Chapter 23 - “Le ragazze lo scopano solo perché è figo”
Tommaso non riesce a togliersi dalla mente Linda, mentre lei cerca di trovare qualcuno che la protegga dalla sua stessa celebrità a scuola, ma teme che è ciò che ha perso non lo troverà mai più...
1 year ago
Tommaso sentì Tania svegliarsi nel buio della stanza, stirandosi e girarsi sul fianco destro, controllando l’orario sul telefonino appoggiato sul caricabatteria wireless, emettere un sospiro di soddisfazione e poi voltarsi verso il suo compagno, alla sua sinistra. Nuda al suo pari lo abbracciò, nonostante lui, quella mattina, non ricambiasse con particolare entusiasmo. Il ragazzo percepì i grossi seni appoggiarsi e poi schiacciarsi contro il suo braccio e pettorale destri, mentre una gamba della ragazza si appoggiava piegata al ginocchio sulle sue.
«Buongiorno, Tom,» disse, baciandolo tra la mandibola e la gola, quindi iniziò a sfregare una guancia sulla sua. Si levò un suono ritmico mentre la pelle morbida della ragazza si muoveva sulla barba corta di lui.
Il ragazzo sentì il cazzo prudere mentre affluiva il sangue per gonfiarlo e prepararlo alla tradizionale scopata della mattina, il modo preferito di Tania per cominciare la giornata. Avvertì un tratto di pelo del pube, rimasto attaccato per qualche motivo alla pelle del membro, staccarsi quasi con dolore quando questa si tese. Sulla gamba destra, sulla quale era appoggiato il bacino della sua trombamica, iniziò a sentire dell’umidità calda.
In un’altra qualsiasi mattina non avrebbe tentennato un solo istante: si sarebbe girato sul fianco destro, infilato un paio di dita nella fica di Tania mentre la baciava con passione fin quando non si fosse bagnato fino al palmo; a quel punto avrebbe lasciato il sesso della ragazza, portato la mano alla bocca e, dopo aver riempito la sua anima degli effluvi, avrebbe sorbito con gusto il nettare fluito dal bocciolo di rosa. Spesso, a quel punto, galvanizzata dal comportamento di Tommaso, Tania saliva sopra di lui, prendeva il suo cazzo per tenerlo fermo e, lentamente, si impalava con un sospiro di piacere. Lui avrebbe afferrato i suoi grossi seni mentre lei lo avrebbe cavalcato, ansimando per il piacere, fino ad estrarre anche l’ultima goccia di sborra, assicurandosi di farlo fluire nella sua fica calda e bagnata. Il tempo che avrebbe diviso i loro orgasmi dal richiamo all’ordine della maledetta sveglia l’avrebbero trascorso a baciarsi e a farsi le coccole, con lei che colava su di lui, quasi intenta a fare le fusa.
Ma quella mattina Tommaso voltò la testa. Fissò senza vedere il muro alla sua sinistra. Ricordò con dolore che si era trovata lì, la loro prima sera a tre, Linda, quando l’aveva posseduta… Chiuse gli occhi. «Non ho voglia, Tania. Mi spiace».
La ragazza passò una mano tra i pettorali di lui. Lo baciò un altro paio di volte al collo. «Vuoi fare il difficile, questa mattina, maschione?» domandò, divertita.
«Dai…» disse lui, cercando di farla desistere.
La mano di Tania si abbassò lungo il busto di Tommaso, i polpastrelli che lo sfioravano lasciando dietro di sé una scia di brividi sulla pelle fino a raggiungere l’inguine. Scivolò attorno alla radice del cazzo lambendo le palle, poi afferrò l’asta della nerchia, che pulsò sotto le dita della ragazza raggiungendo la sua dimensione massima.
«Tu dici “no”,» constatò con soddisfazione, «ma il tuo corpo dice “sì”».
Riprese a baciarlo sul collo e la spalla destra, mentre la mano iniziava a muoversi avanti e indietro lentamente. I grossi seni, che solitamente eccitavano Tommaso come poche cose al mondo, in quel momento gli stavano quasi causando fastidio, anche se doveva ammettere che Tania ridotta a fargli una zangolata era come se Michelangelo si fosse ritrovato a disegnare gli omini della segnaletica stradale.
«Per favore, Tania…» la pregò di nuovo.
Ma lei non si fermò. Anzi, aumentò la velocità della mano con cui lo masturbava. «Su, Tom, so che hai voglia,» gli disse, appoggiando il polpastrello del pollice sul glande e spandendo lentamente e con delicatezza su tutta la superficie della mucosa liscia quanto seta la goccia di precoito sgorgata dal meato. Un pungente afrore di sesso maschile cominciò a scivolare fuori da sotto le coperte, eccitando ulteriormente tutti e due.
Tommaso fu tentato di lasciarla finire la sua opera, di venirle in mano, colarle tra le dita e inzozzare le coperte, che dopotutto erano costantemente sporche dei loro fluidi corporei. Ma quando sentì un vago malessere ai coglioni e un forte prurito alla base del cazzo, provò un forte ribrezzo all’idea di godere per mano di Tania, come se stesse tradendo la donna che amava davvero.
Con un colpo dell’avambraccio destro allontanò la mano di Tania dal suo uccello. «No, dannazione!»
Fu la prima volta che ebbe una reazione di rabbia con la ragazza, e contemporaneamente ebbe la prima visione della stessa furiosa: Tania si appoggiò a lui con le mani e, spingendosi, si allontanò da lui, poi afferrò la coperta, la gettò contro il ragazzo e balzò in piedi.
Nuda, con i seni che si muovevano come grossi budini rosa e semisferici che cercassero di dissipare l’energia che li aveva scossi, il bocciolo di rosa bagnato di desiderio, il bel viso infiammato dalla rabbia. «Vaffanculo, Tommaso!» gridò, muovendo le mani con le dita contratte ad artigli. «Devi dimenticare quella puttana bionda, cazzo!»
Tommaso la fissò, sconcertato. Non l’aveva mai vista così arrabbiata. O, più precisamente, non l’aveva mai vista arrabbiata. E di certo non poteva esserlo per il fatto che lui non volesse fare sesso. Nelle altre occasioni in cui era accaduto non era certo impazzita in quel modo. Tutt’altro: si era dimostrata comprensiva, sostenendo con un sorriso che anche gli uomini, un paio di volte nella loro vita, potevano non essere desiderosi di scopare una bella figa come lei.
Ma pensare che Linda, o per lo meno il suo allontanamento da loro, avesse avuto un qualche peso nella decisione di Tommaso di non fare l’amore l’aveva davvero fatta impazzire, probabilmente facendole credere che lui provasse qualcosa verso la loro ex amante più intensamente di quanto Tania avesse immaginato precedentemente. Forse la ragazza temeva che questo avrebbe portato ad una modifica degli equilibri originali, quando erano solo loro due nel letto a fare sesso.
La ragazza nuda fu sul punto di aggiungere qualcos’altro, ma strinse denti e pugni, scaricando quell’ondata di rabbia con un grido, quindi si girò, uscendo dalla stanza e sbattendo la porta.
Tommaso rimase qualche secondo guardando l’uscio chiuso, la rabbia di Tania permanere nella stanza come una scia luminosa fantasma rimasta impressa nella retina. Si girò su un lato, sospirando in risposta a quanto stava accadendo, chiedendosi come si sarebbe evoluta la situazione, soprattutto come l’avrebbe gestita lui, considerando quanto aveva già fatto Linda, quanto sperava Tania e, in particolar modo, cosa l’avrebbero spinto a fare le emozioni che straziavano il suo cuore e la sua anima.
Perché su una cosa la ragazza aveva ragione: nonostante la fantastica scopata del giorno prima con Tania prima di andare a lavorare, a lui Linda mancava da morire, e la voleva di nuovo tra le sue braccia, e per il resto della sua vita, nonostante ciò che aveva fatto la studentessa…
***
Il sole aveva superato lo zenith ed il suo movimento aveva cominciato a sospingerlo verso le cime delle montagne, dove avrebbe passato la notte non prima di almeno altre cinque ore. Linda non si aspettava comunque di restare fuori casa fino al tramonto. Se quel pomeriggio l’avesse passato a fare sesso con Tommaso sarebbe uscita dal letto probabilmente dopo il tramonto, con i suoi dolcissimi preliminari, le lunghe sessioni in cui lui le dava piacere con la lingua e le dita, penetrazioni di venti minuti durante i quali la ragazza veniva anche due volte, abbracciando il suo amante e con un tale furore da piantargli le unghie nella schiena…
Dovette chiudere gli occhi e tirare su con il naso per non piangere all’idea che, probabilmente, non avrebbe più vissuto nulla di simile, costretta ad accontentarsi di ragazzotti della sua età la cui idea di buon sesso era emulare attori pagati per scopare nel modo più spettacolare ed irrealistico possibile. Quando riaprì gli occhi, vide davanti a sé, dall’altra parte della strada, la casa dei genitori di Alessio, quello che sperava divenisse, almeno per un periodo, il suo amante. O, per essere precisi, il tipo che l’avrebbe protetta dagli altri ragazzi della scuola e che lei avrebbe ripagato con del sesso, sperando che questo avesse fatto diventare invidioso il bel Daniele e spinto a volersi mettere con lei.
Nel tempo che impiegò a fare il primo passo per attraversare la strada dopo aver controllato che fosse sicuro il transito, si chiese se Alessio avrebbe potuto essere un amante decente. Non ottimo, non buono, ma anche solo decente. Linda poteva accettare che, per quanto riguardasse l’aspetto puramente meccanico del rapporto sessuale non fosse un campione, che durasse un paio di minuti e che non sapesse come leccarla, per non parlare della capacità di farla squirtare come aveva fatto Tommaso, ma sperò fosse in grado di rispettarla come donna ed il suo bisogno di emozioni.
La casa era una villetta a due piani posta sopra quella che appariva come una collinetta artificiale: dei muri di pietra racchiudevano un prato che si innalzava come a porre l’edificio su un piano superiore rispetto alla strada. I muri erano pitturati con un tono marroncino, con i tetti coperti da tegole rosse di varie sfumature, simile alle altre villette poste sulla stessa via, sebbene il colore delle persiane cambiasse dal verde al marrone al corallo. Linda si fermò davanti all’ingresso, incerta se proseguire, mentre decine di domande e obiezioni nascevano nella sua mente. Forse non era l’idea migliore quella di…
«Oh, Linda, benvenuta!» esclamò una voce.
La ragazza sollevò lo sguardo davanti a sé, finendo con il guardare la porta d’ingresso della casa. Era aperta, e Alessio si trovava sull’ingresso: il ragazzo si appoggiò allo stipite sinistro e incrociò le braccia, sorridendo soddisfatto.
«Sono felice che tu sia venuta,» continuò. «Entra pure».
Linda tentennò un istante, chiedendosi come comportarsi, ma poi capì che non aveva altre scelte. Percorse i gradini in pietra che univano la strada all’ingresso. Sorrise al ragazzo e, tenendosi inconsciamente il più possibile lontano, al punto tale da strisciare contro lo stipite destro con la schiena, entrò in casa.
«Permesso?» chiese, senza riuscire a nascondere una certa inquietudine nella voce.
«Ma quale “permesso”,» sogghignò il ragazzo, chiudendo la porta alle sue spalle. «Ritieniti pure di casa, visto che ci vedremo spesso qui».
«Ehm… avete una gran bella casa,» disse la ragazza, guardandosi attorno, sebbene fosse tanto agitata che non notò nemmeno di che colore erano le piastrelle del pavimento.
Alessio ignorò il tentativo di Linda di non affrontare subito il motivo che l’aveva portata lì. «Mi dicevi di essere fidanzata,» le ricordò. «Cos’è successo? Ti sei accorta che non era il tipo giusto?»
Lei si girò verso di lui. Lo vide passarsi una mano tra i capelli. Si rese conto che il suo cuore aveva cominciato a battere molto più forte. «Ehm… più o meno… E… Alessio, io…»
Il ragazzo fece un passo avanti, allungando una mano che pose sotto il mento della bionda e sorridendo. «Linda, sei una ragazza meravigliosa: hai due occhi splendidi ed un viso che è incantevole».
Se si fosse limitato a quelle parole, Linda l’avrebbe mandato al diavolo, ma Alessio, volontariamente o meno, le pronunciò con un tono di voce e fissandola negli occhi che sembrò baciarle l’anima. Si sentì mancare per un istante il fiato e una profonda emozione riempirle il cuore. «Grazie, Alessio…»
«Dovremmo metterci insieme, fidanzarci,» continuò. «Diventeresti la ragazza più invidiata della scuola. Tutte ti vorrebbero come amica».
Linda sollevò un sopracciglio. In realtà, credeva di esserlo diventata un paio di giorni prima e, si rese conto, quello che sarebbe salito di diversi gradini nella scala sociale, ma soprattutto dell’invidia, sarebbe stato Alessio. I ragazzi lo avrebbero additato, chiedendosi quanto fosse piacevole avere Linda nel proprio letto, soprattutto quando si metteva in bocca il cazzo e ripeteva la prodezza ammirata durante la semifinale della gara.
Ma, in fondo, nessuno avrebbe toccato qualcosa che era già di Alessio, anche solo considerando i muscoli delle braccia che aveva di nuovo messo in bella vista ritirando le maniche della maglietta, quindi lei non sarebbe stata molestata dopo che si fossero messi insieme ufficialmente.
La ragazza giunse alla conclusione che fidanzarsi, almeno per il momento, con Alessio sarebbe stato il male minore. Sorrise. «Mi importa poco di quello che penseranno le altre. Mi piaci, Alessio, e vorrei stare con te,» gli disse, coprendo la breve distanza che li separava e mettendo una mano su un braccio muscoloso del ragazzo. Accarezzare il bicipite non la fece bagnare come aveva creduto, ma sentì ugualmente nascere in lei un forte desiderio di avere il ragazzo dentro di sé.
Accostò il suo viso a quello di lui per baciarlo e Alessio le mise una mano dietro la nuca e appoggiò le labbra alla bocca di Linda. Non fu un bacio dolce come quelli di Tommaso, notò con profondo dispiacere la ragazza: il suo futuro fidanzato non passò un solo istante a stuzzicarla con risucchi o apprezzamenti, ma le infilò la lingua in bocca con la violenza di un camion che sfondasse una palizzata di legno.
La ragazza non ebbe una buona impressione iniziale, e qualcosa le fece credere che la situazione non sarebbe migliorata affatto. In quel momento, però, non vide alternative e lo lasciò muoversi nel suo cavo orale come avrebbe fatto un frullatore impazzito. Anzi, spingeva pure sulle labbra, nemmeno se questo avesse potuto aumentare l’eccitazione o il piacere di lei…
“Le ragazze lo scopano solo perché è figo” le ripeté convinta una voce nella testa. Era già da qualche ora che le sussurrava, quasi a tradimento, quelle parole, cercando di convincerla che quella di incontrare Alessio sarebbe stata una pessima idea, ma non aveva voluto ascoltarla. Ora, di fronte a prove incontrovertibili, poteva urlarlo spavalda. “Non vale un decimo di Tommaso. L’hai perso perché sei una ragazzina scema che voleva vantarsi davanti a tutti di essere brava a succhiare un cazzo e adesso ti ritrovi con questo coglione. Scommetto che il suo stile non è tanto migliore di quello che ti ha sverginato nel giardino.”
Linda strinse gli occhi, cercando di scacciare quella voce dalla mente e di non vomitare per l’azione di Alessio nella sua bocca. Sussultò quando le afferrò le chiappe, stringendole, sentendo ogni singolo segmento delle dita attraverso il tessuto dei jeans.
Alessio, fortunatamente, smise di mulinarle dentro, scostandosi dalle sue labbra. «Hai un gran bel culo, ragazza. Sei una sorpresa».
Lei non seppe da dove avesse cavato il falso sorriso che si formò sul suo volto.
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