Linda la nerd

Chapter 6 - "Sono anni che non vede un cazzo. Vuoi proprio farti pregare?"

La serata di scoperta del sesso di Linda prosegue...

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«Adesso, però, dovresti anche pagare pegno, Linda,» disse Tania, accanto alla ragazza che stava pulendo la cappella di Tommaso.

La biondina si passò una mano sulle labbra mentre una del ragazzo le accarezzava i capelli. «Cioè?» chiese.

Tania si sollevò in ginocchio, poi si sdraiò sulla schiena accanto a Tommaso, aprendo le gambe. Sorrise alla ragazza soddisfatta. «Beh, non ti insegno a spompinare il mio amante se non ci guadagno nulla,» spiegò. «Quindi credo sia giusto che tu dia un orgasmo anche a me».

Tommaso vide Linda un po’ confusa, guardando la mora e chiedendosi cosa fare. «Io… ehm… non…»

Lui intervenne. «Linda, che ne pensi se lei ti insegna quello che deve insegnarti, e io faccio lo stesso con i cunnilingus?»

Linda lo fissò stupita, ancora più di quanto lo avesse fatto con la sua ragazza.

«Vedila così:» spiegò, cercando di toglierla d’imbarazzo. «se sai come fare un buon cunnilingus, allora puoi anche pretenderne di migliori dal tuo amante, e spiegargli dove mettere le dita e come leccare,» le sorrise, sperando ricordasse cosa avesse provato prima quando lui l’aveva baciata sull’inguine e le aveva dato il suo primo orgasmo.

La studentessa rimase in pensiero un istante, poi sorrise a sua volta. «Ma solo perché me lo spieghi tu!» rispose. Con un movimento elegante si spostò dalle gambe di Tommaso a quelle di Tania. Il ragazzo le si mise accanto, appoggiandole una mano sulla schiena, creando un contatto: percepì i muscoli della giovane rilassarsi.

I successivi trenta minuti passarono con Tommaso che sussurrava a Linda come massaggiare il punto G, le spiegava quando e come leccare il clitoride, la pressione da applicare al monte di Venere. La ragazza, all’inizio imbarazzata, lentamente si appassionò a quanto stava facendo, sorridendo ogni volta che strappava un gemito di piacere a Tania. Iniziò ad apprezzare l’ambrosia che colava dalla fica di Tania, eccitandosi a sua volta: un paio di volte si lasciò sfuggire una mano dal sesso della mora per ritrovarselo sul proprio, masturbandosi.

Anche Tommaso si stava eccitando, desiderando iniziare a baciare Linda e poi possederla con dolcezza, ma al tempo stesso era orgoglioso di come stesse imparando bene. Se fino ad un paio di ore prima era praticamente vergine, nel giro di qualche sessione con loro sarebbe diventata un’amante perfetta, che avrebbe avuto tutto il diritto di trovare dei partner sessuali del suo stesso calibro. La immaginò assalita da un potente orgasmo, e fu quasi sicuro che avrebbe sborrato anche senza toccarlo.

Si limitò ad accarezzare la nuca di Linda, facendole i complimenti per com’era brava. Lei, senza staccare la bocca dal sesso di Tania, gli lanciò uno sguardo in tralice scintillante di soddisfazione.

La mora, che da diversi minuti non faceva altro che sospirare e gemere, staccò una mano dal seno generoso che si stava stringendo e iniziò ad accarezzare i capelli biondi. «Brava, troietta…» disse, mordendosi un labbro. «Impari davvero bene…»

Linda rispose al complimento ricordando quanto le aveva fatto Tommaso prima, e smise di leccare ma iniziò a succhiare il clitoride. Dovette smettere quando Tania imprecò dal piacere perché non le era possibile suggere e sorridere soddisfatta contemporaneamente.

«Cazzo!» gridò la mora, la schiena arcuata, gli occhi sbarrati. «Linda, sei la seconda migliore amante che abbia mai avuto».

«Mi chiedo chi sia il primo!» esclamò Tommaso, strappando una risata a Linda, che aveva ancora tra le labbra il clitoride di Tania.

Il grido di Tania dimostrò quanto apprezzasse quella nuova tecnica.

Dopo qualche minuto, Linda, con grande soddisfazione di entrambe, stava portando Tania ad un passo dall’orgasmo, quando Tommaso le baciò una guancia.

«Mi permetti di finire?»

Sul volto di Linda apparve la delusione di dover lasciare a lui l’orgasmo di Tania, così faticosamente inseguito per quasi mezz’ora. Lui però le sorrise. «Ti faccio vedere una cosa che ti piacerà».

Lei rimase confusa, chiedendosi probabilmente cosa potesse esserci di meglio di quanto le aveva fatto sperimentare prima, ma volle dargli fiducia: scivolò fuori dalle gambe della ragazza e gli lasciò il posto.

Due dita di Tommaso scomparvero completamente tra le piccole labbra della figa di Tania, poi appoggiò un pugno sul monte di Venere, spingendo con forza.

Linda guardò senza capire cosa stesse accadendo, aggrottando le sopracciglia. «Ma…» protestò debolmente. «Così le fai male, Tommaso…»

«Fai vedere a quella troietta come si fotte davvero la donna che si ama!» disse Tania, la voce impastata dal piacere che aveva provato fino a quel momento e dalla promessa di quello che stava per vivere.

Tommaso sorrise beffardo alla nuova amante, poi si dedicò a quella di vecchia data, muovendo le dita con forza e velocità. Lanciava di tanto in tanto uno sguardo a Linda, che stava osservando stupita e confusa quello che sembrava un atto di violenza e non di sesso tra due persone che si amavano. Il suono viscido che si alzava dall’inguine di Tania al ritmo del movimento della mano del ragazzo, e le gocce di ambrosia che schizzavano dal sesso della mora affascinavano e spaventavano la biondina. Ciò che davvero la confondeva erano le grida di piacere della ragazza nonostante ciò che le stesse infliggendo lui. Grida selvagge.

Tommaso la vide fare un balzo indietro come un gatto quando le gambe di Tania sembrarono impazzire e la ragazza lanciare un urlo straziante. Il ragazzo sollevò il pugno ed estrasse le dita un attimo prima che il corpo della mora cominciasse a sussultare violentemente, il bacino che sembrava voler sbalzare verso il soffitto. E verso il soffitto si alzò quella che sembrava una potente pisciata, che ricadde a grosse gocce sul copriletto e su Tommaso, che sorrise soddisfatto.

Tania, che stava gridando e sembrava incapace al contempo di respirare, la bocca spalancata, si girò su un fianco, contorcendosi. Ridacchiando, Tommaso le appoggiò una mano su un’anca, tenendola ferma ed impedendole di cadere dal letto. La ragazza fu scossa da tremiti violenti per diversi secondi, poi sembrò svuotarsi di ogni forza e svenire, respirando profondamente e rumorosamente, sebbene un paio di volte, nei secondi successivi, qualche muscolo si mosse convulsamente, come dotato di una nervosa volontà propria.

Il ragazzo era soddisfatto, leccando un paio di gocce di acqua di luna che gli era finita su un braccio contemplando la sua ragazza vittima di uno dei suoi migliori orgasmi. Insegnare a squirtare era stato un procedimento semplice, con Tania, e lei, quando lo aveva sentito nominare, una notte dopo aver fatto sesso, l’aveva vista saltare in piedi sul letto, eccitata all’idea. C’erano volute un paio di settimane prima che riuscisse a farlo alla perfezione, ma da allora non aveva più potuto farne a meno almeno un paio di volte alla settimana. In realtà, si chiedeva spesso, se a goderne maggiormente fosse Tania con il suo orgasmo spruzzato o lui stesso per l’appagamento di darglielo.

Si volse verso Linda, che fissava il corpo di Tania, bagnato e disfatto, sudato e accaldato, le mani sulla bocca, che doveva essere spalancata quanto gli occhi. Sembrava terrorizzata e al tempo stesso deliziata da quanto aveva appena visto succedere alla ragazza che l’aveva adescata un paio di ore prima.

«Interessata?» le domandò, divertito.

Lei mosse solo gli occhi, fissando Tommaso.

“Non vorrò mai un orgasmo simile!”, gridavano.

“Torturami come lei!”, lo imploravano.

***

Erano sdraiati sul letto, Tommaso al centro del trio. Tania appoggiava la testa sul suo petto, il seno contro il suo fianco, sonnecchiava soddisfatta dopo l’orgasmo; una mano gli accarezzava pigramente le palle e la base del cazzo. Linda era dall’altra, discostata dal corpo del ragazzo di qualche centimetro. Era silenziosa e un po’ imbarazzata. Teneva le braccia strette a sé.

Lui si voltò verso la biondina, infilandole un braccio sotto la schiena e stringendola. «Cosa c’è che non va, bimba?»

Linda accennò un sorriso, ma non illuminò a sufficienza l’ombra di tristezza che aveva oscurato il suo viso. «Niente, sto bene».

Tania, che al pari di un gatto sembrava dormire ma aveva in realtà tutto sotto controllo, aprì un occhio, guardandola, poi disse: «Scommetto che è perché non l’hai scopata».

Linda sussultò. Era vero: se all’inizio aveva avuto l’istinto di non fidarsi di loro due, quando l’avevano portata nella loro camera da letto, dopo un po’ aveva iniziato ad apprezzare quella sessione di sesso, e quell’orgasmo dato con la lingua e le dita era stato meraviglioso… Ma lei aveva voglia, aveva fame di cazzo. Lo voleva dentro di lei, ardeva dal desiderio di avere Tommaso sopra di lei che la fotteva con il suo cazzo nella sua fica, spingendo, la sua cappella che le apriva le pareti dell’utero… Diavolo, quanto ne aveva bisogno: le girava perfino la testa a pensarci. E sì che aveva un cazzo proprio a trenta centimetri da lei: le sarebbe bastato allungare una mano e prenderlo, inginocchiarsi sopra il bacino del suo fantastico amante e scendere… sentirlo che le scivolava dentro, che scaldava la sua fica, che le sborrava dentro… Un capogiro la colse, facendole chiudere gli occhi.

Ma c’era Tania accanto a lui, le teneva una mano sull’uccello come a dire che era solo suo, che la parte migliore del suo ragazzo era di proprietà privata ed una puttanella che aveva preso sotto la sua egida aveva sì il diritto a succhiarlo e a farsela leccare, almeno una volta ogni tanto, ma guai ad usare quel cazzo per qualsiasi altra cosa. Bocca sì, mani sì, ma figa? Assolutamente no, poteva scordarselo.

E mentre era persa in quei pensieri, Tania diede una pacca a Tommaso. «Dai, scopala. Povera ragazza, l’unica volta che ha avuto un cazzo dentro di lei era un imbranato,» aggiunse, allo sguardo interrogativo di Tommaso. «E poi, dai, è come quando vai ad un pranzo e non ti danno il dolce».

Linda fu sorpresa da quelle parole, ma Tommaso non fu da meno. «E… ho qualche limite, o…»

Tania gli appoggiò un bacio sulle labbra, facendolo tacere. «Ma no, e poi voglio vedere dall’esterno come mi scopi».

«Lei non è te,» ribatté lui.

Tania sorrise, baciandolo di nuovo. «Pensi che sia gelosa? Non lo considero certo un tradimento, visto che l’ho portata io nel nostro letto. Non hai detto nulla nemmeno tu quando me l’ha leccata».

«No, intendo dire che tu hai anni di esperienza, mentre lei è praticamente alla seconda volta. Diciamo alla prima e mezzo, va’. Non ho certo intenzione di… beh, amarla come amo te, se mi permetti il termine. Ci vuole ben più dolcezza rispetto a quando mi cavalchi o ti scopo».

Tania lo guardò delusa, poi sollevò le spalle. «Va be’,» concesse, alzandosi da lui e mettendosi in ginocchio. «fai come ti pare. Spero che le prossime volte vorrai scoparla come piace a me».

Lui parve poco convinto, ma quando si girò, Linda scoprì che le sorrideva felice. Le prese una mano e la baciò. Lei era confusa per la scelta di Tania di concedergli il fidanzato, ma al contempo felice che questo stesse accadendo. Diavolo, sarebbe venuta in un attimo, pensò. Lunedì avrebbe potuto finalmente vantarsi di aver fatto sesso con un amante vero, e se Tommaso era bravo nello scopare come nel leccare, le altre ragazze potevano andarsene all’inferno quando raccontavano delle loro trombate durante il fine settimana.

«Mi permetti l’onore di amarti, dolce Linda?» le chiese sussurrando.

Lei non rispose, i suoi occhi che luccicavano mentre si velavano di felicità. C’era un abisso di differenza con l’“Adesso ti sfondo, zoccola” del suo unico, precedente amante… Annuì, trattenendo le lacrime.

Tommaso non la mise supina, infilandoglielo dentro e scopandola senza troppi problemi, come si aspettava lei: invece le appoggiò dolcemente le mani sul viso, glielo inclinò leggermente e la baciò. La baciò a lungo, gustandosi il sapore delle labbra uno dell’altra.

Linda sentiva il cuore batterle con forza, impaziente di quanto stava per accadere: un paio di minuti o tre di fantastico, delizioso sesso, in cui avrebbe finalmente accolto un pene dentro di lei… Non stava più nella pelle, tanto che cercò di spingere il suo inguine contro quello del ragazzo.

Lui trattenne tra le sue un labbro di Linda mentre allontanava la sua testa. Si staccarono con uno schiocco liquido. Tenendo le mani sulla nuca della ragazza, appoggiò la fronte contro quella di lei. «Mi sembri impaziente,» le disse, ironico.

«E cazzo, scopala!» lo incitò Tania, a denti stretti, inginocchiata poco in là a contemplare l’operato del suo ragazzo, ma forse ancora più vogliosa di Linda di averlo all’opera. «Sono anni che non vede un cazzo. Vuoi proprio farti pregare?»

Lui la ignorò e ricominciò a baciarla, ma allo stesso tempo si afferrò il pene con una mano e lo appoggiò tra le piccole labbra di Linda, e con l’altra mano sollevò la gamba sopra di lei, vi infilò la propria e, lentamente spinse.

Linda non riuscì a continuare con il bacio, il corpo scosso dal piacere della penetrazione, un gemito soddisfatto che sfuggiva dalle sue labbra. «Sì, Tommy…»

Il ragazzo mise un braccio dietro alla testa della ragazza, spingendola contro una sua spalla, e l’altra su una chiappa, che Linda si sentì stringere piacevolmente. Ma mai quanto sentire il cazzo farsi strada dentro di lei, la cappella bagnata e bollente aprire le pareti della sua figa, sprofondare fino al suo cuore…

Tommaso la baciava sul collo, massaggiandole la nuca, lei sorrideva soddisfatta quando si accorse che lui non stava scopando il suo corpo ma amando la sua anima, condividendo con lei quel momento di dolcezza e passione. “Cazzo”, pensò, “come ho fatto a vivere senza un amante simile, fino ad ora?”

E nonostante stesse vivendo il momento più bello della propria esistenza, con un ragazzo che aveva conosciuto qualche ora prima e che ora si scopriva di amare come nessuno prima di allora, non poté non pensare a quanto fossero sfortunate le sue compagne, che raccontavano di essere state sbattute da questo o da quello, che aveva trenta centimetri di cazzo ma che scopava con lo stile e la grazia di un cane arrapato.

Tania si sdraiò dietro a Linda, baciandola sulla nuca e mettendo le mani sul seno della bionda. «Saremo un trio fantastico,» le sussurrò in un orecchio, e sembrava essere la più eccitata dei tre.

Linda mugugnò qualcosa che sarebbe potuto passare per un’approvazione, ma l’unica cosa che voleva era essere tra le braccia di Tommaso, i suoi baci che coprivano la sua pelle e il calore del suo corpo che si diffondeva nel suo spirito che era rimasto troppo a lungo nel freddo della solitudine.

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