Chapter 3 - Niente è quel che appare 3 Elettra e Giuditta
Madre e figlia assorbono con difficoltà la sorpresa del ricongiungmento col figlio e fratello; ma in fondo sono abbastanza felici ed inamorati da rimettere tutto sui binari della logia e decidono di ricominciare su basi nuove e diverse
1 year ago
Niente è quel che appare 3
Per pranzo, Cia mi guida a una trattoria, dove si fermano lei e mio padre quando capitano nel capoluogo; si capisce che vi è conosciuta e stimata, dalle feste che le fanno i gestori; mangiamo rapidamente e di buon appetito, poi andiamo al mio alloggio con l’intento di un breve riposo; appena in casa, abbraccio dalle spalle Cia e le pianto fra le natiche il sesso duro.
“Adesso ho bisogno di possedere, insieme, la madre ritrovata, la matrigna rivelata e la sorellastra sconosciuta; ho bisogno di realizzare un altro amore trino, ma in un’unica meravigliosa persona. Ti va?”
“Io spero di morire col tuo sesso in vagina; mi va sempre di fare l’amore con te; ma ho degli impegni e li devo rispettare, per chiarezza, prima di tutto con me stessa.”
Prende il telefono e chiama Giancarlo.
“Ciao, amore; devo avvertirti che sto per fare l’amore con Tancredi … No, non è maniaco; ha vissuto un’ora difficile e deve scaricare tante cose belle e brutte … Va bene, te lo dico … Ha incontrato sua madre ed ha scoperto che è la madre anche della ragazza di cui si era innamorato. Ti basta? … E’ chiaro che ne parleremo, e a lungo anche … oggi pomeriggio andiamo a casa sua per parlare alla ragazza che è la vittima, adesso, di una storia difficile; e Tancredi freme di non sa quale sentimento.
Ha chiesto anche di te, ma non temere, non ti cercherà; è sempre la stessa snob con la puzza al naso. Imbecille, lo sai che sto male; tuo figlio, il mio giovane innamorato, sta attraversando un brutto momento; ed io con lui; vuoi proprio mandarmi fuori dai gangheri? L’amore è tuo, intoccabile; la passione è tutta per lui; ti ho telefonato, così puoi farti tutti i film che vuoi; i protagonisti li conosci, la trama può essere anche la solita. Adesso non mi mettere ansia perché non vorresti … Allora ciao. Ti amo. Ciao. … Adesso mi sento serena e voglio darti tutto l’amore che posso, tesoro mio; vieni … “
”Sei straordinaria; sembra che stia sbrigando una pratica e riesci a trasmettere amore a me, a mio padre, alla tua vecchia amica e spero anche alla mia sorellina; adesso penso a lei così.”
“Se ti perdi ancora in chiacchiere, comincio a pensare che il mio amore non lo vuoi … “
Si sta spogliando ed io sono nudo; mi fiondo su di lei, le cavo via lo slip, ultimo indumento, e la spingo sul letto, dove la seguo stendendomi su di lei; mi rotolo sul suo corpo, assaporandolo con ogni fibra in ogni parte, godo a percepirne il calore intenso, vitale; ci divoriamo labbra lingua e bocca in un bacio lussurioso e infinito; non smetterei mai di baciarla, di accarezzarla, di titillarla; sento almeno due orgasmi esplodermi in bocca; mi blocca.
“Senti, tesoro mio, abbiamo detto a Elettra che saremo da lei alle quattro; vuoi sentire almeno la mia vagina o vuoi eiacularmi addosso strusciandoti su di me? Io ci metto poco ad arrivare all’orgasmo solo baciandoti; tu vuoi tutta la torta o ti accontenti di leccare lo zucchero?”
“Hai ragione; ma io non ho nessuna voglia di uscire da questa camera … non farmi la predica, lo so che ho il dovere di spiegarmi con Giuditta e di fare chiarezza con Elettra; ma il tuo corpo mi fa dimenticare i doveri; a te non capita?”
“Ehhhh, figurati se non capita; io quando ho in mano la tua mazza prego di morire per bloccare quel momento all’infinito; ma sono viva ed ho degli impegni; adesso prendimi e fammi urlare; a proposito, se si urla qui, disturbiamo qualcuno?”
“Non ci fa caso nessuno; al massimo, dopo sentirò dire che ho imbroccato una meravigliosa Milf; ed è anche vero!”
Accosto delicatamente la punta alla vagina e do una piccola spinta per far entrare solo la cappella; lei mi cinge la vita con le cosce e le stringe dietro la schiena; con i piedi mi dà il ritmo, facendosi penetrare centimetro per centimetro; la vagina è un gocciolare continuo di umori; a ogni avanzamento, lento e dolcissimo, dell’asta nel canale, corrispondono ondate di calore, di desiderio, di piacere suo e mio; Cia urla per un primo, imprevisto orgasmo.
Non faccio forza, perché il sesso mi viene risucchiato dai muscoli vaginali e spinto da piccoli movimenti di lei; mi sento trasportare delicatamente in un cielo d’amore, di sesso, di goduria infinita; ho quasi il timore di arrivare all’orgasmo prima che l’asta sia tutta penetrata; continuo a baciarla con un’intensità imprevedibile; la carezzo nevroticamente sui seni, sui fianchi; le afferro la vulva forzando una mano tra i ventri appiccicati; quando titillo il clitoride, esplode come una polveriera.
Quando la punta della cappella tocca la testa dell’utero, mi fermo per un attimo; lei comincia a muoversi freneticamente; accompagno la sua copula armonizzandomi a lei ed esplodo nella più lunga, bella e soddisfatta eiaculazione che potessi desiderare; scioglie il nodo dei piedi dietro la schiena e stende le gambe sotto di me, ma non mi permette di uscire e sembra aspirarmi ancora dentro, cercare ancora altri sussulti di orgasmo; mi bacia con passione.
Mentre ci risistemiamo, dopo essere andati ambedue in bagno, decido di prenderla un po’ in giro.
“Allora, in quali momenti eri con tuo marito?”
“Sempre, tesoro mio; sono anni che in ogni amplesso vi ho tutti e due, uno nel cuore e nel cervello, l’altro nel corpo; dopo che per anni ho avuto te nel cuore mentre Giancarlo possedeva il corpo, ora è il momento che lui accetti di essermi in testa e nel cuore, mentre il tuo corpo mi da un amore che nessun’altra può immaginare!”
“Provi davvero tanto piacere con me?”
“Senti, ragazzo, metto tanta passione nell’accoppiarmi con te che qualunque maschio che vedesse un filmato dei nostri amplessi si prosciugherebbe masturbandosi; non potrei dirlo, ma ti amo con tutte le mie forze, davvero!”
“E credi che io ti ami di meno?”
“No, ne sono sicura; il mio utero ormai riconosce la carezza della tua mazza e ne gode come non puoi immaginare; al di là delle situazioni ‘particolari’, sei un grande amante, forse più caldo e desiderabile di tuo padre; e sai quanto lo amo!”
Ci avviamo; la casa non è lontana, sicché non vale la pena di chiamare un taxi o di prendere un autobus; ma la camminata è lunga e piacevole, nelle vie e viuzze rinascimentali; raggiungiamo l’indirizzo, premo il pulsante del campanello e stringo la mano di Cia per darmi coraggio; sono molto più emozionato di quanto sono disposto ad ammettere; e non è solo per il chiarimento che devo affrontare con Giuditta, perché anche Elettra ‘mi elettrizza’, per giocare con le parole.
Mia madre ci aspetta con l’ansia disegnata sul viso; è bellissima, forse più bella di Cia; veste con eleganza casual ed è molto più disinvolta che in pasticceria; istintivamente la abbraccio e la sorprendo con un bacio su una guancia; le sussurro.
“Ciao Ele; posso chiamarti Ele, come fa Cia?”
“Puoi fare tutto quello che vuoi … “
“Hai paura a dirlo?”
“No, tesoro mio, amore mio, figlio mio!”
Sta piangendo.
“Siamo già all’innamoramento?”
La battuta è di Giuditta apparsa dall’interno dell’appartamento.
“No, Giuditta; ma l’amore riesce a superare ostacoli che sembrano insormontabili; tra poco lo verificherai; avrai bisogno di tanto amore per quello che dobbiamo dirci … “
“Io non so se è amore quello che provo per te; ma dal momento in cui ti ho conosciuto mi sono sentita agitare dentro; se è amore, lo vedremo col tempo … “
Entriamo e ci fanno accomodare in un bellissimo salone arredato con mobili antichi e di gusto; alle pareti, ritratti di antenati dicono tutto sullo status degli abitanti dell’appartamento; ma, dentro di me, sorrido, confrontandoli alla meravigliosa cascina di mio padre; e avverto in Cia un sentimento analogo; decido che la mia matrigna è la persona giusta per rompere gli indugi e la provoco, certo che il suo sangue freddo risponderà immediatamente.
“Cia, perché non racconti anche a Giuditta la favola dei ragazzi di Montevarchi venti anni fa? Sono certo che la interesserà e forse saprà trarne la morale giusta; ti sei iscritta a psicologia, no?”
“Sei una piccola meravigliosa carogna; sei bravo a passare la patata bollente o il cerino; ricordi, Elettra, il gioco del cerino e quante volte hai fatto penitenza? Bene, Giuditta, sappi che venti anni fa c’era a Montevarchi un gruppo di universitari sfaccendati che s’inventavano qualunque cosa per riempire il tempo; soprattutto, cercavano l’amore; uno era più grande degli altri; laureato in legge, lavorava con suo padre nella loro tenuta a carciofi e olivi; per questo, lo chiamavamo ‘il contadino’.
Era il villano più bello e più affascinante che si potesse immaginare, l’uomo di cui tutte eravamo innamorate, non solo quelle esperte e mature come me che, per i miei costumi ‘licenziosi’, ero definita ‘la troia’ con moltissima cattiveria perché non avevo fatto che qualche superficiale esperienza di sesso; ma saprai che è proprio dei piccoli e dei giovani essere terribilmente cattivi anche quando dicono la verità; anch’io ero innamorata del contadino.
Ma soprattutto ne era innamorata la più giovane del gruppo, una ragazzina di diciotto anni; io ne avevo venti; la chiamavamo ‘la contessina’ perché era di origine nobile e si proponeva sempre con la puzza al naso; era bellissima, dolcissima, ingenua, disarmata e disarmante; le volevo un bene dell’anima, ero la sua più grande amica e mi raccontava tutto, soprattutto delle difficoltà che incontrava su due fronti, con noi che ironizzavamo e con i suoi che le rimproveravano le frequentazioni.”
Giuditta la interrompe.
“Cia; posso chiamarti anch’io cosi? Non mi stai raccontando una favola; ho capito che la contessina era Elettra; chi era ‘il contadino’? Ormai, vale la pena che esci dalle allegorie e mi racconti i fatti; anch’io ho diciotto anni e un padre che si sente nobile ma non lo è nell’animo; ed io non sono Elettra, non gli permetto di censurare le mie amicizie, i miei sentimenti; se capisco di essere innamorata davvero di lui, non sarà la pseudo nobiltà di mio padre a impedirmi di amarlo. E’ a questo che ti riferivi, Tancredi, quando mi parlavi di amore e di forza?”
“Dolcissima bambina, aspetta e stammi prima a sentire. Il contadino era Giancarlo, mio marito e padre di Tancredi, che non è mio figlio naturale, perché sono sterile dalla nascita; forse lo hai capito dalla meraviglia dimostrata da tua madre in pasticceria; lui non è e non poteva essere mio figlio; l’ho sposato insieme a suo padre che l’aveva avuto da un’altra … “
“Oh, mio dio, no; Tancredi, dimmi che non è vero, che non sei mio fratello!”
Posso solo abbracciarla per le spalle; scappa via piangendo e si rifugia in una camera che credo sia la sua; Cia mi fa segno di seguirla; Elettra sa solo piangere.
“Ele, smettila di piangerti addosso; è il momento del coraggio; non voltare le spalle anche adesso; andiamo dai ragazzi e cerchiamo di riportare le cose alla giusta dimensione … “
Entrano nella camera e la madre va a carezzare la figlia che singhiozza sul letto; allunga una mano verso di me che mi avvicino e mi siedo anch’io sul letto, accanto a lei; accarezzo i capelli di Giuditta che volta la testa dalla mia parte e mi stringe una mano fino a farmi male.
“Lo sapevo che eri più di un amico, per me; pensavo di essere la tua ragazza, di amarti come una donna deve amare il suo uomo; è meraviglioso sapere che sei il mio fratellone, credimi; ti voglio ancora più bene di prima; ma è come se mi si fosse spezzato qualcosa dentro; devo ancora metabolizzare troppe cose; scusami.”
“Giudy, non stare a fasciarti la testa; non esprimere giudizi; lo so come ti senti; anch’io ho dovuto digerire che mia madre era la mia matrigna e nessuno mi voleva dire il nome di quella naturale; anch’io ho scoperto, in pasticceria, che amavo mia sorella e che non riesco a odiare mia madre, perché una donna meravigliosa, che ha accompagnato prima i miei genitori e poi me, è riuscita a farmi capire che di si è trattato solo di fatalità.
“Perché parli di fatalità? Qui c’è stata stupidità e vigliaccheria … “
“Stai parlando da futura psicologa? Cominciamo da un dato; io sono un contadino, figlio e nipote di contadini; se il raccolto salta perché grandina, è fatalità; se una ragazzina di diciotto anni perde la testa e fa una pazzia, è fatalità non peccato o colpa; se resta incinta al primo rapporto completo, evento più unico che raro, è fatalità; se decide di non abortire, è fatalità; se va in Spagna con l’amica del cuore, è fatalità; se ha paura all’ultimo momento e lascia il figlio, è fatalità.
Pensa però che poteva affidarmi a un brefotrofio; avrei per cognome un numero e non sarei qui in vista della laurea in architettura; la fatalità ha voluto che, quando ha avuto paura ed è scappata, c’erano l’amica del cuore e l’uomo che amava; mi ha affidato a loro che, per fatalità, hanno deciso di sposarsi; la faccia di Elettra quando l’ha saputo dimostra che nessuno ci avrebbe mai creduto, data la condizione contadina del territorio e la fama che Cia si era acquistata.
Tu hai tutte le spiegazioni logiche, etiche e metafisiche che vuoi; per me è il Fato, non negativo né positivo, che mi ha fatto incontrare, fra tante belle ragazze che mi corteggiano all’Università, l’unica i cui cromosomi attiravano i miei; ho creduto che fosse amore, ma era affetto di fratello; perché respingi questa realtà? Solo per salire sul pulpito e giudicare tua madre? Io non giudico mio padre, forse vigliacco anche lui, che non è andato sotto le finestre dei nobili a reclamare la sua donna.
Quante cose pensi che siano condannabili in me, in Cia, in te stessa? Non m’interessano; io amo Cia qualunque cosa abbia fatto; io voglio bene a Elettra pur sapendo che ha sbagliato come madre; io ti voglio bene da ‘fratellone’ e sono pronto a essere il tuo fratello maggiore, anche se non potremo fare mai sesso, perché mi turberebbe anche solo pensarlo; incontrerai un altro che ti farà palpitare ed io ti rimprovererò l’irruenza, l’incoscienza, dimenticando che da quell’errore stesso sono nato io.
Perché non cerchi di meditare anche su questo, mentre metabolizzi le terribili novità di questa giornata; io vi voglio bene, al di là delle etichette; e spero che Cia non si senta defraudata perché non odio e non condanno mia madre; tuo padre potrà ancora crogiolarsi nella sua presunzione di nobiltà; ma Elettra è mia madre ed è stato il primo grande amore di mio padre, questo è dato di fatto, è fatalità; però é soprattutto con te che voglio parlare a lungo, sempre.”
“Senti, amore mio, io non sono defraudata di niente da nessuno; Elettra è stata e rimane la migliore amica della mia giovinezza; il suo utero è stato quello che ti ha partorito; io ti prendo per quello che sei, il mio figlio putativo, il mio amore, il mio amante, il mio tutto; e non penso neanche per un attimo di giudicare nessuno; hai ragione; è stata soprattutto fatalità; ma adesso tu la smetti di massacrare questa povera ragazza e lasci che pianga sulla sua disillusione, che s’interroghi su sua madre
Io sono pronta a giurare che lo slancio d’amore che Elettra ebbe a diciotto anni la colpirà assai più che avere per fratello l’uomo più corteggiato dell’università; io ti suggerirei di lasciarle da sole a raccontarsi quello che devono e vogliono; noi andiamo a casa e cerchiamo di fare quello che ci fa stare bene.”
“Ma adesso che conosci il mio indirizzo ed anche qualche mia abitudine, come la pasticceria, quando siete qui, venite a parlare un poco con me? A regalarmi quegli anni di vita che ho rubato a noi stessi?”
“No, il fratellone adesso mi prende sotto la sua tutela e diventa inseparabile; me lo porto a pranzo e a cena; lo tormento col mio affetto; è vero, Tancredi, che sarai più assillante di un fidanzato e che mi tampinerai sempre? Io non posso rinunciare ai lunghi discorsi inutili sui massimi sistemi; io voglio ancora sentirti vicino e dirti che ti voglio bene … “
“Non è cambiato niente, sorellina; anzi, da oggi ti chiamerò sorellina anche in pubblico, così tutti sapranno che ho cura di te e che ti voglio bene; Cia, fammi osservare due cose stupide e non mi fare la predica; primo, io voglio mantenere l’affetto con Giuditta perché è il tramite con mia madre; ma questo lo avevi già annotato; secondo, adesso ho capito perché somiglio tanto a Giancarlo nel carattere ma per niente nel fisico; e non ho niente di te; se ci guardi bene, siamo una sola fisionomia.
“Vuoi che mi emozioni perché somigli a tua madre e a tua sorella? O perché hai la bontà innata di tuo padre e la dolcezza di Elettra, per cui non puoi neanche pensare di non voler bene a tua madre? Il problema sarà se ti accorgi di amarla come dici di amare me … “
“Come te, no, lo sai bene; tu sei una cosa totalmente diversa; in queste settimane abbiamo fatto scoperte decisive; tu sarai sempre mia e non ti porrò in secondo ordine nemmeno a una moglie e a una carrettata di figli; non parlo a vuoto, come del resto fai tu; ti ho già detto che lei mi ha dato i cromosomi, ma l’imprinting è tuo … “
“Parlerete a Giancarlo di questo momento?”
“Ele, io e mio marito ci diciamo anche quante volte siamo andati in bagno, nel giorno; non c’è nessun segreto fra noi … “
“Sai, mi fa un certo effetto sentirti parlare di lui come di tuo marito; ma adesso che gli è capitato quel che hai detto, come te la cavi?”
“Meglio se non te lo dico … “
“E quindi hai già risposto; anche questo sa?”
“Siamo uni e trini; ti basta?”
“Se potessi essere chiara come te, sapresti che sono condannata a soffrire anche in questo; tu prendi con amore quello che io scioccamente ho buttato e lo trasformi in oro; io non trovo pace perché non so decidere … “
“Anche tu hai parlato troppo, amica mia; ti voglio bene; la cascina la conosci; se hai bisogno o anche solo voglia di venire a parlare, sei sempre la contessina del mio cuore.”
“Tancredi, anche se per lui non sono nessuno, mi faresti conoscere tuo padre? Vorrei vedere chi è l’uomo per cui mia madre impazzì alla mia età attuale … “
“Giuditta, o Giudy come ti chiama il tuo fratellone; in quella cascina una sola voce comanda, la mia; la nostra casa è tua; quando vuoi, non annunciarti; vieni, ti trovi un posto e ci resti quanto ti pare. Sono stata chiara? Forse sono delusa più di te; ti avrei amato infinitamente come nuora, anche solo anagrafica; sei una persona meravigliosa; ma il fatto stesso che sei la figlia della mia più cara amica mi ti rende preziosa; e Giancarlo è uomo di tale bontà che ti amerà e t’innamorerà.”
“Sorellina, vuoi che domani ci vediamo all’Università?”
“Non lo so, Tancredi; ho bisogno di metabolizzare questi eventi; credo che per qualche giorno sarebbe meglio che rimanessimo lontani; quando sarò più calma e rilassata, ti chiamerò e ci accorderemo per vederci; te l’ho detto, ho ancora tanto desiderio di prenderti sottobraccio e di sentirmi protetta dal mio fratellone.”
“Guarda che io ho scoperto la verità stamattina … “
“Giuditta, metti anche questa, nel conto; se avessi avuto il coraggio di raccontarti i miei errori di gioventù non sarebbe successo tutto questo; è stata solo colpa mia, se dare le colpe ti aiuta a superare.”
“No mamma; io ti voglio bene come sempre; è solo che mi devo abituare. Immagino che papà non ne sappia niente e che è meglio che non sappia; però se io voglio stare con Tancredi nella mia stanza, non mi deve rompere le scatole … “
“Non succederà più; ormai sono esasperata e, a costo di fare scoppiare uno scandalo, stavolta deciderò a modo mio … “
“Ele, sta a sentire una vecchia amica; prima di fare quello che hai in mente, vieni a parlare con me; l’aria pulita della tenuta e la calma della cascina ti possono fare bene; sono certa che Giancarlo sarà solo felice di rivederti e da noi potrai stare in pace e pensare molto, prima di decidere.”
“Lo so Cia; lo so che su te e su Giancarlo posso contare come quel giorno a Barcellona; spero di avere per lo meno un poco di affetto anche dal tuo Tancredi e che lui provi per me almeno quello che mi sono meritato portandolo in grembo nove mesi.”
“Noi ci scommettiamo, non è vero Giudy? Il nostro ragazzo ha un forte senso delle cose e dei valori; venite quando volete; d’altronde, qualche passeggiata a Montevarchi potrà ben essere spiegata con la visita di tua figlia ai posti della tua gioventù.”
“Ciao, Tancredi, voglio un bene infinito al mio fratellone e alla sua dolcissima mamma adottiva; possiamo darci un bacio o siamo diventati improvvisamente infetti?”
Ci bacia tutti e due; spiazzando tutti, mi accosto a Elettra, la stringo forte tra le braccia e le accarezzo i capelli; sta piangendo e tra le lacrime sento che mi sussurra.
“Ti voglio bene, figlio mio; perdonami!”
“Anch’io ti voglio bene; non devo perdonarti niente; hai fatto una scelta difficile e dolorosa, ma è stato quasi un bene per tutti, anche per la mia sorellina ancora sconvolta e disorientata; ciao Giudy; aspetto con ansia che mi chiami.”
Usciamo anche noi con un grosso magone; Cia mi prende la mano, me la stringe e mi sussurra nell’orecchio.
“Andiamo a fare ancora l’amore? Mi sa che hai bisogno di fare sesso con tua madre adesso; e non diciamo quale … “
“Come si fa per la cena? Un panino? La mensa? Imbastiamo qualcosa a casa? La trattoria solita? Un dolce e via?”
“Un piatto di pasta si può imbastire nel tuo appartamento?”
“C’è la cucina di uso comune e qualcosa la troviamo; alla peggio, se ci sono altri commensali, ti presento come la mia ultima conquista … “
“Sai che sei un vero porco?”
“Vuoi che ti presenti come mia madre e poi loro ci sentono fare sesso?”
“No, preferisco la tardona che ti ha concupito … “
“E non è forse vero?”
Un pizzicotto mi farà ricordare per qualche ora che ho detto una stupidata; non ci sono altri ragazzi, in casa; prepariamo in fretta un piatto di pasta e beviamo un po’ di vino che avevo portato da Montevarchi; poi ci ritiriamo in camera e facciamo l’amore a lungo, fin oltre mezzanotte; poi cadiamo addormentati, perché ci aspetta una giornata lunga.
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