Cuckold

Chapter 4 - Silvana

La lunga scopata con Dora cambia le carte in tavola; Silvana continua a protestare la sua libertà, ma non si accorge di parlare da donna gelosa; lui la scopa violentieri, perchè ne è forse innamorato, ma nepure lui cede un milimetro dalle determinazioni.

G
geniodirazza

1 year ago

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Cuckold 4 Silvana

Dora lo schiacciò sul lenzuolo, gli sfilò insieme pantalone e boxer; lui si tolse la maglietta e restò nudo; lei si chinò sul ventre ed assaporò con la punta della lingua il glande che già cominciava ad inumidirsi di precum; giocò intorno alla cappella, strinse le labbra a cuoricino e spinse l’asta in bocca, quasi facendola forzare come una vagina stretta; Ottavio sentì fremere tutte le terminazioni nervose del sesso mentre penetrava nel cavo orale, guidato dalla lingua contro il palato.

La ragazza era senz’altro un’abile fellatrice e lui si gustava libidinosamente le sensazioni che la copula di lei, fino in fondo alla gola, procurava al sesso teso come corda di violino; sentì le manine delicate che masturbavano sapientemente la parte dell’asta che era costretta a lasciare fuori della bocca e andò letteralmente in estasi per l’azione contemporanea della bocca che succhiava e leccava, e della mano che masturbava; frenò più volte l’orgasmo con uno sforzo di volontà.

Dora si rese conto che rischiava di portarlo all’orgasmo rapido; non voleva che tutto si risolvesse, col rischio di dovere sperare che potesse riproporsi per un secondo assalto; frenò la copula in gola e si limitò a tenere dolcemente in bocca la cappella e teneramente in mano l’asta dura e gonfia da scoppiare; ruotò sul corpo di lui, a sessantanove, e lo invitò a titillare senza provocare orgasmi, per il gusto reciproco di ‘sentirsi’.

Per un tempo che non avrebbero saputo quantificare, si alternarono a leccare, succhiare e mordere il sesso altrui; Ottavio spaziava largamente tra monte di venere ed osso sacro, stimolando vulva ed ano, leccando tutto a larghe spatolate; quando fu il suo momento, lei manipolò con sapienza l’asta con la mano e, con le labbra, la cappella che sollecitava in ogni modo; una sola volta provò a stimolare l’ano di lui con la lingua e con un dito; di fronte ad un rigetto, abbandonò l’idea di quella stimolazione.

Mentre si rilassavano dopo la lunga sessione, lei gli chiese espressamente di penetrarla; lui le suggerì di farlo da amazzone, di penetrarsi lentamente e di attivare i muscoli interni per succhiare nell’utero la cappella; in questo modo, sarebbe stata lei a possederlo, si sarebbe gustato ogni momento della penetrazione e avrebbe goduto a suo piacimento; gli montò addosso, accostò la punta alla vagina e cominciò la lenta penetrazione.

A mano a mano che ciascuno degli oltre venti centimetri dell’asta le penetrava nel corpo, stringeva il canale coi muscoli interni e sentiva l’asta che la violava, mentre umori d’orgasmo si scatenavano e bagnavano il sesso e il letto; un orgasmo vaginale la colse appena la punta sfiorò la cervice; cominciò a spingere e a muovere il sesso contro l’utero e sentì un altro orgasmo, di natura diversa, montarle in conseguenza; accompagnò l’esplosione con la masturbazione che la portò al terzo orgasmo in rapida successione; crollò esausta.

“Non preoccuparti; è quella che i francesi chiamano la petit mort, l’orgasmo distruttivo; adesso riposati e riprenderemo.”

Ripresero infatti, di lì a poco, e lei si accorse che lui aveva ancora la mazza durissima e che non aveva eiaculato mentre lei era quasi distrutta dagli orgasmi; gliene chiese conto e lui si limitò a suggerirle di non badarci; lo spruzzo di sperma non era il suo obiettivo; godere e farla godere tante volte, tanto intensamente e tanto a lungo, era assai più bello e intrigante; avrebbe eiaculato a momento debito; le chiese invece se desiderava essere presa da dietro.

Lei gli garantì che quasi lo preferiva e che se lui era d’accordo, voleva sentirlo nel corpo attraverso l’ano; la fece sistemare carponi sul letto e le solleticò la vulva da dietro, con le dita e con la lingua, provocandole un piacere assai intenso; lei gli chiese di risparmiarle ancora orgasmi, perché ne aveva già avuto troppi; la penetrò in vagina da dietro e lei sentì la mazza spingersi fino al ventre, scuotendole tutto il pacco addominale; non provava dolore, ma un piacere enorme che culminò in un nuovo orgasmo.

Senza abbandonare la posizione che vedeva il sedere di lei piantato profondamente nel ventre di lui con l’asta che scavava nei precordi dell’utero, Ottavio prese il tubo del gel dal comodino e le unse il canale rettale penetrando con due dita profondamente; arrivò ad infilarne tre e a ruotarle per dilatare al massimo l’ingresso; sfilò il sesso dalla vagina, lo spostò in alto e infilò la punta nell’ano; Dora aveva buona frequentazione col sesso anale e si lasciò penetrare con gioia fino ai testicoli.

Lui le chiese se non preferisse montarsi lei, da cavallerizza, per stare vis a vis mentre copulavano; lei si sfilò la mazza dal retto, lo fece sdraiare, gli montò sopra e, come aveva fatto in vagina, si penetrò dolcemente e si gustò i centimetri dell’asta che entravano; attivò i muscoli interni e il piacere diventò indicibile; si piegò su di li, lo baciò ed offrì poi alla bocca un capezzolo da succhiare; lo cavalcò a lungo, per prolungare il piacere; quando sentì lo sperma spruzzarle nell’intestino, godé ancora urlando.

Schiantarono svuotati l’uno sull’altro, si stesero fianco a fianco e caddero in un dolce deliquio; forse sonnecchiarono per qualche tempo, sazi e felici; li scosse il suono della sveglia che Ottavio aveva preparato per le tre; avevano fatto l’amore per cinque ore filate, quasi senza interruzione; si lavarono e si rivestono; Dora osservò che, se non erano ancora in discoteca, gli altri potevano trovarli al bar; proprio in quel momento, squillò il telefono di lui; era Silvana che chiedeva dove si trovasse.

“Sto facendo l’amore con un donna meravigliosa … “

“… O forse con un bel maschione; sono certa che sei gay; comunque, puoi smettere e venirci a prendere in discoteca? Ci manca un’auto … “

“Non so se sei in grado di capire quanto sia offensivo sentirsi trattare da checca e da autista al servizio di una troia; ma non ti prendo proprio in considerazione come individuo pensante e verrò con la meravigliosa partner di una serata indimenticabile!”

Quando arrivarono, Silvana, prima che lui aprisse la portiera, si precipitò a chiedere scusa per le cattiverie; era coperta di sperma dappertutto; doveva essersi scatenata; quando si rese conto che la donna al suo fianco era Dora, rimase di sale e si bloccò.

“Hai fatto l’amore con Ottavio?!?!”

“Ti avevo detto che l’assaggio in bagno mi aveva solo stimolato a godermelo; l’ho fatto; ti assicuro che non dimenticherò questa notte neanche quando sarò vecchia e decrepita!”

In silenzio glaciale presero posto in tre sul sedile posteriore e Ottavio accompagnò le singole alla propria residenza; scapparono quasi in fretta, le due estranee e Dora; rimasto solo con Silvana, lui si limitò a guidare fino alla casa di lei senza pronunciare verbo; all’arrivo, una luce si aprì nella testa confusa di lei.

“Sei venuto qui a copulare?”

“Ho fatto l’amore con Dora nel tuo letto; avevo le chiavi e mi sono sentito autorizzato a usarle.”

“Non ti sentire più autorizzato a fare il tuo porco comodo a casa mia!”

“Queste sono le chiavi; scusa se mi sono permesso; ho cercato di parlarti; mi hai risposto col segno delle corna … “

“Va bene; dovevo lasciarti parlare … “

“Eccoti le chiavi; buonanotte, anzi buongiorno!”

“Che fai? Dove credi di andare?”

“Visto che a casa tua non posso, mi cerco un albergo come faccio di solito … “

“Non ho detto che non ti voglio in casa; ti ho detto che non devi portarci le tue … le tue amiche, diciamo così … “

“Se non erro, è innanzitutto amica tua; ma tu anche dell’amicizia hai il senso che ti fa comodo.”

“Non stare a spaccare il capello in quattro; Dora è la mia più cara amica; mi aveva avvertito che voleva fare ancora sesso con te; non mi aspettavo in questo modo e soprattutto che se ne uscisse con la frase entusiasta; ‘neanche quando sarò vecchia ‘ … deve essere stata una notte particolare; come abbia fatto tu a farla entusiasmare, non lo capirò mai; per me tu resti cuckold ed omosessuale … “

Non rispose, prese la sua ventiquattrore e la seguì; lei corse difilata in bagno e si sentì lo scroscio della doccia; ne aveva bisogno, visto lo sperma che le si era attaccato dappertutto; lui preparò il divano in sala, si stese e dormì; lei, in accappatoio, andò in camera e crollò sul letto addormentata; era passato mezzogiorno, quando lui si svegliò sotto la doccia; si vestì e preparò il caffè; lei poltrì ancora un poco, poi passò dall’angolo cucina a bere il caffè; era completamente nuda coi segni delle copule.

Tentò di avviare un discorso sulle difficoltà di comunicazione, ma si trovò davanti un muro di gomma; Ottavio non era disponibile a dialogare con una che parlava per dictat; quando si rese conto che lui borbottava monosillabi in risposta alle sue considerazioni, perse le staffe.

“Se ritieni che i miei discorsi non meritino nemmeno la tua attenzione, dimmelo subito e finiamola con questa farsa!”

“Di che vuoi che parliamo? Della tua tigna che ti porta ad affermare verità in cui credi solo tu? Della tua protervia a considerare che l’unico rapporto tra un uomo e una donna sia schiavizzarti a novanta gradi, per qualche minuto, davanti a più sconosciuti che ti usano come un bambola di gomma, oppure inginocchiata davanti alla loro mazza a succhiarla come una bambina golosa e stupida? Vuoi parlare dei tuoi comandi come fossi il tuo schiavo?

Di che possiamo parlare se le tue convinzioni non chiedono verifica e non ammettono repliche? Esigi che io dichiari il falso, ammettendo una mia natura cuckold che non esiste nemmeno nei miei incubi peggiori; sei certa, dopo che ti ho posseduto come non avevano mai fatto, che sono un omosessuale che, non ho capito perché, si finge etero solo con te; hai deciso che devo sottostare ai tuoi capricci e correre ogni volta che chiami; di che vuoi parlare, amica cara?”

“Voglio parlare della possibilità di stare insieme, almeno per sperimentare, solo per qualche settimana e, alla fine, controllare se è possibile una convivenza concordata con paletti fermi; sto bene con te, anche se non mi sbraccio a sbavare per te; ho capito che posso vivere con un uomo che non mi limiti e voglio provarci con te; non voglio rinunciare a nessuna delle mie libertà e stare con uno che me le consenta senza rompere; di questo voglio discutere; ce la fai a stare a sentire e dialogare?”

“Cosa proponi, concretamente?”

“Vieni a stare da me, con me; per tutta la settimana sono la compagna che tutti vogliono, ti sono perfino fedele, se è questo che desideri; ma dal venerdì pomeriggio alla domenica sera sono libera di fare quello che mi pare; questo è, all’osso, quello che ti propongo … “

“E del cuckold che secondo te nasconderei? E del cornuto che sarei, sempre secondo te, per il solo fatto di stare con te che copuli senza freni? E della mia natura omosessuale che, sempre secondo la tua illuminata scienza, io cerco di nascondere? Di tutto questo, facciamo un fascio da gettare nella spazzatura?”

“Tu puoi dirmi che sono una troia e io non posso pensare che sei cuckold e omosessuale?”

“Si da il caso che tu stessa dichiari di voler essere troia; dieci amanti occasionali in una serata sono da grande prostituta; non è una mia opinione; è un fatto che tu proclami; la mia natura cuckold o omosessuale è una tua convinzione che nessuna prova supporta; anzi, pare che le mie prestazioni da etero abbiano scatenato la tua gelosia … “

“Io voglio continuare a credere che sei un cornuto contento e un gay; te lo proverò e dovrai ammetterlo!”

“Solo la tua tigna sarebbe sufficiente a consigliarmi di farti scomparire dalla mia vita; non so nemmeno perché sono qui; mi hai intrigato, all’inizio; ti consideravo un esempio di libertà; invece sei solo schiava, dei maschi che ti fottono, e dei tuoi pregiudizi senza supporto logico e razionale; l’unica cosa che mi frena è proprio la rabbia che questa sfida propone; se insisti, verrà un giorno che ti vedrò pentita e in lacrime; per questo, dovrei andarmene, ma ti sopporto; non c’è amore, tra noi, solo una sfida stupida e inutile.”

“Non voglio amore; non l’ho mai chiesto e a te meno che mai; prendila come una sfida; vedremo se ti costringerò ad ammettere che sei omosessuale e cuckold o se dovrò venire a chiederti perdono in ginocchio.”

“Se hai un minimo di sale in zucca, riesci a vedere quale assurdo sia decidere di vivere insieme odiandoci a morte?”

“Io non provo sentimenti per te, né di amore né di odio; mi piacciono le sfide e te ne lancio una; devo provarti che sei come io ti vedo non come tu ti mascheri; per questo, mi sta bene vivere con te qualche settimana; quando avrò raggiunto il mio obiettivo, potrò anche mandarti al diavolo.”

“Per le prossime due settimane, devo lavorare in zona; ingaggia questo duello; ti avverto però che ho molte amanti da soddisfare e non sarò presente sempre per tutta la notte, tornerò spesso tardi; mettilo nei presupposti della sfida.”

“Va bene; da domenica notte, a qualunque ora tu torni fino al venerdì pomeriggio saremo la coppia felice, pranzeremo in mensa e ceneremo a casa, quando ne avrò voglia; venerdì sera mi accompagnerai al bar e sarò libera di gestirmi la vagina fino alla domenica sera.”

“Quindi, fino a stasera la vagina è tua; da questa notte quando rientrerò dalle mie avventure ‘omosessuali’ sarai la mia compagna.”

“Normalmente, sarà così; oggi la passiamo insieme; voglio cercare di capire cosa Dora ha trovato da entusiasmarla.”

“Se non sei predisposta a trovare, è inutile che cerchi per NON trovare.”

“Prepariamo una pasta in casa o andiamo in un posticino a mangiare qualcosa?”

“Non sono capace di stare ai fornelli ed odio farlo; se te la senti tu di preparare per due, mi sta bene mangiare qui.”

“Poi però mi fai fare quest’amore di cui blateri e cerchi di convincermi.”

“Abbassa la cresta e il tono; non sono qui per dimostrare a te, ma per fare quel che sento io; cominciamo proprio male … “

“Scusa, è vero; dopo pranzo ci mettiamo a letto e ciascuno farà quello che sente.”

Ottavio non era convinto della scelta fatta, di accettare come una sfida un rapporto che aveva sempre immaginato come frutto di una grande intesa; ma l’atteggiamento provocatorio di lei lo aveva intrigato; decise di affrontare la donna sul terreno che aveva scelto, della autentica guerra per affermare le proprie convinzioni; dopo aver consumato in fretta il frugale pasto, si adagiò sul divano distendendosi per riposare.

Come aveva fin troppo facilmente previsto, lei gli si inginocchiò a fianco, aprì il pigiama e prese in mano il sesso barzotto; con colpi decisi e mirati lo portò ad una rapida eccitazione; con aria trionfante, lo appoggiò alla bocca impegnandosi in una fellazione da manuale; non dovette fare ricorso a molti sforzi di volontà, lui, per resistere inalterabile alle sollecitazioni della bocca di lei; dopo una prima mezzora di sforzi per eccitarlo e farlo eiaculare, sbottò.

“Ma che cavolo hai nelle vene? Acqua? Possibile che non ti smuovi neanche per una fellazione degna della regina dell’ingoio?”

“Non ti amo, non mi emozioni; complimenti per la tecnica e per l’abilità; sembri una macchina da sesso e forse quello sei, una macchina per masturbare, succhiare, copulare; ma fare l’amore è un’altra cosa; io so usare il sesso solo per comunicare, per dare e ricevere piacere, emozioni, sensazioni; tu eserciti la tua bravura ma io non sento passione o sentimento nella tua tecnica e non riesco a sentirti persona viva; sei una bambola da sesso e non mi interessi.”

Esasperata, gli montò addosso, si portò la mazza alla vagina e si penetrò; memore forse di quanto le aveva detto il giorno prima per la fellazione, faceva scivolare la mazza lentamente, mettendo in azione i muscoli interni; a mano a mano che i centimetri di carne penetravano, si accorgeva di godere sempre più intensamente; il primo orgasmo le esplose che solo una metà dell’asta era in vagina; lui continuava a restare impalato, imperterrito.

L’unica sensibilità era quella dell’asta che vibrava continuamente, segno che era sollecitata dal piacere e che lui partecipava alla copula assai più di quanto dimostrasse, a parole e a gesti; quando il glande urtò la cervice dell’utero, ebbe un sobbalzo; poi si mosse in modo che la mazza scivolasse avanti e indietro e colpisse ripetutamente la testa dell’utero; un nuovo orgasmo, stavolta uterino, la colpì a tradimento mentre si sforzava di leggere sul viso di lui i sintomi di un orgasmo che tardava.

Una mano di lui scivolò verso la vulva e catturò il clitoride tra due dita; sollecitando opportunamente, le scatenò un terzo orgasmo, stavolta clitorideo, che fece sbarellare la donna; incapace di contenersi, urlò il suo piacere sublime, mentre si alzava e si abbassava con ferocia, impalandosi senza controllo; quasi terrorizzata dalla freddezza della reazione di lui, gli urlò più volte cattiverie e improperi accusandolo di impotenza e di omosessualità.

“La chiami libertà, questa, di offendere solo perché ho una visione diversa dalla tua del sesso e dell’accoppiamento? Ti credi Dio perché tu vuoi una cosa e gli altri ti devono obbedienza? Non ti accorgi che sbagli tutto? Hai messo tu i paletti, da lunedì a venerdì compagni di vita paritari e disponibili; il week end tutto tuo, a modo tuo; hai chiesto che il pomeriggio fosse per la coppia di fatto; adesso già calpesti quello che tu stessa hai proposto; smettiamo subito o arriviamo ai ferri corti?”

“Hai ancora ragione; ancora mi devo scusare; e questo mi rende ancora più feroce contro di te; hai una mazza meravigliosa; sei stato capace di abbrutirla fino a renderla peggiore di un dildo di gomma sul quale mi affanno a cercare orgasmi che non avrei pensato; volevo far eiaculare te e mi trovo a godere come una ragazzina; non riesci proprio ad arrenderti ai miei capricci? Perché non mi lasci, un volta tanto, fare come piace a me?”

“Perché sei orba e non vedi quante volte mi piego a te senza ribattere; tu invece tenti di nascondere anche a te stessa il piacere che provi a fare l’amore, a comunicare passione e sentimento, come hai fatto due minuti fa; non sono io che mento per nascondere chissà quali deviazioni; sei tu che menti per nascondere la dolcezza della tua sensibilità che consideri un tradimento della tua smania di dominio e di potere.

Se qualcuno ti chiedesse, digli pure che ho goduto moltissimo a vederti godere tanto; tre orgasmi solo per una penetrazione in vagina; ho la sensazione che siano un record, per te; prova a immaginarti cosa sarebbe per te una copula se dalla fellazione iniziale, attraverso una penetrazione in vagina e poi nell’ano, tu riuscissi a realizzare il piacere che hai intravisto; lo capisci che è stato questo a far dire a Dora la frase che ti ha ingelosito? Anche lei pensava quasi come te, prima di fare l’amore con me.”

“Hai una controproposta?”

“No; solo un’ipotesi; nei quattro giorni feriali che viviamo da coppia, ognuno esprime il suo intimo piacere senza infingimenti; nei tuoi giorni di libertà metti la maschera che vuoi; quando viviamo insieme, niente maschera; è un’ipotesi, non un’imposizione né una proposta; pensaci e fammi sapere.”

“Mi porti sul letto e mi fai fare l’amore a modo tuo?”

“Se lo vuoi, io sono sempre pronto e disponibile per te.”

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