Chapter 3 - Vendetta non richiesta 3
Da Roma, dove si è trasferito dopo avere accettato, su pressione dlela fidanzata, di farsi eleggere deputato, il brillante avvocato scopre che madre e fidanzata riemoiono di corna lui e suo padre frequentando locali privé che lui gestisce per conto del mammasantissima
1 year ago
Vendetta non richiesta 3
Ormai la situazione si è chiarita; i miei si sono trasferiti nell’appartamento sopra lo studio.
Io e Stefania viviamo quasi sempre nella mia casa, anche se lei, per prudenza, non ha lasciato l’appartamento che occupa da anni; nel quartiere dove vivevano i miei, la mafia ha imposto le sue leggi ma ha posto fine alle vessazioni; io continuo il mio lavoro di tutela degli interessi di don Pasquale, Stefania con quello delle piccole cause civili; non si è più accennato a ipotesi d’incesto di qualsiasi natura.
L’unico che non si ferma e inventa sempre nuove realtà è proprio don Pasquale che un giorno, al numero riservato del telefono privato mi ordina di parlare con un notaio che rappresenta i suoi interessi; questi mi dice senza perifrasi che sono stato indicato come il più valido candidato a ricoprire un incarico politico nazionale; don Pasquale mi garantisce l’elezione a parlamentare , in cambio, in alcune occasioni dovrò favorire le scelte da lui indicate; ho due giorni per decidere.
Solo con Stefania posso affrontare l’argomento e lei non esita a incitarmi ad accettare; ho fatto trenta tanto vale fare trentuno, è il commento; vincolato come sono, non vale la pena di reclamare una verginità che più non esiste; mio padre se ne rammarica un poco, perché in lui prevale il senso del dolore per la dignità piegata al malaffare; mia madre invece non sta nella pelle all’idea che suo figlio cresca anche politicamente; per lei continua a pesare la ‘misura’ del successo.
Neanche la considerazione che passerò gran parte della settimana a Roma, tornando solo per il week end, riesce a frenare le due donne che mi amano; accetto l’impegno e sei mesi dopo mi trasferisco a Roma, dove hanno reperito per me un ottimo appartamento; dopo qualche tentennamento iniziale, mi muovo nel nuovo ambiente come un pesce in acquario, ‘scoprendo’ le ‘nicchie di rifugio’ e i trucchi per sopravvivere alle ‘coltellate’ che arrivano da ogni parte.
Passo i fine settimana a casa e sono nottate di fuoco con Stefania che è orgogliosissima del mio nuovo impegno e sembra ammirarmi molto, umanamente e professionalmente; quotidianamente, ci sentiamo in Skype e lei mi fa il resoconto della sua giornata; io le racconto le storielle e le situazioni nuove in cui m’imbatto; cerchiamo in ogni modo di tenere fuori i discorsi che riguardano le nostre vite sessuali, ma non possiamo esimerci alla fine di parlarne.
L’intesa vale sempre, se uno dei due prevede una trasgressione, deve subito parlarne; quando, per un qualsiasi motivo, non è in grado di avvisare in anticipo, deve raccontare tutto, nei particolari, immediatamente dopo; in mancanza di comunicazione, la colpa è tradimento e avrà la conseguenza necessaria, Stefania mi assicura che per quei primi mesi non le è capitato e non ha cercato nessuna occasione; le confido che il lavoro m’impedisce perfino di pensarci.
Intanto l’ineffabile don Pasquale mi carica continuamente d’impegni nuovi e mi fa nominare a vario titolo in molte aziende e iniziative da lui controllate; in particolare, mi colpisce che mi attribuisca l’Amministrazione generale di un privè sito in un albergo vicino alla nostra città; cerco di obiettare che la cosa non è esattamente di mio gusto ma mi assicura che è formalmente inattaccabile e che produce un gran flusso di denaro; non posso rifiutare.
Alla fine del quinto mese di pendolarità tra casa e Roma, riesco a ritagliarmi una vacanza un po’ più lunga; un po’ per curiosità, un po’ perché sollecitato dal mio ‘protettore’, il venerdì che rientro, prima ancora di andare a casa, passo dal famoso albergo e vado al privè dove incontro facce ossequenti ma seriamente preoccupate; mi aspetta un fedelissimo di don Pasquale col quale mi rapporto di solito e gli chiedo di farmi vedere l’ufficio e le competenze.
Mi avverte che c’è qualcosa che mi turberà e mi accompagna alla scrivania, apre un computer e manda un video che mi sembra assai lungo; fa parte della collezione quotidiana dei video di sorveglianza e si riferisce a pochi giorni prima; posso solo seguire incuriosito le prime scene; a un tratto compare all’ingresso Stefania, accompagnata da un ragazzo ben piantato, elegante, vestito disinvoltamente in jeans e maglietta; comincio a tremare.
Si vanno a sedere a un tavolo e bevono un drink; a un tratto, i movimenti si fanno molto più disinvolti e il ragazzo infila una mano nel vestito di lei, palpandole il seno; vedo nettamente il pollice e l’indice strofinare il capezzolo; lei fa la smorfia che conosco, segno che gode, si rovescia lussuriosa su di lui e si baciano appassionatamente; un pugno nello stomaco mi torce le budella, perché quella sera la ricordo bene e lei non mi aveva avvertito di niente; né aveva parlato il giorno dopo.
Cosciente che mi ha fatto letteralmente le corna, mi assale una collera mai provata prima; l’altro mi frena e m’invita a guardare perché lo spettacolo, anche se mi turberà molto, vale la pena di essere visto fino alla fine; decido di fare un poco di zapping e di accorciare al massimo il tormento, ma faccio in modo che niente mi sfugga di quanto è avvenuto, frenando a stento i conati di vomito che a mano a mano crescono dal mio stomaco.
Dopo aver pomiciato a lungo al tavolo, lui la invita a ballare; in realtà, non fanno altro che pomiciare in piedi sulla pista, con lei che strofina il ventre contro il suo e l’altro che le fa sentire la grossa mazza, visibile anche dal monitor, fra le cosce fino a solleticarle la vulva; non contento, le massaggia le natiche lussuriosamente; nel giro di poco, le provoca un violento orgasmo il cui urlo arriva fino a noi.
Un altro ragazzo, anche lui ben piantato e ben dotato, si pianta alle sue spalle e ballano in tre, ma in realtà la possiedono in due, perché le hanno sollevato il vestito e la penetrano in contemporanea; per un momento urla di dolore, poi comincia a partecipare libidinosamente alla doppia copula; sono allibito, non riesco a credere ai miei occhi; Stefania non è quella donna; chiedo di fermare il video e di riportarlo al momento del drink; avanzano per fotogrammi.
Con lo zoom riescono a mettere a fuoco che il tizio ha sciolto nel bicchiere della mia donna una pastiglia, forse quella nota come ‘dello stupro’ che l’ha privata di volontà e l’ha resa schiava prima di uno e poi di entrambi; chiedo chi siano i due e mi rispondono che sono in una sala a fianco; uno dei due si vanta di essere figlio del ‘rosso’, un avversario e concorrente di don Pasquale, col quale ha una lunga controversia sopita ma non chiarita.
Mi fanno vedere il resto del video e non posso che inorridire di fronte a quello che Stefania riesce a fare quella notte; si spostano in tre e vanno al corridoio delle sale speciali; la prima che occupano ha solo un grande letto al centro; il primo, il biondino, si distende sul letto e Stefania gli monta addosso in uno spegni candela classico, facendosi arrivare fino allo stomaco l’asta enorme dell’altro; l’altro, il moretto, si accosta alle spalle e la penetra con violenza nell’ano, senza lubrificare.
Lei dapprima urla come un agnello squartato, poi comincia a gemere di goduria; un altro ragazzo, entrato in quel momento, le pianta in bocca una verga extra large per lunghezza e grossezza; Stefania s’impegna a farsi possedere in vagina e nell’ano, mentre succhia la terza mazza e si lascia copulare in bocca; i tre s’impegnano a lungo a possederla ciascuno in un buco, finché, con grugniti disumani, esplodono l’orgasmo contemporaneamente.
Si spostano da quella sala e lei ha difficoltà a camminare, con lo sfintere sfondato, ma poi si riprende e passano ad altre sale; in una subisce l’assalto di cinque individui tutti ben dotati; nella sala del Glory Hole si intrattiene alcune ore succhiando una decina di falli e prendendone altrettanti in vagina e nel retto; in un’altra masturba e manipola sessi finché il polso le regge; alla fine, ormai distrutta fisicamente, viene accompagnata fuori, caricata su un tassì e spedita via.
Mi faccio consegnare la copia del video e chiedo di incontrare gli autori; mi accompagnano nella sala e li trovo torvi e arroganti che fumano; faccio un segno e un uomo di guardia gli strappa le sigarette; il biondo tenta di ribellarsi; il controllore lo sbatte con violenza sulla sedia e gli impone il silenzio di fronte al capo dei capi; l’altro minaccia di rivolgersi a suo padre; gli consegnano un telefonino e gli impongono di chiamarlo.
Non devo neppure intervenire; il mio collaboratore ha già telefonato a don Pasquale che mi ha lasciato carta bianca; quando il rosso risponde faccio mettere il vivavoce.
“Salve, parla l’onorevole o se preferisce l’avvocato.”
“Onorevole, cosa c’è di tanto importante?”
“Tuo figlio ha osato drogare e violentare la mia donna. La punizione sarebbe di trenta nerbate. Che dici?”
“Imbecille è vero?”
“Papà, ma io non sapevo … C’è anche Franchino con me e pure lui è a rischio … “
“Ah, doppia preda … Onorevole, qual è l’alternativa?”
“Stamattina hai preso due appalti importanti; se, trasferiti con atto notarile, arrivano sulla mia scrivania entro mezz’ora e i ragazzi vengono fatti scomparire dal Paese entro una settimana, la punizione decade. Se fai obiezione, te li rimando come risulteranno dopo il trattamento.”
“Va bene; tra mezz’ora i contratti saranno sulla tua scrivania e domani i ragazzi andranno in Sudamerica a imparare a vivere. Riesci a ritenere chiuso l’incidente?”
“Non chiudo niente; concilio questo episodio; ma al primo sgarro vi ammazzo personalmente, a loro, a te e a tutta la vostra famiglia allargata fino ai compari. E’ una promessa!”
“Scusa l’offesa; non ci saranno conseguenze. Buonanotte.”
Nella mezz’ora successiva la paura si taglia col coltello; il moretto si piscia addosso dalla paura e il biondino trema a ogni movimento dei miei uomini; prima che i termini scadano, sono sul mio tavolo i contratti miliardari che daranno un brutto colpo al rosso e faranno godere don Pasquale; faccio cenno che li lascino liberi e il biondino commette un grave errore; mentre si sta allontanando, arrivato davanti a me, in piedi accanto alla porta, esclama.
“Però avresti dovuto vedere come godeva la troia!”
Il calcio che gli arriva nei testicoli è la scarica di tutta la tensione che ho accumulato in quelle ore; sento gli organi separati, spinti e premuti dalla punta della scarpa, che raggiunge la prostata e la schiaccia; lancia un urlo disumano di dolore e si abbatte a terra urlando; il moretto lo prende per le spalle, lo solleva e lo porta via piangente; chiedo ragguagli sullo stato del privé e m’informo sulle prospettive; lascio al mio vice il compito di seguire la struttura e me ne vado a casa.
Mi aspettano tutti e tre, padre madre e fidanzata; hanno l’aria allegra del gatto che ha mangiato un topo grasso; passo senza guardarli e vado in bagno; passando, getto sul tavolo, davanti a Stefania, la copia del video; mi guarda interrogativa; espleto le mie funzioni, rientro nella sala comune e chiedo a mia madre se c’è da mangiare.
“Pensavamo di andare a cena fuori tutti e quattro … “
“Vado al ristorante … da solo!”
Non riesco a mandare giù niente, le farfalle ancora mi agitano lo stomaco e i conati di vomito non si fermano; dopo circa un quarto d’ora, mio padre viene a sedersi di fronte a me.
“Tutto sembra contro Stefania, ma era stata drogata … “
“Hai visto il filmato?”
“Si; ho visto anche i referti dell’ospedale, il giorno dopo; aveva assunto, senza saperlo, la droga dello stupro … “
“Perché difendi quell’imbecille? Per caso te ne sei innamorato? Per caso ci hai copulato anche tu, in mia assenza?”
Vedo mio padre contrarsi tutto e stringere i pugni; me ne aspetto uno in piena faccia; si frena.
“Nando, sei fuori di te; non è il posto per dirci quello che pensiamo l’uno dell’altro, torna a casa e parliamone, se hai un minimo di dignità; altrimenti stasera resti solo … e per sempre, perché io e tua madre usciamo dalla tua carità pelosa e ci troviamo un buco per alloggiare; e Stefania ti lascia per sempre, a te stesso e alla tua rabbia camorristica … “
“Andiamo a casa … “
Il breve tratto da percorrere è una via crucis di silenzi rabbiosi e di odio represso; appena la porta si chiude dietro le nostre spalle, un padre che non conoscevo si esprime con la massima violenza.
“Sei un farabutto malavitoso, vigliacco come tutti i malviventi che rappresenti, non hai un minimo di umanità e non conosci neppure il buonsenso per dialogare da uomo; ti sei comportato come l’essere più abietto della terra, tua madre l’hai definita troia; te la prendi con una povera ragazza che ha solo il torto di amarti; adesso arrivi a mettere in dubbio la mia onestà di padre; mi fai schifo più di tutti i malavitosi con cui sei in combutta.
Io conosco bene quello che è successo ed ho pazientato come sempre sono abituato a fare perché voglio andare avanti; tu hai sentito una sola campana e hai condannato tutti. Sei un verme indegno di qualunque affetto … “
“Senti, mezzo uomo, tu puoi avere tutte le corna che vuoi ed esserne contento; se io sono un mafioso, è perché tua moglie mi ci ha costretto, favorito da quella mezza troia che mi ha convinto a piegarmi al mafioso; se ti azzardi a tenere con me il tono arrogante che non hai saputo usare con tua moglie quando era necessario, siete voi che non mi vedrete più. Mi sai dire perché mi avete taciuto questo per giorni? Senti, Stefy; io non voglio aggredire perché oggi ho già usato troppa violenza.
Cominciamo dal principio. Perché non mi hai avvertito che avevi appuntamento col biondino? Non era nei patti che, se ti prendevi una sera di libertà, mi avvertivi?”
“E’ successo tutto dopo che c’eravamo sentiti; a quel punto non ho voluto tornare a chiamarti per non disturbarti; ho pensato che non sarebbe successo niente di grave e che te ne avrei parlato l’indomani … “
“Già … e hai continuato a non disturbarmi anche quando avete deciso di andare al privè … “
“Ero sempre convinta che non sarebbe successo niente e non ho voluto disturbarti … “
“Certo … meglio che il disturbo lo avessi dopo, tutto insieme, con le aggravanti del caso … “
“Ho sbagliato; dimmi che non ce la fai a tenermi con te e me ne vado, ora stesso; sapevo che rischiavo questo; ho sbagliato e pago … Addio! Nicola, Lara, perdonatemi, vi voglio bene … “
“Ragazza, nella mia nuova logica, quella che tu hai scelto, le corna al capo si pagano care. Tu non sei esente … “
“Aspetta! Se esci da questa casa, noi veniamo con te; stasera ci arrangiamo e da domani liberiamo la vita dell’onorevole dalle presenze che lo schiavo di don Pasquale ritiene indegne … “
“Amico, non ti azzardare a dire certe cose; io non sono schiavo di nessuno!”
“No, scusatelo, il mostro che il mio utero ha prodotto, è tua la definizione, ricordi?, quel mostro è solo schiavo della sua arroganza, della sua smania di controllare anche le nostre vagine; ed ha avuto anche ragione, quando si è trattato della mia che io ho usato contro la sua incommensurabile maestà; ma si sente al di sopra di tutto anche quando si tratta della disgrazia capitata a una povera ragazza … “
“Tu sei una troia conclamata. La povera ragazza doveva solo dire alla reception che era la mia fidanzata; alla donna del capo nessuno avrebbe osato torcere un capello … !”
“Hai ragione, ho sbagliato un’altra volta, perché non mi sono ricordata che il mio amore era proprietario del locale; mi sono lasciata andare all’idea di una serata diversa ed ho perso la testa. Giusto, hai perfettamente ragione; Nicola, perdonami, ma non me la sento più di chiedere scusa a un padrone così autorevole; io devo andare via, non ci resisto più accanto a chi mi dimostra tanto schifo; ho casa mia e mi rifugio là; se decidete, lo spazio per voi si ricava, stringendoci. Io me ne vado.”
“Nando, questo è un atto finale; qui ci sono le chiavi del ‘tuo’ appartamento; io te le appoggio sul tavolo; se il tuo bisogno di vendetta ti spinge a cacciarci fuori dalla tua vita, prendile e fanne l’uso che vuoi; se vuoi ricucire quell’unità che abbiamo realizzato con l’amore, non con lo sperma che si lava via, allora rifletti che qualunque orgasmo si cancella se l’amore prevale; se vuoi ragionare, dammi quelle chiavi, perdona quel che è stato, parlatene, a lungo, anche senza amore, senza toccarvi.
Ma parlatene e cercate di dimenticare. Ma devi decidere adesso, perché abbiamo bisogno di riposare; è stata una brutta e lunga serata.”
“Quella casa è vostra, per l’amore che mi avete dato fino a qualche mese fa; non è sottoposta al mio capriccio o alle mie ire; è vostra di diritto; forse ho detto a sproposito cose che non pensavo; è stata l’ira ad accecarmi; cara Stefy; il mio amore non ha subito nessun danno da un episodio increscioso; sono nero di collera e forse avrò bisogno di tempo per calmarmi, ma non voglio perderti; voglio che resti accanto a me, come sempre.
“Nando, io non ho mai amato come amo te; non voglio perderti, anche se commetto qualche sciocchezza; non ti chiedo di dimenticare e so che avrai bisogno di tempo per digerire quello che è successo; ma sarò qui ad aspettarti sempre, qualunque cosa succeda.”
“Lara, non abbiamo cenato; che ne dici di andare alla trattoria qui sotto e mangiare qualcosa prima di andare a casa?”
“Ragazzi, voi che fate? Venite con noi?”
“No, Lara, grazie; preparo qui una pastasciutta per tutti e due; poi vado a letto, se Nando mi vuole con sé; o sul divano, se non se la sente.”
“Ciao; state sereni; non va tutto bene, ma siamo in grado di superare l’impasse; visto che ho qualche giorno di sosta, ci vediamo domani o dopodomani.”
Vado in bagno, m’infilo sotto la doccia e aspetto che Stefania mi chieda di venire anche lei; ma non so se per pudore o per polemica non sembra farsi viva; decido di rompere io il ghiaccio e urlo per chiederle un sapone nuovo; apre quasi esitando e si muove impacciata per il bagno; sta piangendo.
“Non mi lavi la schiena?”
E’ il segnale; in un attimo è nuda sotto il getto, insieme a me.
“Ho paura della voragine che potrei trovare là sotto.”
“Stupido!!!!! A parte che un batacchio come il tuo non si trova facilmente sul mercato ed io ci sono abituata da tanto; devi sapere che, un giorno dopo l’incidente, i miei tessuti avevano un’invidiabile tonicità e i muscoli avevano recuperato fino a essere come prima; sono state copule, certo; ed anche numerose; ma sono andate tutte via con l’acqua della doccia; l’amore non c’era, in quegli amplessi; quello è cresciuto dopo, con i sensi di colpa.”
“Però una ventina in una sera è quasi un record!”
“Se me ne ricordassi almeno una sola, avresti ragione; io non c’ero, capisci; ero totalmente fuori di me.”
“Devono essere potenti quelle pastiglie.”
“Non mi sono nemmeno accorta che me ne davano … “
“Le hanno sciolte nell’aranciata … “
“Immagino che tu sappia chi è stato … “
“E tu?”
“Ho saputo dopo che era stato il figlio del rosso con suo cugino; so che l’hanno convocato al privè; qualcuno dice che li hanno puniti.”
“La smetti di masturbarmi? Io sto aspettando da una settimana; se insisti, eiaculo; hai paura a farti penetrare?”
“Ancora!?! Imbecille, mettilo dentro, sentirai che dolore per te, prima che per me!”
“Se arriviamo a ritrovarci innamorati, avrò ricavato da un brutto incidente un guadagno enorme … “
“Di che diavolo di guadagno parli?”
“Forse sarebbe meglio che tu non sapessi; se parlo, rischio di perderti. Vuoi rischiare?”
“Io non ti lascio, neanche se mi confessi che hai ucciso qualcuno con le tue mani; dopo tutto quello che è capitato, non mi posso scandalizzare di niente.”
“Hai detto tu che a violentarti sono stati il figlio e il nipote del rosso, o almeno che sono stati i primi responsabili; il più colpito è stato don Pasquale che ha fatto un gesto significativo; mi ha dato carta bianca per gestire la vicenda; in pratica, mi ha promosso suo vice; questo, in quegli ambienti, è tantissimo.”
“Quindi adesso sei pienamente organico alla mala … “
“Stefy, mi costringi a ripetere; per caso ricordi chi mi suggerì di chiedere il secondo favore pur sapendo che mi comprometteva?”
“Ma si trattava di salvare la vita di tua madre … “
“… a spese della mia libertà. Chi mi ha sollecitato ad accettare la candidatura, al servizio della mala?”
“Ma era per la tua carriera … !”
“… anche questo a spese della mia autonomia … Lo sai che in certe organizzazioni si esce solo da morti?”
“Va bene; sei un mammasantissima … o quasi. Ci può stare. Che c’entrano quei due ragazzi?”
“Forse non mi hai ascoltato; le corna a un capo si pagano con trenta vergate che, nella migliore delle ipotesi ti rendono storpio; è esattamente quello che toccherebbe a te per come ti sei comportata; per tua buona sorte c’è la prova che eri drogata … io avevo carta bianca e quindi dovevo decidere io, senza aiuti e senza consigli … “
“Che hai fatto?”
Tremava quasi in attesa della risposta.
“Stai calma … per ora …. Mi sono appellato a una convinzione che gira in Parlamento; se difendi i principi e applichi il rigore, ti trovi povero ma con grande soddisfazione; se scegli la trattativa, qualcosa di concreto ti resterà.”
“E quindi … ?”
“Stefy, mi pare che ti sei messa sul pulpito per predicare, dimenticando chi ha innescato il problema … “
“No; sono terrorizzata da quello che stai per dirmi; ma so bene che alla radice ci sono la stupidità di tua madre e un errore madornale mio; sono stata io a metterti nella necessità di scegliere. Che hai fatto?”
“Ho detto al rosso che potevo commutare la condanna in cambio dei contratti per due lavori in Francia da miliardi di euro e a patto che i due fossero esiliati all’estero. Per non trovarsi a dover fare il funerale a figlio e nipote, ha accettato; don Pasquale mi aveva dato carta bianca e i contratti sono miei. Ecco il guadagno; risparmiare due vite e incassare tanti soldi.”
“Va bene; hai deciso per il meglio, mi pare.”
“Sì, per ora, perché erano solo corna da dimenticare; ma potrebbe arrivare in qualunque momento, il giorno in cui dovrò ordinare l’uccisione di qualcuno; e, da vice del boss, non potrei essere tanto magnanimo … “
“Puoi rinunciare a tutto e tirarti indietro?”
“Perdio, ti ho appena detto che da certe strutture si esce in un solo modo, morti. Come vedi, i miei timori non erano campati in aria; ce la fai a restarmi ancora a fianco, sapendo cosa potrebbe accadere?”
“Sei sicuro di non avere difetti?”
“No, ne ho tantissimi e qualcuno insopportabile … “
“Allora, come ti accetto oggi, ti accetterei anche se ti dovessi macchiare di colpe gravissime; spero solo che non debba rispondere anch’io di concorso in reato o di un reato gravissimo.”
“Gli unici reati che rischi di commettere sono quelli contro la pubblica morale; e quelli voglio commetterli con te. Se non avessimo perso tempo in chiacchiere, saremmo già alla terza copula e non sotto il getto che si è fatto freddo.”
“Dai, preparo un po’ di pasta, poi facciamo l’amore e ti dirò tutto quello che vuoi sapere.”
“Prepara la pasta; per la tua esperienza al privè, mi ci porterai e la rifarai adattata a noi.”
“Dici davvero che vuoi venire con me al privè?”
“Intanto, è mio e possiamo anche andare solo a vedere che tutto funzioni; in secondo luogo, non ti drogherò; infine, se ripeti qualche performance con me, non sarebbe la prima volta che ci esibiamo in pubblico e in gruppo. Quindi, dov’è il problema”
“E’ nella pasta che scuoce e si fredda … Domani andiamo a trovare i tuoi e ti riappacifichi?“
“Signori giudici, ammetto di essere un mafioso, riconosco di essere un mammasantissima; ma tenete ben presente che non sono in grado di intendere e di volere perché chi guida le mie decisioni, è Stefania … che si sappia … !”
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