Chapter 36 - Episodio 35
"«Vieni, puttanella…» la incitò, sebbene fosse evidente dagli ansiti e dai movimenti della ragazza che era un ordine superfluo."
11 months ago
Luca si compiaceva quasi più per le grida di piacere di Flavia quanto per il fatto che la stessa, pochi minuti prima, dopo un’ora di torrido sesso, si era posta a novanta, quasi mettendogli in faccia lo spacco delle sue chiappe, proponendogli il suo culo. Lui aveva accettato con gioia, e poco dopo stava possedendo il retto della ragazza con il suo cazzo e, contemporaneamente, con un paio di dita, anche la figa, grondante di ambrosia e sborra. Stringeva una ciocca di capelli, tirandoli quanto bastava per ricordare alla sua amante che era lui a dominarla, ma nessuno dei due aveva una sola briciola di attenzione da rivolgere a quel particolare quasi esclusivamente coreografico. In effetti, Luca, per quanto desiderasse avere un orgasmo con il sesso anale, era molto più concentrato a lavorare di mano sulle piccole labbra di Flavia, il punto G e il suo clitoride.
«Vieni, puttanella…» la incitò, sebbene fosse evidente dagli ansiti e dai movimenti della ragazza che era un ordine superfluo.
La giovane crollò sul letto, tremando, boccheggiando come se stesse soffocando, grosse gocce di sudore sbocciarono sulla sua pelle, poi sembrò svenire, sebbene il suo fiato continuasse ad essere pesante. Luca, che si era ritrovato fuori dal retto di Flavia prima di avere un orgasmo, decise che non aveva importanza: si sdraiò accanto a lei, l’abbracciò e lasciò che un velo di torpore lo coprisse, chiudendo gli occhi e godendosi il momento di piacevole rilassatezza che quella sezione di sesso con la fanciulla che amava gli aveva infuso.
Flavia, apparentemente semi addormentata, si puntellò sui gomiti e si issò con la testa e i seni sul petto di Luca, cingendolo a sua volta. Lui le posò un bacio sulla nuca mentre lei si sistemava meglio sui pettorali appena abbozzati.
«Non sei venuto dentro di me,» constatò, quasi con una nota di rammarico.
«Hai questo fastidioso vizio di avere orgasmi,» ribatté lui, la voce carica di rimprovero palesemente affettato. «Molto deplorevole, soprattutto quando si prende il fastidio di incularti,» aggiunse, e strinse una chiappa di Flavia, passando poi ad accarezzarla.
Lei rispose mettendo una mano sulle palle e giocandoci, soprattutto passando un dito tra le due, e senza troppa delicatezza. Era un’abitudine della ragazza che Luca aveva imparato ad apprezzare in un attimo.
«Colpa tua, che metti troppo impegno nel farmi godere,» lo accusò con dolcezza. Si mosse un po’, baciandolo sul collo, poi gli sussurrò in un orecchio: «Segna da qualche parte tutte le volte che non puoi venire, poi un giorno mi leghi al letto e risolviamo ogni debito che ti devo».
Il sorriso sul volto di Luca all’idea di possedere la magnifica rossa che giaceva sul suo petto annodata con delle funi si allargò quasi quanto percepì allungarsi il suo cazzo, il fastidio della pelle che spezzava le scaglie di liquidi corporei disseccati che vi erano sopra come a sottolineare il divertimento che si preannunciava. Preferì non commentare, ma la mano sul gluteo che si era fermata nell’atto delle carezze, probabilmente, fece intuire qualcosa alla ragazza.
Restarono un momento a letto, immersi in abbracci e chiacchiere sonnacchiose, poi lui disse che sarebbe meglio se fosse andato a casa a fare i compiti e preparare la cena.
«Domani pomeriggio,» chiese Flavia, sedendosi sul bordo del letto, il suo corpo di diciottenne nudo a disposizione dello sguardo di Luca mentre era intento a vestirsi, «quando esco dalle lezioni pomeridiane, andiamo con i tuoi amici da qualche parte?»
Luca era talmente assorto a contemplare il corpo della ragazza che la stessa rise, dicendogli che si era infilato la maglietta al contrario. Se la tolse imbarazzato, controllando prima di rindossarla. «Colpa tua che mi distrai con le tue tette».
«Segna anche questo,» ribatté lei, mostrandogli il dito medio e la lingua che a stento usciva da un sorriso divertito, «mi verrai sulle bocce per ogni volta che ti faccio mettere un vestito all’inverso».
Lui sogghignò al pensiero di quella proposta. «Cosa mi stavi dicendo, prima?»
«Che potremmo uscire con i tuoi amici,» rispose Flavia, cambiando il tono di voce, passando dallo scherzo a qualcosa che sembrava più grave.
«Intendi Alessio e Giada?» domandò Luca, inginocchiandosi per allacciarsi le scarpe. «Certo, se ti fa piacere. Potremmo un giorno uscire anche con i tuoi. Sarebbe bello conoscerli».
Quando il ragazzo sollevò lo sguardo dalle stringhe, notò che sul volto della sua amata aleggiava un’espressione abbattuta. «Cosa c’è? Non vuoi vedere Alessio e Giada?»
«No, non è quello, anzi,» rispose Flavia, gli occhi che passavano lentamente in rassegna le piastrelle del pavimento della sua camera. «Io… non ho amici… nulla al livello che tu e Alessio potete vantare».
Quando lei sollevò lo sguardo verso il ragazzo, trovò quello di Luca che dimostrava tutta l’incomprensione che quelle parole avevano provocato in lui. «Intendo dire che…» provò a spiegare Flavia, incapace di trovare le parole giuste, «tu e Alessio siete sempre insieme, ridete, scherzate… quando, ehm… passavo per il piazzale della scuola, vi vedevo sempre a organizzare qualcosa, a studiare cosa fare nel pomeriggio, come divertirvi. Sembravate due fratelli, o come i protagonisti di quei film che sono sempre pronti a coprirsi le spalle uno con l’altro…» La ragazza non riuscì a trattenere una smorfia di cocente delusione. «Io non ho mai avuto un’amica simile, non ho mai provato delle sensazioni simili… Cioè, avevo una buona amica tempo fa, ma non era al vostro livello».
Luca le si sedette accanto sul letto, abbracciandola e traendola a sé, asciugandole una lacrima che le stava correndo lungo una guancia. «Non preoccuparti, bambina. Alessio sarà anche tuo amico,» l’assicurò.
La ragazza tirò su con il naso. Prese un angolo del lenzuolo e si tamponò le gocce che le colavano dagli occhi. «Non è questo. Non voglio che la mia presenza possa rovinare la vostra amicizia… Non me lo perdonerei mai».
Il ragazzo appoggiò un bacio sui capelli color carota, rassicurandola.
«Non hai idea di quante amicizie che sembravano ferree vengono distrutte quando si intromette una ragazza…» mormorò lei.
«Dai, dai… non succederà. Sarete ottimi amici, tu, Alessio e Giada. Domenica hai degli impegni?»
Flavia si strinse a Luca. «No. Facciamo qualcosa?»
«Vuoi venire con me al lago? Voglio provare a usare un paio di filtri per la fotocamera che ho appena comprato,» spiegò lui, notando che la ragazza non appariva molto entusiasta alla proposta. «Poi prendiamo il gelato e facciamo una passeggiata lungo la riva».
Flavia emise uno sbuffo. «D’accordo. Dopotutto, ora ho molto tempo libero. Magari troviamo anche un posticino tranquillo, senza nessuno…» aggiunse lei, passando ad uno sguardo un po’ provocante, ma dopo un attimo i suoi occhi luccicarono: «Ricordami di controllare se qualcuno dà lezioni di sci nautico!»
Le sopracciglia di Luca si sollevarono, confuso. «Sci nautico? Intendi…»
«Sci nautico,» ribatté la ragazza, con un’espressione entusiasta completamente all’opposto di quella che ottenebrava il suo sguardo solo qualche secondo prima, «metti gli sci, scendi in acqua e ti fai tirare da un motoscafo!»
«Va bene…» rispose lui, chiedendosi se, nella scala delle follie, si ponesse prima o dopo il lancio con il parapendio.
Flavia baciò sulla bocca il ragazzo, ringraziandolo per la scopata fantastica. «Vado a farmi la doccia. Ci vediamo domani».
«Certo, bambina,» rispose Luca, ricambiando il bacio. Uscì dalla camera accompagnando la ragazza che, con degli abiti presi dall’armadio e messi sotto un braccio, svoltò e si chiuse in bagno.
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