Chapter 2 - Cosa c’è dietro l’angolo 2
Il rancore mina alla radice un rapporto familiare feice; ei arriva al tradimento per desiderio di imporsi al marito
1 year ago
I quesiti che erano affiorati a Magda durante e dopo l’ultima scopata adulterina la assillarono per molto tempo e si trovò spesso a domandarsi quando come e perché avesse cominciato quel calvario assurdo che la faceva passare di letto in letto per il gusto di umiliare ed offendere suo marito, reo, chissà perché, di averla scavalcata nel gradimento della buona società cittadina, ma soprattutto di avere ‘sacrificato’ alla cura della figlia e del lavoro il tempo che lei pretendeva per sé.
Il malumore era cominciato in sordina, crescendo a mano a mano che Laura frequentava la scuola elementare e poi la media; ma, più ancora, perché nel tempo Marco produceva sempre più ricchezza, soprattutto per la figlia e per lei, che aveva decisamente le mani bucate e spandeva senza controllo e senza criterio, solo per essere sempre alla moda ed invidiata dalle signore bene di circuiti che ostinatamente frequentava e dove Marco prima si fece trascinare poi cominciò ad essere reclamato.
Il fatto che, in certe feste, una volta avessero avuto ruolo ‘gli intellettuali’ e che, nel giro di qualche anno, avessero cominciato a prevalere i ‘produttori’ era da lei visto quasi come un personale affronto di suo marito, di cui non riusciva a vedere le difficoltà a muoversi in un ambiente che non amava e gli sforzi immani che compiva per trattarla come una regina e per farla considerare più ammirevole di quanto non meritasse; eppure si amavano e lei sapeva con certezza di ammirare quell’uomo.
A guardare con un minimo di attenzione, era quasi come se, per una sorta di incomprensibile schizofrenia, i due emisferi del suo cervello lavorassero indipendentemente l’uno dall’altro; quello destro, più portato alla fantasia e alla creatività, imponeva la ‘bambina’ che c’era in lei e faceva esplodere come terremoti i capricci ingiustificabili; dallo stesso emisfero nascevano insieme l’amore per l’uomo e il rancore per il marito, a suo avviso inadempiente nei suoi doveri di coccole e di vezzeggiamenti.
Quello sinistro, quello della logica e delle regole, le suggeriva che, a quarant’anni, era sbagliato battere ancora i piedi e protestare pretendendo che si inginocchiasse, chiedesse perdono e confessasse colpe che non esistevano, l’uomo a cui aveva dedicato gran parte della sua vita; peggio ancora, scaricare gran parte delle responsabilità sulla figlia, che sapeva di amare come i sui occhi; essere gelosa delle cure che le dedicava, giustamente, suo padre, era quanto di più ignobile si potesse pensare.
Purtroppo per lei, nella battaglia tra angeli e demoni la ebbero vinta i demoni, specialmente in un momento assai preciso, quella festa annuale del circolo più qualificato della città, a cui aveva letteralmente trascinato suo marito, per trovarsi poi incazzata nera a constatare che tutte le autorità gli erano debitrici di qualcosa, perché tutti si avvalevano del suo studio economico per eludere qualche tassa o costruire qualche riserva clandestina in banche inattaccabili.
La rabbia che le montò si sarebbe tagliata col coltello, ma dovette fare buon viso a cattivo gioco e sentì crescere dentro di sé il rancore per quell’uomo che amava ma che la mandava in bestia perché non si piegava ai suoi capricci; neanche dopo anni di tormenti e di offese riusciva ad accettare che era stata una naturale evoluzione dei tempi, di cui lui non aveva nessuna colpa, a cambiare le condizioni di giudizio e di valutazione.
Presa nell’ingranaggio della tigna, passò la serata a cercare ogni spunto per ridicolizzare suo marito e metterlo in difficoltà, scegliendo di rapportarsi a personaggi altrettanto importanti ma più ricercati e affettati di lui; si fece ignobilmente corteggiare da molti e non lesinò ammiccamenti e allusioni offensive per lui, adombrando l’ipotesi di un’incapacità di corrispondere alle esigenze di una donna di classe, ardente ed amatissima come lei
Marco non cercò neppure di rispondere ad una sola delle aperte offese; amava sua moglie ed era convinto che la sua acrimonia fosse conseguenza di un disagio momentaneo; quando però la figlia Lucia, che al tempo aveva sedici anni e frequentava lo stesso liceo dove insegnava sua madre, telefonò per sollecitarli a rientrare ad un’ora cristiana, il marito la rassicurò, ma la moglie, invitata ad accomiatarsi dalla brigata insieme a lui, lo mandò apertamente al diavolo.
Lui, paziente come sempre, abbozzò e le chiese come volesse fare, visto che la bambina aveva bisogno di loro; la risposta fu che era lui a viziare la ‘bambina’ che non era più tale, che lei non cedeva al ricatto biologico di una ragazzina capricciosa; andasse lui, vista la passione incestuosa che lo legava alla figlia; lei avrebbe trovato il modo di farsi riaccompagnare da qualcuno più cortese di un marito buzzurro; il riferimento all’incesto provocò a Marco uno scatto per cui strinse i pugni, poi si calmò e uscì.
La parte sinistra del cervello di Magda, al tempo ed ora, a quattro anni di distanza, riconosceva tutti gli errori, le gaffe e le terribili offese che in poche frasi era stata capace di riassumere; ma, allora ed in quel momento, la parte destra continuava a sostenere i capricci che aveva attribuito alla figlia ma che, appunto in quel momento, erano solo suoi; da qui, si scatenò la slavina che avrebbe condotto alla situazione di rottura irreparabile; per coprire gli errori ne commise di peggiori.
Per nascondere l’atteggiamento arrogante col marito e rafforzare la sua immagine di donna decisa, cominciò a folleggiare per tutto il resto della serata e in particolare si lasciò irretire da un avvocato di una ventina di anni più anziano, lei aveva trentasei anni, lui cinquantacinque, famoso per le sue facili conquiste, per gli amori di una sera e per la galanteria con cui catturava l’attenzione di qualunque donna; il tarlo dell’adulterio si insinuò; decise di cedere alla tentazione e di punirlo con un paio di corna.
Era poco oltre mezzanotte quando l’anziano professionista le propose di accompagnarla a casa con la sua auto; non era necessaria molta intelligenza per cogliere cosa celasse l’invito; ma Magda forse cercava proprio quella trasgressione; non si meravigliò quando vide l’auto prendere una direzione diversa da quella di casa; in dieci minuti furono ad un locale, in un vecchio edificio del centro, che si rivelò immediatamente per un garçonnière di gusto anche un po’ ridondante, per non dire pacchiano.
L’avvocato si rivelò un gentiluomo di gran classe; appena chiusa la porta alle loro spalle, abbracciò Magda e la strinse a sé; lei gli si concesse con grazia; il primo bacio fu un’esplosione di libidine per lei, che per la prima volta tradiva suo marito e si concedeva ad un altro uomo; lui era però abbastanza smaliziato da compiere i gesti necessari per indurre a violare la fedeltà coniugale la donna che da molto tempo ormai lo intrigava e si faceva desiderare.
Il gioco delle lingue che si rincorrevano, si succhiavano, si leccavano, esploravano la bocca, si fece intenso e provocatorio; Magda si sentiva sciogliere e dalla figa le pareva che l’amore scivolasse via come umori di orgasmo che non voleva trattenere; il suo provvisorio amante aveva sistemato il cazzo fra le cosce, da sopra i vestiti, perché lei avesse immediato il senso di quello che stava aspettando e che stava pulsando la sotto; lei partecipava al titillamento e godeva continuamente.
Quando il maschio la spinse a sedere sul bordo del letto, lei colse subito le intenzioni, perché da sempre suo marito l’aveva abituata a succhiare il cazzo, prima di scoparla in figa; cosciente che il suo pompino sarebbe risultato persino letale, aprì il pantalone e lo abbassò alle ginocchia; fece scendere il boxer e le apparve in tutto il suo turgore un cazzo assai notevole; lo prese a due mani e se lo passò lussuriosamente sul volto; a Marco, quel gesto dava sempre un’eccitazione straordinaria.
Tenendo con una mano la mazza ritta contro il ventre, con l’altra manipolò delicatamente i coglioni; accostò la lingua e leccò devotamente lo scroto, fino all’ano; passò poi all’asta e raccolse dalla punta i segnali del precum che facevano capolino; infine, affondò decisamente la cappella in bocca, accompagnandola con la lingua verso l’ugola; la lunga esperienza coniugale le consentì di assorbire interamente il cazzo senza provare nessun particolare fastidio; godeva a leccarlo e a farsi scopare in bocca.
L’uomo desiderava assai più che il pompino della bella donna; la frenò e prese a spogliarla; fu molto delicato nell’operazione e le baciava amorosamente ogni parte che scopriva a mano a mano che camicetta, reggiseno, gonna, calze e slip venivano fatti scivolare con gusto e garbo lungo il corpo e depositati sulla sedia; Magda avviò anche lei la spoliazione del maschio e scoprì un fisico assai tonico, tenuto in buon esercizio e piacevolissimo da baciare, leccare, succhiare, godere in ogni modo.
L’uomo la sistemò supina sul letto, si accucciò tra le sue cosce e le aggredì con la bocca la figa grondante già di orgasmi; Magda si sentì leccare come da sempre era abituata a casa; la condizione di trasgressione, di ‘irregolarità’, in quel caso però caricavano ogni gesto di un valore nuovo e più profondo; una semplice scopata, a quel punto, diventava una ribellione aperta ad un tiranno che non teneva in nessuna considerazione il suo bisogno di coccole, di tenerezze.
L’avvocato invece dava proprio la sensazione di essere quasi in adorazione del suo corpo; difficile spiegarle che era un mezzo professionista del sesso e che aveva elaborato quasi ogni gesto in una carriera lunga e proficua di scopate con mogli insoddisfatte e, perché no, stupide; dopo anni di esperienza, sapeva esattamente quale punto toccare, quale gesto compiere per trarre da fighe eccitate il meglio della sensualità ed avere scopate straordinarie.
Quando lui scivolò sul suo corpo dalla figa verso le tette, Magda si sentì eccitare al massimo; il piacere le inondava il cervello, il cuore e la figa; esplose piccoli orgasmi ad ogni colpo di lingua ben assestato, sul clitoride, nell’ombelico e sui capezzoli; ormai si limitava a godere completamente aperta a lui e rilassata, tormentandosi seni e figa, a seconda di dove lui stesse leccando, succhiando, mordicchiando; quel che desiderava, adesso, era sentirsi una bambola coccolata.
Il vecchio marpione, invece, la trattava proprio da bambola, ma di quelle di gomma utili per pratiche solitarie; dopo averle fatto assaggiare il piacere con la lingua in figa ed averla portata al parossismo dedicandosi alle tette, si sistemò su di lei, le divaricò le gambe, sollevò le ginocchia per scosciarla meglio e le infilò il cazzo dentro; entrava lentamente, dolcemente, fermandosi ad ascoltare i gemiti e gli orgasmi di lei a mano a mano che il cazzo conquistava terreno nel canale vaginale.
Lei si sentiva portata in paradiso dalle emozioni che la scopata le dava e si abbandonò al piacere intensissimo che lui le procurava; quando sentì l’urto della cappella contro l’utero, capì che era entrato tutto; sollevò i piedi intorno ai fianchi e lo afferrò per i lombi, facendosi riempire finché furono una cosa sola; lui la cavalcò con impeto e lei si lasciò andare al piacere delle violente botte che lui dava contro il suo inguine; sborrarono insieme, urlando, e giacquero svuotati per qualche tempo.
Ma la rabbia di lei, che ancora scopava solo per offendere suo marito assente, e la perizia di lui, ormai consumato a quelle esperienze, li portarono ad una ripresa quasi rapida; lui le montò a cavalcioni e le piantò il cazzo fra le tette; prese le mammelle dai lati e strinse la mazza, avviando una spagnola importante; lei, abituata a sollazzare Marco con le sue tette piene e morbide, lo aiutò sostenendole; tirò fuori la lingua e leccava la punta quando lui spingeva.
La fece sistemare carponi sul letto, le andò dietro e le leccò per un tempo lunghissimo figa e culo; si rese conto che il buchetto era ben abituato alla mazza; quando glielo chiese, lei confermò la disponibilità ad essere inculata e lui andò in bagno da dove tornò con un tubetto di lubrificante; si piazzò dietro di lei, le infilò il cazzo in figa ed afferrò le tette per usarle quando spingeva contro l’utero; la sentì gemere tre volte per l’orgasmo raggiunto; poi si abbassò a leccare intensamente il buco del culo.
Lo trattò con molto garbo; aiutandosi col lubrificante, infilò fino a tre dita e le ruotò finché fu pronto per il cazzo; appoggiò la cappella, spinse e sentì che lei godeva anche di culo; la chiavò violentemente a lungo, in tutte le posizioni; dopo la pecorina, lo fece da dietro, distesi su un fianco, a cucchiaio; sollevandola fino a farla poggiare solo per le spalle sul letto, la inculava all’alto con somma goduria; alla fine la stese sul bordo del letto e la inculò faccia a faccia; sborrarono ancora insieme.
Neanche più sapevano da quanto tempo stessero scopando; quando si rese conto che era quasi l’alba, lei lo sollecitò a concludere la serata folle; lui la scopò un’ultima volta, alla missionaria prima che lei infilasse lo slip e i vestiti, mentre ancora la figa gocciolava la sborra di lui; la riaccompagnò a casa; quando le chiese se si sarebbero rivisti, lei negò recisamente; voleva sesso occasionale non una storia; uscì dall’auto quasi correndo e si precipitò in casa.
Magda non avrebbe saputo dire come si sentisse mentre rientrava clandestinamente, evitando ogni rumore, attenta al respiro regolare della figlia; quando si rese conto che in camera la luce era accesa, ripiegò sul divano del salotto; si coprì con il plaid che era messo lì per le serate fredde e crollò addormentata; visse incubi spaventosi ma dimenticò tutto e, quando si svegliò, Marco e Laura facevano colazione; sgattaiolò silenziosamente in bagno, si spogliò e cercò di ripulirsi sotto la doccia.
Uscendo, trovò suo marito che la schivò, entrò in bagno e recuperò i suoi slip dove spiccava netto lo sperma scivolato dalla figa mentre tornava; la guardò con lo schifo con cui avrebbe guardato una latrina pubblica sporca e si andò a sedere con la figlia; lei si asciugò, indossò una tuta e andò a fare colazione con aria di sfida; l’ultima pietra sulla sua fine fu affrontare il marito col piglio di chi pretende anziché chiedere scusa.
“Ti ho fatto cornuto; hai avuto quel che meriti!”
“Magda, te lo dico ora e non lo ripeterò; hai commesso un grave errore; se è un fatto episodico, si può anche pensare a rimedi; se dovessi rendermi conto che hai scelto un altro itinerario di vita, sappi che non avrò pietà.”
“Mio eccelso tiranno, tu queste minacce le fai ai tuoi dipendenti o ai tuoi schiavi; io sono una donna libera e decido io quello che mi va bene; un povero muratore avrebbe dovuto adorarmi ed inchinarsi sempre alla mia superiorità; tu hai scelto di diventare ricco e potente; io ti dimostrerò che sei un buzzurro impotente; hai scelto di privilegiare la figlia di cui sei morbosamente innamorato; io ti garantisco che se, chiedi il divorzio, MIA figlia te la scordi e mi paghi un assegno astronomico di mantenimento.
Ti ho fatto le corna, se è questo che ti interessa; te ne farò ancora, a carrettate, finché non ti prostrerai ai miei piedi e mi chiederai di perdonarti per avermi trascurato in tutti questi anni.”
La più scossa era Lucia, che mai si sarebbe aspettato un simile linguaggio da sua madre; era impallidita e trattenne le lacrime finché poté; poi non resse e scoppiò in singhiozzi.
“Maledetta stronza, come ti permetti di essere così razzista, offensiva, senza morale e squallida? Come osi avanzare sospetti sulla pulizia morale mia e di mio padre? Come si può essere così vigliacca da ricorrere al ricatto biologico per sentirsi autorizzata a fare la puttana? Papà, ti voglio bene con tutta me stessa ma non è come questa zoccola dice; io non mi voglio staccare da te; ma se devi farlo per liberartene, vattene e non la degnare più di uno sguardo; preferisco perderti che vederti soffrire.”
“Lucia, amore mio, tua madre non ha retto allo stress, perché il muratore vale assai più di lei; e glielo farò pesare, in ogni momento; la nobildonna qui seduta è invidiosa del nostro amore perché lei non sa amare, né suo marito né sua figlia; ma è reduce da una prova di forza in cui ha dimostrato solamente di saper fare sesso, l’unica cosa che ha imparato bene, purtroppo per lei, proprio da questo muratore; quello che non dice è che sa quanto sono forte e spietato se decido di vincere.
Il suo ricatto vale poco; hai sedici meravigliosi anni, ragazza mia; sei molto più bella di lei e diventerai migliore di lei, in tutto; io sono un lottatore, soprattutto perché so valutare bene le cose; il bengodi del sesso durerà solo due anni, lunghissimi forse, ma anche velocissimi se sapremo viverli; quando avrai diciotto anni e scioglieremo il matrimonio, il giudice ti imporrà di scegliere se vuoi stare con l’insegnante che non può mantenerti agli studi o col muratore che ti garantisce la laurea e il lavoro, dopo.
Come vedi, sarai tu a decidere la sorte tua, mia e anche della nobildonna che si vergogna del muratore che diceva di amare; io ho pazienza, forza ed economia per costruire la mia realtà, anche con te e per te; ce la fai a resistere? Allora non ti porre problemi; se ti va, abbracciami, ho bisogno di sentire qualcosa di fresco, di nobile, di pulito dopo lo sperma e il fango che ho visto volare in questa casa finora immacolata.”
Fu l’ultima scena di una commedia squallida a cui diede vita Magda che si irrigidì nelle sue convinzioni e cominciò a voler lottare suo marito con tutte le sue forze; ma l’unico terreno su cui poteva vederlo perdere era il sesso; naturalmente, lo evitò e si rifugiò in un lettino nella camera degli ospiti per non condividere più il talamo; per alcune settimane rimase ferma nella convinzione che lui sarebbe andata a cercarla e che, per amore e per desiderio, sarebbe sceso a patti per farsi perdonare.
Quando si rese conto che lui non cedeva, ne parlò in termini vaghi e generici con una collega; fu per lei quasi una scoperta sapere che gli uomini, per non creare problemi con amanti, ricorrevano spesso a servizi di agenzie di escort se non di prostitute; se Marco non sentiva pulsioni, era evidente che si sfogava con quel mezzo; le era estremamente difficile pensare che Marco si rivolgesse ad una professionista del sesso; neppure si accorgeva dell’assurdità, visto che aveva tradito non credendosene capace.
La sorte ancora una volta concorse a farla decidere; proprio in quei giorni, la scuola aveva organizzato una gita culturale in una città d’arte; ad accompagnare i ragazzi erano stati scelti lei ed un giovane supplente annuale, ormai agli sgoccioli dell’incarico; era un bel giovane di una trentina d’anni col quale aveva avuto modo di scambiare alcune impressioni su temi letterari; il feeling non era altissimo, ma nel corso della visita scoprì tratti assai affascinanti di lui.
La gita prevedeva un pernottamento in albergo; dopo la cena, messi a posto tutti gli studenti, i due si guardarono negli occhi e, quasi d’istinto, lei se lo portò in camera sua; per la seconda volta nella sua vita, decise di lasciarsi andare e di dare una lezione all’arrogante suo marito lasciandosi scopare da uno sconosciuto; per quasi tutta la notte si rotolarono nel letto e lei mise in mostra il meglio del suo repertorio in fatto di sesso; il giovane rimase quai sconvolto; verso l’alba si ritirò in camera sua.
Dell’avvenimento nessuno ebbe la più vaga notizia, per l’estrema discrezione con cui avevano agito e perché, poche settimane dopo, il supplente sparì fagocitato dalle graduatorie per supplenze che lo spedirono chissà dove; Magda, però, ormai diventata davvero perversa, decise che Marco doveva sapere; mantenne in una busta lo slip pieno di sperma che aveva quando aveva scopato; a casa, lo lasciò in piena vista nella cesta dei panni da lavare; la faccia del marito quando lo trovò fu per lei un peana.
Da lì ebbe inizio il suo percorso di perdizione; a scadenza mensile, più o meno, si arrendeva all’idea che suo marito le preferisse delle prostitute e si abbandonava al piacere di una scopata liberatoria; aveva però il buonsenso di scegliere gli amanti tra i meno pericolosi; quindi, non nella cerchia delle amicizie dove le voci potevano correre, ma in ambienti defilati o lontani, per avere le massime garanzie.
Arrivò ad approfittare dei servigi di un’agenzia che gestiva bull a pagamento, per concedersi qualche scopata quando non trovava di meglio tra le sue disponibilità; purtroppo, non sempre la scelta fu felice; in particolare, si trovò a farsi sbattere una volta da un personaggio anziano e viscido ma straricco e largamente prodigo, che scoprì ipodotato e pervertito; lui, che aveva avuto qualche sentore delle malefatte di lei, non esitò a corteggiarla a lungo per averla finché lei cedette quasi per stanchezza.
Mentre si lasciava scopare, senza partecipazione, l’altro le rivelò che il suo obiettivo sarebbe stato piuttosto averla disponibile a scopare con giovani mercenari, ben garantiti da ogni punto di vista, perché il suo interesse maggiore era vedere una donna bella come lei sbattuta da un giovane vigoroso mentre lui si accontentava di stare ad ammirare e masturbarsi per suo conto; le fece un grosso regalo dopo che l’ebbe scopata e le propose di trasferirsi da lui in cambio di una vita senza problemi economici.
Magda rifiutò, sul momento, perché le sue esigenze si limitavano più o meno ad una scopata mensile, perché era convinta che quella colpa potesse essere dimenticata; Marco stesso aveva detto che una scopata non costituiva vero tradimento ma solo trasgressione; lei non incontrava mai due volte un amante e, prima o poi, il marito si sarebbe arreso e avrebbe implorato il suo perdono, stanco di cercare prostitute per soddisfare la sua natura calda, e si sarebbe ridotto ad accettare la sconfitta, per la prima volta in tutta la sua vita, perché l’amore rendeva lui debole e sua moglie assai più forte di lui.
Invece scivolarono via quattro anni e non si capacitava che, diventata Lucia maggiorenne, suo marito non avesse mai accennato a separazione o divorzio; questo la confortava nella sua convinzione che Marco, pieno di dubbi, stesse ancora meditando su come quando e dove inginocchiarsi a farsi perdonare; l’idea di un’altra donna che avesse già preso il suo posto nel cuore di suo marito neppure la sfiorava anche perché riteneva che il posto da occupare fosse il letto, non il cuore.
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