Vendetta non richiesta

Chapter 2 - Vendetta non richiesta 2

Comincia la sfida di fioretto tra la madre, che cerca di alleggerire le sue olpe e di concupire il figlio, e il brillante avvocato che, pressato dalla fidanzata, finisce per perdonare alla madre e per aiutare i suoi a sistemarsi con lui.

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geniodirazza

1 year ago

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Vendetta non richiesta 2

Arrivano puntuali allo studio; non posso fare a meno di ammirare la figura di mia madre che, a quarantacinque anni, è ancora di una bellezza invidiabile da donne assai più giovani; mio padre, invece, dopo l’episodio, mi pare invecchiato; ha solo una cinquantina di anni e sembra piegato dalla vita, come se ne avesse ottanta; avere scoperto che è strutturalmente un debole, prono alla moglie che improvvisamente si è scoperta una nuova vitalità, acuisce il senso di decadenza che emana.

Mi sento intenerire fino alle lacrime; e cresce in me l’odio per una donna che, per un suo stupido capriccio, per una debolezza forse troppo comune nelle donne, l’ha stroncato completamente; lo vado ad abbracciare e tratto lei con supponenza accennando appena un saluto formale.

Stefania ha voluto esserci e ora mi sta vicino, dietro la scrivania, quasi a moderare lo scontro inevitabile; manda le ragazze a prendere un caffè al bar; ‘paga l’avvocato’ suggerisce perfidamente, io sono portato a sorridere; abbraccia mio padre che ha già sentito per telefono e saluta amichevolmente mia madre, ma evita effusioni; li fa accomodare sulle poltrone davanti a noi.

Mio padre si guarda intorno con aria curiosa; lo anticipo e gli dico che lo studio è mio; gli aggiungo che, oltre alla casa che abito con Stefania, che ancora non ha deciso se trasferirsi definitivamente da me ma che divide ormai con me la vita, è di mia proprietà anche l’appartamento al piano di sopra, corrispondente allo studio; in quello, se vuole, può trasferirsi, anche con sua moglie, se la vuole con sé, a patto che lei firmi un impegno ufficiale a tenere un comportamento che non danneggi la dignità del posto e degli abitanti; mia madre si agita nervosamente sulla sedia ma non ha il coraggio di fiatare.

Inevitabile scatta la domanda.

“Come hai fatto a fare tanti soldi, se eserciti solo da qualche anno?”

“Ho avuto un colpo di fortuna che potrebbe essere anche una disgrazia. … Non guardarmi così; mi fu assegnato, appena abilitato, un giovane che aveva guidato ubriaco e aveva danneggiato la pensilina a una fermata d’autobus; trovai nella legge un cavillo per tirarlo fuori e ci riuscii; era il figlio di un mammasantissima, uno di quei malviventi che imperversano in regione e comandano tutto; da allora sono l’avvocato dei criminali e sono diventato ricco e temuto.”

“Quindi anche la vicenda che ci riguarda potrebbe dipendere da questo signore?”

Indico a mio padre un faldone sulla scrivania.

“Quel dossier mi fu fatto recapitare sei mesi fa da un’agenzia d’investigazioni; contiene la storia del libertinaggio di tua moglie, dalla prima all’ultima esperienza; io non l’avevo commissionato, ma l’agenzia non era autorizzata a rivelare chi l’aveva richiesto, perché questa è la legge; per verificare, decisi di fare un’improvvisata nella data presumibile dai precedenti; la sorpresa la trovai io, te legato alla poltrona e tua moglie che si faceva sbattere come uno zerbino da un selvaggio buzzurro.

Questo è tutto quello che sapevo e che so; l’elenco che si ricava da quel dossier è di una ventina di amanti, in soli due anni; c’è da fare i complimenti, alla signora, che si è data davvero da fare; dopo di allora, non ho fatto detto o sentito niente fino alla tua telefonata di ieri sera.

Posso anche ipotizzare che questo signore, come lo chiami tu, nella convinzione, tutta malavitosa, che le corna siano l’offesa più grave che si possa arrecare a un individuo, perché colpisce la sua dignità, abbia deciso di fare lui la vendetta che io non ho fatto; in certi ambienti l’omertà e la solidarietà sono imprescindibili.

Ma non ho prove e neppure la certezza intima, per indicare lui come mandante o artefice dei massacri; non mi avete detto niente su chi, come, quando siano successe queste cose di cui mi parlate solo come ‘massacri’; ci sono stati morti? Chi sono le vittime? Come faccio a trarre informazioni solo dalla tua notizia che tua moglie è convinta che il mandante sia io?

Questa è solo un’altra offesa gratuita della signora. Mi dici nei particolari che è successo?”

“Nell’arco di questi sei mesi trascorsi, è arrivata notizia che tutto il quartiere è entrato sotto il controllo di una mafia che impone tangenti, controlla la vita di tutti; cinque delle persone che sai pare che abbiano ricevuto una visita di una ‘squadra punitiva’ armata, che ha sequestrato la famiglia ed ha legato e imbavagliato il capofamiglia; un tale, con una dotazione asinina tra le gambe, ha sventrato mogli e figli, anche qualche maschio, sotto gli occhi del ‘colpevole’.“

“Per mia fortuna Stefania può testimoniare che non ho una dotazione asinina … “

“Ma è comunque meravigliosa per me … e non ho bisogno di falli extra large … “

“… come qualcuna di mia conoscenza … “

“Nando, dai, cerca di non pensarci più; hai qualche idea, adesso?”

“Sì; diciamo che ho una quasi certezza … “

“Amore, a chi stai pensando?”

“Hai presente quel tale condannato per lesioni più volte, quello indicato da tutti come ‘il calabrese’? Dicono che abbia una dotazione asinina ed è un uomo di don Pasquale. Sono quasi certo che tutto derivi da lui; ma mi muovo sulla lama di un rasoio, se è così.”

“Scusi, avvocato, perché mai ella dovrebbe muoversi così delicatamente con un farabutto?”

“Signora, perché quello che lei definisce farabutto è un uomo di grande potere; forse, al ‘calabrese’, potrebbe offrirsi una farabutta come lei, se proprio vuole risolvere il problema; forse ne avrebbe meno danni di altre, visti i trafori che si trova.”

“Sei un cafone, un mostro e un cafone!”

“Signora, gradisce il filmato da cui risulta che una sberla di venticinque centimetri balla in tutti i suoi orifizi, bocca, vagina e ano?”

“Mi hai filmato, maledetto?”

“Lei si esibiva meravigliosamente, da professionista; io sono un avvocato, mi preoccupo di avere prove, perché io ragiono con la testa; la differenza tra me, mostro partorito, e lei, che ha partorito il mostro, è che io ragiono col cervello e lei ha imparato a ragionare solo con l’utero; ognuno usa quello di cui dispone; io sono figlio di mio padre, soprattutto, e uso il cervello.”

“Nando, amore, calmati; la vedi che sta male e non ragiona?”

“Stefania, chi ha innescato la valanga? Questa signora ancora crede di potere essere arrogante; forse non ha capito che, se la mia ipotesi è vera, e tu le sai queste cose, è nell’elenco, all’ultimo posto che è quello d’onore perché la sua fine sarà lenta e dolorosa, se non riesco a trovare una via d’uscita; questa signora, e mi risparmio qualunque aggettivo, è condannata a morte e sta ancora giocando con la sua proclamazione di libertà, afferma che le colpe siano tutte mie; ti rendi conto?”

“Sei maledettamente simile a lei; due orgogli che si confrontano e nessuno dei due cede di un millimetro. Lara, mi scusi ma lei dimostra assai poca intelligenza; lei ha messo suo figlio in una condizione di estremo pericolo e tra un poco anch’io rischio di odiarla per il male che fa anche a me, se il nostro rapporto si dovesse incrinare per i suoi pruriti di vagina; e lei continua a impennarsi come la regina del pisello.

Lei ha commesso errori incommensurabili, ha provocato il dolore e il male che soffrono persino quegli imbecilli che sono venuti a copulare con lei solo perché si sentivano tanto maschi perché hanno il sesso grosso.

Questo, mi consenta, è da troia pura; ha oltraggiato e fatto umiliare suo marito; ha profanato un luogo che dovrebbe essere sacro e lo è per Nando, la camera; ha calpestato la dignità di suo figlio che adesso deve scendere a patti con un malvivente che ha approfittato dei suoi errori per creare i presupposti di un ricatto; ha fatto violentare e malmenare una quindicina di persone; ha imposto la camorra al quartiere; non le resta altro da fare che distruggere la città; perdio, ora la smetta e stia al suo posto.”

“Nicola, andiamo via, lo vedi che tuo figlio non vuole aiutarci?”

“Lara, vattene se vuoi; Nando sta parlando con buonsenso e buona volontà; tu sei ancora una volta arrogante e precipitosa. Se vuoi sbagliare ancora, accomodati; ma stavolta tieni presente che hai una sola uscita, il marciapiede; non hai lavoro, non hai reddito, non hai casa, puoi solo andare a battere e così sfoghi anche la tua smania di sesso.

Ora anch’io sono di là da ogni limite di pazienza; eravamo venuti a chiedere aiuto e tu vuoi ergerti a padrona del mondo; quanti danni hai fatto, lo hai sentito; Nando te lo disse a casa, che tutte le conseguenze del tuo errore sarebbero state colpa tua. Affronta le tue responsabilità o vattene, per sempre però.”

“Che cosa volete che faccia? Ho sbagliato, ho sbagliato HO SBAGLIATO; è tutta colpa mia. Che mi resta da fare, figlio mio, non avvocato, perché è a mio figlio che chiedo aiuto, non all’avvocato. Che cosa devo fare? Mi puoi aiutare?”

“Non lo so! Se dovessi essere carogna come te, dovrei suggerire a don Pasquale di anticipare il tuo turno a domani e di fare la scelta definitiva.”

“Nando, che diavolo dici, vuoi far ammazzare tua madre?”

“Stefania, pensaci e ragiona; questa donna è irrecuperabile; farà ancora solo errori e sempre più gravi; ormai non possono stare più nel quartiere perché alla fine sapranno che è stato per colpa della sua ninfomania che sono arrivati i camorristi, il pizzo e le vessazioni; che donne oneste e semplici sono rovinate per i suoi pruriti di vagina. Non ha un lavoro, non ha dove andare; il suicidio sarebbe una dignitosa soluzione.

NON MI DIRE CHE SI TRATTA DI MIA MADRE. Lo so; mi sanguina il cuore a dirlo, ma l’unica soluzione ragionevole che le resta è il suicidio, piuttosto che la prostituzione; se la fa ammazzare don Pasquale, ci guadagna, alla fine. Ti sembro folle?”

“No, sei solo troppo logico, disumano, spietato; ci deve essere un’altra via e solo tu puoi trovarla.”

“PER LEI???? Ma ti rendi conto di quello che dici?”

“No, grande stron … g; adesso mi costringi a dire anche parolacce. Non per lei che sta ancora dimostrando di non meritare nessuna pietà; lo devi fare per tuo padre che è quello che davvero sta soffrendo; io ne sono fuori, in fondo; tu e tua madre state combattendo da imbecilli a chi è più orgoglioso; lui sta sanguinando perché si trova tra una moglie troia e presuntuosa e un figlio avvocato dei malviventi e altrettanto presuntuoso.

Vuoi smetterla di beccarti con questa imbecille e cominciare a ragionare da avvocato, no no, sbaglio, è da uomo che devi ragionare, da uomo come io ti vedo e ti voglio, non da galletto o da avvocato, perdio.”

Fa per andarsene; la afferro per un braccio.

“PERDONAMI”

“Non c’è da perdonare, stupido amore mio; devi decidere e agire. QUALI OPZIONI HAI? Dimentica tua madre, per favore, ti fa solo male.”

“C’è una sola ipotesi, chiedere a don Pasquale un secondo favore, interrompere la vendetta; se lo faccio, però, entro nella sua scuderia automaticamente; rovino la mia carriera ma salvo la vita futura dei miei genitori.”

“Nando non lo fare; non meritiamo il tuo sacrificio; tua madre ha sbagliato; che paghi; io ormai non ho più niente da chiedere alla vita.”

“Nando, non lo fare; non lo merito; lasciami al mio destino … “

“Mamma, ti prego, non aggiungere scempiaggini; io ho visto la gente sulla sedia a rotelle, per una vendetta, ho visto donne col volto squarciato da bocca a orecchio; per quella gente le corna si lavano col sangue e quando vedono il sangue gioiscono, diventano irresistibili; non sai quanto ti farebbero soffrire.”

“Il ‘mamma’ ti è scappato o l’hai voluto?”

“La vuoi smettere di sfidare? Sei la mia mamma, l’unica donna che amavo da adolescente … “

“… e scommetto che ti masturbavi per lei … “

“Sì, amore; mi sono masturbato per anni pensando a mia madre, sognandola nuda; e l’ho vista, nuda, sottomessa a un individuo bestiale che ucciderei con le mie mani; ma è la mia mamma; una parte del mio cervello la odia; ma il resto, la gran parte, la ama ancora. E non rompere anche tu, grillo parlante. Lo sai com’è finito, no?”

“Allora sono ancora la tua mamma? Non è vero che vuoi chiedere il misconoscimento della maternità; anche se mi sono comportata in una maniera che non si può qualificare, riesci ancora a sentirmi come tua madre? Solo questo mi basta; poi posso anche morire, per mano dei malviventi, per suicidio o come volete.”

“Stupida, la tua ora non è ancora venuta.”

“Che fai Nando?”

“Papà, che vuoi che faccia? Salvo il salvabile; se faccio patti col diavolo per salvare dei farabutti, come posso rifiutarmi di farlo per salvare mia madre, tua moglie?”

Ho preso il telefono e digito il numero di don Pasquale; Stefania attiva il vivavoce.

“Carissimo avvocato, come stai?”

“Potresti farmi stare meglio; la pratica è arrivata in Assise; sono certo di spuntarla, con le carte che ho.”

“Tu sei un grande; peccato per qualche problema … ”

Stefania accenna a mia madre che si copre il viso.

“Pasqua’ ma tu non sei napoletano? Come dite voi? Ogne scarrafone è bello a mamma soia? Beh, ogni mamma è bella o’ scarrafone suoio; la mamma è la mamma, senza se e senza ma.”

“Vuoi che fermi tutto?”

“Mi pare che la misura sia completa; il più è fatto; ora penso io ai particolari.”

“Avvoca’ tu sei nel mio cuore; quello che dici per me è Vangelo; dici ‘pace’ e pace sia, da questo momento.”

“Pasquale, a buon rendere, naturalmente; sai con chi stai parlando.”

“Avvoca’ io scelgo sempre gli uomini migliori e tu sei la crema del meglio. Buona giornata.”

Stefania mi si butta addosso e mi bacia.

“Grazie, amore. Te lo dico io, perché te lo sei meritato.”

“Sai quanto mi costerà?”

“Vuoi che facciamo i conti del bottegaio?”

“Ma vai al diavolo. Papà, è chiaro che non potete restare nel quartiere; prima che questa vicenda venga dimenticata passerà molto tempo; e lì non siete al sicuro.

Te lo ripeto; l’appartamento sopra di questo è di mia proprietà ed è vuoto; domani stesso organizzi il trasloco e vi trasferite qui; prego solo che mamma non faccia altre follie; in quel caso, darei io stesso ordine che la massacrino e la facciano morire il più lentamente e dolorosamente possibile, perché avrebbe toccato il fondo da cui non si può riemergere.”

“Nando, adesso ti parlo veramente da madre; non succederà; stai certo che sarò impeccabile; ho sbagliato tanto, per troppo tempo; ora voglio rientrare in me e dedicarmi a mio marito, voglio che perdoni e dimentichi il male che gli ho fatto, il male che vi ho fatto, a tutti.”

“Hai deciso di farmi ridere? Io ero là, quando dicesti che la mazza del macellaio ti faceva godere e che lui aveva solo un pisello inutile; ora cosa fai? Ti accontenti del filo interdentale?”

“Sei un maiale; forse non sai neanche fare l’amore, sì l’amore, perché io e tuo padre abbiamo fatto sempre e solo l’amore; con quelli che tu chiami i miei amanti, con gli stalloni, ho fatto sesso, ma non ho mai concesso una briciola del mio amore; hai tutto il diritto di dirmi che sono una troia, di disprezzarmi come una prostituta; ma non ti consento di mettere in dubbio che ci siamo amati e ci amiamo, che da quell’amore è nato un figlio che adoriamo, che ancora oggi riusciamo a darci tantissimo amore.

Non esistono solo la vagina e l’ano; se lui ha difficoltà ad accettare la slabbratura della vagina, che c’è, non mi nascondo dietro il dito, o la spanatura dell’ano che è un traforo, come hai avuto l’eleganza di dire; se non se la sente, abbiamo imparato insieme, da giovani, da quando mi sverginò, a fare l’amore in tutti i modi possibili.

Ci basta poco per ritrovarci anche a letto; io ho solo quarantacinque anni e sono una bella donna, non devo piatire i complimenti; lui è un uomo ben solido, di nemmeno cinquant’anni; anche se è in depressione, e ne ha buonissimi motivi, è ancora un valido compagno in amore e forse non puoi nemmeno immaginare che cosa è capace di inventarsi a letto … “

“Lara, qui ti sbagli; mi rendo conto sempre di più che questo figlio è vostro, di tutti e due; il lato ‘infiammabile’ l’ha preso sicuramente da te; per questo vi scontrate con violenza; ma la dolcezza l’ha presa da suo padre, se è vero quello che dici; io e lui le esperienze le abbiamo fatte prima, non insieme; ma io ho scoperto un vero artista dei preliminari; mi dà tanto amore sin da quando ci baciamo che alla fine potrei rinunciare all’amplesso.

Non ha il pisellino, Nando; non ha neppure la supermazza che forse tu hai cercato a un certo momento della tua vita; ma usa quello che ha, che non è poco, in maniera che non m’interesserebbero i venticinque centimetri; basta lui a farmi andare in paradiso, in tutti i paradisi dei credenti di ogni confessione; a questo punto mi hai instillato la curiosità di vedere che cosa ti ha deluso in Nicola per farti andare a cercare le mazze forti.”

“Stefy, è lei che è malata; anche lui è nudo, nel video, e ti ci vorrebbe poco a capire che ha più o meno le stesse mie dimensioni; è stata lei a impazzire non so per chi o perché; stai certa che non è lui che l’ha delusa ma è stata lei che ha avuto una crisi di ninfomania e di masochismo, perché voleva vedere che cosa ci fosse nelle altre stanze e ha disprezzato quella dove aveva trovato tantissimo amore, per venti anni e più.

Quando vivevo in casa, li ho spesso sentiti accoppiarsi; e lei urlava che la sentivano dalla piazza, credimi; e non perché fosse abile lei, ma perché lui sapeva guidarla.”

“Ma allora, quello di spiarci è un vizio antico?”

“Stupida, spiarti non spiarvi; non m’interessava mio padre; era nel tuo utero che volevo tornare, come tutti i ragazzi in tempesta di ormoni; eri tu l’unica donna che volevo; capisci quanto dolore mi ha dato vederti sprecare in braccio a un maiale? Capisci quale strazio hai fatto di un mio mito dell’adolescenza? Ti amavo e ti amo, anche col corpo; e tu ti sei buttata nella spazzatura; arrivi a capire perché ti odio tanto?”

“Quello che capisco è che mi desideravi tanto e non hai fatto niente per dirmelo.”

“Stupida, non lo dovevo dire a una troia che si lascia sbattere da chiunque, dovevo dirlo alla mia mamma adorata, quella che avevo messo sull’altare della Vergine; quella madre che, se avessi osato accennare a un discorso d’incesto, mi avrebbe fatto girare la testa come una trottola, a suon di sberle; per questo dovevo amarla in segreto e da lontano.”

“Lara, perdona la mia faccia tosta, ma non trovi che state parlando troppo significativamente d’incesto, tu e tuo figlio, che è anche il mio uomo? Avete deciso di farmi ingelosire o volete che guardi Nicola con desiderio lussurioso?”

“Nico, mi sa che avevi veramente ragione.”

“In che, mamma?”

“Tuo padre, quando facciamo l’amore, non fa che ripetermi che io sto agitandomi perché vorrei assaggiare mio figlio, a letto; ora scopro che anche tu vorresti assaggiare tua madre; e forse una delle leve della mia follia è stata proprio questa. Ho sempre ritenuto assurda l’idea di un incesto; invece stiamo quasi complottando perché io finisca a letto con te.”

“Se solo fai un accenno, ci penso io a violentarti, non ti mando il calabrese.”

“Ehi, ragazzo; ed io che faccio, la bella statuina?”

“Stefy, siamo chiari; se capita l’occasione e ne parliamo prima, non c’è dolo; e si può fare; che sia mia madre, una nostra amica o una sconosciuta che differenza ti fa?”

“In primo luogo, l’accordo è che non ci deve essere amore ma solo passione; e voi siete fin troppo innamorati; secondariamente, abbiamo anche fissato che, se è possibile, si cerca il bilanciamento.”

“Bene; ma qui che hai?”

“Un uomo di cinquant’anni, molto affascinante che è un’ora che non toglie gli occhi dal mio seno e dal mio sedere, che mi sta facendo eccitare fino a bagnarmi.”

“Vorresti fare l’amore con mio padre? Non è vecchio per te?”

“Scusami, Lara; tua madre è una giovincella vergine?”

“Touchè; ma pensi che lui ci starebbe?”

“Ci sta, ci sta, imbecille. Tu dici che ragioni con la testa ed io con l’utero. Beh, la tua testa non ha toccato una verità fondamentale, l’amore tra noi tre, io tu e tuo padre.

Vuoi sapere perché sono impazzita? Perché te n’eri andato, dopo avermi fatto soffrire l’inferno parlando delle ragazze che ti portavi a letto, senza neanche tastarmi un seno; tuo padre ha sopportato perché sapeva che lo umiliavo per umiliare te, che lo facevo nella casa dove eri cresciuto per punirti, nel letto dove quest’utero ti aveva partorito, per distruggere anche il ricordo di te. Capisci finalmente?

Mi sono comportata da troia perché la ‘mammina’ che dici tu non poteva dire fuori dai denti ‘voglio sentire mio figlio che torna all’utero da dove è nato’; e l’ho dato ad altri, quell’utero; ed ho imposto a mio marito, al mio amore, di sopportare perché dovevo punirvi, tutti e due, i maschi della mia vita.

Volevi questo? Ce l’hai. Ma sappi che anche lui ti vuole, fisicamente vuole tutto quello che è tuo, perché ti abbiamo creato noi; e ora vorrebbe assaporare la tua donna, perché anche lui è stanco di stare a guardare mentre dici quanto sei felice con lei; per questo, non solo ci sta, ma vorrebbe tanto assaporare l’amore di Stefania. Ti è tutto chiaro, mio amato cervellone?”

“Senti, Nando, sono stufa di chiacchiere. Ora io e Nicola andiamo a casa nostra e facciamo l’amore; anzi, lui mi darà tanta passione e tanto piacere ed io ti amerò attraverso di lui; voi fate quel che volete.”

“Stefy, fermati un attimo; adesso andiamo via insieme e ci fermiamo a pranzo; è quasi l’una; la trattoria sotto casa va benissimo; poi andremo a casa e liberi tutti! Però devo avvisarti che, se faccio l’amore con Lara, non posso garantirti che sarà solo sesso, perché io ne sono innamorato da sempre. Sei comunque decisa a farlo?”

“Amore mio, tu la ami e la ameresti comunque; quindi, se del tradimento ti preoccupi, vi ho guardato amarvi mentre sembrava che vi steste scannando; cosa vuoi che mi preoccupi se finalmente vi scambiate un po’ di amore vero? Io mi godo te attraverso tuo padre; se tu vuoi prenderti tutta e solo tua madre, peggio per te; il mio piacere sarà doppio, il tuo semplice.”

“Sei peggio di mia madre; per questo ti adoro.”

“Scusa, avvocato; ma noi dobbiamo fare le marionette nelle vostre mani?”

“Lara, grandissimo amore mio, se non ti riesci a decidere, non vorrai affermare che è colpa mia anche questa!”

Non ribatte, stavolta, mi abbraccia e mi stringe nel bacio più appassionato che abbia mai ricevuto; sento la lingua che impazza nella mia bocca e con prepotenza percorre tutta la cavità; sento il seno matronale, quelle mammelle che per anni ho sognato masturbandomi, premermi sul petto e inondarmi di voglia, di libidine, con i capezzoli che solleticano, spingono, pungono; il fratellino nel mio slip si gonfia di desiderio e preme contro il pube.

“Oh dio, sto colando, sto godendo; maledetto, cosa hai nascosto qui sotto? Ti amo, maledetto figlio odiato, perché mi hai abbandonato, perché hai cercato altre vagine, prima di occuparti della mia? Lo sapevi che ti volevo dentro; perché hai aspettato tanto?”

La blocco immediatamente; mi guarda sorpresa, amareggiata, feroce.

“Hai appena detto che sei spanata davanti e dietro; immagino che tu sia molto tecnica nella fellazione; non ho nessuna intenzione di affondare il sesso in fogna o di assistere a una dimostrazione di perfetta fellatio. Meglio che dimentichiamo e andiamo a pranzo. Non m’interessa più fare l’amore con te.”

Esce per prima dall’ufficio, a testa bassa, sconfitta e umiliata.

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