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Chapter 37 - Episodio 36

"Abbassò lo sguardo sulla donna, contemplando le chiappe che si aprivano in quella posizione, un culo che aveva posseduto non sapeva nemmeno lui quante volte e con quale soddisfazione, i capelli rossi, di un colore più saturo di quelli della figlia, che coprivano il resto delle grazie di quella dea. Non poté trattenersi e vi appoggiò sopra una mano, che scivolò fino alla nuca, accarezzandola."

WK
William Kasanova

11 months ago

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Stava attraversando il corridoio quando una voce ben conosciuta lo fece sobbalzare, strappandolo dai suoi pensieri.

«Ciao, Luca».

Il ragazzo si fermò, guardando oltre la porta della cucina. Sgranò gli occhi, ma il sorriso non tardò ad accompagnare il senso di piacere che quella vista gli infuse.

«Cosa c’è?» domandò Sam, soddisfatta dell’effetto che stava facendo sul suo ex giovane amante. – Ti sembra strano vedermi nuda?

Luca fu quasi sul punto di rispondere che sarebbe stato stupito nel trovarla vestita, ma preferì impiegare quell’istante a contemplare il corpo meraviglioso della donna, ricordando quanto avesse adorato possederla in ogni modo possibile e immaginabile. Venerava Flavia, la sua esuberanza, la sua dolcezza, ma non poteva mentirsi sostenendo che non gli mancassero i grossi seni e l’esperienza della madre, oltre a quella deliberata sfrontataggine da mangiauomini.

La donna era appoggiata con un’anca al piano dei fornelli, priva di qualsiasi abito, con in mano una tazza bianca da cui si sollevava del vapore. Fece un cenno con il capo a Luca di avvicinarsi, un sorriso sul viso che sembrava preannunciare una risata davanti all’espressione di imbarazzo del ragazzo.

«Vedo che… ehm… hai… depilato quel bel ciuffo di pelo giù lì,» commentò, non trovando di meglio da dire.

Il tè sciabordò nella tazza con il rischio di strabordare quando la donna si portò una mano alla bocca per coprire la risata argentina che le scaturì dal cuore. «Oh, cazzo, Luca! Una settimana fa, se mi avessi trovata in una situazione simile, mi avresti spinta contro il tavolo, messa a novanta e inculata senza rispetto, dandomi della troia e facendo godere entrambi!» scosse la testa, i lunghi capelli rossi che ondeggiarono, «Sei un bravo ragazzo, sono felice per Flavia».

Il bravo ragazzo non seppe cosa rispondere.

«Sentivo prima, mentre trasmettevo, i gemiti di mia figlia che la scopavi,» aggiunse, soddisfatta. E come avrebbe potuto non esserlo, si chiese Luca, poiché era stata lei stessa a sverginarlo e a istruirlo nel sesso. «È una ragazza fortunata ad essere con te…»

«La amo più di qualsiasi altra cosa».

La copertura di piastrelle azzurrine sul piano della cucina echeggiò quando la tazza bianca si appoggiò sopra. Sam fece un passo avanti, portandosi a pochi centimetri da Luca. «Però vuoi ancora bene alla tua vecchia maestra? La tua prima amante, vero?»

Il ragazzo si scoprì troppo indaffarato a contemplare il seno della donna per rispondere. Si chiese come fosse possibile che due tette, nonostante le avesse toccate, baciate, ammirate, palpate, scopate e leccate fino a conoscere a memoria ogni sensazione potessero donargli, continuassero a indirizzare, a calamitare ogni suo pensiero su di loro. «Sì,» rispose, più per il fatto di aver riconosciuto la tipica intonazione della voce della donna quando poneva una domanda che per la domanda vera e propria.

Le braccia di Sam si appoggiarono sulle spalle del ragazzo. «Non lo dico a nessuno, ma con te è stato speciale. All’inizio spaventato da una donna, per poi diventare un amante fantastico, che soddisfa a letto i desideri che una donna non ammetterebbe mai. Se tu avessi una decina di anni in più e non piacessi a Flavia, vorrei averti con me… Ti proporrei perfino di essere il mio partner durante le trasmissioni».

Luca iniziò a chiedersi dove volesse andare a parare Sam. Gli sembrò che lei lo stesse seducendo… come dire che ne avesse bisogno, parandosi davanti nuda e dopo le settimane che avevano passato come amanti. Ma adesso lui era con Flavia e, per quanto si considerasse un pervertito, l’idea di fare una cosa a tre con la madre e la figlia andava decisamente oltre anche per lui…

Come se lei avesse letto i suoi pensieri, sembrò volerlo rassicurare: «Ora sei il ragazzo della mia bambina, e devo lasciarti andare… ma voglio comunque ringraziarti per i bei giorni che mi hai fatto trascorrere con te,» gli fece l’occhiolino, poi sorrise sorniona, «Mi hai fatto vivere le stesse emozioni che avevo provato quando ho scoperto il sesso, e fare sentire come una ventenne una che ha il doppio degli anni è una qualità che pochi uomini hanno, e che va premiata».

Il ragazzo apprezzò il complimento, soprattutto per educazione perché non riusciva a comprendere cosa volesse dire Sam. Comunque, quando la stessa si inginocchiò davanti a lui, mettendosi a lavorare con il bottone e la zip dei pantaloni, capì alla perfezione cosa stesse per succedere.

La donna abbassò le mutande, prendendo in mano il cazzo che si stava gonfiando in fretta. «Oh, vedo che, nonostante la mia età, sono ancora desiderabile,» scherzò, poi sollevò lo sguardo sul volto del ragazzo mentre lo scappellava e il pollice iniziava a solleticare il prepuzio con un lento movimento circolare. «Solo un pompino, per ringraziarti di tutto,» gli spiegò sottovoce, un tono intimo che parve destinato ad unire le loro anime più di quanto lo sarebbero stati i loro corpi pochi attimi dopo.

Luca voleva dire che non era necessario, che era stato un piacere, un onore ed un privilegio essere stato il suo amante, e che lo era anche essere il fidanzato di Flavia, che non era sua intenzione tradire la ragazza, soprattutto con sua madre, che… ma ogni recriminazione fu come una scritta sulla spiaggia della mente, i granelli di sabbia della volontà travolti, dispersi, strappati via dall’ondata di piacere che lo sommerse quando la sua cappella scomparve tra le labbra voluttuose di Sam, quando la mano libera prese le sue palle e cominciò a massaggiarle, quando la punta della lingua scivolò sulla mucosa del glande, stuzzicando il meato con una diabolica destrezza. Un profondo respiro entrò nei polmoni del ragazzo in una serie di piccoli singulti mentre un brivido correva lungo la sua schiena. Cazzo, quanto adorava i pompini di Sam… In quel marasma di piacere, si affacciò alla sua mente un pensiero cattivo e triste, “perché ho lasciato questa fantastica e incredibile troia per la sua figlia scialba e complessata?”, ma lo scacciò subito, con un senso di rammarico e disgusto verso sé stesso.

Abbassò lo sguardo sulla donna, contemplando le chiappe che si aprivano in quella posizione, un culo che aveva posseduto non sapeva nemmeno lui quante volte e con quale soddisfazione, i capelli rossi, di un colore più saturo di quelli della figlia, che coprivano il resto delle grazie di quella dea. Non poté trattenersi e vi appoggiò sopra una mano, che scivolò fino alla nuca, accarezzandola.

Avrebbe voluto passare il resto del pomeriggio nella bocca di Sam, in quello stato di godimento che gli stava sciogliendo ogni pensiero, quello stato primordiale di piacere che gli ricordava quando si erano conosciuti la prima volta… Ma non poteva farsi trovare in quelle condizioni da Flavia: immaginava ci fosse qualcosa tra la donna e la ragazza che non sarebbe stato bene divulgare all’infuori di quell’appartamento, ma era comunque certo che la sua fidanzata non avrebbe apprezzato di trovarlo dentro la sua precedente fiamma, anche se era, dopotutto, una di famiglia.

Il suono dell’acqua nella doccia echeggiava dal corridoio, e per quanto Luca fosse sicuro che Flavia, al pari di sua madre Viola, passasse le ore sotto il getto d’acqua, decise di non correre nessun rischio: afferrò le tempie di Sam e cominciò a fotterle la bocca, spinte lente e profonde, tutto il suo cazzo dentro, oltre le labbra, che andavano a baciargli la base e l’inguine. La lingua della donna, esperta anche in occasioni simili, spingeva il membro contro il palato, facendo il vuoto con le guance mentre sprofondava, e leccava la cappella quando si muoveva in senso inverso. Luca si ritrovò diverse volte con un gemito di piacere che gli sfuggiva, seguito da un complimento. Sapeva che la donna adorava che usasse epiteti ben poco gentili nei suoi confronti in momenti di sottomissione come quelli, ma il ragazzo si trovava in un tale stato di beatitudine e in pace con sé stesso tale da non essere in grado di apostrofarla con termini diversi da “dea” e “meraviglia”.

Ormai l’unica sua consapevolezza era il proprio pene, in particolare il glande, e poco altro; qualsiasi altra sensazione sembrava arrivasse da un corpo a lui estraneo, come se un barlume di consapevolezza proveniente da un altro lui esistente in un universo parallelo affiorasse nella sua mente come un vago ricordo.

Nonostante avesse avuto, nelle ore precedenti, diversi orgasmi nel corpo, e sul corpo, della figlia, la bellezza della madre, quell’idea di proibito e la capacità della stessa, il senso di piacere imminente si presentò nella coscienza di Luca prima di quanto si fosse aspettato. Un fastidio, come l’ombra di un crampo ai polpacci, cominciò a farsi sentire, seguito pochi istanti dopo da uno ancora più pressante alla base del cazzo. Nonostante quanto gli urlava il suo lato più oscuro, decise di lasciarsi andare, di non applicare quanto la stessa Sam gli aveva insegnato sulle strategie per durare più a lungo: un tremito gli attraversò la schiena e l’anima come la sborra bollente si riversava lungo la sua uretra, affogando quello stato di malessere e tensione che l’aveva oppresso negli ultimi attimi. Strinse la testa della donna contro il suo basso ventre, il cazzo quasi in gola che spruzzava seme a fiotti mentre un grido soffocato sfuggiva dal suo petto, perdendosi nella nebbia di piacere che era scesa sulla sua mente.

Luca chiuse gli occhi, lasciando che quel torpore simile allo svenimento calasse su di lui, mentre lasciava la testa dai capelli rossi. Percepì come lontana chilometri e, al contempo, direttamente nella sua anima, Sam spostare indietro il capo fino a lasciar uscire il cazzo dalla sua bocca, afferrarlo con una mano e nettare con devozione la punta ora sensibile fino quasi al fastidio con la lingua, pulendola di ogni possibile, inimmaginabile, traccia di sperma, bloccando diverse volte il fiato nei polmoni del giovane amante e facendoglielo emettere con sospiri carichi di piacere.

Luca dovette allungare una mano e, alla cieca, appoggiarsi al piano della cucina, le piastrelle azzurrine piacevolmente fresche contro il palmo della mano dalla pelle arroventata.

Aprì gli occhi, incerto sulle gambe, quando sentì la donna alzarsi. «Grazie, Sam…» sussurrò lui, trovandosela davanti, i lineamenti del volto che lasciavano indovinare una soddisfazione ancora maggiore del ragazzo.

Lei gli mise una mano sulla testa, gliela piegò leggermente a destra e lo baciò con passione, con la lingua che sapeva di cazzo e sborra. Lui, nonostante ciò, se la godette quasi ancora più del pompino, mentre i grossi seni dai capezzoli ritti come punte di freccia sembravano intenti a piantarsi nei suoi pettorali.

Quando, con una punta di disperazione, lei smise di limonarlo con una foga che avrebbe sognato e rimpianto per tutta la vita, disse: «Grazie a te, Luca. Ora sei solo di Flavia».

Lui fu sul punto di dire qualcosa, ma gli occhi della donna, come se fosse crollato qualcosa dentro di lei, passarono dall’esprimere una feroce determinazione sessuale a qualcosa di ben più angosciante. Si portò una mano sulla bocca, come a celare il singulto che le era sfuggito direttamente dal cuore, si voltò e, nuda come la Venere del Botticelli, più bella della Venere del Botticelli, fuggì dalla cucina. Un istante dopo, Luca sentì una porta sbattere: quella della camera da letto della donna, riconoscendola facilmente avendola attraversata diverse volte nelle settimane precedenti.

Lui rimase lì, sconcertato, incredulo davanti al doloroso spettacolo di quella dea del sesso che dimostrava di essere una donna oltre ad una mangiauomini i cui unici sentimenti sembravano legati alla sensualità. Si domandò cosa fare, se andare da lei e consolarla, a dirle che non era successo nulla, che lui era lì anche per lei, ma quando sentì che l’acqua della doccia aveva smesso di scorrere, decise che avrebbe fatto meglio a lasciare quell’appartamento il prima possibile. Mentre apriva la porta d’ingresso silenziosamente ed entrava nel corridoio del condominio, cercò di ricordare se Sam gli avesse mai confessato quali fiori fossero i suoi preferiti e se esistesse un numero corretto per un bouquet di ringraziamento.

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