Cuckold

Chapter 7 - Emilia

Silvana crede di avere preparato una trappola inevitbile; Ottavio la ribalta contro di lei, scopandosi la moglie dell'amante da lei scelto per la 'vendetta' e facendo vivere alla compagna tutte le fasi del suo nuovo innamoramento provvisorio; sono alla frutta, lo sanno e si graffiano a sangue.

G
geniodirazza

1 year ago

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Cuckold 7 Emilia

Non passò facilmente, quella domenica; dopo un sonno agitatissimo, si trovarono nella sala, a sorseggiare il caffè, che era quasi ora di pranzo; si guardavano in cagnesco e non aprivano bocca; alla fine Ottavio si decise a chiedere se voleva mettersi a spignattare o se andavano a pranzo in trattoria; lei bofonchiò qualcosa sulla sua stanchezza; passò velocemente sotto la doccia e indossò una tuta leggera, perché faceva caldo, direttamente sulla pelle nuda.

Allora anche lui fece un rapido passaggio sotto la doccia ed indossò una tuta leggera; andarono a pranzo sotto casa e, subito dopo, tornarono su, lei per fiondarsi ancora a letto, lui per sprofondare nelle sue scartoffie per il lavoro del lunedì; la lotta segreta a chi cedeva per primo non ebbe né vinti né vincitori; dopo il tramonto, lui si vestì e uscì senza dare spiegazioni; lei diventò verde di bile e meditò a lungo se prendersi una serata di libertà; l’idea del lavoro del lunedì la convinse a poltrire ancora.

Ottavio si era diretto al bar di ritrovo e incontrò Dora che sorseggiava un qualcosa; la salutò e, prima che potesse intavolare con lei qualsiasi chiacchiera vuota, Emilia, un’altra ragazza del gruppo, lo apostrofò a sorpresa.

“Ciao, bello; è vero che a te non piace fare sesso nel bagno?”

“Non ci riesce perché, per come fa lui le cose, ha bisogno di spazio e di tempo … “

Era stata Dora a rispondere; lui le sorrise e le mandò un bacio.

“Non c’è un posto dove potresti portarmi per fare un poco di sano sesso?”

“Emilia, non hai capito; quello che Ottavio ti fa è amore vero e te ne lascia la voglia per settimane … “

“Meglio! Anche io preferisco l’amore al sesso, purché si tratti solo di fare l’amore, senza impegni futuri … “

Stavolta anticipò la sua amica.

“Se vuoi passare un po’ di tempo con me, temo che dovrai accontentarti della mia auto … “

“In bagno, in macchina, in camporella, in un letto, dove vuoi; basta che mi fai assaggiare questa droga che sembra avere sconvolto qualcuna qui … “

“Portala al parcheggio del supermercato; è vuoto a quest’ora, è abbastanza buio e la tua macchina diventa facilmente un letto.”

“Grazie, Dora, da tutti e due; sei un’amica … “

“Che devo dire, se arriva la belva?”

“Ricordale che il nostro accordo prevede libertà assoluta fino a domani mattina … “

“Okay; maledetti, divertitevi; Emilia, non rinunciare a niente; ne ha abbastanza per tutto quello che ti serve!”

Montarono in macchina e in pochi minuti furono al parcheggio indicato; scelse un punto isolato, lontano da sguardi indiscreti; abbassò le tendine parasole che facevano molta intimità; le chiese di spostarsi sul sedile posteriore e la baciò con la massima sensualità; la lingua di lui che le ruotava nella bocca le sollecitò tutte le papille; la donna si sentì sciogliere e partecipò con tutto il corpo alla passione che l’agitava.

Le mani si mossero sul corpo come tentacoli e l’afferrarono dappertutto, dalla nuca al viso, dal seno alle cosce; poi una si infilò sotto la minigonna e incontrò la leggera fettuccia di un perizoma che scompariva nella vulva e tra le natiche; in un niente, il medio penetrava in vagina e cominciava a strapparle godimenti con una magistrale masturbazione; quando titillò sapientemente il clitoride, lei urlò il suo piacere per un primo grosso orgasmo.

Le sollevò la maglietta, non portava reggiseno e due globi di limpida bellezza gli apparvero, con in cima due aureole disegnate coi pastelli e due capezzoli già ritti e aguzzi come punte; li palpò e li manipolò per alcuni minuti, poi strinse tra pollici e indici i due capezzoli; lei gemette di piacere; si fiondò sul pantalone, lo aprì e tirò fuori la bestia che la invogliò; in un attimo, era piegata su di lui a leccare l’asta con grande passione; una mano era scomparsa sotto la gonna e aveva ripreso la masturbazione che lui aveva iniziato.

Le prese la testa tra le mani e la accarezzò delicatamente e a lungo; percorse con dolcezza il viso, compresa la bocca piena della sua mazza; si chinò a baciarla sulla nuca; lei si sentiva sciogliere di languore, per la tenerezza di lui; ma ora desiderava sentirsi presa e posseduta, possibilmente con l’amorevolezza di cui sembrava capace; si staccò dalla fellazione e si distese supina sul sedile; colto il desiderio di lei, Ottavio aprì lo sportello dalla sua parte, per avere più spazio.

Si sistemò su di lei, poggiando il sesso alla vulva; lei si distese, prese in mano la mazza e la guidò alla vagina; la penetrò con la solita dolcezza e trovò un’autostrada aperta; le suggerì di usare i muscoli interni per catturare il sesso; lo fece e sentì il piacere enorme chele dava ‘mungere’ il sesso col canale vaginale; lui la montò per qualche momento, con delicatezza, e lei sentì la cervice sollecitata dalle spinte; urlò l’orgasmo più intenso che ricordasse e cadde in un languore vicino al torpore.

Si abbandonò sotto di lui; mentre si sorprendeva perché non aveva eiaculato, nonostante l’intensità della passione che aveva sentito viva, gli chiese se aveva in mente altro; lui si limitò a rispondere che voleva tutto quello che avesse chiesto; cambiò posizione e si sedette su di lui impalata sul sesso duro; si piegò in avanti e si fece penetrare a pecorina; alla fine decise che la conclusione più bella sarebbe stata una penetrazione anale; non la spaventava la dimensione della mazza.

Spostò la cappella dalla vagina all’ano e si abbassò; l’asta penetrò nel retto con la massima agilità; lo invitò a goderle nel didietro; la montò per qualche minuto, fino a che sentì esplodere l’orgasmo anale di lei; spinse l’asta fino in fondo e le versò nel retto uno tsunami di sperma che lei accolse con urla di gioia; cautamente, sfilò la mazza dal ventre e le passò i tovagliolini per arginare la fuoruscita del liquido seminale; si pulirono, si rassettarono e ripartirono.

Rientrando nel bar, lei lo bloccò sulla porta e lo baciò con passione inusitata; quando lei si staccò dal bacio e lui prese visione della sala, il volto adirato di Silvana lo colpì immediatamente; quasi per ribadire, fu lui a baciarla affettuosamente, senza lussuria, con la dolcezza dell’amante; il gesto provocò, come previsto, uno scatto d’ira della sua ‘padrona’.

“Hai deciso di passartele tutte, prima di sparire per sempre?”

La reazione di Emilia fu sorprendente.

“Se non sei in grado di riconoscere la bellezza degli oggetti che possiedi, la colpa è solo tua; mi piaceva, l’ho concupito; c’è stato; se sparisce, mi lascia un ricordo meraviglioso; se resta, stai ben certa che non te ne lascio il monopolio; lo tormenterò perché mi dia ancora serate come questa, alla faccia delle imbecilli che non sanno apprezzare; non ho mai vissuto una seduta d’amore della stessa intensità e non sarai tu o le tue fisime a privarcene!”

Silvana era livida.

“Hai ancora da soddisfare voglie inconfessate di amiche allupate o possiamo andare a dormire? Domani dobbiamo lavorare, se te ne fossi dimenticato.

“Signora, lei ha imposto per il fine settimana libertà individuale e totale; queste scenate le riservi ai suo amanti del bagno! Conosco bene i miei doveri; se ne hai bisogno, andiamo pure a dormire, come farò certamente fino a domattina.”

Mantenne fede alla promessa; tornato a casa, ignorò tutti i tentativi di lei di ricucire il rapporto; infilò vistosamente i tappi nelle orecchie per non ascoltarla; si preparò per la notte e si infilò fra le lenzuola, respingendo ogni tentativo di approccio che lei attuava per riprendersi il posto di compagna che riteneva essere suo; la notte passò senza problemi; il lunedì mattina lei gli annunciò che da quel momento erano una coppia affiata; cercò di succhiarlo prima di andare al lavoro; lui si negò e andarono.

Quando si svegliarono il mercoledì, dopo due giorni di ‘tregua armata’, lui era certo che doveva aspettarsi un tentativo di lei, di schiavizzarlo al suo piacere; l’indomani sarebbe stato difficile, perché doveva incontrare gli amici e da venerdì sarebbe cominciata la fase del ‘liberi tutti’ che sarebbe durata fino al momento in cui, lunedì mattina, lui avrebbe preso la strada che lo avrebbe portato definitivamente via; qualunque iniziativa doveva essere per quel giorno.

In mattinata, lui doveva andare a discutere con una coppia di sposi la sistemazione degli elettrodomestici nella cucina che avevano ristrutturato; il marito, Daniele, era un giovane sui trent’anni, alto e aitante, decisamente muscoloso e probabilmente ben dotato, che esibiva con arroganza la forza fisica perfetta ed una supponente capacità di controllare e dominare il mondo; sua moglie, Lisa, era una donna di poco più giovane, poco appariscente ma con un’aria assai furbetta.

Ci mise poco a dimostrare le sue intenzioni e la capacità di aggirare la presunzione del coniuge; in un momento in cui il marito era in un’altra stanza, lasciò scorrere, quasi per caso, una mano sulla patta di Ottavio, che rispose con un stretta su una natica piena e soda; lei gli sussurrò che avrebbe voluto assaporarlo e si sarebbe inventata qualcosa per farlo ritornare quando si fosse trovata da sola; si annotarono i numeri del cellulare personale per comunicare.

Per pranzo, incontrò Silvana alla ormai solita mensa operaia; si scambiarono banali comunicazioni e commenti; lei chi chiese cosa avrebbe fatto nel pomeriggio; lui le comunicò che era libero da impegni e avrebbe riposato; con un ghigno ironico, lei avvertì che si sarebbero visti la sera, alla chiusura del supermercato, per un ‘bella’ cena.

“Silvana, ti avverto per l’ultima volta; se non cambi registro, stasera ogni storia tra noi finisce per sempre … “

“ … Oppure comincia su un altro registro; perché vuoi escludere altre possibilità?”

“Perché ormai ti conosco e non recedi mai dalle tue convinzioni. Te lo dico adesso, addio; poi non ci sarà tempo.”

Tornato a casa, raccolse le sue cose nella valigia che aveva portato con se e la andò a sistemare nel portabagagli dell’auto; sentiva che, comunque fossero andate le cose, sarebbe stata la fine del loro rapporto; quasi per uno scrupolo sociale, fece un salto al bar, dove incontrò Dora che aspettava qualcuno; la avvertì che quella sera qualcosa avrebbe rotto gli equilibri e lui sarebbe evaporato; la abbracciò con tutto l’affetto di un amico che sparisce; le chiese di avvertire Eugenia e andò via.

La vicenda successiva si sviluppò come in un classico thriller; poco dopo le sette, vide Silvana scendere da un’auto, da cui venne fuori anche Daniele, il ragazzo che aveva conosciuto la mattina; quando si allacciarono in un bacio amoroso, ebbe la freddezza e la prontezza di immortalarli in una foto fatta col telefonino; intuì che il bull prescelto per farlo sentire cuckold era quello; inviò per WhatsApp l’immagine a Lisa e subito dopo la chiamò.

“Ti ha lasciato sola tuo marito?”

“Chi è la donna con lui?”

“E’ una mia amante; stanno andando a casa di lei perché ha deciso che mi vuole cornuto contento … “

“Beh, mi pare che ci siano tutte le condizioni per realizzare la nostra ipotesi … “

“Al massimo tra un’ora sarò da te … “

“Ti aspetto … e con ansia, anche!”

Quando i due entrarono, Ottavio si rese conto che l’altro non l’aveva neppure riconosciuto, senza la tuta della ditta e nell’emozione della prossima copula con Silvana; lei lo guidò alla camera e, mentre si spogliava, tornò in cucina dove aggredì letteralmente il compagno.

“Adesso vieni con me in camera, ti siedi e stai a guardare mentre io copulo con Daniele; alla fine stuprerà anche te e, dopo, sarò felice di esserti compagna alle mie condizioni.”

Non batté ciglio; la seguì con l’aria mogia di chi si arrende; sistemò il telefonino sulla posizione ‘video’ e andò a sedersi sulla poltrona indicata; l’altro finalmente lo riconobbe.

“Ma tu non sei il tecnico degli elettrodomestici? … E’ lui il cuckold che dobbiamo deliziare e il gay che deve essere stuprato?”

“Si; vedo che non devo presentarvi .. “

Lei si era già lanciata sul letto, aveva abbassato lo slip e tirato fuori una mazza notevole, già dura e ritta; la prese in gola in un solo movimento, affondando fino ai peli del pube; lo succhiò per qualche tempo, poi si staccò e cominciò a spogliarsi; Ottavio non volle vedere altro; aveva ripreso la fellazione e poteva anche andare; uscì dalla camera inseguito dagli improperi di lei che lo accusava di bugiardaggine e di vigliaccheria; le rispose solo ‘lo scontro è solo agli inizi’ e sparì.

Verde di bile, Silvana lo inseguì urlando fino all’uscio che lui si sbatteva dietro; notò le chiavi nel vassoio sulla cassapanca d’ingresso e capì che era uscito per non tornare; imprecando e bestemmiando, tornò in camera e assalì il povero Daniele che per quella sera era destinato a lasciarle sfogare la rabbia; mentre avviavano la loro copula epica, lui aveva preso la macchina, dato uno sguardo nostalgico alla casa ed era partito per andare da Lisa e di lì dovunque il destino lo portasse.

La ‘timida mogliettina’ aveva preparato tutto al meglio, compresi i dolcetti ed una bottiglia di cognac su un tavolo, ai piedi del letto; aveva tutta l’intenzione di passare una notte meravigliosa, visto che suo marito si era inventato, fino all’indomani, un impegno che adesso sapeva quanto fosse importante per il suo bullismo mascolino; aveva qualche vaga nozione sul carattere della donna del tecnico degli elettrodomestici e sapeva che lo avrebbe fatto divertire.

Aspettò l’uomo, con cui aveva deciso di tradire, in vestaglia sul corpo nudo; si era anche preparata a puntino ed era pronta a dare tutto; lo ricevette con un abbraccio soffocante e ne ammirò immediatamente il corpo tonico, il bacio lussurioso e appassionato, ma soprattutto la mazza grossa e dura che sentì contro il ventre; quando lui fece passare le mani su tutto il corpo, seppe che di passione e sentimento si sarebbe trattato, non solo di libidine.

Ottavio, mentre la baciava con impeto tenendola con una mano sulle natiche, stretta contro il pube per farle sentire il sesso sulla vulva, infilava l’altra nella vestaglia ed andava ad artigliarle un seno, per stringere tra le dita il capezzolo giovane e poco rilevato; lei si sentì scuotere in tutto il corpo dal piacere; come sperava, la mano si spostò sulla vulva e sentì il medio entrare in vagina a titillarle il punto G; esplose in un orgasmo tanto violento che lui dovette sorreggerla per non cadere.

La prese in braccio e la portò in camera, adagiandola sul letto come una vergine sposa; si lasciò andare alla dolce finzione e lo baciò sul collo, quasi con amore; lui la fece distendere supina, aprì la vestaglia e andò a baciarla sul monte di venere; lei gli prese la testa e guidò la bocca alla vulva; avviò il cunnilinguo dalle grandi labbra, mentre le dita scavano nella vagina e nel retto; aggredita dal piacere su due fronti, Lisa gemette e urlò senza freni e senza interruzioni.

Lo fermò e lo spinse a spogliarsi; lo rovesciò sul letto e avviò lei una fellazione da enciclopedia; più volte lui dovette obbligarsi a frenare l’orgasmo; spostò il corpo di lei in maniera da averla addosso a sessantanove e cominciarono e succhiarsi a vicenda, alternandosi nei movimenti; per un tempo lunghissimo si dedicarono alle pratiche orali con goduria infinita; lui si mosse per sedersi sul suo ventre e copulare tra i seni che lei manovrava con arte; più volte concluse la spinta in bocca.

Si fermarono, ad un certo punto, perché lei aveva avuto un’infinità di orgasmi duri e convinti; lui era riuscito a riservarsi di godere in vagina o nel retto; non intendeva lasciare niente fuori da quell’amplesso e lei era ancora più determinata a darsi tutta; ripresosi dalla prima ‘battaglia amorosa’, Ottavio andò all’assalto della vagina e la penetrò alla missionaria prima, facendole sentire la possanza del membro nel ventre; poi la dispose carponi e la penetrò a pecorina.

Lisa non smetteva di godere e di gemere dolcemente; mai aveva provato tanto piacere in un rapporto sessuale; a quel punto, avrebbe dato veramente qualunque cosa lui le avesse chiesto; anzi, anzi, fu lei stessa a chiederli di penetrarla analmente perché un ricordo vivo le restasse, anche fisicamente, di quella serata; nonostante una lunga preparazione e l’uso del lubrificante, la penetrazione risultò lenta e dolorosa ma lei accettò la mazza fino all’intestino e il piacere immenso la compensò di tutto.

Erano nel pieno della copula anale, quando gracchiò il telefonino di lei; si allungò a prenderlo senza interrompere.

“Ciao, Daniele, Tutto bene? … Io sto godendo da matti con un maschio meraviglioso che mi manda in paradiso … si è Ottavio, sai, il tecnico del frigo, quello che tu e la troia che sta con te volevate trattare da cuckold e da omosessuale; anzi, se metti il vivavoce, lui vorrebbe dare un addio a questa nobile signora …. “

“Ottavio, davvero pensi di andartene e di non tornare più?”

“Ti avevo detto che era l’ultimo avvertimento; tu continua pure a vivere dei film che ti fai tu; io affronto la mia realtà che non prevede la tua insopportabile presenza; quello che tu ritieni un cuckold mascherato, come vedi, sa dare tanta gioia a donne che non ne ricevono dai tuoi stalloni; salutami le tue amiche e tutti quelli che ti sfonderanno dovunque ti capiti.”

“Lisa, perdonami, ho sbagliato; cosa posso fare per farmi perdonare?”

“Per ora, non puoi fare assolutamente niente; domani mattina, quando, come d’accordo, tornerai, deciderò se lasciarti fuori alla porta o farti rientrare alle mie condizioni; ti auguro di passare una notte d’amore come quella che sicuramente avrò io con un uomo straordinario capace di dare tanto amore anche in una copula di una notte sola.”

“Non potremmo venire da voi e chiarirci?”

“Potete venire solo se vi sedete sulle poltrone e state a guardare per imparare come due persone sanno amarsi e darsi tutto, comunicando soprattutto col sesso; come per ogni cuckold che si rispetti, vi lascerete legare alle poltrone per impedirvi di disturbarci mentre facciamo l’amore; se vi va di venire, queste sono le condizioni non trattabili.”

Non accettarono e Silvana dovette ammettere un’ulteriore amara sconfitta; non disperava comunque di riuscire ancora a portare Ottavio dalla sua parte, facendo aggio sul suo fascino e sull’amore insorgente che lui le aveva dichiarato; ma quella telefonata fu il loro ultimo contatto; per rendere meno amara la defaillance, passò la notte a fare sesso con Daniele, ma solo per scoprire che l’amore di Ottavio era tutta un’altra cosa e che solo per tigna lei lo disprezzava mentre ne aveva bisogno.

A goderselo, invece, per quella notte, fu Lisa che non si fece demoralizzare dalla telefonata surreale col marito; subito dopo, riprese a farsi possedere nell’ano, come stava facendo prima della telefonata; per tutta la notte, non fecero che copulare con immensa gioia, con una voglia che non scemava e con sintonia sempre maggiore che portava ogni amplesso ad essere autentica fusione di corpi, di menti, di sentimenti; soffrì quando lui se ne andò e lei dovette accogliere suo marito.

Ma si rese subito conto che non valeva la pena di distruggere un matrimonio per una copula particolare, ricambiata con altrettanto fervore, con un fantasma che subito dopo sparì e non sarebbe più comparso nella sua vita; Ottavio, infatti, da casa sua partì direttamente per rientrare in sede dove operò qualche trasformazione radicale della sua vita.

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