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Chapter 28 - Episodio 27

"Flavia non voltò il capo verso lo schiamazzo che si era sollevato alla sua destra, riconoscendo la voce di quella sciocca tettona bionda che frequentava l’amico di Luca"

WK
William Kasanova

11 months ago

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Flavia non voltò il capo verso lo schiamazzo che si era sollevato alla sua destra, riconoscendo la voce di quella sciocca tettona bionda che frequentava l’amico di Luca; mosse solo gli occhi, trovando riscontro alla sua impressione. Scosse la testa, quasi più mentalmente che realmente, chiedendosi perché fosse così stupida quella ragazza.

Continuò a camminare, come da mesi due pomeriggi alla settimana, attraversò il piazzale della scuola, passando sotto una sorta di forche gaudine fatte di sguardi di disprezzo e commenti denigratori degli studenti ancora lì, cosa a cui avrebbe dovuto essere ormai abituata ma che, invece, la faceva sentire sporca, offesa. Finse di non vedere qualche ragazza che parlottava ad un’amica al suo passaggio, qualche compagno indicarla con gesti non troppo velati e poi ridacchiare perché stava andando a farsi fottere da un esercito di uomini. Si sentì come se le stessero sputando addosso… Ma loro non sapevano, loro non avevano idea: il suo bisogno di sesso grezzo, di essere posseduta senza rispetto, era l’unica cosa che spegneva quel senso di inquietudine, quella fame di emozione che la consumava, che la faceva sentire come se fosse morta…

La Yamaha era ferma davanti al cancello della scuola, il motore che ronfava come un gatto impaziente, il pilota che la guardava attraverso la visiera del casco. Flavia, come mise piede sulla strada, volle fare finta di essersi lasciata alle spalle tutto il disprezzo, quasi simile ad un vento gelido che soffiasse nel piazzale della N. Sandrini; prese il casco legato al sedile, se lo mise in testa, lo legò, quindi salì in sella alla moto e si strinse a Vittorio. Nonostante quanto volesse credere, percepì ancora gli occhi dei suoi compagni puntati sulla sua schiena mentre la Yamaha faceva un balzo in avanti e scompariva lungo la strada che seguiva il corso del Piave.

Quel giorno, però, raggiungere il capannone non rientrava nelle intenzioni di Flavia. Dopo che la moto ebbe fatto un paio di curve, scomparendo alla vista e all’udito di chi si trovava davanti alla scuola, abbandonò con una mano la stretta con cui cingeva la vita del pilota e la usò per fare un paio di colpi sul casco di Vittorio. La moto perse velocità, accostando al marciapiede.

Vittorio sollevò la visiera, voltandosi verso la ragazza. «Cosa c’è?» domandò, lasciando trasparire nella sua voce una nota di irritazione per quello che sembrava un ritardo.

Ma quello non sarebbe stato un ritardo, sapeva la ragazza. Sollevò a sua volta la visiera, raccontando la scusa che aveva preparato quella stessa mattina. «Scusa, Vittorio, ma mi sono ricordata che oggi pomeriggio ho un appuntamento con il dentista…» disse, rendendosi conto che la storiella non stava in piedi. Sorrise, nascondendo l’imbarazzo. «Sai, ho talmente voglia di fare sesso con voi che mi è passato di mente che devo…»

Il ragazzo sembrò nascondere la sua delusione con uno sguardo tagliente. «D’accordo. Ti lascio da qualche parte o…»

«Eh… no. Vado… vado a piedi,» rispose la rossa, scoprendosi una bugiarda incapace di trattenere l’agitazione. «Caregan non è così grande da… mi fermerò a mangiare lungo la strada e…»

Vittorio annuì, annoiato. «Ricordati di lavarti i denti, prima di presentarti dal dentista,» le raccomandò con un tono piatto. Non rimase un istante oltre, dopo che la ragazza ebbe riallacciato il suo casco al solito lato del manubrio.

Flavia prima osservò la moto allontanarsi con un rombo, poi udì dissolversi anche il suono tra gli edifici della periferia di Caregan. Si sistemò meglio la cartella sulle spalle e si avviò lungo la strada, in direzione della biblioteca, dove aveva intenzione di passare qualche ora, prima di tornare a casa. Non poté fare a meno di chiedersi se avrebbe ancora visto il resto dei ragazzi e delle ragazze delle orge nel capannone… Chissà come l’avrebbero presa Vittorio, Alena e gli altri…

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