Chapter 5 - "Hai davvero un buon sapore, Linda"
Linda scopre che cos'è davvero un pompino. E che fallire è facile. E che il battito del cuore di Tommaso quando gode è qualcosa di meraviglioso...
1 year ago
Se in quel momento la sua mente cosciente non fosse inondata da quello che avrebbe definito un violento piacere, Linda avrebbe riso all’ironia della vita. Quella mattina era una sfigata, una stronzetta che non faceva sesso da anni, una che veniva definita “puttanella” solo per prenderla in giro, e dodici ore dopo un ragazzo di cui a stento conosceva il cognome stava facendo alla sua fica una cosa che aveva solo un nome latino e che metà dei suoi compagni, che a sentire loro erano amanti eccezionali, non avrebbero saputo pronunciare correttamente. E se non bastava questo, una delle ragazze più belle che avesse mai visto la stava baciando con passione, nuda su di lei, i loro seni che si strusciavano.
Era stato piacevole farsi massaggiare, e Tommaso baciava davvero bene. Un po’ imbarazzata perché non sapeva come comportarsi, Linda aveva all’inizio provato a collaborare, ma poi aveva compreso che avrebbe fatto meglio a lasciare il lavoro al ragazzo. Se mai avessero di nuovo fatto sesso, avrebbe saputo più o meno cosa fare. Forse, oltre a Tania, anche Tommaso avrebbe potuto insegnarle qualcosa. Magari a baciare, con lunghe sessioni di pratica… Il cunnilingus, invece, era stato una sorpresa. Nei pochi porno che aveva visto, e da quanto aveva ascoltato dalle sue amiche, farsela leccare era quasi più un passaggio noioso, un’abitudine, come pulirsi le scarpe prima di entrare in casa, o un controllo della salute del sesso della partner al pari dei cani che si odorano il culo.
Ma Tommaso… all’inizio aveva creduto che gli avesse messo dentro il suo uccello per scoparsela. “Finalmente!”, aveva pensato. Erano anni che voleva essere scopata, avere dentro di sé un uccello che se la sbattesse. Ne aveva talmente voglia che anche un amante pessimo come quello che l’aveva sverginata sarebbe stato ben accetto. Poi, però, quando si era accorta che non erano altro che due dita, un po’ di malinconia l’aveva assalita: un ditalino poteva farselo anche da sola, e per quanto potesse essere fatto bene, era solo una pezza provvisoria e appena sufficiente a coprire la sua voglia di cazzo.
La lingua e le labbra, invece, non se l’era aspettate, ed erano ben gradite. Sentire i baci e le leccate che muovevano e premevano sul suo sesso l’aveva deliziata. Almeno all’inizio, sebbene fosse piacevole, ciò che aveva apprezzato maggiormente non era stato tanto il piacere fisico che le stava dando Tommaso, quanto il capire che il suo amante impiegava del tempo e delle energie per fare qualcosa che avrebbe dato piacere a lei e non a lui. I baci e i massaggi che avevano caratterizzato i preliminari erano differenti, perché sia lei che lui avevano ne goduto, ma il cunnilingus era solo per lei. Un dono che veniva dal cuore.
Ed era stato davvero piacevole, almeno finchè non aveva avvertito le prime avvisagli di quello che poteva essere un orgasmo. Il suo primo orgasmo. Si era spaventata quando quella sensazione strana ma desiderabile aveva cominciato a scaldare il suo inguine e a scivolare fino alla sua mente, avvolgendola in spire di desiderio. Se Tania non fosse stata intenta a limonarla, avrebbe chiesto a Tommaso di fermarsi perché aveva paura, e contemporaneamente implorarlo a non fermarsi mai più.
L’orgasmo l’aveva colpita come un pugno che avesse attraversato il suo corpo, partendo dalla sua passera, devastandole il respiro, bloccandole per un attimo il cuore, e mettendo KO la mente. Le sembrava di non avere più la capacità di pensare, solo uno strato di carta velina capace di comprendere il piacere esplosivo che avvolgeva e a malapena riusciva a contenere. Si era trovata a tremare come fosse stata attraversata da una scossa elettrica, i muscoli del suo corpo che si muovevano ognuno per propria volontà, gli occhi che si riversavano all’indietro, qualcuno che strillava di piacere.
Non sapeva quanto era durato il picco, ma se fosse durato un solo secondo in più sarebbe morta o impazzita, ritrovandosi poi con il cuore che scoppiava, le membra indolenzite e la pelle sudata. Le mancava il fiato e la gola era secca. Quanto avrebbe voluto chiudere gli occhi e dormire… Aveva sempre fatto fatica ad addormentarsi, assillata dai problemi, ma quella sera sarebbe scivolata tra le braccia di Morfeo in un attimo.
O, meglio ancora, tra quelle di Tommaso…
Tania era scesa da lei, sedendosi accanto alla sua testa. «Allora, Linda, come ti è sembrata la prima volta? Tommaso è davvero bravo, vero?»
Lei non rispose. Aveva gli occhi chiusi e si limitò ad annuire, soddisfatta come mai prima di allora. In quel momento si accorse che il suo amante non era con loro e aprì gli occhi, cercandolo nella stanza. No, non c’era. Sentì dell’acqua scorrere in cucina e poi il ragazzo tornare nella stanza con un bicchiere d’acqua in mano. Si sedette sul bordo del letto, sorridendo e allungando il bicchiere alla ragazza.
Lei si alzò con una certa fatica, sedendosi, poi accettò con piacere l’offerta e bevve con avidità.
«Hai davvero un buon sapore, Linda», disse Tommaso.
«Cosa?» chiese lei, restituendogli il bicchiere.
«La tua fica,» rispose Tania, divertita.
Linda s’imbarazzò all’idea del liquido che fuoriusciva dalla sua passera. L’aveva sempre considerato come qualcosa di sporco, che imbrattava il letto quando si masturbava la sera. «Io…»
Tania rise nel vedere la reazione della ragazza. Allungò una mano verso l’inguine di Linda, la infilò tra le sue gambe e la bionda sussultò quando due dita la penetrarono, muovendosi dentro di lei un paio di volte, non con l’impeto di Tommaso, ma l’essere ditalinata da una ragazza la lasciò un attimo a disagio. Poi si ricordò che aveva limonata con la stessa ragazza per venti minuti, i loro seni a contatto stretto per tutto il tempo, e Linda si sentì una stupida.
Le dita di Tania ricomparvero, luccicanti di liquido fino alle nocchie. La mora le contemplò per un attimo, le portò vicino al naso, ispirando con una smorfia di compiacimento, poi se le mise in bocca, estraendole lentamente.
Linda la guardò disgustata, chiedendosi come potesse farlo, ed esserne soddisfatta. «Ma non ti fa schifo…»
Tania rise, il grosso seno che sobbalzava con un movimento che aveva qualcosa di ipnotico per Linda. «Se bevo la sborra di Tommaso, perché dovrei farmi problemi con la tua rugiada?» rispose la ragazza, con un occhiolino. «E, a proposito, forse dovresti farmi vedere come spompini, Linda».
La ragazza si sentì improvvisamente a disagio, imbarazzata per essere nuda in mezzo a loro due. Guardò Tania che ricambiava lo sguardo soddisfatta, poi passò a Tommaso, il quale aveva iniziato a spogliarsi in quel momento.
«Io non l’ho mai fatto…» disse Linda, incassando istintivamente la testa nelle spalle.
«Oh, non preoccuparti,» l’assicurò Tommaso, togliendosi la maglietta. Mostrava un accenno di muscoli sull’addome, con le spalle larghe e ben sviluppate. La ragazza lo trovò incredibilmente erotico: l’immagine di lei che lo cavalcava, le sue mani che stringevano le spalle, godendo più per il contatto per quelle che per l’atto sessuale, le attraversò la mente per un’istante. Sentì dalla sua passera sgorgare all’improvviso un sorso di quel liquido che aveva riscosso tutto quel successo.
Linda sospirò. «D’accordo. C’è sempre una prima volta,» commentò, abbassando lo sguardo, ma lo alzò quando il ragazzo, calati i jeans, si tolse le mutande deformate da quanto era accaduto nell’ultima ora e mezza. E, sperò la ragazza, anche dal desiderio di farsela.
«Dai, sdraiati,» le ordinò Tania. Lui si sedette sul letto e poi si mise in posizione supina, guardando le due ragazze.
Linda era conscia fosse un comportamento maleducato, ma non riusciva a smettere di fissare l’uccello di Tommaso, in tiro, perfettamente dritto e diretto verso l’alto come uno di quegli obelischi eretti in Egitto. Avrebbe dovuto esserne intimorita, disgustata, ma, diavolo, non poteva fare a meno di desiderarlo dentro di sé. Quanto voleva sentirlo muoversi nella sua passera, riempiendola… Si sarebbe gettata su quel pezzo di carne come se ne fosse andata della sua stessa vita.
La ragazza venne strappata dai suoi pensieri quando una mano si posò su una spalla. «Dai, Linda, prova a fare un pompino. Voglio vedere da che livello partiamo,» la incoraggiò con un sorriso Tania.
Linda annuì, sebbene con ben poca convinzione. In fondo, cosa sapeva davvero di tutto questo? Un paio di porno, le chiacchere delle sue amiche o delle sue compagne che si dipingevano come maestre dell’arte del pompino o aver goduto del capolavoro di qualche invidiabile esperta. Ma “l’ho preso in bocca e l’ho succhiato” era una descrizione troppo nebulosa, che la ragazza non avrebbe trovato molto d’aiuto. Forse imitare una pornostar…
La biondina si sdraiò tra le gambe muscolose di Tommaso, nervosa. Spostò una ciocca di capelli dietro un orecchio, fissando l’uccello. Era lungo quindici centimetri o forse poco più, quello che veniva considerata una lunghezza normale. Non era nemmeno troppo grosso, rispetto a come se lo descrivevano i suoi compagni, e aveva una serie di vene bluastre che percorrevano la pelle, muovendosi come fulmini in una notte di tempesta. La cappella era più grossa, rossa, e sembrava di seta, dall’aspetto delicato; da un piccolo taglio in cima colava una gocciolina semitrasparente che colò per qualche centimetro lungo l’asta, lasciando una scia bagnata. Sotto, le palle depilate pendevano e sembravano guardarla, chiedendole cosa aspettasse a dare loro piacere.
“Altrochè un pompino,” pensò, “vorrei cavalcarlo fino a riempirmi di sborra.”
Il pene si mosse, come un indice che la invitasse ad avvicinarsi. Dietro, Linda vide Tommaso sorriderle. «Non preoccuparti, Linda. Se non vuoi…»
«No,» rispose la ragazza, prendendo in mano il coraggio allo stesso modo in cui afferrò l’uccello e, senza pensarci più, alzò la testa, mise la bocca attorno alla cappella e spinse in avanti. Fu una sensazione bizzarra sentirlo tra le fauci, sentire la cappella che comprimeva la lingua e scivolava contro il palato. Anche il sapore era strano, sembrava…
Tommaso si scosse davanti a lei. «I denti, Linda! I denti…»
Lei, spaventata, spalancò la bocca, l’uccello che le usciva fuori bagnato di saliva. Si alzò in ginocchio, tremante. «Mi… mi dispiace! Io…» mormorò, portandosi le mani alla bocca. Avrebbe voluto fuggire, scomparire. Aveva appena rovinato tutto, era un’imbecille che poteva farsi finalmente una scopata con un ragazzo che sembrava davvero bravo a letto, e che le aveva dato il suo primo orgasmo, e lei gli aveva azzannato il…
Tania rise, mettendo un braccio sulle spalle di Linda. «Ah, Linda, di cosa ti preoccupi?»
Lei guardò la mora, lo sguardo ancora pieno di dolore. Poi passò a Tommaso, che non sembrava affatto ferito o arrabbiato. Anzi, aveva allungato le braccia per invitarla ad avvicinarsi. Sul suo volto non c’era risentimento ma quello che sembrava gentilezza.
Tania le diede un paio di pacche sulla schiena. «È la tua prima volta, ragazza, non preoccuparti. Scommetto che le tue amiche si vantino di essere delle maghe a succhiarlo, ma sono sicura che pure loro usano i denti, ma quelli che vengono spompinati non dicono nulla perché, beh, figa, gli stanno facendo una pompa,» Le fece l’occhiolino. «Lui è viziato, è abituato a farsi spompinare davvero bene da una vera maestra».
Linda continuava ad essere scossa, ma provò a calmarsi. Accontentando Tommaso, anche solo per farsi perdonare, si spostò al suo fianco e si lasciò avvolgere dal suo abbraccio. Lui la strinse a sé, dandole un dolce bacio sulla fronte. Lei fu nuovamente sorpresa dalla dolcezza di lui, e sentì un po’ di tranquillità allontanare l’ansia che l’aveva presa.
«Mettiti così, che vedi meglio», le disse il ragazzo, facendole appoggiare la testa sul suo petto, così da avere una vista perfetta sul suo inguine. Le appoggiò una mano sulla testa, accarezzandole i capelli ed il collo.
Non si meritava un ragazzo simile, pensò la biondina. Non si sentiva a suo agio con un uomo che la trattava così bene quando tutti la insultavano. La faceva sentire… speciale. Sorrise a quella sensazione. In realtà, in quel momento, non le sarebbe dispiaciuto se Tommaso le avesse messo una mano sul culo o sulle tette e iniziato a palparla.
Sentiva il cuore del ragazzo battere lentamente sotto il suo orecchio destro, un suono che non si sarebbe mai aspettata potesse essere così piacevole… Allungò una mano, appoggiandola sull’addome di Tommaso, notando che il pene si mosse leggermente in risposta a quel contatto. Quanto avrebbe voluto allungare quella mano, stringerlo e zangolarlo, facendolo sborrare, restituire l’orgasmo incredibile che le aveva donato con la lingua e le dita…
Avrebbe dovuto rimandare, comunque, perché Tania stava prendendo il suo posto tra le gambe di Tommaso. A differenza sua, non mostrava nessuna traccia di nervosismo e, anzi, sembrava felice di quanto stava per fare. Orgogliosa, perfino.
La mora iniziò a spiegare mentre teneva l’uccello in mano, a cui stava applicando un pigro e appena percettibile movimento. Il suo volto scomparve tra le gambe di Tommaso, il quale emise un sonoro sospiro di piacere mentre la bocca di Tania succhiava le sue palle.
Linda rimase tutto il tempo in silenzio, osservando la ragazza succhiare, leccare e masturbare il pene, le palle e l’inguine di Tommaso, strappandogli gemiti di piacere e commenti entusiasti. La bionda non riusciva a distogliere lo sguardo dall’opera di Tania, estasiata: metà delle cose che credeva sui pompini erano sbagliate, e i concetti corretti che restavano non erano nemmeno un decimo delle tecniche che la mora stava usando in quel momento. “Quanto cazzo è brava?”, si domandò Linda. “Quante cose posso imparare da lei?”
Tania stava tenendo con un paio di dita la cima dell’asta dell’uccello di Tommaso, mentre la sua lingua si muoveva lungo un lato, lasciando una scia di saliva che luccicava alla luce della lampadina, quando Tommaso, con la voce rotta dal piacere, annunciò che stava per venire. Tania sorrise, e mise in bocca il pene, iniziando a muovere la testa avanti e indietro, sorridendo.
Linda la fissava, rapita, ma riusciva solo a sentire il cuore del suo amante battere sempre più forte, sempre più veloce. Il suono le riempiva la mente e sembrava dare il tempo ai suoi pensieri. La ragazza mosse la testa, sfregandola sul petto del ragazzo, la mano sull’addome che lo massaggiava. Era il suono più bello al mondo, il suono del piacere dell’uomo che per primo l’aveva amata. Dio, quanto voleva diventare un’amante perfetta per far battere così il cuore di chi amava…
Voleva Tommaso dentro di sé, ed il liquido bianco e colloso che stava scivolando dalle labbra di Tania doveva colare dalla sua passera.
Ignorando quanto passava nella mente della sua allieva, Tania aprì la bocca mostrando il seme di Tommaso, poi la chiuse ed inghiottì. «Bevilo sempre, Linda. Nulla fa impazzire un uomo quanto sapere la propria sborra che scende nella gola di una donna,» spiegò, soddisfatta. «O farti guadagnare punti ad una gara di pompini,» aggiunse con un sorriso di complicità.
Tommaso non le fece complimenti per quanto gli aveva appena fatto, ma il “grazie, Tania”, detto senza fiato, come se fosse stato reduce di una corsa di chilometri in salita, e al tempo stesso rilassatissimo, fece inorgoglire anche Linda, sebbene non avesse fatto altro che guardare.
Qualche goccia di seme ritardataria fuoriuscì pigra dal piccolo taglio sulla sommità della cappella. «Ti va di assaggiare, Linda?» domandò Tania, indicandola con un gesto del capo.
Linda fissò il liquido per un istante, studiandolo. L’aveva visto nei filmati pornografici, ne parlavano i suoi amici, ma era la prima volta che lo vedeva dal vivo. Ne era al contempo incuriosita e intimorita, attratta e disgustata… Ma, dopotutto, qualche goccia di quello nel corpo di sua madre aveva portato al suo concepimento: Linda pensò che parte di lei era fatta di sborra. Almeno, inizialmente.
Si sollevò dal petto di Tommaso e allungò un dito sull’uccello, scivolando leggera sulla cappella che aveva addentato e prese una goccia di seme. Era bagnata e collosa, calda. La avvicinò al naso e la annusò: sì, aveva ragione Tania ed era ciò che aveva sprigionato l’aroma di spezie che aveva riempito l’aria della stanza, mischiandosi con quello più fruttato dei liquidi colati dai sessi suo e di Tania.
Mise il dito in bocca e lo succhiò. Era un sapore forte ma piacevole, che la eccitava. Si allungò, appoggiò le labbra sulla cappella di Tommaso, che si lasciò scappare un sospiro di piacere, e la pulì per bene dal seme che ancora era presente. Le sembrò passato un secolo dalla mattina, quando era rimasta disgustata dall’idea che una donna volesse mettersi in bocca il coso con cui pisciava un uomo, e quella sera stessa stava succhiando con ingordigia dalla cappella lo sperma di una pompa fatta da un’altra…
Quanto cazzo era cambiata in nemmeno dodici ore…
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