Linda la nerd

Chapter 39 - "Il mio dolce culetto non riuscirà ad aspettare fino a questo pomeriggio"

Francesca partecipa alla finale della gara di pompini e Linda scopre che non tutto il male viene per nuocere...

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Era impossibile non respirare un clima di nervosismo nel piazzale della vecchia segheria, sia nel pubblico che tra i quattro giudici: se i primi vociavano tra di loro, lamentandosi non avesse avuto ancora inizio la finale, i secondi non sapevano come comportarsi di fronte ad un’eventualità che non avevano messo in conto. Sì, si sarebbe potuto prevedere che una delle ragazze non si sarebbe presentata per qualche motivo, ma ben due?

Adriano si guardava attorno confuso e allibito, interrogando gli altri tre con lo sguardo, ma le risposte si limitavano ad alzate di spalle, dimostrando che nemmeno Daniele, Michele ed Enrico erano certi sul come comportarsi. Era evidente lo sconcerto sui loro volti per l’assenza di Linda, la sorpresa della gara di pompini, tanto decisa a dimostrare la propria bravura davanti a chi l’aveva presa in giro per anni da sacrificare la propria verginità anale per essere riammessa, e Marianna, la bionda con uno dei caratteri peggiori della scuola e che sembrava voler vincere ad ogni costo, anche arrivando a minacciare le altre concorrenti.

La cosa si stava ormai protraendo da più di mezz’ora, nella speranza che almeno una delle due si presentasse, e l’unica che in quel momento che non era toccata dal clima di agitazione era Francesca, che a stento riusciva a nascondere un sorriso soddisfatto. Era evidente che il degradante pompino di quella mattina a Mauro non si era rivelato inutile, e quell’idiota, in qualche modo, aveva davvero intercettato e fermato Linda. Dovette ammettere con sé stessa di essere curiosa di sapere come avesse fatto, ma probabilmente si era limitato a spaventarla e farla fuggire fino a casa: il giorno dopo, a scuola, avrebbe rincarato la dose insinuando che non si era presentata perché aveva compreso di non poterla battere e, se Linda avesse replicato sostenendo che il suo arrivo era stato impedito da Mauro, Francesca ne avrebbe approfittato, insinuando che era talmente bugiarda da incolpare gli altri pur di nascondere la propria paura.

Francesca sorrise davvero, questa volta, pensando che l’era di gloria della nerda era già giunta al termine, e tutti avrebbero ripreso a considerarla la pantegana che era sempre stata: il resto dell’anno scolastico sarebbe stato un inferno per Linda. Oh, doveva fargliela pagare per aver fatto quel pompino alla semifinale che aveva oscurato il suo, e vi avrebbe aggiunto anche gli interessi.

La stupiva, invece, l’assenza di Marianna, considerando anche quanto la stessa, nei giorni precedenti, aveva promesso a tutte le altre tre che le avrebbe battute nella finale. Francesca si chiese se anche lei fosse stata fermata da Mauro, ma dubitava che si fosse incamminata con Linda lungo il bosco. Non che Marianna fosse rientrata comunque nella breve, molto breve, lista delle ragazze che avrebbero potuto batterla nella gara, ma, per lo meno, restava comunque una rivale, e la sua assenza era indubbiamente bene accetta.

Di tanto in tanto scoccava un’occhiata a Vincenza, ad una decina di metri da lei, tra il pubblico. Un paio di sue amiche la circondavano, calmandola e assicurandola che avrebbe vinto, e lei cercava di apparire tranquilla, sebbene i pugni chiusi e la schiena fin troppo dritta lasciassero trasparire tutto il nervosismo che celava dentro di sé, attorniata da una sessantina di persone che stavano per ammirarla mentre si impegnava a spompinare qualcuno il meglio possibile. Francesca fece spallucce, soddisfatta. Vincenza avrebbe potuto metterci tutto l’impegno di questo mondo ma l’unica cosa che avrebbe portato a casa sarebbe stato solo un secondo posto. Ecco, era lei che guadagnava più di lei nell’assenza di Marianna, o sarebbe potuta arrivare anche terza.

«Beh, è una fortuna che Linda non ci sia,» commentò Pamela accanto a lei.

«Perché, pensi che avrei avuto problemi con lei in gara?» ribatté Francesca, più acida di quanto avrebbe voluto.

L’amica non disse nulla, distogliendo lo sguardo. Probabilmente ricordò in quel momento che, quando la biondina aveva vinto il suo giorno di semifinale e Pamela l’aveva riferito a Francesca, si erano quasi ritrovate a litigare, la mora convinta che la rossa la stesse prendendo in giro descrivendo l’incredibile e inaspettato lavoro di bocca della nerda. Almeno fino a quando Francesca non aveva visto il video e capito che non stava affatto scherzando o esagerando, gettandola nello sconforto.

Ma, per quanto Francesca potesse negarlo davanti a chiunque, dentro di sé doveva ammettere che, senza l’intervento di Mauro, in quel momento Linda sarebbe stata portata in trionfo dalla folla e lei ricoperta di infamia e ignominia, e avrebbe passato il resto della sua vita a prendere ordini e sentire lamentele dei clienti alla società di trasporti di famiglia.

D’improvviso, dopo essersi velocemente consultati un’ultima volta, i quattro giudici giunsero alla conclusione che protrarre si sarebbe dimostrato inutile. Adriano, stampato in faccia un sorriso palesemente di circostanza a nascondere la sua delusione per la finale che si stava dimostrando ben differente da quanto avevano sperato, fece un paio di passi in avanti, battendo le mani per richiamare l’attenzione degli astanti.

«Beh, ci sembra inutile aspettare oltre,» spiegò, guadagnandosi un paio di “finalmente” ed “era ora” dal pubblico, sebbene qualcuno mugugnò qualcosa ugualmente, sperando ancora di vedere in azione Linda e, probabilmente, farsi di nuovo coinvolgere dall’eccitazione al punto tale da fare sesso con la propria partner. «Dobbiamo dichiarare Marianna e Linda sconfitte a tavolino, e la cosa mi dispiace, anche perché sarei stato io il giudice di Linda,» aggiunse, facendo finta di pronunciarlo tra colpi di tosse. Un paio di risate si sollevarono dal pubblico. «Per l’edizione dell’anno prossimo vedremo di organizzarci un po’ meglio».

«Prevedi di essere qui anche l’anno prossimo?» gridò qualcuno dagli astanti. Un nuovo scroscio di ilarità si diffuse per il piazzale.

«Magari comprate un trofeo, che “sic transit gloria mundi”, dicevano gli antichi,» gridò una voce femminile.

«Eh, sì,» convenne ironico Adriano, annuendo, «e aggiungevano: “…cazzum gommam pitturatum orum restant”».

Evidentemente soddisfatto delle sue qualità di intrattenitore, confermato dall’allegria che aveva contagiato il pubblico, Adriano fece avanzare le due ragazze in mezzo allo spiazzo con un gesto della mano mentre Michele ed Enrico prendevano il loro posto, appoggiando a terra, davanti a loro, un paio di cuscini ormai luridi di polvere, terra e sperma secco.

«In bocca al lupo,» le augurò Pamela quando, sorridendo e già pregustando il retrosapore di vittoria della sborra di Michele, Francesca si avviò verso il suo posto. Alla sua destra, anche Vincenza si staccò dal calore delle sue amiche e attraversò il piazzale, anche lei convinta di vincere. Il pubblico esplose in un boato di acclamazioni e qualche sporadico “buu”, probabilmente proveniente da fan di Linda e, ancora più incredibile per Francesca, di Marianna.

La ragazza raggiunse la sua posizione davanti all’odioso Michele, che la guardava con un astio che, in altre occasioni, l’avrebbe portata a schiaffeggiarlo e poi a insultarlo e beffeggiarlo, ma in quell’occasione si limitò a sorridergli, soddisfatta. Lo stronzo l’aveva scopata qualche giorno prima, quando si era presentata a casa di Adriano e aveva offerto la sua fica per convincerli a buttare fuori dalla gara Linda, e adesso avrebbe avuto anche la sua bocca, e nonostante questo la fissava come se si fosse trovata davanti un’appestata.

Era pure stato quello con cui Linda aveva dimostrato di saper fare dei pompini di livello ultra-professionali, tanto portentoso da farlo quasi svenire al secondo orgasmo di fila, cadendo in mezzo ai rovi: paradossalmente, lui aveva finito con l’odiare ancora più Linda per la figuraccia che gli aveva fatto fare davanti a tutti invece di venerarla per il piacere che gli aveva dato.

Ma questo non importava a Francesca. Anzi, mentre si inginocchiava davanti a lui, pensò che quell’odio avrebbe potuto portare Michele a considerare il suo pompino migliore della biondina e a infervorarlo fino al punto tale da convincere gli altri giudici che lei fosse quella degna di vincere la gara.

In ogni caso, si ripromise sorridendogli che avrebbe fatto a quello stronzo il secondo migliore pompino della sua vita. Simulò una sorpresa e un apprezzamento davvero convincenti quando lui gli mise il cazzo in faccia, nonostante se lo fosse trovato nel proprio utero pochi giorni prima. Un vero peccato che una nerchia così apprezzabile fosse attaccato ad un individuo così gretto e antipatico, con una faccia simile…

«Che bestia, Michele! Ti confesso che non ne ho mai visto uno così grande…» mentì, mentre accarezzava l’asta. Almeno, a differenza di quello di Mauro, molto più lungo e grosso, non puzzava come un tombino delle fogne intasate, e di sicuro, per quanto stronzo, Michele non avrebbe cercato di infilarglielo fin giù nello stomaco.

«Ti è piaciuto fartelo mettere nella figa, eh, zoccola?» sussurrò lui, evidentemente soddisfatto del ricordo, cercando di non farsi sentire dagli altri, sebbene la notizia della sua visita dai giudici dovesse essere ormai di pubblico dominio.

Lei sorrise maliziosa, appoggiando il cazzo su una guancia come se volesse coccolarlo. «Oh, non ne hai idea,» rispose lei. In realtà, il ragazzo non possedeva il minimo stile nello scopare e, per quanto Daniele non fosse meglio sotto quell’aspetto, almeno era un gran figo e la eccitava con quel corpo muscoloso e quel sorriso, per quanto si fosse poi dimostrato un grandissimo pezzo di merda. Michele, in realtà, aveva gradito le sue tette ben più di quanto lei avesse apprezzato il suo cazzo, e per quel motivo la ragazza aveva ben pensato di presentarsi alla gara con una maglietta scollata che mostrasse il solco dei suoi grossi seni, per lo meno quanto permettessero le regole senza venire squalificata. In quel momento, la ragazza pensò che qualche goccia di sborra caduta “accidentalmente” tra le sue gemelle avrebbe di certo aumentato l’apprezzamento di Michele nei confronti della sua esibizione.

«Adesso ti faccio il miglior pompino della tua vita…» gli promise, e prima ancora che lui potesse rispondere si mise in bocca la punta del cazzo e passò la lingua sulla cappella, saggiando quella gocciolina trasparente che era fuoriuscita dal buco.

La soddisfazione di lei fu quasi maggiore di quella di Michele, che trattenne per un istante il fiato, lo sguardo sbalordito oltre il pubblico. Evidentemente, pensò la ragazza mentre faceva scivolare la sua testa verso la base del cazzo, il pompino stava venendo davvero bene nel sentire anche il pubblico iniziare ad agitarsi ed alzare la voce.

Quella sarebbe stata una giornata memorabile, si disse Francesca, sorridendo, che avrebbe cambiato la sua vita.

Linda abbracciò e baciò Tommaso, augurandosi l’un l’altra una splendida giornata.

«Ora che sei con me, lo è di certo,» le confidò lui, baciandola di nuovo. «Non vedo l’ora che torni a casa».

La ragazza sorrise felice come, probabilmente, non lo era mai stata. «Il mio dolce culetto non riuscirà ad aspettare fino a questo pomeriggio,» gli rispose, prima di scivolare giù dall’auto, mettersi in spalla lo zaino e attraversare i cancelli della scuola. Non fece che pochi passi e già sentiva il bisogno di tornare indietro, rientrare nella Punto e implorare Tommaso di riportarla nella loro alcova e fare l’amore tutto il giorno, ma con uno sforzo fisico e mentale si trattenne e proseguì.

Si era domandata cosa avrebbero detto i suoi compagni nello scoprire che non si era presentata alla finale della gara di pompini ma, in fondo, adesso che varcava i cancelli della scuola, scopriva che non le importava affatto. Ora che era con Tommaso, adesso che aveva confessato ai suoi genitori con una videochat il pomeriggio precedente dopo che lui le aveva donato tre fantastici orgasmi, qualcosa che anche il rapporto consumato nella sua cameretta era sembrato sbiadire rispetto al giorno precedente, di essere fidanzata con un ragazzo che amava alla follia, non dava più nessun peso a quale sarebbe stata l’opinione dei suoi compagni nei suoi confronti.

Probabilmente avevano aspettato il suo arrivo alla vecchia segheria, aveva supposto, ma poi la finale doveva essere stata ugualmente svolta. In realtà, lei ignorava chi l’aveva vinta: una volta arrivata a casa di Tommaso, aveva spento il telefonino mentre facevano l’amore e l’aveva acceso solo per contattare i suoi, assicurandoli che stava bene. Più che bene. Quando poi, quella mattina, lui l’aveva portata prima a casa per prendere lo zaino e poi a scuola, non aveva avuto intenzione di riaccenderlo, indifferente del resto del mondo intero, perchè adesso il suo era tra le braccia di Tommaso.

Però, ad essere onesta, era curiosa di scoprire come si fosse evoluta la situazione sociale tra gli studenti ora che una ragazza aveva conquistato l’ambito titolo di regina dei pompini. Molto probabilmente lei era ripiombata nel suo stato originale di sfigata a cui nessuno avrebbe rivolto la parola. Di certo, Francesca non avrebbe perso occasione per prenderla in giro, alludendo che aveva avuto paura di lei e di fare una pessima figura, restandosene rintanata in casa il pomeriggio precedente. Tommaso avrebbe riso sentendo un’accusa simile.

Se avessero voluto continuare a chiamarla “Linda la nerd”, beh, avrebbe accettato quel nomignolo: le piaceva essere una secchiona. E non solo nelle materie scolastiche, si disse sorridendo, come aveva dimostrato una settimana prima.

“Ah, diavolo, spero comunque che non sia stata Francesca a vincere”, pensò, e una parte della sua felicità svanì. “Pure Marianna, per quanto mi stia antipatica, la preferirei a vantarsi di essere la migliore spompinatrice della storia umana…”

In effetti, dovette ammetterlo, a spingerla a fare la finale di quella squallida gara non era tanto il semplice desiderio di vincere quanto il piacere di battere Francesca davanti a tutti, farle fare una figuraccia in quella che sembrava essere l’unica abilità apprezzata dai loro compagni che Linda avesse sviluppato meglio della mora tettona. Un piccolo coniglietto sempre spaventato che sbatteva in faccia alla leonessa la realtà, e cioè che non fosse lei la migliore al mondo, abbassandole le orecchie e rimettendola al suo posto.

“Se non fosse stato per Mauro…” pensò mestamente, una punta di vergogna per averlo stordito con una bastonata sulla nuca, salvando sia se stessa che Tommaso da quello stronzo. Comunque, quando era tornata a casa per prendere lo zaino, aveva rivisto la sua auto al solito parcheggio, comprendendo che non l’aveva colpito così forte da spedirlo all’ospedale. “Paradossalmente, potrebbe essere meno scemo di prima” aveva commentato Tommaso quando lei gli aveva fatto notare la macchina. Linda non aveva potuto trattenere una risata a quelle parole, ma poi, ripensandoci, si era accorta che il suo uomo non le aveva pronunciate con il tono che usava per le battute.

Solo allora, quando Enzo la salutò, tornò alla realtà e si rese conto di qualcosa di anomalo nel piazzale della scuola.

«Oh, Linda, che piacere vederti,» disse lui, sincero. «Ho saputo che anche tu non ti sei presentata alla finale, e ho temuto fossi ammalata».

Lei a stento riuscì a rispondere al saluto dell’amico, concentrata com’era a guardarsi attorno, cercando gli studenti delle ultime classi. Buona parte dei ragazzi sembrava mancare. «Ma, Enzo, dove sono tutti?»

Lui sollevò le sopracciglia, stupito. «Non sai nulla?»

Lei, imbarazzata, rispose che era dal pomeriggio precedente che non usciva di casa e non aveva controllato i social network, ma il sorriso che non riuscì a trattenere nel pronunciare quelle parole permisero al ragazzo di intuire cosa avesse fatto Linda nel frattempo.

«Immagino che il fortunato sia il ragazzo che ti ha portato a scuola in macchina, eh?» domandò con un occhiolino. «Comunque, hai fatto bene a non presentarti, perché sul più bello, a quanto mi hanno riferito un paio che c’erano, si sono materializzati il preside, una mezza dozzina di professori e dei genitori».

Lo sguardo di Linda si aprì nella più completa sorpresa, sebbene la sua voce lasciò trasparire tutto il timore che le sconvolse l’anima «Cosa?»

Enzo annuì, grave. «Già: hanno beccato Francesca e Vincenza con un cazzo in bocca ciascuna. Non il modo migliore per concludere l’ultimo anno di scuola, anche perché hanno sospeso tutti i presenti. Ho da credere che si siano giocati gli esami, e che a settembre rivedranno il Nunzia Sandrini dall’interno».

Linda si portò una mano alla bocca, sconvolta. «Ma allora anche noi…»

Enzo, invece, rimase tranquillo, quasi divertito. «Oh, no: solo chi è stato colto in fragrante. Sono sicuro che i professori non terranno conto di quanto diranno quelli che hanno fermato, sospettando che cercheranno di accusare anche altri studenti, soprattutto quelli che sono loro antipatici. Scommetto che non apriranno un’inchiesta e che non cercheranno altri da sospendere, anche perché hanno decimato quasi tutte le quinte e sfrondato una parte delle quarte. Quindi, non preoccuparti, Linda».

La ragazza provò a rilassarsi ma il tentativo portò solo ad una minima riduzione del battito cardiaco impazzito. «E… sanno chi ha fatto la spia?»

Enzo si avvicinò a Linda, facendole segno di accostare la testa alla sua perché potesse parlarle sottovoce. «In realtà non ci sono certezze, ma da quanto ho sentito le colpevoli potreste essere tu o Marianna, visto che non vi siete presentate ieri».

La bionda ebbe un moto di inquietudine. «Non sono stata io, lo giuro!»

«Oh, ma non lo metto in dubbio,» la rassicurò il ragazzo, sorridendo. «Avevi già la vittoria in tasca. Io…» aggiunse, indicando con un movimento del capo alla loro sinistra «beh, io propendo per Marianna».

Linda seguì la direzione con lo sguardo e, in un angolo del piazzale, scorse la ragazza di cui aveva accennato Enzo, solitaria e soddisfatta. «È tutta la mattina che sghignazza allegra, per nulla preoccupata di quanto è successo. Non ho idea del motivo perché l’abbia fatto: onestamente, sarebbe stata l’unica che avrebbe potuto realmente sperato di batterti...» aggiunse il ragazzo, sconsolato. «Un vero peccato: con te… in panchina con il tuo amico, diciamo, lei avrebbe potuto benissimo vinto e forse le sarebbe passato quell’atteggiamento da arpia che si porta sempre dietro. Allora sì che ci avremmo provato in parecchi, con lei…»

FINE

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