Chapter 38 - "Vuoi venirmi in bocca o in faccia?"
Infine Linda e Tommaso tornano ad amarsi...
1 year ago
Linda fu inamovibile dalla sua convinzione e, nel tempo che la Punto di Tommaso percorse la strada statale, uscendo dal bosco, in vista della cittadina di Caregan, riuscì a convincere anche il ragazzo a raggiungere la sua abitazione. Lui avrebbe preferito che lei tornasse al proprio appartamento per rilassarsi un momento dopo quanto le era accaduto lungo il sentiero, ma Linda voleva andare da lui.
Quando lo aveva pregato, Tommaso non aveva potuto fare altro che prendere la strada per casa propria. Arrivati, con sollievo del ragazzo, notò Linda, l’auto di Tania non c’era più, e la casa era tutta per loro. Una volta varcato l’ingresso interno, la ragazza non volle perdere tempo, se non bere un paio di bicchieri d’acqua al posto del the che lui le aveva proposto per liberarsi la bocca dall’arsura che la fuga tra gli alberi le aveva causato.
«Dovresti riposare un po’, bimba,» le consigliò Tommaso.
«Sì, ma voglio farlo con te, Tommy,» rispose lei, prendendolo per mano e conducendolo nella camera da letto dove le aveva fatto scoprire quanto potesse essere meraviglioso il sesso.
«Sei sicura? Non vuoi…»
«Voglio te, Tommy. È una settimana che non sono tra le tue braccia, ed è stata la settimana più brutta della mia vita…»
Lui la baciò, ma subito si ritrasse, con una smorfia di dolore.
«Ti fa ancora male?» chiese lei, preoccupata.
Il ragazzo non rispose a parole, ma il viso lasciava comprendere che il pugno di Mauro aveva lasciato le labbra doloranti. «Per lo meno i denti sono ancora al loro posto,» spiegò, sollevato. «Sono dell’idea che qualche dentista gli abbia pagato delle lezioni di boxe».
Linda si sentì rinfrancata a quella notizia mentre lo spingeva dolcemente sul letto. «Vorrà dire che farò tutto io,» disse, ma non c’era risentimento nelle sue parole. Anzi, voleva dimostrare al suo amato quanto gli fosse mancato. Non le ci volle molto a spogliarsi: avrebbe voluto farlo lui, ma lei era troppo impaziente.
Tommaso contemplò il corpo esile ma splendido della ragazza, i suoi seni invitanti come mele succose e il suo bocciolo di rosa già arrossato dal desiderio, restando un momento in un silenzio religioso. «Sdraiati che ti massaggio,» le propose allungandosi per aprire il “cassetto del piacere” e prendendo il dosatore dell’olio profumato.
Lei sorrise all’idea, ma scosse la testa. Prese dalla mano del ragazzo la bottiglietta rossa e la posò sul comodino, e invece dal cassetto prese il dosatore giallo che sembrava non essere mai stato usato in precedenza. «Ti ricordi quando abbiamo fatto l’amore a casa mia, nella mia camera, e mi hai fatto scoprire cos’è l’amore?» domandò, e la risposta fu un accenno con la testa e un sospiro che comprese perfettamente.
Lei tornò tra le gambe del ragazzo, sbottonò i jeans, abbassò la zip e gli tolse i pantaloni, quindi le mutande che non riuscivano a celare il suo desiderio. «Quel giorno avevi detto che sarebbe stato un giorno dedicato completamente a me, quando mi hai rimessa in piedi perché volevo farti un pompino, e mi hai detto che ero la tua principessa. Beh, hai dimostrato di essere il mio guerriero, e oggi lo dedicherò tutto a te,» gli promise.
Linda sorrise mentre un senso di felicità sentiva invaderla alla vista del cazzo di Tommaso. Quanti ne aveva visti negli ultimi sette giorni… quanti avevano cercato di entrare in lei e quanti ci erano riusciti per davvero? E di questi, quanti valevano anche solo una minima parte di quello che aveva finalmente tra le sue mani. «Quanto mi sei mancato…» sussurrò, rivolta sia a Tommaso come persona che al suo pene in particolare, quindi spalmò l’organo con il lubrificante all’interno della bottiglietta gialla.
Tommaso rabbrividì al contatto con la crema fredda. «Non preoccuparti, che te lo scaldo io,» lo rassicurò la ragazza e, appoggiando le mani sui lati dell’asta, prese a massaggiarlo muovendole avanti e indietro: sotto i palmi percepiva il calore del cazzo e la pelle scivolare senza frizione, poi abbassò la testa e cominciò a succhiare le palle, percependo i noccioli tra le labbra, baciando la base e l’inguine su cui stavano crescendo i primi millimetri di pelo. Le ricordò con un sorriso quando abbracciava suo padre, un paio di giorni dopo che si era tagliato la barba.
«Linda…» sussurrò Tommaso, chiudendo gli occhi. Si lasciò sfuggire un sospiro di piacere. «Posso sperare in un pompino come quello della tua esibizione? Ho visto il video: sei stata davvero incredibile».
Linda alzò la testa dall’inguine del ragazzo, divertita alla sciocchezza di ripetere sull’uomo che amava quanto aveva fatto su Michele per vendicarsi degli anni che l’aveva trattata male. «Amore, non ho intenzione di limitarmi ad una simile sciocchezza. Piuttosto, per la prossima volta dovresti mettere dei legacci al letto».
«Perché?»
Lei sorrise, lasciando comprendere a Tommaso che la Linda che aveva conosciuto all’inizio, timida, che non era riuscita a portare a termine il suo primo pompino, era scomparsa, lasciando al suo posto una ragazza a cui il sesso stava svelando i propri segreti e che non si faceva problemi nello sfruttarli. «Perché così non potrai scappare quando ti farò impazzire di piacere, Tommy,» E, detto questo, il cazzo scomparve tra le sue labbra, cominciando a dimostrare al suo uomo cosa si era perso durante quella settimana. Un profondo respiro colmò i polmoni di Tommaso quando la lingua di Linda scivolò sul suo glande, accarezzandolo.
La ragazza si limitò a succhiare senza troppi problemi, muovendo la testa avanti e indietro, di tanto in tanto passando un attimo alle palle, lasciando che una mano zangolasse per non lasciar raffreddare l’eccitazione del suo uomo. Quando Tommaso fu sul punto di venire, volle sfruttare lo stesso trucco che le aveva insegnato lui stesso e strinse la base del pene.
«Non così presto, Tommy,» gli sussurrò mentre la sua eccitazione calava di qualche punto e lui le ricordava che l’amava e che non vedeva l’ora di restituirle il piacere.
Linda tornò a lavorare sul cazzo del suo amato, avvicinando il naso alla cappella e riempiendosi del profumo di sesso speziato sollevandosi dal meato che stava riempiendo l’aria. Sentì la sua figa farsi sempre più umida, pronta ad accogliere dentro di sé Tommaso per dare e ricevere piacere.
Si sporse verso Tommaso e lo aiutò a togliersi la maglietta, macchiata dal sudore dell’escursione della mattina e della lotta con Mauro nel pomeriggio, briciole di sottobosco impigliate nelle fibre del tessuto. La pelle emanava un afrore selvaggio, che aggredì i sensi di Linda invadendo la sua mente, arrivando quasi a sopraffare il suo trattenersi dall’impalarsi sul cazzo che tanto amava e farsi riempire di sborra. Sopraffatta dal desiderio cercò di calmarsi anche lei, sdraiandosi sul corpo caldo di Tommaso, accarezzandogli prima il viso e poi baciandolo con passione sul collo.
Quando lui la strinse a sé, Linda si sentì colmare da una felicità che non provava dal venerdì che avevano passato nella sua cameretta e che temeva che non avrebbe mai più potuto sperimentare. Tanto era l’intensità dell’emozione che le stava coccolando il cuore che sentì le lacrime prossime a sgorgare dalla sua anima.
Gli sussurrò di nuovo che lo amava, e lui, sorpreso e preoccupato, le chiese perché stesse quasi per piangere.
«Perché sono felice, Tommy,» gli rispose, sollevandosi da lui e scivolando dal letto per poter riprendere il suo pompino. Strinse dolcemente con una mano il cazzo e iniziò a leccarlo lungo l’asta, baciando prima le palle e poi giocando con il frenulo, strappando continui gemiti di piacere al ragazzo, intervallati da complimenti senza fiato. Scese con la bocca attorno alla cappella e accarezzò e stuzzicò il meato fino a portare Tommaso ad un passo dall’eiaculazione un paio di volte, ma sempre fermandosi un attimo prima grazie alla mano che massaggiava i coglioni e che le permetteva di percepirne i movimenti che preannunciavano il loro imminente svuotamento.
Tommaso sembrava ormai incapace di fare qualsiasi cosa che non fosse sospirare profondamente e gemere, muovendosi come se quel continuo stato di eccitazione si fosse trasformata in una sensazione dolorosa, più mentale che fisica. L’unica parola che riusciva, a fatica, a pronunciare era il nome della sua dea.
Linda salì sulle gambe dell’amato, sedendosi sulle sue cosce. Spinse il cazzo contro la sua figa, le labbra grondanti di desiderio che gocciolavano ormai senza alcun ritegno, e cominciò a strusciare il proprio sesso lungo quello di Tommaso, sentendo la pelle bagnata dell’asta scivolare sull’uretra e l’imbocco dell’utero e la cappella accoccolarsi contro il suo clitoride, ormai viola e gonfio come la punta di un mignolo, al pari di un gatto che sfregasse la testa in segno di riconoscenza verso chi l’aveva sfamato.
Tommaso aveva sollevato la testa, osservando il suo uccello venire usato come un dildo da Linda, usandolo per masturbarsi. «È la cosa più fottutamente erotica che abbia mai visto,» le confessò con un filo di voce, stravolto, come se si fosse appena svegliato da un incubo.
Lei gli sorrise, soprattutto con gli occhi, la bocca aperta per il piacere che stava montando dentro di lei. Chiuse le palpebre, gustandosi la pelle vellutata del glande che le titillava il clitoride, il sesso del suo uomo che accarezzava la sua più profonda femminilità, stordendola, facendole girare il capo, i seni che sembravano divenire sempre più gonfi e dolorosi, i capezzoli che parevano di roccia. Non poté più trattenersi e due dita sprofondarono nel suo utero, che si aprì nell’inglobarle e rigettando nettare che scivolò sulle palle di Tommaso, impregnando l’aria della loro alcova di un profumo fruttato e le loro anime di un desiderio feroce.
Il pompino era per il suo uomo, ma la prima a godere fu lei, quando le sue braccia e le gambe vennero scosse dal piacere e un grido roco si alzò dalla sua gola. Sollevò la testa verso il cielo, con gli ansimi che frammentavano il nome di Tommaso che la ragazza cercò di pronunciare quando raggiunse il culmine del piacere. Con un sospiro si adagiò sul busto dell’amato, appoggiando la testa sul suo petto e sfregando il viso sui peli, ascoltando il battito del cuore di Tommaso. Le sovvenne alla mente quando, la loro prima notte di sesso, dopo il suo squallido pompino da vergine, lui l’aveva perdonata per averglielo morso e l’aveva fatta appoggiare con la testa sui suoi pettorali perché potesse vedere meglio l’opera di Tania sul suo cazzo: l’accelerazione del battito del cuore dovuto all’azione delle labbra e delle mani della sua maestra di sesso gli aveva fatto scoprire che c’erano poche cose al mondo che le dessero piacere quanto spompinare l’uomo che amava.
Sentì le dita di una mano di Tommaso scivolarle tra le ciocche di capelli, massaggiandole la cute della testa. «Anche questo era previsto nel programma del finale, principessa?» le chiese, ironico, ansimando stravolto dal piacere che stava covando dentro di lui.
Lei si sollevò da lui, facendo ruotare la testa perché i capelli le scendessero dietro la schiena. «Gli sarebbe piaciuto,» rispose, soddisfatta, scivolando di nuovo tra le gambe di Tommaso e prendendo di nuovo in mano il cazzo. Appoggiò le labbra sulle palle, bagnate del desiderio che era scivolato fuori dal suo bocciolo di rosa e cominciò a succhiarle. Erano diventate dure come sassi e grosse come non le aveva mai viste prima, colme di seme per la lunghissima azione della sua bocca e le sue mani. L’apprezzamento dell’amato sotto forma di gemiti e movimenti del pene che riprendeva la sua massima erezione non si fece attendere.
«Ti prego, Linda, fammi venire…» la implorò con un sussurro. «Non ce la faccio più».
La ragazza lo fissò in volto da dietro il cazzo luccicante di saliva, lungo la cui asta stava facendo scorrere la punta della lingua. Gli occhi di lei lasciarono trasparire la sua soddisfazione nel preparare il suo uomo a ricevere il miglior pompino della sua vita, quindi con una mano cominciò a zangolarlo mentre le sue labbra si chiusero attorno al glande.
«Linda… non ce la faccio più…»
Lei sorrise. «Vuoi venirmi in bocca o…»
«In faccia…» disse lui, «o ti soffoco».
Compiaciuta da quanto aveva fatto fino a quel momento, si appoggiò il pene sul viso e mentre una mano si muoveva su e giù lungo il fusto, un paio di dita accarezzavano il glande, sfiorando la pelle che si era ritratta e danzando attorno al meato. «Ti amo, Tommy, non posso vivere senza di te, e questo pompino possa dimostrartelo».
Tommaso sembrava non aver compreso le parole della ragazza: era sdraiato, nudo e sudato, il fiato profondo e pesante. Solo dopo qualche istante riuscì a dire, con la voce interrotta dal respiro affannoso: «Ti amo più della mia vita, Lin…»
Non riuscì a completare la frase, sobbalzando sul letto e urlando. La schiena si arcuò. La ragazza se l’era aspettato, e proprio per quello gli aveva giurato il proprio amore, sentendo le palle ritrarsi nel bacino e il cazzo vibrare, attendendo una scarica di sborra, soddisfatta dopo aver rimandato per tre volte l’eiaculazione del suo uomo, rendendo il desiderio e l’eccitazione tanto dolorosi e sofferti che il piacere dell’orgasmo sarebbe stato moltiplicato. Appoggiò ad una gota il pene del suo ragazzo percependone il piacere prossimo a sgorgare, stringendolo per godere anche lei del suo impegno.
L’orgasmo si impossessò dei muscoli di Tommaso, che si trovò improvvisamente piegato in avanti, quasi seduto, urlando il nome della sua dea. Una scarica di sborra eruttò violenta dal meato, solcando il viso di Linda e spargendosi in parte fino ai capelli e, in parte, cadendo oltre, finendole sulla nuca. Lei sussultò, spaventata dalla potenza dello spruzzo, gli occhi chiusi. Il cazzo sembrava la canna di un fucile che vibrava ad ogni spruzzo, caldo e dal pesante afrore di maschio.
Sentì Tommaso crollare sul letto, mentre si scaricava ancora sul suo volto, ansimando e contorcendosi. Sei schizzi colpirono Linda, poi il resto colò lungo l’asta, spandendosi sulla cappella e scivolando fino alle palle.
Stordita ma soddisfatta, Linda lasciò il cazzo e si pulì le palpebre del seme del suo ragazzo, suggendosi le dita per nettarle. Quanto le era mancato quel sapore speziato di Tommaso… Le sembrò la cosa più buona che avesse mai assaggiato. Non avrebbe più potuto farne a meno.
Contemplò il risultato del suo lavoro, sdraiato sul letto, con il fiato corto e cosparso di stille di sudore. Tommaso aveva gli occhi chiusi, le mani che stringevano le coperte. Pensò che, probabilmente, lei era stata nella medesima condizione quando lui le aveva praticato il suo primo cunnilingus e fatto scoprire cosa fosse un vero orgasmo.
Il cazzo aveva finito di eiaculare e quando Linda di abbassò a pulirlo con la lingua Tommaso sussultò nel momento in cui il suo glande, viola e cosparso di liquido bianco, venne accarezzato dalla ragazza. Una mano si appoggiò tra i suoi capelli fradici di sperma, e la voce del ragazzo si fece sentire, a malapena udibile.
«Linda… è stato…»
«Da uno a dieci, quanto mi dai?» domandò lei, ricordando quando gli aveva chiesto un voto ad uno dei suoi primi pompini, ponendo a uno il suo primo, pessimo tentativo e a dieci un qualunque lavoro di bocca di Tania. Quella volta era stato un doloroso, ma onesto, cinque.
Lui sembrò non riuscire a parlare per qualche istante tanto era a debito di ossigeno. «Trentotto,» disse poi, senza fiato. «E mezzo. O tre quarti. Ci penserò meglio quando sarò più lucido».
Lei battè le mani un paio di volte, soddisfatta. Non era forse nemmeno stata così felice in vita sua, si rese conto. E, in un angolo della sua mente, si chiese che cosa avrebbero fatto i suoi compagni se si fosse esibita in qualcosa di simile durante la finale. Un sorriso maligno emerse sulle sue labbra.
Tommaso pensò di essersi addormentato, stanco come poche volte nella sua esistenza. E mai prima di allora era stato così in pace con sé stesso. Un senso di benessere aveva invaso il suo corpo, ma soprattutto la sua mente, sebbene gli sembrasse che il suo cazzo fosse esploso nello scoppio più piacevole al mondo. Si risvegliò quando il suo telefonino squillò. L’acqua scorreva nel bagno mentre allungava una mano per afferrare il cellulare.
Sullo schermo appariva la notifica di una foto inviatale da Linda su Whatsapp, che in quel momento fece la sua comparsa sulla porta della camera dopo aver chiuso l’acqua in bagno.
Tommaso ammirò la sua acerba bellezza, la sua sinuosità, il suo corpo che tanto desiderava. Si era lavata il viso e pulita i capelli dal suo seme, o almeno gli era sembrato di esserle venuto in faccia: a metà dell’incredibile orgasmo che gli aveva donato era quasi sentito svenire tanto era stato potente. La vide avvicinarsi a lui e sedersi al suo fianco, appoggiando una mano sul suo petto e facendo scivolare le dita tra i peli.
«Ti ho spedito la mia foto coperta dalla tua sborra prima di lavarmi,» gli spiegò. «Le tue palle erano piene da scoppiare, amore».
Lui rimise il telefonino sul comodino e fece accomodare sopra di sé la dea bionda. Lei si accoccolò sul suo corpo con piacere, tanto piccola rispetto a lui che sembrava sdraiarsi sopra la pelle di un orso. Iniziò a baciarlo sul collo e sulla mascella, accarezzandogli il viso. Lui la strinse con dolcezza, provando una felicità che, si accorse, non aveva mai sperimentato con Tania.
Restarono così per qualche minuto, sussurrandosi il loro amore e riempiendosi le rispettive anime del profumo della pelle e del sesso l’uno dell’altra, poi Linda sembrò prendere coraggio e chiedere: «Ti ricordi, quel magico pomeriggio, io e te… quando ti ho offerto il mio culetto?»
Tommaso accarezzo il capo della ragazza con una sua guancia. «Il tuo “dolce culetto”, per essere precisi. Certo, come posso dimenticarlo?»
«Io…» tentennò, «vorrei che lo prendessi».
«Ne sarei felicissimo, mia gioia, ma…»
Lei si alzò su un gomito, appoggiando un dito sulla bocca di Tommaso per fermarlo. «Ma devo confessarti che…» non riuscì a mantenere un contatto visivo, abbassando lo sguardo, in disagio. «…non sono più vergine. In questa settimana io ho…»
Questa volta fu Tommaso a non lasciarla finire, accarezzandole il viso. Non voleva che evocasse quanto le era accaduto con i tre giudici a causa della pazzia di Tania. «Non preoccuparti, mia gioia. Amerò comunque te e il tuo dolce culetto».
Un sorriso sorse sul volto della ragazza.
Tommaso si sparse il cazzo di abbondante lubrificante mentre Linda si sdraiava prona sul letto, a gambe aperte, in attesa.
«Sei pronta?» le domandò lui, ponendosi dietro di lei.
«Sì,» rispose la ragazza, anche annuendo con la testa, ma era evidente che un po’ era agitata.
«Se ci sono problemi, dimmelo».
«Va bene».
Il ragazzo afferrò il pene, appoggiandolo all’ano, un buchino rosa tra le splendide chiappe di Linda. Per un attimo fu lui a tentennare, scoprendosi nervoso come la sua amata. Poi si lasciò scivolare dentro il retto della ragazza.
Lei trattenne un istante il fiato, mentre il suo culo di dilatava e il cazzo del suo uomo sprofondava in lei, ma anche lui si accorse che non c’era resistenza, non più di quanta ne avrebbe opposta la sua figa bagnata di desiderio. Tommaso sentì il suo cazzo avvolto dal calore dell’intestino della fanciulla, una sensazione tattile diversa da quella che l’utero avrebbe restituito ma che lui sognava ormai dai tempi della rottura del suo fidanzamento con Sara. Chiuse gli occhi per qualche secondo, soddisfatto, assaporando quella soddisfazione.
«Senti dolore, bimba?»
La voce di lei fu più felice di quanto si sarebbe aspettato. «No, e mi piace davvero!»
«E allora rendiamolo anche migliore,» propose lui. Lei lanciò un gridolino di sorpresa quando sentì una mano di Tommaso passarle sotto il seno, l’altra sull’inguine e, una volta stretta a lui, si trovò girata con lui, trovandosi sopra. Lui si sistemò meglio, la testa accanto alla sua, le dita sinistre che giocavano con il suo capezzolo destro, le altre che prima le accarezzavano le labbra e poi scivolavano nel suo sesso, provocando lo straripamento di una gran quantità di ambrosia.
«Adesso rilassati, mia principessa,» le sussurrò. Lei volse la testa e cominciò a baciarlo, una mano che si appoggiava sui suoi capelli castani, lui che muoveva il bacino sotto di lei, inculandola, mentre la ditalinava: il cigolio della rete del letto accompagnava il suono viscido delle dita che lavoravano nell’utero di Linda, intervallato da ansimi di piacere della ragazza che diventavano sempre più frequenti e profondi.
«Sì, Tommy, sì! Ti prego, non fermati».
«E perdermi lo spettacolo di te che godi?» rispose lui, sogghignando, mentre aumentava l’intensità della pressione sul punto G dell’amata e faceva intervenire il polso nell’accarezzare il clitoride.
In pochi minuti Linda sembrava in preda alle convulsioni, muovendosi scomposta nella stretta del ragazzo, ansimando come se stesse soffocando per la mancanza di ossigeno. Muoveva talmente il bacino che lui aveva smesso di incularla perché il sedere della ragazza si muoveva come se fosse stato un serpente in movimento.
Lei spinse la testa indietro, nella spalla di Tommaso, la bocca e gli occhi sbarrati, il fiato mozzato, poi lanciò un grido e lui fece appena in tempo a togliere la mano per permettere alla fontana di acqua di Luna di sgorgare dalla figa della ragazza e sollevarsi in aria sopra di loro, ripiombando sul letto a pioggia.
La ragazza fu scossa dagli spasmi, incapace di controllare il proprio corpo. Si voltò da una parte, cadendo dal corpo di Tommaso e finendo sul copriletto, sfilando il cazzo del ragazzo dal proprio culo che rimase come puntato in aria, mentre lei afferrava le lenzuola, sprofondando la testa nel cuscino e urlando di nuovo come se stesse soffrendo.
Tommaso si girò su un fianco, soddisfatto. Mentre si leccava la mano che aveva lavorato nel sesso della sua amata, gustandosi il suo sapore più intimo, riempiendosi le narici del profumo inebriante dell’orgasmo che le aveva appena provocato, con l’altra le teneva una spalla, sia per impedirle di cadere dal letto che per ricordarle che lui era lì.
La ragazza fu scossa dai fremiti per diversi, lunghi secondi, prima di riuscire a rilassarsi e trarre un sospiro. «Grazie, Tommy,» disse soltanto, prima di chiudere gli occhi e adagiarsi meglio sul letto.
Lui l’accarezzò tra i capelli e sulla schiena, scivolando fino alle chiappe che aveva violato ma non goduto. Adorava quanto fossero sode e rotonde.
Linda non aprì gli occhi, ma disse con voce flebile, assonnata: «Cosa aspetti, Tommy? Finisci di scoparmi il culo. Mi piace avere il tuo cazzo dentro di me, in ogni orifizio…» confessò, sottolineando il tutto con un sorriso.
Lui non se lo fece ripetere: in un attimo era dietro di lei, dentro di lei, il corpo meraviglioso sospinto in avanti nel letto al ritmo dei colpi del bacino di Tommaso contro i glutei di Linda. Inspirò profondamente quando percepì la sborra scorrergli come un senso di solletico fastidioso lungo l’uretra e schizzare nell’intestino della sua dea.
Si lasciò scivolare accanto a lei, stringendola e coccolandola. «Ti amo, Linda,» le sussurrò.
«Mai quanto io amo te, Tommy,» rispose lei, e la sua voce trasudava dolcezza e gioia.
«Cosa mai potrei desiderare di meglio?»
Lei non rispose se non dopo qualche secondo: «Voler preparare di nuovo quel riso alle verdure che fa impazzire la tua principessa, ad esempio. E, in attesa della cena farla, venire ancora qualche volta?»
Una mano di Tommaso scese sull’inguine di Linda, accarezzandone il bocciolo di rosa. «Vogliamo vedere quante volte riesci a squirtare prima di implorarmi di smettere?»
Non la vide ma fu sicuro che lei sorrise. «Sì, credici che ti imploro di farti smettere… Ma, se proprio ci tieni, possiamo sempre scoprirlo,» poi una sua mano scivolò sul corpo di lui, raggiungendone l’inguine e accarezzandone il pene. «Una volta soddisfatta la tua curiosità, potremmo scoprire quante volte riesce a sborrare in una giornata un ventiquattrenne: per fortuna abbiamo a disposizione un ottimo esemplare».
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