Chapter 36 - "Dovete fare delle foto mentre la inculate, poi mandatemele"
Linda e Tommaso scoprono che due tranelli sono stati preparati per ognuno di loro...
1 year ago
Tommaso lanciò nuovamente un’occhiata alla porta del bagno mentre la schermata di avvio della app di messaggistica immediata occupava il monitor del cellulare di Tania. Quando tornò a fissarlo, gli apparve la lista delle ultime chat della ragazza. Vedere quella con Linda, in quarta posizione, fece balzare il cuore del ragazzo, che al solo leggere il nome gli parve di impazzire di gioia.
Voleva leggere i messaggi che si erano scambiate lei e Tania, ma comprese che, se l’avesse fatto, Tania l’avrebbe intuito, trovandosi in cima alla lista quella della loro ex amante: l’unica soluzione sarebbe stato poi aprire, nell’ordine, quelle che la sovrastavano sullo schermo.
«“Lavoro”, “Mamma”,» lesse Tommaso, mandando a memoria la loro disposizione, «ed un certo “Adriano”...» Non aveva idea di chi potesse essere, ma alzò le spalle, indifferente. «Lavoro, mamma, Adriano: ok».
Senza perdere un altro istante, aprì la chat con Linda: il ragazzo notò che erano state cancellati tutti i messaggi se non gli ultimi, risalenti al giovedì precedente, verso le 18.00.
Linda: "Grazie Tania. Mi hanno riaccettata come partecipante alla gara."
Tania: "Ottimo! Sono sicura che Tommaso ti vorrà ancora con noi se vincerai!"
Linda: "Farò del mio meglio."
Tommaso corrucciò la fronte nell’alzare le sopracciglia di fronte a quelle parole. Linda era stata esclusa dalla gara? E per quale motivo? Aveva visto lui stesso quel maledetto video e, nonostante tutto il dolore che gli aveva causato, non poteva ammettere che non fosse stata fantastica. E perché mai chiamare Tania per farsi riammettere? E lei che cosa aveva potuto fare? Darle consigli?
«Fantastico,» sussurrò sarcastico, «cercavo risposte e ho più domande di prima».
Era evidente che il telefonino di Tania non sarebbe stato il testimone che lui sperava, e da lì non avrebbe cavato una sola informazione utile. Scuotendo la testa deluso, il ragazzo premette la freccia per tornare alla schermata precedente.
Ora Linda era salita alla posizione superiore, scalzando gli altri tre contatti. Per nascondere la sua intrusione, doveva aprire gli altri, facendoli tornare sopra la ragazza che aveva amato.
Leggere il nome “Lavoro” provocò in Tommaso un moto di fastidio, la sua immaginazione subito invasa da messaggi provenienti dalla direzione del supermercato per avvisare la ragazza che anche quel giorno avrebbe dovuto fare straordinari. Cosa che accadeva in continuazione, dovette ammettere Tommaso.
Aprì la chat senza alcun interesse, pronto a ignorare le scritte che sarebbero apparse e a premere il tasto per tornare alla lista ma, se la sua mente non riconobbe una sola parola, il dito si bloccò ad un centimetro dallo schermo quando una qualche funzione automatica del suo cervello riconobbe la foto di un grosso cazzo.
Tommaso sbattè gli occhi, e il suo primo pensiero fu chiedersi per quale motivo la segretaria di un negozio dovesse spedire la foto, scattata pure male, di quella che sembrava una nerchia scura di venticinque centimetri in parziale erezione. Non poté resistere alla curiosità e si fermò a leggere. Non ci volle molto prima che capisse che quella non era la chat in cui comunicavano a Tania gli orari degli straordinari. Con un paio di colpi di pollice il ragazzo risalì a qualche giorno prima.
Lavoro: "Ei troia ieri sei stata fantastica con quella pompa non riesco a smettere di pensarci"
Tania: "Grazie Salvador adoro succhiare il tuo cazzone e bere la tua sborra"
Lavoro: "ecco 1 foto"
E subito sotto compariva la foto di un grosso pene, che Tommaso non ebbe dubbi fosse sempre lo stesso che aveva visto in fondo alla chat. Poi la comunicazione continuava.
Lavoro: "non capisco xkè stai con quel cazzo piccolo"
Tania: "Lui lecca bene, caro mio. Se imparassi anche tu…"
Lavoro: "ho un cazzo grande, la fica la fotto non la lecco"
Lavoro: "domenica voglio scoparti"
Tania: "D'accordo, ci sarò il pomeriggio, chiamerò al lavoro che non ci vado"
Lavoro: "no, io ti voglio tutto il giorno"
Tania: "Mi spiace ma la mattina no, vado in montagna con Tommaso"
Lavoro: "ma lascia quel coglione"
Tania: "No, adesso che sto per fargli dimenticare la puttana."
Lavoro: "mandala da me quella puttana che la demolisco poi vediamo se la vuole ancora"
Tania: "Ahahahah"
La mattina stessa, poco dopo essere partiti da casa, ancora in viaggio, una nuova foto del cazzo, quella che aveva catturato lo sguardo di Tommaso, era stata spedita al telefonino di Tania, con i propositi di quel Salvador di sfondare la sua trombamica.
Ma se nelle prime battute il ragazzo era rimasto sconvolto che Tania avesse un amante, fu leggere che lo stava portando in montagna per cercare di fargli dimenticare Linda a colpirlo al cuore. Quindi era tutto già preparato dalla ragazza che, però, non aveva voluto perdersi comunque una scopata il suo amico superdotato.
«Che lurida…» si lasciò sfuggire Tommaso, tornando indietro alla lista delle chat.
Il contatto successivo di Tania era la madre. Aprì lo scambio di messaggi, chiedendosi cosa avrebbe trovato.
Niente immagini di cazzi, questa volta, ma non ci volle molto per capire che non solo non era la madre quella che comunicava, e non era nemmeno una donna.
Mamma: "Buonasera splendida Tania, quando possiamo vederci?"
Tania: "Buonasera anche a te, dolce Piero. Quando vuoi."
Mamma: "Mercoledì?"
Tania: "Mi spiace, ma il mio ragazzo è in casa. Possiamo fare da qualche parte"
Mamma: "Il nostro solito albergo va bene?"
Tania: "Perfetto."
Mamma: "Sempre 100 euro per il tuo splendido culo?"
Tania: "Lo sai che per te è un prezzo speciale"
Mamma: "Ti attendo con trepidazione"
Mamma: "Ciao splendida. Sabato pomeriggio mia moglie non c'è, ti va di fare un salto a casa mia?"
Tania: "Sarò lì alle quattordici. Il mio culo non vede l'ora di essere riempito dal tuo cazzo. Bacio."
Tommaso guardò allibito la chat e dovette leggerla nuovamente per assicurarsi di non essersela sognata. Era qualcosa di… inaspettato. «Tania fa la puttana?» sbottò, sentendosi preso in giro come mai prima di allora. Non solo non faceva affatto gli straordinari che tanto sembravano darle fastidio, ma tutte le volte che sosteneva di uscire di casa per trovare sua madre si faceva sbattere per soldi.
Ma forse la cosa che lo fece davvero imbestialire fu il fatto che la ragazza non si facesse problemi a dare il culo a tutti tranne che a lui. Lui che glielo leccava, facendola godere con la lingua e che gli era ad accesso vietato, per cento euro o poco più si faceva inculare senza troppa ansia. Quante cazzo di cose gli nascondeva ancora, quella troia?
Il successivo era lo sconosciuto Adriano, e mentre muoveva il pollice per accedere alla chat fu sul punto di scommettere che fosse il suo amico Paolo sotto falso nome che si scopava a sua volta Tania, ma dopo poche righe di lettura la realtà fu ben peggiore.
La chat non era all’ultima frase scritta ma a quelle precedenti, in data giovedì e, notò il ragazzo, precedente di un paio di ore a quella di Linda.
Tania: "Ciao Adriano, ho bisogno di un favore."
Adriano: "x te ttt mia dea!"
Tania: "Ho saputo che avete buttato fuori Linda dalla gara"
Adriano: "Si"
Tania: "Adesso la mando da te, chiama i tuoi amici e quando arriva ditele che se vuole rientrare deve darvi il culo."
Adriano: "Il culo? Xk?"
Tania: "Questi sono affari miei. Tu fallo e io te la do."
Adriano: Emoticon di cuore che batte
Tania: "E dovete fare delle foto mentre la inculate, poi mandatemele."
Adriano: "ok"
Tania: "Intanto, ti mando questa"
Subito sotto compariva la foto di Tania, presumibilmente completamente nuda, di cui era visibile solo il viso ed il grosso seno, con un cazzo che le usciva dalle labbra e terminava nell’inguine di qualcuno che Tommaso non riconobbe e che, dai tatuaggi che mostrava accanto alla base del pene, non era Salvador. Una mano si appoggiava sulla sua testa, come a impedirle di sfuggire al pompino, e gli occhi castani di Tania fissavano provocanti l’obiettivo della telecamera; una gran quantità di sborra copriva la faccia e le tette della ragazza, e il ragazzo dubitò fosse quella prodotta da un solo uomo. Forse nemmeno da due.
Adriano, a giudicare dalla sfilza di emoticon di cuori che battevano e gocce di acqua che aveva usato come risposta all’immagine, sembrava aver apprezzato molto.
Sconvolto come mai prima di allora, Tommaso proseguì la lettura, con i messaggi che proseguivano un paio di ore dopo.
Adriano: "ekko le foto labbiamo inculata in 3"
Sotto il testo scritto in modo approssimativo compariva un album di foto che il ragazzo non provò nemmeno a guardare, ben sapendo che erano le strazianti immagini della dolce Linda a cui veniva strappata la verginità anale che aveva ricevuto pochi minuti dopo quel messaggio.
Tania: "Perfette. Mandale a questo numero ma non rispondergli"
Mentre la furia cresceva dentro di lui, Tommaso non ebbe difficoltà a riconoscere il proprio numero di telefono.
E a riconoscere il panico sul volto di Tania quando lui alzò lo sguardo sentendo la porta del bagno aprirsi, trovandola con indosso solo un asciugamano a coprirle il busto, i capelli bagnati, i piedi nudi sulle piastrelle.
«Cosa…» cercò di dire. «Io…»
Tommaso la fulminò con lo sguardo, il cellulare che sembrava spezzarsi sotto la morsa delle sue dita. «Avrei potuto accettare che vai con altri uomini, avrei anche potuto sorvolare sul fatto che sei una puttana e dai via il culo a pagamento… Ma Linda… non potrò mai perdonarti quello che hai fatto a Linda!»
Tania, per quanto possibile, era diventata ancora più bianca. Le sue labbra tremarono mentre stringeva la mano che teneva chiuso l’asciugamano. «Ma… Io l’ho fatto per…»
«…per tenermi con te?» continuò per lei Tommaso, con un accento di velenosa ironia nella voce. «Perché sono l’unico coglione che te la lecca bene e ti rispetta mentre gli altri ti sbattono come la vacca che dimostri di essere? Beh, con me hai chiuso».
La ragazza era palesemente nel panico. Lo fissò per un paio di secondi ammutolita, poi fece ciò che Tommaso si sarebbe aspettato: lasciò cadere a terra il panno, mostrandosi nuda e avanzando verso di lui. Aprì le braccia per mostrare meglio il seno, e sotto si era depilata il pube. La sua voce fu simile a quella di una sirena: «Tommaso, non mi vuoi…»
«Vestiti e sparisci dalla mia vita, lurida puttana, o giuro che ti sfondo il culo come hai permesso che succedesse alla mia amata Linda, ma a pedate per gettarti fuori da casa mia!» le disse, senza muovere un dito, bloccandola sul posto con lo sguardo e la smorfia di odio che assunse il suo volto, e quelle parole furono più liberatorie di qualunque orgasmo gli avesse mai concesso.
Quel bosco sembrava non avere mai fine, come se gli ultimi alberi si specchiassero sull’Oceano Pacifico, e, in un paio di occasioni, Linda fu sul punto di chiedersi se non si fosse persa, sebbene, dopo pochi minuti, ecco ricomparire il cartello con le indicazioni. Riconobbe anche un paio di scorci o particolari che le erano rimasti impressi nella memoria dall’andata e dal ritorno precedenti, in occasione della semifinale.
Gli uccelli, per qualche motivo, sembravano aver smesso di cantare e l’unico suono che la circondava era il frinire delle foglie degli alberi che si muovevano in una leggera brezza, facendo danzare i fasci di luce che fendevano l’ombra del bosco passando per i varchi delle volte arboree. Di tanto in tanto un suono si alzava oltre gli alberi che circondavano il sentiero, e Linda sperava non fosse qualche animale pericoloso.
In effetti, si domandò quali animali pericolosi potessero aggirarsi nei boschi di Caregan. Volpi? No, non lo erano a meno che non fossero con dei gatti e cercassero di truffare qualcuno. Lupi? Che lei sapesse, non se ne vedevano da anni. Cinghiali? Da quanto sentiva in giro, sembrava ce ne fossero parecchi in zona, ma potevano davvero essere pericolosi per una…
La ragazza si bloccò all’improvviso, voltandosi. Qualcosa si era davvero mosso alle sue spalle, a qualche metro di distanza, in mezzo alle felci, spezzando un rametto che doveva essere per terra.
«Cazzo…» sussurrò mentre il suo cuore cominciava a battere all’impazzata e un gran desiderio di correre via di lì iniziò a crescerle nelle gambe. «Spero non sia davvero un cinghiale».
Fissò l’ombra tra le piante, che da quando il sole era stato coperto da una nuvola, era diventato ancora più profonda. Non riusciva a scorgere qualcosa muoversi, magari l’animale era fermo, acquattato nel sottobosco, ancora più spaventato di lei, temendola un predatore.
Rimase qualche istante ferma, lasciando che il suo cuore rallentasse la sua corsa, sperando di riuscire a vedere una bella volpe, o uno scoiattolo particolarmente maldestro che avesse perso una sua ghianda lasciandola cadere a terra. Forse, se lei avesse parlato, l’animale si sarebbe spaventato a sufficienza da farlo fuggire, e vedendolo allontanarsi entrambi avrebbero trovato un po’ di quiete ponendo fine a quello stallo.
Raccolse una boccata d’ossigeno dopo una manciata di coraggio, la ragazza, non trovando nulla di meglio da pronunciare, disse: «C’è qualcuno?»
«Sì, bella figa,» sibilò l’animale, facendo balzare in gola il cuore di Linda. Poi, in un fruscio di rami che si muovevano e foglie che venivano pestate, una figura antropomorfa alta e magra si delineò tra gli alberi, emergendo dall’ombra.
Linda si sentì mancare il fiato quando si rese conto che qualcuno l’aveva inseguita nel bosco e non sembrava avere buone intenzioni. Vide quell’individuo muoversi verso di lei, incapace di contrarre un solo muscolo, come se fosse stata incollata a terra, come se, restando ferma, lui non l’avrebbe vista, anche se in mezzo ad un sentiero. E il terrore che l’aveva ghermita crebbe quando comprese chi fosse, mentre la distanza diminuiva.
«Mauro!» strillò.
Una mano spostò il ramo che si poneva davanti al viso dell’uomo, e ancora prima che lui parlasse un raggio di luce colpì il ghigno disgustoso che sembrava essere eternamente stampato su quella faccia confermando il timore di Linda. Se solitamente quella faccia da cavallo dai lineamenti slavati dava l’impressione che Mauro non fosse in grado di profondi ragionamenti, in quel momento svelava come un faro nella notte le sue intenzioni.
«Eh, bella figa… lo sai che è pericoloso camminare nei boschi da soli?»
«No!» gridò la ragazza, voltandosi e mettendosi a correre per la propria salvezza.
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