Chapter 26 - "Quella troia di Francesca vi ha scopati tutti per buttarmi fuori!"
Linda va su tutte le furie quando scopre che Francesca l'ha fatta squalificare dalla gara di pompini...
1 year ago
«No, Lino!» ripeté Linda, sbattendo l’anta in metallo dell’armadietto. Il suono che si propagò nel corridoio fu come quello di una fucilata; qualche studente si voltò verso di lei, sussultando per il rumore. «Falla finita. Non ho alcuna intenzione di uscire con te».
Il ragazzo, un diciottenne allampanato con degli occhiali rotondi incapace di restare fermo per più di mezzo secondo e che mostrava almeno un paio di anni in meno della propria età, non aveva intenzione di demordere. Era da quando la ragazza aveva varcato le porte della scuola che non le si staccava di dosso, cercando di convincerla a concedergli un appuntamento con un’insistenza che stava dando sui nervi della bionda.
Lui, probabilmente, si riteneva bello, simpatico e desiderabile, e in altre situazioni Linda non avrebbe avuto nulla da recriminare su questo, ma il ragazzo aveva avuto un pessimo tempismo: se si fosse presentato un mese prima la fanciulla avrebbe accettato con immenso piacere, ma quel giorno non avrebbe voluto accanto nemmeno il più bell’attore al mondo.
Ecco, forse l’unico sarebbe stato Tommaso: avrebbe affondato il viso nel suo petto, mentre lui l’abbracciava, le baciava i capelli della nuca e l’assicurava che sarebbe andato tutto bene, che avrebbe pensato a tutto lui, poi lei avrebbe pianto, confessando tutto quello che la turbava. Oh, avrebbe pianto molto e a lungo perché il dolore che gravava sul suo cuore pesava come un macigno.
Linda, se avesse saputo che vincere la semifinale della gara di pompini avrebbe portato tutta quella merda nella sua esistenza, avrebbe preferito fare una figuraccia davanti al cazzo di Michele e continuare con la sua vita sociale da sfigata, per poi passare i pomeriggi tra l’amore di Tommaso ed il continuo desiderio di sesso di Tania. E invece no, aveva voluto vincere, o, per meglio dire, stravincere, e tutto quello che aveva conquistato o le piaceva della sua vita precedente era scomparso.
Non avrebbe nemmeno saputo dire cosa la dispiacesse maggiormente, dopo l’abbandono di Tommaso, ovviamente. Probabilmente, tutti quei ragazzi che ci provavano con lei. Fino alla settimana prima nessuno osava avvicinarla se non voleva essere degradato a sfigato anche lui, e adesso che tutti conoscevano le sue capacità nel sesso orale, non aveva più un attimo di respiro. Lino era solo l’ultimo.
E Alessio? Diavolo, pensò, Alessio? L’unico con cui lei ci avesse provato, il ragazzo che le piaceva e che spesso era nei suoi sogni erotici, il suo amante fatto da un paio di dita nella solitudine della sua camera da letto, aveva cercato di violentarla quando lei aveva compreso che era solo un povero stronzo e gli aveva negato un pompino. E quella mattina non si era presentato a scuola.
Non che Linda avrebbe voluto incontrarlo, ma adesso era in pensiero, non tanto per lui quanto per la paura che il pomeriggio precedente gli avesse rotto il naso o uno zigomo nel liberarsi e l’avesse denunciata. La ragazza non dubitava che avrebbe avuto ragione lei, se mai la cosa fosse stata all’attenzione di giudici o anche solo di agenti delle forze dell’ordine. Ma i suoi genitori cosa avrebbero pensato se avessero saputo che la loro figlia stava per essere violentata da quello stronzo?
Il pensiero la colpì come un pugno nello stomaco… e uno ancora più devastante venne inflitto dall’idea che i suoi genitori scoprissero che i suoi voti, solitamente tra il nove ed il dieci, avevano cominciato a calare quando aveva iniziato a frequentare il talamo di Tommaso e Tania. Ora che la sua vita a scuola era, incredibilmente, peggiorata e la sua vita sociale e sessuale andata completamente a pezzi, il suo rendimento scolastico ne avrebbe risentito negativamente ancora di più?
«Dai, Linda, cosa ti vieta di…» iniziò a dire Lino, riportando la ragazza al presente.
«Senti, vai a cagare!» sbottò Linda, ormai infuriata. Se non se ne fosse andato all’istante probabilmente l’avrebbe colpito con i libri di testo che aveva in mano.
«Sì, Lino, levati dai coglioni e torna a segarti sui cartoni animati giapponesi,» ordinò una voce femminile che, dal tono, non permetteva repliche.
Il ragazzo guardò oltre la spalla sinistra di Linda e, nemmeno avesse visto un mostro, si voltò e quasi fuggì, scomparendo tra gruppi di studenti che si facevano i fatti propri nel corridoio.
Linda aveva compreso, anche senza guardare, chi fosse alle sue spalle. Si voltò intimorita, temendo che volesse di nuovo metterle le mani addosso, come aveva fatto la mattina precedente, nei gabinetti.
E invece, con sua sorpresa, Francesca si strinse le braccia al petto sovrasviluppato e si appoggiò alla parete di armadietti alla sua destra, sorridendo. Non un sorriso cortese, riconobbe facilmente la bionda.
«Cosa… cosa vuoi?» domandò Linda, stringendo inconsciamente al seno i libri.
Per quanto sembrasse impossibile, Francesca, quella mattina, appariva raggiante. A Linda, quella mattina, non sembrava nemmeno la solita stronza strafottente. «Oh, solo dirti, cara nerda, di metterti il cuore in pace che il problema dei mosconi non durerà ancora molto a lungo,» rispose, enigmatica.
«Che intendi dire?» chiese la bionda, confusa, sebbene comprendesse che la sua nemesi non le avrebbe mai portato delle buone notizie.
Francesca sollevò le spalle, fingendo di non saperne nulla, ma la pantomima durò solo qualche secondo perché il sorriso malvagio si allargò mentre gli occhi si stringevano. «Ma sì, perché farti perdere tempo inutilmente nel prepararti per domenica quando potresti sfruttarlo ritornando sui libri?» ribatté. «Non dovrei dirtelo, anche perché sabato pomeriggio verrà comunque pubblicato sulla pagina dell’evento su Facebook e i quattro mi hanno consigliato di non farne parola con nessuno, ma me ne sbatto e ti annuncio che ti ho fatta squalificare dalla gara di pompini».
Di fronte allo sguardo sconcertato di Linda, Francesca rise, poi sciolse le braccia e si batté una mano sul seno. «Sì, stupida troietta, vincerò io la gara, e la gloria e gli uomini saranno solo miei. Credevi di battermi? No, non lo farai: io sono più furba».
Linda rimase imbambolata davanti a quello sconvolgimento, e quando si riprese abbastanza per dire qualcosa, anche solo un insulto nei confronti della mora, questa si era già voltata e allontanata, seguita dalle sue risate beffarde e dallo sguardo incuriosito degli studenti diretti alle proprie aule o intenti a recuperare i propri libri.
***
Non fu difficile trovare i quattro giudici poiché stazionavano sempre nello stesso angolo della mensa prima delle lezioni, chiacchierando del più e del meno e raccontando di cosa avessero visto la sera prima o dove fossero andati nel week end. Quando Linda si avvicinò senza essere vista, ebbe la conferma di quanto una parte della sua mente aveva subdolamente sussurrato: Francesca si era fatta scopare per convincerli a squalificarla.
Quando la vide giungere alle spalle di Adriano e Michele, Enrico si raddrizzò, scacciando dal volto un sorriso libidinoso e avvertendo gli altri. Ecco che cazzo era, quel bastardo: un fottuto suricata sovrappeso che fissava l’orizzonte mentre gli altri si facevano i loro comodi, pensò Linda.
Gli altri tre, seduti come il loro amico attorno ad un tavolo, si voltarono a guardarla, sorpresi dalla rabbia che traspariva dal suo viso. Aveva le mani chiuse in pugni tanto stretti che le unghie si stavano conficcando nei palmi, e camminava con le spalle sollevate, come se volesse intimorire i predatori.
Ma era Linda, una ragazza alta e magra, che pesava sessanta chili e che non avrebbe spaventato nessuno, a meno che non fosse stata costretta a proteggersi con un controller, ma probabilmente quella voce non si era ancora sparsa per la scuola. In ogni caso, i quattro non avrebbero avuto difficoltà a immaginare che Francesca, ignorando il loro consiglio, avesse spiattellato tutto alla biondina dalla bocca d’oro.
Adriano si adagiò con un braccio sul tavolo, ora alle sue spalle, e la guardò con l‘interesse che avrebbe riservato ad un albero in mezzo ad un prato. Non la salutò nemmeno. «Linda, sei una finalista e non puoi parlare con i giudici della gara».
«Vaffanculo!» lo fulminò lei. «So benissimo che mi avete buttata fuori, bastardi. Avrei vinto senza problemi, ma avete altri programmi, vero?»
Il capo del gruppo dei quattro sospirò, alzando lo sguardo, poi, passato qualche istante, tornò a concentrarsi sulla ragazza. «Non abbiamo altri programmi. La nostra gara premia la più brava».
«Io sono la più brava!» rispose Linda, piccata, indicandosi con le mani, poi puntò un dito su Michele, che stava sogghignando soddisfatto. «Chiedete a quel… quel…» La ragazza si trattenne appena dall’insultarlo pesantemente, ma non fu necessario che nessun aggettivo le uscisse dalle labbra perché chiunque in ascolto capisse cosa intendesse.
Il ragazzo dal brutto volto e che aveva avuto la fortuna di ricevere da Linda il miglior orgasmo della sua vita perse ogni malefica ilarità ma mostrò la sua volgare tendenza alla recriminazione e all’infamia. «Taci, puttanella! Non permetterti mai più! Mi hai fatto fare una figura di merda davanti a tutti!»
Linda gli avrebbe sputato in faccia. Si chiese come, durante il pompino, avesse avuto voglia di provare il suo lungo cazzo anche nella figa oltre che in bocca.
Adriano lanciò un’occhiata annoiata al suo amico, che inghiottì quanto stava per dire contro la ragazza, sebbene non poté trattenere l’espressione di odio che rese ancora più brutto il suo grugno, poi tornò a Linda.
«Francesca ci ha fatto notare che sei troppo brava per far parte della gara,» spiegò, alzando le spalle. «Ne abbiamo parlato. Siamo giunti alla conclusione che è una gara per dilettanti e tu sei una… uhm… professionista, diciamo».
Alle sue spalle, sul volto del bel Daniele si allargò un sorriso sentendo nominare Francesca, mentre Michele sembrò sbavare veleno quando ripeté la parola “professionista”, riempiendola di connotati poco lusinghieri per una ragazza.
Linda non fece nemmeno caso al fatto che l’avessero appena definita una puttana tanto era furiosa. «Cazzate!» disse, e sembrò avesse appena affondato uno stiletto nel cuore di ognuno dei presenti. L’unico a reagire fu Enrico, il suricato sfruttato, che abbassò lo sguardo, imbarazzato. «Io voglio rientrare!»
Adriano non le rispose nemmeno, girandosi e dandole le spalle. Gli altri seguirono il suo esempio, con Michele che le lanciò un ultimo sguardo di scherno.
La ragazza sentì una rabbia crescerle dentro, al punto tale che li avrebbe picchiati, ma probabilmente, riuscì a pensare, non sarebbe riuscita a fare molto contro di loro, se non sembrare una isterica idiota. Si limitò a sibilare: «Quella troia di Francesca vi ha scopati tutti per buttarmi fuori, e voi non siete meglio di lei!»
Se ne andò prima di mettersi a disperarsi, sconfitta e delusa, poi, una volta nel corridoio, corse in bagno. Non voleva che nessuno la vedesse piangere, e si chiuse in un gabinetto, sedendosi sul coperchio della tazza e afferrando le gambe per stringerle al petto.
Non voleva piangere come il giorno prima, nel parco, ma la delusione era davvero troppa: prima la perdita di Tommaso, poi tutti quei coglioni che volevano solo la sua bocca attorno al proprio cazzo, come Alessio che aveva anche cercato di violentarla, poi, unica cosa rimasta, ovvero la vittoria alla gara, strappata anche quella a colpi di inguine da quella troia di Francesca… Cosa le restava da fare?
Prelevò dalla tasca il telefonino, tirò su con il naso e lo sbloccò, quindi chiamò l’unica persona a cui avrebbe potuto chiedere davvero aiuto.
Comments (0)
No comments yet. Be the first to comment!