Chapter 3 - Cosa c’è dietro l’angolo 3
Marco risponde a Magda con lo stesso linguaggio e intreccia una storia importante con Elena che diventerà la sua comagna, quando la moglie sparirà
1 year ago
Quello che Magda, nella sua smania di scaricare sul marito ogni responsabilità delle sue scelte scellerate, non riusciva a vedere, anche se tutti i segnali glielo indicavano, era che Marco, mentre lei scatenava i suoi bassi istinti con la motivazione speciosa che faceva solo sesso e quindi non sussisteva la colpa di tradimento, aveva dirottato il suo interesse ad un vecchio amore tacitato e nascosto per anni.
Infatti, da lungo tempo aveva allargato gli orizzonti della sua attività; inizialmente, aveva solo creato un ufficio di contabilità ed economia che servisse alla sua impresa ed a qualche ditta collegata; a dirigerlo, aveva assunto una giovane donna, Elena, laureata in Economia e Commercio, che, con la sua preparazione, era riuscita a fare del semplice ufficio di amministrazione una vera centrale di consulenza economica a cui si erano rivolti non solo gli imprenditori della città, ma anche professionisti e politici.
Giostrando abilmente tra le leggi internazionali, Elena era riuscita a creare meccanismi particolari che le consentivano di far accumulare, in compiacenti banche estere spesso fuori dai controlli degli organi superiori, ingenti capitali con le rimesse di coloro che volevano giocare con la libera economia e, qualche volta, eludere o evadere le tasse; la sua ‘specialità’ era diventata costruire un sistema di ‘scatole cinesi’ per cui era difficile arrivare ai veri ‘tesoretti’ che si voleva occultare.
Questo aveva creato, per Marco, una posizione dominante nella società, quella stessa che aveva scatenato la rabbia di sua moglie, costretta a vedersi semplicemente come ‘la moglie di … ‘ nei circoli cittadini in cui era abituata a brillare per la sua avvenenza e per il ruolo di insegnante del liceo, che si era andato oscurando col passare del tempo e per l’incalzare di nuove attività privilegiate; la solidarietà nel lavoro aveva fatto nascere un buon feeling tra il ‘padrone’ e la sua dirigente di settore.
Inizialmente era stata proprio Magda la prima a scherzare sull’amore tacito di Elena per Marco; finché erano nell’orbita del grande amore unico e non condivisibile, non perdeva occasione per stuzzicarlo, sulle possibilità che suo marito aveva, e sprecava, di tradirla con una donna bella, intelligente, interessante e tanto devota a lui; quando perse la testa e si lanciò nella coltivazione del rancore fino al sesso trasgressivo per ‘punirlo’ della sua scalata al potere sociale, perse di vista quella situazione.
Marco pazientò a lungo perché non voleva rischiare di dover rinunciare a sua figlia, come Magda minacciava; si trovò quasi di necessità, quando si rese conto che le scelte capricciose erano diventate un modo di vita, a dover cercare una spalla asciutta per versare quelle lacrime, ideali più che materiali, che non incidevano sul fallimento in atto del suo matrimonio; Elena, che viveva con lui quotidianamente per otto o dieci ore, si trovò ad essere l’amica a cui raccontare fatti intimi.
Inevitabilmente, scattò la molla di un’antica passione repressa; dopo una tenace resistenza per non cedere alla tentazione, Marco, che aveva chiaramente espresso alla moglie la convinzione che, se fosse andato a letto con un’altra donna, lo avrebbe fatto per e con amore, si trovò avvolto in un bacio di grande passione e condivisione una volta che una ‘fuga notturna’ della moglie lo colpì profondamente e gli fece rischiare una vera e propria crisi di depressione.
Ormai non condividevano neppure il letto; nell’assurda logica di Magda, questa distanza era coperta da lui con il ricorso a prostitute o escort, assoldate attraverso agenzie specializzate; nei momenti di peggiore cattiveria, insinuava che l’uomo che per sedici anni l’aveva scopata almeno cinque o sei volte a settimana con grande irruenza, con passione e con molto amore, fosse in realtà un omosessuale che scaricava il suo bisogno con ragazzi mercenari che prendeva da agenzie.
Per i quattro anni, quanto durò la sua ‘follia lucida’, prima della conclusione inevitabile, lei rimase ferma sulle convinzioni che si era costruita come alibi per coprire le sue colpe e i suoi errori; neanche per un attimo le venne in mente che anche lei sapeva bene che Elena aspettava solo un gesto del titolare per concedersi senza riserve; più giovane di lei di dieci anni e bella quanto lei, era da ipotizzare per lo meno che Marco si sarebbe rivolto alla persona che viveva con lui giornate intere, per avere amore.
Ma sua moglie era ormai fuori della grazia di Dio e lui non si trattenne la volta che la ragazza, consolatoria, lo abbracciò e lo baciò appassionatamente; capire che la soluzione era lì a portata di mano fu elementare; quella stessa sera, chiusi gli uffici, la requisì e la portò a cena; scelse un ristorantino fuori mano, discreto e appartato, in qualche modo per favorire l’aria di grande dolcezza che si generava tra loro e di benessere reale che lui provava quando era tete a tete con Elena.
Cenarono con poche cose, cucina familiare senza molti orpelli; eppure si stabilì tra loro un filo che portava le mani ad incontrarsi sopra il tavolo, gli occhi a scavarsi dentro, le parole a indagare nella storia personale con confessioni che solo ad una persona cara si possono fare; Marco sentiva che si impossessava di quella donna, delle sue realtà intime, delle sue passioni; lei si aprì completamente, gli dichiarò senza perifrasi il grande amore che nutriva da anni e il desiderio di appartenergli senza pretese.
Si alzarono dal tavolo non molto tardi e dovettero farsi forza a vicenda per decidere di non finire a letto come avrebbero desiderato; non fu facile, per lui, accompagnarla sotto casa, salutarla con un leggero bacio sulle guance e scappare, prima che la passione avesse il sopravvento; passò una notte insonne di rimorsi e di speranze; la prima cosa che si dissero, la mattina seguente, quando si trovarono nell’ufficio di lei, fu il rimpianto inguaribile con cui avevano chiuso la serata, entrambi.
Chiederle di vedersi ancora, alla chiusura dell’ufficio, fu spontaneo e inevitabile; promise a se stesso che stavolta non avrebbe rinunciato alla felicità intravista, anche se avesse dovuto significare un taglio netto con il passato e il rischio di separarsi anche dalla figlia; in realtà, fu la stessa Elena, che aveva coscienza delle difficoltà di lui, a fargli presente che non intendeva rinunciare alla sua libertà di singola, non per il momento almeno, e che non lo avrebbe posto di fronte a scelte dolorose.
Le fu ancora più grato, per la sensibilità e per la lucidità con cui poneva un problema spinoso; a se stesso, però, promise che al più presto si sarebbe liberato della palla al piede del matrimonio e che avrebbe costruito la sua felicità con una donna che l’amava tanto da suggerirgli di non farsi del male, mentre cercava di raggiungere una calma dello spirito, almeno provvisoria; con la maggiore età di Lucia, le cose avrebbero assunto una diversa dimensione e non mancavano che due anni.
La sera uscirono insieme; lei prese la sua macchina, la spostò nel parcheggio sotto casa e salì con lui, che si diresse allo stesso ristorante dove erano stati così bene; stavolta però, parcheggiata l’auto, appena scesi, la prese tra le braccia e la baciò con furore, quasi; stringendola, le fece sentire il cazzo duro contro la figa e notò che la donna non solo accettava volentieri, ma si muoveva per stimolare il clitoride con la mazza che le premeva tra il ventre e le cosce; gemiti soffocati nel bacio dissero che godeva molto.
L’aria complice con cui sorrideva il proprietario chiarì tutto; a cenni lasciò intendere che, sopra, le camere erano a disposizione degli ospiti e gli consegnò la chiave della 3; lui chiese ad Elena se si sentisse offesa; gli ribatté sorridendo.
“Mi avresti certamente offeso se, ancora una volta, avessi oltraggiato la mia passione riaccompagnandomi a casa quando non ne avevo nessuna voglia … “
La cena scivolò dolcemente tra carezze e piccoli gesti che davano chiaro il segno di un amore che finalmente sbocciava e si proponeva in tutta la forza fino a quel momento contenuta; entrambi ardevano dalla voglia di dare corpo al desiderio compresso per anni; cenarono in fretta e si diressero al piano superiore; il breve percorso fino alla camera assegnata fu una sorta di pellegrinaggio nell’amore.
Marco si sorprese, quasi, a verificare in concreto quanto lo accendesse la coscienza di vivere la lussuria del desiderio e il trasporto amoroso nello stesso momento e per la stessa persona; non era nuovo, a quella condizione; se riandava a una ventina d’anni indietro, ricordava perfettamente il calore che gli dava sentire tra le braccia il corpo quasi esile di Magda e, nel cuore, l’intensa emozione che promanava dal loro amore.
Ma sua moglie era ormai una perfetta sconosciuta troia, perduta in una battaglia contro sé stessa, vittima di un equivoco insolubile su cui stava costruendo lo sfacelo dell’amore e della famiglia; Elena diventava, inevitabilmente, l’approdo naturale del suo desiderio, delle sue passioni e delle prospettive di vita; si rifiutava di escludere, che uno sviluppo ulteriore, se non avesse incontrato la ferma opposizione di sua figlia, avrebbe potuto essere una nuova famiglia.
A quelle condizioni, la salita al piano per raggiungere la camera diventava, nella loro intenzione, una sorta di accostamento alla camera nuziale per una rinnovata luna di miele; ed entrambi si trovarono a vivere la tensione di una ‘prima volta’ ricca di fascino e di interrogativi; quasi contemporaneamente e concordemente, sintetizzarono i pensieri in un ‘ti amo’ che finiva per dire il meglio di quel momento; entrarono in camera con la coscienza di lasciare fuori il mondo.
Chiusa la porta dietro le spalle, Marco abbracciò la donna come se davvero fosse la sposa appena impalmata sull’altare; la tenne a lungo tra le braccia e le baciò il viso con amore infinito; effettivamente, sentiva di scoprirla per la prima volta, pur avendola vissuta per oltre dieci anni come una straordinaria collaboratrice, partecipe dei suoi segreti più intimi; il corpo che percorreva con mani vogliose gli si apriva con la gioia dell’amore che si rivelava.
Promanava dal cuore, dalla mente e dal corpo, il desiderio di possederla, di sperimentare con lei il sesso in tutte le sfaccettature che ben conosceva e che, presumeva, non erano ignote a una femmina che era arrivata fin oltre i 35 anni non da monaca di clausura ma da donna bella e corteggiata; in quel momento, erano due adolescenti, rinchiusi in corpi maturi, che cercavano la chimica per prendere e dare tutto quanto avevano appreso del sesso e dell’amore.
Per questo, finirono sul letto ancora vestiti; lui scavava quasi sotto gli abiti per scoprire i seni, il ventre, la figa, il culo; e, fanciullescamente, scopriva due meloni maturi di carne soda e dolcissima da manipolare, un seno abbondante, di almeno una quarta taglia, che desiderò immediatamente carezzare, leccare e succhiare; che lei avesse la stessa ansia, lo lesse immediatamente dalle mosse acrobatiche con cui lo favorì mentre le sfilava camicetta e reggiseno.
Marco si tuffò tra le mammelle con la foga del poppante affamato; la lingua svariò velocemente sui globi e li percorse tutti con voglia inesauribile; quando le labbra incontrarono un capezzolo, lo catturarono in un succhione esaltante, mentre le dita di una mano titillavano l’altro, con brividi di piacere che colpivano con forza tanto la figa della donna quanto il cazzo del maschio, rivelando la voglia a stento contenuta di fondersi in una scopata epica.
Anche se il buonsenso gli suggeriva di prenderla immediatamente e rapidamente, per esaurire il primo empito di passione, non resistette al fascino che su di lui esercitava il cunnilinguo, che sapeva essere una pratica particolarmente amata dalle donne perché dava loro un immenso piacere e perché, implicitamente, indicava una complicità assai intima, sorvolando su remore igieniche e dimostrando una voglia matta di impossessarsi anche del sapore acre della femminilità della partner.
La spinse quindi supina sul letto, le sollevò la falda della gonna fino in vita, spostò l’esigua stoffa dello slip e si fiondò sul pelo pubico ben curato; la lingua spaziò sul basso ventre percorrendo la parte alta delle cosce fino alle grandi labbra che succhiò strappando brividi e gemiti di piacere alla donna; vagò a lungo sui genitali, stimolando piaceri intensi e sconosciuti, finché catturò tra le labbra il clitoride e lo succhiò con foga e passione.
Lei si abbandonò al piacere del godimento e lasciò che il partner le succhiasse dalla figa anche l’anima; gli prese le tempie tra le mani ed orientò la bocca verso i punti di maggiore goduria lasciando che si sbizzarrisse a leccare, succhiare e mordicchiare il delicato organo di piacere; quando lui, mentre suggeva delicatamente il centro della lussuria, inviava la lingua a colpire vari punti della figa, lei urlava a gola spiegata il suo amore.
Più volte, nel corso del cunnilinguo, sentì il ventre contrarsi ed esplodere di felicità, di goduria; la prima volta si frenò vergognosa perché temeva che fosse solo orina quella che aveva spruzzato; poi ‘si arrese’ agli squirt successivi e, quando avvertì che lui li beveva goloso e ansioso, li liberò ad ogni orgasmo urlato; non furono pochi, nell’oretta che impegnarono in quel primo step; ma entrambi avevano coscienza di desiderarsi oltre ogni limite.
Si spogliarono con garbo e, nudi, si sdraiarono supini sul letto, affiancati; Elena si piegò sul corpo di lui e cominciò a baciare, leccare, succhiare il torace coperto da rada peluria; si accanì con gioia sui capezzoli e li succhiò a lungo; scivolò con la testa e con la lingua giù verso lo stomaco, l’ombelico e l’inguine, baciando dappertutto con amore e scatenandogli brividi di piacere incommensurabili; quando incrociò il cazzo ritto dal ventre come un obelisco, lo prese con una mano.
Lo masturbò dolcemente per qualche tempo, poi appoggiò la bocca sull’asta e prese tra le mani i coglioni; si spostò per leccarli uno per uno e per assaporare il piacere dell’umore maschio che emanavano; con le labbra percorse tutta la lunghezza notevole dell’asta fino a che raggiunse la punta; la cappella scivolò tra le labbra; guidata dalla lingua e spinta contro il palato, affondò fino all’ugola; lui si elettrizzò per le leccate rapide e le succhiate profonde che lo facevano impazzire di piacere.
Non era possibile resistere a lungo al desiderio del possesso; per troppo tempo avevano trattenuto la passione e il trasporto che sentivano l’uno per l’altro; a quel punto di esasperazione, prima di ogni altra cosa volevano sentire di appartenersi soprattutto fisicamente; Marco spinse supina la donna, le montò addosso e la avvolse tutta con la sua stazza; il cazzo scivolò fra le cosce quasi naturalmente; la punta si appoggiò alla figa fremente; una spinta e fu dentro fino all’utero.
Elena soffocò in un bacio di grande sensualità il forte lamento che la penetrazione le aveva strappato; lo avvolse con le gambe intorno ai fianchi e spinse finché non furono incollati l’uno all’altra; lui si sentì avvolto da una coltre di passione che gli mandò fulmini e saette al cervello; si perse nel piacere di quella prima volta; si accarezzarono a lungo sui visi, sui corpi stretti, quasi a sentire la realtà della scopata; la cavalcò poco e lentamente.
Sentì che la sborrata gli urgeva con forza; le chiese se poteva venire dentro; forse non era il caso, perché non era protetta e non avevano usato preservativo; per un momento, Marco desiderò una seconda paternità; ma non ne avevano parlato ed era assolutamente la primissima loro scopata; si fermò e ritirò il cazzo dalla figa, con acuta sofferenza sua e di Elena che non avrebbe mai voluto interrompere quel momento di esaltante passione.
Uscito dalla figa, il cazzo si appoggiò duro come il marmo sul ventre di lei e scaricò un fiume di sborra direttamente nell’ombelico elegantissimo, un autentico perfetto tortellino che decorava il ventre asciutto e piatto; mentre recuperava il respiro normale, lui le chiese se era nelle sue previsioni una vita comune ed un figlio a cementare il loro amore; Elena si limitò a rispondere che al momento non le era parso opportuno, ma che il figlio lo avrebbe avuto, solo per se, se lui si fosse defilato.
Fu quello il momento in cui Marco decise che non poteva essercene più, per Magda; pur condividendo il desiderio di prudenza di quella che sentiva già come la sua donna, le fece presente che il rispetto alla figlia Lucia, in età e in condizione di farlo nonno, non poteva essere determinante su una decisione così grave che interessava soprattutto e forse unicamente la loro vita di coppia; comunque, fu d’accordo a rinviare di qualche tempo la decisione.
Aveva chiara e precisa coscienza, però, che il tempo di sua moglie era esaurito e che, costasse quel che costasse, avrebbe scelto di legalizzare una separazione che di fatto durava da oltre due anni; il buonsenso della donna, che amava forse anche per questo naturale equilibrio, gli suggerì che ancora Lucia non era nelle condizioni di accettare serenamente una separazione comunque dolorosa; potevano abitare insieme l’appartamento di lei, visto che la maggior parte della giornata erano al lavoro.
Da quel momento, quindi, per Marco cominciò una vita da bigamo; passava a casa con la moglie solo i giorni in cui Lucia veniva dall’Università; per il resto, era fisso con Elena che diventò il suo riferimento imprescindibile; fu lei a chiedere di mettere in cantiere il figlio che, maschio, fu atteso come un Messia, vissuto come elisir di eterna giovinezza e illuminò fortemente la loro esistenza; per lui, Marco ebbe le stesse premure che aveva avuto per Lucia, con rabbia feroce di Magda.
Purtroppo, le premure forse esagerate per la figlia impedirono ai due di decidere la separazione in tempi brevi; assestatisi in una doppiezza di cui solo loro sapevano, finirono per rimanere ‘clandestini’ ancora per un paio d’anni, dopo la nascita del figlio; Magda, nella sua follia lucida, lesse la mancata richiesta di separazione come debolezza del marito, dal quale continuava ad aspettare un pentimento assolutamente immotivato, accentuando i suoi comportamenti sopra le righe.
Ma che fosse assai vicino il momento della resa dei conti non poteva sfuggire neanche ad un osservatore distratto; Magda ormai viveva una sua dimensione di cui precludeva l’accesso a chiunque; radicata nella sua convinzione di essere vittima di non si sapeva quale mena sotterranea di suo marito, continuava a collezionare amanti su amanti, all’incirca al ritmo di uno al mese; per caso, a sua figlia Lucia confidò che sentiva innocenti le sue copule.
Di fronte allo sbalordimento della ragazza, ricordò che suo padre stesso aveva dichiarato che il sesso senza amore non era tradimento; lei si sentiva indissolubilmente legata a Marco da un’antica promessa d’amore e aveva avuto solo incontri occasionali, senza amore o coinvolgimento; lui doveva solo accettare una sconfitta e ammetterla pubblicamente; poi poteva tornare ad essere affettuoso come era agli inizi del matrimonio; la loro vita avrebbe ripreso serena ed armoniosa.
Lucia, esterrefatta, si limitò a suggerirle di rivolgersi ad un analista perché i suoi erano discorsi da folli, che dilatavano, ad anni di perversioni e di slealtà, la concessione, eccezionale, di non considerare tradimento uno sporadico episodio di sesso; ma capì che, in parte per una deformazione culturale, in parte per avere almeno con se stessa una motivazione da accampare, sua madre aveva fatto diventare norma da imporre una personale manipolazione di frasi slegate.
Alla prima occasione, pregò suo padre di ‘tagliare il nodo di Gordio’ perché solo un gesto forte poteva spianare la via alla pacifica convivenza; troppe volte aveva avuto notizie precise e umilianti dei comportamenti di sua madre che, proprio la sera che ne parlò col padre, era certamente in un albergo di dubbia fama con un avvocato noto in città che aveva voluto vendicarsi, come Magda, di essere stato messo in ombra dal ‘muratore arricchito’ che però curava i suoi interessi inconfessabili.
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