Chapter 27 - Episodio 26
"«Dai,» ribatté Alessio, tranquillo, come se stessero parlando di una bevanda popolare e volesse convincere Giada a provare la versione all’aroma che lei non apprezzava particolarmente, «secondo me è una figata. Dovremmo provarci, tu a novanta gradi, io che ti tengo la testa contro il cuscino e ti…»"
11 months ago
La cosa non fu come Giada si era augurata, pensando che avrebbe fatto meglio a restare con quelle quattro stronzette invidiose: quando raggiunse Luca e Alessio, questi stavano affrontando proprio l’argomento che lei più detestava. Anzi, ad un livello ben peggiore.
I due ragazzi, seduti al solito posto, stavano guardando il capannello di ragazze abbandonarsi in fragorose risate mentre la loro amica li raggiungeva cercando di non palesare sul proprio volto lo sconforto che la stava affliggendo. L’erba aveva cominciato a crescere nel giardinetto e un addetto della scuola si era impegnato nel piantare qualche fiore ancora allo stato di seme o bulbo in previsione della primavera imminente.
Alessio, ormai la ragazza l’aveva capito, era un pessimo fidanzato, e anche in quel momento lo dimostrò, esclamando quando lei fu a pochi passi da loro: «Com’è che loro le lasci sempre con qualche battuta spassosa mentre, quando stai con noi, sei sempre arrabbiata?»
Giada lo fulminò con lo sguardo, ma lui sembrò non accorgersene nemmeno. Non avrebbe avuto senso prendersela con Alessio perché lui pareva trovasse divertenti i suoi attacchi di ira che, più o meno volontariamente, provocava lui stesso, e poi non voleva comportarsi male di fronte a Luca. Non il comportamento migliore da mostrare, se aveva intenzione di diventare la sua ragazza…
Rimase un attimo in silenzio, cercando di far acquietare il battito del cuore che sembrava volesse schizzarle fuori dal suo generoso petto, appiccicandosi sul volto il sorriso meno improbabile che riuscisse a raccattare. «Di cosa state parlando?» domandò, cercando di sviare il discorso da lei.
Questa volta fu il turno di Luca di apparire a disagio, aprendo appena la bocca, sebbene fosse evidente non avesse idea, in realtà, di cosa dire. Fu Alessio a risolvere la situazione, che dimostrò nuovamente di non avere idea di cosa fossero imbarazzo o rispetto per la sensibilità altrui.
«Sai cosa fa il nostro caro Luca?» chiese il ragazzo, sorridendo sardonico, con Giada che sostituiva il suo raffazzonato sorriso con una smorfia di disprezzo, lentamente, come se volesse sottolineare la sua avversione all’argomento relativo al ragazzo che amava fare sesso con quella vecchia sgualdrina. La smorfia di disprezzo, però, divenne una di assoluto disgusto quando il suo fidanzato ufficiale si rispose da solo: «Sesso violento…»
Alessio pronunciò quelle parole come se fosse stato il nome del dolce che tutti e tre i presenti amassero consumare al termine delle cene più importanti.
Luca volle precisare: «Beh, in realtà il termine “violento” non è esattamente corret—»
Il volto di Giada divenne porpora. Le servì qualche istante prima di riuscire a ricordarsi come si respirasse, e il fiato che le uscì dai polmoni portò fuori anche tutto il disgusto che quel termine aveva generato in lei. «Che cosa?» gridò, le mani che si muovevano come a volerla proteggere da quell’idea squallida e al contempo attaccare chi proponesse una pratica simile. «Luca, stai scherzando? Io non te lo lascio fare! Non voglio!» Si bloccò all’improvviso, quasi avesse perso la capacità di parlare, conscia di aver detto anche troppo, esponendosi come se lei e il biondino fossero davvero fidanzati e lei coprisse finalmente il ruolo di moralizzatrice nella vita sessuale di Luca che, ormai da settimane, era deragliata tra le gambe della vecchia. Ogni volta che sentiva lui e quel pezzo di merda che fingeva di averlo come fidanzato parlare di scopate con Samantha si sentiva morire.
«Dai,» ribatté Alessio, tranquillo, come se stessero parlando di una bevanda popolare e volesse convincere Giada a provare la versione all’aroma che lei non apprezzava particolarmente, «secondo me è una figata. Dovremmo provarci, tu a novanta gradi, io che ti tengo la testa contro il cuscino e ti…»
Giada fremette come se una mano gelida fosse scesa sulla sua schiena. Sentì le sue viscere ribellarsi all’immagine di essere sodomizzata da quello stronzo mentre lo stomaco le ricordava con cosa avesse fatto colazione quella mattina. L’idea di dare piacere in quel modo ad Alessio le sembrò una di quelle scene dei film dell’orrore che non si riescono in nessun modo a cancellare dalla mente. «Io… vaffanculo, lurido pervertito!» Quasi come se si fossero date appuntamento, proprio in quel momento una chioma rossa attraversò il piazzale della scuola, e Giada la indicò con il dito più accusatorio che mai si fosse visto in precedenza. «Quella puttana lo apprezzerebbe, ma io sono una ragazza per bene, e quello schifo non lo voglio nemmeno sentir nominare!»
Alessio sbuffò, sollevando lo sguardo al cielo e scuotendo la testa, mentre Giada si sentì pugnalata al cuore osservando come il bel Luca, il travisato Luca, contemplasse Flavia con una dolcezza che lei non aveva mai ricevuto.
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