Telefonate pericolose

Chapter 3 - Telefonate pericolose 3 Ludovico e Gaia si trasferiscono

Col pasaggio in Abruzzo, Ludovico e gia iniziano una nuova vita allietata da una figlia; Ginevra deve attaccarsi alla segretaria tuttofare per slavare u poco lela dignità sprecata nell'odio a suo marito; sembra tutto chiuso, ma i giochi non sono ancra fatti.

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geniodirazza

1 year ago

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Telefonate pericolose 3

Ginevra non si è arresa e non ha fatto tesoro delle indicazioni di Loredana, neppure quando tocca con mano che il suo primo stipendio è inferiore alla cifra stampigliata su un paio di scarpe che le piacciono; Ludovico le fa osservare che con quei soldi un giorno potrebbe dover vivere un mese; lei fa spallucce; non ci crede e non si cura delle sue assenze che spesso vanno al di là di qualsiasi loro consuetudine.

Ha saputo al bar, dalle amiche, che passa interi pomeriggi con qualcuna di esse; sembra quasi che debba difendersi dalle malignità che lei ha messo in giro sulla sua potenza sessuale; tutte le rimproverano, quando si parla di suo marito, di nascondere le sue grandi capacità amatorie, che molte hanno sperimentato sulla loro pelle; l’idea di distruggerne anche l’immagine di meraviglioso amante si è fatta più assillante da quando ha scoperto che è oggetto del desiderio di molte che conosce.

La storia con Ernesto continua stancamente; ha cominciato a vedere quanto lui sia sconvolto dalla presenza di altre donne e quanto si dia da fare, anche in ufficio, per fare il galletto specialmente con le più giovani; da quel che dice, ha chiuso ogni contatto con la moglie che è ormai solo un fastidio per la sua fama di casanova; una mattina arriva in ufficio più nero di un cielo in tempesta ed è intrattabile; dopo infiniti tentativi, rivela che secondo lui sua moglie è incinta.

Poiché non ha con lei rapporti, non si spiega quel figlio; lei lo ha cacciato via negando, ma il test di gravidanza che ha trovato nella spazzatura dice che una donna in quella casa è incinta; e di donne c’è solo Gaia; Ginevra suggerisce che forse ha fatto un favore ad un’amica che non vuole apparire; la spiegazione sembra reggere; per contrasto, nell’ufficio di Ludovico, lui e Loredana stanno brindando a chissà quale successo; decide di non curarsene; ma comincia a temere.

E’ un venerdì; all’ora di pranzo, in mensa ci sono tutti e chiacchierano nei capannelli che si sono formati; il tema dominante è il week end che si presenta interessante per molte; Ginevra, che è seduta al tavolo con Loredana ed altre segretarie, si rende conto, ad un tratto, che non vede suo marito; chiede a Loredana se sa dove sia; lei risponde che, per quel che le risulta, dovrebbe essere in viaggio verso l’Abruzzo.

“Che viaggio? Stamane, quando siamo venuti al lavoro, non ha fatto parola di un viaggio … “

“Non hai capito; se n’è andato, si è licenziato qui ed ora sta andando ad occupare il posto che gli hanno offerto in Abruzzo.”

“Ti prego, fammi capire. Mio marito si è licenziato qui ed è andato ad occupare un altro posto di lavoro in Abruzzo?”

“E che posto; porco cane, se non dovessi sposarmi in autunno lo avrei obbligato a portarmi come segretaria personale.”

“Per piacere, sii più chiara; si tratta di mio marito!”

“Mi spiace, Ginevra; non lo è più; non ti ha fatto parola, perché sai da tempo che voleva andarsene; ti avevo avvertita; è diventato Amministratore delegato per conto di una multinazionale, ha uno stipendio a quattro zeri e potrebbe ancora scalare più in alto una carriera folgorante; ha incassato una buonuscita da sogno; i capoccioni, qui, gli avevano proposto uno stipendio più alto di quello in Abruzzo, ma doveva andarsene e ha rinunciato; ho perso l’amico più caro della mia vita.”

“Tu ti arrendi; io no; non può abbandonarmi così, senza un motivo … “

“Non credi che le tue copule con l’ameba siano un motivo valido?”

“No, sono una stupidaggine, un capriccio infantile; lui è la mia famiglia e deve stare con me, come prevede il matrimonio … “

“Il matrimonio prevede innanzitutto la fedeltà; sei stata tu a mettertela sotto i piedi; lui ha solo reagito ad umiliazioni; la famiglia ce l’ha; l’ha portata con sé.”

“Che cosa dici? Io sono qui, da sola … “

“Ma con lui c’è la donna che ama e il figlio che lei aspetta da lui.”

“Un figlio?!? Mio dio, che cosa sta capitando?”

Intanto cerca di connettersi al telefono; la curiosità è tanta; Loredana mette il vivavoce e tutte ascoltano con interesse.

“Ciao, dove sei?”

“In autostrada; tra poco sarò a Bologna dove ci fermiamo a pranzare.”

“Perché non mi hai detto del trasferimento?”

“Sono mesi che ti ripeto che me ne sarei andato; ti ho trovato il posto di lavoro proprio perché ti avrei lasciato e non volevo che finissi alla Caritas … “

“Non puoi farmi questo; sono tua moglie da ormai quasi dieci anni … “

“Senti, non è il caso di parlare al telefono; tra qualche giorno ti contatta il mio avvocato; parla con lui e decidi.”

Lui ha riattaccato ed ha inserito il rifiuto di chiamata; Ginevra non è riuscita a trattenere le lacrime e una striscia nera di rimmel le riga le guance; Loredana usa un tovagliolo per pulirla, la accompagna in bagno e l’aiuta a ricomporsi; mormora frasi sconnesse alternando lamentazioni vaghe a minacce confuse; il suo orgoglio è a pezzi.

Mentre tornano al tavolo incrociano Ernesto, con una faccia nera come mai lo si era visto; chiede a Ginevra perché abbia pianto; lei gli racconta della fuga di Ludovico; lui aggiunge che anche sua moglie è sparita non sa dove, si guardano imbambolati.

“Siete proprio la perfetta coppia degli imbecilli. Non riuscite nemmeno a pensare che sono andati via insieme col figlio che lei aspetta da lui?”

“Che cavolo vai dicendo, stupida segretaria?”

“Ti dico subito, da depositaria dei segreti di un uomo assai superiore alla tua e alla sua mediocrità, che voi lo avete definito povero cretino cornuto … Non tentare di negare, amica, ho trascritto io le registrazioni delle vostre copule in cui offendete pesantemente l’uomo e la donna di cui pagherete a caro prezzo le umiliazioni che credevate di imporre; ti sei resa conto, stupida creatura capricciosa, che più andavi dicendo che eri insoddisfatta, più le tue amiche ci copulavano sotto i tuoi occhi?

Egregio superimbecille, non ti sei accorto, in due anni, che per ogni tua copula con sua moglie, Ludovico assicurava a Gaia un amore che nessuna donna ha mai avuto; che lei ha deciso di dargli un figlio perché volevano essere famiglia; che se ne sono andati in Abruzzo dove faranno i signori lasciandovi a rigirarvi nel vostro fango? Ancora credi di avergli fatto le corna mentre ne hai più di una sporta di lumache?”

“Che stai dicendo, Lory?”

“Tutto quello che non hai capito e che non capirai mai. Vuoi distruggerlo? Provaci! Dove vai col tuo stipendiuccio? Abiti una casa che solo la generosità di tuo marito ti lascia usare; non puoi ingaggiare un avvocato perché non sapresti come pagarlo; puoi solo accettare un accordo perché l’uomo che amo, che non è ormai più tuo marito, è ancora stupidamente affezionato al ricordo di una ragazza che ha sposato per amore; se tenti solo una mossa contro di lui, ti distrugge; e sarò io a chiederlo.

Se non lo sai, perché sei stupida, ho tutti gli estratti conto delle spese folli che hai fatto pagando con i conti di tuo marito, senza sborsare un centesimo; ho la registrazione delle corna che credevi di fargli; ho la testimonianza di tutti i vostri amici che sanno come ti rispettava e ti amava anche quando gli facevi le corna e lo offendevi; dimostrerò che si è battuto come un leone per garantire un posto di lavoro a te che non hai mosso una sedia in vita tua.

Per quanto ti riguarda, stupido presuntuoso, se solo dico una parola, sei licenziato da questo momento; capirai così quanto costa fare le corna al collega, a quello che chiamavi amico; saprai che non puoi fare stalking a tutte le ragazze dell’azienda senza pagare un conto assai salato; Gaia è una donna meravigliosa; non la meritavi e non la meriti; stattene zitto e leccati tu le corna, perché il loro figlio sarà la testimonianza eterna che sei solo un povero cornuto imbecille.

Cara Ginevra, sono allieva e figlia ideale di tuo marito; ti voglio bene, mi fai tenerezza e non mi va che soffra tanto per la tua stoltezza; bada a quello che fai; se sbagli un solo passo, sei alla fame, finisci alla pubblica carità o sotto i ponti; Giancarlo, l’avvocato amico di Ludovico, ha due domande già firmate da depositare in tribunale, una per la separazione consensuale con accordo sulle condizioni ed una per la separazione di parte senza accordi.

Rifletti e chiedi consiglio; sei in regime di beni separati e non puoi pretendere niente del suo; abiti una casa che è di sua unica proprietà, hai uno stipendio che non ti basta per sopravvivere; se ti rivolgi a un avvocato, devi anche pagarlo; soprattutto, hai torto marcio per quello che hai fatto e determinato; io ti consiglio di accettare l’accordo; comunque è una scelta tua.”

“Voglio solo fargli tutto il male possibile; lo distruggerò, vedrai; e distruggerò anche te che sei la sua complice e la sua amante.”

“Okay; se ti riuscisse di rinsavire, io sono come tuo marito, generosa e disposta a dimenticare. Buon lavoro e non vi aspettate di riuscire a smuovere una felicità che è un dato di fatto; Ludovico e Gaia stanno aspettando in serenità il figlio e vivono per quello; lui è ricco, adesso, perché guadagna dieci volte te ed è il dirigente industriale più ricercato del mondo. Voi sguazzate ancora nel fango e siete continuamente a rischio; posso solo dispiacermi e tornare a consigliarti di ragionare.”

Se ne va a coda ritta, Ginevra, e da quel momento non fa che interpellare avvocati che siano disposti a perorare la sua causa, illudendosi di fare del male al marito secondo lei transfuga; si scontra puntualmente con la verifica razionale che non ha molte frecce al suo arco, anche mistificando molte cose; tutti le suggeriscono di accettare il concordato; ma lei è accecata dalla sua stessa rabbia; Ernesto si è defilato, perso anche dietro la sua personale caccia alle ragazzine, e lei è rimasta sola.

Fa appuntamento con un avvocato di cui sa solo che è un maneggino abile a sconvolgere situazioni e ottenere i suoi interessi; lo incontra a cena ma, dopo un lungo corteggiamento di lui, viene posta di fronte alla richiesta di andarci a letto, se non può pagare neppure quella che lei considera una cena e lui una consulenza legale; decide di scendere l’ultimo gradino della sua aberrazione, illudendosi ancora di poter mettere in conto a suo marito anche quello; lo segue in un motel.

L’avvocato è stato attratto soprattutto e forse solo dalle forme giunoniche e non ha smesso di ammirare il fondoschiena di cui lei va giustamente orgogliosa; non appena in camera, la avvolge in un bacio violento, quasi sadico, con cui la soffoca senza darle il tempo di assorbire la botta; reagisce facendo ricorso ad anni di copule con suo marito che la colmava di affettuosità; è costretta, per subire l’aggressione, a ricorrere al ricordo degli amplessi casalinghi.

Ha Ludovico nella testa, mentre l’altro le sfila il vestito e la lascia nuda ai piedi del letto; ricorda la dolcezza con cui il marito la leccava a lungo e spera almeno in una fase preparatoria; ma il tipo non ha nessuna finezza da proporre, le sbatte letteralmente sul viso un fallo non grande, assolutamente lontano dal ‘drago’ che doveva ammansire a suo marito, quando lo aggrediva con una delle fellazioni che mandavano in delirio tutti e due.

Gli impone di usare un preservativo; lui lo fa e si limita a sbatterle il sesso contro il palato per cercare di affondare al massimo; lo controlla abilmente, facendo scivolare la punta come vuole; è esperta di fellazione e non le ci vuole molto a controllare la mazza che spinge verso l’ugola; si rende conto che deve spomparlo e liberarsene rapidamente, succhia e manipola  con il preciso intento di portarlo all’eiaculazione.

Non le è mai dispiaciuto sentire in bocca il fallo; anche Ernesto era piuttosto sgraziato, ma lo dominava; mette in atto tutta la sua abilità e si manipola la vulva per cercare almeno un orgasmo; ci riesce quando, per qualche momento, è il sesso di Ludovico, nella sua testa, quello che sta succhiando con amore; l’altro si trova ad eiaculare quasi senza accorgersene; è inferocito, contro se stesso soprattutto, perché non ha controllato l’eiaculazione e vuole possederla.

Decide di deriderlo; prende l’asta e la masturba con sapienza; maledetto Ludovico, anche in questo è stato maestro; osserva le smorfie dell’altro preso in una vertigine di piacere che non si aspettava; comincia a temere che quella che ha davanti sia una prostituta esperta che lo sta dominando; blocca la manipolazione e la spinge sul letto; lei spera che la lecchi, non a lungo come suo marito, ma almeno quanto basti a farla godere.

Ma, per raggiungere un orgasmo, è costretta a prenderlo per le tempie e costringerlo a succhiare e leccare il clitoride, finché gli ‘spara’ rabbiosamente sul viso uno squirt che l’altro riceve ma non gradisce; la spinge rozzamente sul letto, le fa spalancare le cosce e le piomba addosso; Ginevra è troppo abituata alle penetrazioni violente e dolorose di Ludovico, di cui si rendeva conto solo quando andava a verificare, dopo, le sue condizioni.

Aveva ipotizzato una seduta di sesso totale, anche con penetrazione anale, nel caso; decide che la giostra si fermerà lì; gli impone un nuovo preservativo e si apre a riceverlo in vagina; lui si sistema fra le sue cosce ed accosta la cappella alla vagina; ma è lei a risucchiare dentro, con foga, il sesso dello sconosciuto che non è stato in grado di provocarle nessuna delle emozioni che si aspettava e che ha trovato solo mentalmente nel ricordo di come copulava il suo ‘nemico’.

Il pisello, così lo considera ormai, di quest’individuo può a malapena solleticarle il canale vaginale; ma lei sa come attivare i muscoli e tenerlo fermo per avere l’orgasmo che desidera, specialmente quando la punta arriva a sfiorare la testa dell’utero; il suo urlo è ferino, quando esplode nel suo orgasmo vero, mentre il corpo ricorda le copule belle dei primi anni di matrimonio; è stato un grave errore concedersi; l’altro invece si ritiene grande amante, di fronte a quell’orgasmo.

Le picchia sul pube col corpo in un movimento di copula persino elementare; lo accetta supina, torturandosi i capezzoli per provare piacere; ancora l’ombra incombente di Ludovico è l’unico appiglio per rendere accettabile un congresso carnale che sembra l’esperienza di una prostituta con un ipodotato vergine; le viene in mentre la barzelletta della massaia che, durante la copula, si interroga sul colore delle pareti e finisce per augurarsi che almeno accetti di rappresentarla contro suo marito.

Anche questa speranza va delusa alla fine, quando, al termine della semplice copula, lui si riveste e la riaccompagna; se avesse certezza di vincere la causa, si rifarebbe su suo marito ricco; poiché teme di perdere, lei dovrebbe corrispondergli l’alto onorario che pretende; Ginevra torna a casa col cuore sanguinante; si è prostituita, stavolta sul serio, inutilmente per combattere un mulino a vento; comincia a sospettare che una resa onorevole potrebbe valere più di una sconfitta dolorosa e distruttiva.

Aspetta ancora prima di arrendersi e fa un ultimo tentativo con un’associazione di tutela delle donne come lei; la fanno parlare con un avvocato donna che è famosa per le battaglie che ha vinto contro personaggi famosi; le espone il suo caso e, su sua richiesta, indica il nome dell’avvocato di suo marito e quello dell’avvocato dello studio legale dell’azienda dove lavora; la professionista telefona ai due, mentre lei attende in anticamera.

Quando la richiama, è l’ennesima persona che le suggerisce di rinunciare a stupide e impossibili vendette per aprire un contenzioso non facile da gestire e il cui esito pende dalla parte di suo marito; le consiglia affettuosamente di scegliere, tra lo scontro e il concordato, la soluzione più pacifica e produttiva; per quello che riguarda i suoi principi, le ricorda che se c’è stata arroganza, non è dalla parte di suo marito; ci rifletta e, nel caso, intenteranno la causa, ma le spese comunque ci saranno.

Sa che non sarebbe in grado di affrontare oneri economici; si rende conto che è sempre vissuta da parassita e passa un’intera notte a piangere sui suoi errori; a mezzanotte chiama Loredana e si scusa per l’arroganza; l’altra si offre di andare a trovarla e di parlare anche tutta la notte se ne ha bisogno; accetta e si trovano in piena notte, stranamente intime e solidali, a riflettere sulla vicenda.

Loredana sa tutto, per filo e per segno, perché ha sempre goduto della massima fiducia di suo marito; saprebbe dirle persino quando copulavano e come; è sbalordita, ma soprattutto perché deve misurare quanta distanza c’era tra le sue amicizie e quelle del marito; anche con Gaia ha costruito una storia che è d’amore, di fiducia, di solidarietà; sono arrivati a decidere di creare una famiglia, fuori di ogni legame legale, e ad avere un figlio per cementare il loro amore.

Lei è costretta a chiedere la spalla asciutta ad una donna che non ha mai nascosto di amare suo marito ma di avere correttamente tenuto le distanze, tranne un momento di grande empito; Ginevra si trova, senza volerlo, a confessare persino l’estrema aberrazione a cui è arrivata; trova, meravigliata, la comprensione e la complicità dell’altra che le consiglia, alla fine, di consultare anche l’avvocato dell’azienda, grande e vecchio amico sia di Ludovico sia di lei come moglie dell’amico.

“Quand’è che smetterai di combattere contro i mulini a vento? Non è solo uno scontro inutile, perché non puoi vincere; è una lotta sbagliata, nei presupposti; tu combatti contro il disamore, non lo capisci? Hai ucciso un sentimento profondissimo che vi legava; ora cerchi vendetta contro colpe che non esistono; nessuno può trovare qualcosa da addebitare a tuo marito, perché non c’è niente da addebitargli; se qualcuno prova a inventarsi delle colpe, si scontra con la lealtà con cui ha fatto le sue cose.

Sembri Alice nel paese delle meraviglie che dà corpo ai sogni e combatte guerre che non esistono; perché non accetti la proposta di una pace armata? Lui è fragile, nei tuoi confronti; non ti ama più, ma ti vuole ancora bene; non fare finta di non capire; non ti desidera, non ti considera la sua donna; ma ha ancora in te un’amica, una persona cara, una come me; tu invece cosa vuoi vendicare? Che non faceva sesso, quando lo facevi con un altro? Che non preveniva i desideri che non esprimevi?

E’ completamente folle, quello che stai facendo; vuoi massacrarti per dire che ti ha ucciso lui? Insomma, amica mia, cosa vuoi veramente?”

“In questo momento vorrei solo un poco di amore … “

“ … ma lo vorresti da lui … altrimenti ti cercheresti un uomo da amare, non caproni da cui farti sbattere; ma tu non sai cosa voglia dire amare, quindi non sai neppure cosa chiedere ad un uomo che ti ami.”

“Tu lo sai?”

“Sì; lo so, l’ho avuto e lo cerco ancora; io non voglio, come tu non vuoi, una mazza sbattuta in vagina da un caprone senza sensibilità; io voglio, e anche tu vuoi, una mano che ti sfiori delicatamente la vulva e ti titilli il clitoride, come sto facendo con te, adesso.”

“Che fai, Lory? … Oh, si … è questo che voglio ….. Ludovico lo sapeva fare da dio; hai imparato da lui?”

“Quando? Mentre eravamo in ufficio a lottare con le scartoffie? Non hai capito che ci ho fatto l’amore una sola vota? Si, quella volta me lo ha fatto a lungo e l’ho imparato a mie spese; è così che ti titillava lui, è vero? E’ questo l’amore che cerchi, no? Ernesto quando te l’ha dato? Mai, lo so; Gaia invece adesso sta urlando accanto a lui che la titilla, nel loro letto.”

“No, no, no!!!!!! Non deve; perché non è qui a farmi godere? Perché se n’è andato?”

“Perché sei stata un’imbecille e lo hai fatto andare via; non ci puoi fare più niente; ci sono io, adesso, e ti devi accontentare.”

“Allora fammi godere tu continua a masturbarmi; lui però dopo mi leccava a lungo … “

“Ginevra, anche io so leccare come lui; e mi piace, non sai come mi piace; poi però devi leccare me; capisci che stiamo scivolando nel territorio lesbico? Sei pazza, come sempre; ti avventuri in qualche cosa e non sai neppure quali pericoli corri.”

“Lo so che è pericoloso; ma tu sei intelligente, razionale e riflessiva come mio marito; con te il rischio è minimo … “

“Imbecille, adesso ti vuoi schiavizzare a me? Ma come diavolo ragioni? Dai, godi e smettiamo, perché anch’io sono stanca di vederti sfidare il pericolo e lasciarti travolgere.”

“Non hai capito e non vuoi capire; voglio amore, lo voglio da te; è come l’avessi da mio marito; dammi quello che puoi!”

L’ha tirata a se e ha spinto la testa sul ventre; Loredana non si perde d’animo, afferra tra le labbra il clitoride gonfio, succhia e lecca, mordicchia coi denti e la sente esplodere in un orgasmo feroce; accoglie in bocca lo squirt che lei fa esplodere nella bocca dell’amica, rivale, amante ideale e innamorata persa del suo uomo; si rilassa nella dolcezza del languore e le accarezza la testa delicatamente; l’altra si solleva e prende il telefonino.

“Ciao, amore, la cosa va per le lunghe.”

Rivolge il telefonino e inquadra la vulva bagnata di Ginevra.

“Non è meravigliosa? … Si è la moglie di Vico … non ci ho fatto sesso … Con lui ho fatto l’amore come non saprai mai fare tu … Stupido, ti amo da morire e so che mi ami … Con lui è stata un’altra cosa … Inquadrami la tua mazza … meravigliosa … Masturbati adesso … non sporcare le lenzuola … Domani sera ti rifai … Sì, ci ha copulato per anni ed è meraviglioso farla godere … No che non devi ingelosirti  … Sei venuto? Sì, lo vedo che hai scaricato tutto sul ventre. Ti amo, stupido, e sono tutta tua. Ciao.”

Interrompe la comunicazione e guarda Ginevra.

“Hai fatto sesso per telefono?”

“Si, mia cara; tu hai interrotto una copula strepitosa, mi hai sequestrato e dovevo farlo godere … non fare una domanda stupida … non potevo farlo con Vico, perché l’ho avuto una sola volta e non mi perdevo in surrogati; l’ho amato con tutta me stessa, perché lo volevo da anni. Adesso mi resta solo il ricordo.”

“Se fossi entrata i intimità, avresti fatto l’amore anche con me e con lui?”

“Contemporaneamente? Se Vico mi avesse chiesto di copulare anche con te, anche con Franco, anche con Gaia, con chiunque, avrei fatto tutto quello che mi avesse chiesto; io volevo solo che fosse felice e che lo fosse con me. Tu non hai capito che l’amore è una cosa molto complessa che investe testa, cuore e sesso; per fare l’amore con l’uomo che per me valeva tutto, avrei fatto qualunque cosa … “

“Vuoi dire che faresti ancora qualunque cosa.”

“E’ qui che si rivela la distanza fra noi; io lo faccio anche con la testa; col cuore, ce l’ho in me ogni momento perché lo amo, davvero; con il sesso lo posso fare col mio fidanzato, che non si può accorgere del transfert; mi hai detto che l’hai sperimentato con l’avvocato caprone; ma lo posso fare anche con te; mentre ti succhiavo, avevo nel cuore e nella mente lui che mi succhiava; ed anche tu, non lo negare; con la testa, so che è irraggiungibile, perché è lontano e perché ha la sua donna che lo soddisfa.

Per questo, non posso dire che lo farei; se dovesse tornare da te e si creassero le condizioni, certo che lo farei, senza esitare; ma non tornerà da te, perché tu l’hai cacciato; e l’hai strappato anche a me e a tutte quelle che sognavano di passarci almeno qualche ora insieme.”

“Nella tua vagina c’è ancora il sapore del sesso di Franco?”

“Non mi sono lavata; è chiaro che c’è rimasto un vago sapore del suo sesso.”

“Non è una mazza piccola, ho visto.”

“Hai voglia di assaggiarlo?”

“Si, ma qui, adesso, dalla tua vagina … “

“Ginevra, ti accorgi quanto pericolosamente ti avvicini all’amore saffico?”

“No; voglio il sapore della verga che ti ha posseduto; la voglio da te che l’hai amato come fosse Vico; voglio insieme mio marito, la donna che lo ama e il fidanzato che la possiede.”

Mentre parla, l’ha spostata su di se e affonda la bocca nella vagina ormai grondante; ha davvero la sensazione di succhiare i tre sessi insieme.

“Cosa farebbe mio marito se ora fosse qui?”

“Sei dura! Non l’ho vissuto abbastanza; lo conosco bene però; forse verrebbe coi piedi sulla tua testa, si inginocchierebbe e mi penetrerebbe analmente, facendo scivolare il sesso sulla tua lingua se tu la sporgessi per prenderlo … dio che mi fai pensare … godo, maledetta, sto godendo all’idea di prenderlo nel retto mentre tu lo lecchi … ma tu stai sborrando nella mia bocca … anche tu stai godendo all’idea … ti odio … ti odio … l’hai cacciato via e invece potremmo essere qui, in questo letto, ad amarci tutti e tre … e odio anche Gaia che invece se lo gode da sola … “

“Sai Lory, mi piace chiamarti così perché ho sentito che lo faceva Vico; io non odio più nessuno; sono felice di avere goduto con te; non è amore saffico; è amore e basta; ho sbagliato tutto, vorrei tornare indietro ma non si può; aiutami a conciliare, anche se non possiamo più ricucire.”

“Cara, te l’ho già detto; se parli con l’avvocato dell’azienda, che è un carissimo amico tuo e di tuo marito, puoi farti guidare a proporre le offerte più convenienti per accettare la separazione consensuale; devi sperare che Giancarlo sia in tempo per cambiare la domanda; vai allo studio, firma la domanda consensuale, fissa con l’avvocato Cecere i punti dell’accordo e chiudi la partita; poi dovrai cercarti un compagno; e non sarà facile sostituire Ludovico; forse dovrai sperimentarne alcuni.”

“Dici bene tutto, tranne l’ultimo punto; non voglio sperimentare; se incontro quello giusto e decido di sperimentarlo a letto, lo faccio; se non sarò già certa, non azzarderò più un passo.”

“Senti, cara, adesso mi fai dormire? Domani dobbiamo lavorare, ricordi?”

“Va bene; grazie di tutto.”

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