Vendetta non richiesta

Chapter 4 - Vendetta non richiesta 4

Dalla sua posizione di potere, il brillante avvocato scopre che sua madre e la sua fidanzata, con la complicità di suo pae, lo riempiono di corna; organizza una terribile punizione e e due finixìson in ospedale masacrate da un supercazzo; finirà per pedonare, lascia la ragazza e si sposa con un nobilotta utile al gioco del suo mandatario

G
geniodirazza

1 year ago

77 views5,057 words

Vendetta non richiesta 4

La mattina seguente, come proposto da Stefania, andiamo a pranzo con i miei; ho notato, su un braccio della mia fidanzata, alcuni segni più o meno sbiaditi, quasi tutti circolari; sospetto che siano i timbri, alcuni indelebili altri un po’ meno, che ormai nei bar e nelle discoteche è costume apporre ai clienti fissi; noto, per una strana coincidenza, che anche mia madre li porta più o meno nella stessa posizione; non do peso alla cosa e andiamo al solito ristorante.

Mentre aspettiamo che ci servano, noto che una bella ragazza, che serve ai tavoli, ha molti segni coincidenti sullo stesso braccio; mentre vado al bagno, la incrocio e, per curiosità; le chiedo che cosa significhino; si mette a ridere e dice che quei timbri li appongono solo ai frequentatori conosciuti dei privè della zona; riconosco a quel punto il logo del privè mio e, in quel momento, un pugno allo stomaco mi avrebbe fatto meno effetto.

Chiamo Michele, il collaboratore che don Pasquale mi ha assegnato come vice, e gli chiedo conto della cosa; mi dice con voce quasi contrita che devo parlarne direttamente perché la cosa è peggiore di quel che ha ritenuto lui stesso; torno al tavolo, invento che mi hanno richiamato all’improvviso da Roma; li saluto frettolosamente, rifiuto l’offerta di Stefania di accompagnarmi all’auto, li lascio di stucco al tavolo del ristorante e vado a casa; salgo in macchina e mi dirigo al privè.

Michele mi chiede scusa ma precisa che solo adesso che hanno visionato tutti i video, da alcuni particolari hanno scoperto che al ‘raid’ della mia fidanzata ha partecipato anche mia madre; da ulteriori indagini, risulta chiaro che da alcuni mesi, metodicamente, il mercoledì sera le due frequentano uno dei locali osé della zona, distinguendosi per prestazioni ‘al limite’; mi consegna una chiavetta nella quale sono registrate tutte le attività delle due.

Sono furibondo, ma m’impongo il massimo autocontrollo; chiedo se hanno notizie di attività previste per il prossimo mercoledì e mi dice che hanno prenotato proprio nel nostro privè; dico a Michele che quello sfregio va punito, anche se si tratta di mia madre e della mia fidanzata, anzi proprio per questo; conveniamo che è una fortuna se non salta fuori che il figlio e il nipote del rosso non sono colpevoli che marginalmente; ho un po’ di paura, ma mi sento un verme.

Gli chiedo di organizzare qualcosa che lasci un bruttissimo segno, mi propone di invitare il calabrese a fare giustizia; gli raccomando di muoversi con cautela, farsi firmare delle liberatorie preventive, essendo Stefania un avvocato anche se civilista e di poca esperienza su casi grossi; mi assicura che già hanno avuto casi analoghi; lo avverto che sarei immediatamente andato a Roma, ma che il mercoledì sera sarei stato lì per la prima parte almeno della vicenda.

Non è facile, guidare fino a Roma, ma in qualche modo me la cavo e giungo stremato in piena notte; mi rifugio in casa mia e riaccendo il telefono spento alla partenza; ci sono telefonate perse, messaggi e notifiche in Whats App di Stefania che chiede notizie; rispondo che è un’emergenza politica, che sto bene e che non sarò reperibile per tutta la settimana, per via di riunioni e votazioni che m’impegnano nel lavoro; mi farò vivo io.

Passo i giorni in un inferno d’incubi, di rabbia, di desiderio di vendetta, di sensi di colpa; ma ormai è chiaro che sia mia madre che Stefania sono irrecuperabili e che devo lasciare che le cose facciano il loro corso; per tentare di scuotermi, accetto un invito a pranzo da una famiglia di notabili della città e faccio anche una corte discreta ed elegante alla ragazza che cercano abbastanza evidentemente di rifilarmi come fidanzata.

So che il Capo dei Capi vedrebbe con somma soddisfazione quella scelta, perché imparentarmi con una delle famiglie più autorevoli della città significherebbe rafforzare quell’aura di onestà e di pulizia che a lui fa comodo per avere nel cuore del potere un suo uomo assolutamente inattaccabile anche per la posizione sociale che raggiungerebbe con un matrimonio di lusso; ma l’idea di quel che soffriranno le mie donne mi tormenta.

Il mercoledì mattina, data per cui è prevista l’esecuzione della ‘vendetta’, ricevo una strana, lunga telefonata di mio padre che ancora mi sollecita a recuperare il mio rapporto con le due donne che lui vede incrinato per un mio atteggiamento di eccessivo rigore rispetto a episodi che lui ha sempre valutato con estrema pazienza; a quel punto scatto e divento spietato e feroce.

“Senti, ameba senza spina dorsale, schiavo forse della tua stessa tendenza a farti calpestare, ne ho fin sopra i capelli del tuo buonismo imbecille che ti ha procurato solo corna, umiliazioni e mortificazioni; ricordati che mi hai oltraggiato con termini che si addicevano più a te; sei stato falso, traditore, complice delle troiate di tua moglie e della signorina; mi hai taciuto tutto e raccontato favole per prendermi per i fondelli.

Sono certo che ti senti santo o che addirittura godi quando il giovedì mattina, come succederà domani, tua moglie si presenta a te con i rivoli di sperma che le colano dai capelli fino alle unghie dei piedi; non so se sei perfino felice di amarla come se fosse la più angelica delle creature quando ti arriva sfondata in ogni dove; hai garantito che era cambiata e migliorata; ora so che hai mentito, non so se per complicità o assoluta inettitudine.

Io non sono fatto della tua stessa pasta di verme che gode a farsi chiamare cornuto dalla moglie che si sta facendo sbattere dal macellaio; vi avevo avvertito che avreste pagato per il male che stavate facendo; il conto sta per arrivare e sarà salato; se non sei in grado di frenare la follia di quelle due troie, sparisci e non farti vedere più; ormai sono vendicativo; e tu non sarai fuori dalla mia vendetta perché ti sei reso complice delle umiliazioni che mi hanno inflitto e che pagheranno care, ci puoi giurare!”

Stacco la comunicazione e faccio scattare il blocco di chiamate; passo la mattinata muovendomi nervosamente negli ambienti di lavoro e rischiando più volte la lite con altri parlamentari perché scatto a ogni piccola discrepanza; ormai per me esiste solo il momento in cui correrò all’hotel, assisterò, ad ogni costo, al raid delle due e alle conseguenze e tornerò a Roma per lasciare intendere che non mi sono mosso.

Faccio il percorso a una velocità pazzesca, evitando per un pelo di essere fermato dalla Polizia e arrivo al privè un bel po’ di tempo prima del previsto; Michele mi assicura che la prenotazione è stata confermata e che la trappola è pronta; verso le 21, le due si presentano in abito da troie pure; le fermano e gli chiedono di firmare una liberatoria per qualunque evento fosse capitato e per le eventuali conseguenze di loro libere scelte.

Stefania ha un momento di resipiscenza, chiede perché mai quella novità, Michele abilmente comunica che alcune sale presentano qualche incognita e, se decidono di frequentarle, è a loro rischio e pericolo; Lara lo deride apertamente, dichiarando che loro erano in grado di gestire qualunque situazione, spinge Stefania a firmare e dà l’esempio, sottoscrivendo in pratica la loro condanna.

Si fiondano immediatamente sulla pista e, con un canovaccio ormai abituale, sono immediatamente aggredite da un gruppo di ragazzi allupati, ottimamente attrezzati e avvertiti di farle godere allo spasimo con tutti i mezzi, in ogni modo; c’è allora un’esplosione quasi di mazze dure e fuori norma, si va dai ventidue centimetri in su, che le signore accolgono su tutto il corpo, fingendo di ballare e in realtà strusciandosi coi fianchi, coi ventri, coi seni su ciascuno dei maschietti.

In moltissime occasioni l’orgasmo viene loro provocato da diversi falli che stimolano, da sotto le minigonne microscopiche e spostando il perizoma inesistente, titillando i clitoridi e stuzzicando le vulve dall’imbocco; leggo gli orgasmi di Stefania dalle smorfie che ben conosco e mi rendo conto che gode fino in fondo; più volte sento nettamente che brindano al prepotente cornuto che stanno cornificando; si danno di gomito e ridono.

Per un raptus di perversione, telefono a mio padre; mi risponde subito; chiedo di parlare con sua moglie; mi dice che è uscita; rifletto ad alta voce.

“Già, è mercoledì, la serata delle troie; buon divertimento a te e a loro! Stai attento a domani, potrebbero esserci grandi sorprese!”

Sentiamo nettamente il telefonino di mia madre squillare; risponde, manda al diavolo l’interlocutore e ripiomba addosso ai ragazzi che la stanno palpando da tutte le parti; dico a Michele di far partire la trappola e con un gesto, gli indico ‘nessuna pietà’; mi guarda spaventato; non mi ha mai visto così spietato; ha anche qualche piccola esitazione; poi comunica qualcosa ai ragazzi in pista.

Le due sono accompagnate in una sala con un solo enorme letto; i sei accompagnatori le montano prima individualmente, poi in doppie classiche vagina ano, poi in trio con l’aggiunta di una fellazione; le due, imperterrite, godono versando continuamente umori dalle vagine e urlano piacere a ogni nuova penetrazione, quando i ragazzi si alternano nel turno, evitando in ogni modo di eiaculare per non spomparsi.

A un segnale di Michele, godono contemporaneamente, tre su una donna e tre sull’altra; si sentono le grida di giubilo delle due mentre lo sperma le riempie nell’utero, nel retto e in gola; altri ragazzi che se ne erano stai immobili lungo le pareti subentrano, ma si limitano ad accompagnarle lungo il corridoio ad altre sale; nella prima che occupano, le possiedono in piedi, davanti e dietro, invitando alcuni giovani neri assai nerboruti a sostituirli.

Odo le urla delle due, inizialmente di sorpresa e di dolore, diventare sempre più di godimento esaltante; lo schifo mi prende allo stomaco e comincio a sentirmi quasi male; Stefania è portata in un’altra sala, dove una ventina di energumeni la prende in tutti i modi, in tutte le posizioni, in tutti i fori praticabili finché, insieme, le versano addosso decine di eiaculazioni che le coprono il corpo di sperma; lei ride felice.

Lara ha subito una sorte analoga in altra sala, dove è passata da un sesso cavallino all’altro ridendo e gioendo come una pasqua; per circa due ore si scatenano in un sabba di sesso violento pazzesco; il colmo lo raggiungono nella sala del Glory Hole, dove fanno godere con la bocca non meno di dieci falli ciascuna, tutti di notevoli dimensioni, mentre vagine e ani sono riempiti contemporaneamente da altri maschi presenti.

Siamo all’apice della serata; Michele da un ordine e due dei ragazzi le prendono per mano e le accompagnano a una sala che è indicata da un cartello come ‘sala nera’; prima di varcare la soglia, si sente netta la voce del ragazzo che le avverte che entrare lì è pericoloso; fa leggere la scritta ripresa da Dante, che campeggia come all’ingresso alla città di Dite; suggerisce che il dolore in quella sala può risultare insopportabile; le due fanno spallucce e li obbligano a spostarsi per entrare.

Dentro ci sono due letti gemelli e sei ragazzi in piedi; le loro mazze sono cavalline, dai venticinque centimetri in su; senza esitazione si lanciano sul più vicino e prendono a succhiare i sessi; se li passano tutti con la bocca; poi si stendono ciascuna su un lettino e li prendono, in fila, tutti e sei in vagina e nell’ano; si ode soltanto l’urlo continuo delle due che godono; per un attimo spero che si siano svuotate e almeno smettano; ma non è così.

Quando due dei ragazzi chiedono a ciascuna se vuole rendere più vivace l’incontro facendosi ammanettare al letto, le due si guardano in faccia scoppiano in una risata e danno l’assenso; quando sono ancorate ai montanti de letto, la porta si apre ed entra ‘il calabrese’; tra le sue cosce oscilla un sesso a dir poco spaventoso; le donne hanno la visuale coperta dai giovani che le ammanettano e le possiedono.

Quando si alzano e si allontanano, il grido di Stefania è assolutamente disumano.

“Noooooooooo, Lara questo è venuto ad ammazzarci. Nando, ti prego; lo so che mi senti, abbi pietà, sii umano almeno quel poco che ci risparmi la vita; faremo quello che vuoi, saremo le tue schiave, non farci massacrare così!”

Michele da un segnale e il calabrese avanza verso Lara, completamente spalancata, inchiodata in croce sul lettino; non ho motivo per assistere oltre; dico a Michele di procedere fino alla fine senza pietà, esco, monto in auto e mi dirigo a Roma; lungo il corridoio, mentre mi allontano, odo le urla di mia madre massacrata a chiudere il cerchio della sua imbecillità.

Rientro che albeggia e passo a letto la mattinata; quando mi alzo, mollemente mi adagio nelle funzioni quotidiane, doccia, rasatura, vestizione; per il caffè, telefono al bar e mi faccio portare la colazione che consumo in cucina; ho silenziato il telefono ma di tanto in tanto un lieve segnale mi avverte che ci sono tentativi di chiamata a cui risponde la segreteria; prima di uscire per andare a lavorare, decido di rispondere.

“Ciao Nicola, che diamine vuoi ancora?”

“Ho bisogno di aiuto; Lara e Stefania sono all’ospedale in pessime condizioni.”

“Hanno avuto un incidente?”

“No … “

“Senti non ho tempo da perdere; decidi se vuoi parlare o preferisci andare al diavolo!”

“Il calabrese le ha ridotto male!”

“Ti spieghi per favore, o fai ancora lo struzzo e nascondi la testa?”

“Tua madre e la tua fidanzata sono andate al privè dell’albergo, hanno trovato il calabrese e le ha devastate!”

“Ah, tua moglie e la mia ex sono così troie che frequentano i privè alle mie spalle, mi fanno le corna, mi chiamano cornuto, si scontrano col peggiore nemico, sapendo che ha un compito da svolgere; e tu pretendi che io faccia qualcosa per quelle due fogne?”

“Quando vieni a casa?”

“Nicola, mio padre, mia madre e la mia fidanzata sono morti sabato scorso, ricordi, a tavola, quando i loro altarini sono stati scoperti; io non ho più una casa; ora appartengo a una nuova famiglia, quella che tu non riconoscerai mai; non abbiamo una casa e viviamo dove capita; non c’è una casa a cui tornare. Addio!”

Stacco la comunicazione; mi richiama immediatamente.

“Senti, ho impegni fino a domani a mezzogiorno; poi devo occuparmi dei miei interessi nella vostra città; se trovo un momento per parlare, ci incontriamo e mi fai la solita lamentela sull’umanità, sui tuoi bisogni, sul perdono e su tutte le altre imbecillità che ti appartengono; forse ti starò anche ad ascoltare per i pochi minuti che ti potrò dedicare; ma i fatti sono già avvenuti, non sono decisi da me e non voglio occuparmene nemmeno di striscio.

Bada che quelle due non hanno ancora pagato il debito che hanno contratto con la famiglia; io ho già venduto l’anima; ricordati che hai mentito spudoratamente e mi avete costretto a comportarmi da mafioso con due ragazzi che avevano avuto solo la colpa di farsi affascinare da Stefania e farle fare l’amore come lei aveva chiesto; non hai tu e non hanno loro nessun diritto a chiedere niente; avete condizionato la mia vita; e ancora non è finita l’ira di Lui.

Vi avevo avvertito che lei avrebbe pagato tutte le conseguenze delle sue colpe; ora si aggiungono le tue e quelle di Stefania; la colpa non è stata ancora scontata; prima o poi sconteranno la condanna definitiva, perché io non chiederò più indulgenza come ho già fatto per tua moglie. Forse dovreste pensare a un bel suicidio di massa.”

Chiudo e stavolta blocco la chiamata; ma sto male, un male intenso, fisico, che mi prende allo stomaco; vomito anche l’anima; so che sto condannando due persone; ma avevo avvertito la mia fidanzata che, prima o poi, una simile decisione avrei dovuto prenderla; purtroppo, tocca proprio a lei; a meno che … decido di tornare a casa e di riesaminare ancora la situazione; ma sono molto combattuto tra il desiderio di vendetta e la coscienza che la grande troia è comunque mia madre.

Sistemo le cose con il mio ufficio e avverto il capogruppo che devo tornare a casa per gravi problemi familiari; arrivo in prima serata e decido di non farmi vivo con i miei fino all’indomani; telefono a un primario dell’ospedale e gli chiedo chi possa darmi informazioni su mia madre e sulla mia fidanzata; per una fortunata coincidenza, è proprio lui; poiché siamo vecchi amici, m’invita a casa sua e mi aggiorna.

Lara e Stefania sono state oggetto di una vera e propria aggressione sessuale da parte di almeno sei giovani assai ben dotati che comunque le hanno possedute con danni non gravissimi; l’intervento però di un altro soggetto, evidentemente fornito di una dotazione asinina, ha fatto danni gravissimi; certi organi non sono recuperabili, in particolare le ovaie e il clitoride; per il resto, si può procedere a una ricostruzione che potrebbe rimediare i danni.

La situazione peggiore è quella di mia madre, in considerazione anche dell’età; ma una parvenza di regolarità si può ipotizzare, escludendo la capacità riproduttiva e la sensibilità sessuale; per Stefania, più giovane di quasi trent’anni e strutturalmente più tonica e capace di recuperare le funzioni muscolari, può essere auspicato un recupero totale di vagina, utero, sfintere e ano, con regolari funzioni di contenimento ma limitazioni della capacità sessuali.

Gli chiedo cosa poteva costare la ricostruzione; mi avverte che solo una clinica importante può operare gli interventi e il costo sarebbe di almeno centomila euro per ciascuna; gli dico che andrò il giorno seguente in ospedale e che faccia preparare i documenti per il ricovero in clinica; in un raptus inspiegabile di generosità, m’incarico io di saldare le competenze; sono deciso a chiudere il capitolo col minore danno possibile.

Uscito da casa sua, mentre vado a cena, avverto Michele di comunicare al rosso che revoco la condanna ai ragazzi e che può lasciarli stare a casa, a patto che si comportino meglio; a don Pasquale, di far sapere che la vertenza col rosso si chiude e che le due donne devono essere lasciate definitivamente in pace; si rende conto delle scelte che faccio; mi avverte che la decisione può disturbare il Capo dei Capi, perché contravviene alle sue regole.

“So quello che faccio, Michele; don Pasquale mi deve molto; posso permettermi questo strappo; lui sa come rifarsi.”

Dopo cena, sono molto esitante sull’ipotesi di andare a dormire nell’appartamento che ho condiviso con Stefania e dove troppe cose mi avrebbero aggredito e mi sarebbero pesate sulla coscienza; decido di rifugiarmi nel mio vecchio studio e di riposare sul divano; trovo che tutto è perfettamente in ordine perché lo studio non ha mai smesso di funzionare e il personale, segretari e squadra delle pulizie, hanno tenuto in piena efficienza i locali.

Dormo male, naturalmente, in parte per la scarsa comodità del divano, in parte per i dubbi che mi assillano; mi lavo approssimativamente nel bagnetto; mi vesto con gli abiti che avevo da Roma; passo dal solito bar per fare colazione e, verso le dieci, vado all’ospedale; chiedo delle due e mi dicono che sono ricoverate nella stessa stanza doppia, dove ci sono altre persone arrivate presto la mattina.

Entrato, vedo subito mio padre su una sedia ai piedi del letto di sua moglie che dorme in una posa innaturale, forse per il dolore intenso; Stefania è seduta sul letto, appoggiata a una montagna di cuscini; sulle sedie ai piedi del letto due sconosciuti che intuisco essere sua madre e suo padre; entro senza un cenno di saluto, appoggio sui comodini delle due la copia della chiavetta USB che ho realizzato dall’originale e guardo interrogativamente mio padre; ha gli occhi lucidi.

“Grazie, Nando, speravo proprio che venissi … “

Noto che Stefania aveva messo la chiavetta nel suo tablet e stava guardando il filmato.

“Come stai?”

“Da quanto sapevi?”

“Da sabato scorso, al ristorante … “

“La ragazza ti ha aperto gli occhi … “

“Già, poi ho scoperto che sono il cornuto potente da abbattere, che da mesi mi riempivate di corna, che mi odiate come la peste dopo avermi costretto a essere quello che sono diventato … “

“Il reato è estinto o la pena deve ancora arrivare?”

“Hai sempre saputo che non decido io; avete sfidato forze superiori; temo che non sia finita; lei ha avviato la discesa, tu hai voluto che mi mettessi il cappio al collo chiedendomi di fare la telefonata che ti avrebbe condannata se sgarravi, poi mi hai convinto a legarmi a triplo filo accettando la candidatura; adesso il vostro comportamento vi porta alla condanna che sai … “

“Non ce la fai a evitarci le nerbate?”

“Intanto, le meritate tutte; poi non so se voglio ancora vincolarmi con un altro favore; non riesco a prendere decisioni; alla donna che amavo avrei chiesto consiglio; a te non posso fare altro che maledirti … “

“Quindi, è come se fossi nel famoso ‘miglio verde’?”

Mio padre capisce al volo.

“Lara rischia ancora?”

“Che cosa ha fatto per uscire dalle minacce?”

“Non puoi avere ancora un gesto di pietà, di compassione, di magnanimità, di umanità?”

“Se tu avessi compiuto un gesto di coraggio, se solo mi avessi avvertito la prima volta, non saremmo a questo punto … “

“Il passato è una storia di colpe di noi tre, tutti e tre; ma vorrei parlare di futuro con te; che tu lo voglia o no, è tua madre che condanni, è la tua donna che fai uccidere.”

“Eravate stati bene avvertiti; lei sapeva che avrebbe pagato tutte le conseguenze, Stefy sapeva che la condanna non l’avrei pronunciata io; tu non solo le hai coperte ma mi hai ingannato … “

“Ti ripeto; vedi un futuro o devo fare la scelta che mi hai suggerito?”

“Che cosa volete che faccia, visto che la mia vita la decidete voi?”

“Nando, l’unica cosa è un’altra telefonata; sei così coinvolto che non puoi peggiorare la tua situazione; se chiami, forse io posso ancora sperare di rimanere in vita e di costruire un mio futuro, anche se senza di te non mi attira affatto.”

“Ci hai pensato mentre ti facevi libidinosamente massacrare?”

“No; pensavo solo che il tuo potere potesse e dovesse essere umiliato … “

“Complimenti! E adesso, devi chiedere pietà in ginocchio … “

“No, ho la mia dignità; hai ragione anche stavolta; ho sbagliato e devo pagare; vuol dire che passerò i prossimi mesi ad aspettare che uno sconosciuto mi massacri in omaggio al tuo potere indiscutibile … “

“Tu sei Nando, il fidanzato, oh scusami, l’uomo tradito e umiliato da mia figlia, immagino. Io sono Franca, la mamma di Stefania.”

“Nicola, ti ricordi che cosa mi insegnavi quando non eri il traditore vigliacco che sei e lei non era la donnaccia che si è rivelata, ma eravate i genitori che adoravo e da cui accettavo tutto, soprattutto le indicazioni di vita? Mi dicevi che un bravo ragazzo si rivolge alla suocera col nome di mamma perché è una seconda madre; io ho seppellito mia madre qualche mese fa, sotto a un macellaio; e sono stato tradito, umiliato e mortificato dalla donna che amavo al di sopra di tutte le cose del mondo.

Franca, tu avresti dovuto essere per me ‘mamma’, in un momento in cui quella legittima e naturale perdeva il diritto; non so se ho sbagliato a non sposare Stefania; forse si sarebbe comportata comunque come ha fatto; ma forse avrei ancora un faro a cui rivolgermi, una mamma surrogata che forse poteva aiutarmi a uscire da questo ginepraio; invece sono qui a dirti che devo condannare a morte quella che credevo mia madre e quella che consideravo la mia compagna per sempre.

Ti accorgi di come sa essere beffarda la vita? T’incrocio quando sto per perderti per sempre.”

“Tu non lo puoi sapere, ma sei stato il mio figlio surrogato, quando parlavo con mia figlia, non questa troia indegna di qualunque giudizio, ma con mia figlia, una donna bella, fortunata, con una prospettiva di vita e con un compagno che amava e che io consideravo il figlio mai avuto. Soffro quanto te per questo vuoto che si è creato. Ma Stefania è mia figlia; ti chiedo in ginocchio, da madre, di perdonarla e di lasciarla viva, per me non per lei.”

“Tua figlia ha ragione; più in basso di dove mi ha spinto lei, non posso arrivare; devi sperare che, chi può, accetti la mia raccomandazione.”

Squilla il telefonino; è il rosso.

“Ciao, rosso; si ho dato io l’ordine di sospendere; ho pensato che sarebbe esagerata la punizione; fallo restare con te, ma assicurati che righi dritto … lo sai che i favori si ricambiano, ma spero che avremo tanto tempo per parlare ancora. Ciao.”

“Hai perdonato ai ragazzi?”

“Certo, è chiaro che solo tu e Nicola vi siete inventati la pillola dello stupro; sei stata tu ad abbordarli e a portarteli al privè; è stata la tua smania di offendermi che li ha resi colpevoli; io cerco di essere giusto, quando posso; loro erano innocenti e tu ti sei caricata della doppia colpa di farmi comportare da mafioso e di rischiare la loro morte.”

“Nando, l’elenco delle mie colpe è lungo; io ho paura della morte; a loro l’hai risparmiata; mia madre ti chiede di risparmiarla anche a me. Ce la fai? Riesci a fare una telefonata e poi dimenticarti di me? Io non voglio dimenticarti e non ci riuscirò mai; so che non ti merito e che non ti avrò più; ma non uccidermi o, se devi farlo, usa tu il nerbo per fare la tua giustizia; forse mi peserà meno, morire per mano tua.”

Squilla ancora il telefono, ma è quello privato di don Pasquale; Stefania mi chiede se metto il vivavoce; la accontento.

“Ciao, onorevole; mi dicono che sei all’ospedale. Hai perdonato?”

“Perché me lo chiedi?”

“Ragazzo mio, tu sei uno che evita le condanne; hai perdonato ai due ragazzi e forse è stato giusto; hai perdonato a tua madre; ora vuoi perdonare anche alla tua infedele fidanzata?”

“Pasquale, sii chiaro e dimmi subito; che cosa chiedi in cambio se io ti dico che non voglio che siano più minacciate mia madre e la mia ex fidanzata?

“Hai fatto anche troppe storie con quella ragazza a Roma; t’impegni a frequentarla e, se è il caso, sposarla, anche se sei innamorato di una traditrice infedele e ninfomane?”

“Adesso vuoi controllare anche la mia vita privata? Cristina per Stefania? Anche se io fossi innamorato di Stefania e non provassi niente per Cristina?”

“Avvocato mio carissimo, non controllo niente; io vado al sodo; mi serve che ti sposi con una nobildonna romana che ti dia un lustro e una credibilità; quelli hanno tanto blasone e pochi soldi; io metto i soldi e tu prendi il blasone; io ti propongo di lasciare una donna di facili costumi per una giovane perfino vergine che garantisca me e te. Se scegli di andare a trovare Cristina e di corteggiarla fino a farti sposare, sono con te; se resti con Stefania, sei mio nemico. Che decidi?”

“Fissa questi pranzi e queste cene a Roma; dimenticherò Stefania; ma lei e mia madre vengono lasciate in pace. Chiaro?”

“Carissimo onorevole, complimenti per la scelta. Saluta, da parte mia, tua madre, tuo padre; ah, non sapevi che c’era anche lui in lista? Ti ha tradito più di Giuda!; ed anche quella nobildonna che è comunque un bel bocconcino.”

“Pasquale, io sono un uomo pacifico; se mi costringi alla violenza, la mia prima vittima sarai tu. Ciao; ci vediamo a Roma ai pranzi ufficiali.”

Ho appena chiuso il telefono che entra il primario con un codazzo di medici; un’infermiera reca delle carte che mi consegna.

“Allora, signore, la situazione è migliore di quello che avevamo ipotizzato; ci sono danni ed anche gravi; ma un consulto col direttore della ‘Salus’, la clinica specializzata, mi ha confermato che si possono fare gli interventi di ricostruzione; niente da fare per le ovaie e, per la signora Lara, non è possibile il ripristino del clitoride; ma per il resto le funzioni torneranno normali. Come vi avevo avvertite, oggi stesso sarete trasferite alla clinica e sarete avviate alla procedura d’intervento.”

Io intanto sto firmando le carte, Stefania appare perplessa.

“Dottore, scusi, ma chi garantisce la copertura delle spese; lei parlava di cifre iperboliche … “

L’altro sta zitto; io ho preso il telefonino e sto chiamando la banca di riferimento; chiedo del direttore al quale detto le coordinate che mi sono state indicate; do disposizioni per il bonifico alla clinica e faccio indicare nella causale spese mediche urgenti per la madre e per la fidanzata dell’onorevole … ; il direttore conferma e l’infermiera controlla; è tutto in ordine e si può procedere al trasferimento; il medico mi dà la mano.

“Nando, hai fatto la cosa giusta; auguri per tutto. Ciao.”

“Hai pagato tu? … Anche per me? … Perché lo fai?”

“Quante volte ho fatto per te delle cose senza avere un perché, anzi sapendo che mi stavi inducendo in errore?”

“Molte, forse troppe … Ma questa non me la aspettavo; mi restituisci alla vita e mi fai ricostruire il sesso che ho usato per umiliarti … “

“Ricordi l’invito ad andare dove mi portava il cuore? Oggi il mio cuore andava lì. Spero solo di non rivederti mai più, di dimenticare presto il dolore che mi hai provocato e tutta la storia vissuta con te. Addio, amore mio perduto.”

“Non ce la farò a cancellarti dalla mia vita. Ti auguro di essere felice. Addio anche a te, amore mio immutato.”

Franca sta piangendo a calde lacrime.

“Mi dispiace, mi dispiace tanto averti incontrato e doverti perdere; sei un uomo eccezionale; sai, nelle favole gli orchi sono sempre principi vittime di un maleficio; forse anche il mostro che qualcuno vede in te è invece un principe che i malefici di due streghe hanno trasformato in mostro; ma il buono che c’è in te è più forte. Auguri, figlio mio, che tu possa trovare la serenità che le streghe ti hanno rubato.”

Si solleva sulle punte, perché è molto più bassa di me, e mi bacia su una guancia; istintivamente la stringo a me e le sussurro.

“Auguri anche a te, mamma; e spero che tua figlia si comporti meglio, in futuro.”

“Posso ringraziarti anch’io per quello che hai fatto per tua madre ed anche per me?”

Mio padre è distrutto, invecchiato ancora di più di come lo ricordavo.

“Ciao mamma, bella finta addormentata. Cerca di stare bene, ma non solo fisicamente … “

Non mi degna di risposta e finge ancora di dormire.

Comments (0)

Please log in to leave a comment.

No comments yet. Be the first to comment!