Chapter 6 - Cosa c’è dietro l’angolo 6
Lucia, fatta chiarezza, favorisce la mama ed ottene che lei possa scopare con un suo amico mentre il padre guarda da cuckold; Magda subito dopo sparisce, il matirmonio si annulla e i due vivono vite separate e serene; la figlia resta col padre e con la sua donna; Magda si sistema in Toscana con un amante
1 year ago
Magda, ancora quasi incredula di avere ottenuto con tanta facilità un assegno in cambio del regalo caro e vistoso che senza dubbio il suo protettore le avrebbe fatto, andò all’incontro con la figlia con molta determinazione e altrettanta speranza; a quasi un anno dalla separazione, definita ormai anche giuridicamente in attesa del divorzio, non aveva ancora il coraggio di affrontare suo marito, non tanto per le possibili reazioni, ma per la vergogna che era subentrata.
Con Lucia, invece, che in una situazione assai delicata le aveva rinnovato la sua dichiarazione di affetto filiale, sentiva di poter vuotare il sacco e parlare serenamente delle sue prospettive di vita; si trovarono in un bar, davanti ad un drink; osservò sua figlia e non poté esimersi da un gesto di ammirazione per la bellezza innegabile di quella donna che avrebbe dovuto essere la sua più cara amica e che incontrava, su terreno neutro, quasi ancora come una nemica.
Non ci fu niente di sgradevole, tra di loro; la figlia aveva cercato di capire l’errore di sua madre ed aveva accettato l’idea che forse a favorire certe tendenziali esasperazioni erano stati anche il permissivismo dei nonni, prima, e di suo padre, poi, rispetto ad una ragazza cresciuta nella convinzione che i suoi capricci fossero legge per i suoi cari; solo adesso, quando i rancori erano sopiti, capiva il punto di vista di Magda.
A lei era capitato, in una occasione, di avere un ragazzo troppo geloso; per punirlo e ridimensionarlo, aveva fatto in modo, in una vacanza in campeggio, di obbligarlo a stare a guardare e tenerle la mano mentre scopava con gusto col suo migliore amico; capì, alla fine, che il tentativo di schiacciare sotto la sua gelosia una donna di grande temperamento aveva prodotto solo una ribellione viscerale; ricucirono il rapporto, ma poi la vita li divise.
Il discorso di sua madre, sul gesto del suo protettore, di lasciarla scopare con bull mentre stava a guardare, in cui lei riusciva a leggere l’amore particolare di un cuckold che si eccita a vedere la sua donna godere, riferito al padre che per orgoglio neppure pensava possibile quello che lei, sua figlia, aveva fatto, non giustificava la donna, ma lasciava molti dubbi sulla vera capacità di suo padre di accettare un principio di libertà che toccasse anche le sue donne.
In fondo, era un mezzo malavitoso, comunque complice di elusioni ed evasioni fiscali di molti, che a parole si professava aperto e libertario, ma in realtà si era legato a donne che gli si concedevano in ruoli subalterni, sua madre, moglie fedele e serva per lungo tempo, Elena, in quei mesi, e lei stessa che gli aveva nascosto molte cose; solo a sua madre aveva confessato la sua sfrenata libidine che le faceva cambiare partner ogni volta che quello del momento rivelava il maschilismo nascosto.
Si sentì molto più vicina ed affettuosa quando si incontrarono; non si meravigliò quando Magda le parlò delle sue ansie che il bengodi di prostituirsi alla perversione dell’amante stesse per esaurirsi ‘per raggiunti limiti di usura’; una maggiore perplessità la provò quando sua madre le comunicò che aveva presentato domanda di trasferimento dalla sede di insegnamento; in forza dell’anzianità di servizio era certa che le avrebbero assegnato una sede ad Arezzo, in Toscana.
“Mamma, non voglio nascondere il mio rammarico, perché te ne vai; ma sono certa che riuscirai e ricostruirti una vita, forse non da sola; sei ancora giovane; qualche mese di riposo e di astinenza ti consentiranno di essere ancora maledettamente desiderabile; in una realtà tutta nuova, non avrai problemi a trovare un uomo che accetti di condividere maturità e vecchiaia; anche se la lontananza mi fa già male, posso solo essere d’accordo con te.”
Il discorso rinfrancò Magda che affrontò con meno ansia il problema per cui l’aveva voluto incontrare; le parlò dei regali spesso esagerati che riceveva dal suo dominatore per le ‘prestazioni speciali’ di cui aveva avuto una prova; le disse anche dell’assegno che aveva chiesto in cambio del regalo, con l’intento di prendere un suo appartamento; le chiese quindi di mediare con suo padre, al quale non accettava ancora di umiliarsi, per investire al meglio i soldi.
Lucia la rassicurò che, allo stato delle cose, poteva senza dubbio suggerire ad Elena di investire i suoi soldi in un conto estero; se voleva, poteva fermare per lei un miniappartamento, con la quasi certezza che sarebbe stata sufficiente la cifra di cui disponeva; Magda dovette farle osservare che, se avesse avuto il trasferimento ad Arezzo, l’acquisto sarebbe risultato inutile e dispersivo; meglio attendere che fossero pubblicati i trasferimenti, prima di agire.
La figlia, decisamente più energica e determinata della madre, la rassicurò che, nell’immediato, avrebbe fatto depositare i soldi in un conto svizzero, da usare per le emergenze; se fosse rimasta in città, avrebbe scelto il miniappartamento più congruo con le sue disponibilità; se veniva trasferita ad Arezzo, tenesse in conto che la loro attività ora spaziava in tutta Italia e che lei aveva le redini dei lavori, visto che Elena si occupava dell’ufficio economico e suo padre dei rapporti esterni.
Un cantiere era attivo anche ad Arezzo, dove ristrutturavano edifici del centro antico; fra essi, poteva scegliere il piccolo appartamento che fosse più coerente con le disponibilità; l’avrebbe senz’altro sostenuta e aiutata sia nell’acquisto che nell’arredamento; le faceva enorme piacere sapere che si allontanava dalla ‘zona inquinata’ di origine e poteva rinascere a qualche centinaio di chilometri, lontano da pettegolezzi e non irraggiungibile, per incontrarsi ogni tanto.
Prima di separarsi, Lucia sentì il bisogno inderogabile di chiedere a sua madre perché si fosse prostituita così turpemente; le spiegò che vi era stata oggettivamente costretta; aveva equivocato sul senso del dominio, ma si era trovata nella condizione di non godere di buona reputazione ; per non fare la fame aveva accettato la sottomissione al peggiore forse tra gli amanti che aveva avuto ma che era anche quello che le aveva consentito di realizzare una piattaforma di autonomia.
Non le nascose che, dopo tante traversie, un unico desiderio le era rimasto, che suo padre, almeno una volta, accettasse una sconfitta, almeno comportandosi da cuckold anche se non lo era; purtroppo, gli orgogli contrapposti e la tigna di Marco le impedivano anche una piccola soddisfazione; Lucia, senza dire niente, si ripromise di organizzare le cose per accontentarla, prima che lei sparisse per sempre.
Magda tornò alla villa del protettore molto più rasserenata, determinata a rinascere, felice di aver recuperato con la figlia almeno il filo di un dialogo affettuoso; Lucia lavorò di fino sapendo che il tempo utile sarebbe presto scaduto; aveva spesso ricevuto le confidenze di un suo amico, poco maggiore di lei per età ma alquanto ricco e autonomo, che non aveva esitato a dichiararle che, essendosi lei categoricamente rifiutata ad ogni sua avance, non avrebbe disdegnato, in alternativa, sua madre.
Conosceva la storia di Magda ed era intrigato, da bravo tombeur de femme, dal personaggio; quando Lucia gli propose una kermesse di sesso con sua madre, per piegare l’arroganza eccessiva di suo padre, trovò la situazione tanto intrigante che se ne impossessò e decise di farla sua; Lucia avrebbe invitato Magda e Marco ad andare nella villa che lui abitava in campagna e avrebbe fatto in modo che il maschio entrasse quando era già in piena copula con l’amico.
Stava a lei, poi, obbligare il marito, ancora non divorziato, ad accettare di ammirare la moglie che scopava con uno che poteva essere addirittura suo figlio; per parte sua, lui non intendeva avviare nessuna relazione sentimentale, solo una seduta di puro sesso in qualche modo ‘a scopo terapeutico’; era certo che la cultura dei due avrebbe evitato uno scandalo o strane polemiche per questioni di corna; soprattutto, avrebbe scopato con una donna che ammirava moltissimo.
Magda non trovava nessunissima giustificazione all’invito di Lucia, ad accompagnarla nella villa di un suo amico che sapeva grande amatore; gli sguardi di intesa fra i due, mentre esaurivano le formalità della conoscenza, le suggerirono che qualcosa bolliva in pentola; si fidò della figlia, che appariva molto serena e incoraggiante; quando sparì per un poco e il ragazzo si avventurò in una conquista persino facile, si abbandonò facilmente alle sollecitazioni di lui.
Nel tempo necessario a prendere del vino dalla cantina, il ragazzo aveva già circuito la donna e l’aveva baciata con una passione che lei trovò entusiasmante; le figa le colava sin dai primi tocchi decisamente volontari, che lui aveva azzardato sul suo corpo scatenandone la libidine; quando Lucia rientrò e li ignorò, capì che era qualcosa di meditato; guardò la figlia interrogativa, lei le fece cenno di lasciarsi andare e decise di possedere quel maschio meraviglioso, ambito da moltissime donne.
Dopo qualche minuto erano in una lussuosa camera da letto, attrezzata come solo quella di un donnaiolo poteva essere; convinta di essere l’ennesima conquista da aggiungere al palma res del latin lover e che in qualche modo Lucia era d’accordo, mise in atto tutto il suo fascino per sconvolgere il ragazzo; per la prima volta dopo mesi poteva scoparsi un amante non mercenario e la considerazione non era priva di interesse.
Mentre si approcciavano per i preliminari, sentì che bussavano all’ingresso; il giovane non se ne curò e la spinse sul letto; cominciò a leccarle la figa, spostando solo il perizoma, con un’enfasi che lei raramente aveva verificato nelle sue scopate; nel volgere di pochi minuti le succhiate sul clitoride le avevano dato un bell’orgasmo; subito dopo, il ragazzo le sfilò il perizoma e con le dita le manipolò insieme figa e culo; lei avvertì immediato l’arrivo di un orgasmo violento.
Mentre urlava di piacere, sentì che la porta della camera si apriva; stesa supina con la testa alla porta, non ebbe modo di vedere chi fosse entrato e, soprattutto, non se ne curò; sentì però la voce di Lucia che, prima con autorità poi con tono sempre più calmo e suadente, invitava qualcuno ad accomodarsi e stare a guardare; se lo avesse desiderato poteva anche intervenire con qualche piccolo gesto; glielo doveva, se voleva mantenere intatti i loro rapporti.
Avrebbe voluto tanto sapere a chi fosse rivolto un discorso al tempo stesso tanto perentorio e tanto suadente; ma le dita che frugavano nel corpo le impedivano di razionalizzare e di girare la testa in maniera assai innaturale per individuare lo sconosciuto; finalmente, dopo che Lucia aveva più volte precisato che era suo dovere almeno una volta cedere alle preghiere, sentì la voce di lui che, quasi rassegnato, aderiva alla richiesta e dichiarava che si sarebbe limitato a sopportare la vista.
Scoprire dalla voce che si trattava di Marco, ancora suo marito, la mandò in estasi; si stese supina sul letto e si tirò addosso il ragazzo che le piantò immediatamente il cazzo fra le cosce mentre succhiava intensamente i capezzoli; con pochi movimenti precisi, le scivolò sul corpo e infilò un randello di oltre venti centimetri nella figa vogliosa e grondante; con movimenti al limite dell’assurdo, girò la testa verso suo marito.
Lo guardò intensamente negli occhi, comunicandogli il suo delirio, la voglia enorme e un piacere infinito; mosse la mano a simulare un bacio con le dita e mandarlo nella sua direzione; vide la patta gonfia che segnalava un’intensa eccitazione e accentuò il gemito che la monta le scatenava, le dispiaceva non poterlo dire apertamente ma sperava che lui capisse che quello sguardo intenso e quel bacio appena accennato erano l’amore che provava per il suo uomo mentre un cazzo la riempiva.
Marco era decisamente incerto tra la lussuria che la situazione gli scatenava e la rabbia per aver accettato una chiara sconfitta dalla figlia che lo ricattava.
“Quindi, è questo quel che tua madre voleva da me e che tu mi obblighi a concederle?”
“No, caro il mio presuntuoso; questo è quel gesto d’amore che non hai mai pensato di fare; sarebbe bastata una situazione del genere, fin dall’inizio, un tuo gesto per arrenderti una sola volta a una scopata che la doccia laverà via, perché foste ancora una coppia meravigliosa; mamma ha sbroccato ed è andata fuori dalle righe; ma sa perdere ed ha coscienza di quello che vuole; tu invece ti arrocchi ancora dietro le leggi, la logica, il dovere; hai già distrutto il matrimonio.
Adesso uccidi il mio amore di figlia se non concedi a mia madre, che amo a prescindere da tutto, quel piccolo gesto che vuole dall’uomo che ha amato per tutta la vita; fai lo sforzo di dirle che l’ami ancora, anche se state per divorziare; prendile solo una mano, non ti chiedo di scoparla o di congratularti col suo stallone; stringile la mano per dirle che ammiri la sua gioia di vita, che sei contento di vederla godere; te lo ha chiesto per anni.
Invece l’hai, anzi l’abbiamo, massacrata, offesa, vituperata, trattata da puttana, cacciata dalla famiglia; sta per andarsene, sparirà dalla tua vita e dalla tua felicità futura, con un’altra; dalle solo questa soddisfazione, misera ed elemosinata, falle capire che l’ami anche mentre si fa sbattere da un bull; stringile solo una mano o salutala con un bacio casto; so, perché me l’ha detto, che è tutto quello che ancora può desiderare; ce la fai ad essere superiore, a vincere con la nobiltà d’animo e non con la forza?”
Magda era in trance, ormai; tra il cazzo che le pulsava nel ventre e le scuoteva i precordi del piacere; e la gioia che sentiva pervaderla di fronte al ‘suo’ uomo che la guardava eccitato mentre si faceva scatenare la lussuria in tutto il corpo, non sapeva proprio decidere che cosa la stimolasse di più a godere; l’orgasmo mentale era assai vivo ed intenso; riassumeva anni di attesa, di ansia di un piacere nuovo, diverso, tutto suo; ma il sesso le dava emozioni fisiche indicibili.
Marco si fece incantare dal magnetismo della situazione a cui non aveva mai pensato; guardare ‘dall’esterno’ le smorfie che la sua donna per anni aveva fatto quando lui la scopava con amore, ora gli balzavano nitide davanti e gli davano il senso vero dell’immenso piacere che le aveva dato senza rendersene conto; seguiva affascinato ogni movenza dei corpi e non provava gelosia, ma un desiderio a quel punto assurdo.
Si alzò quasi automaticamente come un robot, e si avviò al letto; lei lo seguiva incantato, desiderosa di sentirlo, per una sola volta, per l’ultima volta, finalmente suo, alle sue condizioni; allungò una mano, mentre il corpo si contorceva per il piacere che lo stallone le stava provocando, e cercò la sua, sempre più vicina; sfiorò le dita con un orgasmo potentissimo e infine i palmi si congiunsero; una scossa elettrica attraversò gli arti e si trasmise ai corpi.
Marco salì sul letto e si inginocchiò accanto alla testa della moglie; passò una lieve carezza sul viso; avvertì l’umido di una lacrima che era scivolata giù, involontaria; lei attirò a se le mani unite e baciò il dorso di quella dell’uomo che amava nonostante tutto; lui si abbassò sul viso e depositò un bacio leggero sulla guancia più vicina; Magda sobbalzò in un orgasmo mai provato prima che scatenò quello del suo stallone e le inondò il ventre; Marco allontanò la mano, scese da letto e si sedette sulla poltrona.
I due amanti, dopo essersi riposati ed aver ripreso normali funzioni, si ritrovarono di nuovo carichi di voglia e di entusiasmo; il cazzo di lui era ancora ritto come un obelisco e reclamava carezze e scopate al massimo livello; lei dovette asciugarsi la figa madida di umori, prima di essere in grado di riprendere; si sistemò carponi sul letto e aspettò che lui si inginocchiasse dietro di lei e aggredisse con la bocca il culo sporto in offerta e la figa che pulsava di desiderio.
La leccò a lungo, devotamente, minuziosamente, e le strappò una lunga serie di piccoli orgasmi; si sollevò in ginocchio e piantò la cappella sulla figa; un colpo secco e le sprofondò nell’utero con immensa goduria e con un forte sobbalzo di piacere per lei; la cavalcò per qualche minuto, artigliandole i seni e usandoli per tirare a se il corpo quando picchiava col ventre contro il culo e per spingerlo quando tendeva ad uscire; la chiavò a lungo, finché la sentì sborrare.
Si stese supino al centro del letto e la fece montare sopra, con la figa sulla bocca; cominciarono un sessantanove epico; lui si perdeva quasi nella dolcezza delle natiche davanti allo sguardo, da allargare e stringere, palpare e manipolare; la lingua che svariava tra figa e culo si perdeva spesso nel buchetto posteriore con somma goduria di entrambi; catturava il clitoride e lo tormentava leccando, succhiando e mordicchiando; percorreva con la lingua a spatola tutto il perineo.
Marco decise a quel punto che poteva anche basare; si avvicinò alla coppia avvinghiata, carezzò per l’ultima volta il volto della sua donna e sparì in silenzio, con Lucia che non gli si mosse dal lato, decisamente felice di quanto aveva visto personalmente; sapeva per certo che suo padre aveva indirettamente ammesso una sua colpa e che forse avrebbe riflettuto sull’eccessivo rigore nei rapporti e sul bisogno di trasgressione per dare sale alla vita.
Ma sapeva con maggiore certezza che ora a sua madre la separazione non pesava più con tanto dolore; il rapporto tra loro due si era ripristinato e rafforzato; il contrasto con suo padre era attenuato e avrebbe consentito ad entrambi una maggiore serenità; lei era certa di avere operato per il meglio e fornito a sua madre l‘occasione desiderata per esprimere una sua realtà, certamente discutibile ma anche piena di intenzioni e motivazioni da studiare.
Rimasti soli, i due amanti si scatenarono nel sesso più ardito che conoscevano; lui la scopò ancora in figa e in bocca, la inculò con forza e desiderio da tutte le posizioni, da dietro, da davanti, da sopra, da sotto, di lato, prendendosi un piacere indicibile e offrendone a lei altrettanto; si leccarono, si accarezzarono, si succhiarono per ore; lasciarono il letto per andare sotto la doccia che quasi non si reggevano in piedi, tanto avevano scopato.
Dopo quell’autentica ’indigestione’ di sesso che la figlia le aveva offerto su un vassoio d’argento, Magda decise di tirare i remi in barca e di prepararsi al passaggio ad Arezzo; non appena furono pubblicati ufficialmente i trasferimenti e fu confermato Arezzo come sua destinazione, provvide a scegliere, con Lucia, l’appartamentino da acquistare ed organizzò il trasloco delle poche cose che volle portare con se; approfittando della vacanza estiva, andò sul posto per ambientarsi.
L’addio a Lucia fu particolarmente emotivo e dovettero ricacciare indietro le lacrime; ambedue sapevano che era un cambio necessario e forse vitale; quindi riuscirono a superare l’impasse con una certa disinvoltura, dichiarando di volersi vedere spesso ma sapendo che non avrebbero avuto molte occasioni; salutò con affetto anche Elena, con la quale aveva comunque un buon rapporto di amicizia; a Marco diede appuntamento alla sentenza di divorzio, di lì a qualche anno.
L’anno scolastico si andava esaurendo, quando Magda decise che le cose da dire a sua figlia non potevano riassumersi per telefono; le scrisse una lunga lettera per dirle che si era trovata benissimo nell’ambiente della piccola provincia tutta cultura e storia; l’appartamentino era risultato delizioso e ci viveva benissimo col nuovo compagno; aveva conosciuto infatti un collega cinquantenne che non aveva indagato molto sul suo passato e col quale aveva legato meravigliosamente.
In quel momento stavano valutando dove passare le vacanze, se in Puglia o in Istria; contavano, dopo il divorzio, di sposarsi; si preparasse, quindi a ricevere un regolare invito per la cerimonia e per conoscere il suo nuovo amore; stavano benissimo insieme e speravano di vivere una serena maturità di affetto e di buone abitudini, dopo le esasperazione di una gioventù forse troppo frenetica e aggressiva.
Lucia decise che anche lei non poteva risolvere tutto per telefono; le comunicò che forse poteva essere lei, sua madre, a doversi spostare per assistere alla cerimonia del suo matrimonio; era andata a vivere col suo ragazzo, in procinto di laurearsi e di lavorare con suo padre; aveva avuto notizie contrastanti su sua madre e ardeva dalla voglia di incontrare ‘la suocera’ per valutare personalmente da che parte pendesse la bilancia; si amavano molto e volevano fare tutto per bene.
Suo padre aveva messo su famiglia con Elena e col figlio minore; particolare importante, era molto cambiato; ‘non tutti i mali vengono per nuocere’ e le loro traversie avevano avuto come conseguenza che, finalmente, aveva capito che il rigore è necessario; ma che, senza un minimo di fantasia, di creatività, di spensieratezza, si diventava aridi e troppo rigorosi; Elena viveva assai più serenamente il rapporto ed erano felici insieme.
Soffriva un poco la distanza da sua madre, ma aveva la certezza che l’affetto non fosse mutato, anzi si fosse rafforzato; e che le poche e rare occasioni di incontro sarebbero valse a verificare che erano maturate, che le loro vite si erano diversificate ma che ritrovarsi diventava ogni volta una gioia ineguagliabile.
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