Chapter 5 - Cosa c’è dietro l’angolo 5
Magda vive la sua esperienza col dominatore impotente, laido ed esigente; accetta a testa bassa i rimproveri di sua figlia, cerca di sfruttare al meglio le condizioni di convivenza
1 year ago
Magda era uscita dalla casa ove aveva vissuto i suoi anni migliori con il cuore e la testa in tumulto; la sua parte razionale improvvisamente le fece vedere l’abisso in cui stava continuando a precipitare senza riuscire a vederne il fondo; solo adesso, dopo anni di sofferenze imposte alle persone care, si rendeva conto di avere demolito, coscientemente e cinicamente, un matrimonio nato meraviglioso, vissuto con entusiasmo ed arricchito dalla nascita di una figlia di cui essere orgogliosa.
Sapeva anche, finalmente, che pure sua figlia era stata sacrificata alla sua intemperanza capricciosa, nei primi anni, con una assurda gelosia per le attenzioni che suo padre le riservava e sulle quali presumeva di avere chissà quali diritti; successivamente, con un rifiuto totale e categorico della famiglia, per rancore verso suo marito e per il conseguente rigetto dell’amore materno; la presa di coscienza della gravità degli errori commessi la deprimeva molto, ma non poteva tornare indietro.
Dall’altro lato, però, la persistente tigna della ragazzina che non aveva voluto crescere ancora teneva vivo, solo in piccola parte ormai, l’acrimonia contro la famiglia che aveva tradito ma da cui, speciosamente, si dichiarava ingannata perché non era stato riconosciuto il suo ruolo sociale e umano; nonostante le accuse precise che il raziocinio le muoveva, continuava a difendersi sostenendo di essere vittima dell’egoismo di suo marito che aveva creato una famiglia alternativa mettendola fuori gioco.
Per quanto le ripugnasse, la scelta di appoggiarsi all’unico protettore che aveva incontrato nella sua orribile esperienza si proponeva come l’unica possibile e facilmente percorribile, per non perdere almeno in parte i privilegi di cui aveva fino a quel momento goduto; d’altronde, solo adesso ne prendeva coscienza, la reputazione che si era costruita, di spregevole adultera, non le consentiva di proporsi nuova e ‘pulita’ negli ambienti in cui aveva folleggiato coi suoi tradimenti.
Decidere di essere puttana fino in fondo, diventava il percorso necessario per salvaguardare almeno il tenore di vita; quanto meno, adesso poteva continuare a prendere cazzi con la prospettiva di ottenerne dei vantaggi; la ragione indicava che significava diventare effettivamente una zoccola pronta a prendere cazzi da qualunque parte venissero; il desiderio di essere ancora sotto la luce dei riflettori indicava che in quel percorso aveva ancora qualcosa da dire.
L’amante che aveva scelto, e che le aveva quasi ripugnato l’unica volta che si era lasciata scopare, non intendeva perdere tempo; passò a prenderla sotto casa e la accompagnò alla splendida villa che possedeva sulle colline intorno alla città, un’autentica reggia con un parco enorme, piscina e campo da tennis, nella quale la accolse come una regina, solleticando l’egocentrismo smodato di lei che di colpo abbandonò le riserve e si dispose a godersi la nuova condizione.
Chiese di fare una doccia e si trovò in un bagno che era un autentico salone tanto era vasto; era dotato di tutto quanto si può chiedere a un bagno, dalla Jacuzzi a interi set di trousse per il trucco, da un armadio di creme a set di asciugamani e accappatoi di ogni forma e colore; capì che quello era il mondo in cui avrebbe vissuto assai più largamente che con suo marito; le scopate che in cambio avrebbe dovuto fornire potevano essere un optional piacevole, se i patti venivano rispettati.
Ma le cose andarono assai peggio di qualunque sua nera previsione; scoprire che era per il suo protettore solo una bambola di gomma da dare in pasto a cani e porci fu questione di pochi mesi; quella sera stessa, senza neanche avvertirla, quando si ritirarono nella camera padronale, trovò il letto occupato da un ragazzo di una trentina d’anni, assai tonico e forte, con una mazza di almeno venticinque centimetri, che se la menava con gusto e con un’aria arrapata che non lasciava presagire niente di buono.
Il suo padrone si limitò a sfilarle la camicia da notte, di preziose trine, che aveva appena indossato; sospingendola garbatamente per le natiche, la spinse verso il letto e si andò a sedere su un poltrona ai piedi del letto; si sfilò pantaloni e boxer e tirò fuori il cazzetto che tanto l’aveva fatta sorridere nella loro prima scopata; cominciò a masturbarsi lentamente e lussuriosamente mentre, con lo sguardo, invitava lo stallone a fare il suo dovere.
Il mercenario la prese per una mano e la tirò sul letto, la fece accosciare accanto al cazzo ritto come un obelisco, le prese la nuca e le forzò la cappella in gola provocandole fastidi di rigurgito e di respirazione; avrebbe voluto protestare che quello non era nei patti ma, accettando di entrare in quella casa, sapeva di avere scelto la schiavitù al sesso; qualunque tentativo di ribellione sarebbe stato inutile e forse rischioso; si piegò alla necessità e cominciò la fellazione.
Si rendeva conto, finalmente, di cosa significasse schiavitù al sesso e avrebbe dato tutto il resto della vita per potersi andare ad inginocchiare a suo marito e alla sua presunta arroganza; ma il suo orgoglio era ormai definitivamente spezzato e poteva solo piegarsi e prostituirsi oltre qualunque limite; se ne rese ancora più conto quando capì che il caprone affittato per montarla era spietato e cinicamente sadico; i colpi dati per affondare il cazzo fino all’esofago denunciavano la semplice volontà di fare male.
Non era un pompino, quello che stava facendo, ma una prova di dominazione alla quale fu giocoforza piegarsi perché non avrebbe saputo dove andare, in alternativa, e la sola idea di ridursi ad una vita borghese senza nessuno dei privilegi di cui godeva le ripugnava e la induceva a cedere alla dominazione del maschio che la controllava; era chiaro che tutto era studiato per il piacere del suo protettore; lui sceglieva i maschi per la monta, lui decideva cosa fare del corpo di una donna che aveva comprato.
Fortunatamente, nei giorni successivi lei scoprì che, dopo gli assalti bestiali a cui la faceva sottoporre, lui diventava improvvisamente tenero, dolce, affettuoso, che la riempiva di regali costosi e non le negava niente, senza badare al cartellino del prezzo; la sua prostituzione in definitiva, non era nemmeno così grave se guardava ai vantaggi che ne derivava; un minimo di buonsenso e qualche indicazione implicita di amici le suggerì che quel calvario avrebbe avuto una brevissima durata.
Nel giro di qualche anno, il suo corpo sarebbe diventato inappetibile per i maschi che lui le imponeva; figa e culo troppo slabbrati, gola profonda ormai abituale per chiunque, mani che non avrebbero dato più le stese emozioni masturbando avrebbero determinato la necessità, per il suo signore e padrone, di sostituirla con una più giovane; era facile prevedere per lei una non lunga parabola; forse la cosa migliore era battere il ferro caldo e prendere tutto e subito.
Sentiva il marcio di queste valutazioni riempirle il cuore, il cervello e il corpo; ma non era più in grado si porre rimedio e dovette adeguarsi alla realtà; quella prima sera passò come un incubo da cui avrebbe dovuto e potuto risvegliarsi; il caprone le sfondò figa e culo, le martirizzò la bocca scopandola in gola per un tempo infinito, la sottopose a tutte le vessazioni che il protettore indicava per ridurla all’obbedienza; quando finì e si ritirò, lui le impose di succhiargli il cazzetto e le sborrò in bocca
Quasi a compensazione, la mattina seguente la trattò con un garbo da antico cavaliere verso una dama della nobiltà; le fece trovare, con la colazione, una preziosa collana e lei maturò la convinzione che doveva ‘spremere il limone’ fino all’ultima goccia prima di essere messa da parte come appariva facile da capire; si preparò a vivere momenti di quella aberrazione e forse anche peggiori, ma di ‘lavorare’ per crearsi un capitale segreto, di quelli in cui era abilissimo Marco.
Il suo protettore alzò progressivamente l’asticella; dopo una settimana circa, Magda, a sorpresa, trovò nel letto due baldi giovani, tra i venticinque e i trent’anni; subito dopo entrò in camera il suo caprone che, nudo, si sedette su una poltrona e li invitò a gesti a darsi da fare per soddisfare la sua personale voglia di guardare la donna che dominava lasciarsi scopare, con la voluttà che conosceva, da due cazzi meravigliosi, prima di soddisfare lui.
Non impiegò molto a rendersi conto di quale sarebbe stata la sua sorte nell’immediato futuro; adattandosi immediatamente alla situazione, salì carponi sul letto ed afferrò, uno per mano, i due cazzi di stazza più che notevole, almeno 20 centimetri in stato di semi erezione; l’abilità maturata in quegli anni di stravizi emerse immediata e le riuscì, benché avesse a che fare con mercenari esperti, a far rizzare le verghe al massimo della potenza.
Alternando la bocca su ciascuno dei cazzi, li deliziò a lungo con un saporitissimo pompino che il suo padrone non poté fare a meno di ammirare, menandosi freneticamente il pisellino che stentava a ritrovare tra i peli del pube; avendo capito che l’altro amava le lunghe sedute che agivano sulla libidine mentale, più che sulla potenza del cazzo, passò un tempo infinito a leccare, succhiare, manipolare ed eccitare i cazzi vogliosi dei due ragazzi, evidentemente ben allenati.
Si era imposta, con determinazione, di favorire la libidine del caprone, cercando di lasciarsi coinvolgere solo minimamente nella lussuria delle scopate; dedicando mentalmente la situazione a quel cornuto traditore di suo marito, fece in modo che la rabbia dominasse sulla libidine e il piacere lasciasse posto alla tecnica, fino a ridurre la scopata ad un esercizio ginnico ben eseguito, accompagnandolo con urli di piacere, assolutamente imitati da certi godimenti provati.
Offriva, in pratica, il massimo del piacere ad un lurido pervertito, senza voler neppure accennare a rendersi conto che seriamente, a quel punto, si schiavizzava al potere di un maschio indegno per contrastare quella che solo lei vedeva come arroganza di un marito colpevole solo, in realtà, di cercare il massimo successo anche economico per consentirle di vivere la sua esistenza libertina e spudorata.
Stanca di preoccuparsi solo del piacere dei due mercenari, si distese supina al centro del letto e ne fece stendere uno al suo fianco, col cazzo rivolto al viso, mentre allargava le cosce ed invitava l’altro a leccarla; cominciò il secondo step della sua ‘scopata al servizio del protettore’; ben presto, la lingua del ragazzo, assai abile nel cunnilinguo, le mandò involontariamente scosse al cervello e la eccitò al di là delle sue intenzioni; mentre si dedicava al cazzo che succhiava, si abbandonava alla lingua dell’altro.
Si alternarono più volte a succhiare e farsi succhiare; tutti e tre facevano sforzi immani, lei per ridurre le sborrate, i due stalloni per evitarle fino alla fine; l’unico a godere senza limiti era il ‘padrone’ che si manipolava il pisellino con goduria infinita ma senza arrivare a sborrare; a una sua indicazione, i tre cambiarono posizione ed uno le leccava culo e figa mentre lei, carponi, ingoiava fino alle palle il cazzo ritto e duro dell’altro.
In quella posizione a pecorina, uno dei due le infilò fino all’utero il grosso cazzo, provocandole anche un lieve fastidio con la spinta improvvisa e imprevista; per circa tre quarti d’ora, la chiavarono alternandosi in figa e in bocca, mentre il terzo continuava a smanettarsi senza sborrare, prolungando oltre ogni limite possibile la sua libidine mentale; quando allungò al ragazzo più vicino un tubetto di lubrificante, fu chiaro che si aspettava una inculata severa.
Il più scuro di pelo dei due sfilò il cazzo dalla bocca, dove stava scopandola, fece segno al compagno di spostarsi, si chinò dietro di lei e leccò a lungo, abilmente, culo e figa; unse l’ano col lubrificante, infilando un dito coperto di gel fin oltre lo sfintere; lei capì che era il turno del buchetto a ricevere la visita dei due cazzi; rilassò i muscoli, afferrò fra le labbra la mazza libera e protese il culo indietro, aspettando la botta che le avrebbe ingombrato il retto.
Non si faceva nessun problema, di fronte alle mazze che aveva già sperimentato notevoli, perché il suo culo era stato già paragonato, verosimilmente, a un traforo dove sarebbero passati anche dei tir; anzi, ebbe un brivido di piacere, quando sentì la cappella appoggiarsi morbida all’ano; forte di una lunga pratica anale, spinse come per andare di corpo e sentì il randello scivolare nel canale rettale stimolandole i terminali nervosi; godette molto e frenò a stento un orgasmo anale che l’avrebbe sfiancata.
Per una ventina di minuti, il ragazzo pompò nel culo con sommo gusto; poi ‘passò la mano’ all’amico che ne prese il posto e la penetrò con decisione; la spinsero di lato e la obbligarono a distendersi su un fianco; quello che la inculava, riprese la sua manovra, sollevandole la gamba libera; il compagno le infilò il cazzo in gola e la scopava con gusto; l’inculata fu lunga e gustosa; la fece ruotare più volte sui due fianchi per spingere il cazzo profondamente nel retto; si fermò al limite della resistenza.
Si fermarono supini tutti e tre, mentre il loro dominatore si masturbava freneticamente; il suo cazzetto era ormai viola dalla tensione e dal logoramento della sega durata per oltre due ore; non appena si rese conto che si erano ripresi abbastanza, li sollecitò allo step finale; uno dei due ragazzi si stese supino e cazzo duro, ritto come un minareto dal ventre; Magda intuì le intenzioni e montò a cavalcioni sul ventre, dirigendo il cazzo alla figa ormai slabbrata e rorida; si penetrò a fondo.
L’altro ragazzo le si accostò alle spalle e la spinse a sdraiarsi col busto quasi completamente sull’amico, le gambe poggiavano ai lati sulle ginocchia; si accostò all’ano e lo lubrificò ancora una volta abbondantemente, passò il gel sul cazzo massaggiandolo con lussuria; lei seppe che la stavano per scopare in doppia; aveva fatto altre volte l’esperienza, nei suoi sfrenati folleggiamenti sul cazzo, ma era impressionata dal doppio volume di quei cazzi.
Strinse i denti, quando sentì la seconda nerchia forzare il buchetto, ma provò solo un leggero dolore, quando la cappella forzò lo sfintere e sforò nell’intestino; cominciò anche a godere, mentre i due rivelavano una perfetta armonia nei movimenti della doppia scopata; quando entrarono nel vivo della monta, lei si abbandonò al piacere che le saliva intenso e irresistibile da tutto il ventre e le inondava il corpo, il cervello e il cuore; i tre sborrarono insieme e si abbatterono svuotati l’uno sull’altro.
Si districarono con una certa fatica dal groviglio umano e si rilassarono per qualche minuto; i ragazzi andarono in bagno, uno dopo l’altro, e la lasciarono stesa bocconi sul letto, disfatta dalla scopata decisamente intensa e violenta a cui avevano dato vita; mentre gli stalloni si rivestivano ed uscivano, il ‘padrone’ si impossessava della bocca di lei e vi infilava il cazzetto duro; dovette lasciarlo scopare a lungo, prima che un getto di sperma molto liquido si riversasse nella sua gola.
Finalmente il suo protettore sembrava soddisfatto e Magda poteva rilassarsi; addirittura si sentiva quasi gratificata dalle carezze e moine che lui, felice della serata, le dedicava; si augurò che sarebbe rimasto soddisfatto almeno per qualche tempo; per un paio di settimane, lui non le chiese che qualche pompino e tentò, inutilmente, di scoparla, perché nella caverna di lei, ormai, il cazzetto scompariva del tutto.
Non molto spesso, ma qualche volta il suo protettore organizzava feste in giardino, dalle quali però era bandita qualunque ipotesi di approfittarne per fare sesso in coppia o con più protagonisti; in sostanza, l’unico che poteva permetterselo era il padrone di casa che faceva venire gruppi di giovani dai vari ritrovi della zona; l’idea di una festa nel parco era sempre accolta volentieri, nonostante le limitazioni; fra loro faceva mescolare il bull o i bull con cui sollazzarsi.
Una volta deciso il momento, si appartava con Magda e con il mercenario, o i mercenari, e vivevano due ore di sesso violento, mentre nel parco si scatenava la festa dei ragazzi; la cosa lo intrigava molto per la copertura, apprezzata dalla gente, che copriva le sue trasgressioni; Magda trovava macchinose e stupide le manovre per fare il suo porco comodo quasi sotto gli occhi di ragazzi qualsiasi; ma ormai si era abituata alle stranezze e neppure ci badava.
Quella volta, alcuni ragazzi erano stati ‘reclutati’ al bar che sua figlia Lucia frequentava abitualmente; anche lei accettò di partecipare col ragazzo del momento; non vide quasi sua madre, che neppure sapeva abitasse lì, se non quando il proprietario prese da parte due giovani a lei sconosciuti e in quattro si appartarono in villa; presa da curiosità, li seguì ed assistette di nascosto all’avvio della seduta di sesso estremo a cui sua madre diede vita a letto coi due bull e col padrone seduto a guardare.
Si allontanò sorpresa, ma non giudicò; con qualche abile domanda, chiese informazioni alla più esperta del gruppo, che le rivelò la tendenza cuckold del padrone di casa e l’abitudine ad avere sempre una donna disposta, per regali di grande valore, a dare spettacolo per lui; Lucia ricordò che, nell’ultimo dialogo avuto, sua madre, perdute le speranze di recuperare una famiglia, aveva detto chiaramente che si andava a prostituire per mantenere il tono della vita piuttosto alto.
Andò ad aspettare che scendesse e la salutò a sorpresa.
“Ciao, mamma; vedo che te la cavi bene anche con due torelli e un miserabile!”
“Mi hai spiato? Cosa avrei dovuto fare, separata e costretta alla miseria? Credi proprio che farlo per la ricchezza o farlo per il gusto di imboscarsi in un bagno col primo ragazzo che ti piace ci sia tanta differenza? Io non ho mai neppure pensato di controllarti nei bagni, in macchina, negli appartamenti vuoti; se tu preferisci montare in cattedra, buon pro ti faccia.”
“Mamma, non prendere subito cappello; ormai sei fuori dalla mia vita e non intendo contestare niente; come madre, non posso fare a meno di volerti bene perché il richiamo del sangue funziona sempre; come donna, non condivido nessuna delle tue convinzioni; comunque, è assai meglio farti mantenere da uno che ha denaro da fare schifo che farti sbattere da qualche bulletto solo per umiliare tuo marito che non ha così tante colpe come tu vorresti affermare … Mi dici cosa ti saresti aspettata da lui?“
“Mi sarei aspettata, e forse mi aspetto ancora, un gesto di amore estremo; sentirmi abbracciata e baciata da lui anche mentre mi facevo sbattere da un altro; potrebbe essere un esempio; il porco che mi mantiene, per lo meno mi dà l’illusione che io sia importante per lui, quando sto scopando per il suo piacere; l’orgoglio di tuo padre a questo estremo non arriverebbe mai e si scontra col mio che non gli perdono niente ... Quindi, posso credere che non ho perduto del tutto l’amore di mia figlia?”
“Mamma, ci sarò sempre se mi cercherai; non ti condivido, non ti giudico e ti lascio al tuo destino; fallo anche tu.”
Lucia sparì nella confusione dei ragazzi invitati ma Magda quella sera dormì meglio.
A scadenza quasi periodica, lui le portava amanti mercenari che la sbattevano in lungo e in largo, per concludere sempre col solito pompino che reclamava per sé dopo ogni performance; per sua fortuna, la scopata doppia non era stata particolarmente gradita dal suo sadico dominatore e non le ripropose la situazione di amanti multipli; ma i cazzi che sceglieva per farla montare erano sempre di dimensioni cavalline e, accanto al piacere lussurioso, lei registrava qualche fastidio.
Col passare dei mesi, si faceva sempre più incisivo il dubbio che, scaduto il tempo utile per essere la sua ‘schiava sessuale’, lui l’avrebbe scaricata per una più giovane e intrigante; era stato così per molte e lei non avrebbe fatto eccezione; a ricordarglielo, l’unica collega che ancora le era rimasta amica, che le sottolineò anche come la vita in città le diventava sempre più difficile, oppressa ormai da un giudizio di condanna che tutti, più o meno apertamente, esprimevano.
Le si pose il problema di cambiare aria e di garantirsi qualcosa di concreto; pose il problema con l’amante e gli chiese se, invece di uno dei gioielli carissimi che le regalava dopo ogni performance sessuale, non potesse regalarle qualcosa di più concreto, come l’anticipo per un appartamento; l’altro si dichiarò disposto a firmarle un assegno per il valore del gioiello più caro che, proprio in quel tempo, aveva in animo di regalarle.
Si sentì molto prostituta, mentre prendeva l’assegno; si giustificò con sé stessa, cercando di convincersi che era una via di uscita dalla situazione; la soluzione che aveva progettato le sarebbe costata molto del suo orgoglio smisurato, ma era la più logica possibile e, forse, poteva evitare di sottomettersi a Marco, l’umiliazione che avrebbe voluto evitare; telefonò a sua figlia, si accertò che lavorasse ancora con suo padre al cantiere e le chiese di parlare di un suo problema.
Comments (0)
No comments yet. Be the first to comment!