua figlia, raccomandò scherzosamente a lei e a Carlo di andarci piano e di stare attenti; la figlia, di rimando, le chiese se aveva la camomilla per la tisana a Francesco che sembrava troppo gasato dalla bellissima serata; Carlo chiuse lo scherzoso scambio assicurando che loro avevano energie per lunghe battaglie; ai veterani raccomandava il controllo delle coronarie per evitare infarti; si separarono ridendo.

Chiara e Francesco si ritirarono nel loro appartamento e si prepararono ad una ‘notte matrimoniale’ neppure tanto normale considerato che entrambi si sentivano esagitati dalle emozioni di una serata particolare; se Chiara era confusa dalle emozioni della vita ritrovata, da letture poetiche con accompagnamento musicale arricchite dall’esordio di sua figlia come autrice e cantautrice, Francesco cominciava a carezzare il sogno di essere protagonista alla pari con produttori ed editori famosi.

La moglie entrò nel letto con una voglia esplicita di scaricare, dalla vagina fatta esplodere, tutte le ansie, i timori sconfitti, il desiderio di una nuova dimensione del rapporto con sua figlia, l’ambizione di ‘mettersi in pari’ con Mario e Laura organizzando, di nuovo, uno spazio di lettura ed ascolto nell’hotel che possedeva con suo marito e dove sperava di rinnovare i fasti celebrati con Mario, al tempo della meravigliosa avventura con una biblioteca ereditata con dolore e guidata con stenti e sofferenze.

Suo marito era altrettanto carico di emozione per gli avvenimenti che, in poche ore, rischiavano di trasformare il suo ruolo, da semplice e rozzo albergatore, in determinante esponente della cultura nel territorio, se fosse riuscito ad incastrare bene tra di loro elementi eterogenei, da una moglie sposata per amore, dalla quale aveva avuto anche un meraviglioso figlio, ad una figlia frutto di complesse vicende amorose, ad un padre affettivo grande protagonista culturale e tutto da scoprire.

Al centro, rimaneva comunque una donna enigmatica, amata con tutto se stesso e desiderata ardentemente, anche dopo anni di convivenza e di rapporto non sempre facile; sapeva che non era possibile mettere sul tavolo tutte le tessere di un puzzle complicato, lungo anni e con risvolti difficili anche da accettare; al momento, quello che gli bruciava di più era la grande passione che Chiara gli ispirava con un desiderio inarrestabile di averla e di sentirsi ricambiato.

Ma, di questo, ebbe la prova appena salì sul letto ed accennò a spogliarla; non solo lo precedette denudandosi e lasciandosi ammirare per l’immensa bellezza che anni di passione, di copule infinite e di tormenti indicibili non avevano minimamente intaccato, ma precipitandosi ad accoglierlo in un bacio voluttuoso in cui lui sentì tutto il calore che la donna riusciva a dargli ogni volta che si possedevano con furia mista a dolcezza infinita.

La stese supina sotto di se e la dominò con la stazza possente della sua mole; il fallo scattò naturalmente ad appoggiarsi durissimo tra le cosce e lei si mosse per farlo aderire contro la vulva già grondante; mentre lo stringeva contro di se con grande passione, lo baciava ripetutamente su tutto il viso; lo fece staccare da se, portò la bocca sul torace e immerse il viso nei pettorali leccando e succhiando avidamente i capezzoli.

Francesco sentì in quei piccoli gesti tutto l’amore che Chiara gli portava; le sue paure si sciolsero come neve al sole; i fantasmi degli amori precedenti, che pure avevano prodotto una persona meravigliosa come Laura, divennero sempre più evanescenti; la donna sentì quasi d’istinto il timore che lo aveva attraversato, si sentì ancora più legata a lui, padre stupendo di un figlio adorabile; guidò con una mano la mazza alla vagina e si penetrò quai con violenza.

“Amore, stai attenta; non vorrei ti facessi male … “

Gli passò le gambe intorno ai lombi e intrecciò i piedi dietro la schiena.

“Francesco, ti amo con tutta me stessa; non farti opprimere dalla presenza di Laura e di quello che rappresenta; per non lasciarti ancora dubbi, sappi che ricevo da te tutto quello che gli amori precedenti possono avermi dato; tu sei l’amante vigoroso che era Antonio, il padre naturale di Laura; ma hai anche le dolcezze, la sensibilità, le delicatezze, il grande amore che mi dava Mario, il padre putativo e mio primo marito; con te sento di avere raggiunto l’apice di ogni desiderio; sei tu il mio uomo.”

“Scusami, se talvolta esito perché mi sento inferiore, inadeguato a te; stasera, ascoltando Laura, sentivo in lei compiutamente espressa la sensibilità che ti appartiene, esaltata e sublimata da un’educazione che non avrei mai saputo darle; se tu fossi ancora innamorata di un uomo capace di quei miracoli, non lo riterrei strano; per questo, ho bisogno di sentire che sei mia e che ti appartengo … “

“Te lo ripeto; sei meravigliosamente completo; Mario non sarebbe mai riuscito a darmi la passione violenta che la tua mazza mi ha comunicato in questo momento; tu invece sei capace delle sue stesse dolcezze; non ha fatto miracoli, anche se è stato un grande; ha solo preso della creta che c’era e l’ha plasmata; io e te riusciremo a fare qualcosa di simile; e tu non avrai problemi di finanziamenti perché sai spremere soldi dai sassi; non ti amo astrattamente, sono tua perché ti voglio e lo meriti.”

“Passando nel corridoio fino a qui, ho sentito che anche i ragazzi ci stanno dando dentro con amore e con passione; ti crea qualche disagio sapere che tua figlia copula a due passi da noi?”

“Scherzi? In vita mia non ho provato un momento di orgoglioso amore come quello in cui mia figlia mi ha confessato che, per celebrare la gioia del successo, aveva voglia di fare l’amore per tutta la notte con il suo uomo; sarei capace di andare a spiare, a guardarla godere come merita; ma ho paura che, per lo meno, dovrei masturbarmi, per l’eccitazione; non avrei mai pensato che mia figlia mi facesse una tale confessione; anche questo mi eccita terribilmente; ti da fastidio?”

“Se ti eccita tanto, decido di copulare in due letti vicini; mai sentita una donna calda come te in questo momento, nemmeno le prime volte che abbiamo fatto l’amore … “

”In questo momento, sto riassumendo in un solo attimo la gioia di averti mio, di avere mia figlia a fianco felice dei suoi successi e del suo amore; se non ti turba, mi stimola anche l’idea di essere in pari col mio primo marito; questa cosa è nostra, mia e tua; lui è l’ispiratore remoto, ma in prima linea ci sei tu e, accanto a voi, mi godo le vostre qualità; ho un milione di motivi per amarti e per volere fare l’amore alla grandissima; attento al cuore; stasera ti faccio venire un infarto … “

“Uno che è in paradiso è fuori da ogni malanno; e tu mi stai facendo levitare fino al cielo; sai, ho fatto tutto per benino, ma non pensavo affatto che potesse essere così gratificante; ti prometto che farò anche meglio per la nostra ‘libreria’ anche se non sarà una rivendita di libri ma una sede per fare cultura.”

“Attento, perché, se ti allarghi troppo, divento invidiosa e ti calpesto … “

“Come hai fatto con Mario?”

“Stupido, non lo dire mai più; quella era una ragazza ottusa e capricciosa; io sono tua moglie, un’albergatrice attenta agli spiccioli e senza grilli; lavoreremo insieme e sarò meravigliosamente tua come moglie, come compagna, come socia, come complice, come sarà giusto … “

“Lo so, Chiara; ne sono perfettamente convinto; e sono ben determinato. Vuoi fare l’amore o parliamo dei sogni?”

“Ti voglio dappertutto; se non mi riduci male, lo faccio io a te ... “

Non aveva nessuna intenzione di farle del male, Francesco; stava scoprendo in sua moglie una sensibilità, una capacità di invenzione, un’ansia di fare bene che lo eccitava quasi sessualmente; l’incontro con la figlia gli aveva rivelato una sfera impensabile della sua personalità complessa, tormentata, sofferta, ma tanto bisognosa di amore; scopriva che era la stessa intensità che metteva nel rapporto con lui e con il loro figlio; sapeva di essere amato con la stessa forza.

Neanche l’ombra del primo marito era ora così ingombrante come aveva temuto; era decisamente un uomo eccezionale e l’aveva plasmata, istigandola a ribellarsi; lui poteva limitarsi a starle vicino, a seguirla ed aiutarne l’impegno; l’avrebbe conquistata ogni giorno, come lei gradiva; le avrebbe dato tutto lo spazio che cercava, ma sapeva che in cambio avrebbe avuto tanto amore da riempirsene per una vita.

Quasi per cominciare il percorso, la cavalcò come non gli era mai riuscito; la sentì partecipe, entusiasta, innamorata; le sue urla forse arrivavano in piazza, ma erano di gioia immensa, di godimento vissuto fino in fondo; Chiara sentiva ogni fibra del corpo vibrare alle mazzate che il marito infieriva alla vagina, all’utero, a tutto il corpo; ricambiava aprendosi e accogliendo la mazza fin dove fosse possibile; si teneva abbarbicata a lui come un naufrago a un rottame.

Sentiva che il nuovo capitolo che si stava aprendo partiva proprio da quella copula intensa che segnava un’ulteriore tappa del loro percorso di vita e di amore; in più sapeva che gli urli che venivano da qualche porta più avanti erano quelli del piacere di sua figlia, che stava dando al suo compagno lo stesso amore intenso, profondo, totale che lei dava a suo marito; sentiva che la libidine che le montava dall’amplesso con Francesco era amplificato dalla gioia di sua figlia che godeva.

Anche nell’altra camera, infatti, le emozioni di quei giorni portavano in cielo il livello di testosterone; Laura si sentiva pervasa da un entusiasmo strano e da una sorta di gioia interiore che forse confinava con la felicità; per tutta la serata aveva segnalato a Carlo il suo bisogno di fisicità, comunicandoglielo con tutti i mezzi, dal gomito stretto sul seno per fargli quasi sentire la lussuria ai toccamenti veloci della patta, quasi ad accertarsi che l‘oggetto del suo desiderio fosse lì disponibile.

Nel viaggio di ritorno, stretti appiccicati sul sedile posteriore, approfittando del buio dell’abitacolo, aveva viaggiato tenendogli il sesso tra le mani, appoggiandosi libidinosamente al suo corpo e obbligandolo a infilarle una mano tra le cosce, sopra il pantalone, senza cercare contatti diretti ma sentendosi quasi protetta dalla mano che copriva, sosteneva e proteggeva la vulva; ardeva dalla voglia di far scorrere le mani sulla pelle nuda.

Varcata la soglia della camera, si era liberata in fretta e furia degli abiti e gli si era mostrata nuda, statuaria nella sua bellezza piena, vogliosa e irrefrenabile; ma Carlo non era da meno; il buon esito della serata lo aveva esaltato e migliaia di idee, di progetti, di desideri si affollavano in mente; tutti finivano per scaricarsi nell’inguine, quasi che il fallo potesse essere la valvola di scarico delle pulsioni; molto spesso un orgasmo era stato liberatorio di altre pulsioni.

Si spogliò quasi più in fretta di lei; la strinse in un abbraccio asfissiante, piantò il sesso durissimo tra le cosce, puntando alla vagina, e la tirò su per le natiche; l’asta scivolava tra vulva e ventre; lei colse il reciproco desiderio, guidò con una mano il fallo, mentre si attaccava al suo collo, sospesa da terra, e si lasciò penetrare lentamente, assaporando l’asta mentre lo baciava con accanimento e gli sussurrava dolcezze sconce.

Urlarono all’unisono, quando il primo orgasmo li stroncò in quella difficile posizione; lei si lasciò andare di schiena sul letto, se lo tirò addosso e continuarono a baciarsi; Laura avrebbe voluto andare a pulirsi dal fiume di sperma che lui le aveva versato nell’utero; ma lui la fece ruotare e le sollevò le anche mettendola carponi; le andò dietro e la penetrò di colpo, a pecorina; afferrò le tette e le usò per fare leva nella copula; lei urlò più volte per l’impatto forte e desiderato.

Nel silenzio della notte, si udiva solo lo ‘sciaff’ potente del ventre contro le natiche piene e i lamenti, che diventavano urla, di lei che godeva; quasi per telepatia, le venne di chiedersi cosa provasse sua madre a sentirla godere come le aveva annunciato; ma gli urli che rispondevano dall’altra camera dicevano tutto; si sentì felice che la memoria di Mario non incrinasse la gioia dei due amanti; ebbe un orgasmo ancor più intenso e bloccò il compagno.

Una copula anale avrebbe perfettamente concluso una giornata intensa; spostò l’asta di pochi centimetri e sentì la punta sullo sfintere; i molti orgasmi e lo sperma ancora gocciolante della copula precedente fecero da lubrificante e sentì che la meravigliosa mazza percorreva dolcemente il canale rettale mentre Carlo si imbizzarriva nella seconda violenta copula in un’ora e la possedeva con infinito amore; esplosero insieme, urlando d’amore; poi crollarono disfatti e addormentati.

Il risveglio fu pigro e lento, per tutti; si trovarono al tavolo per la colazione tutti un po’ acciaccati, a scherzare su quanto viagra fosse servito e chi dovesse abituarsi ad andare a letto con tisana di camomilla; i due maschi scherzavano familiarmente; Chiara teneva gli occhi fissi in quelli di sua figlia, quasi in attesa di sentire la sua gioia; lei lo capì, le andò vicino, le strinse le mani e l’abbracciò, sussurrandole in un orecchio ‘sono felice’.

Abbracciò la figlia e la baciò vicino alle labbra, in un gesto che, in una donna con la sua storia, si caricava di emozione; Laura sfiorò le labbra con le sue, quasi a cementare un rapporto al limite tra affetto e complicità; proprio in quel momento chiamò Mario, per confermare che sarebbero andati, a giorni, lui e Sabrina, a passare qualche giorno ‘in famiglia’; Laura dovette trattenere lacrime di gioia; Francesco annunciò che doveva lavorare quella mattina per organizzare gli incontri con Mario.

Passarono in spiaggia quella giornata e molte ore di quelle successive; la famiglia allargata sembrava cementata e Carlo diventava più figlio di Valerio, Francesco più padre di Mario; su tutto, l’affetto profondo e caldo tra madre e figli che faceva bene a tutti, anche a Mario, che ancora non era là.

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