Chapter 2 - Telefonate pericolose 2 Ludovico, Ginevra e Loredana
Ludovico fa l'amore per un intero pomeriggio con la sua vogliosa segretaria; sua moglie decide finalmente di presentre domanda di assunine nella stessa azienda di suo marito, del suo amante e della moglie di lui, nonchè della segretaria, l'unica a sapere che lui staper trasferirsi altrove.
1 year ago
Telefonate pericolose 2
“Lory, non vuoi mangiare qualcosa per cena, prima di chiuderci a fare l’amore?”
“Vedo che c’è lì una rosticceria; compriamo qualcosa e mangiamo dentro.”
Ludovico sorride e, davanti alla faccia meravigliata di lei, le spiega che in genere quando si rifugiano nel loro ‘nido d’amore’, lui e Gaia mangiano pizza e bevono birra.
“Ritieni offensivo se lo facciamo pari pari?”
“E se mi scappa di chiamarti Gaia?”
“Allora succede che ti chiamo amore e, come ti ho già detto, sarò particolarmente felice di essere con te gaia, di nome e di fatto; dai, andiamo a fare spese e nascondiamoci al mondo.”
Dopo dieci minuti, sono seduti al piccolo tavolo del monolocale, stretti vicini che quasi non si muovono e stanno continuamente a toccarsi, urtarsi, sfiorarsi mentre mangiano tranci di pizza e bevono birra; Loredana si sente particolarmente amorosa, è felice quasi solo di avere quell’uomo, che adora da otto anni soprattutto professionalmente, accanto a sé, per la prima volta umanamente disponibile; si sfiorano con piccoli baci ad ogni occasione, si scambiano bocconi.
“Lory, te lo dirò spesso, stasera; ma tu domani dimenticherai; sento di amarti, in questo momento!”
“Vico, domani torniamo ad essere capo e segretaria; adesso ti amo con tutta me stessa; sono felice di stare qui, in questa nuvola strana, con un uomo che adoro da anni; poi ti chiederò anche sesso, tanto e intenso; per ora, mi godo i cuori e la capanna; lo trovi stupido?”
“No, lo trovo dolcissimo!”
Si alzano in piedi e si baciano, per la prima volta; sentono reciprocamente il corpo dell’altro, lui dal seno sodo e prepotente che si tiene senza reggiseno, in forza dell’età e della conformazione; dal ventre piatto e cedevole che si appoggia a lui languidamente; dal pube duro e compatto che cerca la sensualità del fallo; lei sente il torace forte e muscoloso dell’uomo vigoroso e atletico, il corpo solido e ben tenuto, ma soprattutto il sesso che si irrigidisce contro il ventre.
Abbassa la mano a spostarlo e lo adatta fra le cosce; si accorge che la gonna della divisa da lavoro, troppo stretta, non le consente di sentirlo come vorrebbe, la afferra per le falde e la solleva fino alle anche per consentire alla mazza di appoggiarsi fra le cosce, urtando contro la vulva ancora chiusa anche dallo slip fradicio e ormai inutile; lui le passa delicatamente le mani sulle natiche che accarezza per scivolare fino al bordo dello slip, sopra le autoreggenti, e sentire la pelle viva e vibrante.
Il bacio si trasforma in una languida copula in piedi e vestiti; lei sente la mazza strofinare la vulva, coinvolgendo il clitoride, fino ad un primo orgasmo; lui copula fra le cosce, attraverso pantalone e boxer, con la sensazione del corpo vivo e ardente; lei sgancia il pantalone, fa scorrere la cerniera ed afferra ‘il mostro’ spostando con difficoltà il boxer; lui le abbassa lo slip fino al bordo delle autoreggenti e finalmente il fallo incontra il vivo della vulva senza penetrare.
“Amore, se andiamo avanti, i vestiti saranno inservibili … “
“Vero; meglio spogliarsi; posso farlo io?”
“Se lasci a me spogliare te … “
Sono lente le operazioni, perché Ludovico ama godersi il corpo che emerge dai vestiti come da un grande velario che abbatte pezzo per pezzo; accarezza con desiderio, bacia con amore e lecca lussuriosamente ogni brandello del corpo che emerge, mentre la bacia con furore mulinando in bocca la lingua; sente che lei raggiunge diverse volte l’orgasmo, nell’operazione; e gode mentalmente di quanta devozione lei metta in quel concedersi con amore, con dolcezza.
Lei ha già poggiato il giacchino su una sedia; le resta solo la camicetta, a cui lui si dedica con dolce lentezza; quando il seno esplode fuori dalla stoffa, vi si tuffa voglioso e lo abbranca, lo manipola, lo tortura su tutta la superficie; la bocca si sposta sulle aureole delicate e appena rilevate sul seno; afferra tra le labbra i capezzoli e li succhia avidamente, uno per volta, mentre una mano spinge al pube quello di lei e l’asta si rizza dura e possente tra le cosce.
Loredana sente gli umori sgorgarle a fiotti dalla vagina e gode infinitamente di sentirsi fusa con lui; gli scioglie la cravatta e gli sfila la camicia; si impossessa del petto non molto peloso e vi fa scorrere le labbra; cerca e raggiunge i capezzoli e li mordicchia, li succhia, li lecca, li accarezza col viso; mormora qualcosa di incomprensibile, ma sono evidenti il desiderio di possesso e la voglia di comunicare che lo sta amando con tutta se stessa.
La spinge delicatamente verso il letto; quando lo sente dietro le gambe, lei si siede sul bordo e si tuffa sul ventre, spinge giù pantaloni e boxer, insieme, e affronta il ‘mostro’ in tutta la sua potenza; lo prende a due mani e se lo passa sul viso e sul petto nudo; scivola con la lingua sui testicoli gonfi e finalmente comincia a leccarlo; lui le prende la testa e le carezza i capelli; si lascia possedere guardando le sue manovre per prendersi il fallo in bocca.
Non è priva di esperienza nella fellazione, Loredana; ma di quella stazza non ne ha mai incontrato; a parte l’amore che sente per quell’uomo, l’idea di godere con quella mascolinità in bocca la esalta; riesce a leccarlo tutto, dalla radice al meato; e si perde in lunghe e laboriose variazioni che ha sperimentato o che coglie dalle reazioni di lui; lo prende in bocca e lo fa scivolare in gola senza sforzo, guidata dolcemente da lui che non forza, accarezza le papille con la mazza.
Lui decide di imporre il suo piacere; si stacca dalla bocca che l’ha catturato, la spinge supina sul letto, fa scivolare a terra gonna e slip, solleva i piedi da terra e spalanca la vulva per averla davanti a sé; si abbassa a baciarla e incontra una vagina stretta, verginale, rorida, che emana un afrore di sesso giovane ed acceso; lo coglie la libidine ed affonda il viso; la lingua va a cercare il clitoride e la bocca lo cattura, le labbra lo succhiano e lei geme a lungo finché urla.
Ha fatto insonorizzare l’ambiente e lascia che lei sfoghi il suo piacere, la sua voglia; divora e succhia il sesso come un affamato, allunga le mani a raccogliere i seni ritti e i capezzoli duri; la ragazza gli scarica in bocca ondate successive di piacere e lui raccoglie tutto amorosamente; sposta le mani dal seno e le afferra le natiche compatte e morbide; lei ormai è al limite; ha voglia di sentirsi presa ed amata come non è mai stata, vuole quel sesso dentro, anche se dovesse straziarla.
“Ti amo, Vico; ti voglio, dentro; fammi fare l’amore fino in fondo; fammi sentire che sei mio e che ti appartengo, solo per questi momenti, per questi minuti. Dammi tutto l’amore che puoi.”
Le sfila le calze e le scarpe; completamente nuda, la fa sollevare di nuovo e la fa sistemare al centro del letto; si libera anche dei calzini e si sdraia sopra di lei; fa coincidere il corpo in tutte le parti, dal petto al ventre, dalle cosce alle mani.
“Dio, quanto ti amo; mi sento completamente fusa con te; ti voglio, tutto, adesso!”
Divarica coi piedi le gambe di lei, si solleva in ginocchio fra le cosce, appoggia la cappella alla vagina e si ferma; è lei a spingere dal basso e a far penetrare il fallo in vagina, solo qualche centimetro per volta, non riesce a spingere più di tanto; lo sa e non favorisce la penetrazione, si limita ad entrare di poco e si ferma ad ascoltare i gemiti di lei, l’ansimare godurioso e gli urli ad ogni piccolo orgasmo.
“Sfondami, maledetto, ti voglio tutto!”
Urla lei; lui si adagia più velocemente e ‘ascolta’ il sesso che dilata il canale vaginale; lei sente il ventre aprirsi, quasi squarciarsi, per lasciarlo entrare; geme e sussurra infiniti sì che sono la sola espressione del godimento che sta provando; come Ginevra aveva detto alle amiche, le pare che un cielo si apra e la faccia entrare, ode suoni celestiali e vede luci psichedeliche ballarle negli occhi; lui urla un ‘ ti amo’ inaspettato e spinge con forza contro l’utero già raggiunto dalla cappella.
Si fermano in estasi e si godono la dolcezza del fallo in vagina; lei non si sente da nessuna parte; è viva solo là dove i due corpi sono fusi; ama senza riserve quel corpo che la solleva ad un paradiso mai ipotizzato; lui si limita ad avvertire il piacere di lei pulsare intorno al sesso dai muscoli della vagina che lo accarezzano, lo stringono, cercando di ‘mungergli’ l’orgasmo che lei vuole ad ogni costo e che lui trattiene perché ancora non sa se può liberamente; glielo chiede e lei lo rassicura che è protetta.
“Se anche non lo fossi, sarei felice di avere un figlio da te.”
“Non pensi alla responsabilità che dovrei avere io, poi?”
“Se avessi da te un regalo così definitivo, non te lo direi neppure; sarebbe solo e per sempre mio.”
“Se non mi giuri che non rischi una maternità imprevista, mi fermo e smettiamo!”
“L’utero è mio e me lo gestisco io; ti dice niente questo slogan? Sono protetta, non c’è rischio; ma non essere stupido; se voglio un figlio da un uomo e ci faccio sesso, anzi ci faccio un amore così immenso come quello con te, non ti carico certo di nessuna responsabilità; l’unico tuo dovere, adesso, è di farmi ancora sentire gli angeli del paradiso che ho appena sfiorato; poi mi dovrai sfondare dappertutto, solo quando mi avrai distrutta d’amore, ti lascio andare e torno ad essere la ‘signorina Loredana’ che ti stampa le fotocopie; ti è tutto chiaro, amore mio?”
“Ti odio, maledetta; se fosse successo una decina di anni fa … “
“Stupidone, dieci anni fa non ti potevi permettere una segretaria innamorata; prendimi e non chiacchierare.”
Passano la serata a fare l’amore; davvero lei gli chiede di penetrarla in tutti i modi, anche se la penetrazione anale le costa qualche doloretto; è così coinvolta nella passione che non se ne rende quasi conto; quando decidono che quell’incontro può bastare a dirsi l’amore che non si sono confessati per tanti anni, lui la riaccompagna a casa, con l’impegno che tutto resterà tra i ricordi più belli; si dirige al solito bar della solita combriccola, dove sa per certo che si stanno dicendo le solite cose.
Stavolta le chiacchiere non sono le stesse, perché Nicoletta ha confessato di avere fatto sesso in bagno con Ludovico, la volta precedente; ed ora le Erinni sembrano assatanate e tutte desiderose si assaggiare il ‘mostro’ di cui la donna ha parlato; glielo dice sua moglie che lo invita, apertamente, a ricambiare le corna; lui risponde che ha appena concluso una copula che è andata avanti tutta la sera, con una ragazza meravigliosa ed innamorata.
Come era prevedibile, sua moglie dichiara che sono solo fandonie per non ammettere che ama solo lei e non accetta di copulare con altre; Nicoletta gli fa osservare che con lei l’ha fatto; ‘è stato solo un’occasione pazza’ è il commento di lei che non accetta di ammettere che qualcosa si è rotto, nel matrimonio; Ludovico l’avverte che è stanco e che desidera andare a casa; se lei vuole ancora trattenersi, cercherà chi l’accompagni; dopo qualche esitazione, lei va con lui; ma tacciono per tutto il percorso.
Va a dormire nella camera degli ospiti e chiude a chiave la porta; Ginevra alza la solita coda ritta e si ritira in camera; la mattina seguente, alle sette, lui è sveglio e prepara il caffè; sua moglie è quasi altrettanto pronta; comunica che andrà con lui in ufficio per presentare la domanda di assunzione che lui le ha suggerito; coglie che deve essere stata convinta da qualcuno di cui si fida, ma non apre il dialogo perché non vuole obbligarla ancora a mentire e a vantarsi; il silenzio fra loro si taglia col coltello.
Arrivati in fabbrica, lei lo segue nel suo ufficio.
“Ciao Lory, come stai?”
“Ciao Vico, meravigliosamente! Buongiorno signora!”
“Le segretarie qui chiamano per nome i dirigenti?”
“Loredana non è un’impiegata qualsiasi, è la mia segretaria ed ha tutta la mia stima, l’amicizia e anche un poco di affetto.”
“E’ lei la donna che ami tanto?”
“No, signora; si sbaglia; io amo Ludovico; lui ama un’altra che non c’entra con l’ufficio o con la fabbrica.”
“Tu sai chi, allora.”
“Se anche lo sapessi, è un segreto ed io sono per l’appunto custode di segreti che non rivelo a nessuno.”
“Ti amano così tutte le impiegate?”
“Signora, non tutte; moltissime; se Ludovico non fosse così tenacemente sposato e fedele, anche se non credo che sia più a lei che si possa dedicare; se non fosse restio, adesso lei vedrebbe una fila di donne in attesa di ricevere almeno un gesto d’amore dal mio meraviglioso capo.”
“Sono tutti così indisponenti, qui, gli impiegati?”
“Perché non fai quello per cui sei venuta? Se ti va bene, lo scopri direttamente.”
“Non mi aiuti? Non mi guidi?”
“Per sentirmi accusare di un’altra prevaricazione? Grazie, no!”
“E’ vero; non ci avevo pensato … “
“Il giorno che penserai, io sarò vittima di un meteorite.”
“Sempre il solito cafone. Loredana mi può accompagnare lei all’ufficio personale?”
Loredana lo guarda per sapere se può; lui le fa cenno di andare.
“Decidono tutto i capi, qui?”
“Ginevra, se accetti quel lavoro, cerca di ricordare che le gerarchie si rispettano e le ribellioni significano licenziamento e impossibilità di trovare altri lavori.”
“Vico, scusami; ma tua moglie è qui per il posto di segretaria? Devo temere di perdere la mia destinazione?”
“Che cosa? Noooo, tesoro mio; lei ha già un dirigente davanti al quale si piega a novanta gradi molto volentieri!!!!!”
“Che significa questo discorso? Io non mi piego a nessuno!”
“Come fai a praticare coito anale? Lo fai in piedi o supina’”
“Cafone! Andiamo a quest’ufficio, signorina!”
Quando rientra, Loredana gli chiede perché sia stato tanto duro con sua moglie.
“Ha deciso con chi lavora?”
“Lo avevi predetto, con Enrico, il suo amante.”
“Lo sai già?”
“Lo sanno tutti; ormai è chiaro che fra voi è finita; per questo è stupido che ti ostini a trattarla male; divorzia; farai felici tante persone … “
“Ti sbagli; saremo felici solo io e Gaia.”
“Peccato! Sai quante ti vedrebbero volentieri libero e disponibile?”
“Qui in azienda?”
“Si; ma anche altrove, per quel che ne so; pare che fra le amiche di tua moglie si sia creato un certo fermento … “
“Lory, se ti confido un segreto, mi prometti la massima riservatezza’”
“Ti ho mai dato motivo di dubitarne?”
“No, ma questo è particolare, riguarda la mia vita privata … “
“Se non ti fidi, non parlare … “
“Dai, non essere stupida; io non resterò ancora a lungo qui.”
“Che significa?”
“Ho avuto un’offerta favolosa per andare a fare il supervisore per una multinazionale in Abruzzo; aspetto da un giorno all’altro la convocazione; ho chiesto a Gaia di venire con me; chiederemo il divorzio e faremo famiglia altrove.”
“Sono felice per te; ma io?”
“Tu sei in gamba; sarai la segretaria di chi prenderà il mio posto e ti farai valere.”
“Già; mi mandano un cretino e dovrò sopportarlo!”
“Ti manderanno uno nuovo ed inesperto; tu lo farai crescere e diventerai indispensabile; ma forse qualcuno dei capoccioni si renderà conto che deve promuoverti e diventerai responsabile di un ufficio delicato e importante.”
“Tua moglie sa di questo?”
“Solo tu sai; se viene fuori prima del tempo, saprò con chi prendermela.”
“Ti odio, come tutte le donne abbandonate; ma sono contenta, per te e per Gaia; vi meritate un poco di felicità, stupido amore mio.”
“Quando ti sposi?”
“Forse il prossimo autunno; tu non ci sarai, immagino.”
“Come farò per essere presente in spirito?”
“Mi manderai un regalo indimenticabile.”
“Hai già scelto l’abito da sposa?”
“No; ci vogliono tanti soldi e devo regolarmi.”
“Se mi convocano alle condizioni che hanno detto, ti regalerò l’abito più bello, che sceglierai tu stessa.”
“Stupido! Non sai che un abito bello costa migliaia di euro?”
“Certo. Sei tu che non sai che la liquidazione da qui varrà milioni e che il nuovo stipendio è a quattro zeri.”
“Davvero? Allora avrò l’abito più bello, regalatomi dall’uomo più grande che io abbia conosciuto.”
“Ragazza, torniamo al lavoro, adesso?”
Ginevra comincia a lavorare come segretaria del suo amante, ma non lega con le altre segretarie; ai punti di ristoro, quando le altre fanno circolo per spettegolare, è sempre emarginata; solo Loredana cerca di inserirla nella cerchia; l’argomento dei pettegolezzi sono ovviamente le tresche che si stringono nell’ambiente di lavoro; molte volte sente parlare di Ludovico e del suo grande amore; è quasi naturale chiedere a Loredana perché suo marito desti tanto interesse.
“Ginevra, tu non sai niente né di fabbrica né di tuo marito; tutte sappiamo che il tuo capo è anche il tuo amante; sei tu che non sai che nessuno ha mai accettato le avances che fa a tutte perché è un parolaio e un pallone gonfiato; ma neppure sai che mi invidiano tutte perché sono l’unica che è andata a letto con Ludovico; tutte vorrebbero, come me, avere almeno una serata a cena con lui e poi a fare l’amore da dio.”
“Diamine, anche le amiche al bar sembrano sbavare per lui; che diavolo ha il suo modo di fare l’amore?”
“Chiedilo a Esmeralda; lei lo ha incastrato a sua insaputa … “
“Scusa, Esmeralda, quand’è che hai incastrato Ludovico?”
“Sei gelosa retroattivamente?”
“No; non so nemmeno di che si tratta … “
“Ricordi per caso, due anni fa, quella festa in maschera nella villa in collina?”
“Certo; ricordo che ero mascherata da Arlecchino; mio marito aveva un costume da cavaliere … “
“ … e fu concupito da una dama del Settecento nel chiostro del giardino … “
“Tu come lo sai? Lui me ne parlò come di un fatto a sorpresa e si pentì molto di avermi tradita.”
“Quella dama ero io!”
Il mormorio è confuso; dichiarare davanti alla moglie che aveva fatto sesso con suo marito, per le altre obiettivo difficile, rende poco credibile il racconto; Ginevra le chiede di mostrare l’ombelico; l’altra, perplessa, solleva il top e mostra l’ombelico sotto il quale spicca il tatuaggio di una rosellina.
“Confermo ufficialmente che Esmeralda ha fatto sesso con mio marito in quella serata … Ludovico non ha dimenticato mai e ricorda sempre quella ragazza con la rosa tatuata sotto l’ombelico; complimenti; è stata la copula bella che racconta lui?”
“Bella?!? Indimenticabile, vorrai dire; anni dopo, ancora mi sento sventrare da una piuma!”
“E’ stato così particolare?”
La curiosità scatta e tutte vogliono sapere.
“Quando lo vidi con sua moglie, innamorata come ero del nostro capo, decisi di provare a concupirlo, nonostante lei; ce ne volle, ma riuscii a farmi accompagnare in giardino; lo baciai credendo di sconvolgerlo e dopo due secondi ero lì che sbavavo sotto la sua lingua che mi inondava la bocca, mentre il suo sesso meraviglioso mi batteva come il batacchio d’una campana sul ventre; i costumi favorivano il contatto e dopo due secondi colavo come una fontana.
Decisi che volevo farci l’amore, a costo di essere licenziata; mentre mi faceva risuonare in testa le campane coi suoi baci sul seno, allungai la mano e sentii il fallo; giuro che c’era da svenire; una mazza meravigliosa, dolcissima; gli aprii con difficoltà i pantaloni e me ne impossessai; lui mi succhiava i capezzoli, mi leccava le aureole, mi mandava in paradiso; giuro che ho sentito il suono delle arpe angeliche, quando infilò la mano sotto le gonne e mi afferrò la vulva.”
“Che diavolo aveva di così particolare?”
“Non chiedere, ragazza; non ci sono risposte; io l’ho vissuto qualche sera fa; quando ti tocca il clitoride, dai di matto, riesce a procurarti orgasmi che non troverai mai più; tu ne sai qualcosa, Ginevra.”
“Per otto anni ha passato almeno tre ore della serata a titillarmi, prima di sbattermi dentro il suo mostro!”
“Non l’hai neppure sentito, nemmeno quando di sfondava e ti lacerava tutta … “
“E’ stato così anche per te, Lory?”
“Si; e quando ti sussurra anche una volgarità ci mette tanto amore che non vorresti tacesse mai.”
“Zitte voi, che ci avete fatto l’amore in un letto; lasciate parlare Esmeralda, perché lei ha vissuto la sveltina che ciascuna di noi vorrebbe … ragazza, continua e farci godere mentalmente!”
“Cosa vi posso raccontare? Quando ce l’hai vicino perdi il senso della realtà, lui è amore puro che ti scatena i sensi; non c’è né amore né sesso, è un tutt’uno che ti sballa; anch’io sono stata riempita e dilatata da lui; non ero una verginella e ne sapevo di sessi; ma quello giocava coi miei punti erogeni come un batuffolo per il talco, come un cuscinetto per la cipria, come una piuma d’oca; mi ricordo solo che ero in estasi, mentre lui mi penetrava, stesa per terra, in un chiostro buio.”
“Quindi ti eri innamorata?”
“No; io stavo facendo, anzi credevo di fare, solo sesso occasionale; era lui che ci metteva tanto amore che ne venivo coinvolta senza neppure rendermene conto chiaramente … “
“Ora capisco anche Nicoletta … “
“Ginevra, chi è Nicoletta?”
“Una mia amica del bar; l’altra sera disse di avere ricattato Ludovico e di essersi fatta possedere da lui nel bagno; noi non le credemmo ma anche lei disse che in una copula veloce le aveva fatto vedere il paradiso. Ma non capisco come abbia potuto costringerlo a copulare in un bagno.”
“Cara mogliettina odiata, da me soprattutto, deve avere scoperto chi è la donna che ama e per tacere lo ha obbligato ad accoppiarsi; solo per difendere quel segreto il mio capo cederebbe ad un ricatto.”
“Tu sai chi è la donna che ama?”
“Certo che lo so; che segretaria sarei, se no? Ma non ti dirò mai niente perché noi i segreti sappiamo difenderli; l’unica cosa che ti posso dire, per rispetto ad una cordiale nemica, è che stai sbagliando tutto e l’hai perso, forse per sempre.”
“Lory, perché non mi dici tutto quello che sai?”
“Perché tu ti sei rovinata da sola; perché non ci sono margini di ricucitura; perché tu continui la tua storia con quell’ameba; perché io adoro il mio capo e sono con lui, contro di te; ho un milione di perché, se non dico tutto; potresti e dovresti essere tu a capire e a cercare i ripari prima della frana … “
“Se non si abbassa ad ammettere che valgo più di lui in qualcosa, può anche andarsene col suo nuovo amore!”
“Lo farà, Ginevra; anzi, sta per farlo … Ho detto già troppo … Esmeralda, ma gli hai mai detto niente di quell’episodio?”
“E se poi mi fa licenziare?”
“Sei proprio scema; Ludovico, l’uomo più intelligente e generoso del mondo, ti farebbe licenziare perché gli confessi che avete avuto una serata d’amore? Posso parlargliene io?”
“Se mi fa licenziare, ti ammazzo!”
“E se si ricorda di te con gioia?”
“Ti offro una pizza!”
Mentre stanno rientrando alle scrivanie, Ginevra la ferma per chiederle.
“Sai qualcosa sul fatto che sta per lasciarmi?”
“Non devi interrogare una maga; ti resta pochissimo tempo, se vuoi salvare qualcosa; ma ci vuole tanta, tanta, troppa umiltà e tanta intelligenza; se vuoi, puoi salvare il matrimonio; se non lo fai, considerati libera e sforzati di vivere con uno stipendio mensile che oggi ti basta per una reggiseno e uno slip combinati.”
“Che ne sai tu dei miei combinati?”
“Li paghi tu? … No, li pago io dai suoi conti; il tuo stipendio non basta per una confezione, credimi!”
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