Cuckold

Chapter 5 - Eugenia

Nella schermaglia infinita, lui aggancia un'altra amica di Silvana e si organizza per scoparci con tutta l'anima; passa la settimana a scopare con Silvana rivelandone lati sentimentali e nobili; ma il fine settimana lo trascorrono lei nei suoi bagordi inontrollabili e lui con Eugenia, madre di un bambino e vecchia amica , che gli si concede totalmente e con amore.

G
geniodirazza

1 year ago

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Cuckold 5 Eugenia

Si trasferirono in camera e Silvana si sedette sul bordo del letto; afferrò per i fianchi lui e cercò di portarsi il sesso alla bocca; Ottavio la spinse con forza e la stese supina sul letto; le sollevò i piedi fino alle sue spalle e la scosciò oscenamente; si fiondò sulla vulva spalancata e prese a titillare voracemente; afferrò il clitoride tra le labbra e lo succhiò come un poppante sull’orlo della crisi per fame; lei si sentì aspirare la vita dalla vagina e urlò due orgasmi di fila.

La sollevò in blocco, con qualche sforzo, e la depositò al centro del letto; si distese su di lei, fece scivolare l’asta fino alla vagina e la penetrò dolcemente, lentamente; quando raggiunse la cervice, si fermò e restò immerso in lei.

“Perché non ti muovi a cavalcarmi come fanno tutti i cristiani?”

“Perché deve essere la tua vagina a prendermi e a godermi; metti in azione i muscoli interni, se non ti si sono atrofizzati per mancanza prolungata di uso corretto; succhiami nella vagina il sesso e fammi godere, stupida!”

Lei si accorse che davvero aveva sempre saputo copulare succhiando nel ventre l’asta; ma da troppo tempo si era limitata a sentirsi scorrere una mazza, più o meno grossa, nel canale vaginale e gli orgasmi arrivarle dal movimento del maschio; ritrovò di colpo, perché certe cose non si dimenticano, il piacere di ‘mungere’ il randello e sentirsene piena perché i muscoli stringevano il canale e le davano la sensazione di una pienezza dimenticata; l’orgasmo vaginale le esplose fino ad uno squirt ricco e violento.

Quando la cappella le spinse con forza l’utero, il piacere si trasferì più in alto; quasi recuperasse funzioni obsolete; il sesso tornò ad attivarsi in ogni punto e fremette di piacere ad ogni colpo che lei stessa imprimeva al sesso di lui; anche l’utero esplose in un orgasmo quasi imprevisto; contemporaneamente le mani di lei e di lui si mossero sul sesso e, mentre lui infilava nell’ano un dito che le procurava nuove sensazioni di piacere; lei strapazzava il clitoride fino a farlo esplodere.

“Che aspetti a godere? Quando ti decidi a venire?”

“Sto godendo assai di più per i tuoi orgasmi che sento vibrare sulla mia carne … “

“L’ho detto che sei un cuckold; forse non mi ami abbastanza, ma vedermi godere ti eccita; sei il classico cornuto contento.”

La fece rotolare sul letto e si fiondò sulla sua schiena; il batacchio si infilò fra le natiche e, a sorpresa, senza nessuna preparazione, sfondò l’ano che non se l’aspettava; lei urlò come un animale ferito.

“Adesso non godi? Ma adesso godo io e ti sfonderò tutta, ti spacco i lombi e ti faccio veramente male, stupida, presuntuosa, saccente e prepotente!”

“No, per favore; domani non mi potrò muovere se continui a sfondarmi a freddo; ritiro tutto, ti chiedo scusa; non mi fare male, ti prego.”

“Quante volte lo dici quando ti fai sfondare nei bagni? Quante mazze ti prendi che ti arrivano allo stomaco, passando per l’intestino? Sei una troia imperdonabile e irrecuperabile; farei bene a mandarti a farti sfondare da tutti i tuoi amanti … “

“Ottavio, ti prego; ti chiedo scusa; ho esagerato solo per ferirti; torna te stesso; mi hai fatto godere tanto … non disgustarti di me … non sono come mi vedi ... sono assai più buona ... ti prego!”

Non c’era più l’atmosfera di buona volontà; trovarsi di nuovo davanti alla sua incapacità di vedere le cose dal punto di vista di un altro, aveva reso più feroce Silvana, ma anche un poco più cosciente delle sue esasperazioni; si sfilò con ogni cautela dal sesso che le aveva lacerato l’ano e corse in bagno a medicarsi; lui ritornò al divano letto e cercò di assopirsi; ma lei non volle mollarlo, non sapeva nemmeno lei se per arrendersi e chiedergli l’amore di cui aveva parlato Dora o se per portare la sfida fino all’estremo e rischiare tutto per tutto.

Si accosciò accanto al lettino e lo baciò voluttuosamente; lui rispose al bacio, le prese la testa e le succhiò a lungo la lingua; lo prese per la mano e lo guidò dolcemente di nuovo al letto, lo fece stendere supino al centro e si inginocchiò per succhiarlo.

“Per favore, puoi eiacularmi in bocca, almeno?”

“Perché tanta smania di sperma?”

“Perché è l’apice di ogni amplesso; una donna copula soprattutto per vedere la mascolinità esplodere dalla mazza, meglio ancora se riesce ad ingoiarla e a prendere in se la virilità del partner; perché lo sperma è quello che manca a noi donne; perché godiamo molto visivamente dell’eccitazione massima e dell’esplosione finale; perché mi piace vedere godere il maschio; perché voglio che finalmente la tua virilità mi esploda addosso e me la prenda io; vuoi qualche altro perché?”

“No; mi basterebbero rispose meno arroganti; io non so se riesco, a questo punto, a godere compiutamente; l’eiaculazione è un momento topico anche per me; ma io la lego alla comunicazione di sentimenti, di passioni; e tu finora mi dai solo rabbia e odio; non siamo fatti per comunicare e stiamo cercando di cucire insieme due pezzi di natura diversa, cosa impossibile senza traumi; non so quale copula con te mi darebbe la serenità per arrivare all’orgasmo; forse nessuna.”

“Molti si masturbano, per arrivare a godere; tu non ce la fai?”

“Tu parli di un movimento meccanico, la mano che scivola sull’asta; ma se, dietro, non c’è un desiderio, una passione, una qualsiasi forma di amore, quel movimento è meno valido della tua bocca sul sesso o della vagina che si svuota sull’asta; come faccio a farti capire che è prima un problema di testa e di cuore e solo dopo, alla fine, un problema di meccanismi?”

“Lo so; lo capisco; solo mi aspetto che tu trovi dentro di te una motivazione per godere davanti a me, sul mio corpo, nella mia bocca, nella vagina o nell’ano, anzi lì proprio no perché l’hai conciato male … “

“C’è qualche motivazione valida, nel tuo corpo, per stimolarmi un orgasmo pieno?”

“Come hai detto? ‘Se sai che vuoi trovare, allora cerca; se non vuoi, è inutile’; tu vuoi trovare o umiliare?”

“Il verbo lo hai scelto bene, ‘umiliare’; meglio non analizzare; c’è della passione in te? C’è traccia di un sentimento?”

“Sì; ce n’è più di quanto io voglia e assai più di quanto vuoi credere; è nascosto, ma c’è, lo sai; sei riuscito a farne emergere tracce evidenti; se vuoi, puoi darmi la più bella eiaculazione del mondo; e non sto sfidando; sto dicendo quello che penso.”

“Strofinati un capezzolo e il clitoride, mentre io mi masturbo; al tuo orgasmo, il mio ti esploderà sul viso e in bocca … “

Cominciò a masturbarsi convintamente mentre lei, con le due mani, si titillava il seno e il clitoride; il viso trasfigurava, a mano a mano che la passione la prendeva e la travolgeva; erano entrambi in un condizione di estasi, finché lei esplose in un urlo che niente aveva di umano; contemporaneamente, lui lanciò uno spruzzo violento di sperma sul seno a cui seguirono molti altri che si andarono a depositare sulla lingua di lei, che l’aveva tirata completamente fuori, in bocca, sulla gola e sul viso.

Si accasciarono sul letto quasi svuotati, ma si tenevano abbracciati; a vederli in quel momento, parevano proprio innamorati.

“Hai visto che sono quasi innamorata di te?”

“Ho visto che hai tanta passione da dare; la vorrei far esplodere tutta; se vuoi la stessa cosa, possiamo senz’altro fissare l’accordo che proponevi, da lunedì a giovedì coppia di fatto, i week end liberi tutti; per una donna calda come te posso starci.”

“Finché ti odierò, sarò la partner ideale per farti andare sulle montagne russe dell’amore e dell’odio; se dovessi innamorarmi di te, sarebbero dolori, non solo per me … “

Cominciò la quindicina desiderata e temuta di ‘sperimentazione della convivenza’ che, accanto alla banalità del quotidiano, impegnava momenti di tenerezza via via più intensi e frequenti accolti con entusiasmo da lui, ma solo con una certa serenità da lei, perché comunque aleggiava su loro l’ombra cupa della convinzione che lei non aveva affatto rinunciato a dimostrare che lui era cuckold, cornuto e omosessuale.

Tutto filò liscio fino al giovedì; i due amanti cercarono di organizzare la loro giornata in maniera da incontrarsi anche mentre erano impegnati fuori casa; lui rispettava gli accordi con i clienti e visitava le case dove era richiesto il suo intervento per l’ordinaria manutenzione, per la sistemazione e il montaggio di nuovi acquisti o per la progettazione di nuovi allestimenti; questa era la parte che amava di più e che gli consentiva spesso di frequentare ambienti e persone nuove e interessanti.

A pranzo, si incontravano alla mensa operaia dove si erano conosciuti; il pomeriggio, lei tornava alla cassa fino a chiusura del supermercato e lui visitava, in genere, il secondo cliente della giornata; se avessero deciso di cenare in mensa o in un’osteria economica della zona, vi avrebbero fatto appuntamento; se si fossero accordati per cenare a casa, lei avrebbe portato il necessario dal supermercato dove lavorava e trascorrevano la serata come una normale coppia annoiata, più o meno.

Poi si scatenava la lussuria che avevano congenita; bastò una sola notte a letto insieme, impegnandosi a non ‘graffiarsi’, per stabilire una piattaforma di buona intesa che si rivelò più agevole del previsto e fortemente positiva per la sintonia che scattò; Silvana sembrava quasi ‘arrendersi’ a copulare con molto trasporto, con tanta passione e con un pizzico di sentimento, quel tanto che bastava a creare fusione e a rendere reciproca la voglia di conoscersi e di scavare dentro per intendersi.

Ottavio lasciava emergere tutta la sua libidine e la perversione che aveva mascherato fino ad allora; lei scoprì allora il vero amante appassionato che le amiche avevano assaggiato; percorsero insieme tutti i sentieri del sesso e praticarono le copule più ardite; lei era felice di scoprire un compagno di letto che applicava tutta la sua conoscenza per osare l’inosabile, nei gesti e nei colloqui che ‘decoravano’ i lunghi amplessi; a volte dovevano obbligarsi a dormire per essere in grado di lavorare il mattino seguente.

Ottavio poté finalmente lasciarsi andare e scoprì nella donna la compagna ideale per fare sesso con molto trasporto, spesso con amore, e soddisfare le voglie più segrete mai realizzate con altre; le prime tre notti furono letteralmente ‘al fulmicotone’ e si trovarono a scoprire progressivamente tutti i punti erogeni del corpo dell’altro, le preferenze sessuali, le posizioni e le carezze preferite; la ‘prova del fuoco’ li attendeva il giovedì sera.

Lei aveva avvertito che dopo cena sarebbero andati al bar per incontrare gli amici ed organizzare le serate del venerdì e del sabato, con le conseguenze che sarebbero derivate dalla libertà di copula che si era riservata; proprio quella mattina, lui visitò la casa di una coppia di giovani sposi; la moglie Eugenia dimostrò, fin da quando lo accolse sulla porta, la disponibilità ad ‘altro’ dalla progettazione dell’allestimento degli elettrodomestici.

Abituato ad affrontare certe situazioni, Ottavio fece in modo da entrare in sintonia con lei e si passarono, sotto il naso del marito ignaro, le indicazioni per trascorrere insieme delle ore di buon sesso; venne a sapere che lei era insoddisfatta perché lui si occupava del lavoro più che di lei; che lei restava sola troppo spesso e che avrebbe gradito attenzione e moine; scoprì che il giorno seguente il marito sarebbe partito per un impegno lavorativo in una zona vicina qualche chilometro.

Sarebbe tornato la mattina del sabato e invitava la moglie a farsi trovare pronta perché l’avrebbe portata, per i due giorni finali del week end, in visita a Ravenna, città d’arte bellissima e affascinante; l’ammiccamento a Ottavio indicò con chiarezza che la signora intendeva godersi l’assenza di lui nella notte tra venerdì e sabato per scatenare le sue voglie; lasciò al marito il biglietto da visita con i recapiti ufficiali; a lei, segnò sul telefonino il numero del cellulare privato; lei fece lo stesso con lui.

Alla chiusura del supermercato, andarono a cena, come concordato, in una pizzeria sotto casa e lei fremeva dalla voglia di incontrare gli amici nella nuova condizione di coppia; come era largamente previsto, lo lasciò su uno sgabello del bancone e si infilò in bagno con uno spasimante; Lorena, una giovane donna che frequentava lo stesso locale, si accostò a lui e tra una chiacchiera e l’altra gli rivelò che da Dora aveva saputo quale pozzo di piacere si nascondesse nell’uomo bistrattato da Silvana.

Non cercò neppure di difendersi e le chiese direttamente se era interessata a provare personalmente l’esperienza; l’altra gli fece osservare che viveva da sola con un bambino di pochi anni e che doveva organizzarsi per passare una notte con un amante; decisero che il sabato sera lui poteva raggiungerla a casa e passare la notte, in tutto o in parte, con lei; gli indicò l’abitazione, sita sulla stessa piazza, dal lato opposto; un colpo di telefono sarebbe bastato per incontrarsi; si scambiarono i numeri e lui promise.

Il venerdì risultò giornata di grande fibrillazione, per Silvana, ansiosa di sperimentare il nuovo modo di gestirsi la libertà in presenza di un rapporto impegnativo ma che non voleva ostativo; lui cercò di rasserenarla, garantendole che per quei due giorni poteva anche sparire; ma con la solita arroganza lei gli impose di essere disponibile almeno per accompagnarla al bar; lui promise ma l’avvertì che da lì alla discoteca e dalla discoteca a casa doveva chiedere ai suoi compagni di bagordi.

Il venerdì, cena a toast, perché Silvana era impegnata a pulirsi tutta, fino al retto per le copule anali; alle dieci, puntuali come la morte, erano al bar con gli amici e subito dopo lei sparì nel bagno; Ottavio chiamò Eugenia con cui aveva appuntamento, e le comunicò che entro dieci minuti le avrebbe suonato il campanello; fermò la macchina in un parcheggio defilato e andò a casa di lei che si era organizzata a puntino per una ‘notte brava’.

L’ambiente, con le luci soffuse, era ancora più accogliente di come lo aveva visto in piena luce; lei era molto più bella con indosso solo una vestaglia di velo e trine che non copriva ma sottolineava il corpo giovane e tonico; senza intimo, presentava un seno pieno ma sodo che reggeva benissimo i capezzoli puntati arditamente in avanti; la vulva completamente rasata si notava soprattutto per il grosso clitoride che si ergeva come un fallo tra le piccole labbra.

Era di una bellezza notevole, la donna; il viso era regolare e vispo con occhi ammiccanti e fascinosi, la bocca carnosa e promettente, i capelli corti, che le davano un’aria sbarazzina, e la frangetta di vecchio stampo; il corpo era asciutto e sinuoso con gambe snelle ed eleganti che sostenevano fianchi morbidi e carnosi tutti da palpare; sopra si innalzava prepotente il seno; Ottavio si lasciò travolgere nel bacio sensuale con cui l’accolse, la prese per mano e andarono fino alla camera e al letto.

Si spogliò e sistemò ordinatamente gli abiti sulla poltrona; si sfilò anche lo slip ed offrì il sesso turgido al viso ed alla bocca; dovette guidarla passo dopo passo nella fellazione, che evidentemente praticava poco e su un sesso meno possente del suo; lei sbrodolò un poco con i titillamenti, la masturbazione, le leccate, i risucchi e la contemporanea masturbazione che le aveva suggerito lui, manovrando il clitoride prima di affidarlo a lei.

Quando si decise a penetrarla, la fece distendere supina, le salì addosso e spinse delicatamente la mazza in vagina; dava la sensazione di essere quasi completamente vergine, segno che la sua insoddisfazione sessuale per il marito non era ingiustificata; dovette guidarla a godersi la copula e suggerirle ad ogni momento le cose da fare per prendersi il massimo del piacere, dal titillamento del clitoride alla penetrazione di dita nell’ano, dall’offerta dei capezzoli da succhiare ai baci più lunghi e lussuriosi .

Gli orgasmi di lei furono numerosi e ricchi; lui frenò a lungo il suo, perché era ormai chiaro che doveva svezzarla in tutto; la fece ruotare carponi e la penetrò più volte in vagina da dietro; la fece disporre in tutte le posture, standole dietro, penetrandola in vagina e tormentandole clitoride ed ano; lei scoprì il piacere di averlo dentro mentre godeva da vagina a retto; si dispose a sessantanove e la fece succhiare a lungo, alternandosi poi a mangiarle l’apparato sessuale con voglia inesausta.

Quando le chiese di penetrarla analmente, un poco si disorientò, confrontando la mazza di lui al pisello che il marito le aveva infilato nel retto; quando, aiutato dal gel che aveva con se, lui le fece sentire il batacchio fino nell’intestino, avrebbe voluto che non uscisse più, tanto godeva; nelle ore che trascorsero copulando, per la maggior parte lo tenne nell’ano; ma se lo godé intensamente nella bocca e in vagina; sperimentò anche la copula tra i seni con la conclusione in bocca; imparò ad ingoiare.

Verso le tre del mattino, si fece pressante, per tutti e due, il bisogno di dormire; temendo che il sonno li sopraffacesse e la mettesse nella delicata situazione di essere sorpresa dal marito a letto con un estraneo, gli chiese di porre fine alla trasgressione e di andare; Ottavio decise di evitare l‘incontro con Silvana e andò direttamente a casa di lei; si lavò sotto la doccia i residui della lunga copula e si sistemò sul divano a dormire.

Verso l’alba, lei rientrò coperta di sperma e con evidenti tracce di copule violente nei lividi in vari punti del corpo; fece a bella posta tutto il rumore possibile per costringerlo a svegliarsi; ma lui non la sentiva, perché, prevedendo la scenata, aveva adottato tappi per le orecchie; stizzita e in parte vergognandosi della sua fanciullaggine, andò sotto la doccia a ripulirsi, indossò la vestaglia e si infilò nel letto, che ‘sentì’ vuoto quella sera; per sua fortuna, il sonno arrivò presto.

Era alto il sole, quando lui emerse dal profondo sonno ristoratore; non vedendola, sbirciò nella camera e la trovò sdraiata bocconi al centro del letto a gambe divaricate; ano e vagina ancora non si erano ripresi de tutto dallo slabbramento delle copule della notte precedente; qualche filamento ancora scivolava giù dai fori spalancati; la guardò con pena; andò all’angolo cottura e mise su il caffè; verificò che non c’era niente da cucinare e telefonò in trattoria per avvertire che avrebbero pranzato lì.

All’una, la svegliò con dolce fermezza e le suggerì di lavarsi quel tanto che bastava per andare sotto casa a pranzare; quasi in trance, lo stette a sentire; si lavò il minimo indispensabile e fece il poco necessario per essere presentabile; indossò sul corpo nudo una tuta da ginnastica e andarono a mangiare; tornati in casa, lei tentò un approccio; lui la fermò ricordandole che lui era escluso dalle sue copule di fine settimana; tornarono a dormire per qualche ora e si prepararono per la serata.

C’erano già tutti, al bar; Ottavio non spense il motore dell’auto; fece scendere lei, che si precipitò nel gruppo degli amici, ed andò a parcheggiare in una stradina laterale, per non dare punti di riferimento sulla sua destinazione per la serata; telefonò ad Eugenia che gli lasciò aperti il portone e l’uscio di casa; muovendosi con attenzione, per non essere visto dal bar, raggiunse l’appartamento e fu accolto in un abbraccio caloroso dalla donna in vestaglia.

Rimase quasi sorpreso, l’uomo, dall’accoglienza calda e appassionata; considerato il contesto delle amicizie, si sarebbe aspettato un personaggio più disinvolto e libertino; quell’abbraccio invece aveva proprio il sapore di una passione intensa che sfiorava l’amore; lei gli chiese conto della sorpresa, mentre lo guidava alla camera; non ebbe difficoltà a rispondere che non aspettava tanto trasporto per un appuntamento di sesso.

“Ti sbagli; stai facendo d’ogni erba un fascio; già Dora aveva avuto modo di dirti che aveva trovato nell’incontro con te la passione, il trasporto e forse quel pizzico d’amore che cercava, anche inconsciamente; io ho un bambino frutto di una passione irrazionale; lui sparì subito dopo e mi sono presa cura di mio figlio da sola; quella vicenda mi ha ingenerato una profonda sfiducia nel maschio; in realtà, aspetto solo l’occasione per ritrovare la memoria di certi brividi; Dora dice che tu li dai.”

“Spero che non diate ambedue troppo peso a dei comportamenti che mi sembrano decisamente ‘fuori’ dalla mentalità corrente; io mi limito a fare del sesso uno strumento per comunicare emozioni, passioni, sentimenti; tutto va bene solo se trovo corrispondenza in chi si rapporta con me; Dora forse aveva bisogno di quel che le ho dato; spero che funzioni anche con te, perché ti sento molto cara e coinvolgente.”

La strinse di nuovo in un bacio fulminante; si abbracciarono appassionatamente e i corpi vibrarono l’uno sull’altro già alla ricerca del piacere, mentale prima che fisico.

“Se questi sono i tuoi baci e quelle le cose che intendi dirmi, allora anche a costo di offendere qualcuno ti dico che, almeno in questi momenti, in queste ore, ti amo.”

“Non offendi nessuno; mi fai felice; finché saremo su questo letto, saremo innamorati.”

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