Chapter 3 - "Non vorresti averci entrambe nel tuo letto?"
Ancora allibita dalla proposta di Tania, Linda la segue a casa, certa che la sua proposta di usare il suo fidanzato Tommaso per esercitarsi ai pompini sia solo uno scherzo malvagio.
1 year ago
Tommaso aveva in mano una confezione di riso basmati e osservava i chicchi rovesciarsi nella ciotola trasparente della bilancia elettronica. La ricetta ne consigliava circa ottanta grammi a commensale, ma lui ne fece il doppio: quanto avrebbero avanzato sarebbe finito in frigo e riscaldato uno dei giorni della settimana successiva, se fosse tornato a casa dal lavoro dopo il turno del mattino e non ci fosse stata Tania, al lavoro o a trovare sua madre.
Carote, peperoni, zucchine e piselli, fatti a pezzettini, erano già stati messi in una padella che soffriggeva sul fuoco, ed entro qualche minuto vi avrebbe preso posto anche il riso ed una spruzzata di vino bianco. Una pentola con del brodo caldo sembrava controllare che nulla bruciasse, e il profumo che aveva riempito la cucina non dispiaceva al ragazzo.
Non che si considerasse uno chef, e nemmeno aveva l’ardire di pensare a sé stesso come un cuoco anche solo decente, ma adorava preparare il cibo con cui nutrire la sua donna. Lo considerava un segno di amore, e lei lo sapeva e apprezzava. E considerando quanto Tania fosse ancora più negata di lui in cucina, in fondo era un bene che fosse l’uomo della coppia a occuparsi del nutrimento. Lei aveva altre qualità che lui apprezzava e che compensavano abbondantemente la sua incapacità culinaria.
Quasi si dimenticò di versare il riso nel soffritto di verdure tanto era intento a pensare ai grossi seni di Tania e quanto gli piacesse sentirli sotto le dita. Spingerla contro un muro vestita, iniziare a palparle le tette… Tommaso dovette scuotere la testa per allontanare quel pensiero e tornare alla noiosa realtà e alla cena.
I chicchi di riso stavano galleggiando nel brodo che aveva riempito come una piena la padella, quando sentì la porta aprirsi ed il suono dei tacchi annunciare l’arrivo di Tania, facendo affiorare un sorriso sul volto del ragazzo.
- Amore, - disse la ragazza dal corridoio, - ti ricordi quando questa mattina ho detto che avrei portato qualcosa di particolare per movimentare la nostra routine?
Tommaso chiuse gli occhi, sospirando silenziosamente. Sperò non avesse comprato un nuovo sex toy: l’ultimo, un cazzo di plastica rosa shocking, quello che aveva portato quando si era trasferita da lui, l’aveva trovato per caso in una scatola che aveva aperto lui stesso mentre l’aiutava a mettere le cose negli armadi, l’aveva nascosto sotto il divano; poi, quando era andato a lavoro la mattina successiva, l’aveva infilato in una manica della maglia e l’aveva gettato in uno di quei contenitori per la raccolta degli abiti usati che vedeva sempre andando alla fabbrica. Si era chiesto diverse volte se era stato donato ad un senzatetto o semplicemente buttato, considerandolo uno scherzo di pessimo gusto.
Fece finta di gettare tutto sullo scherzo, voltandosi verso la fidanzata che era apparsa sulla porta della cucina. «Spero sia un vibratore, così posso metterlo nella pentola ed evitare di mescolare il…» ma le parole gli morirono sulle labbra quando vide a cosa si riferiva Tania.
Mosse lo sguardo dal viso della sua donna, sorridente, probabilmente divertita all’espressione confusa di lui, sulla ragazza qualche passo dietro di lei, che teneva lo sguardo basso, timida.
Tommaso avrebbe voluto imprecare, chiede a Tania se fosse diventata scema, imporre alla ragazzina di andarsene e dirle che era solo uno scherzo stupido e loro due erano le vittime. Avrebbe voluto fare tutto contemporaneamente, ma in realtà non fece nulla di ciò, e nulla di altro se non rimanere imbambolato a guardare la loro ospite.
Era una bionda che non doveva avere più di diciotto anni, con i capelli biondi molto chiari che le incorniciavano il volto, scendendo fino a metà del collo. Gli occhi erano azzurri e, al pari delle ciocche, molto chiari, quasi tendenti al grigio. Il viso era stretto e lungo, con un paio di labbra poco pronunciate e prive di rossetto, che sembravano poco allenate al sorriso; il naso era piccolo e grazioso, un po’ a punta ma nulla che potesse sfigurare su quel volto. Era alta, con una figura longilinea che sembrava fare fatica a sostenere il seno, non paragonabile a quello di Tania, ma comunque qualcosa di interessante.
Ci furono alcuni interminabili secondi di silenzio nella casa, sottolineati dal ribollire del brodo sul fornello, finchè la ragazza ebbe il coraggio di infrangerlo. «Ciao, mi chiamo Linda,» sussurrò con una voce calda e bassa, qualcosa che a Tommaso riportò alla mente il vento tiepido che accarezzava le foglie degli alberi in giardino quando, le sere estive, passava qualche momento sulla sdraio a guardare il cielo che iniziava a riempirsi di timide stelle, soddisfatto della giornata appena trascorsa.
Linda alzò gli occhi verso di lui. Si strinse la mano destra sul braccio sinistro. «Non sono un vibratore, ma se serve posso mescolare ugualmente...» ironizzò, sempre con un filo di voce. Poi il suo sorriso accoltellò al cuore Tommaso.
Lei era nuda, sudata e ansante sotto di lui, gli occhi spalancati, la testa rivolta all’indietro, la bocca aperta, la sua voce calda resa roca dal continuo piacere che le infliggeva ad ogni colpo di…
Tommaso scosse la testa, inorridito dalla fantasia sessuale che quel semplice sorriso aveva inculcato nella sua mente. Cosa gli stava succedendo? Vedeva una ragazza accanto alla sua, che non conosceva nemmeno da trenta secondi e già voleva scoparla? Cosa diavolo…
Non era nemmeno bella. Beh, non quanto lo era Tania. Tania che amava, adorava, venerava… Con quello splendido seno, quelle chiappe, quelle sue labbra che sapevano dare piacere come se non avessero mai fatto null’altro…
No, Linda non era nulla per lui. Nulla.
Ma Linda stringeva i suoi capelli in una mano, come se temesse che allontanasse la sua testa dal suo inguine, ma lui non lo avrebbe mai fatto, non avrebbe mai smesso di leccare quella figa da cui colava un liquido trasparente dolcissimo, che scendeva lungo il perineo e s’insinuava tra le…
«Tom, ci sei?» domandò la sua vera ragazza, quella che doveva fottere e nessun’altra.
«Cosa? Sì!» blaterò lui, confuso.
«Ah, meno male,» disse l’altra. «Sembra che tu non abbia mai visto una bella ragazza bionda».
La nuova venuta apprezzò discretamente il complimento.
“Dio, no! Linda non sorridere alle sue parole!”, pensò il ragazzo, sentendo una morsa stringere il suo cuore. Era innamorato di un’altra ragazza, e stava soffrendo per lei? Davanti alla sua stessa fidanzata? Avrebbe voluto piangere…
«Beh, la situazione è questa...» iniziò Tania, facendo accomodare Linda al tavolo della cucina. Si rivolse a quest’ultima: «Vuoi bere qualcosa?»
«Resti a cena?» domandò d’impulso Tommaso. Sperò che rispondesse sì, pregò che rispondesse no.
Tania si voltò verso il suo ragazzo. «Mi sa che non hai ancora capito cosa sta succedendo».
“Hai portato a cena un’amica del lavoro che non sapeva cosa fare questa sera e poi non la vedremo mai più” fu sul punto di dire, ma Tania non si aspettava una risposta.
La mora spiegò chi fosse Linda, come si fossero incontrate e quando l’aveva conosciuta, anni prima. La bionda non aggiunse nulla, ascoltando incuriosita come se la persona descritta fosse stata un’altra. Tommaso invece non riusciva a seguire che per qualche secondo, continuamente attratto dalla ragazza. Lei, però, sembrava cercare di non incrociare il suo sguardo.
«Linda, povera ragazza, ha un problema,» continuava Tania, ignorando cosa stesse accadendo nel cuore del suo fidanzato. «Un problema davvero grosso».
Tommaso lanciò un’ultima occhiata alla ragazza, chiedendosi contro la propria volontà che sapore avessero le sue labbra. Poi, con uno sforzo, spostò l’attenzione su Tania. «E che tipo di problema?» domandò lui. Sperò non fosse di tipo economico, perché quello non…
«Pompini,» disse, lapidaria, la ragazza. «Vuole imparare a farli».
Linda sussultò a quella parola, diventando rossa in volto e scostando lo sguardo, come se il muro avesse acquisito un improvviso interesse per lei. Tommaso, invece, continuò a guardare la mora. Credette di capire.
«Ah, d’accordo,» disse lui. Tania sorrise a quel consenso, Linda voltò la testa, osservandolo stupita. «Allora ceniamo, e poi le spieghi come si fa. Linda,» aggiunse, sorridendo alla ragazza, «sei fortunata: Tania è davvero brava… beh, in questo. Farai felice il tuo ragazzo. Potete accomodarvi in salotto, così non vi disturbo».
E in quel momento, dallo sguardo discordante delle due ragazze comprese che forse aveva frainteso.
«No!» rise Tania. «Non hai capito! Linda non ha un fidanzato. Lei ha una gara di pompini che deve vincere. E, sì: io le spiegherò cosa fare, ma di certo non si eserciterà su una banana, ma su di te».
Il viso di Linda assunse il colore di un’aragosta, mentre Tommaso si scoprì incapace di parlare. Se non dire, dopo diversi secondi: «Stai scherzando?»
Tania sorrise a Tommaso, poi si sedette sulla sedia accanto a Linda e la abbracciò dietro le spalle, la testa mora appoggiata su una spalla coperta da capelli biondi. «Non vorresti averci entrambe nel tuo letto? Amarci entrambe?»
Il ragazzo non sapeva che rispondere. Qualcosa di primitivo dentro di lui gridava sì, le sue palle gridavano sì, il suo cuore gridava sì. Le voleva, entrambe: una che cavalcava il suo cazzo, l’altra seduta sulla sua faccia che si faceva dare piacere dalla sua lingua, lui che suggeva l’ambrosia che gli colava in bocca, le due ragazze che si baciavano e si palpavano le tette… Sentì il cavallo dei pantaloni stringere.
«No». La sua stessa voce suonò falsa e sembrava provenire dal fondo di un pozzo.
Non aveva mai tradito Tania, e si rifiutava di farlo con quella ragazzina che… che… come cazzo faceva ad essere così bella, così… così fresca? Che profumo aveva la sua fica? si chiese.
Non poteva pensarci, non doveva. Si voltò verso la pentola e riprese a mescolare il risotto che aveva cominciato ad attaccare. Cercò di concentrarsi sul movimento del mestolo di legno, sulla resistenza del liquido caldo con il riso. Sentì le due bisbigliare un attimo, poi tacere. Fece finta di nulla, ma quando ebbe finito e si voltò assistette ad uno spettacolo che non si sarebbe mai aspettato.
Ormai sapeva che Tania usava spesso il sesso per ottenere ciò che voleva, ma mai si sarebbe aspettato di vederla limonare con Linda, baciarle le labbra prima con dolcezza e poi infilarle la lingua in bocca. La bionda non sembrava particolarmente convinta o apprezzare la cosa, dimostrando di avere ben poca esperienza a riguardo.
«Va bene!» disse all’improvviso Tommaso, e lo fece soprattutto per fermare Tania che stava per infilare una mano nei pantaloni della ragazza bionda, e scommise che Linda si sarebbe messa ad urlare. Poi, all’improvviso, si rese conto di cosa aveva appena fatto e non seppe se essere soddisfatto o disgustato.
Linda, in realtà, non aveva idea di cosa stesse accadendo realmente. Grosso modo lo stava intuendo, ma provava la stessa sensazione che viveva quando, a sei anni, guardava i film ma vi riconosceva a stento una serie di causa ed effetto. Più che altro c’erano le stesse persone che si muovevano sullo schermo, ma comprendere che cosa le spingesse a fare quanto stavano facendo, e che risultati stessero inseguendo, andava oltre la propria comprensione. Lo stesso in quel momento: una ragazza l’aveva convinta, con il proposito di insegnarle a praticare dell’ottimo sesso orale, ad andare a casa sua e del suo fidanzato, e a fare l’amore con quest’ultimo, ma la cosa le sembrava irreale. Chi proponeva ad una ragazza che a stento conosceva (o asseriva di conoscere) di fare sesso con il proprio uomo, e poi cercare di convincere quest’ultimo di accettare quanto già proposto alla suddetta ragazza? Qual era il suo scopo?
Linda non lo sapeva. E le sembrava strano che Tania non ne avesse preventivamente parlato con Tommaso. Certo, la studentessa immaginò che nessuno la mattina indossasse la giacca davanti alla porta di casa e, mentre infilava una manica, gridasse al fidanzato: «Caro, torno alle sei dal lavoro. Prendo il pane, le uova, il latte e una zoccoletta da scoparci dopo cena».
Ma suppose che nessuno raccattasse… no, com’era quel termine? Ad… ad… adescasse! Che nessuno adescasse una ragazza, così, per noia, la portasse a casa e la proponesse al proprio uomo, che già sembrava soddisfatto della donna che si svegliava accanto a lui la mattina.
Perché Tommaso sembrava essere felice di Tania: Linda l’aveva visto nei suoi occhi scuri quando si era girato a guardarla, prima che scorgesse lei. L’aveva capito istintivamente dal tono di voce e dal sorriso che le aveva rivolto. La ragazza dovette ammettere con sé stessa che avrebbe davvero voluto anche lei, con tutta l’anima, qualcuno che fosse felice come il ragazzo di vederla. Sospirò.
«Cosa c’è, Linda? Non ti piace il riso? Preferisci qualcos’altro?»
Lei sollevò lo sguardo dal piatto che non stava nemmeno vedendo. Accennò un sorriso a Tommaso, la forchetta sospesa a mezz’aria. «No, no: anzi, mi spiace perché non ho mai mangiato del riso così buono», disse, mentendo. I suoi erano dei cuochi, ma a casa non si davano troppo da fare, probabilmente usando tutto il loro impegno al ristorante.
O, per lo meno, non stava mentendo sulla cena. Nonostante ci fosse rimasta molto male quando Tommaso aveva categoricamente, almeno all’inizio, dichiarato che non voleva fare sesso con lei, doveva dire con sincerità che come cuoco non era affatto male. Anzi, quel riso con le verdure era davvero ottimo. L’idea di quanto avrebbe potuto accaderle nelle prossime ore, onestamente, un po’ l’atterriva, ma quel riso era dannatamente buono.
Dicevano che un uomo dovrebbe sposare una donna brava in cucina. Linda si chiese se la cosa valeva anche a generi invertiti. Tommaso non era brutto, onestamente, ma se avesse avuto anche solo come unico punto di forza la preparazione di cibo, beh, non sarebbe stato poi da buttare via, dopotutto.
«Tommaso è un fantastico cuoco», dichiarò Tania, annuendo con la testa, come se stesse annunciando qualcosa che chiunque avrebbe dovuto sapere. «La sua seconda migliore dote, devo ammettere».
«Non è vero,» disse Tommaso, sollevando le spalle. «Lo dice solo perché vuole lisciarmi il pelo e non dover cucinare lei».
Linda sorrise. Non sapeva come inquadrare il ragazzo, sebbene fosse ormai mezz’ora che lo conosceva. Era alto, moro di capelli e con gli occhi marroni che tendevano leggermente verso un verde scuro a seconda della luce che si posava sulle sue iridi, le spalle larghe. Di viso non era esattamente un adone, discostandosi molto da quello delle pop star e degli attori con i lineamenti marcati. Però era molto gentile, e questa le sembrava una qualità impossibile in un uomo, almeno considerando chi conosceva nella sua scuola.
All’inizio aveva avuto nei suoi confronti un atteggiamento ostile, come se fosse stato spaventato da lei più che provare odio. La cosa l’aveva confusa: quando mai qualcuno aveva avuto paura di lei? Era una stupida nerd. Una che, al massimo, poteva infondere pietà in chi la vedeva. Ma, dopo che Tania l’aveva baciata, lui aveva cambiato il comportamento e aveva iniziato a essere educato.
Prese un’altra forchettata di riso e verdura e se la mise in bocca, assaporandola. Diavolo, era davvero buono. Forse, più che farsi spiegare da Tania come fare pompini, doveva pregare Tommaso di farsi dare la ricetta di quella meraviglia culinaria…
Però, doveva ammettere dentro di sé, che l’unica cosa che non la spingeva a fuggire o a chiudersi in bagno e chiamare i carabinieri o i suoi genitori, spiegando loro che non era affatto da una sua amica ma da una coppia di ragazzi che volevano aprirle le gambe e fotterla, era proprio il fatto che stava per fare del sesso. Diavolo, il sesso era il suo pensiero fisso. L’idea di soddisfare la sua voglia era incredibile, e solo il perdersi nello studio le permetteva di non impazzire. La sera spesso si masturbava, immaginando di essere posseduta da qualche compagno un po’ carino, o da qualche star, ma la cosa la lasciava molto insoddisfatta e triste. Passava ore con la testa nel cuscino e le mutandine abbassate fino a metà delle cosce, cercando di scoprire nel buio della sua camera se il futuro le avrebbe riservato un po’ di gioia.
E quella sera si era trovata lì, in casa di due sconosciuti, pronti a iniziarla davvero al sesso. Si domandò per l’ennesima volta se avesse fatto bene o se fosse così che cominciavano quelle storie che si concludevano con un articolo nella cronaca nera.
La voce di Tania la riportò alla realtà. «Linda,» disse come a incitarla, «perché non ci racconti delle tue precedenti esperienze sessuali?»
Lei sbattè le palpebre, confusa. Vide Tommaso, davanti a lei, chiudere gli occhi e appoggiare la testa alla mano con il gomito sul tavolo.
«Oh, Dio, Tania…» sospirò il ragazzo. «Non stiamo facendo il colloquio per un porno. A questo punto perché non inizi tu?»
Lei gli sorrise maliziosa. «Perché hai fatto una cena ad una sola portata e per raccontare tutto mi servirebbe un pranzo di nozze da quindici portate», disse, facendo un occhiolino verso Linda.
La ragazza non seppe come interpretare il comportamento di Tania, ma si limitò ad un sorriso appena accennato. Comunque, decise di essere sincera e svuotare il sacco, un sacco ben piccolo per il quale sarebbero bastati un paio di biscotti.
«Io… in realtà non è che abbia molto da dire. Un paio di anni fa ero ad una festa di mia cugina Manuela e c’era un ragazzo. Non che fosse particolarmente bello, o mi attraesse, ma Manu mi convinse a provarci con lui. “Ce l’ha grosso, Linda, non ne hai idea”, mi diceva. E io, incuriosita, sono andata a parlargli e…» la ragazza smise di parlare per un attimo, come se si vergognasse, ma prima che Tommaso riuscisse a rassicurarla che non aveva importanza, lei proseguì. In realtà, averlo tenuto dentro per tutto quel tempo senza mai confidarsi con nessuno l’aveva fatta stare male. «Beh, lui non era esattamente un gentiluomo, diciamo», e inconsciamente lanciò un’occhiata al padrone di casa, «e non la fece molto lunga. Mi accompagnò in giardino, mi fece abbassare le mutande e… e niente, dopo che mi ha fatta sdraiare si è messo a spingere come un folle e sembrava volesse uscirmi da dietro. Per lo meno è durato forse trenta secondi e poi se n’è andato».
Tania si alzò dalla sua sedia e le si pose accanto, con lo sguardo di una madre che volesse consolare la figlia delusa dalla vita. Si accovacciò e la strinse. «Non preoccuparti, gioia,» le disse, «la prima volta è sempre uno schifo». Le accarezzò i capelli. «Ma la seconda volta sarei fortunata».
Linda arrossì, ma non velocemente quanto Tommaso.
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