Cuckold

Chapter 8 - L'imprevedibile conclusione

Ottavio è rientrato in sede ed ha cambiato ruolo; Silvana è rimasta sola a soffrire sulle sue sciocchezze; anche il lavoro traballa; va a trovae lui che l'accoglie ancora disposto a costruire insieme un progetto di vita comune; le offre anche u alloggio e un posto di lavoror; decidono di superare i conflitti e di cercare la via per una pacifica convivenza.

G
geniodirazza

1 year ago

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Cuckold 8 L'imprevedibile conclusione

L’estate passò lenta, calda e noiosa; Silvana aveva perso il gusto di frasi sbattere a più riprese, in bagno o in auto, da amanti occasionali; senza che se ne fosse resa conto, le ‘mazzate’, che la breve storia con Ottavio le aveva procurato, l’avevano quasi costretta a ripensare tutti i suoi comportamenti; ad aggiungere motivi di rimorso, si misero anche le amiche, di cui almeno tre avevano avuto, dall’uomo che non aveva saputo tenersi, notti indimenticabili; la loro nostalgia la faceva star male.

La ripresa dell’attività, a fine agosto, le risultò disagevole; sentiva il vuoto della casa senza una vittima da massacrare e si vergognava di come lo aveva umiliato; per di più, nere nuvole si addensavano sul lavoro, che minacciava di andare in crisi per la nascita improvvisa, quasi come funghi dopo la pioggia, di centri commerciali potenti e di proprietà multinazionale che schiacciavano i piccoli rivenditori come quello in cui lavorava lei.

Il cuore le si fermò per un momento, quando vide avanzare nella ‘solita’ mensa operaia una tuta che riconobbe subito, perché era quella che sul lavoro indossava Ottavio; ma non era lui; stranamente, si diresse difilato al suo tavolo, quasi ripetesse una scena recitata tempo prima; si presentò con grande garbo, le chiese permesso e sedette di fronte; disse di essere il nuovo tecnico mandato in zona al posto di Ottavio che era passato ad altro ruolo; le portò i suoi affettuosi saluti.

Ingoiò il magone che la notizia le aveva procurato e fu persino brusca con l’altro, che non aveva colpe; ricordando come era finita male la precedente esperienza proprio per i suoi modi autoritari, si scusò per la freddezza; l’altro simpaticamente le rispose che sapeva bene che l’incontro precedente era stato di altra natura; anche il suo amico non stava gran che bene e viveva con grosso turbamento la scelta di far affidare a lui la zona, per passare alla scrivania, dirigente dei commessi del magazzino.

Silvana lesse nelle scuse un modo per farle sapere che ora lui lavorava in città, nel grande magazzino di elettrodomestici; se avesse voluto, poteva raggiungerlo e spiegare gli equivoci; si riservò di pensarci e di parlarne con le amiche; la sera, al bar solito, le tre, che conservavano di lui un ricordo affettuoso, furono concordi a suggerirle di riprendere i contatti, a condizioni diverse; si sentiva autorizzata e spinta a fare una capatina nel negozio, quanto meno per tornare a guardarlo in faccia.

La città distava solo una ventina di minuti dal loro paese; una linea automobilistica garantiva il collegamento; una fermata era posta proprio davanti al negozio; il dépliant diceva che erano aperti anche di sabato e, in certe occasioni, di domenica; si rese conto che tutto concorreva a spingerla verso l’incontro per cercare di ritrovare quello che aveva stupidamente buttato; decise di andare quello stesso sabato.

Fermò uno degli addetti e chiese di Ottavio; le indicò la struttura degli uffici; lo vide e lo richiamò; lui le venne incontro e lei dovette trattenere il naturale moto di abbracciarlo, ma si strinsero con affetto ambedue le mani.

“Volevo vedere dove fosse finito un amore nascente … “

“E’ stato sempre dentro di me; ed è cresciuto, anche nella lontananza … “

“Hai qualcuna, adesso?”

“No, nessun amore; tante passioni passeggere, ma nessuna per cui valga la pena di rinunciare alla libertà. E tu?”

“Ho cambiato persino le mie abitudini; niente più libertinaggi a oltranza; avevi ragione; mi sprecavo stupidamente; ma non ho trovato un Ottavio degno di dormire con me e farmi sentire sua compagna almeno per mezza settimana … Sei diventato stanziale? Hai una casa dove abitare?“

“Si; non c’è entrata nessuna donna in maniera stabile; mi piacerebbe fartela visitare … “

“Perché ti sei fermato?”

“Sei sempre la stessa! Vuoi che ti dica che l’ho fatto per scappare da te? Sì; ho voluto evitare di incontrarti; e tu invece mi vieni a trovare in prigione e non mi porti neanche le arance … Ti va di fermarti domani? “

“Dovrei trovarmi un alloggio … “

“Dimentichi che una ragazza, qualche mese fa, disse ad un ramingo che, nel letto no, ma in casa poteva ospitarlo? Vale anche per me; si può andare a cena insieme, senza fughe nei bagni e senza discoteca; ti offro solo una cena economica e tanti discorsi sui massimi sistemi; a casa c’è un divano letto per gli ospiti occasionali; possiamo fare un giro in città, domani; lunedì mattina Diego, l’amico che ti ha contattato, deve tornare per lavoro e può darti un passaggio al negozio … “

“Non temi che sia pietistico ‘rubare’ un giorno al nostro addio?”

“Se tu hai trovato la forza di venire a cercarmi, io devo e voglio trovare il coraggio di ritrovarci, almeno come amici … Non ci vuole un genio per capire che è una scelta forse stupida, ma che mi stimola molto; ho voglia di parlarti.“

“Dove pranzi, di solito?”

“Abbiamo una convenzione con una trattoria qui vicino; mi aspetti e pranzi con me?”

“Quando sono partita, ci speravo; ora non ci rinuncerei per niente al mondo; se mi fermo stanotte, ti offendi se cerco di concupirti?”

“Fatti un giro tra i modelli esposti e divertiti a costruire la tua cucina ideale; appena mi libero, andiamo a pranzo; oggi non lavoro di pomeriggio e saremo liberi di chiacchierare.”

Silvana passò il tempo guardando i modelli di elettrodomestici proposti, giocò a farsi corteggiare da commessi belli e intraprendenti e guardò con sussiego le belle commesse che si erano già passate la voce indicandola come la compagna del capo, il che le rendeva invidiose e gelose; intuì che lui si era dato da fare e a ciascuna aveva lasciato il segno della passione che sapeva mettere anche in una sveltina; si odiò per non avere capito in tempo e si ripromise di rimediare.

Gli sguardi d’odio delle commesse divennero più intensi in trattoria, dove lei sedette, orgogliosa come sempre, con il ‘suo’ Ottavio e si lasciò scappare qualche velata carezza che esaltava il suo esibizionismo e feriva le altre invidiose; notò che lui la lasciava fare e ricambiava alcune carezze e strette delle dita intrecciate; per la prima volta, da quando lo aveva incontrato, i palpiti si fecero diversi e desiderò stargli abbracciata, senza fare sesso.

La stessa voglia, acuita allo spasimo, la assalì quando furono nel suo appartamento, due camere con cucina e servizi, quasi l’ideale per viverci bene in due; quando lui l’abbracciò in piedi, con affetto profondo, non lasciò neppure che la baciasse; lo tenne stretto e pianse sulla sua spalla.

“Che ti succede, Silvana?”

“Niente; mi accorgo solo adesso che ho bruciato tutto, quando ero appena una ragazzina; sono arrivata al sesso senza provare nessuna delle emozioni che mi hanno raccontato e che il ragazzino dentro di te riesce a far sentire alle ragazzine dentro le donne che ami; non so come spiegartelo; sono arrivata a fare sesso senza provare fitte d’amore impossibile; non ho mai sognato un principe azzurro ed ora mi trovo, da vecchia troia riconosciuta, a desiderare di tornare per te vergine e pulita.

“Perché non smetti di flagellarti? Eugenia aveva visto giusto; per farti male, ne fai a chi ti vuole bene; è come ti poni, non come sei, a determinare il rapporto; se ti senti pulita e nuova, se vuoi esserlo, il ragazzino che vive dentro quest’individuo che da farsene perdonare ne ha più di te, che si è innamorato della tua verginità inespressa, ti sente nuova e pulita come ti proponi.”

“Vuoi dire che se dico ‘ti amo’, ho riassunto tutte queste lacrime e quello che sottintendono?”

“Lo hai detto tu stessa, adesso; e con convinzione; vorresti che facciamo l’amore come due ragazzini imbranati, anche se non lo siamo mai stati?”

“Adesso so cosa vuol dire desiderare il tuo amore; sì, voglio amarti come se fossi vergine e ignorante … “

Ma il desiderio di fare l’amore era destinato a rimanere nel limbo delle buone intenzioni; Ottavio non riusciva ad accettare con convinzione che lei fosse cambiata; anni di sregolatezza non potevano essere stati cancellati da qualche discorso e da due settimane di amore difficile e contrastato; glielo disse con serenità e la inviò a sdraiarsi sul lettino in sala, mentre lui andava nella camera e si disponeva a riposare.

Silvana non era andata fin lì per farsi relegare in un lettino; dopo avere reso chiaro che ne era innamorata, dopo avere accettato di pranzare insieme e di fermarsi per due giorni, aveva bisogno di sentire almeno che era viva e profonda la loro amicizia, anche se al di qua del sesso che, a quel punto, sarebbe risultato equivoco; lo raggiunse sul letto in camera, si sdraiò accanto a lui e gli si raggomitolò contro.

“Fammi stare con te; non ti chiedo né sesso né amore; fammi solo sentire il tuo calore, l’amicizia che ci unisce … “

“Sei certa di riuscire a starmi vicina da grande amica senza pulsioni strane? … Allora stiamo anche abbracciati; ma non ti venga in mente di usare la tecnica per eccitarmi; io sono felice di avere ritrovato l’amica; non ho voglia di riscoprirti troia … “

Gli si strinse contro e non cercò neppure di abbracciarlo; lui si girò verso di lei e la baciò delicatamente, a stampo, ma sulla bocca; si appisolarono e forse lei sognò una lunga copula col suo amore nuovo e imprevisto; restarono in dormiveglia un tempo lungo, poi lui si alzò e andò a preparare il caffè; lei gli chiese se poteva fare una doccia; uscì dal bagno con indosso un accappatoio di lui che annusava golosamente per cercarne gli odori.

Lo abbracciò lussuriosamente e gli toccò il sesso, da sopra i vestiti; lui spostò la mano e l’abbracciò con affetto; la baciò in fronte, da amico o da padre; lei sentì comunque un profondo sentimento avvolgerla e cercò la bocca; stavolta lui non si ritrasse e si baciarono con passione; ma non andarono oltre, perché Ottavio era deciso a non valicare certi limiti; si staccò e le chiese se voleva andare a cenare fuori e fare una capatina al locale dove si ritrovavano alcuni degli operai del suo settore.

Cenarono a pizza e birra in un locale dove lui era quasi di casa, ricorrendo spesso a quella soluzione per la cena; naturalmente, la curiosità che suscitò la presenza della ‘ragazza’ di lui suscitò qualche commento e qualche complimento esplicito, perché davvero Silvana era bella e si faceva notare; c’era anche uno strano alone d’amore, intorno ai due, e lui dovette farsi forza per non lasciarsi trascinare nella spirale in cui l’avrebbe trovata, forse terribile come sempre.

La ‘puntata’ al bar fu quasi una ‘prova del fuoco’ per verificare che i costumi di lei fossero mutati; il viavai dal bagno era lo stesso che dovunque, ma Silvana non si mosse un attimo dalla sedia accanto al suo amico; quando lui, tra il serio e il faceto, l’avvertì che andava in bagno, si limitò a suggerire, in termini volutamente ambigui, che ‘lui sapeva come fare da solo’; alla peggio, c’erano sguardi eccitati di tante ragazze, di cui poteva tenere conto.

“Sai che non farai sesso fino a che tornerai al paese?”

“Sai che forse non ne farò a lungo? Non ho voglia di sveltine e di improvvisazioni; quando verrà il momento, lo capirò … “

Passarono un giorno allegro, in giro per la città ancora mezza vuota perché l’estate si era allungata; dormirono abbracciati perché lui non seppe, e non volle, impedire a lei di stare nel suo letto, quasi a recuperare odori, sapori, rumori della loro vita insieme, che non aveva saputo apprezzare e di cui coglieva il grande valore emotivo.

Nelle settimane e nei mesi successivi, si tennero in contatto per telefono, specialmente con interminabili videochiamate in cui, a sera, si raccontavano anche le cose più banali e semplici; poi vennero i momenti tristi, per Silvana, quando il supermercato in cui lavorava annunciò la prossima chiusura; cercò inutilmente una nuova collocazione nel settore; ma i tempi difficili e la sua età la tagliavano fuori.

Tacque a lui la vicenda finché poté; venne il momento che le mancavano i soldi per l’affitto; fu Diego a farlo sapere ad Ottavio; lei aveva cercato di tenerlo fuori dai suoi problemi; affrontò il problema  nell’ennesima videochiamata.

“Perché non mi hai detto che hai perso il lavoro? E’ vero che hai problemi di sopravvivenza? Perché non mi dici queste cose importanti, invece di parlare di brodini?”

“Lo sai che c’è recessione, che quelle come me perdono il posto; perché dovevo parlartene? Per rovinare la nostra amicizia?”

“No; per rafforzarla; non stiamo a discutere del sesso degli angeli; prendi l‘autobus e vieni al negozio … domani.”

Per la prima volta, non pretese prima spiegazioni; ci andò; appena si liberò dal lavoro, la portò a casa; stavolta non la fece fermare sul lettino, ma la portò immediatamente in camera; la abbracciò con un voglia che non ricordava uguale e cominciarono a pomiciare in piedi; difficile stabilire, a quel punto, chi dei due desiderasse di più l’altro e con quanto amore; lui scoppiava di desiderio e la strapazzava languidamente su tutto il corpo, lei si sentiva sciogliere e l’amava con tutta se stessa.

La sollevò in braccio e la depositò al centro del letto, senza spogliarla; le sollevò la gonna fino alla vita e abbassò il perizoma sfilandolo dai piedi; aprì la cerniera e tirò fuori il sesso duro e voglioso; salì sul letto, si distese sopra di lei e poggiò l’asta sul monte di venere; si baciarono a lungo voluttuosamente, mentre lei manipolava il randello che premeva sul ventre e lui voluttuosamente carezzava la vulva a piena mano facendo scivolare un dito dentro la vagina senza penetrarla.

“Adesso tu sei la ragazza vergine che io sto per deflorare; lascia stare i dati storici e anagrafici; sei la mia Silvana, la ragazza che fino a stamane non conoscevo e che ora voglio ad ogni costo; non sai niente di sesso e ti puoi solo abbandonare a me che sono il tuo amore unico e immenso. Ti è chiaro, tesoro mio?”

“Mi lasci piangere almeno due minuti, visto che devo sacrificare a te tutta la mia vita passata? Io davvero voglio essere la tua ragazza innamorata e inesperta, la Silvana imbambolata che aspetta solo di fondersi col tuo amore; ma dammi il tempo di assaporare la novità … “

La penetrazione fu lenta, dolcissima; lei riuscì ad attivare i muscoli, quando sentì la cappella violare la vagina; accompagnò la penetrazione con una fontana di umori che sgorgavano naturalmente; piangeva anche, ma di gioia, e baciava lui con tutto l’amore che finalmente conosceva; dopo averne sentito parlare con entusiasmo, scopriva davvero che una ragazza impacciata, dentro di lei, riceveva nel corpo il sesso del ragazzo impacciato che lui tirava fuori.

Fu un orgasmo dolcissimo, quello che si scatenò tra due vecchi peccatori incalliti che scoprivano la dimensione di un amore assolutamente vergine; per la prima volta, dopo tante prove, lui si sentiva davvero casto mentre violava l’intimità di una donna, spinto solo dall’amore che gli urgeva dentro; per la prima volta lei sentì una mazza inondarle il ventre non per sfogarsi ma per comunicarle la passione di cui era portatrice; l’amò come non le era mai capitato.

Si spogliarono reciprocamente con la delicatezza che alcune persone usano per spacchettare un regalo pregiato e importante; facevano emergere dai vestiti, come da carte pregiate o stoffe delicate, i corpi conosciuti, vissuti e amati in diverse occasione; eppure riscoperti come nuovi, regalo della fortuna o dell’amore; ogni tratto che emergeva era aggredito con voglia cannibalistica, con baci, leccate, morsi e titillamenti.

Si succhiarono reciprocamente i capezzoli, in entrambi duri e ritti; lui si scatenò sul ventre e sulla vulva con la passione del ragazzo che scopriva il piacere in bocca degli umori genitali di lei; percorse in lungo e in largo le cosce, le natiche, il perineo e la ricoprì totalmente di carezze, linguate e morsi; si dedicò con passione alla vagina e strappò orgasmi feroci dal clitoride; coprì il viso di piccoli baci deliziandosi a sentire il sapore della bocca nella sua.

Lei affrontò la fellazione come non avesse avuto mai in bocca un sesso; ma lo trattò con l’entusiasmo di ragazzina scoprendo progressivamente il piacere di affondarlo in gola, sfidando la sua stessa capacità di arrivare ai peli pubici nonostante la stazza; leccò asta e testicoli per tutta la superficie, copulò in gola fino a provare conati di vomito e senso di soffocamento; carponi sul letto, si fece penetrare da dietro in vagina e si godette la massa della mazza che le inondava il ventre.

Lui la cavalcò tenendola per i fianchi, prima, e per i seni, poi; furono tentati di sperimentare un’ennesima volta, come fosse la prima, il coito anale; ma lei gli chiese di rinviarlo ad altro e più favorevole momento; eiacularono insieme, con grande felicità; dopo essersi scaricati, si trovarono sdraiati a guardare il soffitto inseguendo il sogno che aveva preso corpo; tenevano le mani sul sesso dell’altro, quasi a decretarne il diritto di piacere; per la prima volta, lei si sentì posseduta e felice.

Si abbracciarono con una foga che prima non avevano mai provato e lei colse il piacere di sentirsi titillare dalla mazza che strusciava sulla vagina e stimolava il clitoride; ebbe persino un orgasmo e avvertì lui che fu a un passo dall’eiaculare con lei; sentivano i corpi toccarsi in ogni punto, dalle spalle ai piedi attraverso il petto e il ventre; lei ebbe la sensazione di scoprire quel corpo per la prima volta, forse perché adesso l’amava sul serio.

Si calmarono e lui la abbracciò da dietro; lei si adagiò serena e sentì il corpo di lui fremere contro le natiche e la schiena; gli chiese di lasciarla addormentare così, stretta a lui e col sesso piantato tra le natiche, ma senza tentare ulteriori penetrazioni; voleva gustarsi il piacere tutto ‘normale’ di addormentarsi tra le braccia dell’uomo amato; lui le accarezzò delicatamente tutto il corpo e la rassicurò.

Prima di cedere al sonno che li assorbiva dolcemente, le precisò qualche dato che risultava particolarmente importante.

“In quel negozio dove lavoro, io stabilisco i turni, ma decido anche le assunzioni e i licenziamenti; ho concordato con la direzione che c’è ancora bisogno di una commessa esperta alle casse; tu hai molti anni di esperienza; il tuo posto quindi è già stato fissato; hai due giorni per impacchettare le tue cose; un furgone che deve trasportare elettrodomestici al tuo paese, al ritorno porta qui i pacchi.”

“Dove li deposito?”

“A casa nostra … “

“Nostra?!?! Ma c’è una sola casa, la tua … “

“Ricordi la cassiera che una volta mi offrì di stare a casa sua e poi la ribattezzò ‘nostra’? Adesso sono io che a quella cassiera dico che può venire a stare nella mia casa e battezzarla nostra.”

“Ma quei due erano una coppia di fatto almeno per una mezza settimana … “

“Ti spaventeresti se ti proponessi di diventarlo a tempo pieno?”

“Solo se mi imponi l’impegno ad essere innamorata e fedele, di fare l’amore solo con te e, in tempi brevi, di fare un figlio prima di essere troppo vecchi … “

“Non ce la fai a tenere l’asticella bassa, eh? … Scherzo; saremo una piccola coppia borghese e ci faremo le corna che si fanno le piccole coppie quando il matrimonio stanca uno dei due … “

“Tu porta la tua passione e la tua mazza dove vuoi, io mi dedico solo a te e voglio solo te … finché non avrò un figlio e ti amerò attraverso di lui, a costo di amare solo lui quando tu te ne andrai in cerca di mogli insoddisfatte. Patto concluso?”

“Hai due giorni e per venire a stare da me, con me; poi voglio rifarmi di mesi di attesa del tuo amore … “

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