Le interpretazioni di Alba

Chapter 5 - Le interpretazioni di Alba 5 Anno nuovo vita nuova; andare e tornare è sempre un amare

L'esperienza di capodanno fa decidere ai coniugi di incontrarsi periodicamente in attesa di verificare la possibile ricomposizione; decidono di ritorvarsi peridoicmente per fare l'amoe e per riprenere ad amarsi come un tempo.

G
geniodirazza

1 year ago

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Le interpretazioni di Alba 5

Quando fummo nudi nel nostro letto, Alba mi aggredì dolcemente con un autentico interrogatorio, quante volte avessi fatto l’amore con Lina, quanto amore ci avessi messo, se intendessi prenderla come amante fissa, dove portassero la nostra intesa e le dolcezze che ci scambiavamo anche quando parlavamo solo di lavoro; la gelosia che le bruciava il cervello emergeva da ogni domanda, al punto che dovetti riprenderla.

“Alba, stammi a sentire; anche se mi sembra che non sei in grado di rendertene conto, tu hai vissuto per vent’anni in regime di bigamia, distinguendo l’amore che davi a me dal sesso che davi al tuo primo amante; se ci aggiungi le ‘scappatelle’ che hai confessato anche qui in vacanza, non dovresti nemmeno pensare di poter essere gelosa; ti ho detto e ribadisco che ho avuto alcuni incontri amorosi con Lina ma che non esiste possibilità di storia impegnativa, con lei.

Se non lo hai capito finora, fissati in mente che è singola per vocazione e che non accetta nemmeno di pensare per un attimo ad un legame impegnativo, mentre tu troppo facilmente ti sei sposata e hai tradito; nemmeno Franco scalfirà la determinazione della mia segretaria ad usare l’amore per riempire il suo bisogno e rompere non appena si presenti pericolosamente l’ipotesi di farsi invischiare in una storia duratura.

Non è di lei che devi preoccuparti, ma solo di te; tu non sai ancora se sei disposta veramente a vivere il matrimonio come monogamia, mentre io da quando avevo vent’anni ho scelto di amare solo te; ho frequentato altre donne solo dopo che ci siamo ufficialmente separati; non cercare di incidere sulle realtà altrui; pensa a te e a quello che vuoi da te stessa, prima che dagli altri; io so che ti amo e che farei anche tutti i tentativi per ricucire uno strappo doloroso; ma se fai la gelosa, mi esasperi solo.”

“Claudio, perdonami e cerca di capire le mie difficoltà; mi ero costruita la favola del doppio regime ed ora mi accusi, giustamente, di bigamia e di adulterio; per tornare a parlarti prima che ad amarti, ho dovuto ricorrere alla mediazione di nostro figlio; anche su questo devo lavorare; io continuo a considerare Franco ‘nostro’; eppure, i dati mi confermano che non l’ho concepito con te.

Cerca di accettare che sono immatura, presuntuosa e testarda; una sola persona può aiutarmi a cambiare e sei tu; a te sembra che stia muovendomi come un elefante in un negozio di cristalli e che stia distribuendo cocci di vetro in giro; ma è solo l’ansia di recuperare con te un minimo di comunicazione che mi fa fare e dire spropositi; se riesci ad andare oltre la superficie delle cose, forse mi aiuti di più a trovare me stessa e il bandolo della mia vita.”

“Non chiedi poco né cose semplici; io vivo a molti chilometri da voi; possiamo sentirci, parlare, ma le scelte devi farle tu e devi sapere cosa vuoi; se è di amicizia che parli, non ti mancherà la mia e, paradossalmente, la più convincente amica per te sarebbe proprio Lina che conosce bene me, ha imparato a conoscere te e tuo figlio ed è legata a noi, a tutti e tre, bada, da un affetto profondo che non ha niente a che vedere con le copule.

Non te la prendere, ma ancora una volta siamo al tema della fiducia e della lealtà; l’amicizia, come l’amore, ha bisogno di fede reciproca; solo se sai essere leale e sincera, puoi avere la garanzia di un’amicizia; io so che ti ho offerto la mia, quando mi fidavo stupidamente ma anche quando ho aperto gli occhi sui tuoi tradimenti; tu non riesci ad avere fiducia in Lina che è qui limpida e chiara, innamorata di me, di Franco e di te; esci dalla tua tigna rabbiosa e cerca di andare incontro alle persone.”

“Ti amo maledetto; non so come dirtelo e dimostrartelo, ma ti amo e ti convincerò … Mi fai fare l’amore, per favore?“

Nella camera accanto era cominciato il concerto dei gemiti e degli urli; i letti spingevano contro il muro e si potevano contare i colpi violenti che si scambiavano i due giovani nella loro frenesia di sesso; al loro suono, Alba sembrò scatenarsi, mi piombò addosso e si impalò sull’asta che tenevo ritta sul ventre; mi era sempre piaciuta, mia moglie, e non riuscivo a non eccitarmi di fronte al suo corpo nudo; anche in quella condizione di guerra aperta, la amavo da scoppiare.

Ero quasi spaventato dalla foga con cui picchiava col pube sul mio, cavalcandomi da amazzone; e a stento trattenevo l’orgasmo rapido per la libidine che riusciva a scatenarmi; afferrai i seni che ballavano su di me e strinsi i capezzoli duri ma non tanto da farle male; sapevo che le piaceva godere con le carezze sui seni; la tirai verso di me fino ad avere un capezzolo in bocca; si spostò e venne a baciarmi con un languore che mi spiazzò; mai sentito tanto amore in un bacio.

Afferrai le natiche puntute e le strinsi con voglia; feci scivolare gli indici fino all’ano grinzoso e sentii che cedeva e si apriva; mi montò la voglia di possederla analmente; quasi lo avesse percepito per telepatia, mi sussurrò che doveva prendere il gel, se avevo voglia di assaggiare il suo retto; mi fermai per un attimo; non sapevo più se avrei trovato la fessura stretta che ricordavo o se le pratiche anali le avessero procurato spanatura e prolassi; mi anticipò ancora.

“Non farti venire fisime stupide; dopo l’errore di Gran Canaria, non ho fatto sesso con nessuno; analmente, non ricordo più quanto tempo è passato dall’ultima volta che l’ho fatto … “

“Perdonami, ma si sa che chi si scotta con l’acqua calda ha paura anche di quella fredda.”

“Stai sereno; sono diventata un’altra; amo te e, finché spero di riaverti, non voglio un altro maschio … “

Si sfilò dal sesso e andò in bagno; tornò col tubo, che ben conoscevo, del gel lubrificante che usavamo per il coito anale; me lo passò e si dispose carponi ad essere posseduta da dietro; mi chinai a leccarle il sesso; era un rito a cui eravamo abituati, prima della rottura, e sapevo con precisione quasi meticolosa che cosa preferisse in quel genere di rapporto; leccai con amore, a spatola, dal pube all’osso sacro e la sentii vibrare quando infilai la punta della lingua in vagina e nell’ano.

Ritrovavo in quei gesti la donna che da sempre amavo; i discorsi fatti mi invitavano quasi a prendere atto che solo di una fanciullaggine si era trattato, più che di una cattiveria meditata; ma l’idea che un figlio non mio fosse cresciuto come naturale e legittimo mi rodeva ancora; ero molto combattuto mentre mi dedicavo a quel corpo che conoscevo in ogni piega e che ogni volta mi eccitava comunque fino a farmi perdere la testa.

I gemiti di lei che godeva ad ogni spatolata sul sesso mi caricavano di voglia e d’amore; quando sentivo sibilare, tra i lamenti, un ‘ti amo’ decisamente diretto a me, mi eccitavo ancora di più e desideravo quasi massacrarla col sesso, ucciderla d’amore, per punirla degli errori mentre le esplodevo nel ventre tutto il piacere che da vent’anni sapeva darmi rinnovato; proseguii nel titillamento accanendomi con la lingua e con le dita che penetravano nel retto e ruotavano a fare spazio alla mazza.

Quando la sentii rilassarsi perché l’orgasmo era stato enorme, sfilai dolcemente l’asta dalla vagina, spazzolai con la punta lungamente il perineo, raccolsi da lei gli umori che l’orgasmo aveva scaricato e spostai l’asta all’ano; afferrai i seni per fare forza e spinsi; mi fermò con un gesto quando lo sfintere reagì con forza; poi si rilassò e fu lei stessa a spingere indietro il sedere, penetrandosi fino in fondo; i testicoli picchiarono sulla vulva e fu certa di averlo tutto dentro.

Ci meravigliammo entrambi che il retto avesse accolto la mia mazza, dopo tanto tempo, facilmente fino all’intestino; lei la sentì anche nello stomaco, perché tutto il pacco addominale fu spinto in avanti; ma il piacere che le dava il fallo che scivolava nel ventre era sublime; a mia volta, mi persi felice nelle sensazioni di estrema voluttà che mi dava il canale rettale stretto, per antica abitudine, intorno all’asta a sollecitare tutte le fibre dell’organo che vibrava riempiendomi di gioia.

La cavalcai a lungo così aggrappato ai seni e spingendo con voglia e con forza; picchiavo e penetravo fino a che i testicoli quasi forzavano la vagina; lei aveva infilato una mano fra le cosce e li accarezzava lussuriosamente, usandoli per strofinarsi il clitoride libidinosamente; poi estraevo l’asta lentamente, fin quasi a farla uscire, e seguivo con gli occhi la violenza su quell’ano spanato che la mazza dilatava spropositatamente; il piacere visivo si accompagnava a quello tattile.

Finché, con un ultimo violento colpo, affondai fino all’inguine nel sedere spalancato e sparai uno tsunami di sperma direttamente nell’intestino; lei accolse con goduria ed urla di piacere i singoli spruzzi che si perdevano nel ventre; delicatamente, accompagnai la riduzione del sesso finché, barzotto, lo sfilai garbatamente dall’ano; mi stesi supino accanto e lei e l’abbracciai, mio malgrado ancora innamorato.

In quell’atmosfera così particolare, per esserci ritrovati, io e mia moglie legalmente separati, a fare l’amore con tanta passione e stimolati, forse fortemente, dai suoni che dalla parete di separazione delle camere ci arrivavano degli orgasmi che senza dubbio costellavano il rapporto tra Franco, figlio di Alba, e Lina, la mia segretaria e confidente, trascorse non solo la notte ma anche gran parte del giorno seguente, fino al mitico e atteso veglione.

In particolare, Alba non si decideva a uscire dal letto, che lei sentiva più vivamente come nido d’amore, dopo mesi di lontananza; la coscienza che, ventiquattr’ore dopo, ci saremmo separati di nuovo e forse non ci saremmo più trovati a vivere quelle sensazioni d’amore, rendeva preziosi i minuti; neanche io decidevo il taglio, perché molti dubbi mi assalivano e, in qualche modo, vilmente cercavo di dilazionare il momento della verità.

Ci arrendemmo all’ora di cena e ci ‘trascinammo’ in sala, nella baraonda dei festeggiamenti da cui ci facemmo volentieri travolgere; in uno dei lunghi intervalli che, inevitabilmente, si determinavano tra una portata e l’altra, nell’euforia generale di balli, canti, suoni ed esplosioni gioiose, mi trovai seduto al tavolo con Franco, mentre le donne impazzavano in uno dei classici ‘trenini’ della serata; il ragazzo, quasi per naturale necessità, mi chiese come fosse andata con sua madre.

Cercai di spiegargli con garbo che avevo alle spalle, con Alba, una storia di grande amore durata vent’anni, con tutto il carico delle corna; che avevamo maturato una grande sintonia di rapporti anche a letto; che certe cose, una volta apprese, non si dimenticano e si recuperano immediatamente, specialmente dopo solo poco più di quattro mesi; non avevamo avuto difficoltà a ritrovarci e a fare l’amore da grandi innamorati; ma questo non significava che tornavamo indietro.

Ricucire una storia e ritrovare l’armonia era ben altra cosa; non ero in grado di dire se fosse l’inizio di una nuova fase, o se era l’ultimo rigurgito di qualcosa ormai sepolto; commentò che, da quel che aveva sentito attraverso le pareti, non gli era parso una storia occasionale o semplice, ma un incontro assai vivo e intenso; lo rimproverai scherzosamente di averci spiato e, in risposta, gli chiesi come fosse andata invece a lui, con Lina che non era una ragazzina impreparata.

In sostanza, mi premeva sapere se avesse costruito, in forza dell’età, una storia possibile su quell’incontro considerando che, se era quasi vergine come sospettavo, la capacità di Lina di coinvolgere poteva avergli fatto costruire speranze impossibili; mi rasserenò e mi spiegò che con molta gioia e desiderio si era lasciato andare alla guida della mia segretaria e, qualche volta, amante; per lui era stata una continua scoperta; per lei, l’entusiastico impossessamento di un giovane in tempesta di ormoni.

Mi spiegò che l’ipotesi di un ‘grande amore unico e assoluto’ apparteneva ad una categoria mentale di ‘vecchi’ come me e sua madre; etichettò Lina come autentica e credibile ‘scopamica’, un’amica cara e sincera fino al punto di finirci a letto e di farci l’amore, senza per questo scomodare impegni di lunga durata o ipotesi di monogamica dedizione; anche quella sera, erano liberi di vivere incontri occasionali senza che l’altro ne risentisse.

Quasi a conferma di quel che diceva, vidi che si lanciò in una serie di balli lenti con una bella ragazza, totalmente sconosciuta; di colpo, lo persi di vista e lo vidi comparire dopo circa mezz’ora piuttosto provato, dal ballo pensai; ma una macchia sul pantalone mi insospettì; a gesti, gliene chiesi conto; altrettanto a gesti, mi fece capire che la ragazza, nel bagno, gli aveva succhiato l’uccello; guardai con aria di rimprovero lui e Lina; mi prese da parte e si appartò in un angolo riparato e quasi silenzioso.

“Papà, entra nella dimensione del sesso leggero; alla ragazza piacevo; io la trovavo interessante; abbiamo festeggiato la fine dell’anno, poi ognuno al suo mondo; Lina non rispetta il tuo metro di ‘fedeltà’; ho visto che lei ha fatto la stessa cosa … “

“Quindi anche tua madre … “

“Fermo; a mia madre avete inculcato il senso dell’amore fedele; è stata così stupida da convincersi di una distanza tra sesso e amore; poiché mi ha parlato molto di voi, so per certo che, dall’incidente, come lei lo giudica, di Gran Canaria è cambiata molto profondamente, ha capito gli errori commessi e non ha voluto più incontrare nessun maschio; ha deciso che solo a te vuole dare amore e sesso inseme; se la rifiuti e trovi un’altra, è decisa a votarsi a me e al lavoro; è un problema suo; tu non c’entri.”

“Quindi, Alba si aspetta che questa cena abbia almeno un seguito … “

“Papà, non apriamo una tavola rotonda sulla nuova etica; tu prendi sesso, perché non vuole darti amore, da Lina, donna meravigliosa come femmina e come collaboratrice; ma comunque ci copuli; Alba ti ama, ti ha sempre amato; ha commesso errori grossi come macigni da cui non riesci a liberarti; ma è altrettanto affascinante come femmina; di più, c’è un uomo che per diciotto anni hai sentito tuo e che lei, nel suo stupido candore, sente figlio tuo, nonostante le corna di cui quasi non si rendeva conto.

Nella mia etica del sesso leggero, potresti senza problemi copulare con l’una e con l’altra senza patemi; nella tua etica del sesso pesante, un figlio vale meno della cooperazione sul lavoro? Mamma è innamorata di te; ha sofferto per quattro mesi ed io sono testimone delle lacrime che ha versato sui suoi errori; nella tua etica, è più logico andare a ballare con una ragazzina e imboscarti in bagno a farti succhiare l’uccello o portarti una bella donna sulla battigia, sotto le stelle e farci l’amore come sapete?”

“Senti, ragazzo, tu non mi hai chiesto una cena a tre; tu mi stai incastrando a riconoscere che sono stato troppo severo con tua madre; devo per forza ammirarti perché solo un figlio straordinario difende gli errori di sua madre con tanta foga; il problema è che io amo ancora lei come la donna ideale che hai descritto tu e che ti sento figlio nonostante quello che è successo, a mia insaputa; per caso hai deciso di farci tornare insieme? Sai bene che ho ancora troppe riserve … ”

“Papà, non discutiamo più; mi costringi a ricordarti ancora quanto amore ha riempito i corridoi di questo albergo, quando tu e mamma vi siete ritirati in camera; non ti voglio costringere a rinnovare il grande amore che vi lega; ma, parlando di sesso leggero, cosa ti costerebbe fare ogni tanto l’amore con una donna che conosci, che apprezzi e che, soprattutto, ti ama?”

Dovemmo ritornare al tavolo con le nostre donne; ma ero molto a disagio; le parole di Franco avevano aperto una grossa crepa nella mia determinazione; guardavo l’atteggiamento disinvolto di Lina e quello, appassionato, di Alba e mi chiedevo se fosse tanto sbagliato passare una fine d’anno con una donna così bella e innamorata, mettendo da parte le riserve e le inutili recriminazioni per delle fanciullaggini più che per colpe.

La situazione si faceva sempre più allegra, a mano a mano che la serata passava e ci si avvicinava al culmine del ‘conto alla rovescia’; mi trovai, all’annuncio del nuovo anno, perdutamente immerso tra le braccia di mia moglie che mi teneva stretto quasi a volersi fondere con me; le lacrime le scorrevano irresistibili; le asciugai baciandole gli occhi; mi assicurò che era solo gioia, la sua, per suo figlio, per me e per lei; ‘ … quindi per noi … ‘ chiosai; accennò di si col mento ma non ebbe la forza di parlare.

Dopo gli auguri di prammatica, ci dirigemmo fuori, sulla spiaggia; ci fermammo sulla battigia, al limite dell’onda, e Alba mi abbracciò ancora; la baciai con tutta l’anima e sentii di amarla come una volta; non mi ci volle molto a sentire il suo amore, altrettanto vivo; ci dirigemmo ad alcune sdraio depositate sulla sabbia; come tanti anni prima, ne stesi a terra due sulle quali, con sforzi disumani, ci stendemmo cercando di non sporcarci e di non romperci le ossa.

Come avevamo sperimentato, lei riusciva a stare quasi totalmente su una; mi fece rotolare su di se e mi trovai a premere col sesso duro sul ventre; con mille acrobazie, aprì il pantalone, sfilò l’asta e l’adagiò fra le cosce, sollevando la gonna fino alla vita; sentii la cappella cercare la vagina e penetrarla; mi sollevai un poco e la guardai negli occhi con sguardo severo; atteggiò il viso alla smorfia da bambina sorpresa a fare una marachella; amavo molto quel sorriso.

“Dicono che quel che si fa adesso si fa bene per tutto l’anno; io ti voglio per tutto l’anno!”

“Credi proprio a tutte le sciocchezze che ti girano per la testa? L’amore si può dare a Capodanno, per tutto l’anno, per tutta la vita, quando si desidera, senza proverbi o luoghi comuni; vuoi fare l’amore qui, adesso?”

“Qui e adesso; ma anche dopo, in camera; poi tutti i giorni a venire, ogni volta che vorremo … “

“Il mio sesso non arriva da L’Aquila a Milano; dovresti cercare sul posto … “

“Ho tanta pazienza, tanto amore da dare, tanto desiderio di darlo solo al mio grande amore; se non arriva da L’Aquila e non cerca di incontrarmi, me lo do da sola; ne ho un’infinità; ma posso darlo solo al mio unico e grande amore; ho già sbagliato troppo, per concedermi ancora lussi … “

“Stai dicendo che la cosa migliore, adesso, è che i nostri amori si possono incontrare, come è sacrosanto, sul nostro letto senza combattere con le stecche della sedia e con la sabbia intorno?”

“Io il mio amore te lo do dovunque, in spiaggia e in camera, in mare o in cielo; mi basta che tu lo voglia e lo accetti.”

“Allora, scappiamo alla chetichella via dalla baraonda e portami a fare l’amore con la mia unica donna al mondo … “

“Lo sai che un’amica siciliana mi dice che questa si chiama ‘fuitina’ e che si fa alle spalle di genitori e parenti?”

“Scusa, non è proprio il nostro caso? Approfittiamo che nostro figlio e la sua ragazza sono impegnati a conquistarsi o a conquistare nuovi amori e scappiamo nella nostra camera … “

Ce ne andammo con tutte le cautele e, in camera, sentii davvero l’amore esplodere dal corpo di mia moglie, sempre meno ex a quel punto; i discorsi fatti con il figlio, sempre più ‘nostro’ a quel punto, mi stimolavano a verificare ogni momento le reazioni di Alba al nostro rapporto; non ci volle molto a rendermi conto che era amore quello che provava; a ripensarci, la sua ingenua convinzione che a me desse amore e all’altro sesso prendeva un corpo che quasi mi spaventava.

Non ne parlai, per non riaprire una ferita, ma capivo anche il dolore represso che esprimeva mentre completamente si concedeva e quasi soffriva per penetrazioni più forti e violente, quasi espiasse così le sue colpe; fui costretto a farglielo osservare e ad invitarla a godere con me la gioia di essere ancora una volta insieme, su un letto coniugale, a fare l’amore come se la tempesta non fosse passata nel nostro cielo.

Fu una notte stupenda, di sesso, di piacere, di libidine, di lussuria, ma anche e soprattutto di amore che ci scambiavamo con tutti gli umori, coi sapori, coi respiri, con la voglia di possederci; fu solo verso l’alba che un deliquio simile al sonno ci fece crollare; i nostri compagni di vacanza non diedero segno di vita e non sapevamo se avevano copulato in grande silenzio, se avevano rinunciato a fare sesso o se avevano trascorso la notte altrove e con altri partner; ma non ce ne fregava.

Li ritrovammo a colazione, coi segni sul volto di una notte decisamente brava, forse più di quella che avevamo trascorso noi che non ci eravamo risparmiati; fu quasi un’avventura obbligarli a rimettersi in forma e a preparare i bagagli, visto che, subito dopo il pranzo di Capodanno, dovevamo partire per rientrare alle sedi; fu quello decisamente il momento peggiore della vacanza perché poteva, in qualche modo, rappresentare il distacco definitivo tra me e Alba.

 

Continua …

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