Cantautore

Chapter 5 - Cantautore 5

Una madre in cerca di se stessa e della sua storia

G
geniodirazza

1 year ago

38 views3,905 words

Cantautore 5

Mario aveva trovato con Sabrina la direzione vera della sua vita; condividevano un amore viscerale per la letteratura e per la poesia; questo divenne la piattaforma della loro armoniosa convivenza; pur vivendo separati, lei con i figli nella casa che era stata di lui, lui con la figlia nell’appartamento preso proprio per loro, al tempo delle feroci battaglie con Chiara, non perdevano occasione per stare inseme tutte le mattine, perché insegnavano nello stesso istituto.

Stavano insieme anche tutti i pomeriggi, perché si occupavano della libreria, per la quale avevano assunto una ragazza che la teneva aperta tutti i giorni; ma il meglio lo vivevano quando si dedicavano all’organizzazione di manifestazioni che ormai facevano risuonare il nome della libreria a livello nazionale, in certi circuiti; la cura e la ricerca di nuovi talenti li impegnavano a lungo e attivamente; d’intesa con l’editore preparavano manifestazioni in tutto il paese.

Dopo ‘l’esplosione’ nell’androne di un palazzo vicino alla taverna dei poeti, avevano avuto spesso l’occasione per vedersi e per dare sfogo finalmente alla passione che, sepolta sotto la cenere, emergeva adesso con vampate autentiche; le separazioni contemporanee dai rispettivi coniugi li avevano condotti a diventare apertamente amanti; ma i momenti più frequenti erano quelli in cui si organizzavano incontri musicali o poetici in libreria o in altre sedi prese in prestito da enti vari.

In genere, lavoravano a contatto di gomito per un’intera giornata; dopo i rituali delle serate, si ritrovavano a chiudere le porte loro due soli; di norma, rifiutavano di andare a cena con gli amici e si rifugiavano a casa di lui; Laura aveva il buonsenso di muoversi con molta delicatezza e di usare i tappi per le orecchie quando li sapeva a letto insieme; d’altronde, anche se a parole non ne avevano mai parlato, lui ignorava la ‘figlia’ e il pupillo quando si chiudevano in camera e gli urli arrivavano in piazza.

Con Sabrina, il livello di aggressività nel sesso era decisamente basso; lei preferiva di gran lunga le dolci carezze, gli amplessi arricchiti da espressioni amorose; anche nelle copula i rumori erano come ovattati, come anche i gemiti e gli urli di piacere; ma non si risparmiavano affatto; facevano l’amore per ore e, in molti casi, duravano tutta la notte, soprattutto tra sabato e domenica, per darsi tutto quello che potevano.

Sabrina lasciava a lui l’iniziativa, invitandolo ad una forza dolce o una dolcezza forte, come amava dire, per farle sentire prepotente la virilità ma per possederla con la tenerezza di una carezza; d’altronde, parlava per esperienza diretta; sin dalla prima volta era rimasta ammirata della possanza del suo sesso, ma l’aveva apprezzato sin da quando aveva accostato il viso e l’aveva carezzato con la lingua, tutto intorno e via via per tutta l’asta.

Quando l’aveva penetrata in bocca, si era aspettata almeno la brutalità di suo marito che praticava la fellazione con una violenza maggiore di quella che metteva nella copula anale; benché fosse di gran lunga più grossa di quella di suo marito, la mazza di Mario le scivolava lungo il palato con la dolcezza di una piuma; andava a colpire l’ugola e la trapassava fino alla gola, ma lei si sentiva solo invogliata a prenderla tutta.

Amava molto i giochi preliminari di lui specialmente quando praticava dolcissimi cunnilinguo; il suo preferito si realizzava quando si appollaiava carponi sul letto, col didietro sporgente dal materasso; aspettava con libidine che la lingua di lui percorresse il perineo partendo dal monte di venere per arrivare al coccige attraverso vulva e ano; ogni sosta a leccare l’una o l’altro, a infilare la punta dentro, era per lei un momento di dolcezza, di passione, di forte orgasmo.

La libidine era tale che, una volta, arrivò ad esplodergli in bocca un densissimo squirt; quasi si vergognava di averlo fatto; ma scoprì che lui assaporava tutto lussuriosamente e lo amò di più; si ripromise, alla prima occasione, di ricambiarlo ingoiando lo sperma, in una fellazione; col marito non ci aveva mai neppure provato e voleva che col suo amore niente fosse proibito o limitato; ma questa stessa idea le folgorò il cervello ogni volta che scopriva in Mario un modo nuovo di fare le stesse cose.

Montargli seduta sul viso e lasciarsi titillare dalla lingua fin nei recessi del canale vaginale; trovarselo seduto sullo stomaco che le adagiava il fallo tra i seni invitandola a portare le mammelle grosse e carnose a sollecitare l’orgasmo con un movimento di copula tra i seni; spingere, nella stessa manovra, il fallo fino alla bocca per realizzare una doppia funzione, copula alla spagnola e fellazione, furono tutti momenti di entusiastica scoperta dell’amore nel sesso.

Quando, dopo un lungo ed estenuante gioco di preliminari che poteva protrarsi anche per ore, lui finalmente esaudiva la voglia ormai irrefrenabile della penetrazione in vagina, accoglieva la mazza dura e grossa con tutta la passione di cui era capace; quasi sempre, come a coronamento di un percorso amoroso di grande dolcezza, gli passava le gambe intorno al corpo e lo catturava a se premendo coi piedi sulla schiena; sentiva di essere fusa con lui in un empito d’amore ineguagliabile.

Ma godeva anche, e talvolta lo preferiva, quando lui la prendeva in vagina da dietro, artigliando i seni per aiutare la spinta e forzava il ventre tra le natiche; questa movenza le ricordava anche le penetrazioni anali a cui si concedeva con dolcezza; meglio ancora, se la penetrava analmente guardandola negli occhi e dicendole il suo amore; il movimento era più faticoso ma la dolcezza di guardarsi negli occhi compensava tutto largamente.

Avevano cominciato a frequentarsi circa un anno dopo la scomparsa di Chiara; erano quindi cinque anni che facevano l’amore quasi come freschi sposi; almeno tre volte la settimana; eppure si sentiva ancora euforica ed attendeva con ansia che lui le chiedesse di passare la notte insieme; sapevano che, prima o poi, i figli sarebbero andati e, per non restare soli, avrebbero deciso la convivenza; per il momento, si vivevano con amore convinto e con grande dolcezza.

Quando Mario decise di mettere nero su bianco la personale vicenda tormentata del rapporto con Chiara, Sabrina fu compagna, assistente, consigliera, correttrice, insomma la spalla perfetta per affrontare con serietà l’impegno ed ottenerne il massimo risultato; ci lavorarono per quattro anni e alla fine concordarono con Alessio, il giovane editore, che si poteva pubblicare il romanzo e proporlo per eventuali concorsi; soprattutto, organizzavano presentazioni e conferenze.

Anche Laura e Carlo, con lo pseudonimo di Ogrò, lavorarono di impegno e in pochi anni realizzarono dischi e volumi di testi che entrarono rapidamente tra le preferenze dei giovani; nel giro di qualche anno, anche loro erano volati via con le proprie ali e marciavano speditamente di successo in successo; molti brani erano derivati dalla storia narrata nel romanzo da Mario, quella che Laura aveva vissuto da vicino e addirittura sulla propria pelle.

Erano ormai passati sei anni da quando Chiara era sparita dalla loro vita; né Mario né Laura quasi si ricordavano di lei, anche se talvolta la figlia aveva un attimo di nostalgia e di curiosità di sapere che sorte avesse trovato la madre; i primi anni, si era verificato più spesso, in coincidenza con eventi particolari come il diploma e la laurea; ma subito dopo la rassegnazione era subentrata e Laura aveva deciso di tagliare il cordone ombelicale con un passato da dimenticare.

I primi tempi aveva addirittura cercato di rintracciarla in qualche modo; Mario le aveva fatto osservare che forse Chiara aveva deciso di scomparire del tutto; il fatto che non risultasse in nessuno dei social più diffusi diceva che forse per una sua convinzione non desiderava ritrovare il passato; la ragazza si arrese e rinunciò a cercare, anche se, evidentemente, la decisione le costava un certo dolore.

Per quella estate era prevista una tournée in alcuni alberghi della riviera; la location era ideale per il loro genere, poesia e musica insieme, e per i loro linguaggi; Alessio, che aveva trattato il programma, aveva fatto sapere che una associazione di albergatori aveva deciso di offrire al meglio dei loro ospiti una serata particolare, per palati culturalmente raffinati; il programma prevedeva diversi recital negli alberghi più prestigiosi; la base per loro sarebbe stato l’hotel del presidente.

Dovevano girare per diverse località per alcune settimane, con interventi una volta a settimana; la serata conclusiva era appannaggio del presidente che aveva fatto in modo, nella stessa occasione, di organizzare una presentazione del romanzo di Mario, invitato a essere presente quella sera; le aspettative erano numerose e importanti; in quella zona villeggiavano notevoli personaggi della cultura, dello spettacolo e dell’economia.

Carlo era ansioso di dare il meglio; si domandava come avesse fatto Alessio ad ottenere quel contratto ma, in fondo, non si guarda in bocca a caval donato e non si commentano occasioni fortunate; Laura, più sospettosa, era angustiata da molti perché; anche lei, però, si rendeva conto che poteva essere un colpo di fortuna; sperò anche che il motivo primario fosse la presentazione del romanzo, che aveva avuto un successo largo e popolare; forse a loro era affidato il compito di trainare l’evento.

Ad ogni buon conto, partirono felici per la nuova esperienza; anche la possibilità di passare qualche settimana al mare non era da buttare, come regalo della vita; arrivarono all’hotel del presidente un tardo pomeriggio di venerdì e presero possesso della suite che ai due frontman era stata assegnata; per i ragazzi del complesso, erano state previste camere in una pensione; depositati i bagagli, Carlo e Laura scesero alla reception e chiesero del presidente.

Lo chiamarono e si staccò da una bella donna con un bambino molto piccolo a fianco, forse la moglie e il figlio; a Laura il cuore si fermò per un attimo; quella donna aveva tutti i tratti di sua madre; tacque, recuperando il sangue freddo, e seguì con le orecchie il dialogo di Carlo col personaggio, mentre gli occhi non si staccavano dalla donna che non riusciva a nascondere un certo disagio; era sul punto di avvicinarla per parlarle, quando fu lei a sedersi al tavolo dove erano rimasti solo loro due.

“Buonasera, io sono Chiara e questo è mio figlio Valerio … “

“Figlio del mio stesso padre?”

“No, Laura; è senz’altro figlio di mio marito.”

“Ciao, Valerio; la mamma ti ha detto che sono tua sorella grande?”

“Lui non può sapere assolutamente niente; è troppo piccolo; se ti starà bene, un giorno gli spiegherò … “

“E tuo marito? Ci ha contattato proprio perché sono tua figlia?”

“Vi ha contattato perché io l’ho chiesto; non frequento i social e non sono iscritta a nessuno di essi; ma vi seguo attraverso quelli e so abbastanza di voi e di Mario … “

“Noi invece non sapevamo niente di te e non ti nascondo che avrei preferito continuare a non sapere … “

“Hai ancora tanto rancore contro di me?”

“Hai il coraggio di fare queste domande? Sono sei anni che sei sparita senza dare notizie; ora ti presenti come una nuova mecenate … io quasi quasi rifiuto gli spettacoli e vado via … “

“Commetti molti errori in una sola volta, quasi come faceva tua madre quando era folle … “

“Almeno hai capito quali errori hai fatto e quanto dolore hai provocato?”

“La vita non è semplice e lineare come credeva tua madre; tu sei cresciuta con un uomo eccezionale; non è degna di te e di lui la scelta stupida che vuoi fare; non lo è giuridicamente perché hai un contratto da rispettare; puoi accusare un malessere, che sarebbe anche credibile, ma lasci da solo Carlo; la Chiara che continui ad odiare avrebbe fatto questa stoltezza; però poi dovresti odiarti e fare i conti con Carlo che lasceresti a pagare mie vecchie colpe e tuoi nuovi errori.

Questa scelta sarebbe stupida sul piano logico; siete qui perché un pool di albergatori ha capito che siete l’ideale per fare spettacolo e cultura in una località turistica; che tu sia frutto di un mio peccato è problema tra me e Mario; non puoi pagare né tu né Carlo, che tutti ammirano; sono certa che il tuo padre putativo, per me sempre e solo tuo padre, non si rimangerà l’impegno e non scapperà, se mi trova a aspettarlo con mio marito e mio figlio, anche se dovrà parlare di noi tre e del male che vi ho fatto.

Sarebbe una scelta stupida perché giudichi senza sapere; tuo padre dovette sbattere il muso contro le mie perversioni e i miei tradimenti, i miei oltraggi, prima di decidere la colpa e la condanna; io ho commesso l’errore assurdo di scappare prima di capire che stavo sbagliando tutto; scappa, se vuoi; ma credo che Mario ti suggerirebbe di ascoltare, almeno, e poi di mettermi al muro, se credi. Carlo, vorrei che accettaste di fare il tour programmato, cogliendone, se vi interessa, tutte le opportunità che vi offrirà.

Se credi che sia meglio condividere l’odio di Laura, potrò solo chiedervi scusa per avervi fatto fare il viaggio a vuoto; non hai un buon ricordo della mia organizzazione; sei anni sono tanti e la gente cambia; sei un uomo libero, allievo e figlio ideale di un uomo con un grande senso della libertà; fatemi sapere che cosa decidete; posso solo assicurarvi che sono felice ed emozionata di avervi visto e parlato; se dovesse essere solo questo, sono comunque contenta di avervi incontrato.”

“Ascoltami, Chiara; io sono effettivamente figlio ideale di Mario; forse non sai che sono anche il compagno di tua figlia; già solo avertelo potuto dire personalmente mi sta benissimo; se Laura impazzisce e va via, io non resto qui e non la lascio andare da sola; so che sarebbe un errore assai grave e che Mario, il faro per tutti noi tre, per quel che ricordo, insisterebbe perché mettiamo da parte i rancori e facciamo lo show.

Laura, stai prendendo cappello senza ragione; non so perché l’abbia fatto, ma tua madre corre un grosso rischio; molti dei brani che hai scritto e canterai sono uno sputo in faccia alla donna che ti ha abbandonato; io non lo sopporterei; se lei, che sicuramente conosce il romanzo e il nostro repertorio, ha deciso di esporsi, tu non puoi vigliaccamente urlare improperi e scappare; ci sono lunghe soste, tra uno spettacolo e l’altro; le passeremo qui e parlerete.

Tu vuoi bene a tua madre e non smetti mai di confessarlo e di dimostrarlo; adesso la rabbia ti acceca; ma tra qualche minuto staresti a rimproverarti di non averla ascoltata; sono certo che tuo padre ti direbbe le stesse cose; i bagagli non sono stati disfatti; rimettiamo in macchina tutto e torniamo a casa se è questo che vuoi; oppure ci dormi sopra e ne riparli, con me, con lei, con tuo padre, col tuo confessore, con chi vuoi, ma ne parli.”

“Ti odio, mamma; ed è un ossimoro; non è vero che ti odio; sei mia madre e mi hai fatto star male … “

“Laura, sei mia figlia e ti amo, più di quanto dimostro, più di quanto credi; aspetta domani; forse riuscirò a raccontarti anche il mio dolore e, se non mi giustificherai perché non lo merito, forse capirai qualcosa di più … “

“Ti consiglio di non ascoltarmi quando canto; ti farò pesare ogni sillaba di odio, nello spettacolo … “

“Mi prenderò tutte le punizioni che vorrai infliggermi; volevo ritrovarti; sapevo che ci saremmo graffiate a sangue, ma è il sangue a dirmi che devo parlarti e ascoltarti, anche quando urli il tuo dolore contro di me che ti ho fatto soffrire … “

“Hai visto che sa a memoria tutti i tuoi brani?”

“Carlo, voglio bene a mia figlia e sono ancora innamorata del suo padre putativo; con Francesco vivo bene e con affetto, perché è una brava persona e abbiamo un figlio; ma Laura è la mia vita; e tu ne fai parte.”

“Chiara, io non ho nessun diritto a giudicare; ma sei la madre della donna che amo; mi dicono che un tempo alle suocere spettasse il titolo di mamma; ti turba se ti considero madre anche io?”

“Solo se non lo dici ad alta voce in pubblico; non mi piace essere considerata più vecchia della mia età. Io preferisco abbracciare il mio genero innamorato di mia figlia.”

Carlo si alzò, la sollevò in piedi e l’abbracciò, baciandola sulle guance; Laura stava piangendo; lui la prese e la spinse in braccio alla madre; l’abbraccio fu toccante; sopravvenne Francesco .

“Avete già avuto modo di parlare?”

“Abbiamo cominciato; ci sono sei anni da raccontarci … “

“Avrete tempo; si vede che c’è amore tra voi, l’armonia la realizzerete; ragazzi, per le prove avete il salone nel seminterrato; domani sera vi aspettano al ‘Kursaal’; sono venti chilometri; potete partire nel tardo pomeriggio e tornare a notte, se non decidete di fermarvi.”

“Mamma, tu vieni con me?”

“Se mi vuoi con te, certo che veniamo, tutti e tre, vero Francesco?”

“Non vorrei impedirvi di parlare in viaggio; ma sarei felice di esserci e farmi bello per questa scelta.”

La mattina del sabato fu dedicata ai preparativi per lo spettacolo della sera; Carlo e Laura la passarono coi ragazzi nel salone indicato, che avrebbe ospitato anche la serata finale; bastò poco per trovare la sintonia, dal momento che avevano trascorso gli ultimi cinque anni a girare l’Italia con quello spettacolo; trovarono il tempo anche per andare in spiaggia, ma non incrociarono Chiara e il bambino, forse perché evitavano di tenerlo al sole.

A pranzo si trovarono allo stesso tavolo; Laura ne approfittò per familiarizzare col fratellino; scoprì, con una certa meraviglia, di provare un grosso affetto per quel bambino e che, ad onta del burrascoso passato, amava profondamente sua madre; quando, tra le righe, saltò fuori che aveva avuto una vita molto tormentata, dopo la ‘fuga’ da Mario, capì che forse doveva a quella donna una maggiore comprensione; quasi a sottolinearlo, le chiese quali fossero i suoi sentimenti per Francesco.

“Mamma, lo ami?”

“Se dicessi di sì, mentirei ed offenderei l’unico uomo che adesso so di avere veramente amato, tuo padre; ti disturba se indico ancora Mario come tuo padre?”

“No, mamma; io lo sento come mio padre, immutabilmente; e so che lui mi vive come una figlia vera; ma, se dici che lo ami, mi spieghi perché lo hai tradito così a lungo, perché sei scappata così e non ti sei più fatta viva? Ma, soprattutto, avevi dichiarato che l’uomo che amavi era il mio padre biologico, Antonio; mi spieghi qualcosa?”

“Tesoro, ti ho già spiegato una volta; dovrei ripetermi … “

“Parli della coincidenza tra ninfomane, eroinomane, alcolista e tabagista?”

“Sì; figlia bella, se tu stessi sbagliando adesso, vedendo in Carlo l’uomo della tua vita, ti considereresti colpevole? Se scoprissi, tra qualche anno, che non è quello che tu credevi e intanto ti fossi assuefatta a lui, come ti regoleresti? Oggi queste cose posso ripeterle e so che puoi capire; ho conosciuto l’amore aggressivo e violento alla prima esperienza importante; mi ci sono assuefatta; poi ho incontrato un uomo meraviglioso che avrei dovuto solo amare.

Ma è scattato un rancore inspiegabile; non è facile vivere con tuo padre, in una condizione oggettiva di inferiorità; è troppo preciso, ordinato, quasi perfetto; e mi sentivo sempre inadeguata; colpa mia, non mi rimproverare ancora; è stata la mia fanciullaggine a farmelo vedere ‘professore’ che giudica e condanna; col tempo, ho imparato la differenza tra la passione violenta di Antonio e l’amore tenero e infinito di tuo padre; ma era già troppo tardi.

Adesso ti ripeto la domanda ma so che non c’è risposta; cosa faresti tra quindici anni se scoprissi che esiste un modo diverso di vivere l’amore? Non posso portare indietro le lancette dell’orologio; non vale più la pena di umiliarsi e chiedere perdono; ho capito che l’amore è un’altra cosa; Francesco me ne da, ma non come Mario; mi accontento, vivo con lui da tre anni e abbiamo un figlio meraviglioso.

Se ti preme sapere anche questo, una volta scappata da voi, non ho provato interesse alle passioni violente, ho cercato l’amore di Mario, ma ho incontrato solo inganni e maltrattamenti; ho sofferto molto, finché non venni qui a ‘fare la stagione’; a quel tempo, accettavo qualunque lavoro per sbarcare il lunario; Francesco mi corteggiò e trovai in lui molte caratteristiche di tuo padre, almeno quelle che soddisfacevano i miei bisogni.

Non ha la stessa cultura, sensibilità e delicatezza di Mario; ma è intelligente, con un buon senso degli affari e dell’organizzazione; ha tanta velleità di fare cultura, ma non è stato capace di andare oltre la corsa nei sacchi e il concerto del cantante di successo; seppe che avevo una laurea in lettere e che avevo lavorato per una libreria; gli dissi che ero stata la moglie di un intellettuale già in edicola con un romanzo straordinario, almeno quanto la storia d’amore che vi racconta …

Si, lo so, per questo lo dico … la mia storia d’amore, perdonami la presunzione, forse tu preferisci che dica la nostra storia d’amore; in quel momento era solo mia; insomma, gli sottoposi i social network che parlavano di voi e decise di portare in assemblea il progetto del vostro tour e della presentazione di tuo padre; ne ebbi paura, per un attimo; poi mi sentii felice perché potevo realizzare un vecchio sogno, tornare a parlare con te e con Mario, a costo di farmi massacrare.

Avrai capito che a mio marito non ho nascosto niente; sa anche che amo il ricordo di Mario più di quanto amo lui; ma si accontenta di sapermi fedele e in armonia con lui; e lo sono, anche se nel tuo giudizio sembra impossibile; sono cambiata dentro e fuori; so che ero una stupida ragazzina da lap dance, quando presentavo le manifestazioni in libreria; ma ho dovuto imparare ad essere donna d’affari ed esigente, per accorgermene; la ragazzina mi serviva per irritare tuo padre; è stupido, ma è vero. Tuo padre si è rifatto una famiglia?”

“No; si è rassodata l’amicizia amorosa con Sabrina, che ha divorziato dal marito, abita dove vivevamo noi e qualche volte passa la notte con papà; ma non accennano ancora a mettersi insieme; credo che lo faranno quando li prenderà il terrore della vecchiaia da soli, perché io e i figli di lei andremo per la nostra strada; ma sta benissimo; dal romanzo si capisce che ha amato una sola donna profondamente, quella che io nella mia canzone chiamo urlando prostituta; non te la prendere, mi veniva così.”

“Non me la prendo, sono felice che anche quel brano sia dedicato a me, con tutti i graffi che comporta; spero che i miei errori servano a te per non commetterli. Pensi di avvertire tuo padre o gli lasci intatta la sorpresa?”

“No, mi voglio divertire un poco anch’io; ho già smaltito la prima rabbia e sono felice di essere accanto a mia madre rigenerata e rasserenata; sono sicura che anche per lui sarà cosi; ti odierà, in un primo momento; poi si ricorderà di quanto ti ama e ti capirà; non sapevo, e non voglio sapere, quanti calvari hai sopportato; adesso ti vedo in pace con un bimbo dolcissimo, con un uomo forse limitato, come dici tu, ma buono; è vero, ha molto di mio padre nella personalità, ma è agiato, che non guasta.”

“Dovete pensare a prepararvi, se dovete allestire il palco e gli strumenti, se per voi due va bene, Francesco ha una grossa auto e in cinque, con Valerio, ci staremo comodi.”

Comments (0)

Please log in to leave a comment.

No comments yet. Be the first to comment!