Niente è quel che appare

Chapter 2 - Niente è quel che appare 2 Tancredi e sua madre genetica

Tancredi scopre che la madre della ragazza di cui è innamorato è la sua madre naturale; con Cia prendono contatto con lei e con la sorella scoperta; si amano alla follia e coinvolgono il padre naturale che è felice di vedere ricostruita la sua vita sentimentale.

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geniodirazza

1 year ago

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Niente è quel che appare 2

Mio padre arriva puntuale per il pranzo; scambia con lei un bacio affettuoso, mi dà una pacca sulla spalla e va a lavarsi, viene a tavola, si siede e la guarda con aria interrogativa.

“Come sono andate le cose?”

“Benissimo; il dottore ha fatto le solite raccomandazioni; Tancredi è stato superiore a ogni aspettativa.”

“Sei contenta?”

“Sono felice, sono al settimo cielo!”

“Quindi, quello che cercavamo lo abbiamo in casa?”

“E’ il tuo ritratto; è potente, dolce, aggressivo e carezzevole; mi scatena una passione ineguagliabile!”

“Ti sei innamorata?”

“Stupido! Ti va di scherzare? Io amo solo un uomo, il mio, da sempre; ho detto passione e potrei aggiungere desiderio, voglia, affetto; l’amore è per te; e tu lo sai; quindi, risparmiati le imbecillità.”

Mentre parla, mi viene dietro, mi afferra la testa, la gira verso di sé e mi bacia con lussuria; mi eccito immediatamente.

“La possanza si vede ... !”

“Beh, talis pater talis filius; metteresti in dubbio che è tuo figlio? … Allora deduci e non sbaglierai … “

“Stasera dormiamo in tre nel lettone?”

“Io ci sto; chiedi a Tancredi.”

“Badate che sono qui e vi sento. Certo che ci sto; con tutto l’amore del mondo, anche per te, Cia; lo so che non vuoi che lo dica, ma io sento di amarti e lo dichiaro; Giancarlo farà finta di non sentire, se lo turba che l’altro tuo amore si dichiari con te.”

“Ragazzo, tu hai il dovere di amare una donna che ti appartiene e ti desidera; è lei che ama me ed ha passione per te.”

“Mi dici come si chiama la mia madre naturale?”

“No; se ti va, scoprilo per conto tuo; di quella vicenda, ho soltanto due cose, una donna che adoro e un figlio che amo alla follia; il resto è memoria che è meglio non indagare; non te la prendere; non ti cambia niente appurare che la donna che ti ama non ti ha partorito ma può prendersi di te la passione; l’altra ti darebbe solo il tormento di quello che ha fatto.”

“Va bene; però io cercherò di saperlo, da qualche parte. Sono felice di amare la tua donna che ho vissuto sempre come mia madre e continuo ad amarla con la stessa intensità … “

“ … finché non troverai la ragazza giusta, la sposerai e dovrai dimenticarmi … “

”Tu hai quarant’anni ed io venti; fra trent’anni, lui ne avrà settantacinque e lo metteremo in carrozzella a godersi i suoi campi; tu sarai ancora attiva, perché non ti arrendi e non ti arrenderai; io a cinquant’anni, con una moglie e dei figli, sarò ancora l’amante della mia madre putativa; non mi hai partorito, ma l’imprinting me l’hai dato tu; so essere più tenace di te, che sei stata la moglie migliore che si possa desiderare; sarò l’amante di cui non ti libererai nemmeno quando ti corteggerà il re di Spagna.”

“Ragazzo, io ho amato, da quando avevo vent’anni, una mazza che è un randello da offesa ma che tratta la mia vagina come una piuma che accarezza; per mia fortuna, quello di cui mi sono innamorata ha trovato un erede meraviglioso; sono molto calda e ho bisogno di sentirmi accarezzata; ma ho anche deciso che la mazza sarà sempre e solo una; non ce n’è, per regnanti o nobili; voglio la tua verga, dappertutto e in tutti i modi; e voglio l’amore del mio uomo; vi voglio tutti e due, nel cuore e nel letto.”

“Pace, ragazzi, pace; stasera faremo la prova generale; se funziona, non ci saranno mogli o amanti che ci separino; io non sono praticante, ma mi hanno insegnato che la perfezione è nell’uno e trino; noi siamo tre corpi che vivono alla luce di un solo amore. Non dovrei dire eresie, ma so che sto benissimo, con voi; anche per questo, Tancredi, non mi chiedere più notizie della tua madre naturale; non ho nessun rancore, né riserva né niente; ti voglio per me e per Cia; questo è l’unico amore che voglio.”

“Giancarlo, lasciamo stare queste cose. Come vanno i tuoi carciofi?”

“Che hanno i carciofi di papà?”

“Tu non sai, e non avevi motivo di sapere, che il tuo bisnonno, tuo nonno e infine tuo padre, da quasi un secolo fanno ricerche e sperimentazione per ottenere una qualità di carciofo nuova e rivoluzionaria; Giancarlo ce l’ha fatta, ma se non ottiene un pubblico riconoscimento, non può avere dal mercato i vantaggi relativi; adesso sta sbrigando le pratiche per avere la sigla IGP che ne certificherebbe il valore commerciale.

Forse dovresti andare alla Camera di Commercio per ottenere l’autenticazione … “

“Fosse solo quello … Camera di Commercio, Provincia, Regione e dio sa che altro; ma non sarò io ad andare; se lo faccio, prendo a pugni qualcuno … Ci andrai tu che hai certamente molto più fascino, garbo e pazienza per portare a termine il lavoro senza litigare con nessuno; visto che dovrai trattenerti qualche giorno, perché quegli uffici non ti fissano mai un appuntamento rigoroso, potrai passare qualche notte col tuo amore e con la mia benedizione. Ti va?“

“Ci vado sì; ma non come dici tu, per fare l’amore con Tancredi; ci vado perché ci tengo come te a vedere conclusa bene questa avventura; e nelle trattative sono sempre più diplomatica di te. Informati e fammi sapere quando.”

Nel pomeriggio, vado in città e cerco di un mio amico per incontrare suo padre che dirige l’ufficio anagrafe del comune; a lui chiedo se è possibile arrivare al dato ufficiale della maternità attraverso i documenti del suo ufficio; quando gli dico che la nascita è avvenuta in una non identificata clinica di Barcellona, esprime molti dubbi, perché l’atto originale di nascita è arrivato al comune solo in copia e con la traduzione, per cui non è dato sapere se contiene le informazioni che m’interessano.

Quando gli chiarisco che si tratta del mio atto di nascita, ha qualche riserva; è grande amico di mio padre e di Cia; non vorrebbe che insorgessero problemi; mi suggerisce di presentare domanda formale all’ufficio e di aspettare la risposta; quando, a bruciapelo, gli chiedo se ha mai conosciuto, in gioventù, una ragazza soprannominata ‘la contessina’, nega, ma è evidente che ‘sa’ e che qualcosa gli impedisce di parlare.

Non sto a cavillare più di tanto; lo ringrazio e vado via; tornando a casa, trovo Cia e le chiedo senza premesse chi sia per loro il padre del mio amico; mi confessa che faceva parte della loro ‘banda’ e che se non mi ha detto qualcosa è stato perché è amico di mio padre, senza la sua autorizzazione, non mi dirà mai niente; insisto a chiedere perché tanto mistero e mi spiega che il soprannome non era casuale, ma legato alle origini di mia madre; il suo era un cognome di quelli che suggeriscono riserbo.

Mi chiudo in camera mia e mi dedico a una tesina che sto elaborando; capisco che la città di provincia decide sempre, in certi casi, di mettere un tappeto sulle cose e che, nel caso mio specifico, ha tappato molte bocche; la mia sensazione è che sia successo qualcosa che avrebbe sconvolto l’opinione pubblica, se fosse emersa, e che farei meglio a dimenticare; ma non è facile convivere con la coscienza che la mia madre naturale sia da qualche parte ed io debba ignorarlo.

Quando ci sediamo a tavola per la cena, mio padre appare nervoso; capisco che è stato avvertito dei miei tentativi d’indagine e temo che la cosa lo abbia turbato.

“Tancredi, io non so quali motivazioni ti spingano a indagare, solo per conoscere il nome di una persona che ha avuto uno slancio improvviso e ti ha concepito, poi ha avuto paura e ti ha lasciato. Non ti basta sapere che una ragazzina incapace ha avuto paura e ti ha abbandonato in braccio alla sua amica e a suo padre? Cosa ti cambia sapere il nome di quella vile? Ha obbedito alle norme di una famiglia arrogante che la voleva sposata nobilmente.

Il contadino con la laurea in legge non aderiva al loro modello di marito per la contessina; lei non ha avuto il coraggio di ribellarsi a leggi antiquate ed ha ceduto il figlio. Sono convinto che avrà accettato di sposare un nobile, forse anche spiantato, e che dovresti cercarla in Spagna, in Grecia, in Belgio, dovunque sopravvivano personaggi di quella specie; perché non ti limiti ad amare e lasciarti amare da chi ti ha preso coraggiosamente con sé e ti ha vissuto come figlio?”

Cia scatta quasi dalla sedia e per la prima volta la vedo stravolta.

“Non permetto a nessuno di parlare così della mia più cara amica, di una persona fragile e delicata vittima di situazioni paradossali, più grandi di lei, che non sapeva e non poteva gestire; tu avevi già venticinque anni, lei solo diciotto; spettava a te mantenere la testa sulle spalle e non approfittare di uno slancio amoroso per violentarla; forse è stata vile, ma aveva già avuto troppo coraggio a non abortire clandestinamente, come le suggerivano.

Il risultato è stato un figlio meraviglioso che amiamo e che ci ama; non parlare più del mio coraggio; parla di coincidenza di due slanci fortunati, il mio a prendermi in carico quello che la mia amica del cuore considerava un suo errore; il tuo, a voler sposare una che non godeva di una fama encomiabile; ti rendi conto che, se non avessi sposato te, oggi sarei io a dover vivere chissà dove per sottrarmi alle voci della provincia, senza un affetto come quello che mi date e senza un figlio che non potrò avere mai; lei forse ha sbagliato; ma noi non siamo esenti da colpe.

Tancredi, io non condivido la tua smania di conoscere un nome; non puoi cambiare quello che è stato; stai cercando solo un grimaldello per forzare la vita privata di una persona che potrebbe starsene serena per fatti suoi in qualche parte del mondo; se non avessi fatto chiarezza, per egoismo, perché ti volevo amare col corpo oltre che con lo spirito, tu vivresti nella stessa ignoranza e sinecura; abbiamo sbagliato io e tuo padre, per egoismo, perché cercavamo per me un amante gradito.

Tutti hanno sbagliato, in questa vicenda; ora sei tu che porti all’estremo il desiderio di un’informazione che non cambia niente; e senza motivo; se ci fosse una ragione, un obiettivo, sarei d’accordo con te; ma non trovo nessuna utilità in questa indagine; se non avessi parlato, tu mi ameresti come madre; ho sbagliato io a volerti anche nel letto; se vogliamo parlare di egoismi, ce n’è per tutti.

Adesso, fatemi il favore di decidere. Se volete tornare all’ipotesi di mezzogiorno, di essere un amore in tre corpi o se volete affannarvi a indagare, l’uno, e a nascondere, l’altro, il nome di una signora di cui non sappiamo niente da vent’anni; io vado a letto; se volete dare e prendere amore, ci sono; se preferite fare indagini, accomodatevi; io vado a masturbarmi fino a collassare, per cercare di dormire.”

Non le do il tempo di andarsene, come sta per fare; mi precipito ad abbrancarla e la bacio con grande intensità.

“Sei straordinaria; riesci ad amare con la stessa intensità tuo marito, il tuo amante che fino a ieri era tuo figlio e un’amica che non vedi da vent’anni; mi pare chiaro che non le perdoni, ma non accetti il crucifige senza remissione; è vero, è solo un mio capriccio voler sapere chi è la mia madre naturale; ti offendo anche, chiedendolo a te che mi hai dato tutto e che ancora mi offri tutto al di là del lecito o del bigotto buonsenso; è un errore e te ne chiedo perdono.

Ma non è un errore amarti e desiderarti; la tua rivelazione serviva solo a sgombrare il campo da fastidiosi sensi di colpa; è chiaro che, non essendo tu la mia madre naturale, sono libero di desiderarti e anche di possederti, se tuo marito non si oppone; ho commesso un errore di curiosità, ma ti amo con tutto il cuore e con tutte le fibre del corpo; per quel che mi riguarda, resta valida la proposta dell’unità dei tre; posso venire a letto con te?”

“Sai, Cia, ora che mi hai costretto a rifletterci, devo ammettere che per vent’anni ho cercato di perdonarmi una violenza gratuita perpetrata; mi hai quasi instillato il desiderio adesso di chiedere scusa … “

“Ora comincio a dire parolacce; anzi non posso, la contessina in questi casi mi tappava la bocca; non potevo offendere le sue orecchie; però vai al diavolo, stupido, lo avrebbe consentito e tu conosci i corrispettivi che meriti; mi hai sposato, mi hai amato fino a scoppiarne; adesso, se proprio vuoi fare una cosa buona, vieni di là e lasciami dimostrare cosa la tua donna riesce a fare con due maschi forti come voi; ti assicuro che avrai da strabiliare!”

In un lampo, siamo in camera e ci spogliamo, sistemando gli abiti sulle poltrone; è la prima volta che vedo mio padre completamente nudo e devo riconoscere che lei non ha sbagliato; in riposo, il suo membro è alla pari col mio; se potesse rizzarsi, gareggeremmo alla pari; lei si stende sul letto e Giancarlo le sale addosso a baciarla; le lingue ingaggiano una scherma complessa che li porta a salivare; lei dimostra la sua eccitazione grondando umori.

Mi accosto alla vulva e raccolgo i suoi umori che trovo eccitantissimi; mi prende per i capelli e sposta la mia bocca su un seno; le succhio un capezzolo come un poppante e intanto afferro la vulva e insinuo il medio in vagina; siamo tutti e tre eccitati; il sesso denuncia il livello del mio desiderio; il gocciolare della vulva indica quello di Cia; Giancarlo non manifesta goduria, ma mentalmente sembra esplodere a ogni variazione del bacio interminabile.

La mano di lei si muove ad afferrare il mio sesso e a masturbarlo; sento un calore intenso percorrermi il corpo e sono travolto dalla libidine davanti allo spettacolo dei due corpi avvinghiati che si torcono in frenetici movimenti mentre io continuo a succhiare i capezzoli e la mano di lei si muove a provocarmi spasmi di piacere; quando mio padre si sposta dal possesso totale del corpo e si distende fra le sue cosce per essere lui a succhiarle la vagina, accosto il sesso alla bocca e lei lo risucchia dentro.

Cia non ci sta a rimanere passiva mentre la facciamo godere a ripetizione; mi spinge supina sul letto, si libera di Giancarlo e si abbassa prona sul mio ventre; riprende la sua fellazione, ma stavolta controllandola dall’alto; suo marito s’inginocchia dietro di lei e sento che le passa la lingua su tutta la superficie dal monte di venere al coccige; ogni volta che si sofferma per infilarle in vagina o nell’ano la punta della lingua, avverto dalla salivazione e dalle contrazioni della bocca il godimento di lei.

E’ la volta di mio padre a chiedere un cambio di posizione e rovescia i corpi, riprendendo a succhiarla dal basso, stavolta, per avere davanti agli occhi tutto l’apparato sessuale sul quale scatena la fantasia della sua capacità di titillare, leccare, mordicchiare, succhiare; mi accosto accovacciato sul viso di lui e penetro la vagina, passando il sesso sulla lingua di lui, che lo sfiora; mi muovo avanti e indietro fino al limite dell’orgasmo; poi mi blocco.

E’ lo stesso mio padre a sfilare il sesso e posizionarlo sull’ano; è largamente lubrificato dalle lunghe leccate che abbiamo praticato per tutto il tempo e scivola nel retto quasi con semplicità; Cia geme e urla mentre la mazza penetra fino in fondo e il marito le pratica un cunnilinguo da manuale; siamo tutti e tre al limite estremo della resistenza ed io non sono ancora venuto; spingo con forza contro le natiche rotonde e morbide, copulo a lungo; poi mi lascio andare a un orgasmo sazio.

Mi stacco delicatamente, per non farle male, e schianto sul letto accanto a lei; mio padre si sposta dall’altra parte e per qualche minuto ce ne stiamo in silenzio ad ascoltare il nostro ansimare per la continuità e la durata della copula; è Cia a riprendersi per prima, scavalca suo marito e va verso il bagno; io e mio padre ci guardiamo un poco stupiti; poi lui mi fa cenno che va tutto bene; gli rispondo anch’io a gesti; quando torna a sdraiarsi sul letto, lei ci prende uno per mano e ci stringe sui seni.

“Come state, amori miei? Avete avuto problemi?”

Facciamo segno di no con la testa tutti e due; per dare forza alla risposta, mio padre si attacca a un capezzolo; lei si schernisce, gli dice che non è il momento; il recente lunghissimo orgasmo rende troppo delicata l’epidermide del capezzolo; lui prende a baciarla sul ventre e su un fianco; ne approfitto per impossessarmi della bocca e infilarle la lingua che comincia a perlustrarle il palato; scatta la sua e diamo vita a un duello, in cui alternativamente ci succhiamo come fosse un piccolo fallo.

Sappiamo ormai che il rapporto a tre ci fa stare bene; ci fa scatenare, per alcune ore; lui insiste a coccolarla, a titillarla, a succhiarla da tutte le parti, senza evidente sforzo, non avendo erezioni o orgasmi; io la prendo per un tempo interminabile in vagina, cercando con lei il piacere possibile, con piccoli orgasmi e raggiungendo solo una volta, insieme, un’eiaculazione possente; mi chiede di prenderla analmente ancora una volta.

Quando ho sentore che tutti e tre chiediamo solo di riposare, mi ritiro quasi alla chetichella nella mia stanza, sprofondo nel mio lettino e mi addormento quasi di pacca; la mattina seguente, in cucina, nessun segno di rimorso o di altre forme di pentimento; ci baciamo dal primo incontro, e con passione; mio padre mi accarezza una spalla quando viene a sedersi per la colazione; la ‘prova del fuoco’ è superata e sappiamo che è solo l’inizio di una nuova vita per noi.

Nella settimana che trascorro con loro, ogni sera finiamo a tre nel letto e ci scateniamo in tutti i modi possibili di fare sesso; scopro che mio padre ha una vasta esperienza e una lunga resistenza, specialmente per la mancanza di orgasmi determinata dall’impotenza; ma a sbalordirmi è proprio Cia che non si nega mai, è quasi instancabile ed ha una dimestichezza col sesso da grande copulatrice.

Il giorno prima del mio ritorno a Firenze, decidono che l’ideale per lei è che andiamo insieme in macchina fino al capoluogo; può fermarsi il tempo che le serve dormendo nella camera che io ho in affitto, da solo perché mio padre se lo può permettere, e dove c’è un grande letto; scherzando ma neanche troppo, è Giancarlo a fare la battuta.

“Non dovrai andare in albergo e avrai notti d’amore da vivere col tuo giovane amante.”

“Grazie per il consiglio; ma, come suggerisce Oscar Wilde, so sbagliare da me.”

Lo rimbecca lei; e scoppiano a ridere; io sono felice di viaggiare con lei e, nel percorso, le dico anche che con l’occasione le presenterò la ragazza di cui sono innamorato; mi chiede se è la mia ragazza, ma non so rispondere; al suo approfondimento, le dico che non riesco a provare desiderio di fare sesso con lei e che la sento solo come un’amica affettuosa, quasi una sorella minore; si limita a dire che mi capisce.

Cerco di provocarla e le chiedo se questo le ricorda il rapporto con la mia madre naturale; osserva che non è la stessa cosa e che invece è stato con mio padre che, per un periodo, ha vissuto l’esperienza di un’amicizia fraterna che si frenava al limite del sesso, per l’incombenza dell’amore di mia madre che era molto legata a lui, anche se imbrigliata dal condizionamento che subiva a casa dai genitori inflessibili.

Non appena in città, telefono a Giuditta e facciamo appuntamento per trovarci in una famosa pasticceria, luogo abitualmente frequentato da lei e dai suoi genitori; capisco che, senza dichiararlo, vuole che si incontrino le nostre madri e non faccio obiezioni; l’idea che due donne assai vicine per età e madri di due ragazzi innamorati si conoscano, mi pare assai logica e interessante; anch’io sono curioso di conoscere sua madre alla quale dice di somigliare molto.

Le faccio fermare la macchina in un parcheggio dove può stare per tutto il soggiorno in città e, a piedi, ci rechiamo prima al mio alloggio per depositare le borse, poi ci avventuriamo in una passeggiata per la città guardandoci le vetrine; Cia mi tiene sottobraccio, ma talora anche abbracciato come una fidanzatina; e sorride compiaciuta degli sguardi incuriositi della gente.

Conosco bene il locale, dove spesso siamo andati anch’io e Giuditta; nella pasticceria, la ragazza ancora non c’è; la vedo arrivare dalla piazza e le vado incontro sulla soglia; le presento.

“Questa è Giuditta, non so se dire una mia amica o la mia ragazza; lei è Lucia, per tutti Cia.”

“E’ tua madre, no? Mia mamma dice che da giovane aveva anche lei una cara amica che si chiamava Lucia ma che tutti chiamavano Cia.”

La moglie di mio padre è rimasta shoccata e non riesce quasi ad articolare parola; quando Giuditta si allontana un poco per scegliere le consumazioni, mi sussurra quasi in orecchio.

“Tancredi, forse avrai bisogno di tutta la tua forza, se ho visto giusto; cerca di essere freddo e calmo.”

Non riesco a capire; ma so che Cia non parla mai a caso; cominciamo a chiacchierare come vecchi amici; quando Giuditta parla dei suoi, del padre Paolo, erede di una famiglia storica con palazzo nobiliare in una via famosa, e della madre Elettra, vedo che Cia sbianca; avverto un calcio e colgo al volo l’avvertimento che mi deve dire qualcosa; proprio in quel momento, Giuditta balza dalla sedia quasi urlando ed indica una donna che attraversa la piazza.

“Ecco mamma che proprio ora viene qui.”

Cia sbianca ancora più visibilmente, mi prende un braccio e mi soffia in un orecchio.

“Ragazzo mio, è il momento della verità; cerca di essere forte!”

Intanto Giuditta ha richiamato l’attenzione di sua madre che si accosta al nostro tavolo; di colpo, si blocca.

“Ma tu … tu sei … tu sei Cia!”

Si lanciano nelle braccia l’una dell’altra e piangono; Giuditta è inebetita; io ho immediato il quadro e tremo; quella è mia madre, Giuditta è la mia sorellastra; non so più se davanti a me si sia aperto un abisso o un orizzonte; come mi ha suggerito Cia, sto zitto e squadro quella donna che ho tanto desiderato conoscere e che ora è davanti a me con mio terrore.

“Hai conosciuto mia figlia Giuditta, vedo; e questo giovane chi è? Un tuo amico?”

“Mamma, è suo figlio ed è quasi il mio ragazzo.”

”Cia, non può essere tuo figlio!”

“Infatti, è il figlio di mio marito; tecnicamente sarei la sua matrigna, ma lo amo alla follia.”

“Ti sei sposata? Con uno che conosco?”

C’è un pizzico di scetticismo, anche celato male, nella voce; lei sa del problema di Cia e della fama che si è creata.

“Sì, con Giancarlo, che aveva questo bambino a carico e mi ha sposato; da allora siamo una coppia meravigliosa con un figlio splendido.”

Tocca a Elettra, a quel punto, sedersi e chiedere qualcosa di forte; la figlia si precipita alla cassa e poi al banco per ordinare un cognac; nei pochi minuti di assenza, sua madre fa in tempo a chiedere a Cia se so tutto; avutane conferma, dice che dobbiamo parlarne ma che non vuole per il momento chiarire le cose a Giuditta; Cia le aggiunge che per fortuna non abbiamo fatto sesso, ma che certamente la novità le avrebbe spezzato il cuore.

Giuditta torna col cognac e la madre le chiede se può andare per suo conto a ritirare alcuni indumenti nella lavanderia poco più avanti.

“Immagino che tu mi disprezzi molto per come mi sono comportata con te; non cerco neanche di dirti quel che provo a trovarmi di fronte al figlio che vigliaccamente ho rifiutato; non ho nessuna giustificazione, nessuna attenuante per averti cancellato completamente dalla mia mente; solo in qualche incubo un angioletto veniva a strozzarmi; spero che non lo desiderassi tu.”

“Non me la sento di chiamarti mamma; da sempre anche lei è stata sempre e solo Cia per me, anche quando era una mamma più che fidata, più che ammirevole; ti ha difeso qualche giorno fa, la tua amica; e mi ha convinto che è stato un gesto stupido rimanere incinta a diciotto anni, una scelta di coraggio non abortire, una grande viltà abbandonarmi fuori dall’ospedale; ma la cosa che m’induce a vederti come una persona cara è che mi hai affidato a lei e a Giancarlo, non a un brefotrofio.

Loro sono la mia vita, la mia storia, il mio presente e spero il mio futuro; fino a qualche giorno fa, dopo che quella che avevo sempre ritenuto la mia mamma a tutti gli effetti mi ebbe rivelato la verità, avrei mosso mari e monti per sapere almeno come ti chiamavi; mio padre non voleva dirmelo e aveva proibito a tutti di fare rivelazioni; cara Cia, sei stata fregata dal destino; solo in caso di grande necessità avresti parlato.

Ora siamo qui e non ho risentimento contro di te; anzi, mi piacerebbe incontrarti qualche volta; c’è però la grande incognita della mia sorellastra, di cui credevo di essere innamorato; io non sono disposto a piantarla in asso senza spiegazioni; non ce la faccio a pensare che lei non sappia del legame vero, quello cromosomico evidentemente, che ci unisce; non abbiamo fatto niente di cui pentirci, per buona sorte; ma non voglio dimenticarla; esiste e voglio essere il ‘fratellone’; cerca una soluzione.”

“Ele; ti chiamavo così, ricordi? Mi sa che Tancredi ha ragione; se non dici niente a tuo marito, sta bene a tutti; ma i due ragazzi non devono odiarsi; non possono amarsi, ma non devono odiarsi; come possiamo fare?”

“Immagino che tu viva a Montevarchi, nella tenuta di Giancarlo, e che sei qui per poco; quanto tempo ti fermi in città?”

“Telefonando a mio marito posso trattenermi anche una settimana.”

“Vorrei che ci foste anche voi quando parlerò con Giuditta; avrà una brutta reazione, lo so; ma forse, in quel momento, più che di una madre vigliacca, avrà bisogno di un ragazzo che sente di amare senza sapere che è suo fratello; tu forse potresti alleviare il colpo che si prenderà. Cia, ho ancora bisogno di te, della tua calda amicizia; ed anche stavolta ti ripago con una rogna che non so grattarmi; riesci a starmi vicino ancora una volta, dopo venti anni?”

Cia prende il telefono e chiama Giancarlo.

“Ciao, amore; senti, Tancredi vuole conoscere la mamma di una ragazza di cui si è innamorato; ha bisogno che gli stia a fianco; potrei fermarmi anche fino alla fine della settimana. Te la senti di restare da solo per tanto tempo? … No, non è una scusa per tenerti lontano da noi, va tutto benissimo; … Questa ragazza, appena possibile, te la presenteremo … Non so dirti; ho la sensazione che sia peggio della contessina; ma lui ne è innamorato. Ti ricorda qualcosa?

Pensi che debba lasciarlo e andare via dopo essermi occupato dei tuoi carciofi? … Bravo, lo so che sei un angelo, quando vuoi. Ciao, amore, un bacio da me, da tuo figlio … ed anche da un’altra persona che non conosci. Ciao.”

“Cos’è questa storia dei carciofi? Perché teme che tu voglia allontanarti da lui?”

“Ele, la storia dei carciofi dovresti ricordarla; è un secolo che lui, suo padre e suo nonno ricercano una qualità speciale di carciofi; ricordi come lo prendevamo in giro? Beh, c’è riuscito; sta per avere l’IGP e sono qui per controllare lo stato della pratica; quando gli consegneranno la pergamena, faremo una grande festa. Non ha paura che voglia tenerlo lontano; vent’anni di amore impeccabile, fedelissimo, immutato, a lui e a suo figlio lo garantiscono abbastanza.

Qualche mese fa ha avuto un brutto incidente col trattore; dall’ospedale è uscito impotente; ora vorrebbe che mi trovassi un amante per sopperire alle sue carenze; ma è anche geloso e ogni tanto teme che io vada via con un altro uomo; ma io ormai non vedo che lui e suo figlio, anzi tuo figlio, che amo al di sopra di ogni cosa al mondo. Ma non possiamo raccontarci vent’anni in due minuti al tavolo di una pasticceria; dimmi come vuoi fare con tua figlia.”

“Potreste venire a casa mia; oggi pomeriggio mio marito parte per Parigi e saremo sole, io e Giuditta.”

“Va bene; a casa tua alle quattro.”

Intanto la figlia è tornata; ci separiamo per il pranzo.

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