Chapter 3 - Una bella famiglia 3 La cena a quattro
Alfredo e Livia accettano l'invito di una collega ad una serata particolare con due assatanate con mariti solo guardoni e buoni glottologi; si adeguano, specialmente lei, e danno vito ad una scopata memorabile; si accenna ai figli libertini.
11 months ago
Una bella famiglia 3
L’ambiente di lavoro in cui agivano Alfredo e Livia era una grande agenzia di una banca nazionale, lei da semplice impiegata, per lo più alla cassa, e lui da dirigente di sezione in un ruolo particolarmente delicato che gli dava un prestigio notevole; la dirigente da cui Livia dipendeva direttamente era una tale Mirella Cacciapuoti, di livello inferiore ad Alfredo, ma decisamente più ambiziosa ed autoritaria fino a risultare persino dispotica.
Come tutti i personaggi del genere, per deferenza al collega più prestigioso, aveva nei confronti della sua donna un atteggiamento più blando, quasi di protezione; Livia non era contenta di questo privilegio; ma, anche su suggerimento di Alfredo, abbozzava e faceva il suo lavoro; si incontravano talvolta, anche con il suo compagno, nel bar vicino, meta di tutti gli impiegati nei piccoli intervalli di stasi che in una giornata aiutavano a lavorare.
Di Mirella si chiacchierava molto, nei pettegolezzi d’ufficio; quelli più frequenti ruotavano intorno alle cene che organizzava per pochi intimi; voci insistenti dicevano che usasse quelle cene per approcci sessuali con amici e conoscenti, favorita in questo da un’altra impiegata, Concetta Pellegrini, e dal fatto che i rispettivi coniugi sarebbero stati docilmente consenzienti alle stravaganze delle due, per una condizione di ipodotati, cuckold e slave.
Livia non badava molto a certe dicerie; ma non riuscì a sottrarsi quando, un pomeriggio, mentre prendeva il caffè in attesa che Alfredo chiudesse il suo ufficio, venne avvicinata da Mirella che le chiese se sarebbero stati disposti, lei ed Alfredo, a partecipare una sera ad una cena che lei organizzava a casa sua, per pochissimi invitati; non sapeva cosa rispondere e le fece presente che tutto dipendeva dalla disponibilità di Alfredo, che proprio in quel momento apparve.
Sollevata dalla rogna, passò la palla a lui e gli espose la richiesta avanzata dalla dirigente; Alfredo ebbe un attimo di perplessità, perché era informato dei gusti ‘particolari’ della collega ma non sapeva come avrebbe potuto reagire la sua compagna di fronte all’ipotesi di una serata di sesso libero e sfrenato; si difese immediatamente affermando che doveva prima consultare la sua agenda di impegni; poi chiese chi sarebbero stati gli invitati.
Quando l’altra indicò come terza coppia solo quella della Pellegrini e di suo marito, gli fu subito chiaro, alla luce delle notizie in suo possesso, che Livia sarebbe stata quasi al riparo da qualunque proposta per lei difficile da mandare giù; allontanandosi, chiese alla compagna se le fosse mai capitato di celebrare in qualche modo le loro scopate; Livia rimase sconvolta e gli confessò che a qualche amica aveva accennato alla frequenza assidua di rapporti ed alle dimensioni del ‘suo’ cazzo; Alfredo rise di gusto.
“Hai capito la tiranna?! Ha sentito in giro che scopiamo molto e che ho una bella mazza; e subito si è organizzata per godersela una sera; non ti offendere, amore, ma la tua cara Mirella ha in mente una sola idea, scoparsi il tuo possente compagno, anche in doppia con la sua complice, e lasciarti nelle mani e nelle bocche dei mariti impotenti!”
“Che vuoi dire?”
“Che la formazione, noi, i Pellegrino e i Cacciapuoti, significa un solo stallone valido e due erinni, oltre alla compagna fedele; a fine cena, io me le scopo tutte e due e tu ti fai deliziare di coniugi guardoni che, con mani e lingua, ti mandano in paradiso! Ben pensato, ben costruito e facilmente accettabile. Scusa, non voglio mettere il carro davanti ai buoi. In pratica, la tua dirigente ti sta chiedendo se le consenti di usare il cazzo del tuo compagno per il sollazzo suo e della complice; a te riserva due impotenti che ti deliziano e ti tengono buona, tanto poi, a casa, ti puoi rifare con quel che ti lasciano.”
“Diabolico! Ma a te interesserebbe fare lo stallone con due giumente?”
“Tu accetteresti di fare la guardona eccitata finché torniamo a casa e ti prendi tutto il sesso che vuoi?”
“Alfredo, se ritieni di essere in grado di farcela, almeno con le due, io posso anche lasciarmi accarezzare; se uscissi troppo stanco dall’esperienza, potrei anche aspettare che riprendessi il tuo massimo vigore.”
“Quindi, si può dire di sì, farci una bella cena e poi scatenarci con la nostra fantasia … “
“Perché dici ’nostra’? Dovresti essere tu a darti da fare con due erinni!”
“Vuoi dire che la mia dolcissima amante non è in grado di godersi al massimo leccate e toccamenti su tutto il corpo da due esperti linguisti e manipolatori?”
“Quindi, tu pensi che potrei lasciarmi coinvolgere ma solo con leccate e titillamenti sui seni, sulla figa, sul culo; non dovrei sopportare la penetrazione, il che mi darebbe anche la serenità ipocrita che tu mi tradisci fino in fondo mentre io gioco alla ragazzina vergine con due uomini che la carezzano? Mi va! Certo che l’idea mi va. Se sei d’accordo, fissa pure.”
Il mercoledì seguente, per la festa del santo patrono anche l‘agenzia rimaneva chiusa; per inevitabile conseguenza, la cena si poteva fare il martedì; la padrona di casa suggerì un abbigliamento disinvolto, casual; rifiutò che gli ospiti portassero qualcosa e fissò alle nove di sera l’ora per la cena, senza limiti per la conclusione; Livia optò per un abitino di seta facile da sfilare, con la semplice apertura di una spilla; a lui suggerì jeans e maglietta, che lo facevano tanto giovanile.
Mirella aveva fatto le cose in grande; trovarono la tavola apparecchiata con candele mangiafumo e fiori; posateria d’argento e stoviglie di ceramica; il cibo era a base di ostriche e frutti di mare, aragoste e crostacei diversi, insomma di quanto di più afrodisiaco si celebra in cucina; Livia, rasserenata dal compagno che ogni tanto le strizzava un occhio, si godette la cena, mentre si preparava ad un’esperienza decisamente nuova ma che, anche per questo, la stimolava.
I due mariti, seduti ai suoi lati, non erano affatto spregevoli, anzi ben messi, eleganti, dolci nei modi; si trovò ad osservare che le patte non davano segni di vita, mentre quella di Alfredo, in riposo, già delineava la mazza e, quando veniva stuzzicato, persino da lei che sfiorava il sesso col culo, denunciava un ingrossamento che ingolosiva le giumente, al punto che più volte, mentre dialogavano prima di sedersi a tavola, lei lo provocò a bella posta per farglielo rizzare, quasi esibisse il suo tesoro.
Durante la cena, avvertì più volte la mano di uno dei due scivolarle lungo la coscia fino ad accertarsi, in qualche modo, che non aveva intimo; con un gesto per lei arditissimo, sistemò la tunica in maniera che da uno dei lati si aprisse l’accesso al corpo; fu pronto, il signor Pellegrino, ad infilare la mano incontrando la coscia nuda; in breve, quella mano scivolò fino alla figa e sentì due dita delicate che le prendevano il clitoride e lo titillavano fino all’orgasmo che soffocò nel vino.
Il suo commensale ebbe un gesto di timore e si ritrasse; gli fermò la mano e indicò le due donne che, prese dai tentativi di approccio al cazzo di Alfredo, non si erano accorte che, paradossalmente, la meno prevedibile aveva già dato il via alle danze e stava già godendo, con due dita eleganti e sapienti in figa e davanti a se l’uomo che amava e col quale scopava a volte fino allo sfinimento; lo guardò con intensità, abbassò lo sguardo ad indicare la figa e lui ammiccò con aria complice.
Quando fu stabilito che la cena era finita e ci si spostò nella sala grande, Alfredo si andò a sdraiare su un divano largo che occupava quasi per intero una parete; Livia intuì che la posizione migliore per ammirare lo spettacolo era di fronte a lui e si sdraiò al centro del divano gemello, sulla parete opposta; fece segno ai due, battendo sulla seduta, di collocasi ai suoi fianchi; quello che già l’aveva assaggiata aprì la spilla di fermo e sciolse la tunica che la lasciò completamente nuda.
Le due, sbalordite dall’iniziativa, credendo di dover svezzare una novellina forse anche restia, si fiondarono su Alfredo, lo denudarono e si avventarono sul cazzo già duro come il marmo; se lo spartirono amichevolmente e, mentre una si dedicava ai coglioni, l’altra affrontava l’asta e se la godeva in bocca; lui non perdeva la calma e distribuiva fra seni e bocche caldi baci, usava tutte e due le mani per titillare dappertutto, dai capezzoli alle fighe ai buchi di culo.
Mentre ammirava il suo compagno che elargiva sesso alle due facendole sbavare, aveva ordinato ai mariti di tirare fuori gli uccelli, senza spogliarsi, e di masturbarsi; si sdraiò sul divano, di tre quarti e prese uno dei due per portarselo sui seni a succhiare i capezzoli eccitati; fece inginocchiare l’altro tra le cosce e gli offrì la figa da leccare; si sentì trasportare in paradiso, tra i risucchi sul clitoride e quelli sui capezzoli; osservò per caso che sborravano anche, ma un liquido incolore, forse seminale.
Perse di vista Alfredo, presa dal godimento che due bocche e quattro mani le producevano su tutto il corpo; quando si riebbe per un attimo, vide che il compagno aveva montato in figa Mirella, in una stupenda pecorina; invitò Concetta ad approfittare della lingua del marito dell’altra, assai abile, per dare requie e dolcezza alla sua figa inoperosa; l’altra venne a sedersi con lei e i due si inginocchiarono a leccarle e farle godere.
Quando Mirella si abbatté sul divano per un orgasmo superiore alle aspettative, Concetta si precipitò a prendere il suo posto sul cazzo instancabile di Alfredo; invitò l’altra a farsi leccare da suo marito, per alleviare stanchezza e violenza; Mirella prese posto sul divano e, mentre si abbandonava al languore della leccata, chiese a Livia se aveva sperimentato molte volte quella situazione.
Lei le rispose che era stata sempre fedele a suo marito, anche dopo il divorzio, e che adesso era fedelissima ad Alfredo, da quando stavano insieme; quella era l’unica trasgressione che si erano consentiti; poi si corresse e confidò che aveva scopato con suo figlio, assai più notevole del padre e che, in armonia totale, sperava di scoparselo ancora; per precisione, confidò che Gianluigi, il figlio di Alfredo, era il ragazzo di sua figlia Livia e che tutto era avvenuto in perfetta sintonia ed armonia tra loro.
Mirella era strabiliata dalle rivelazioni, ma soprattutto intrigata dalla notizia che Alfredo aveva un figlio forse più valido di lui a letto; quasi inevitabilmente le chiese se, in un futuro qualsiasi, sarebbe stato possibile organizzare anche con i figli; non sapeva risponderle perché non dipendeva da lei; poteva solo darle una speranza, perché Gianluigi era solito prendersi tutto quello che era di suo padre; informato dell’accaduto, forse avrebbe potuto essere lui stesso a chiederlo; lo stesso valeva per sua figlia.
Mirella si fece promettere che avrebbe parlato coi ragazzi per cercare di organizzare una serata corposa, con due stalloni di rara qualità; prima di precipitarsi al posto di Concetta, stremata dal cazzo di lui, le chiese se per prenderlo nel culo doveva prendere precauzioni, vista la mole; le confidò che ora ci si era abituata, ma all’inizio il gel lo aveva usato largamente; vide l’altra dirigersi ad un mobiletto per prendere il lubrificante.
Alfredo fino a notte tarda quasi non si fermò dal penetrare fighe e sfondare culi; si fece succhiare l’uccello, molto spesso dalle due insieme, per lunghissimo tempo e riuscì a sborrare solo due volte per ciascuna, in figa e nel culo; poi dovette cedere le armi e arrendersi; Livia rimase ferma sulla volontà di guardare e di lasciarsi sollazzare; rifiutò categoricamente il ricorso a giocattoli e vibratori, sborrò un’infinità di volte e si trovò languida quasi a dormire, alla fine.
Tornarono a casa con molta difficoltà, perché lui non era al massimo per guidare; naturalmente, dovettero rinunciare alla scopata che si erano ripromessi; Livia gli parlò dell’ipotesi fatta da Mirella per coinvolgere i ragazzi; lui rinviò tutto a dopo una buona dormita; gli chiese un giudizio sulla serata; lui si limitò a commentare che erano stati grandi e che avevano messo un nuovo mattone alla stabilità del loro rapporto che poteva reggere anche alle trasgressioni più dure, se tra loro erano leali.
Il venerdì pomeriggio, quando andarono ad accogliere alla stazione Gianluigi e Roberta, avevano stampate chiare sul viso le tracce della serata trasgressiva e, soprattutto, quelle della enorme scopata che avevano fatto, per tutto il mercoledì, quasi per riconciliarsi con il loro amore fisico che per un poco era stato ‘dato in prestito’ ad altre persone; in particolare, Livia, che aveva con la ragazza un rapporto di comprensione immediata, non resistette a lungo a mantenere il segreto.
Il sabato mattina, mentre si affaccendavano in cucina per preparare il pranzo speciale, Roberta la incalzò lungamente con domande a tradimento; Livia vacillò spesso; l’intervento di Alfredo fu risolutore, quando dichiarò ai ragazzi che avevano da confidare cose di una certa serietà perché tenerle nascoste produceva solo sofferenza; anche Gianluigi a quel punto fu coinvolto e ribadì con forza che fra loro quattro si erano sempre detti tutto; rinviarono i chiarimenti a dopo pranzo.
Preparato il caffè, Livia li invitò a berlo in camera, seduti sul letto con l’avvertenza che stavolta non ci sarebbe stata passione dominante; fu Alfredo a raccontare le proposte fatte dalla dirigente di Livia e le particolari condizioni in cui si erano svolti i fatti; abbondò pesino nei particolari quando descrisse gli accoppiamenti suoi ed i sollazzi che la sua compagna si era concessa coi mariti cuckold; le domande furono molte ed incalzanti.
Roberta volle sapere da Livia se la mancata penetrazione poteva davvero considerarsi esenzione dalla colpa di tradimento; Livia cercò di spiegarle che amore e sesso appartengono a due diverse facoltà, che si può anche provare piacere con uno strumento ma amare un’altra persona; ovviamente, dovette ammettere che, se lo avessero deciso d’amore e d’accordo, non avrebbe esitato a violare anche quel limite, ma solo se Alfredo lo avesse chiesto e incentivato.
Gianluigi, più concretamente, rimproverò ad Alfredo che gli aveva concesso sempre tutto quello che era suo e che suo figlio desiderava avere allo stesso modo; persino Livia e Roberta erano state condivise in quello spirito; l’episodio creava un precedente perché lui non poteva accedere, né sapeva se volerlo, a quel rapporto di passione che lui aveva realizzato con grande entusiasmo, a giudicare dai risultati.
Livia anticipò sua figlia, dichiarando che l’intesa valeva anche tra loro e che lei si sentiva in colpa per avere fatto qualcosa di nuovo che Roberta forse poteva non desiderare; in compenso, quasi a risarcimento, confessò che la stessa persona aveva proposto di ripetere l’esperienza allargandola ai figli, del rapporto particolare coi quali le aveva fatto cenno; a quel punto, i ragazzi si guardarono con aria complice e interrogativa.
“Livia, ma io potrei porre le stesse tue condizioni, nessuna penetrazione?”
“Chiaro che sì; a loro interessa il cazzo, meglio se forte e ben usato; Alfredo e Gianluigi sono in grado di mandarle in quel paradiso che sognano; tu puoi stare solo a guardare, farti stuzzicare e manipolare dai due maschi guardoni o meglio ancora, dare una botta a tutti e fare l’amore con me, visto che non ti è dispiaciuto … “
“ … e che non mi dispiacerebbe fare capitare ancora …. Ma di farmi scopare da Alfredo?”
“Per quello avrai altre occasioni; in quel clima le Erinni ti contenderebbero a morte il cazzo … “
“Livia, sai che ci faccio un pensierino? Quando si potrebbe realizzare una cosa del genere?”
“Non credo prima della primavera avanzata; Mirella ha un attico superbo con uno spazio adattato a barbecue; credo che la prossima volta mi proporrà un barbecue con quattro coppie, le due nostre e le due loro. Ma tu davvero accetteresti di stare a guardare Gianluigi che si scopa due tardone allupate?”
”Amore mio immenso, quando ti scopa cosa faccio?”
“E’ vero; qualche volta perdo il senso delle cose. Insomma, per te potrei anche accettare?”
“Per me sì, a patto che i due siano innocui e che tu fai l’amore con me come mi piace da sempre. Gianluigi, che ne dici?”
“E’ da mezz’ora che affermo, con notifica notarile, che voglio tutto quello che è di mio padre; è il mio modo di amarlo fino al sangue; queste due sono un debito che deve pagarmi; comunque, se le due vecchiette poi non mi avessero soddisfatto, noi ci rifaremo la sera stessa … e con tutto l’amore che in quelle ore avremo dovuto comunicarci solo con gli occhi!“
“Livia, amore mio, ti rendi conto che stiamo traviando due giovani di ottimi principi morali?”
“Robertina mia, pare che il mio uomo capisca poco e male; gli vuoi ricordare, per favore, la tesi dell’amore che tracima senza argini? Alfreduccio bello, io verrei a farmi titillare da due ragazzini, in quanto a potenza sessuale, guardando negli occhi il mio grande amore e comunicandoglielo con tutto il corpo; verrei a fare l’amore con mia figlia che desidero fino a stare fisicamente male; non mi scoperei il mio Gianluigi, ma solo perché impegnato con le ospiti e in attesa di averlo tutto per me. Se hai remore, parla ora o taci per sempre; se non ne hai, lascia che mi occupi io degli approcci, una volta tanto.”
Non impiegò molto tempo, Mirella, prima di tornare alla carica; di lì a qualche settimana, la incrociò nel solito bar e le chiese se aveva parlato coi ragazzi della sua ipotesi di cena con barbecue; le disse che in linea di massima si erano dichiarati disposti; solo Roberta chiedeva di evitare incontri che avessero di mira la penetrazione; la rassicurò categoricamente che le coppie sarebbero state le quattro che sapeva.
Le disse che si poteva fare un venerdì sera, quando i ragazzi tornavano dall’università ed avrebbero avuto poi il sabato e la domenica per le loro cose; come previsto, le propose il primo venerdì di luglio, quando il clima era già buono ed adatto a preparare la carne alla brace sul barbecue; dovevano non preoccuparsi di niente e lasciare fare a lei; chiese solo se i ragazzi bevevano vino; le disse che erano anche degli intenditori; ‘mamma fortunata’ chiosò; e fu tutto.
Quando ne parlò ad Alfredo, lui le avanzò un nuovo dubbio; come si sarebbe comportata se, alzando ancora l’asticella, si fosse trovata di fronte ad una proposta, per esempio, di scambio di coppia con sconosciuti e con inevitabile penetrazione; Livia gli fece presente che, dopo le ingenue esperienze adolescenziali, in tutta la vita aveva scopato solo con tre cazzi, quello del primo marito, il suo e quello di Gianluigi; l’idea di affrontarne altri e sconosciuti non le entrava in testa.
Ma aggiunse anche che il loro rapporto era decisamente di fiducia, di lealtà e di dedizione; se lui avesse trovato un vero interesse in un’avventura di quel tipo, ne avrebbe parlato molto volentieri apertamente e fattivamente con lui; se alla fine si fossero convinti che il gioco valeva la candela, forse le remore potevano cadere e tutto poteva rientrare nella logica dell’amore a lui e del sesso a un altro; ma era necessario trovarsi di fronte ad ipotesi concrete e parlarne lealmente.
Colse l’occasione per ricordagli la sua vecchia richiesta, più volte ribadita, di avere per un’intera notte Gianluigi tutto per sé, per provare l’emozione di dargli amore attraverso quello che Roberta aveva definito il ramo della sua quercia; la sua passione per il figlio era davvero un’emanazione del grande amore al padre e voleva consumarla in una notte al calor bianco; il compagno le ribatté che era deciso e giusto, ma lui avrebbe proposto a Roberta la stessa cosa, perché il discorso valeva anche per loro due.
I rapporti tra i quattro, nel corso dell’anno trascorso, si erano decisamente modificati; Gianluigi e Roberta erano diventati una coppia di fatto assai solida, che si gestiva la vita nel monolocale comprato nella città sede dell’Università; dipendevano economicamente dai genitori, ma per il resto era stato sufficiente l’acquisto di alcuni elettrodomestici; il loro viaggio settimanale dai genitori era quindi l’occasione per stare insieme e per rinnovare il cordone ombelicale inalterato.
Alfredo e Livia avevano costruito una solida base di intesa che faceva guardare all’ipotesi del matrimonio come ad una soluzione equa e giusta, vista l’intesa che avevano raggiunto anche su un terreno scivoloso come la sessualità e la trasgressione; la frequentazione settimanale coi figli era divenuta così una sorta di cameratesca necessità di sentire la vicinanza e la possibilità di organizzare, talvolta, giochi comuni al limite del lecito.
Una volta che si sedettero a chiacchierare per esaminare le prospettive di un futuro prossimo e remoto, saltò evidente agli occhi che la distanza si stava segnando; per l’estate successiva, più o meno per la prima volta, progettavano vacanze separate, i ragazzi in tenda in Istria, seguendo un sogno diffuso al tempo, possibilmente in un campo nudisti per fare un’esperienza nuova e senza dubbio stimolante.
Gli adulti, invece, avevano già prenotato in agosto due settimane di soggiorno in Spagna, in una località alla moda dove avrebbero potuto scatenarsi nel giovanilismo che caratterizzava il loro modo di vita; al termine dell’estate, ci sarebbero state le ultime sessioni d’esame e la laurea, dopo di che si apriva l’incognita del lavoro; in ogni modo, il cordone si sarebbe allentato, se non spezzato, e le strade si sarebbero divise fatalmente.
Ne erano coscienti tutti e quattro e senza parlarne decisero di diradare gli incontri alternando i week end, prima, e affidandosi alle necessità del momento, poi; la scelta pesò non poco, specialmente a padre e madre che avevano coltivato il legame con maggiore intensità; ma trovarsi alla fine a dover rendere conto a se stessi delle scelte fatte in piena coscienza rese più facile la risistemazione della vita.
L’idea che stavano per dare una svolta ai rapporti sembrava rendere più frenetica la voglia di Livia di prendersi una notte di passione con Gianluigi, prima che la vita lo portasse altrove; ne parlò in privato con Roberta e incontrò la sua comprensione; decisero di fare una sorpresa ai maschi di famiglia e, al primo fine settimana utile, di porli di fronte alla scelta di dividere le coppie, se non per il week end, almeno per una notte.
Quando scesero dal treno che li aveva portati a casa, i due trovarono solo Livia ad attenderli; montati in macchina, si diressero subito a casa di Alfredo, dove Roberta li salutò e scese; Livia impose a Gianluigi di restare in auto; ‘stanotte sei solo mio, tu. Ti va?’; si limitò a prendere posto sul sedile del passeggero e l’avvolse in un bacio appassionato; Alfredo, aprendo la porta, si trovò di fronte a Roberta che gli gettò le braccia al collo e lo trascinò verso il divano.
Sapevano tutti quello che doveva accadere e non si meravigliarono che il momento fosse arrivato; Livia, da brava massaia, aveva preparato la cena fredda per quattro e ne aveva distribuito due per appartamento; il programma era cenare in casa, meglio se a letto, e restare fuori dal mondo fino al sabato mattina, quando avrebbero deciso se riunire il nucleo familiare allargato o continuare separati fino alla domenica pomeriggio.
La voglia era tanta e l’attesa l’aveva portata al limite dell’esasperazione; il cazzo di Gianluigi scattò immediatamente, non appena sentì il corpo di lei schiacciarsi dolcemente contro il suo facendogli sentire la morbidezza del seno e del ventre; le mani scattarono da sole sul culo statuario che lui aveva sempre amato e sognato; il cazzo titillò la figa da sopra al vestito e per Livia cominciò l’estasi di una goduria da tempo sognata.
Si diressero alla camera grande tenendosi per mano e furono nudi in un attimo; Gianluigi non si stancava di ammirare, carezzare, leccare il corpo pieno e sensuale della donna desiderata a lungo; il bacio che si scambiarono valeva tutta una scopata, coi sessi che si strusciavano provocavano intensi brividi di libidine; fermando l’impeto, lui la carezzò voluttuosamente su tutto il corpo, mente lei gli succhiava con amore i capezzoli.
Prese in mano il cazzo duro e grosso e non lo masturbò, si limitò a perlustralo tutto, dalla punta ai coglioni, quasi impossessandosi di ogni centimetro della pelle che cominciò a mandare su e giù voluttuosamente per sentirlo crescere ancora, al di là dei limiti del possibile; amava quel cazzo che tanto le ricordava quello di Alfredo, il suo uomo; lo accarezzava con le mani mentre nella testa e nel cuore erano due quelli che sentiva perforarle corpo e anima.
Lui addirittura scherzò con la donna di suo padre, dicendo che sentiva quasi di compiere un gesto omosessuale, scopandosi suo padre mentre faceva l’amore con la sua donna; poi si corresse e precisò che l’amore lo stava dando a lei; in quello stesso momento, pensò Livia, nell’altro appartamento un analogo transfert veniva operato tra Alfredo, con Livia, e Roberta, col suo Gianluigi.
La ‘notte brava’ si avviò sui presupposti che Roberta aveva definito, dell’amore assoluto che tracimava dal familiare al sessuale senza intaccare niente, ma arricchendosi.
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