Chapter 4 - Cantautore 4
La rottura diventa definitiva
1 year ago
Cantautore 4
La sera del meeting in libreria c’erano tutti, e tutti armati e pronti a dare battaglia; Chiara si era messa ‘in tiro’ per essere, come al solito, la star della serata; Nadia era venuta pronta ad avanzare aperti diritti di priorità sull’amore di Mario, se ci fossero stati varchi in cui infilarsi; Carlo e Alessio, il suo giovane editore, avevano i nervi tesi come ad ogni ‘prima’; quella presentazione valeva il successo di un’iniziativa editoriale
Mario era particolarmente nervoso perché quella sera il giovane poeta e cantautore suo pupillo affrontava il giudizio della ‘loro’ città; più ancora, Laura veniva proposta come nuova autrice ed esecutrice con una scelta per molti discutibile; la ragazza si teneva stretta al padre putativo perché cominciava ad avvertire il peso e la paura del tentativo assai azzardato; Sabrina era molto coinvolta tanto dalla serata di cui era creatrice, con Mario, quanto dal nuovo rapporto col collega ed amato.
La presenza imprevista e sconvolgente fu quella di Antonio, l’amante di Chiara, nessuno sapeva se perché padre naturale di Laura, vera protagonista della serata; se per il diritto di ‘stallone della padrona’; o se solo per creare fastidio in un momento di trionfo per tutti; Chiara, in un raro momento di buonsenso, gli parlò in privato; subito dopo, avvertì Sabrina che non avrebbe creato nessuno scandalo; la donna si preoccupò di rasserenare Mario.
“Dice che è non è qui per sollevare scandalo o pettegolezzi; forse è qui per lei. Mi dispiace, amore, ma ci sono in sala mio marito e i miei figli che vogliono gioire di questa mia iniziativa; non potrò esserci dopo, a sostenerti se le cose andranno male … “
Nadia che era lì vicino e aveva ascoltato, interferì.
“Sabry, vai serena; sono qui proprio per rovinare le uova nel paniere al mio ex odiato marito; se le cose prenderanno una brutta piega, guiderò io il nostro Mario a rendere pan per focaccia ... “
Mario sorrise di se stesso, all’idea che, mentre la moglie credeva di mortificarlo con l’amante di sempre, lui si districava addirittura tra due donne, senz’altro superiori a lei intellettualmente, che erano legate a lui da una passione importante, per direzioni diverse; quando Laura gli fece osservare la presenza dell’ospite inatteso, si limitò a raccomandarle.
“Stai vicina a tua madre, domani, perché le arriverà un conto salato e dovrà pagare senza sconto, anche con molti addebiti per mora; piuttosto, stai attenta tu; l’evoluzione voluta da tua madre potrebbe azzerare gli effetti del successo che avrai stasera.”
“Vuoi dire che mi cancellerai dalla tua vita o abbandonerai anche Carlo che ha bisogno del tuo sostegno?”
“Le scelte di tua madre condizioneranno tutti; quello che è certo è che, come le ho promesso davanti a te, se sbaglia anche stavolta paga tutto con gli interessi.”
Vide la ragazza che parlottava con la madre la quale a gesti sembrava cacciare via un moscerino e dirle di badare alle sue cose; Laura, passandogli accanto, gli chiese sussurrando se avesse bisogno di prove che attestassero l’inaffidabilità di sua madre.
“Se non ti reca dolore, mi basta che domattina presto mi fai sapere cosa succederà dopo la festa in libreria.”
Chiara aprì la serata esibendo soprattutto il suo fisico notevole, un abbigliamento ricercato e accurato, mille smorfie da gattina, utili più ad affascinare un ammiratore che a catturare l’interesse di un pubblico di appassionati di letteratura; dopo la sua esibizione quasi da discoteca, Sabrina riportò immediatamente la riflessione sul libro pubblicato di recente, di cui si intuiva che possedeva fino in fondo i contenuti e i sensi.
Ci fu un lungo periodo di sosta per consentire l’acquisto del libro presentato e la firma, o la dedicatoria, dei volumi da parte di Carlo; poi toccò a Mario introdurre il clou della serata, lo spettacolo di musica e poesia; tracciò le linee della storia della ricerca di giovani talenti fatta in città, celebrò l’edizione lì stesso presentata, ed annunciò che, con l’autore, avevano scoperto una giovane autrice che Ogrò aveva scelto per un duo di scrittura e di canto.
Poi furono Carlo e Laura ad esibirsi; lui dominava la scena per una esperienza più lunga in quel genere di cose; lei si vedeva che gli restava accanto come un’ombra e lo seguiva, lo accompagnava, lo precedeva; fu una scena d’amore lunga più di un’ora che emozionò tutti, persino il prof, padrino letterario di lui e padre legittimo di lei, e i musicisti che li accompagnavano; gli applausi furono lunghi, sentiti ed emozionanti.
Chiara comunicò agli amici che preferiva andare a casa perché la giornata era stata dura; tutti avevano però capito che correva dall’amante per festeggiare con lui; Nadia trascinò letteralmente Mario alla sua macchina e stettero fermi a guardare finché l’auto di Chiara si allontanò, con Laura che accennava un saluto dal finestrino; subito dopo, partì la macchina di Antonio.
“Mario, andiamo da te o vuoi venire con me in città?”
“Andiamo a casa mia; ci staremo bene come sempre; domani è domenica e non hai da lavorare; lunedì forse avremo da fare parecchio … “
Mario sapeva di avere bisogno di rilassarsi in un incontro di vera armonia; con Nadia aveva sempre realizzato una pace interiore di grande efficacia; quella sera, in particolare, di fronte al crollo di ogni speranza, anche minima e labile, di recuperare con sua moglie un rapporto di lealtà e di buonsenso, la necessità quasi fisica di abbandonarsi ad un incontro di grande amicizia, prima ancora che di passione intensa, gli premeva sul cuore e nella testa.
Si trovarono abbracciati, anzi avvinghiati in un frenetico desiderio di scaricare nei gesti la voglia di comunicarsi delusione, dolore, fastidio forse per i comportamenti insani di cui erano vittime, lei con un ex marito incapace di uscire dalla visione unilaterale del sesso aggressivo e violento come espressione di un potere maschile fuori luogo e fuori tempo; lui con una moglie incapace di superare la condizione di bambina capricciosa e desiderosa di primeggiare anche quando erano manifesti i suoi limiti.
Le mani correvano ansiose su tutto il corpo; lui sembrava voler rendersi conto che davvero quel corpo armonioso, morbido, ricco, fosse disponibile alle sue voglie; lei voleva quasi impossessarsi della bontà di lui, della sua intelligenza e sensibilità, divorandone il corpo; nei baci voraci, nelle carezze languide e lunghe, entrambi cercavano di sintetizzare un desiderio assai più intenso e antico; nessuno dei due sembrava voler affrettare i tempi di un amplesso desiderato e pregustato.
Nadia però lo aveva seguito perché aveva bisogno e voglia di fare l’amore con un uomo che le desse il senso di un sentimento, anche se offuscato e represso per la forte tensione verso sua moglie, comunque pieno, intenso e manifestabile in una serata di grande entusiasmo anche sessuale, sull’onda del successo della manifestazione; non era disposta a rinunciare e spinse il maschio verso il letto; lo fece cadere supino e si fiondò su di lui, aprendogli con gesti rapidi il pantalone.
Mario aveva altrettanta voglia di un rapporto coinvolgente e dolce; la frenò per un attimo e l’attirò sopra di sé riprendendo il bacio e caricandolo di una voglia anche più intensa, lei si abbandonò a lui e gli si strinse fino a sentire l’asta premerle sulla vulva con grande efficacia; si agitò a lungo sul suo corpo, alla ricerca del contatto del clitoride con la mazza, che riuscì da solo, nonostante i vestiti, a farle raggiungere l’orgasmo; urlò il piacere nella bocca di lui e si accasciò languida sul maschio.
Lo sentì fortemente eccitato e pronto ad amarla, quando si riprese dal languore che l’aveva assalita; si spostò in piedi accanto al letto, sfilò insieme pantalone e boxer e portò alla luce la mazza tanto desiderata; si chinò sul ventre e rimirò a lungo il bastone del piacere che si preparava a godersi al massimo; lo prese con una mano e lo masturbò ammirandone la possanza; con l’altra mano, raccolse i testicoli e ci giocò strappandogli gemiti di piacere.
Mario si sollevò in piedi e fece sedere lei sul bordo del letto; le presentò sul viso il sesso duro da fargli male e le prese in mano le guance accarezzandola con affetto; Nadia spinse fuori la lingua e con la punta andò a saggiare le tracce di precum che apparivano; giocò un poco sulla cappella che le procurava un piacere intenso, con il sapore di seta della parte delicata dell’organo, strinse leggermente le labbra e spinse dentro il sesso come in una vagina stretta; sentì che stringeva le guance e godeva.
Cominciò la fellazione più bella che avesse mai praticato, soprattutto perché non ebbe nessuna fretta e cominciò la penetrazione e la copula in bocca con la massima delicatezza; guidava l’asta con la lingua, trattenendo con una mano il grosso fuori dalle labbra e accarezzando, contemporaneamente, i testicoli con grande sensualità e con risultati eccezionali per la libidine di lui; spingeva spesso la punta in gola e si fermava al primo accenno di soffocamento.
Andò avanti un bel poco, succhiando e leccando, mordicchiando e copulando in gola; lo portava al limite dell’orgasmo e si fermava o strizzava un attimo i testicoli per rinviare l’eiaculazione; lui si abbandonava alla fellazione, limitandosi a spingere le mani fino al seno, che scoprì per afferrare i capezzoli e strofinarli delicatamente tra le dita; il piacere per Nadia era intenso e stimolante; desiderava che qualcosa le titillasse la vagina.
Era impossibile che lo facesse lui, né lei voleva abbandonare i testicoli per dedicarsi a se stessa; la voglia cresceva col proseguire la fellazione ed ambedue aspettavano il momento che la situazione si ribaltasse e lui, come lei sapeva già bene, prendesse l’iniziativa per deliziare la vagina con uno dei suoi saporitissimi cunnilinguo; nell’attesa, gli orgasmi si facevano intensi e continui; ma non era che un’anticipazione delle gioie che si aspettava dalla copula.
Mario si staccò con una dolce violenza; le sfilò l’abito e le tolse l’intimo; quando la ebbe tutta nuda davanti a se, si spogliò del tutto, la spinse sul letto lasciando a terra i piedi e si lanciò sulla vulva generosamente scosciata dalla posizione delle gambe; le alzò anche i piedi sul lenzuolo e divaricò le ginocchia, per avere un accesso più ampio ed agevole al sesso; lei lo aiutò a sistemarsi per il cunnilinguo e lo prese anche lei per le tempie, per guidare la lingua laddove sapeva di godere al massimo.
Mario partì da lontano, come era solito fare, lambendo dolcemente l’interno coscia, a destra e a sinistra, per arrivare con la lingua sulle grandi labbra, che leccava, succhiava, mordicchiava e titillava dolcemente procurandole continue sferzate di piacere; dopo avere percorso più volte la via della libidine all’interno delle cosce, affrontò decisamente la corolla serrata delle piccole labbra che stimolò con la punta della lingua finché si aprirono ad offrire il prezioso fiore del clitoride.
Lo prese tra le labbra e gli dedicò la più lunga ed appassionata copula che avesse mai realizzato; succhiava come fosse un piccolo pene; leccava come fosse il gelato più desiderato; mordicchiava per strappare brividi di piacere ed urli di goduria; passava dalla lingua alle labbra e ai denti, cercando le emozioni più diverse per lei che si sentì travolgere da una passione indicibile; accolse con gioia lo squirt che le spruzzò in bocca; bevve tutto con devozione e l’adorò.
Con un brusco movimento, la fece ruotare e la dispose carponi col sedere sporgente dal letto; leccò accuratamente e titillò con le dita, contemporaneamente, la vulva e l’ano; succhiava e leccava il clitoride mentre infilava due dita, preventivamente bagnate negli umori di lei, nell’ano; stimolava l’utero dal retto mentre succhiava il clitoride; percorreva il sesso, dal monte di venere al coccige, con larghe spatolate della lingua che facevano vibrare il corpo di lei.
Nadia non reggeva più; voleva sentirlo dentro al ventre, dall’ano o dalla vagina importava poco; glielo disse a voce alta; lui accostò l’asta alla vagina e spinse leggermente; contemporaneamente, infilò nel retto tre dita e stimolò l’utero dai due fronti; lei urlò il suo piacere fin quasi allo svenimento; spinse indietro i fianchi con forza e si fece arrivare la cappella all’utero, con grande gioia, con un piccolo fastidio e con un orgasmo stellare.
Lui si fermò e copulò delicatamente penetrando con vigore in fondo all’utero e uscendo quasi ad estrarre il sesso; tornava a spingere in fondo e si fermava a sentire la presa dei muscoli vaginali sull’asta; poi riprendeva da capo; sfilò la mazza dalla vagina, dopo il terzo grosso orgasmo, e spostò la punta all’ano; lei usò le mani per tenere separate le natiche ed esporre il foro alla vista; sentì nettamente la mazza notevole e dura di lui farsi varco nel canale rettale e si godette la penetrazione fino in fondo.
Quando lui cominciò a montarla nel retto, godette molto soprattutto al suono che accompagnava la spinta del ventre sulle natiche; il rumore delle carni che si scontravano le risultava quasi più eccitante della copula in se; andarono avanti per un bel poco, nella pratica anale; poi lui la fece sdraiare sul letto, senza staccare il fallo dall’ano, e la montò standole premuto sulla schiena; il movimento di vai e vieni nel retto coinvolgeva nella monta tutto il corpo.
Si fermarono ancora una volta e Mario la prese da dietro, steso su un fianco; le infilò ancora la mazza nel retto, da quella posizione, e le tenne sollevata la gamba libera per montarla meglio; l’asta scivolava dentro profondamente e usciva quasi del tutto dall’ano; più volte ripeté il giochetto poi le fece cambiare lato e la prese ancora di fianco a gambe spalancate; la stese poi supina e si portò le gambe sulle spalle, la sollevò finché solo le spalle di lei poggiavano sul letto.
Erano in grado, in quella posizione, di guardarsi in viso e di parlarsi; lui ammirava davanti a se il foro innaturalmente spalancato dell’ano e vi sbatteva dentro la mazza con vigore; lei aveva portato una mano sulla vulva e si masturbava con evidente lussuria; quando ebbe raggiunto due orgasmi violenti, lei lo prese in giro per la durezza della copula; per uno che passava per amante assai delicato, quelle monte erano decisamente troppo; per di più, non l’aveva ancora posseduta ritualmente, viso a viso.
Mario la depositò delicatamente sul letto, le tenne le gambe sollevate e si chinò su di lei, penetrandola finalmente alla missionaria; Nadia lo accolse con amore e lo baciò a lungo mentre artigliava con i piedi la schiena e lo stringeva fortemente a se; si fece montare assai a lungo, partecipando con gioia all’amplesso; non mollò la presa se non quando sentì che stava eiaculando con grande soddisfazione e in maniera irresistibile.
Si fermarono ansanti e si concessero una sosta; stesi supini sul letto, fianco a fianco, si accarezzavano dolcemente e sensualmente; lei lo avvertì che non pensava affatto di lasciarlo e tornare a casa sua, nel capoluogo; provarono ad imbastire un dialogo per prepararsi ad affrontare moglie ed ex marito; ma la voglia li sopraffece e, dopo un breve riposo, erano di nuovo lì a fare l’amore come ragazzini sovreccitati; passarono la notte a copulare con brevi concessioni al sonno.
Erano la nove passate quando furono in condizione di uscire; Nadia aveva già preparato alcuni documenti che sarebbero serviti; andarono difilati a casa di Chiara, quella che sulla carta era la loro residenza da sposati; Mario bussò e, dopo qualche inutile scampanellio, Laura venne ad aprire in pigiama, sorpresa e ancora stravolta dalla sera precedente.
“Papà!?!? Che ci fai? Oh, dio, avvocato, anche lei?”
“Di’ a tua madre e al suo caprone che abbiamo bisogno di parlare a tutti e due.”
“Mamma, c’è papà con Nadia; devono parlarti urgentemente; sbrigati, per favore; anche il tuo stallone sarebbe benvenuto … “
Dopo alcuni minuti di attesa, venne fuori Chiara, scapigliata, sconvolta da una notte di copula, con una vestaglia gettata addosso con noncuranza.
“Che diavolo vuoi a quest’ora di una mattina di festa?”
“Sono venuto ad avvertirti che domani mattina andrò in tribunale a portare una domanda di legalizzazione della separazione di fatto in cui viviamo; finirà per sempre la pantomima della troia e del cornuto; poiché sono una persona corretta, mantengo fede agli impegni e avviso prima di colpire alle spalle, sono venuto a dirti che se firmi per la separazione consensuale, sarà tutto risolto semplicemente in una settimana.
Se credi di volere opporti, dovrò portare in tribunale i documenti per dimostrare che per sedici anni mi hai derubato facendomi mantenere una figlia avuta da una relazione extraconiugale; poiché mi rappresenterà un’avvocata esperta, rischi di finire in galera per frode continuata; se non ci credi, chiedi il parere del tuo stallone; se sa fare anche l’avvocato oltre a montarti come una bestia, ti confermerà che rischi di finire in galera.”
Uscì dalla camera Antonio, che aveva indossato il pantalone e una maglietta; Chiara gli mostrò la carta che le aveva sottoposto il marito e gli chiese con lo sguardo se fosse vero.
“Molto probabilmente, data l’abilità e il prestigio dell’avvocata, rischi di essere condannata; meglio se firmi; ti sganci da un matrimonio inutile; in una settimana sarai una donna libera … C’è altro da verificare?”
“Quest’altra carta avrà in allegato un test di paternità, da cui risulta che Laura non è mia figlia; eviterò di allegare l’altro che indica con chiarezza il padre genetico. Se vuoi tenerti la figlia, devi dichiarare che non ha niente a che vedere con me e farle cambiare cognome per assumere il tuo; non posso lasciare che una sconosciuta possa avanzare pretese sul mio patrimonio; spero che l’avvocato che ti dovrebbe rappresentare, nel caso che tu faccia obiezione, sia in grado di suggerirti … “
“Mario, allora è come ti avevo detto; mi cacci dalla tua vita … “
“No, Laura; devi assumere il cognome di tua madre o del padre naturale, se ti legittima e si assume la paternità; ma dubito che lo voglia fare; ciò non esclude che tua madre rinunci alla potestà patria e ti affidi a me, ancora tuo padre legittimo e comunque putativo, lasciando al giudice la facoltà di fissare i modi e i tempi in cui potete incontrarvi, non a casa mia, naturalmente.”
“Vuoi dire che devo denunciare che Laura è nata da un mio tradimento e farle assumere il mio cognome; devo rinunciare, contemporaneamente, a qualsiasi diritto su di lei ed affidarla totalmente a te?”
“Nessuno dice quello che DEVI fare; mi limito a domandarti se, singola e senza reddito, sarai in grado di mantenerla all’università e farle fare la vita che merita e che desidera.”
“Io dirigo ancora la libreria … Quello è il mio lavoro da cui ricavo il reddito … “
“Non per molto; io posseggo il 50 % della libreria che tu dirigi nominalmente; domani metto in vendita la mia metà; se tu puoi rilevarla, che ne so, con l’aiuto del tuo amante, te la prendi tutta e la gestisci a modo tuo; se non ce la fai, l’impresa edilizia a cui la vendo sicuramente vorrà abbattere il fabbricato per farci nuovi condomini … “
“Stai dicendomi che ti sganci dalla gestione della libreria e mi lasci sola? Cosa potrò fare io, se mi lasci in mezzo a una strada?”
“Sono certo che sei in grado di provvedere a te stessa, con l’ottima compagnia con cui sei; hai detto che ti ha suggerito di rivolgerti agli istituti privati; sai bene che ti ha guidato meravigliosamente, in tanti anni di relazione; io non ho nessun motivo di restare ancorato al tuo fallimento commerciale ... “
“Non ti suggerisce niente il successo della manifestazione di ieri sera?”
“Sì; mi ricorda che quelle iniziative di una sola cosa non hanno bisogno, di una ballerina di lap dance che esibisca il corpo sul palco … “
“Che vuoi dire?”
“Mamma, vuol dire quello che tutti abbiamo pensato; con quell’abbigliamento, con quelle luci, con quelle mossette, eri piuttosto una prostituta da lap dance in discoteca che un’intellettuale che presentasse una raccolta di poesie … “
“Laura, questo quindi pensi di me?”
“Quello che penso di te è assai peggio; te lo risparmio perché sei comunque mia madre; ma neppure di questo vado orgogliosa; avvocata, posso dire la mia al giudice, se si discute del mio affidamento?”
“Puoi certamente chiederglielo; se il giudice è una persona di buonsenso, ne tiene senz’altro un gran conto.”
“Mamma, cosa decidi di fare?”
“Ti prego, non mi mettere fretta; sono già in ansia e non mi raccapezzo davanti a queste terribili minacce; vuoi chiedere la separazione e poi il divorzio; va bene; non sei il marito che fa per me e puoi anche andartene con le tue poetesse o con le avvocate che ti apprezzano; io mi tengo i miei stalloni. Vuoi vendere la libreria? Ti farò la guerra fino alla fine del mondo … Per quanto riguarda te, Laura, decidi quello che vuoi; se il tuo padre solo putativo ti accoglie, sarò felice di cavarmela da sola”
“Mamma, un processo è lungo e costa; non avrai di che mettere insieme il pranzo con la cena; come pensi di pagare le spese giudiziarie? Credi davvero che il tuo caprone accetterebbe di rappresentarti per anni con un enorme dispendio, solo per il gusto della tua vagina?”
“Perché diamine parli così? Antonio mi aiuterebbe certamente … “
“Già!!!!!! Infatti, non appena ha visto la mala parata, si è già eclissato e sta montando in macchina per scappare; pensa; dieci minuti fa stava sbattendoti sul tuo letto; appena ha visto il nemico, è scappato a gambe levate; credi davvero che ti verrà a sostenere? Perché dai tanta fiducia a un caprone e la neghi a un uomo leale e incero?”
“Io comunque me ne vado; vedo con piacere che ci hai messo poco ad abbandonare il progetto di musica e poesia che riguarda il tuo pupillo e la tua figlia putativa … “
“Chi ha detto che lo abbandono? Una povera incapace vissuta sempre al traino di chi la guidava? Io posso gestire le cose che affidavo a te e alla libreria che presumevi tua; quale contributo di progettazione o di impostazione hai mai dato tu? Hai sempre usato le manifestazioni per ballare la lap dance in costume succinto; ti ho tenuta lì perché qualcuno apprezzava le tue forme e c’ero io a riportare le cose alla loro essenza; una bella donna che si esibisca la trovo in qualunque bagno di discoteca.
Hai dimenticato dove ti trovavano i maschi che ti volevano sbattere? Guarda che ce ne sono ancora tante nei bar, nei pub, nelle discoteche, che aspettano solo di essere messe su un palcoscenico a esibirsi, per mettere in mostra tutto, seni, vulve e natiche; lo stesso progetto che ritieni tuo, solo perché io ti ho consentito di realizzarlo nella nostra libreria, sabato prossimo posso organizzarlo in un centro commerciale; avrei un pubblico più numeroso e più rumoroso, uscirebbe su tutti i social e sommergerebbe la tua iniziativa per pochi addetti.”
“Mario, quindi le mie speranze di fare un poco di strada con Carlo non muoiono anche se mamma fa casino e ti esaspera?”
“No, Laura; perdonami; so che questo evento per te era la piattaforma per lanciarti in una certa realtà; ma se tua madre dimostra un’altra volta di essere indegna di fiducia, sleale e stupida; se anche Carlo deciderà altre soluzioni, da domani Ogrò camminerà da solo; in sostituzione, penseremo ad un altro da far affermare; ci sono molti giovani validi e ansiosi di avere un’occasione; ma so di poter fare totale affidamento su Carlo, il mio leale pupillo; tu, purtroppo, dipendi dall’utero di tua madre.”
Non si poteva aggiungere molto, ad una interlocutrice che non voleva capire, non stava a sentire e si arroccava su convinzioni solo sue e fondate sul nulla; il lunedì successivo, furono presentate le richieste di separazione e di rigetto della paternità di Laura; Chiara, come la figlia aveva previsto, si trovò da sola ad affrontare la rovina della famiglia e il suo personale fallimento; con un colpo di testa proprio delle persone come lei, decise che, anziché gettarsi sotto un treno, era preferibile sparire.
Ebbe solo il buonsenso di firmare la separazione consensuale e l’affidamento di Laura al padre, al momento legittimo e comunque putativo; Laura completò l’iter chiedendo al giudice l’affidamento a Mario, e l’ottenne; Chiara firmò la cessione della sua quota di libreria alla figlia; Mario ne ebbe l’amministrazione unica; di colpo, la donna sparì senza lasciare traccia di se; nessuno la cercò e presto fu dimenticata.
Sabrina, nel marasma totale, si scontrò con suo marito, che di colpo alzò feroci proteste per l’onore calpestato; prese con se i figli e si trasferì nella casa che Mario aveva abitato con Chiara; intensificò i rapporti col collega amato; insieme organizzarono la sopravvivenza della libreria e, soprattutto, delle attività culturali coi giovani; ma vissero separati, lui con la figlia, lei coi figli; Nadia dopo qualche tempo trovò una relazione alternativa, con un avvocato, e in breve si dileguò.
La calma sopraggiunta consentì a tutti di esprimere il meglio nella direzione che avevano scelto; Mario si mise a scrivere, raccontò la sua vicenda personale, la pubblicò col giovane editore di Carlo ed ebbe successo; Laura intensificò i rapporti con Carlo e col suo linguaggio musicale e poetico; finirono per innamorarsi e frequentarsi, in attesa di organizzare la vita insieme; arrivarono ad accordarsi, ‘padre’ e figlia, per amarsi liberamente, lei col suo giovane amante e lui con la fedele collega, senza ostacolarsi.
Comments (0)
No comments yet. Be the first to comment!