Linda la nerd

Chapter 27 - "Sono nei guai! Ti prego, aiutami!"

In preda al panico per essere stata eliminata dalla gara di pompini, Linda non ha altra scelta se non quella di chiedere aiuto alla persona da cui stava cercando di allontanare il ragazzo.

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Tommaso si guardò nello specchio, trovando ben poco piacevole l’individuo che lo fissava demoralizzato e con le occhiaie. Le guance erano coperte da una barba di quattro giorni e la bocca che, solitamente, lasciava trasparire la soddisfazione di una vita sessuale inviiabile, mostrava il declino che la sua felicità aveva avuto nell’ultima settimana.

Si accorse di sentirsi nelle stesse condizioni in cui versava quando lui e Sara si erano lasciati, e la cosa gli appariva impossibile visto che condivideva la sua vita con una giovane donna piena di energia, intelligente, con degli splendidi occhi azzurri e dalla folta chioma…

«Cazzo…» mormorò, tra sé e sé, con una profonda sensazione di malessere che iniziò a calare sulla sua anima, «non sto pensando a Tania…»

Eppure, lei era ancora lì, per lui, che lo sopportava, anche se, ammise, non sapeva ancora per quanto. Era evidente che anche Tania iniziasse a essere stanca di quella situazione, di quel suo continuo malessere. Era giovane e voleva fare sesso. Certo, aveva anche altre priorità nella vita, ma non dubitava che stesse con lui perché era un ottimo amante, che sapeva darle piacere meglio di tanti altri uomini.

E perdere anche lei, in quel momento, sarebbe stato devastante, lo sapeva.

Era reduce di un turno della notte pesante, in fabbrica, ma decise che almeno un cunnilingus e qualche coccola glieli avrebbe donati quella mattina. Aprì il rubinetto del lavandino e, mentre aspettava che l’acqua diventasse calda, prese e mise sul bordo di ceramica una confezione di schiuma da barba spray e il suo rasoio.

Il telefonino che aveva in tasca squillò, facendolo sobbalzare. Improvvisamente il suo cuore si mise a battere all’impazzata, comprendendo chi fosse a chiamarlo.

«Linda!» esclamò, prendendo il cellulare. Se avesse lanciato un’occhiata allo specchio non avrebbe riconosciuto il vagabondo che lo aveva guardato con disprezzo di un attimo prima ma il Tommaso che aveva amato una diciottenne sotto lo sguardo di un coniglietto di peluche, la persona più felice al mondo.

Ma la gioia ebbe vita breve, il tempo di leggere sul display chi stesse realmente telefonando. Le spalle sembrarono crollare sotto il peso della realtà, e così anche gli angoli della bocca. Fissò amareggiato il cellulare ma decise comunque di rispondere. Chiuse il flusso di acqua e appoggiò l’apparecchio all’orecchio destro.

«Pronto?»

«Oh, amico mio!» la piccola cassa acustica nascosta dietro ad un paio di fori nella scocca nera del telefono riprodusse la voce di Paolo. «Mi sono dimenticato di dirti al lavoro che ho trovato in internet il codice per sbloccare il telefono della tipa che monti. Ha ancora quel modello, giusto?»

Nonostante tutto, a Tommaso scappò un sorriso. Per qualche motivo che non riusciva a comprendere, Paolo non poteva sopportare Tania, ed era convinto che conducesse una vita ben poco morigerata sessualmente parlando, nonostante giurasse di essere fedele solo al ragazzo nel cui letto dormiva ogni notte. «Grazie, Paolo, ma non mi serve».

«Certo,» rispose cordiale il collega. «Non ne hai bisogno. È una brava ragazza. Comunque, per non sbagliarmi e mandartelo per errore, adesso creo un file con Blocco Note. Lo metto qui, nell’angolo alto a destra del desktop del mio computer, ci incollo il codice e lo salvo con il nome “Non spedire a Tommaso perché mi ha assicurato che Tania è una brava ragazza tutta casa e chiesa”. Va’ come sta bene lì, appena sopra l’icona della posta elettronica: sembra proprio che stia per caderci dentro».

Non lo avrebbe mai ammesso, ma Paolo lo metteva sempre di buon umore, nonostante stesse parlando male della sua… beh, non fidanzata… partner sessuale?

Tommaso lo ringraziò, poi tornò alla sua barba, e dopo pochi minuti si sentì come nuovo, senza quella peluria fastidiosa. Pulì sommariamente il lavandino dai peli rimasti dopo aver fatto scendere l’acqua nello scarico. Si lavò velocemente i denti usando il dentifricio al mentolo, che avrebbe migliorato la sensibilità della mucosa di Tania e velocizzato il raggiungimento dell’orgasmo.

Spense la luce in bagno e raggiunse la porta della camera, che aprì, pronto a dimostrare a Tania che era di nuovo pronto a soddisfarla. Ma la ragazza, seduta sul letto, lo fissò con uno sguardo che lasciava trasparire ben poca voglia di avere un incontro d’amore.

Nuda, con i grossi seni che sembravano ancora più desiderabili del solito, Tania aveva i piedi sul pavimento. «Buongiorno, Tommaso,» disse, ma la freddezza che pesò su quelle parole fece sembrare al ragazzo che stesse parlando ad un muro piuttosto che all’uomo con cui aveva condiviso l’ultimo anno della propria vita.

«Ciao, Tania,» rispose lui, restando un momento sulla porta, confuso. «Che ne dici di…»

Lei, con le strisce di luce che filtravano attraverso le persiane e che si distorcevano sul suo magnifico corpo, sospirò. «Beh, sono contenta che tu abbia finalmente voglia di scopare. Ma devo andare da mia madre, questa mattina. Ti ho aspettata solo per non farti trovare la casa vuota e farti credere che sia scappata con un…»

Di nuovo una suoneria di cellulare squillò, ma le prime note “R U Mine” non lasciarono dubbio su chi fosse il destinatario della telefonata. Tania si voltò, mostrando i suoi desiderati glutei a Tommaso, e prese lo smartphone dal comodino. Rimase un paio di secondi a fissare lo schermo, poi lo appoggiò contro una coscia e si avvicinò alla porta, superando Tommaso.

«Chi è?»

«Lavoro,» rispose la ragazza, infilandosi in bagno e chiudendo la porta.

Il ragazzo fissò la porta, chiedendosi cosa stesse accadendo. C’erano delle occasioni in cui Tania mostrava un comportamento incomprensibile. Poi sbuffò e decise di andarsene a letto.

Si spogliò senza tante cerimonie, lasciando i vestiti sul pavimento, sollevando un lembo delle coperte che nella sua metà di letto erano ancora in ordine, spostando la metà che avrebbero dovuto coprire la parte di Tania e infilandosi sotto completamente nudo.

E mentre se ne stava disteso, decise di farsi una zangolata per prendere sonno e scaricare l’eccitazione che l’idea di leccare la fica della sua trombamica gli aveva provocato. Prese dalla confezione un fazzoletto di carta e se lo mise sull’inguine, accanto al cazzo ancora moscio.

Per eccitarsi ed avere un’erezione decente, usò una delle sue fantasie erotiche preferite: immaginò Tania nuda, come l’aveva vista un attimo prima, mettersi a cavalcioni sulla sua faccia e lasciarsi leccare, mentre gli colava sul viso, sulle labbra, in bocca. La lingua di Tommaso penetrava nell’utero, leccando i primi centimetri del canale, poi la ragazza iniziava a strusciare il suo clitoride sulla punta del naso e sulla bocca, ansimando di piacere, infilandogli le dita tra i capelli e continuando a riversare sul suo volto la sua ambrosia.

Nel frattempo, quasi sentendo il sapore di sesso bagnato di Tania, coinvolto nella propria fantasia, Tommaso percepiva sotto le lenzuola il suo cazzo prendere lentamente la sua dimensione massima e quel sottile senso di potere e autostima dato dall’erezione diffondersi in lui.

Si mise tra le labbra il polpastrello del pollice, suggendolo fino a bagnarlo per bene, quindi infilò la mano sotto le lenzuola e si afferrò il cazzo ormai gonfio, la sensazione della pelle che si tirava mentre spingeva verso il basso, scoprendo il glande. Sorrise compiaciuto al piacevole pizzicore che provò quando iniziò a massaggiarsi la cappella e il bordo della pelle con il dito inumidito, immaginando che fossero i succhi della fica di Tania che aveva abbandonato il suo viso e si era lentamente impalata sul suo cazzo.

Lei gli sorrise, poi cominciò a montarlo con il ritmo della sua mano che muoveva la guaina di pelle su e giù, zangolandosi. L’odore speziato della sua eccitazione scivolò da sotto le coperte, facendo desiderare ancora maggiormente al ragazzo di godere di Tania, del suo sesso caldo e accogliente, e lei non sembrava volere altro, fottendolo con soddisfazione.

Ma dopo pochi colpi, però, il corpo della ragazza che lo cavalcava nella sua mente divenne più magro, il seno più piccolo e i capelli da castani a biondi. Linda gli sorrise, leccandosi le labbra, le mani appoggiate sul petto. Il suo fiato seguiva il ritmo dei sobbalzi del suo bacino, la fica che scendeva lungo l’asta del cazzo, la cappella che si bagnava nell’ambrosia e si beava del calore del giovane corpo della ragazza. Le gambe della studentessa tremarono convulsamente e la testa si alzò al cielo lanciando un grido di piacere quando Tommaso, percependo di aver raggiunto il punto di non ritorno, cinse il glande con il fazzolettino di carta che si riempì di calda, piacevole, soddisfacente sborra.

Tommaso si arcuò negli spasmi dell’orgasmo un paio di volte, poi ricadde sudato sul materasso, sospirando con gli occhi chiusi, soddisfatto di essersi finalmente svuotato, deluso che quello che colava sulle sue palle fosse solo la sua sborra e non il nettare del profumato bocciolo di rosa della ragazza che amava davvero…

«Linda…» disse, sottovoce.

***

Linda stava per perdere le speranze che Tania rispondesse. Magari era al lavoro, o stava facendo sesso con Tommaso, o non era vicina al telefono, o… O magari non voleva risponderle, per qualche motivo che non riusciva ad immaginare.

Non riusciva a togliere lo sguardo dallo schermo su cui compariva il viso della sua ex amante e il suo nome, come se questo potesse spingerla a prendere il proprio apparecchio e accettare la telefonata. Non le restava più molto tempo perché entro poco la campanella sarebbe suonata e avrebbe dovuto raggiungere la propria aula. In cuor suo non le andava affatto di passare la mattinata con il dolore di non sapere come comportarsi davanti ai problemi che le si erano affastellati, uno dopo l’altro, negli ultimi giorni.

Ma la schermata del telefono cambiò all’improvviso, e la voce della ragazza che le aveva insegnato a spompinare come una professionista la riportò alla realtà.

«Cosa ca…» stava per dire la mora, ma Linda non aveva tempo da perdere e la interruppe, agitata.

«Tania, grazie a Dio!» esclamò, grata che le avesse risposto. «Sono nei guai! Ti prego, aiutami!»

Per un paio di secondi dal cellulare non giunse altro che il rumore tipico delle abitazioni, poi la voce della mora risuonò nel gabinetto della scuola. «Cosa ti succede, Linda?»

La ragazza fu sul punto di rispondere, ma troppe informazioni cercarono di uscire contemporaneamente dalla sua bocca. Dovette fermarsi, cercando di ridurre tutto al minimo. «Sta andando tutto a rotoli… La gara è stato un grave errore che mi sta portando solo dolori…» Sentì la propria voce rompersi sotto il peso dell’emozione che le stava chiudendo la gola. «Io… ti prego, Tania… metti una buona parola con Tommaso… Voglio tornare con voi!» disse, ma il suo intento di non piangere non ebbe buon esito e le ultime parole furono accompagnate dalle lacrime.

Si udirono tre respiri di Tania prima che rispondesse. La voce era più dolce rispetto a prima. «Senti, Linda… adesso non posso restare al telefono, ma verso le tre sono libera. Che ne dici se ci vedessimo da qualche parte, tipo un bar, e ne parliamo con tranquillità?»

La studentessa si sentì improvvisamente più sollevata, come se il sole avesse squarciato una coltre di nubi che gravavano su di lei da giorni. «Sì! Grazie, Tania! Ti amo!»

Quando la campanella infine suonò, le due ragazze avevano deciso il luogo del loro incontro. Linda si sentì quasi felice mentre si recava alla sua aula.

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