Chapter 2 - La penetrazione anale
La moglie non vuole essere a meno delle amanti; gli chiee di romperle il culo; lui lo fa e la scopra assai più ricettiva di come pensava.
1 year ago
Formazione … deviata 2 “La penetrazione anale”
L’ipotesi avanzata da Carmen, di procedere alla sua ‘formazione sessuale’ passo per passo, si rivelò presto quasi un progetto di vita; d’altronde, l’enorme differenza tra noi era la mia capacità intuitiva, accompagnata da una immediata celerità nell’azione, mentre lei aveva da sempre preferito approfondire i temi, conoscerli bene e solo quando ne fosse stata totalmente padrona lanciarsi nell’azione; nel caso specifico, sapeva di dover compiere in poco tempo un lungo percorso.
Per questo, nelle occasioni successive si limitò a mettere in pratica quello che aveva appreso sulla copula canonica, prima di avventurarsi a chiedere ulteriori conoscenze e adeguamenti; continuammo quindi, come avevamo fatto fino a quel momento, a copulare tre o quattro volte a settimana, in genere il martedì e nei week end, da venerdì a domenica; ma da allora la partecipazione di lei si fece più attiva e determinata; in buona sostanza, ci concedemmo momenti intensi di copule classiche.
La differenza maggiore stava nel fatto che, prima di andare a letto, lasciava capire le sue intenzioni non passando dal bagno per i lavacri serali e per indossare la camicia da notte, ma mi guidava direttamente in camera; intenzionata a copulare, mi avvolgeva in interminabili e dolcissimi baci appassionati nei quali la salivazione ininterrotta produceva libidine a iosa; il gioco delle lingue si faceva intrigante e, quando si sedeva sul bordo del letto, sapevo già che stava per praticarmi una fellazione da sogno.
Col passare delle settimane, e dei mesi, la sua abilità in quella pratica si faceva sempre maggiore; contemporaneamente, cresceva la sua capacità di prendere gusto a tenere il fallo in bocca, affondarlo fino all’ugola e trattarlo con la massima abilità per strapparmi meravigliosi brividi di piacere; dopo una prima ritrosia, provò il piacere dell’ingoio e dovevo puntualmente frenarmi e sottrarmi alla eiaculazione rapida perché, fosse stato per lei, si sarebbe accontentata della sola fellazione con ingoio.
Io invece avevo imparato che il secondo momento del suo piacere era sentirsi leccata in profondità; a nessun prezzo avrei rinunciato al piacere di succhiare la sua vulva grondante di umori, dopo che lei mi aveva dato con la bocca il massimo del piacere; con un gesto ormai quasi rituale, interrompendo la meravigliosa fellazione, le sfilavo il fallo dalla bocca e la spogliavo nuda per ammirarla tutta; aveva aggiornato l’intimo ed era sempre molto sensuale; la spingevo supina sul letto.
Avendo appreso il meccanismo, sollevava i piedi sul letto, si scosciava e mi prendeva la testa per accompagnarla sulla vulva vogliosa; mi guidava, stringendomi le tempie, sui punti erogeni che sapeva più sensibili; per impedirle di limitare la leccata alle parti più facili da eccitare, dovevo imporle di lasciarsi leccare dai piedi verso la vulva e il ventre; sapevo che avrebbe provato un piacere più lungo ed intenso; trasformavo la presa in una carezza sulle guance mentre risalivo dalle cosce alle grandi labbra.
Progressivamente, ricordando le leccate da dietro, si abituò, ad un certo momento, a girarsi e sistemarsi carponi sul bordo del letto, facendo sporgere in fuori il sedere, per offrire alla mia lingua tutto il sesso; a quel punto, cominciava il mio lavoro di risucchio del clitoride, di leccate in profondità nella vagina e nell’ano, di passaggi a spatola sul perineo; scoperti i movimenti che la mandavano in estasi, godevo molto a ‘divorare’ il sesso succhiando l’anima dalla vulva.
Dopo le prime volte che la possedevo dall’alto, alla missionaria, facendomi abbracciare i lombi con le gambe, decisi di aprire la sua conoscenza alla pecorina; mentre stava carponi, al bordo del letto, dopo avere leccato a lungo sedere e vulva, le presi da dietro i seni, strinsi tra le dita i capezzoli e accostai la cappella; entrai lentamente in vagina, obbligandola, con il seno artigliato, ad accostarsi al ventre; le ci volle un attimo per rendersi conto che le stavo aprendo una diversa prospettiva per copulare.
Il piacere la sorprese impreparata e gemette come soffrisse mentre il fallo attraversava il canale vaginale e le picchiava sulla cervice dell’utero; credo che avvertisse nettamente i testicoli che urtavano sul pube ed ebbe la certezza che aveva tutto il fallo dentro di se; sospirò con languore, girò le mani dietro, sul sedere, e allargò le natiche per consentire al ventre di entrare nel vallo tra i glutei per farsi penetrare più a fondo; mi chinai a baciarle la schiena limpida e le chiesi se le piacesse.
“Non me lo aspettavo; è bellissimo; ma non venire così; voglio stringerti io mentre eiaculi in vagina.”
Mi beavo molto della sensazione di intimità del ventre che picchiava tra le natiche e le facevo sentire tutta la mia voglia che attraversava il ventre e le arrivava al cervello; sentivo che si perdeva quasi nel piacere nuovo e vi partecipava con somma goduria; avvertii che dalla prostata lo sperma premeva per esplodere e mi fermai; le dissi che rischiavo l’orgasmo, mi suggerì di uscire e di possederla nella maniera classica.
Mi stesi supino al suo fianco e la spinsi a salirmi addosso; alquanto perplessa, accavallò il mio ventre; manipolando la vulva e il fallo, la penetrai da sotto; ebbe solo un momento di disagio, poi puntò le ginocchia sul letto e cominciò a muoversi in su e in giù facendo scivolare la mazza nel canale vaginale.
“Adesso sei decisamente tu che mi cavalchi, da brava amazzone; sei tu che dai il ritmo e decidi quando e come montarmi; ti senti in difficoltà?”
“Neanche per sogno! E’ verissimo; sono io a dirigere i giochi; non sai quanto mi rende felice ed orgogliosa dominarti dall’alto e decidere come deve entrare ed uscire dal ventre il tuo amatissimo fallo; ti amo da morire, maledetto; voglio recuperare tutto il tempo che mi hai lasciato senza questi piaceri immensi!”
“Beh, mi pare che davvero sesso e sentimento, tra me e te, vadano acquistando una dimensione precisa e meravigliosa.”
“Sì; sto imparando molto sulla fisicità dell’amore; credo che farà bene a noi due e soprattutto alla mia autostima, sapere che posso dominare il maschio alfa che in te non muore mai; davvero non so dirti quanto mi piace fare l’amore con te; è vero che stiamo facendo l’amore e non solo copulando come scimmie?”
“Io ti sto amando con tutto me stesso, a cominciare dal fallo; non so se tu senti lo stesso trasporto e lo stesso sentimento; ma sono convinto che avrei fatto meglio a calpestare qualche tuo pregiudizio assai prima; forse saremmo anche più felici di adesso.”
“Non si può scrivere la storia coi ‘se’ e coi ‘ma’; quello che è stato, è stato; l’importante è che ci siamo trovati, sul letto che ha visto tutta la nostra esistenza, ad amarci come due bestie e come due innamorati da favola; ecco, io credo che questo sia il senso delle nostre copule, adesso; essere candidi come angioletti e brutali come diavoli!”
Le afferrai i seni e spinsi un poco verso l’alto; prese l’abbrivio e cominciò a montarmi con foga, al punto che mi preoccupai potesse provare dolore; la invitai a calmarsi e a copulare con più regolarità; agitò la mano come per cacciare un moscerino e riprese la sua copula violenta; ogni tanto era costretta a rallentare, ma giocava volentieri con lo spessore della mazza e sentivo che si muoveva contorcendosi per far toccare al fallo tutti i punti erotici del canale vaginale e dell’utero.
Esausta dopo una serie infinita di orgasmi, si abbatté su di me e, per non gravarmi addosso, si spostò al mio fianco; cercai di avviare un dialogo per dare una dimensione più razionale alla copula, ma mi disse solo che quando provava piacere perdeva il senso delle cose e l’unico interesse che provava era godere ed eiaculare; mi chiese scusa per questa intemperanza, ma disse che non ce la faceva a frenarsi se non quando era completamente svuotata; la rassicurai che non era un problema insolubile.
La girai prona sul letto e scesi tra le natiche con le mani e con la lingua; percorsi tutto il retrocoscia, da un lato e dall’altro, svariai sulle natiche e mi infilai nello spacco, raggiungendo l’ano e la vulva; infilai un dito a bagnarsi negli umori che aveva scaricato in vagina e lo spostai così umido al sedere; entrò con qualche difficoltà; infilai tra le cosce l’altra mano e andai a catturare il clitoride che titillai e strofinai mentre la stavo penetrando nel sedere prima con uno poi con due dita.
“Si può copulare anche nel sedere?”
“Si; quasi tutte le donne, ormai, lo fanno; molte ragazze, se vogliono salvaguardare la verginità vaginale, danno volentieri il sedere e lo usano meglio di una vulva … “
“L’hai fatto anche con le tue amanti? Perché non ci hai mai provato con me?”
“Guarda che anche la tua amica del cuore, Mirella, mi ha dato più volte il sedere e spesso ha preferito l’anale alla copula in vulva; non ne hai mai parlato? Io non me la sono sentita di proportelo, perché l’atteggiamento bigotto dei tuoi e tuo mi frenavano; anzi, speravo che, parlandone tra amiche, tu ti convincessi senza che fossi io a forzarti … “
“Sì, me ne hanno accennato più volte; poiché mi scandalizzavo, hanno cominciato a stare zitte davanti a me; ormai non si parla quasi più di sesso, se ci sono io … Ma ora le cose stanno diversamente; pensi di erudirmi anche sulle penetrazioni nell’ano e di farmele provare o sei ancora frenato dalla mia educazione?“
“Mi hai chiesto di andarci piano e di procedere step by step; stiamo tenendo il ritmo che tu hai scelto; se credi che sia il momento, sarò felice di penetrarti analmente; scoprirai un altro mondo del piacere e sarai in grado di soddisfare qualunque esigenza; vuoi che andiamo avanti allo spasimo?”
“Peppe, domani è domenica; dopo pranzo, Laura va all’Università; il bagaglio è già pronto; domani a pranzo c’è pasta al forno già pronta, solo da infornare; stasera io e te copuliamo come gli amanti più appassionati e gli innamorati che siamo sempre stati; ci alzeremo domani solo per pranzare; se non saremo esausti, possiamo anche riprendere dopo pranzo e uscire dalla camera solo lunedì per andare al lavoro. Ci stai?”
“Prima di scatenarci nel sesso, posso confessare un piccolo turbamento? … Quello che mi hai detto, che nello scatenamento dei sensi il piacere ti sopraffà, mi fa temere che, in futuro, quando dovessimo avventurarci nella ‘zona proibita’ delle trasgressioni, potresti incontrare problemi, perdendo il controllo; vuoi che ne parliamo o affrontiamo i problemi di volta in volta?”
“Peppe, step by step vale per tutto; questi dubbi appartengono ad uno step ancora da venire; stasera in gioco c’è il mio sedere e il tuo fallo; vogliamo farli unire come sesso comanda?”
“Va bene; mettiti carponi … “
Si piegò a quattro zampe e mi offrì il meraviglioso sedere da guardare, da amare, da copulare con gioia; mi fermai ad ammirare con dolcezza il profilo limpido ed elegante della schiena, dalla nuca alle spalle armoniose, giù verso la vita che si stringeva in dolcissime curve per poi aprirsi nei fianchi larghi e carnosi; accarezzai lo spacco; un dito scivolò nel sedere e un altro in vulva; gemette di piacere; afferrai i glutei a mano piena e li strinsi con dolce violenza allargando le natiche.
Godeva molto e lo sentivo dai gemiti; le suggerii di infilarsi una mano tra le cosce e di masturbarsi; mi inginocchiai dietro di lei, le alzai il sedere al massimo e mi piegai col viso affondandolo nello spacco; la lingua guizzò quasi da sola a stimolare l’ano grinzoso; le piaceva e lo provava il rilassamento delle pieghe anali che facevano largo alla lingua; la spostai un poco più avanti e penetrai nella vagina; incontrai il dito di lei che martirizzava il clitoride.
Spingendola opportunamente con le mani, la feci sollevare in ginocchio e mi infilai sotto di lei finché la vulva fu sulla mia bocca; manovrai un poco per averla tutta a mia disposizione e lei trovò i movimenti per mettermi sulla bocca la vulva grondante mentre il didietro si impalava sul mio naso; leccavo e succhiavo come un’idrovora; urlò, gemette e si contorse ma non si muoveva di un centimetro dalla posizione conquistata.
Percorsi con la lingua a spatola dal pube all’osso sacro, giocando su tutto il percorso ed infilandola in vulva e nell’ano; usai le mani per accarezzarle sedere, inguine e vagina; mi dava un piacere spasmodico accarezzare la pienezza delle natiche e impastarle lussuriosamente; afferrai le anche e tiravo su di me tutto il sesso quando succhiavo la vulva con entusiasmo; accompagnava le mie manovre con gemiti e frasi monche che mi incitavano a possederla.
“Ti voglio nel sedere, prendimi a pecorina!”
Il suo era un grido di preghiera, quasi; staccai la bocca per avvertirla che non era una cosa facile; penetrarla a freddo sarebbe stato farle certamente male e rischiare che rifiutasse per sempre la pratica; mi chiese se sapevo come provvedere a rendere l’anale una copula diversa ma altrettanto meravigliosa; le ricordai ancora di non lasciarsi andare alla libidine; in bagno ci dovevano essere dei lubrificanti, per lo meno della vaselina; se avessimo fatto le cose con pazienza, sarebbe stato solo piacere.
La abbandonai per un attimo, per andare in bagno a recuperare la vaselina; tornando, la trovai languidamente distesa supina che mi aspettava ansiosa; mi fermai a guardarla ammirato di tanta bellezza; le mostrai la boccetta; si girò carponi e mi offrì il sedere meraviglioso; mi fiondai a leccare tutto e per un po’ svariai tra vulva e ano, spatolando con la lingua dal monte di venere al coccige; accarezzai le natiche, percorsi il vallo e le infilai un dito umettato con gli umori della vulva.
Dopo un attimo di resistenza, cedette alla pressione e si lasciò penetrare dal medio; lo ruotai più volte nel canale rettale strappandole gemiti di piacere, cominciava già ad assaporare le gioie del fallo nel retto; feci cadere qualche goccia del liquido lubrificante sulle dita della stessa mano e, disinvoltamente, due penetrarono nel foro, il medio e l’indice; con l‘altra mano catturai il clitoride e la masturbavo, mentre abituavo l’ano alla violazione.
Quando mi resi conto che ormai lo sfintere si era abituato allo stupro che inesorabilmente stavo praticando, tirai fuori le dita, spinsi uno dell’altra mano in vulva per accentuare il piacere e di nuovo forzai il retto, stavolta con tre dita a cuneo; la vaselina fece egregiamente il suo dovere e capii che Carmen era tanto concentrata sul piacere in vagina da non accorgersi, quasi, che il sedere veniva violato da una massa vicina a quella del fallo che stava per sfondarla.
Sempre accarezzandole le natiche e stimolandole il clitoride, passai il lubrificante sul medio e lo distribuii abbondantemente nel canale rettale e sull’ano; ne versai un poco e lubrificai il fallo che, nella tensione dell’esperienza, era diventato una trave d’acciaio vogliosa di sfondare il retto alla mia donna; appoggiai la cappella all’ano, la presi per le anche e spinsi con dolcezza e lentamente; scivolò dentro e si bloccò all’altezza dello sfintere; lei gemette un ‘fermo!’ sussurrato e mi bloccai senza arretrare.
Sentii che la presa dell’ano si allentava e ripresi a spingere con determinata dolcezza; lei avvertiva ogni piccolo avanzamento della mazza nel canale rettale e sentivo che cercava di respirare regolarmente per superare il fastidio della forzatura; non doveva essere indolore, la penetrazione; ma assorbiva il fallo come si riappropriasse di qualcosa di suo; le mani dietro le natiche carezzavano la mazza che entrava, quasi a misurare quanto ancora mancasse.
Diede lei la spinta decisiva, picchiando col sedere sul ventre e assorbendo nel retto il fallo fino ai testicoli; quando li sentì picchiare sulla vulva, fu certa che l’avevo penetrata fino in fondo; si fermò ansante, riprese il respiro regolare e con i muscoli rettali strinse più volte il fallo; cominciò il più epico anale che avessi mai realizzato, forse perché vissuto con l’amore che ci univa; io pompavo nella maniera più classica, aiutandomi con le anche e con i seni che tiravo a me quando spingevo l’asta dentro.
Lei, invece, ogni volta che il fallo era profondamente immerso nell’intestino, mi bloccava e manovrava coi muscoli interni per mungerlo con infiniti brividi di piacere strabilianti, per me che cercavo di allontanare l’eiaculazione.
“Me l’hai fatto notare tu, che è il mio corpo a imprigionare la tua mascolinità; ora che ce l’ho dentro il ventre non ti lascio dominare; lo succhio io, per il tuo e per il mio piacere; vorrei che non finisse mai questo momento di dedizione e di possesso totale; ma voglio anche sentire il tuo sperma scoppiarmi nel corpo per darmi orgasmi violenti; avvertimi quando stai per venire; spero di farlo insieme a te.”
Cominciai la cavalcata più saporita che potessi immaginare; il fallo che scivolava nel sedere sempre più libero, sempre più bene accetto, le natiche che mi battevano sul ventre mettendo a subbuglio la mia libidine totale, le mani artigliate sulle anche fino a farle male o aggrappate ai seni tirati con dolorosa determinazione; tutto concorreva a rendere quell’anale un momento di piacere e di amore infinito; l‘orgasmo arrivò con spasmi continui alla prostata; l’avvertii che stavo per esplodere; godemmo insieme.
Mi abbattei sulla sua schiena, quasi svuotato dall’eiaculazione, leggermente intontito dal piacere; lei si adagiò bocconi sul letto, trascinando con il suo corpo il mio che le stava attaccato; non azzardavo a sfilare il fallo, ancora bello duro, perché sapevo che l’uscita era più dolorosa dell’entrata; respiravamo sempre più regolarmente; sentivo che il piacere si dissolveva, la mazza diventava barzotta poi sempre più floscia; la sfilai con un leggero ‘flop’ e mi rovesciai supino accanto a lei.
Quando si riprese, mi scivolò sul corpo e venne a baciarmi; ricambiai con passione; non c’era bisogno di parole; era stato davvero un momento di grande entusiasmo sessuale, di lussuria infinita e di libidine da incorniciare.
“Questo era proprio giusto che lo facessimo; non ho mai goduto tanto in vita mia; scommetto che c’è tanto da imparare sull’anale; nei prossimi step conoscerò ed applicherò le conoscenze. Sei tanto stanco, amore? O puoi ancora aprirmi la mente su qualcosa?”
“Carmen, bada che non esistono manuali sul fare sesso o sul fare l’amore; tutto nasce dalla testa, dal cuore e dall’inguine; quello che ti dettano, fai; al massimo si può suggerire qualcosa; per esempio, il tuo seno meraviglioso può essere utile a una copula che si chiama ‘spagnola’, non so perché, e si pratica col fallo fra i seni … “
“Mi fai provare?”
La feci sdraiare supina, le montai addosso e mi sedetti sullo stomaco; sistemai il fallo nel solco tra le mammelle e presi i globi tra le mani per portarli intorno all’asta; mi sostituì e strinse amorosamente l’asta tra i seni; io la feci scivolare, grazie anche ai residui di vaselina, portandola fino ad urtare il mento, visto che aveva abbassato la testa per ammirare; socchiuse la bocca e ricevette tra le labbra, a fine corsa, il fallo che leccava per rimandarlo poi indietro.
Giocammo per un poco tra i seni e lei espresse una gioia fanciullesca per una tecnica che sapeva di gioco più che di copula; mi avvertì che lo avremmo fatto spesso perché le piaceva un botto, masturbare con il seno il mio fallo; le sorrisi e la baciai, con acrobatici movimenti.
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