Chapter 4 - Una bella famiglia 4 La cena ad otto
Genitori e figli scopano tra di loro e con i familiari; saputo della serata matta con le due donne, Gianlugi e Roberta chiedono di partecipare; organizzano in otto, con le colleghe e i mariti passivi; è un'apoteosi di sesso; a fine serata, i ragazzi avvertono che stanno per spiccare il volo senza genitori; Alfredo e Livia si trovano a preparare una maturità da sposati trasgressivi e gaudenti
11 months ago
Una bella famiglia 4
Dei quattro, la più determinata era Livia che andava scoprendo, coscientemente, facce dell’amore, che prima le erano apparse oscure se non peccaminose; prendersi, fisicamente, il corpo vivo del figlio dell’uomo che amava ormai al di là di ogni limite le parve quasi di completare un sentimento già enorme; come Roberta aveva commentato, aveva la sensazione di prendersi nel corpo il ramo migliore della quercia che era il suo compagno; lo amò e sentì la sua passione invadere il ragazzo.
Gianluigi, da sempre adoratore e imitatore di suo padre che era stato unico riferimento nella vita, sentiva, per la pressione ormonale dell’età, il corpo prefetto della donna cedere lentamente e dolcemente alle sue cariche sessuali che si alimentavano di quelle di lei che avvertiva in ogni gesto; ma, al tempo stesso, si sentiva ancor più legato a suo padre che quel corpo possedeva ogni giorno, sempre con amore infinito, da quel che vedeva.
Quando lei si abbassò a prendere in bocca il cazzo, partendo dai coglioni e leccando tutta l’asta per raggiungere la cappella e farsela entrare fin oltre l’ugola, ebbe quasi l’idea di sprofondare in un mare di miele che lo avvolgeva e non lo soffocava ma lo incitava a dare di più e a prendersi tutto quello che poteva riempire la sua voglia di passione, di libidine, di gioia di vivere; le accarezzò la testa e lasciò che succhiasse fino a farsi dolere le mascelle.
Lei non si stancava di leccare, carezzare, mordicchiare quella mazza che raccoglieva il senso stesso della vita e se la godeva voluttuosamente tra le mani, tra le labbra, nella bocca fino alla gola; non si lasciava travolgere dal piacere e riusciva a masturbare la parte enorme che non poteva fare entrare in gola, a succhiare la cappella che la inondava e, mentre la spingeva in fondo, guidarla con la lingua e leccarla; i brividi che scuotevano il corpo del ragazzo erano il segno della gioia che si scambiavano.
Qualcosa di analogo si svolgeva intanto nell’altra casa, dove Alfredo si trovava a dominare con la sua esperienza un corpo giovane e nervoso che, per tanti aspetti, gli ricordava quello più maturo e pieno della madre che possedeva quasi ogni sera con infinito piacere; le mani che passavano sul corpo, dappertutto, ricavavano scosse elettriche non spiegabili se non con la passione che lo prendeva e con le sensazioni identiche che riceveva dalle mani di lei sul corpo.
Quando Roberta si sedette sul bordo del letto e prese a due mani, una sui coglioni, il cazzo in tutta la sua possanza, a lei venne immediatamente in mente quello di Gianluigi che trattava spesso con tanto amore; ma, nel contempo, provò una sensazione di novità, di maturità; avvertì un afrore intenso che segnava la differenza profonda, nella similitudine; questo cazzo che si sforzava di fare entrare fino alla gola sembrava possedere un marcia in più per titillarle le papille e farla sborrare, come fece più volte.
Dall’altra parte, i ruoli si erano invertiti ed era stato Gianluigi a far distendere Livia a cosce spalancate per fiondarsi sulla figa già grondante con bocca vogliosa e ansiosa di leccare, bere, mangiare quell’amore, quella passione; lei si sentì invasa di piacere e si abbandonò alla lussuria della stimolazione che le procurava piccoli orgasmi, in attesa di quello ultimo che avrebbe sparato in faccia al ragazzo lo squirt più violento e abbondante che ricordasse.
La stessa cosa, quasi per un copione scritto, avveniva nella camera da letto di Alfredo, dove Roberta si era spalancata davanti a lui che aveva messo tutta la sua esperienza a leccarle grandi e piccole labbra, a titillare il clitoride e a prenderlo in bocca per succhiarlo fino alle urla di lei nell’orgasmo più sazio della sua vita; le carezzò ventre e figa, le passò la lingua sul perineo e la infilò nell’ano, nel quale inserì poi due dita per saggiarne la duttilità.
Venne il momento vero della scopata; la prima fu alla missionaria; Livia si stese supina, ritirò le ginocchia, le aprì a compasso e invitò Gianluigi a penetrarla; lui si inginocchiò, appoggiò la cappella alla vagina ed entrò centimetro per centimetro, guidato da lei che voleva sentire la mazza penetrarle fino all’utero, godendosi ad ogni passaggio la forzatura dei muscoli vaginali; voleva quel cazzo dappertutto e in ogni modo, ma sapeva che avevano tempo e poteva soddisfare tutte le sue voglie.
Anche Alfredo portò la ragazza alla scopata con molto garbo; lei però era molto ansiosa di sentirsi posseduta da quel ramo duro e voleva confrontarlo a quello del figlio che prendeva ogni giorno; non sentì molta differenza, se non che Alfredo, abituato forse a penetrazioni più lente, le fece sentire ad ogni passo i muscoli che si aprivano per fare spazio al manganello che sarebbe arrivato quasi a sfondare l’utero, se non fosse stato controllato.
Quando il ragazzo esplose in vagina la sua enorme sborrata, Livia decise che si poteva interrompere per cenare; corse in bagno a sciacquarsi, indossò una vestaglia e lo portò per mano in cucina dove era apparecchiato per due; mangiarono come se titillassero un sentimento d’amore profondo, tra vezzi e bacetti, bocconi scambiati e carinerie; nemmeno per un attimo lei ebbe la sensazione di tradire il suo uomo o sua figlia, anche se l’amore si tagliava col coltello, fra loro.
Gianluigi era troppo preso nel ruolo di sostituto di suo padre per rendersi conto che comunque tradiva la sua ragazza; l’idea che l’amore era padrone e signore del momento lo gratificava e lo induceva a cercarlo in ogni gesto, in ogni particolare; l’indomani sarebbero tornati alla quotidianità, ma quei momenti sarebbero rimasti impressi nella memoria di tutti, per sempre, e li avrebbero rivissuti con infinita gioia.
Anche l’altra coppia si era fermata per cena; ma la tensione amorosa era un po’ più diluita, per un maggiore cinismo della ragazza, che viveva quel momento come l’apice di un bisogno di comunicazione e di compenetrazione con sua madre; e per il disincanto di Alfredo, meno disposto a lasciarsi andare a svenevolezze; ma, loro malgrado, si sentivano comunque avvolti in un’aura che li prendeva e rendeva giuste le osservazioni di Roberta sul valore assoluto dell’amore.
Subito dopo cena, Livia trascinò quasi Gianluigi a letto e volle ricominciare la loro sessione di sesso e d’amore; riprese tutto dall’inizio; gli succhiò il cazzo dalle palle alla punta e gli fece un pompino irresistibile; lui reagì facendola sistemare carponi sui bordo del letto; stando in piedi dietro d lei, leccò assai lungamente il sesso, dall’osso sacro al monte di venere, e perlustrò attentamente, fino assai dentro, il culo e la figa.
Quando si rese conto che aveva sborrato moltissimo, si sollevò in piedi e la penetrò a pecorina, facendole sentire tutto il ventre contro il culo meraviglioso; le artigliò i lombi e sbatteva contro il pube; le prese le tette a due mani e le usava per imporre il ritmo al cazzo; lo stesso fece afferrandola per i capelli; all’apice della scopata, unse per bene il retto e il cazzo e la inculò fino alla radice, facendola godere da pazzi.
Livia accolse la scopata come un gesto di grande amore dal ramo di quella quercia a cui era profondamente attaccata, non sentì nessun senso di colpa e godette molto più di lui; poi decise di cambiare posizione e si sdraiò supina al centro del letto, fece montare lui seduto sul ventre e gli praticò un spagnola da sogno; Gianluigi pareva stordito dall’intraprendenza della donna ma si abbandonava alla libidine che gli scatenava e partecipava con la passione dei giovani anni alla lussuria di lei.
Quando si trovarono languidamente abbandonati sul letto, dopo la terza sborrata del giovane, in figa stavolta, dopo che aveva goduto in bocca e nel culo, lei diede il segnale del time out e si rilassarono fino a pisolare per una mezz’oretta; ripresero ancora e per tutta la notte la donna non diede scampo al giovane che la scopò in tutte le posizioni, i tutti i modi, da ogni prospettiva, quasi che, dopo quella, non ci sarebbero state occasioni per dirsi quanto amore provavano.
Si concessero, a sprazzi, anche qualche ora di sonno e giunsero al mattino, freschi e pimpanti, pronti a ricostituire la famiglia per gli adempimenti ordinari; trovarono gli altri due altrettanto pronti e freschi, ma con i segni evidenti i una notte passata alle stesse condizioni, frutto di un analogo impegno a dare e prendere piacere da ogni dove, col quale avevano riempito d’amore la notte intera, salvo pochi intervalli.
Mentre abbracciavano il rispettivo partner, si scambiarono i commenti e la generale soddisfazione per l’esperienza fatta nel nome di un amore che, come Roberta aveva suggerito, tracimava senza argini e dilagava per ogni dove; pranzarono alla solita trattoria e in quell’occasione Gianluigi chiese a suo padre di organizzare le cose perché loro due potessero vivere più stabilmente nella città universitaria; Alfredo si rammaricò alquanto perché questo significava perdere l’appuntamento del week end.
La razionalità della richiesta, che imponeva solo un adeguamento del contributo e l’acquisto di qualche elettrodomestico, cui corrispondeva un calo di spesa per pranzi in città e viaggi in treno, suggeriva di concordare; frequentemente, ma non troppo, sarebbero comunque venuti a trovarli per stare insieme; per il resto, bastavano telefonate e video chiamate; quando li accompagnarono al vecchio appartamento per restare soli in quello di Alfredo, la decisione era stata presa.
La festeggiarono separatamente perché, in qualche modo, la scopata a coppie distinte aveva allentato un cordone che rischiava di diventare troppo soffocante; a Livia e ad Alfredo si apriva anche la possibilità di usare i week end per fare un po’ di turismo culturale breve, per rilassarsi in casa o per inventarsi nuovi modi di vita; restava aperto l‘interrogativo sulla partecipazione alla serata del barbecue che Mirella aveva definito per il primo venerdì di luglio.
I ragazzi si erano già accertati di non avere impegni per gli esami in quei giorni e concordarono che sarebbero arrivati il venerdì, nel tardo pomeriggio, e sarebbero rientrati il sabato sera o la domenica mattina; la serata poteva dirsi confermata e sarebbe stata certamente assai nuova e interessante; Livia definì i particolari con Mirella che ribadì la presenza solo delle quattro coppie, esonerò da qualunque regalo e dichiarò la sua ansia di conoscere il figlio di Alfredo e la sua mazza.
Faceva già molto caldo, quel venerdì e il viaggio in treno, pur se breve, fece sudare i due che dovettero correre a fare una doccia rapida a casa di Livia dove mantenevano la loro base in città; evitarono accuratamente effusioni sessuali nell’attesa, per non scaricare le batterie prima del tempo, e passeggiarono in centro a sorbire un gelato al bar di moda; alle ventuno, puntualissimi, bussarono al superattico di Mirella.
Trovarono Concetta che si dava da fare ad apparecchiare tavola e Mirella che disponeva ninnoli e candele; uno dei mariti era impegnato con la brace del barbecue sul terrazzo, l’altro si occupava dei vini e degli ospiti; fatte le presentazioni, l’attenzione di Mirella si appuntò immediatamente sul giovane puledro che aveva di mira; Concetta corteggiò apertamente Alfredo; Livia e Roberta si sedettero sul divano già sperimentato dalla madre.
Per niente imbarazzata dalla novità, la ragazza si accostò a Livia, le sbottonò la camicetta che aveva indossato sulla minigonna senza intimo, e le succhiò voracemente un capezzolo duro; lei ricambiò aprendo totalmente la camicetta della ragazza mettendo fuori il seno prorompente che prese ad accarezzare libidinosamente; il marito inoperoso si inginocchiò davanti alle due, sollevò leggermente le gonne ed andò ad artigliare le fighe bollenti.
Stimolata dal ditalino, Livia prese la testa di sua figlia e la baciò lussuriosamente sulla bocca, dando il via ad una battaglia delle lingue molto sensuale; lo slave ai loro piedi scoprì fino al ventre ambedue corpi e si attivò in due ditalini contemporanei, molto tecnici ed efficaci, che produssero presto il loro effetto.
In parte per la situazione eccitante e nuova che si preparava; in parte per l’emozione di un chiaro rapporto saffico con sua madre, in parte perché ne aveva tanta voglia, Roberta esplose in un orgasmo gigantesco che scaricò nella bocca di Livia, che restituì il suo con altrettanto vigore; insieme esplosero uno squirt che lo slave raccolse con le dita ed ingoiò devotamente.
“Livia, sei un’amante straordinaria!”
“Ti è piaciuto il ditalino?”
“Infinitamente; grazie, amico; sei stato perfetto!”
“Non esagerate con gli aperitivi!”
Suggerì Mirella che aveva già afferrato Gianluigi e lo aveva catturato in un bacio da soffocare; poi gli aveva aperto la camicia e gli stava succhiando i capezzoli; Concetta aveva aperto la patta ad Alfredo e lo stava masturbando con dolce lentezza; lo slave era andato a far leccare le dita che avevano masturbato le donne e l’altro apprezzava rumorosamente; passando davanti al divano, una volta libero, Gianluigi chiese alla sua ragazza come stesse.
“Mentre faccio un po’ di amore lesbico con mia madre? Da dio; stasera me la scopo tutta, in ogni modo possibile.”
“Ragazza, e i poveri slave li vuoi lasciare a secco?”
“Quante parti hai da leccare e da masturbare? Sei tanto bella e tanta che si sarà sempre spazio per tutti, anche per i nostri maschietti se ti volessero scopare!”
“Quelli subito dopo cena ce li possiamo dimenticare; le arpie stanno già contendendosi il ramo e la quercia; non ce ne sarà per nessun’altra; invece è stato proprio meraviglioso, anzi direi strabiliante, che tu abbia deciso l’approccio saffico; non mi rendevo conto che era proprio quello che volevo anch’io!”
Erano pronte le prime bistecche e vennero portate in tavola; mangiarono di buon appetito; d’un tratto, Roberta si alzò da tavola con un bicchiere di rosso in mano, si diresse allo slave che l’aveva masturbata e gli chiese se gli piacesse il vino rosso; alla riposta affermativa, prese un tovagliolo di carta e ne imbevette un lembo nel vino, si stese sul tappeto, tirò su la gonna e si mise carponi sporgendo il culo bellissimo.
“Usa questo tovagliolo, se vuoi, o anche le tue dita e riempimi culo e figa di vino, poi vattelo a raccogliere fino alla più invisibile stilla! Devi vuotare tutto il bicchiere e non ti preoccupare se urlo e squirto!”
L’altro colse al volo, strizzò il vino sulla figa e nel buco del culo; veloce come il lampo, fece guizzare la lingua nei due fori ed aspirò il vino; nel farlo, leccava e titillava ano e clitoride, Roberta esplose in un orgasmo; immediatamente, Mirella appoggiò un bicchiere sotto le palle di Gianluigi e bagnò di vino il cazzo, si abbassò e succhiò finché non ebbe bevuto tutto il vino; lui sentì il cazzo farsi sempre più duro e godette.
“Bellissimo modo di bere dell’ottimo vino!”
Esclamò Alfredo che mise sdraiata su una sedia, a culo scoperto, Concetta e le versò fra le cosce del vino che raccoglieva velocemente; il secondo slave si accostò deferente a Livia e a cenni le chiese se voleva offrire da bere anche a lui; lei si stese sul pavimento accanto a Roberta, nella stessa posizione e, mentre il maschio le succhiava culo figa e vino, lei palpava le tette di Roberta e la baciava intensamente.
La figlia si sganciò dal bacio, rovesciò sua madre e la leccò a sessantanove; i due slave versavano il vino su culi e fighe esposti e succhiavano a sazietà; il gioco durò a lungo fino a che arrivarono dal barbecue altre razioni di carne, salsicce e pollo; decisero di cenare cristianamente e di dedicarsi poi al sesso; a tavola, si intrecciavano sguardi di fuoco d’amore tra Livia e Alfredo, tra Roberta e Gianluigi; le due erinni fremevano dalla voglia di farsi sfondare; gli slave leccavano le fighe da sotto il tavolo.
Al dolce, Mirella si inventò il gioco della crema spalmata sul cazzo di Gianluigi per leccarlo perdutamente; usò il dolce per succhiare la mazza fino renderla paonazza dalla durezza; Concetta si andò a sedere sul cazzo di Alfredo e se lo infilò fino alla radice; Roberta prese la madre in parte e la stese sul divano per un ennesimo sessantanove; i due cuckold si fiondarono a leccare, masturbare, titillare, far godere le due ospiti; la tensione sessuale era oltre ogni limite.
Alfredo aveva voglia di risentire la figa della sua compagna; mentre stava sdraiata su sua figlia, le andò dietro e le infilò il cazzo nella figa, provocando il broncio della padrona di casa; Livia lo lasciò montare per un poco, poi lo spinse via a fare il suo dovere, rinviando a dopo, a casa, la loro scopata; Mirella e Concetta erano turbate dalla scena d’amore di quei due che, in una situazione di orgia infinita, si amavano e si cercavano.
Roberta, che non voleva mai essere da meno di sua madre, aspettò un momento il cui il cazzo del ‘suo’ Gianluigi era libero, per sedersi sopra e farsi procurare un piccolo orgasmo; poi tornò veloce a farsi leccare e masturbare dal marito di Mirella; le ore correvano in un crescendo di libidine in cui Alfredo sfondava figa e culo due volte per ciascuna a Mirella e a Concetta, imitato da Gianluigi che le smantellava letteralmente picchiando come un ariete, come non era abituato a fare con Roberta.
A notte ormai fonda, i maschi avevano sborrato almeno quattro volte, due per ciascuna delle erinni, in figa e nel culo; Alfredo specialmente era al limite estremo della resistenza; Gianluigi aveva distribuito altrettante sborrate, era ancora valido ma capì che per suo padre era meglio fermarsi; voleva scoparsi a lungo Roberta, durante il resto della notte; fu Livia ad assumersi il compito di porre fine ai giochi; andò in bagno, si rinfrescò e si rivestì.
Roberta ne seguì l’esempio; con lo sguardo invitarono i maschietti a ritenere conclusa la serata; anche Mirella e Concetta, in definitiva, non erano più al massimo, sfondate in culo e in figa molte volte da due mazze nerborute; andarono a rinfrescarsi e si prepararono a concludere la cena; quando Mirella chiese se ci sarebbe stata un’altra occasione, Alfredo espresse i suoi dubbi, perché i ragazzi andavano a vivere da soli, allentavano i rapporti e si sarebbero visti raramente, anche per pensare alla laurea.
Livia, come sempre più conciliante, chiese se erano tutti soddisfatti della serata; tutti ammisero di essere stati bene; avvertì quindi che non bisogna mai chiudere alla speranza; il tempo avrebbe deciso le cose; per il momento, l’ideale era godersi la kermesse e tenersi dentro il meraviglioso ricordo; i più felici erano i mariti slave che avevano goduto come mai era loro capitato, con due donne meravigliose a cui asservirsi con tutta la libidine del mondo.
Uscirono dalla casa di Mirella alquanto storditi dagli eventi ma decisamente contenti dell’esperienza fatta; Livia, che guidava, fece la prima tappa alla sua vecchia casa, dove i ragazzi scesero; prima di andare via, Roberta abbracciò sua madre con un calore inaspettato; avrebbero dormito forse tutta la mattina, poi sarebbero andati via; non era necessario che li accompagnassero alla stazione, avrebbero usato l’autobus; in pratica si stavano salutando.
Ma Roberta aggiunse anche che, per lei, era ora di uscire dal nido e imparare a volare; Livia aveva una vita piena e ricca di gioia; non poteva più legarsi ad un cordone che rischiava di soffocarla; lei stava tagliando, adesso, quel cordone e stava dicendo a sua madre che, alla fine delle vacanze, le loro strade si sarebbero divise; lei era vicina alla laurea e doveva pensare ad un lavoro e ad una vita sua; sapeva che il discorso era amaro, ma era anche quello necessario e giusto.
“Lasciami almeno la libertà di un magone; lo so che è giusto e che è anche bello che tu vai da sola, ma io ho difficoltà a chiudere il capitolo più importante della mia vita.”
“Tu hai aperto un altro capitolo e quello è oggi il tuo percorso; hai un uomo stupendo che ti ama; resti sempre la persona che amo di più al mondo, ma devi sganciarti; paradossalmente, sei tu che devi volare da sola, con Alfredo. Ci vedremo spesso, più di quanto immagini; ma devo camminare per la mia strada. Ti abbraccio qui e ti saluto, perché adesso devo volare.”
“Ciao, passerotto; buona fortuna.”
“Gianluigi non mi recitare la predica; si sta poco a capire che dobbiamo andare ciascuno per la sua strada; qualunque sia il vostro destino, non perdete i contatti con chi vi ama. Adesso filate e lasciateci al nostro magone o, forse al nostro amore ancora insoddisfatto!”
Li guardarono varcare il portone, risalirono in macchina e andarono a casa; Livia si dovette sforzare per rimanere lucida e non piangere; Alfredo le prese una mano e le trasmise il suo amore.
“Che ne dici se pensiamo al matrimonio, adesso?”
“Per essere certi che invecchieremo insieme?”
“Anche per questo, è ovvio; ma stavo pensando ad una coppia più stabilizzata, formalmente, ma anche più aggressiva e trasgressiva, in realtà. Da sposati, le trasgressioni sono più piccanti e sono meno a rischio di fratture improvvise; lo sai che il divorzio pesa; se mi sposi, avremo meno voglia di pensare alla rottura e ci godremo di più la bella vita.”
“Serate come quella di stasera?”
“Questa è fatta, c’è un intero mondo da esplorare … “
“ … Che prevede penetrazioni a cui sono ostile.”
“Hai presente Corinna la responsabile delle casse?”
“Dimentichi che io sono spesso alle casse?”
“Era solo per indicare. Lei ha saputo delle nostre scorribande con Mirella; è sposata con un pezzo di Marcantonio assai bello; lei mi intriga molto; nelle sue confidenze, mi ha detto che praticano lo scambio di coppia … “
“Stai per chiedermi di farmi scopare da suo marito mentre tu ti scopi lei? … Non ti entra in testa che oltre te non voglio nessuno?”
“A meno che non si tratti di omuncoli senza palle o di un cazzuto come Gianluigi; è mio figlio, ma è pur sempre un maschio e non ti è dispiaciuto scopartelo; anche i cuckold non avevano il cazzo adatto, ma ti hanno fatto godere … e quanto!”
“Mi dici chiaro dove vuoi arrivare?”
“Roberta ha detto che comincia una nuova vita, tua e mia insieme; io voglio che venga certificata da un matrimonio; come già ti ho detto, forse, tu sei lenta a carburare ma quando prendi un percorso, ti ferma solo l’esercito. Io ti sto solo prospettando situazioni di convivenza, di complicità, di amore, di correità, insomma di essere un blocco unico anche se siamo due persone; se conosco la mia donna, e ti conosco lo sai, adesso tu ci rimugini un poco, ti studi le sfaccettature e, quando avrai deciso, non ci saranno santi.
Ti ho dato gli ingredienti, la cuoca sei tu; vedi se è possibile cucinare le stesse cose in salse diverse; se decidi che sia sempre carne arrosto, per me va da dio; se decidi di fare qualche esperienza garantita o anche qualche esperimento incerto, io sono con te; basterà che i nostri occhi si incontrino, che le nostre dita si stringano e il monoblocco reggerà sempre; lo abbiamo visto e ormai ne abbiamo la certezza; siamo capaci di rimanere soli io e te in una folla al mercato. Tu pensaci.”
“Io penso meglio quando ho scopato bene; stasera mi hanno riempito di preliminari, ma la mazza la sto ancora aspettando. Non è meglio se mi fai rilassare, prima che mi metta a pensare?”
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