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Chapter 39 - Episodio 38

"«Noi non abbiamo festeggiato il nostro primo mese!» ribatté Giada, che non aveva affatto perso l’acredine. Il ragazzo guardò il bacino della fidanzata, sporgendosi all’indietro per ammirare il suo sedere fasciato in un paio di jeans che sembravano troppo piccoli per lei. «Io una proposta l’avevo avanzata»."

WK
William Kasanova

11 months ago

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Luca sollevò lo sguardo dal piccolo schermo LCD della sua Nikon quando un’aquila, che stava sfruttando una qualche corrente ascensionale, passò sopra di loro lanciando il suo strido. Contemplò la sua magnificenza selvaggia e la libertà con cui dominava i cieli sopra le montagne di Caregan, chiedendosi come fosse librarsi in aria in quel modo.

Tornò a controllare le impostazioni della fotocamera, cercando di capire come correggere gli errori che aveva riscontrato durante gli scatti la volta precedente che era salito fin lì; le sue labbra si corrucciarono in un moto di irritazione nel rendersi conto che il sole era in una posizione in cielo che non permetteva di sfruttare al meglio il filtro polarizzato per rimuovere l’effetto dell’umidità nell’atmosfera che offuscava i dettagli delle cime dall’altra parte della valle. Forse, abbassando di uno stop la compensazione o, magari, in postproduzione…

«Troppo incasinato per me,» commentò Flavia dopo averlo osservato per qualche istante, sentendolo borbottare termini che le dovevano sembrare privi di senso, premendo tasti con strane scritte e icone e scattando immagini di prova. «Io mi limiterei a lasciare tutto il lavoro alla macchina: schiaccerei il pulsante al momento giusto e basta. Non ce la fa da sola, no?»

Luca guardò la ragazza, che si stava grattando la testa, confusa. Erano tre settimane che stavano insieme, le tre settimane più belle della sua vita. Se il periodo precedente gli era sembrato grigio e triste, da quando era il fidanzato di Flavia appariva tutto cambiato, come se ogni colore fosse più vivido e anche l’aria pareva avesse un profumo migliore. Sì, anche con Sam era stato fantastico, ma era stata una cosa esclusivamente di passione, sesso, sesso e ancora sesso… sesso fantastico, con una donna incredibile, ma… Con Flavia, invece, la sua felicità continuava anche fuori dalle lenzuola, anche quando aveva le mutande addosso.

Flavia era dolce, simpatica, intelligente, istruita, a letto era una bomba quasi quanto la madre, ma… beh, era dannatamente impaziente. Sembrava non avesse il tempo per nulla che non le donasse un’emozione forte, come il sesso grezzo che consumavano anche tre o quattro volte alla settimana. Lo voleva al punto tale che i preliminari, che Sam pretendeva e che avevano avuto un peso non indifferente nell’istruzione che gli aveva impartito, a Flavia importavano ben poco. Dopo il sesso sì, ma prima no.

Non era, quindi, una sorpresa che non apprezzasse troppo la fotografia, il lavoro che richiedeva sia prima che dopo lo scatto, e che Luca adorava. Nonostante imprecasse quando un’impostazione si dimostrava sbagliata durante la programmazione della camera o una scelta nei ritocchi al computer peggiorasse la situazione, lui la trovava soddisfacente e rilassante.

Comunque, era una ragazza accomodante, a differenza di Giada, qualche metro più in là, che stava stressando Alessio con tutta una serie di recriminazioni sui pericoli del volo con il parapendio, quasi volesse obbligarlo a smettere e a dire all’istruttore, dall’altra parte della radura, che non aveva intenzione di continuare con quella follia.

Alessio lo guardò, con un’espressione esagerata di richiesta di soccorso sul volto. «Non è che facciamo scambio delle fidanzate,» domandò, «nonostante quanto possa far credere, Giada ha anche dei pregi».

Luca sorrise, ma Flavia scoppiò in una risata che cercò di nascondere dietro ad una mano quando l’altra ragazza la fulminò con lo sguardo, gli occhi che non riuscivano a nascondere minimamente il divertimento che stava sconquassando il suo petto.

Lui e Alessio si erano accordati di salire fino alla Malga Ermete già da mesi, quando il secondo aveva mostrato sul telefonino le date in cui si sarebbero svolti i lanci con l’istruttore di parapendio, uno con il ruolo di immortalare l’altro nel mentre in cui si stava staccando dal suolo, ma, tenendo conto della volta precedente, non era previsto nessun altro insieme a loro, in special modo Giada, che aveva sostenuto che non avrebbe fatto tutta quella strada per vedere il suo amato ragazzo ammazzarsi con uno sport tanto idiota. Alessio non se l’era presa particolarmente e, sebbene avesse stuzzicato la ragazza per essersi persa il suo momento di gloria, quando aveva finalmente spiccato il volo e viaggiato fino a valle come un falco (“un pinguino”, l’aveva corretto la ragazza, stizzita, sostenendo che un falco non si sarebbe limitato a lanciarsi da una rupe per finire a terra nel prato vicino alla cava di Caregan), non si era certo aspettato che sarebbe venuta la seconda volta. La bionda, però, sembrò cambiare improvvisamente idea quando, dopo una mattina di lezioni, nel piazzale della scuola, riuniti tutti e quattro, Luca aveva chiesto a Flavia se quella domenica volesse salire fino a quota duemiladuecento metri a vedere il lancio dei parapendii; lui si era aspettato nulla più di un’alzata di spalle, seguita da un “sì” che lasciava intendere che, tanto, quella domenica, la rossa non avrebbe avuto nulla di meglio da fare: la ragazza, invece, sembrò prossima a saltare sul posto quando sentì la proposta.

Un istante dopo, Giada sorprese tutti sostenendo che sarebbe venuta anche lei, a sostenere il suo amato ragazzo, che strinse ad un braccio. Lui l’aveva guardata confuso e con il suo tipico sguardo di quando stava annusando una fregatura.

Domenica mattina, poi, si erano trovati davanti alla stazione degli autobus, dove avevano preso un mezzo per raggiungere la contrada a mezza montagna di San Gregorio, un pugno di case ristrutturate che davano sulla valle con vista fino a Belluno. Da lì avevano preso a camminare lungo una strada asfaltata che, dopo poche centinaia di metri, era diventata una carrareccia segnata dal passaggio di trattori e jeep. La risalita aveva richiesto quasi due ore, durante le quali Giada aveva ciarlato per quasi tutto il tempo, sebbene Luca avesse avuto la sensazione che parlasse soprattutto a lui, mentre Flavia sembrava quasi più eccitata di Alessio.

Era la seconda volta che il ragazzo si trovava alla Malga Ermete, una radura con una forte pendenza che prendeva il nome da una vecchia baita pericolante in un angolo, ultima vestigia del pascolo che, nei mesi estivi di decenni prima, ospitava bestiame proveniente da qualche stallone nel fondovalle. Era circondata da pini e abeti che davano la soffocante sensazione di un esercito vegetale che, in un paio di secoli, avrebbe preso possesso anche di quello spiazzo pieno di erba ancora secca o, per lo meno, da tre lati, perché quello meridionale cedeva in uno strapiombo oltre il quale si apriva la Valbelluna: per quella via i parapendisti si lanciavano, dopo una corsa lungo il prato e prendendo la corrente ascensionale che si formava dal calore sprigionato dalle rocce più in basso.

Accanto alla carrareccia che saliva da San Gregorio era posizionata una panchina di legno posta lì dalla Pro Loco di Caregan qualche anno prima, quando era stato istituito un percorso di montagna che attraversava alcuni comuni della zona, insieme ad una griglia su una struttura di metallo. Luca, la volta precedente, aveva deciso di controllarla e, sebbene non gli fosse sembrata troppo malmessa, aveva comunque consigliato uno spuntino al sacco piuttosto di qualcosa che avrebbe richiesto l’uso di fuoco per cucinare.

Un suono, simile ad un colpo di frusta, riportò Luca alla realtà: alzò lo sguardo su una manica a vento bianca e rossa che, improvvisamente, aveva cominciato a gonfiarsi sulla sommità di un’asta a pochi metri dal precipizio. Ricordava vagamente qualcosa che gli aveva detto Alessio, riguardo a quelle bandiere a forma di cono: a quanto pareva, a seconda di quante sezioni colorate si gonfiassero, era possibile determinare la forza e la velocità del vento in quel momento. Luca si chiese se lo stesso valore valesse a livello del mare così come ad una quota di 2200 metri, come dove si trovavano loro: con un sorriso perfido, decise che l’avrebbe chiesto al suo professore di scienze che sembrava sapere qualsiasi cosa con la speranza di vederlo tentennare ad una domanda simile.

«Partiremo tra quindici minuti,» annunciò l’istruttore, vicino ad alcuni collaboratori, che stavano controllando le corde dei parapendii, alzando la voce. Alessio rispose che era pronto.

«Ma sei sicuro di volerlo fare?» domandò Giada, che non riusciva a nascondere un reale e genuino terrore osservando degli sconosciuti che ispezionavano dei fili un po’ grossi attaccati ad un pezzo di tela colorato. Luca ammise che l’unica differenza tra lui e la ragazza consisteva esclusivamente che lui la paura, a quello spettacolo, la sentiva tutta nelle viscere senza mostrarsi sul suo viso.

Alessio si lasciò sfuggire un sospiro di avvilimento. Ormai era abituato alle paure castranti verso qualsiasi cosa della sua fidanzata, ma, al tempo stesso, ormai aveva scoperto come distogliere la sua attenzione: «Come va con l’FFT?»

Come previsto, il viso della bionda mutò di espressione completamente. «NFT, si dice!» lo corresse, con un tono di voce che sarebbe stato adatto anche ad una giovane maestrina che volesse riprendere uno scolaro discolo ma divertente, mentre prendeva il cellulare e faceva comparire l’immagine sullo schermo. «Dopo il lancio della serie anime in Giappone, il valore del mio “World of Girls” numero 281 ha raggiunto ben 0,7 Ether e…»

Flavia, che sembrava ipnotizzata fino a quel momento osservando il lavoro di controllo dell’attrezzatura di volo, parve risvegliarsi. «281? Ehi, è il mio numero!» esclamò, spiegando, quando gli altri tre la guardarono come se fosse impazzita. «Voglio dire: il 28 gennaio è il mio compleanno. 28-1… 281, no?»

«Sì…» commentò Giada, senza riuscire a celare il fastidio di essere interrotta per una sciocchezza simile.

«Cos’hai detto che è quel coso?» domandò la rossa, «Un ETF?»

«NFT…» ribatté l’altra, questa volta ben più contrariata rispetto all’errore di Alessio.

«E cos’è?»

Luca tornò a controllare per l’ennesima volta la fotocamera, non troppo desideroso di ascoltare l’ennesima spiegazione senza testa né coda della ragazza riguardo ad un disegno con una ragazzina da cartone animato con una spada e un gatto… o un coniglio… un qualche animale bianco sulla testa. Flavia, invece, stava dimostrando una conoscenza della finanza ben maggiore di quanto il ragazzo si sarebbe aspettato.

«Ma come funziona? Tipo un’azione o un’obbligazione?»

Giada balbettò qualcosa, confusa. Evidentemente era ignorante al pari del ragazzo che credeva che “azione” fosse il nome che il suo insegnante di italiano delle elementari usava per i verbi, mentre ignorava cosa potesse essere un’obbligazione, sebbene desse l’impressione di qualcosa di poco piacevole.

Flavia le rispose che non importava, ma la ringraziava comunque, senza mostrare un accenno di animosità, cosa che invece campeggiò sul viso della bionda, che parve si sentisse oltraggiata, sebbene non disse nulla, se non mettendo via il telefonino. Luca, spinto dalla paura che la ragazza desse fondo alla rabbia che, in certe occasioni, sembrava dominare il suo comportamento, distolse l’attenzione di tutti esclamando la prima cosa che gli passò per la mente.

«Ehi, la settimana prossima sarà un mese che stiamo insieme, Flavia!»

La ragazza sollevò le sopracciglia a quelle parole, poi anche gli angoli della bocca presero la stessa direzione. «È vero!» Si strinse al fidanzato, abbracciandolo.

«Dovreste fare qualcosa per festeggiare,» propose Alessio.

«Noi non abbiamo festeggiato il nostro primo mese!» ribatté Giada, che non aveva affatto perso l’acredine.

Il ragazzo guardò il bacino della fidanzata, sporgendosi all’indietro per ammirare il suo sedere fasciato in un paio di jeans che sembravano troppo piccoli per lei. «Io una proposta l’avevo avanzata».

«Pezzo di merda…» sbottò sottovoce l’altra, portandosi le mani dietro, come se non bastassero i pantaloni e le mutandine a nasconderle l’ano.

L’altro scoppiò in una risata, come ormai faceva ogni volta che Giada si esibiva in una delle suo ormai tipiche esplosioni di rabbia.

«Cosa facciamo, sabato, per festeggiare, cucciola?» domandò Luca.

«Decidi tu».

«Torniamo al lago. So che fanno una festa per qualcosa,» propose il ragazzo.

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