Chapter 10 - Episodio 9
"La voce di Luca cambiò come l’argomento, diventando più bassa e lenta. «Oh, un tanga rosa scuro che sembrava a stento coprire la sua passera,» descrisse, strappando un gemito di piacere al suo amico, che ne produsse uno ancora maggiore quando passò allo scarno reggiseno. «…che sarebbe più corretto definire nascondicapezzoli, visto quant’era piccolo»."
1 year ago
Luca sollevò lo sguardo verso le quattro ragazze da cui Giada si stava allontanando, muovendosi nella loro direzione. «Certo che ne fanno di baccano, quelle oche…»
«Sono ragazze,» tagliò corto Alessio senza nemmeno degnarle di uno sguardo, «ti aspetti qualcosa di intelligente da loro? Piuttosto, non interromperti con il racconto di ieri. Che intimo indossava Sam?» domandò, umettandosi involontariamente le labbra.
La voce di Luca cambiò come l’argomento, diventando più bassa e lenta. «Oh, un tanga rosa scuro che sembrava a stento coprire la sua passera,» descrisse, strappando un gemito di piacere al suo amico, che ne produsse uno ancora maggiore quando passò allo scarno reggiseno. «…che sarebbe più corretto definire nascondicapezzoli, visto quant’era piccolo».
Si avvicinò con la bocca all’orecchio di Alessio e, confessò: «L’ha anche sollevato, alla fine».
Le pupille dell’amico salirono talmente tanto che si scorse quasi solo il bianco degli occhi, inalando profondamente. Parve decisamente a disagio mentre accavallava in qualche modo le gambe.
«Ehi, cosa fate?» chiese Giada, la voce con una nota di dolore marcata mentre si fermava accanto ad Alessio. Si passò una mano sugli occhi e poi fece un sorriso che una parte di Luca sembrò più un pianto senza lacrime.
«Parliamo dell’esperienza di ieri del nostro fantastico, inimitabile Luca,» le spiegò il fidanzato, decisamente sovraeccitato.
Il sorriso di circostanza che la ragazza aveva sfoggiato crollò dopo pochi secondi in un’espressione di sdegno. «State parlando di quella sgualdrina di Sam che ha cercato di portarsi Luca a letto?» esclamò ad una voce alta quasi quanto le risate delle sue amiche.
«Abbassa il volume, Giada,» la rimproverò Alessio, muovendo una mano come per calmarla. «Non capisco cosa ci trovi di male. Voglio dire: è il sogno di ogni diciottenne farsi scopare da una milf. Merda, lui ha il culo di farsi rimorchiare da una donna simile, e io dico che deve approfittarne».
Giada si alzò in piedi, indignata, il bel viso ora simile a quello di un’arpia e le mani strette a pugno. «Che ragionamento fai? E finiscila di usare quel linguaggio osceno! Credi che a una donna faccia piacere essere appellata con i nomi delle categorie dei porno? Milf? Credi che Samanta piaccia essere chiamata così?»
«Ma se tu stessa hai usato il termine “sgualdrina” nei suoi confronti,» obbiettò il fidanzato.
Lei sembrò ignorarlo. «Mi chiedo quale termine usi per me… Teen?»
L’espressione di Alessio fece quasi ridere Luca quando sembrò gli avessero chiesto piuttosto se l’acqua fosse bagnata. «No, bbilf,» rispose con la massima naturalezza, sottolineando con la voce le due “b” all’inizio del termine coniato da lui stesso.
La ragazza lo guardò confusa, probabilmente ripassando nella memoria la pletora di sigle più o meno incomprensibili e neologismi legati alla pornografia. Solo quando abbassò lo sguardo e si ricordò del proprio grosso seno, comprese improvvisamente. Il “momento eureka” non condusse, in questo caso, ad uno stato di soddisfazione e allegria, ma suo contrario quando sussurrò: “big boobs I like…”
«Brutto stronzo!» esclamò indignata all’indirizzo di Alessio. «Per te sono solo una tettona che vorresti fotterti!»
Il ragazzo non mutò la sua espressione di sorpresa confusione quando la corresse nuovamente: «Ovvio che no, sciocchina: la “l” non sta per “like” nel senso di “piacerebbe”, ma per “love” di “amo” perché… beh, in realtà ti scopo già».
Giada fu troppo indignata per insultare Alessio, che secondo Luca, in questo caso, pensò avesse realmente esagerato. Il ragazzo, per l’ennesima volta, si chiese perché quei due stessero insieme se l’intesa tra loro fosse, anche arrotondando per eccesso, minima. D’accordo, poteva capire Alessio, che aveva la possibilità di godersi un corpo meraviglioso da modella di Giada, sopportando tutte le sue assurdità, obblighi e divieti da piccola dittatrice mai soddisfatta di nulla, ma lei cosa ci guadagnava? Aveva un numero imprecisato di ragazzi che le ronzavano attorno, molti più belli o servili di Alessio, ma lei restava con il suo amico, arrabbiata, delusa, ma imperterrita.
E per l’ennesima volta, lui si chiese come si sarebbe comportato nel caso si fosse trovato nella situazione di ognuno dei suoi due amici. Di nuovo, giunse alla conclusione che non avrebbe accettato ordini per del sesso da sogno e non sarebbe rimasto con una persona che non lo rispettava per… beh, qualsiasi obiettivo incomprensibile avesse Giada nella vita.
Giada, qualche secondo passato a muovere le labbra come un pesce senza emettere un suono, spostò lo sguardo sul ragazzo biondo.
«Luca, non voglio che vai con quella vecchia sgualdrina!» gli ordinò perentoria, sebbene l’effetto fosse smorzato dall’accento di pianto e furia che corruppe la voce.
L’angolo centrale delle sopracciglia del ragazzo si abbassò, mostrando tutto il fastidio che provò davanti a quel divieto. Aveva passato il pomeriggio e la sera precedente a pensare come comportarsi con Sam, e a scaricare in un pacchetto intero di fazzolettini per il naso l’eccitazione che gli provocava, lasciandolo stremato, molto irritato, soprattutto quando mingeva, ma ugualmente indeciso. La sua intenzione aveva oscillato tra un disperato ritorno dalla donna che l’aveva quasi sedotto ed una prammatica e dolorosa rinuncia, senza mai giungere ad una vera, definitiva risoluzione. Aveva sperato che, parlandone prima al telefono e poi di persona con Alessio, confessandogli i suoi dubbi, avrebbe trovato un epilogo, ma il loro discorso era stato più scurrile che filosofico, e si erano limitati a parlare di quanto fosse figa lei piuttosto di come avrebbe dovuto comportarsi lui.
Alla fine, lentamente, Luca aveva deciso che avrebbe lasciato perdere, che l’inazione, qualcosa che era diventata ormai la sua strategia con qualsiasi ragazza, sarebbe stata la conclusione di quella folle esperienza. Almeno finché Giada non gli ebbe ordinato lei stessa di non fare nulla.
Con una determinazione che lui stesso non riconosceva, come se fosse stato lo spettatore inerte rinchiuso nel corpo di un ragazzo con le palle, si alzò in piedi a sua volta e, fronteggiando la ragazza, un buon palmo più bassa di lui, ma che, con la rabbia che emetteva, sembrava sovrastarlo di mezzo metro, le disse che, invece, l’avrebbe fatto.
Subito la colpa e la vergogna lo assalirono quando sembrò che Giada si sarebbe messa a piangere, e fu sul punto di chiederle perdono.
Ma Giada non si mise affatto a piangere. Per fortuna di tutti e tre, il più della folla che occupava il piazzale della scuola se n’era andata quando la ragazza gli urlò in faccia: «Vuoi scopare, Luca? Senti tutto questo bisogno? Perché non ne cerchi una della tua età?» Poi si afferrò i grossi seni, sollevandoli nemmeno li volesse sbattere in faccia al ragazzo, per colpirlo con una folle mossa di qualche arte marziale erotica. «Anche noi abbiamo le tette grosse e un buco del culo da scopare!»
Luca rimase scioccato da quella scenata, scosso come mai prima di allora. Si ritrovò senza sapere cosa dire, pronto ad un’imbarazzante scena muta con lui e la ragazza che si sarebbero fissati le proprie scarpe, aspettando che gli eoni spazzassero via quella vergogna che li aveva sopraffatti. Invece, Giada ebbe la cortesia di risolvere l’impasse mettendosi le mani sugli occhi, voltandosi e fuggendo, questa volta finalmente, con le lacrime che le scendevano lungo le gote.
Il ragazzo la guardò sconvolto. «Mi spiace,» disse in un fiato, sebbene si rendesse conto che lei non avrebbe potuto sentirlo.
Alessio seguì con lo sguardo la fidanzata. «Che rompicoglioni…» borbottò, alzandosi in piedi, poi guardando Luca. «Tu, questo pomeriggio, vai da Sam e la castighi per bene perché deve imparare che una donna della sua età non deve sedurre un bravo ragazzo come te. Poi domani mi racconti fino all’ultimo particolare, quindi vedi di fartela in ogni suo buco. Ora, perdonami, ma devo andare a fare il bravo fidanzato e consolare la mia dolce dea: se mi va di culo, magari ci scappa finalmente un pompino».
Luca scosse la testa, incapace di credere cosa fosse appena accaduto, chiedendosi di nuovo come quei due potessero stare insieme pur essendo così diversi l’uno dall’altra. E improvvisamente sentì le gambe tremargli quando pensò che, ormai, si era segnato da solo la sua stessa condanna: quel pomeriggio sarebbe dovuto andare a fare sesso con…
«Luca…» lo chiamò dolcemente una voce femminile alle sue spalle, facendolo sobbalzare.
Si girò, trovandosi davanti Olivia, che cercava a fatica di guardarlo negli occhi. Era leggermente girata da un lato, una gamba con il ginocchio piegato davanti all’altra; si passò una mano sulla bocca e sembrò fare violenza su sé stessa per riuscire ad abbassarla. Era una ragazza dai capelli castano chiaro, ondulati, che le arrivavano fino alle spalle. Aveva il viso lungo e con il mento a punta, e delle labbra carnose, senza l’ombra di rossetto, anonimo ma a Luca sembrava fosse incredibilmente simmetrico. Gli occhi avevano le iridi scure, grandi, molto espressivi ma, quasi più del ragazzo stesso, lasciavano trasparire una timidezza quasi patologica. Era alta poco meno di Luca, e dal fisico longilineo, molto magra, ma, ciò nonostante, indossava sempre abiti molto larghi, soprattutto, aveva notato il ragazzo, da quando era entrata nella pubertà, forse a nascondere delle curve di cui si vergognava, ma più probabilmente per non far notare che non ne aveva abbastanza per la sua autostima incerta.
La si vedeva spesso da sola, intenta ad ascoltare musica con delle cuffiette dotate di cavo, scomode e probabilmente necessarie per non perderne una, dimostrando, secondo Luca, una tendenza al disordine, sebbene lo stato perfetto degli abiti e i capelli sempre ben curati suggerissero il contrario. Frequentava una classe diversa da quella di Luca, probabilmente addirittura un altro indirizzo di studi, ma era pronto a scommettere che fosse una secchiona, in realtà, un po’ come lui.
La mano che aveva coperto per un attimo la bocca scivolò, quasi involontariamente, sui capelli, spostando una ciocca e facendo apparire l’orecchio sinistro e il lato del collo. La ragazza continuò a guardare a terra quando riprese a parlare: «Ehm, Luca… io… ehm… ho visto che fai belle foto… ho visto il tuo album su Instagram e… Ho una fotocamera e…»
«Sì,» rispose Luca, che sentì una sensazione di fastidio per il balbettio della ragazza e del tempo che gli stava facendo perdere, blaterando di fotografie quando lui aveva un problema che non sapeva come risolvere. «Sono felice per te,» disse, cercando di essere gentile ma non mettendone nemmeno un soffio nella voce, «Adesso devo andare. Ciao».
Se in quel momento non avesse avuto la mente piena del terrore di recarsi da Sam, lo sguardo di dolore della ragazza gli avrebbe spezzato il cuore, ma l’unica cosa che Luca riusciva a pensare, mentre si avviava verso casa, era che si era messo in un cazzo di guaio.
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