Emigranti

Chapter 8 - Emigranti – Trenta anni dopo 2

Oltre a scopare col figlio dl suo antico amante, la signora incontra un vecchio amico dello stesso , già a quel tempo evidentemente frocio, che la scopa anche se gay o, come lei preferisce pensare, da bisesuale abituato a prendere più che a dare; i due amanti le riproponngono intero l'amore che visse alla sua prima esperienza vitale

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geniodirazza

1 year ago

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Emigranti – Trenta anni dopo 2

Alla reception trovo un signore piuttosto elegante al quale Seba fa cenno verso di me: capisco che mi aspettava.

Lo sconosciuto mi si avvicina con fare amichevole.

“Ciao Cristina.”

Poi, vedendomi decisamente perplessa.

“Non ti ricordi?”

Faccio cenno di no con la testa.

“Peppino … al tuo servizio.”

Con fare galante accenna un baciamano.

“Peppino … perbacco … non potevi essere che tu.”

Esclamo e lo abbraccio con affetto.

“Come stai?”

“Io benissimo; ma mi pare che anche tu sia proprio in forma. E’ vero che sei qui per la storia degli appartamenti?”

“Sarà pure cresciuto, San Rocco, ma resta sempre il paesello dove si sa tutto di tutti!”

“No, in questo ti sbagli. Io, oltre ad essere piccolo azionista dell’Agenzia, sono anche il loro architetto di riferimento. Quindi, capirai che seguo anche la tua vicenda; e ti posso assicurare che non è stato facile rintracciarti.”

“Ma è meraviglioso!!! Quindi tu riesci a fare l’architetto da San Rocco.”

“No. Le mie radici e la mia sede di riferimento sono a San Rocco; ma passo gran parte dell’anno in giro per il mondo dietro al mio lavoro.”

Lo guardo con curiosità; lui capisce le mie perplessità.

“No, non ricordi male; sono orgogliosamente omosessuale, ho avuto ed ho le mie storie, anche importanti; ma le vivo lontano da qui.”

“Non volevo essere indiscreta. Piuttosto, se sei l’architetto di riferimento forse puoi dirmi che intende fare la direzione.”

“In che senso?”

“Beh, piuttosto che vendere, io preferirei scambiare gli appartamenti di San Rocco con uno grande a Brescia, dove vivo da trent’anni. Credi che posso proporlo?”

“Certo, Anzi, saranno felici di accordarsi in questo senso. Abbiamo a Brescia belle proprietà e c’è almeno un attico che ti starebbe da Dio. Anzi, se arrivate ad un accordo, mi impegno a risistemartelo io, assolutamente gratis, e perfettamente adatto a te.”

“Ti ringrazio. Ma per questo abbiamo tempo. Piuttosto, che fai? Pranzi con me?”

“Molto, molto, molto volentieri.”

“Dammi dieci minuti per rinfrescarmi e intanto ordina, a tuo gusto anche per me.”

Quando mi siedo al tavolo, il pranzo è già ordinato e, come ho già avuto modo di rendermi conto, il cibo è di qualità superiore e il vino scende piacevolmente. Dopo pranzo, invito Peppino ad appartasi con me nella stanzetta che già avevo conosciuta; e noto che Seba ha nei suoi confronti un atteggiamento di disgusto, quasi come se la condizione di omosessuale lo turbasse; guardo con aria interrogativa Peppino e lui mi sussurra a fior di labbro.

“Lascia stare: è giovane!”

Ma io non sono d’accordo a lasciar stare e parto all’attacco.

“Sai; Peppino, in questi anni quando pensavo a noi - a te, a me e a lui - mi veniva in mente un famoso romanzo che fu anche un film, ‘Rebecca, la prima moglie’.”

“Non mi pare che sia molto calzante come paragone.”

“La storia no; ma il titolo si. In fondo tu sei stata in qualche modo la prima moglie a cui io ho preso il maschio …”

“Beh …  è un po’ pesante; io ho perso poco quando Nicola ha cominciato a copulare con te.”

“Poco!?!? … ma se lo spompavo fino all’osso …”

“Si … e poi lui correva a farsi perdonare e si faceva succhiare e mi penetrava nel retto fino a farmi sanguinare per riaffermare il potere sulla ‘sua schiavetta’. Più tu lo dominavi, più lui correva a possedermi.”

“Quindi tu sapevi praticamente tutto di me e di lui … “

“Certo; so benissimo che è stato proprio in questo punto che la vostra storia è cominciata e che in questa stanza si è consumata; potrei addirittura raccontarti quante volte lo avete fatto, come lo avete fatto e tu come reagivi.”

Sono sorpresa e un po’ delusa; ma sorrido soprattutto per la lealtà e la chiarezza di Peppino.

“Certo, dovevi essere assai innamorato … “

“Non di Nicola, con lui i sentimenti non attecchivano”

“Questo lo so, perché anch’io sono diventata come lui, con una madre che mi incitava a sopportare, con un marito che mi montava come una bestia, anzi peggio di una bestia, e con un amante che aveva come timone della vita il suo membro e correva dietro a qualunque mano lo masturbasse, a qualunque bocca disposta a succhiarlo, a qualunque vagina si facesse riempire e qualunque sedere si facesse sfondare. Ho imparato a non mettere amore per le persone ma solo per il piacere che posso ricavarne.”

“Io invece ho creduto sempre all’amore. Mi sono innamorato del sesso di Nicola - bada bene, del suo sesso, non di lui - quando ancora ero un ragazzino e neppure sentivo pulsioni sessuali. Vedere la sua mazza farsi gigantesca al tocco della mano mi faceva credere quasi ad un miracolo e rimanevo incantato per tutto il tempo di una masturbazione; quando poi esplodeva l’orgasmo e vedevo partire dalla punta fiotti di sperma che andavano a schiantarsi a quasi due metri di distanza, mi prendeva la frenesia di assaporarla, di farmela spruzzare sul corpo e sul viso, di spalmarmela sulla pelle. Quando mi disse perentoriamente ‘Prendilo in mano’ ebbi un colpo al cuore: eravamo sul solaio e c’erano anche Carmine e Checco; mi accostai quasi tremante e gli presi in mano il sesso con un’emozione che ancora ricordo fisicamente; lui mi prese il polso e mi guidò nella masturbazione; quando esplose l’orgasmo, il cuore mi si fermò per un attimo, dall’emozione, e portai il sesso alla bocca per ingoiare lo sperma; detto tra noi, era tanta che rischiai di soffocare e dovetti dirottarla per terra.”

“Ma, quindi, con Carmine e Checco facevate gruppo fisso?”

Annuì.

“Anche loro allora sono stati sempre al corrente?”

Accennò di nuovo di si con la testa.

“Che maledetto! E aveva giurato di mantenere il segreto …”

“A quello che dice Nicola, anche oggi, non bisogna credere per niente.”

Di sott’occhi guardavo Seba che si fingeva impegnato a spolverare mobili ma aveva le orecchie ben tese ai nostri discorsi; ormai ero morbosamente curiosa.

“E dopo quella prima masturbazione?”

 “Beh, tante e poi tante e poi tante altre manipolazioni. Io ero la ‘sua schiavetta’ e quando chiedeva ero pronto a tirarlo fuori dal pantalone, farlo indurire come l’acciaio e fargli una masturbazione strepitosa; anche più volte al giorno, in qualunque posto, non appena gliene veniva la voglia.”

“Quindi è vero che sei stata la prima moglie innamorata e forse anche fedele.”

“Quello si, senza alcun dubbio: da bravo ‘macho’, Nicola non accettava neppure l’idea che qualcun altro mi toccasse; ero e dovevo rimanere solo ‘sua’.”

“E gli altri due compari come si regolavano?”

“A parte il fatto che a quel tempo Carmine e Checco avevano - come del resto io - piselli minimi e ancora non eiaculavano, la consegna era poi categorica e assoluta: guardare, masturbarsi ma non sognarsi neppure di toccare; in pratica, nella mia lunga esperienza, non ho mai toccato nessuno dei due.”

“Tu sai che io una volta ho assistito ad un vostro incontro in terrazzo?”

Mi fece no con la testa con somma meraviglia.

“Beh, adesso sai che tutto è cominciato da quella volta che vi sorpresi sul terrazzo senza che ve ne accorgeste; direi che facesti ben altro, oltre alla grande masturbazione.”

“Ah, si; subito dopo venne l’ordine perentorio ‘leccalo’. Io ero spaventato perché ‘quella cosa’ la facevano solo le prostitute; ma visto che ormai ero la ‘sua’ troia e che già il sapore dello sperma lo conoscevo, mi abbassai a lambirlo con la punta della lingua, per poi infilarmelo direttamente in bocca. Fu un’emozione tremenda, sentirlo vibrare tra lingua e palato; credo di essere andato in estasi per qualche attimo; poi Nicola cominciò a pomparmi in bocca e provai fastidio, fino ai conati di vomito. Lo fermai decisamente e lui si calmò e cominciò a spingere in gola con più delicatezza. Ero estasiato dalla sensazione del sesso in bocca che vibrava e mi sollecitava le papille di tutto il cavo orale. Le ginocchia mi si piegarono dal piacere quando avvertii dalle vibrazioni che si avvicinava il momento più intenso, quello che aspettavo da sempre, l’eiaculazione in bocca. Quando arrivò, fu un’esplosione di fuochi d’artificio nel cervello, nel cuore e nelle viscere; appoggiai la lingua sulla punta per regolare il flusso e mi feci scorrere in gola tutto il contenuto dei testicoli che si svuotavano dentro di me. Fu una apoteosi di sesso, un’estasi dei sensi.”

“Poi gli desti anche il sedere.”

“Ah, che ricordi! per qualche settimana mi alternai tra masturbazione e fellatio, ogni volta inventandomi cose nuove per stimolare la sua eccitazione. Quando quella domenica pomeriggio mi disse ‘Oggi ti monto nel sedere’ lo abbracciai con amore, al pensiero di realizzare il mio sogno, farmi entrare nel sedere quel meraviglioso bastone di carne.”

“Come si comportò?”

“Non ti riesce di intuirlo? In quei momenti era peggio di tuo marito Antonio. Membro duro appoggiato all’ano, mi abbrancava per le anche e mi tirava verso di sé, mentre col bacino spingeva per dare forza alla penetrazione, senza preoccuparsi di lubrificare o di entrare piano per non squarciarmi. Quando mi sentì lanciare il primo urlo - assolutamente disumano, credimi, perché la cappella mi aveva lacerato il buchetto decisamente troppo piccolo e stretto per una mazza come la sua - solo allora si spaventò e si fermò. Successivamente, per fortuna, avrebbe imparato a leccarmi il buco a lungo: e ti dirò che ci sapeva anche fare, con una lingua lunga e sottile che entrava fin oltre lo sfintere, quasi nel retto. Infatti tutte le penetrazioni successive furono lente, dolci e piacevoli. Solo la prima risultò dolorosa; ma io ero disposto a tutto per prendermelo dietro.”

“Quindi, in qualche modo ti dimostrava affetto e un po’ di rispetto … “

“Ma scherzi?!?! Era insensibile e spietato. Fa’ conto che un’infinità di volte, mentre me lo metteva in mano, in bocca o nel sedere, si eccitava parlandomi delle ‘vedove bianche’ che al momento lo richiedevano e mi descriveva nei particolari quello che facevano; più ancora, mentre pompava con rabbia nel mio sedere, mi descriveva che cosa avrebbe voluto fare a quelle che ancora non gli si erano concesse.”

“Quindi, ti ha penetrato anche parlando di come voleva copulare con me … “

“Non puoi immaginare neppure quante volte! Eri diventata quasi la sua ossessione; ormai ogni giorno, da quando ti eri sposata, non faceva che contare i minuti che ci separavano dalla partenza di Antonio per potere avere campo libero con te.”

“Lo so, perché anche quella volta che vi ho ascoltato sul terrazzo parlò della cosa con estrema convinzione e ti confesso che non riuscivo a capire se stesse eiaculando perché ti pompava nel sedere o perché già sognava il mio, di sedere.”

“Un po’ tutte e due le cose; ma lui non aveva sensibilità e il mio sedere poteva anche identificarsi col tuo che non conosceva.”

Seba aveva ascoltato tutto e se ne andò stravolto; ma non me ne curai: in fondo, l’aveva meritato.

“A proposito di culi indifferenziati, ti è mai capitato di fare sesso anale con una donna?”

“Strana domanda. … Si mi è capitato e non me ne sono mai pentito; ma tu hai fatto quest’esperienza?”

“Si, ho provato anche questo: mi incuriosiva il fatto che uno, assolutamente e totalmente passivo, in certe occasione si eccitasse e penetrasse il compagno che, teoricamente, avrebbe dovuto essere solo attivo. Una sera andai in camera con tutti e due e, quando furono ben eccitati, il primo penetrò il secondo; io mi misi davanti, a trenino, e me lo presi nel sedere. Alla fine, al mio amico per poco non prendeva un infarto per avere penetrato una donna. Ma credo che siano solo pregiudizi; il piacere ha altre vie.”

“Stai suggerendomi una soluzione a tre?”

“Se si trovasse un terzo valido e disposto … “

E mentre lo dicevo, il mio sguardo andava a Sebastiano.

“Mi pare che il tuo obiettivo sia assolutamente fuori portata non è suo padre …”

Commentò Peppino.

“No, è meglio e peggio …“

“Che vuoi dire? E che ne sai?”

“Voglio dire che è meglio perché ha una dotazione che è una volta e mezza quella del padre, la sa usare meglio, apprende rapidamente e si adatta al nuovo. E’ peggio perché ha ancora una fodera di pregiudizi nel cervello e tocca a noi fargli chiarezza.”

“Scusa, ma tu che ne sai?”

“L’ho provato ieri sera, cominciando proprio da qui dove siamo adesso … e credo che stia maturando una coscienza e una conoscenza diverse …”

“Complimenti!!!! Sei veramente sorprendente! Posso fare un pensierino sulla tua ipotesi?”

“Quanto vuoi; e, quando avrai trovato una risposta, quale che sia, io sono disponibile: ho voglia di provocarti e di coinvolgerti.”

“E dici che questo non è amore?”

“Per il sesso, non per te; ed è anche amore per il piacere e per la curiosità nel piacere. Adesso vado a riposare. Ciao!”

“Vado a riposare anch’io. Ho la suite proprio accanto alla tua; ma mi trattengo a bere ancora un poco.”

Seba si è avvicinato con un’aria meno ostile e più incuriosita.

“Vado a riposarmi qualche ora; se per le sei e mezza non mi vedi giù, mi fai la cortesia di svegliarmi?”

“Ti porto anche il caffè, se non scendi prima?”

“Grazie, sei un tesoro. Ti lascio la porta aperta così sei libero di entrare.”

“Ciao”

Ed esco facendo un occhiolino a Peppino che sorride sornione.

Rientrata in camera, vado in bagno per struccarmi e lavarmi; indosso la solita vestaglietta di seta e mi stendo sul letto; mi libero anche della vestaglia e mi accarezzo un poco tutto il corpo.

Mi accorgo che ho copulato bene, per essere una vacanza; ma soprattutto che ho fatto le cose quasi come in un pellegrinaggio, esattamente quello che non volevo accadesse.

Però, a parte le emozioni legate agli appartamenti in sé e alla storia che raccontavano; a parte l’incontro inatteso con Donatella, le scopate con Seba sono certamente conseguenza del legame che inevitabilmente ho ancora con le mie radici.

E questo vale anche per Peppino, che certamente è improbabile come obiettivo sessuale, ma che comunque mi richiama alla mia vita passata.

Tutto, però, in questo viaggio sa di ricordo, di recupero, di vendetta o chissà ancora che; e non posso sottrarmi al piacere sensuale di godermi le situazioni, le persone, le parole e tutte le suggestioni intorno.

Penso alla prospettiva di serata e mi sorprendo a ipotizzare scene straordinarie di rapporti multipli per mettere insieme il passato e il presente, i protagonisti veri e i loro surrogati, il piacere del sesso e la voglia di recuperare quello che si pensa di aver lasciato dietro lo spalle.

Insomma, l’idea del membro di Seba che si incontra col sedere di Peppino e che tutti e due i loro membri si incontrano con la mia vagina e il mio sedere mi manda in brodo di giuggiole.

Mi trovo con la mano che ravana nella vulva quasi senza accorgermene e, quando ne prendo coscienza, mi do da fare a masturbarmi con infinita sapienza.

Mi interrompe il rumore della porta accanto che si apre: deve essere Peppino che va nella sua suite; non è solo, perché parla con Seba ma il tono è amichevole, quasi affettuoso: forse si sono chiariti.

Mi piacerebbe che il sogno si realizzasse.

Su questa dolce suggestione cado lentamente in deliquio e sprofondo nel sonno.

Mi sveglia l’odore dl caffè e, quando apro gli occhi, mi vedo completamente nuda sdraiata di traverso sotto lo sguardo acceso di Seba che mi fa.

“Ben svegliata; il caffè è pronto!”

Mi sollevo a sedere e per un attimo appoggio una mano sulla sua patta già gonfia in maniera evidente; mi ritraggo subito e prendo il caffè.

“Forse è meglio aspettare stasera!”

Mi dice con aria complice e discretamente esce dalla camera.

Sorseggiando il mio caffè, vado in bagno e mi ficco sotto la doccia; una sferzata d’acqua fresca è la sveglia migliore dopo un riposo pieno; per vestirmi decido di partire dal presupposto che la serata sarà piena e intensa: solo un abito lungo, di seta, legato in vita da una cinta della stessa stoffa che parte dai due lembi, attraversa la stoffa in un’asola e si richiude davanti; sotto, niente reggiseno, niente mutande; in pratica, se si scioglie il nodo della cintura, io rimango nuda completamente; ma è così disponibile che voglio essere stasera.

Scendo le scale tra gli sguardi più che ammirati di tutti, ospiti e personale, e qualche commento più o meno contenuto che sottolinea l’effetto della mia mise; Peppino è già al bar.

“Allora, che progetti hai? Ceniamo qui o hai altre ipotesi?”

“Facciamo tutto qui.”

La risposta contiene tutte quelle che avrei potuto desiderare: cena e dopocena in hotel; ‘con Seba’ speravo tra me e me; ma non potevo avere nessuna certezza.

“Prendiamo un aperitivo?”

“Si, ma andiamo a berlo in saletta.”

Peppino è decisamente una persona squisita e mi fa sentire bene; ci andiamo a sedere sull’ormai ‘solito’ divanetto per due e Seba viene a portarci da bere; in quel momento, Peppino viene convocato nell’ufficio e per qualche momento restiamo io e il giovanotto.

“Allora?! Cosa ne pensi?”

“Di cosa?”

“Non cercare di fare il furbo con me: so già che sei pieno di pregiudizi e che molte cose ti sono apparse sotto una luce completamente diversa. Adesso cosa ne pensi?”

“Posso raccontarti qualcosa di molto intimo?”

Faccio una smorfia per dire che parli liberamente

“Stamattina ho avuto una lunga chiacchierata con mia madre. Le ho detto che sapevo tutto della storia tua e di papà, le ho detto che ho fatto l’amore con te; si è inviperita e mi ha quasi aggredito; le ho confessato che farlo con te era stata solo un’alternativa a farlo con lei. Quasi non ci credevo; mi ha messo le mani nel pantalone e ha preso il mio sesso; senza parlare, le ho catturato la vulva da dentro alle mutande e ho voluto che ci masturbassimo a vicenda, esattamente come ho fatto con te ieri sera. Stasera, se non torno tardi, o al massimo domani mattina finalmente ci copulerò e credo che sarà il giorno più bello della mia vita.”

“Ne sono convinta e sono felice per te; credimi, a queste condizioni, non devi neanche pensare di tradire la tua fidanzata; ma lei è meglio che non sappia; non capirebbe. Invece è giusto che tu abbia capito e che abbia scelto per quello che a te pare il meglio.”

“Sai, ho parlato anche con Peppino; non riuscivo neppure a immaginare che ci fosse stata tanta intensità di rapporti tra lui e mio padre - che, detto tra noi, si è comportato veramente da porco, con lui, con te e con mia madre: ma questo è un altro discorso -; mi ha chiesto se stasera ero disposto a un incontro a tre con te e con lui; gli ho detto di si.”

Prendo una sua mano e me la porto sotto il vestito fino alla vagina.

“Sono così felice che, come puoi constatare, mi bagno solo a pensarci.”

“Ma sei completamente nuda!!!!”

“Certo, vi sto già aspettando.”

Peppino rientra e Seba educatamente si ritira.

“Problemi?”

Gli chiedo.

“No, l’avvocato sarà qui domani dopo pranzo ed ha carta bianca per chiudere con te; ho detto che ci sarò e valuteremo insieme.”

“Grazie, sei proprio un caro amico.”

Mi sporgo a baciarlo sulla guancia e faccio in modo da scivolare per un attimo sulle labbra, che accennano ad aprirsi.

Dopo l’aperitivo Peppino mi chiede se sono disposta ad affrontare i pettegolezzi del paese passeggiando con lui sul corso; lo prendo sottobraccio e ci avviamo all’uscita.

Effettivamente dagli sguardi dei cittadini, dai commenti a fior di labbro, ma soprattutto dalle persiane chiuse ma palpitanti di vita si capisce che siamo l’oggetto del pettegolezzo e non so se per la coppia mai vista prima, se per il mio abito ‘troppo’ in quell’ambiente o se per la particolarità di Peppino - di cui tutti conoscono i gusti ‘perversi’ - con una bella donna per molti sconosciuta.

Sulla piazza, quasi inesorabilmente, incontriamo Donatella, che ci abbraccia affettuosa e commenta.

“Che bella coppia!”

“Già, come Bonny e Clyde.”

Aggiungo ironicamente; Donatella mi saluta con un buffetto sulla guancia che è più di una carezza e svolazza via.

Peppino commenta.

“E’ proprio così, a San Rocco: ufficialmente, siamo una bella coppia, alle spalle, siamo due pervertiti alla Bonny e Clyde.”

“Se ci pensi, però, la situazione è la stessa anche a Brescia o a Milano.”

Decidiamo di fregarcene e lo prendo nella vita come fossimo due fidanzatini alla prima uscita.

“Seba mi ha detto che stasera sarà della partita.”

“Si; e non ho neanche dovuto forzarlo, si è proposto da solo.”

“Ti avevo detto che è meglio del padre, soprattutto pronto a capire e a fare sue le cose. Ha il limite dei preconcetti paesani, proprio quelli di cui parlavamo adesso; ma quelli nei miei confronti mi ha detto di averli cancellati; e credo che abbia cancellato anche quelli nei tuoi confronti.”

“Ok; vuol dire che sarà un bel dopocena. Non ti nascondo che mi emoziona non poco l’idea di copulare col figlio del mio primo grande amore; tu che l’hai già sperimentato, che sensazioni ne ha ricavato?”

“Senza dubbio è un momento di forte impatto; però, in primo luogo le nostre situazioni erano e sono diverse; in secondo luogo, io ho diluito le emozioni in almeno due momenti; mi pare di averti già detto che prima ci siamo limitati ad una masturbazione reciproca e poi abbiamo copulato alla grande. Inoltre, l’incognita maggiore per te è il rischio di farti coinvolgere dal sentimento; se riesci a mantenerti nei limiti della pura sessualità sarà tutto più facile.”

“Hai ragione; comunque, spero molto nel tuo aiuto.”

“Puoi contarci.”

Abbiamo intanto ripreso la via verso l’hotel e ci sediamo a cenare.

La cena si svolge nella massima cordialità; tra le altre cose, Peppino è un ottimo conversatore e con lui non si rischia certo la noia; dopo la cena, Seba ci prepara il solito angolo riservato con liquori e dolcetti; ci sediamo sul solito divanetto per due; dopo qualche tempo, faccio in modo da sollevare il vestito fino ad avere il sedere quasi nudo e, se non in vista, almeno accessibile immediatamente: Peppino nota il movimento e, senza esitazione, infila una mano sotto il vestito, dietro la mia schiena, e si infila direttamente nel solco tra le natiche da cui scende lentamente fino all’ano; prima che io stessa me ne possa rendere conto, due dita si sono infilate nella mia vulva, raccolgono gli umori che già trasudano abbondanti e si vanno ad infilare direttamente, ben lubrificati, nello sfintere che reagisce con potenti pulsioni al ventre; i primi piccoli orgasmi mi squassano la vulva; con la scusa di togliere una pagliuzza, mi infila una mano nel vestito e va a carezzare un capezzolo già dritto come un fuso; sono sconvolta da queste iniziative “etero” di Peppino; ma ne sono anche molto eccitata.

La situazione si fa calda, in tutti i sensi; anche perché in quel momento si presenta Seba e si pianta diritto davanti a noi, in parte per entrare nel gioco, ma più ancora per coprire la visuale dalla porta; naturalmente, Peppino ne approfitta per abbandonare il mio sedere, aprirgli la patta e tirar fuori il membro, che lo lascia quasi stordito; vedo che si ferma ad osservarlo un po’; Seba ne approfitta per sollevarmi dal divano e infilarmi immediatamente una mano fra le cosce fino ad arpionare la vagina in cui infila almeno tre dita (nell’orgia dell’eccitazione non riesco neppure a contarle); non contento, mi tira fuori una tetta e si china a succhiarla.

Peppino, quasi per gelosia, riporta la mano fra le natiche e torna a infilarmi due dita nel sedere titillandomi con passione; per quanto eccitante, la situazione non mi piace: sentirmi manipolata in vagina e sulle tette, da Seba, e nel sedere, da Peppino, senza aver nessun ruolo attivo mi fa sentire in qualche modo usata; mi libero quasi con malgarbo, mi riassetto l’abito sgualcito e decido.

“Ok; per ora basta; riprenderemo con più calma e maggiore discrezione più tardi nella mia camera.”

Anche se, mentre lo dico, sento i miei umori scorrere dalla vulva fin quasi al pavimento; i due si arrendono e si ricompongono.

“Quando stacchi?”

Domanda Peppino a Seba.

“Stasera ho anche la chiusura; almeno ancora un’oretta.”

“Allora ci vediamo sopra da Cristina.”

Saluto Seba con una carezza sul viso e insieme a Peppino vado verso le camere: mi accorgo che lui è particolarmente teso e gli chiedo perché.

“Mi succede sempre ai primi appuntamenti; figurati poi a questo dove spero di farmi sbattere dal figlio del mio primo amore e di potermi divertire un poco con quella che in parte me lo strappò.”

“La motivazione vale anche per me: il figlio e il primo amante del mio primo amante; a raccontarla, non ci crede nessuno. Ma io è da tempo che queste emozioni ho imparato a dominarle e quasi non mi fanno più effetto!”

“Beata te! Ma ora cerchiamo di non pensarci. Che facciamo? Vengo già da te o aspettiamo Seba?”

“No, fai quel che devi e poi vieni da me; io intanto mi rinfresco un poco. Anzi, ti lascio la porta aperta così appena vuoi, entri.”

In bagno, mi strucco, mi sciacquo un poco la vulva, indosso la mia solita vestaglia e mi sdraio sul letto; dopo poco la porta si apre e Peppino entra avvolto in un kimono giapponese di elegante fattura; lo guardo ammirata, scendo giù dal letto e vado ad abbracciarlo dietro le spalle; provocatoriamente, appoggio tra i glutei il monte di Venere e spingo mimando una penetrazione anale; sento di urtare qualcosa all’altezza dell’ano, sposto il Kimono e mi appare un nodoso bastone che emerge tra le chiappe

“Ti sei preso avanti?!”

Commento e mi abbasso a studiare il dildo che si è infilato nel sedere.

“Venticinque centimetri con vibrazione a velocità regolabile: roba di lusso!”

Esclamo provocatoria; faccio scivolare a terra il kimono e la mia vestaglietta, appoggio la vulva al manico del dildo e comincio a spingere; sento che ansima; insinuo una mano e sposto la manopola sulla massima vibrazione; sento le chiappe ballare con tanta energia da trasmettere la vibrazione anche alla mia vulva e provocarmi intensa goduria.

Trema anche col petto; stringo l’abbraccio e incollo sempre più il mio ventre alla sua schiena accentuando la vibrazione di riflesso sulla mia vulva; gli passo le mani davanti e sento il petto villoso; raggiungo i capezzoli e prendo a titillarli: come immaginavo, è molto sensibile in quel punto e comincia a vaneggiare.

“Si … si … ancora … ancora … “

Faccio scivolare le mani sul ventre e incontro il sesso: è molto più duro di quanto potevo immaginarmi in un omosessuale in intimità con una femmina; ed è soprattutto un membro assai notevole; comincio a masturbarlo con tutta la mia sapienza (che non è poca!); ricordandomi della sua auto definizione di ‘schiava’ comincio a rivolgermi a lui con arroganza machista.

“Belle le tue chiappe; te le voglio proprio martirizzare; … che buco di sedere : è proprio spanato, ma io te lo devo rompere ancora di più, deve essere mio!”

lo sento agitarsi in preda ad una vera sofferenza, ma so che è piacere puro.

“Adesso ti faccio vedere io come ti spacco il sedere, come ti squarcio l’intestino, come ti lacero lo sfintere!”

Ormai è entrato nella parte ed è quasi scatenato; picchio quasi con violenza sul manico del dildo; me lo faccio penetrare nella vagina, tanto sono appiccicata a lui; e sento che si apre sempre più, al di là di ogni limite umano.

All’improvviso, si volta, mi afferra per le braccia e mi obbliga a piegarmi sul letto; mi sbatte con violenza il membro sulle natiche, me lo struscia con forza sull’ano e spinge per farlo entrare, ma lo sfintere non cede; rabbiosamente, sposta la cappella in giù e la infila nella vagina, fino all’utero, con violenza; ma ritira subito fuori la verga e, lubrificata come esce, riposiziona di nuovo la cappella sull’ano, spinge quasi con violenza e la mazza mi sprofonda dentro fino alla radice.

“Ecco, grande troia, ecco come ti possiedo; … ecco come ti sfondo, ti rompo, ti lacero, ti squarto …  così impari a rubarti il maschio che è mio …”

Lui è decisamente molto eccitato e, mentre mi violenta il sedere, spinge con una mano il dildo in fondo nel suo intestino per prendersi due piaceri contemporanei; anche io, però, sono sovreccitata ed accolgo la sua mazza nel sedere con grande soddisfazione: non è più grossa di tante che ne ho prese nella mia vita; ma la situazione surreale di un amante in qualche modo ‘tradito’ che si vendica di chi lo ha offeso spaccandole il sedere è di una eccitazione enorme: ed io me la godo fino in fondo; anzi, all’apice del piacere mi trovo a squirtare con violenza bagnando il ventre a lui e le natiche a me.

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