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Chapter 26 - Episodio 25

"Jennifer si lasciò sfuggire un sospiro di delusione. «Cunnilingus,» ripeté scandendo le sillabe. «È latino, composto da “cunni”, che è la versione dei romani per indicare quello che hai in mezzo alle gambe, e “lingus” che…»"

WK
William Kasanova

11 months ago

44 views777 words

«Io, comunque, sono dell’idea che dobbiamo davvero organizzarla, una gara di cunnilingus».

Le lezioni del lunedì mattina erano terminate e, sebbene in molti i ricordi del finesettimana appena passato si erano ormai tramutati in afflizione per il ritorno alla N. Sandrini, la possibilità di vedere per l’ultima volta i propri amici prima di tornare a casa o, peggio ancora, in aula per altre tre ore di lezioni pomeridiane, era un toccasana per diversi ragazzi. Il gruppo delle cinque ragazze si era riunito come sempre nel posto che avevano eletto da tempo per le loro assemblee improvvisate, e Jennifer era tornata all’attacco con l’idea che qualcuna di loro, forse Alice, forse Sofia, tempo prima aveva proposto scherzando.

«I cosa?» domandò Valeria, lanciando uno sguardo all’amica bionda che lasciava intendere che quel termine le era completamente nuovo.

Jennifer si lasciò sfuggire un sospiro di delusione. «Cunnilingus,» ripeté scandendo le sillabe. «È latino, composto da “cunni”, che è la versione dei romani per indicare quello che hai in mezzo alle gambe, e “lingus” che…»

«Ok, prof, abbiamo capito: ci siamo già rotte questa mattina a scuola senza che ti ci metti anche tu,» disse Sofia, annoiata, mettendo via il cellulare rigato, «Cosa stavi dicendo, prima?»

Jennifer le scagliò uno sguardo che, nelle sue intenzioni, doveva essere di fuoco ma che si limitò a labbra corrucciate. «Dicevo che dovremmo fare una gara dove ce la facciamo leccare dai ragazzi per scoprire chi è il più bravo».

Valeria e Alice sembrarono entusiaste all’idea, mentre Sofia dimostrò di essere sempre la solita guastafeste. «Immagino che facciano la fila per leccare una figa,» ribatté, sarcastica. «Scommetto che se vi metteste tutte a novanta, allora sì che si metterebbero in fila per aprirvi il cu—»

«Ma che palle!» sbottò improvvisamente Giada, sollevando lo sguardo dal suo cellulare e allargando le braccia. Se n’era stata in silenzio fino a quel momento, leggendo una e-mail mandatale dalla sua amica Tina, ma si era stancata di sentire quei discorsi che le impedivano di seguire la lettera. «Ma non riuscite a fare a meno di parlare di uccelli e passere da mattina a sera? E tu ti scopi quello, e lei si scopa quell’altro, e… Tanto varrebbe starmene con Luca e Alessio: almeno loro, ogni tanto, si sforzano di parlare di qualcosa che si fa con le mutande addosso».

Le quattro amiche fissarono Giada sorprese e, chi più e chi meno, visibilmente offese.

«Scusa, eh,» esclamò piccata Alice, «se abbiamo i nostri interessi. Allora di quali…» la ragazza mosse le mani ruotandole e alzandole come se stesse descrivendo con i gesti qualcosa di indistinto ed elevato, indispettita, «…argomenti dovremmo parlare, secondo te?»

Giada sentì la rabbia che l’aveva fatta scattare farsi sempre più esile fino a diventare un sussurro spaventato, ritirandosi tra le spalle e pentendosi. Era da qualche giorno che qualsiasi minima contrarietà la innervosiva, spingendola a trattare male chiunque. Anche con Alessio si comportava peggio del solito, e doveva fare violenza su sé stessa per permettergli di metterle le mani addosso e il suo dannato cazzo dentro di lei. L’unico che riusciva a trattare con una certa cortesia era Luca, il quale, ironicamente, era proprio la causa del furore che bruciava dentro di lei, con le sue maledette storie di come facesse un sesso spettacolare con quella vecchia maledetta.

«Lo so io di cosa vuole parlare Sua Principessa,» esclamò Sofia, fissandola di sottecchi, un sorriso maligno sul volto. «Vuole ancora tirare fuori la storia del suo NFT».

«Ah, certo,» sbottò Alice, «lei e i milioni che sta per fare».

Una punta di rabbia emerse in Giada, ma subito si sciolse in un mare di disagio. «La mia amica Tina mi ha detto che la serie anime è prossima al lancio in contemporanea mondiale e il valore dell’NFT crescerà. È già aumentato di quasi duecento euro rispetto a quanto l’ho pagato io!»

«Certo, perché pensi che ti diano duecento euro per quel disegno…» disse Sofia, sogghignando.

«Mio nonno ha sempre detto che i soldi non vanno messi in banca perché falliscono ma tenerli nel materasso,» pontificò Jennifer, in uno dei suoi tipici momenti da fastidiosa saputella.

«Ma sai quanti vestiti potevi comprarci con quei soldi?» le ricordò Valeria, che sembrava sul punto di piangere all’idea degli abiti costretti a rimanere in un negozio.

«Se questa è la tua capacità di gestire i soldi,» sentenziò Sofia, «è meglio se resti qui a parlare di cazzi e fighe, anche se non mi sembri molto più afferrata!»

Uno scoppio di risate accompagnò la ritirata infamante di Giada che cercava soccorso tra quello che lei considerava il suo fidanzato e quello che gli altri ritenevano tale.

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