Una bella famiglia

Chapter 2 - Una bella famiglia 2 Gianluigi e Roberta

I due figli, carichi allo spasimo di voglia, imitano i genitori e scoprono non solo di essere compatibili ma di desiderare anche il genitore del partner; nasce quasi naturale la scopata di Gianluigi con Livia e di Roberta con Alfredo; l'anomala famiglia vive momenti di entusiasmo.

G
geniodirazza

11 months ago

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Una bella famiglia 2

Li accompagnarono quindi a destinazione e andarono a casa; i due, Gianluigi e Roberta, ancora per un po’ goliardicamente si beccarono; poi, lei organizzò il lavaggio dei vestiti usati in settimana e controllò la disponibilità, in dispensa e nel frigo, del necessario per la colazione; al momento di andare a letto, si trovarono a guardarsi all’improvviso, con l’idea incancellabile dei genitori che in quel momento forse stavano facendo già l’amore alla grande; si vedeva bene la voglia reciproca.

Il ragazzo sfiorò quasi casualmente il viso di lei, che gli prese la mano e la baciò sul palmo; lui allora la abbrancò in vita, la strinse a sé e le fece sentire il turgore del cazzo fra le cosce; lei sembrò ritrarsi pentita, poi gli disse che aveva mentito sulla sua abitudine a fare sesso, che lo aveva fatto una volta con uno stronzo e che vorrebbe tanto amore dall’uomo a cui concederà di averla completamente; per lui provava attrazione, ma avrebbe voluto che anche lui fosse innamorato.

Gianluigi confidò che erano invenzioni quelle secondo cui nel loro appartamento succedevano cose strane tra due ragazzi e due ragazze coinquilini; i ruoli erano ben separati; il suo amico aveva una certa passione per una delle due, ma lui aveva per la testa ben altro, un amore sognato e che quella settimana aveva preso le forme di lei; da quando aveva intuito che qualcosa stava per nascere tra Alfredo e Livia, si era trovato a pensare intensamente a lei quasi per naturale evoluzione.

Si parlavano bocca sulla bocca e, inevitabilmente, finirono nella camera che era di Livia; Roberta lo implorava di non ingannarla e di darle amore solo se ne provava veramente; lui la tacitò rendendo il bacio passionale, ficcandole in gola una lingua avida; lei, che non era abbastanza smaliziata, si trovò un poco spiazzata; poi sentì che la figa si agitava e quasi doleva per la voglia; imparò presto a battagliare con la sua lingua e a trattarla come un piccolo cazzo da succhiare, anche se sapeva solo vagamente come si facesse.

Erano impacciati e quasi impauriti di quello che stavano facendo; non avevano molta esperienza, ma la voglia era immensa; per entrambi, l’idea che su quel letto si fossero amati i genitori da cui dipendevano come da un cordone ombelicale li stimolava a cercare il piacere che li unisse e, in qualche modo, completasse l’affetto per il padre e per la madre; le mani volarono ad esplorare i corpi e si accorsero di avere un infinito bisogno di palpare, carezzare, titillare, amare l’altro.

Si resero conto, per la prima volta, di avere davanti una intera notte di passione; l’unico impegno sarebbe stato andare a pranzo l’indomani, non sapevano dove; e si lanciarono nella pomiciata più intensa che avessero mai vissuto; i baci si fecero fitti e appassionati, toccarono i corpi tutti, dal viso al petto al ventre alle cosce, per tornare sull’inguine ancora pudicamente coperto; ambedue si soffermarono sui capezzoli, lei gustandosi i pettorali ben definiti di lui; Gianluigi, invece, dedicandosi con passione al seno acerbo della ragazza.

Le emozioni erano intense, quasi brucianti; provocavano eccitazione continua e orgasmi incontrollabili; Roberta lo avvertì che non prendeva ancora la pillola e non avrebbe voluto conseguenze sgradite; non c’erano preservativi, né in casa né tra le loro cose; Gianluigi la rassicurò che ci sarebbe stato molto attento; se si fossero resi conto di voler fare l’amore sul serio, lei si sarebbe fatta prescrivere la pillola; intanto, fibrillavano dalla voglia di farlo e lei decise di non nasconderselo.

Abbassò il boxer; impugnò la mazza di lui, che aveva ben poco da invidiare a quella di suo padre, e diede il via ad una lentissima e goduriosa masturbazione di cui aveva qualche esperienza, ma in cui era ancora un’adolescente, tutta voglia e poca tecnica; infatti si muoveva d’istinto, per la libidine che montava in lei dal contatto con la pelle del cazzo che faceva scorrere su e giù disordinatamente; lui, che aveva una certa esperienza di manualità, la guidò con dolcezza.

Anche lui decise di andare oltre; spostò lo slip e raggiunse la fighetta giovane e verginale, spostò la peluria folta, perché neppure lei si rasava e infilò un dito in figa; anche per lui la mancanza di conoscenza e di esperienza giocò contro e si trovò inebriato a rovistare alla cieca nella figa senza costrutto; lei, che si sentiva stimolare dappertutto ma aveva voglia di essere masturbata bene, gli prese la mano e accompagnò il pollice e l’indice a tenere il clitoride per masturbarla e farla godere.

Due ragazzi non del tutto impreparati ma pieni di ormoni che giravano a mille si trovarono improvvisamente coinvolti in una passione amorosa mai provata, con una voglia matta di fondersi, di diventare una sola cosa, di amarsi anche fisicamente; insomma, l’approccio fu lungo e laborioso, anche perché intanto si prendevano il piacere dalle bocche, baciandosi continuamente dappertutto; gli orgasmi che si susseguivano erano violenti e brucianti.

Gianluigi era troppo voglioso ed eccitato per resistere a lungo; per un po’ si impose l’alt quando sentiva di essere vicino a sborrare, poi le disse che non ce la faceva a resistere e stava per esplodere; lei aiutò il movimento delle dita in figa e accelerò il suo orgasmo finché esplosero insieme, lui sul suo stesso ventre; il momento apicale della sborrata fu segnalato dalle urla scomposte di tutti e due, che risuonarono fino alla piazza.

Si trovarono sdraiati supini sul letto, tenendosi per la mano, languidi e felici; ma era evidente che la sosta non sarebbe durata molto; Roberta aveva varcato una linea ideale al di là della quale aveva segnato la possibilità di un compagno a cui dedicare la vita, anche a costo di apparire retorica e caramellosa; mentre si strusciava sul suo fianco con tutto il corpo e gli accarezzava con tenerezza il viso, gli confidò serenamente che voleva sentire l’amore dentro, ma solo se la amava davvero.

“Credi che voglia mettere a repentaglio la vita di quattro persone e un rapporto tra i nostri genitori che appena è nato? Ti amo abbastanza da voler fare l’amore con te; non verrò dentro, ma voglio che tu diventi la ‘mia’ ragazza anche se l’espressione farebbe aggricciare il naso a molti amici femministi … “

“Anche io ti voglio come il ‘mio’ ragazzo senza pretese di possesso, ma per sapere che sono nel tuo cuore; fammi fare l’amore, poi penseremo … “

La fece distendere supina al centro del letto e l’ammirò tutta, dall’alto, beandosi del seno pieno e verginale, dei fianchi morbidi e stimolanti, del ventre piatto dolcissimo, delle cosce lunghe e affusolate, della figa che brillava scura sul pube; lei ammirava dal basso il torace forte e muscoloso, poco peloso, il ventre teso nello sforzo di tenersi su di lei ma distante, le gambe forti, il cazzo duro e nerboruto che le incuteva amore e paura, all’idea di prenderlo dentro.

Le divaricò dolcemente le gambe, le tirò indietro le ginocchia finché la figa apparve aperta e invitante, la spazzolò con la punta del cazzo su e giù ammirando come si inumidiva, grondava e si dilatava mentre lei strabuzzava gli occhi per il piacere; si abbassò lentamente e spinse dentro il cazzo; la ragazza si sentì aprire in due, con tutta la libidine e il piacere che le dava la violenza che subiva la vagina per l’ingombro a cui non era abitata.

Mentre la penetrava, lui l’avvisò che, al momento dell’orgasmo, si sarebbe sfilato in tutta fretta; se lei non fosse ancora venuta, le raccomandò di concludere con la mano in maniera di avere un orgasmo quasi contemporaneo; lei assentì e cominciò la cavalcata più bella che mai avrebbero realizzato; Roberta sentiva le ondate di piacere avvolgerla e bruciarle il cervello quando lui spingeva contro l’utero; lui si sentiva immerso in un lago di miele in cui il cazzo si liquefaceva.

Quando avvertì che l’orgasmo stava per esplodere, lui la avvertì, si ritrasse di colpo e appoggiò il cazzo sul ventre, versando un fiume di sborra dentro l’ombelico; lei non ebbe bisogno di ricorrere alle mani perché la cavalcata e la sborrata di lui sopra il suo ventre le procurarono un orgasmo che salutò con un urlo ferino; si ritrovarono a prendere coscienza, dopo qualche minuto, ambedue languidi di piacere, prima sdraiati l‘uno sull’altra e poi distesi a fianco, tenendosi per mano.

La notte passò in un susseguirsi di approcci a tutte le possibili varianti del sesso; le sborrò tra le cosce, da davanti, e tra le natiche, coprendola mentre stava bocconi sotto di lui; si masturbarono a vicenda e più volte; lei gli succhiò il cazzo e lui le leccò la figa; diedero vita a numerosi sessantanove in cui si alternavano a darsi il massimo del piacere; in una occasione, lui le propose di masturbarlo con le tette, in una classica spagnola; vista la dimensione del cazzo, lei lo faceva arrivare fino alla bocca.

Riuscirono a prendere sonno e scoprirono con gioia anche la sintonia di dormire abbracciati; si svegliarono che portavano i segni netti della lunga notte d’amore; passarono sotto la doccia, uno per volta, per non stimolare altri momenti di sesso, lei ritirò dalla lavatrice i cambi che aveva messo a lavare, fecero colazione e finalmente sentirono la telefonata di Livia, evidentemente reduce da una notte d’amore non indegna di quella vissuta da Roberta; avvertì che pranzavano alla trattoria.

Il primo week end da innamorati passò per i due ragazzi in un turbinio di amore e di sesso mai nemmeno pensato; gli fece eco la lunga vacanza di altrettanto amore e sesso che i genitori vissero, stimolati anche dalla nuova situazione che si determinava con la chiarezza fatta con i figli; saputo che avevano aperto una storia importante, posero con chiarezza l’ipotesi di trovare una sistemazione nella città universitaria che li vedesse sempre insieme.

Gianluigi ricordò ad Alfredo che avevano scartato l’ipotesi di acquistare, tempo prima, un monolocale in un zona residenziale, per l’eccesso che rappresentava per una sola persona; suo padre colse che era il momento di ripensare l’ipotesi e preparò, anche se era sabato, i presupposti perché i due potessero stare insieme anche mentre studiavano; la spesa era notevole, ma lui poteva permettersela e per due figli, anche se lei era acquisita, sentì che fosse giusto e opportuno; Livia poteva solo assentire.

Quando i ragazzi ripresero il treno per la città universitaria, la situazione si era meravigliosamente evoluta e si presentava un periodo di gioia per tutti, per loro che rimanevano liberi di amarsi alla luce del sole e con la speranza di una storia eterna; per i figli che si aprivano ad una convivenza foriera di un grande amore; passarono lunghi mesi scanditi dalla routine dei due ragazzi, per cinque giorni da una parte e due dall’altra, ma anche per i due genitori innamorati come ragazzini.

Una nuvolaglia nera sembrò offuscare l’azzurro del loro cielo un venerdì quando all’ultimo momento Roberta avvisò Livia che sarebbero arrivati due ore prima del solito; impegnati ambedue nel lavoro, Alfredo dovette fare ricorso al ruolo per consentire all’amata di uscire in anticipo per essere alla stazione all’arrivo del treno; alquanto preoccupata, lei andò e li vide scendere dal treno neri in viso, scorbutici tra di loro, che neanche si guardavano.

Gianluigi si fece lasciare a casa di suo padre e Roberta le chiese di stare con lei nella vecchia abitazione; solo dopo una lunghissima e paziente indagine, riuscì a strappare alla figlia la confessione che avevano litigato perché Gianluigi aveva commentato con una stupida battuta il fatto di avere superato assai brillantemente un esame mentre Roberta, per qualche momento di impaccio, aveva preso un voto alto, ma non il massimo, in un altro esame affrontato lo stesso giorno.

Naturalmente, l’accusa più blanda fu di insensibilità e di incapacità di comprendere; Livia a stento si trattenne dal sorridere di fronte all’evidente esagerata reazione della figlia, che aveva impiantato un enorme litigio con il suo amato, colpevole addirittura di ‘disumanità’ davanti alle difficoltà della sua ragazza; contemporaneamente, Alfredo dava la stura ad una dura reprimenda, trattenendo a stento il riso, nei confronti di Gianluigi che non si era comportato da cavaliere.

Decisero di raggiungere le donne nell’altra casa e ci andarono in autobus; Gianluigi era davvero mortificato e, alla fine, fu quello che ne soffriva veramente di più; trovarono madre e figlia sdraiate sul lettone lievemente discinte; Gianluigi tenne il muso e Roberta si fiondò fra le braccia di Alfredo, tirandoselo addosso sul letto; ne approfittò, quasi, per stringergli contro il petto il seno abbondante e contro il cazzo la figa calda; lui cercò di distanziarla, ma lei lo tenne avvinghiato a se.

Quasi a compensazione, Livia abbracciò Gianluigi con affetto finanche esagerato, stringendo anche lui in una morsa che era più sessuale che materna; la tensione, quella erotica però, salì lentamente; mentre la ragazza accarezzava sensualmente l’uomo e gli chiedeva apertamente abbracci sempre più spinti, Livia avviò con il ragazzo un petting esplicito che gli fece rizzare il cazzo contro la figa; in un lampo, si trovò a baciarlo sulla bocca mulinando la lingua.

“Vedi, Alfredo, Livia si fa pomiciare anziché rimproverarlo; tu perché non mi baci?”

Guardò verso Livia e si rese conto che davvero ormai i due limonavano apertamente; si stese con tutto il corpo sulla ragazza e le fece sentire viva la sua virilità; in un attimo si stavano rotolando sul letto in un abbraccio amoroso che niente aveva di filiale ma esprimeva chiaramente il desiderio che forse per mesi avevano coltivato senza farne parola; lui si trovò a passarle le mani sulle cosce fino a raggiungere il perizoma che non copriva ma esaltava la figa giovane e pulsante.

L’altra coppia, che era rimasta in piedi, continuò a limonare con le mani di lui che correvano sul seno di lei, strizzando i capezzoli, che sembravano bucare il vestito; e quelle di lei che avevano afferrato, una, la natica dura come il marmo e, l’altra, infilandosi tra i corpi, il cazzo che era diventato un palo assai duro; Livia commentò con gioia.

“Però, il ragazzo fa una bella concorrenza al padre!”

“Forse è perché da tempo ormai che volevo gustarmi la meravigliosa compagna di Alfredo!”

Si stavano spogliando con frenesia e rapidamente furono nudi; lei lo spinse verso il letto, a fianco a Roberta, che lo guardò languida e gli tese una mano; pace era fatta, ma ormai la situazione era di sesso dominante; superando ogni impaccio, anche Roberta e Alfredo si denudarono e dopo poco padre e figlio stavano brucando la figa rispettivamente di Roberta e di Livia, intrecciando una doppia coppia incrociata che realizzava una sessualità completa.

Anche se sottilmente e dichiaratamente in competizione tra loro, riuscirono a non rendere l’incontro una gara a chi scopasse meglio, ma piuttosto la ricerca di un piacere sognato, immaginato, intuito ma mai sperimentato; Gianluigi si dedicò al corpo di Livia con ardore giovanile e con maturità; Alfredo mise in atto tutta la sua esperienza, specialmente quella fatta con Livia, tanto simile a sua figlia, per mandare la ragazza nel cielo più alto del piacere.

Per un poco, non si sentirono nella camera altro che i gemiti delle due donne, coccolate e titillate con amore dai partner, e i suoni gutturali dei due maschi che godevano infinitamente del piacere delle due donne; Roberta guardava sua madre in estasi per le leccate profonde del suo Gianluigi nella figa da cui era nata; se ne eccitava enormemente e reagiva con flussi di umori nella bocca di Alfredo che le stava succhiando l’anima dal clitoride duro in continuo orgasmo.

Gianluigi si perdeva tra la figa meravigliosa della donna di suo padre e il suo seno prorompente e magnetico coi capezzoli duri e pronti a darle orgasmi; allungò una mano e carezzò il viso della sua ragazza che gli rispose accarezzando quella stessa mano, quasi a creare un corto circuito tra le due scopate parallele; anche Livia prese una mano di Alfredo e gliela strinse; stava scopandosi insieme padre e figlio ed era felicissima per sé e per gli altri tre che promanavano amore da ogni gesto.

Quando Gianluigi appoggiò la cappella alla figa e spinse, Livia gemette e lo fece a lungo, per tutta la durata della penetrazione fino all’utero; Roberta prese il cazzo e se lo portò alla figa, gemendo anche lei per una penetrazione nuova e vecchia, tanto erano somiglianti le sensazioni, che riceveva in quel momento, con quelle che normalmente le offriva il suo amato ragazzo; come per loro abitudine, i due scoparono a lungo la donna che avevano in braccio e le strapparono lunghi e saporiti orgasmi.

Nessuno voleva ridurre la scopata ad una sveltina e tutti si diedero da fare per portare oltre ogni resistenza la cavalcata in figa, finché Alfredo cedette per primo e lasciò andare un fiume di sborra nella figa della figlioccia che urlò con quanto fiato aveva in gola la sua goduria infinita; subito dopo, Livia sollecitò la sborrata di Gianluigi e l’accolse nel ventre abbracciandolo con infinita libidine fin quasi a fargli male.

Nessuno era veramente stanco e tutti desideravano portare l’asticella più in alto; dopo qualche momento di relax, Livia imboccò il cazzo di Gianluigi e lo succhiò con amore, a lungo, fino a riportarlo ad una durezza uguale a prima della sborrata; lo fece sdraiare sulla schiena e gli salì addosso; si penetrò in figa all’amazzone; lui prese a due mani le natiche morbide e spinse le dita verso il buchetto che penetrò dai due lati, saggiandone la disponibilità e la duttilità; lei capì ed attese.

Quasi in parallelo, anche Roberta aveva rimesso su il cazzo di Alfredo e vi si era impalata; prelevò dalla testiera del letto il tubetto del gel e si lubrificò l’ano; si sollevò dal ventre di lui fino a far sfilare il cazzo dalla figa; spostò delicatamente la cappella verso il buchetto e si abbassò lentamente; con Gianluigi praticava frequentemente e con immenso piacere l’inculata; avvertì solo in pochi tratti la mazza che la penetrava e se ne sentì totalmente piena; vi si adagiò godendo.

Livia scopò a lungo il ragazzo, che le risultava assai più vigoroso e resistente di Alfredo; solo dopo che ebbe raggiunto la terza sborrata in quella posizione, si decise a farsi passare da Roberta il tubo del gel; ripetendo i gesti della figlia, si lubrificò a lungo e per bene il condotto e appoggiò la cappella al buchetto; dovette interrompersi un paio di volte, perché la mazza del figlio era lievemente più larga di quella del padre che solo di recente aveva preso nel culo; ma quel poco pesava, entrando nel retto.

Mentre si scopavano nell’intestino, la madre si volse alla figlia e la accarezzò a lungo, sul viso, ma anche sulle tette che amava da sempre, avendole viste crescere e considerandole quasi come proprie; Roberta si sporse verso di lei, le prese la testa e la baciò sensualmente sulla bocca; intrecciarono una battaglia di lingue deliziosa, mentre i maschi sotto di loro esplodevano in una enorme sborrata; si strinsero forte a fermare l’orgasmo che esplodeva in loro.

Si sfilarono dai cazzi e si rotolarono sul lenzuolo, abbracciate; Livia si impossessò della figa grondante e la masturbò a lungo, godendo dei gemiti di Roberta che, a sua volta, infilò nella figa da cui era nata due dita e diede il via a un ditalino immenso; ebbero rapidamente un’ulteriore sborrata, si rilassarono abbracciate sul lenzuolo e se ne stettero languide per qualche minuto; poi corsero in bagno, insieme, e si liberarono delle scorie sotto la doccia.

Mentre si rivestivano, anche i maschi passarono rapidamente sotto la doccia; Livia aveva messo su il caffè, benché fosse ora di pranzo, e si ritrovarono davanti alle tazze fumanti, seduti in cucina, alquanto in imbarazzo; fu Alfredo a rompere il ghiaccio commentando quanto era successo.

“Cazzo, ragazzi, ma vi rendete conto di quel che abbiamo fatto?”

Il primo a rispondere fu Gianluigi.

“Certo, ho fatto pace con la mia ragazza chiedendole scusa per l’indelicatezza e mi sono preso la donna di mio padre come sognavo dall’infanzia; non mi pare né strano né fuori dal mondo.”

Roberta guardò l’uomo quasi con sufficienza.

“Io assaggio sempre quello che piace a Livia, di qualsiasi cosa si tratti; ma non è questo il problema. Se ti metti a fare il talebano cattolico, giuro che ti mando nel coro di voci bianche, con le mie mani. E’ successo che è esploso l’amore, quello vero e senza limiti; qui regnano da sempre l’amore filiale e l’amore sensuale; qui regna l’amore che ha tracimato; gli argini erano deboli e, prima o poi, sarebbe successo; non si mette il fuoco accanto alla paglia senza prevedere incendi.

Il mio amore di figlia è tracimato da tutte le parti ed è diventato amore assoluto; vi ho amato tutti e tre perché vi amo tutti e tre; il sesso è stato un accessorio marginale, solo un modo per dircelo; se non l’hai capito, ti diamo un’altra lezione e verificherai se ami tuo figlio e la sua donna, se ami la tua donna e sua figlia; se li ami, scoparci è una conseguenza naturale; io ho amato in te il mio Gianluigi e la mia Livia; se a te non è riuscito, è perché non ci arrivi.”

“Bello, il sillogismo; quanti incesti? Due, tre, quattro?”

“E adesso arriva Lucifero e tutti i demoni a condannarci; te l’ho detto, se sei un talebano baciapile, vai a farti fottere; io mi sento nel mio paradiso, quello dell’amore che adesso è assai più forte e convinto per tutti, anche per il mio amatissimo talebano che spara dubbi solo perché è stato troppo bene; per convincersene, chiedere al mio culetto che ancora soffre per l’entusiasmo della sua mazza. Mi hai dato un piacere immenso, reso ancora più vivo dalla presenza di Gianluigi e di Livia accanto a me!”

“Dai, Alfredo, lo sai perfettamente che io volevo prendermi tuo figlio e che tu volevi amare mia figlia e che i due, a loro volta, ci desideravano da sempre; per fortuna la loro lite si è appianata; guai a voi se litigate ancora senza motivi veri!”

“Se litighiamo che fai, Livia, ci porti di nuovo tutti nello stesso letto?”

“Per quello, non c’è bisogno di litigare; anzi, amore mio, visto che ti preoccupa tanto il peccato, sappi che voglio prendermi una notte con Gianluigi tutta per me, senza disturbi di alcun genere; e tu, ragazzo, sappi che voglio consumarti fino a farmi uccidere da Roberta perché non le lascerò niente, quando sarà l’alba!”

“Ottima idea, Livia; così io posso godermi per una notte il tuo maschio e consumartelo; sappi, però, che hai qualche anno più di me e Gianluigi è un ramo resistente; io ne approfitterò per fare la stessa cosa con la tua quercia, che però si consumerà prima del ramo!”

“Stai già imparando ad averla vinta su tua madre? Vuoi che sia io, adesso, ad imitare te?”

“Voglio amarti come ti amo, voglio amare il mio uomo e prendermi qualche volta anche il tuo; voglio liberare l’amore che c’è in me; se ci conosciamo, e lo so che ci conosciamo bene, stai pensando la stessa cosa; insieme siamo imbattibili.”

“Amori miei, vogliamo andare a pranzo? L’amore, qualunque cosa sia, non disimpegna dagli obblighi che avete per il fine settimana e non soddisfa lo stomaco; andiamo in trattoria!”

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